La storia di Sara e Margherita

Sono passate solamente quarantotto ore, eppure mi sembra una vita fa. Era tutto così meravigliosamente nitido, il mio corpo è stato saggio e mi ha guidata alla perfezione. Ora la memoria è già vaga, sottile e cerco di fermare il ricordo prima che appassisca.

DOMENICA 13 SETTEMBRE 2015

E’ il compleanno di Roby. Quest’anno non abbiamo pensato a qualche tipo di festeggiamento né ho fatto una torta, purtroppo. Già da due giorni ho passato il termine previsto per questa gravidanza e non era il caso di programmare nulla. Viviamo un po’ alla giornata!

Mi alzo dal letto con il pensiero che, visto che ho ancora il pancione, sarà  meglio inventarsi qualcosa per rendere questo giorno speciale per il nostro super “babbo Roby”. Così faccio i lavori di casa e poi mi dedico a preparare i miei gloriosi tramezzini vegani e propongo un pic nic sotto al Grande Albero che si trova dietro casa nostra, lungo una stradina di campagna…così facciamo una passeggiata e stiamo un po’ all’aperto prima che arrivi l’autunno.

Preparo anche il budino al cioccolato ma nel frattempo la giornata si fa incerta: minaccia di piovere e c’è un po’ d’aria… “Stiamo a casa” dice Roby. Ma io non mi rassegno e mi sembra che la temperatura sia ancora piacevole e sprono lui e Luna a prendere la felpa e a partire per la nostra piccola avventura. Il nostro pic nic è sereno, mangiamo tutti di gusto e bevo anche un sorsetto di vino. Si sta bene all’aperto, mi sento felice e il Grande Albero custodisce la preghiera che io e Luna abbiamo fatto passando di qui l’altro giorno: “Fai nascere presto il fratellino o sorellina e fa che vada tutto bene”. Luna poi gioca nel campo, lancia la terra e va a curiosare presso la casa abbandonata. Si è pure tutta infangata, laverò i suoi pantaloni appena arriviamo a casa.

LE ONDE

Quando Luna è stanca, verso le due e mezza, torniamo verso casa per il sonnellino. A me piacerebbe approfittare per fare due passi prima che piova. Mentre Roby la addormenta io mi chino ad insaponare i pantaloncini macchiati ed in quel momento arriva, potente, la prima onda. Faccio in tempo a guardare il mio viso riflesso sullo specchio del bagno e lo vedo sbiancare.

Non è la solita pancia indurita degli ultimi tempi, il dolore lo riconosco: è una contrazione vera, giusta, inconfondibile. Wow!!! Esclamo tra me e me. Chissà che qualcosa si stia attivando! E’ chiaro che sono le ultime ore con il pancione, ma non do eccessiva importanza a quell’onda, non voglio allarmarmi… resto in ascolto. Dopo un po’ ne arriva un’altra e sento il bisogno di fare la cacca. Ah, ecco cos’era… forse ho confuso il dolore di un pizzicone di pancia per una contrazione!

Il cielo è sempre più coperto, così non riesco a decidere se partire per una camminata e fare un pisolino anche io, visto che ho un po’ di sonno. Roby mi invita a sedermi sul divano per guardare un film assieme. “Non ti prometto che starò sveglia – gli dico – forse ho voglia di appisolarmi”. In realtà la calma non dura a lungo, perché dopo pochi minuti arriva un’altra inconfondibile onda ed inizio a pensare che sarebbe meglio muovermi… non si sa mai che siano quelle giuste, mi ero ripromessa di accoglierle all’aria aperta e di restare in movimento. Così esco in giardino che sta quasi per gocciolare. C’è aria, ma è piacevole. Io cammino e ondeggio il bacino. Inizio a vocalizzare delle A con le note do-sol-do come ho imparato al corso di canto carnatico. A volte mi manca la voce, ma non fa niente… Ad un certo punto chiedo a Roby di venire un po’ fuori con me e ci scambiamo qualche battuta e qualche risata. Sono serena anche se le onde mi mettono parecchio alla prova. Cerco però di avvertire le pause e di gustarmele, per scandirle, visto che durante il travaglio di Luna mi pareva di avvertire un dolore senza tregua sin dalle prime ore. E così faccio.

Alcune pause sono nitide e le assaporo in profondità con respiri profondi e raccoglimento devoto nei confronti di questa forza che mi prende e poi mi abbandona con onestà e generosità. Altre volte la pausa non c’è e ad ogni sfumatura di dolore ne segue un’altra senza soluzione di continuità, spesso più intensa ma differente, che mi coglie impreparata e mi sorprende facendomi tremare. Le onde sono lunghe, mi pare durino ore, e le soste brevi ma chiare. Un po’ riesco a scherzare con Roby sul fatto che lì, in quel momento, ricordavo perché dopo la nascita di Luna avevo detto: “mai più!”. Raccolgo un po’ i pensieri e gli dico che sono felice di aver festeggiato il suo compleanno con quel pic nic. In realtà ancora non mi rendo conto di essere in travaglio, non ne ho la certezza, non mi par vero ed ho la sensazione che siano solo delle avvisaglie, perciò io e Roby decidiamo di aspettare ancora prima di avvertire Paola. In fondo mi viene ancora da sorridere e riesco a gestire il dolore da sola! Chiedo a Roby di prepararmi la borsa dell’acqua calda e sorseggio un dolcissimo tè al limone. Appena appoggio la boule sulla schiena con la speranza di sedare il fastidio, sento una pugnalata e la lancio via. Da questo momento non riesco più a sorridere né a passeggiare. E’ iniziato lo tzunami!

IL MAMMIFERO

Decido di fare una doccia. Sono certa che mi aiuterà a capire se il travaglio evolve o se si tratta solo di avvertimenti, di prodromi. Sono confusa perché non ho ancora perso il tappo…o forse me lo sono proprio perso e semplicemente…non l’ho trovato! Una cosa è chiara: sto soffrendo ma mi sento concentrata e determinata, non sento il desiderio né l’esigenza di chiamare Paola (a dire il vero non mi viene nemmeno in mente) o di avere Roby accanto. Lui mi serve solo come “strumentista” reperibile in caso di necessità. Mentre migro lenta verso la doccia emetto un gemito e Luna si sveglia dal suo sonnellino. Sono circa le 17 e il babbo si prende cura di lei, le prepara la merenda, le fa fare pipì e scelgono un cartone animato da guardare assieme. Intanto faccio una lunga doccia con pancia dura e senso di soffocamento. Non più vocalizzi. Non più gemiti. Ora URLO!

Ma non sono urla di paura, non mi sento persa. Queste urla sono solo un’altra manifestazione vocale che il mio corpo spontaneamente utilizza per gestire il dolore. E io lo assecondo, visto che funziona. Esco dalla doccia e Roby, sentendomi urlare, arriva e mi aiuta ad asciugarmi. Io però lo allontano con un “Non toccarmi per piacere”. Credo di avergli chiesto anche di non parlare! Fuori dalla doccia non posso davvero più restare in piedi. Le strette alla pancia sono come mitragliate con centinaia di colpi ad ogni scarica ed io urlo, urlo, urlo a gran voce le mie A diaframmatiche, guardando la finestra e l’acquazzone là fuori, accovacciata come una rana nella stanza affogata nel vapore.

Ora mi viene di fare la cacca e inizio a spingere dove mi trovo. Mi tocco con la mano tra le gambe e finalmente trovo goccioline di sangue. Chiedo a Roberto di portarmi gli asciugamani vecchi preparati per il parto. Li stendo e lì, a terra, faccio pipì, cacca, sanguino, sudo, spingo per liberarmi. Mi apro. E basta. (Roby di là in cucina, a mia insaputa, scrive appunti su un foglio. Scrive che sto perdendo il tappo, ma in realtà credo, col senno di poi, che a quel punto la dilatazione fosse ormai completa! Poco importa… sono infinitamente grata di aver avuto un parto senza alcuna misurazione!).

E io spingo, spingo e urlo. Gridi decisi, senza tremiti di voce, definiti, determinati e pieni di energia. Sono minuti animali, minuti di feci, odori, sangue. Il mio corpo nudo e magro è una belva, mi sento fortissima, penso solo ad aprirmi e a svuotarmi. Mi sento lucida ma in verità sono puro istinto. La pancia mi guida, fa tutto da sola. La mia creatura si muove moltissimo ed io la sento spingere con me. Nemmeno per un istante ho paura per lei, la sento viva e forte. Mi viene spontaneo continuare a toccarmi tra le gambe per capire cosa succede là sotto. Il sangue è il mio unico metro di misura: la sua calda presenza mi rassicura perché mi dice che il travaglio procede. …travaglio? ho detto travaglio??? solo ora mi rendo conto di essere davvero in travaglio! Toccandomi ancora una volta ne ho la conferma sconvolgente: ad un paio di centimetri dall’uscita tocco una testina di velluto bagnato. E’ meraviglioso! Allora chiamo Roberto che nel frattempo, in cucina con Luna, guarda un film di animazione. Ogni tanto lei lo guarda interrogativa quando mi sente gridare e lui la rassicura dicendole di non preoccuparsi: quel che succede è solo il fratellino o sorellina che ha deciso di nascere!

L’avevamo preparata su quello che sarebbe accaduto, ma non potevamo prevedere quale sarebbe stata la sua reazione. Decisamente direi che è stata al di sopra di ogni aspettativa: la sua purezza, la sua mancanza di pregiudizi negativi sul parto sono stati molto importanti. Ma soprattutto il fatto di vedere mamma e papà solidi e mai in ansia durante quelle ore credo sia stato determinante. Così Roby arriva e gli chiedo di portarmi altri teli. Nella mia mente c’è già il pensiero di asciugare il cucciolo appena esce. Un attimo dopo lui e Luna rientrano in bagno a mani piene, con panni e vecchie lenzuola. Luna mi chiede se può darmi dei bacini ed io la rassicuro dicendole di baciarmi pure e di non preoccuparsi. Le sorrido. A questo punto succedono delle cose, ma non ricordo bene in quale ordine esatto. Primo: dico a Roby di chiamare Paola, ma di fare in fretta; lei non risponde e lui ritorna da me. Secondo: gli chiedo ora di bagnarmi una pezzetta con acqua calda  e la appoggio sul perineo che inizia a bruciare, così finalmente posso sentire i tessuti distendersi ed ammorbidirsi. Terzo: mi viene in mente una posizione che Paola, settimane prima, mi aveva descritto come la più adatta in caso di parto non assistito, in quanto permette un’uscita lenta del bambino e, quindi, da il tempo alla madre di poterlo prendere più facilmente tra le mani. Quindi tengo un ginocchio a terra e sollevo l’altro.

E lì, con Roby e Luna che mi guardano immobili, io mi spalanco. Nemmeno per un istante penso di non potermi aprire abbastanza, anzi. Sono ampia, accogliente. Sento che la mia creatura scivola delicata e si appresta ad uscire nel mondo come fosse un palloncino che si gonfia tra le mie gambe. Luna guarda curiosa. Non c’è spavento nella stanza, non c’è fretta, ma solo attesa, devozione, magia. La testa esce con il sacco ancora integro che la avvolge. Roby mi chiede cosa fare in questo caso. Io non lo so, rispondo, e nel frattempo sto già sollevando con le mani quel pesciolino e me lo porto al petto. La asciugo. La amo.

Fuori piove a dirotto ed io sono un’esplosione di amore. Non penso a nulla e sento solo una gioia estrema che mi avvolge. Solo dopo minuti infiniti di benessere scopriamo che si tratta di una bambina, come io sentivo fin dall’inizio della gravidanza, anche se tutti ritenevano che avessi “la pancia da maschio”. Roby ha chiamato Paola e mi ha accompagnato al caldo, nel letto, per riposare assieme e continuare ad amarci, annusarci e scoprirci, con Luna che ci ronzava attorno dolcissima e premurosa. La piccola Margherita ha scoperto da sola il seno e si è attaccata ad assaporare il colostro e poi, serenamente, si è addormentata. Credo che questo dolce inizio abbia determinato il buon andamento del nostro allattamento fin da subito. Margherita, nome scelto da Luna durante la gravidanza e confermato lì, sul letto. Semplice e delicato, fiore gentile ma tenace. Margherita che sei nata rosea e rotonda come una bambola, senza segno di fatica, con il viso calmo che ti distingue.

Margherita, grazie per questo parto meraviglioso e potente, per questa rinascita!

PAOLA

Quando si sceglie una gravidanza poco invasiva, senza ginecologo, senza ecografie, senza curve glicemiche eccetera, il rapporto con l’ostetrica è fondamentale, decisivo. Ancor più lo è se si sceglie il parto in casa! Il mio rapporto con Paola, specie durante questa seconda gravidanza, non è stato dei più fluidi. C’è stima reciproca, ma probabilmente parliamo due linguaggi differenti. Per tutti i nove mesi con Margherita in grembo, ho sentito venire a galla conflitti irrisolti sorti proprio nelle difficili e lunghe ore che hanno preceduto la nascita della mia prima figlia. Nel frattempo sognavo e immaginavo di partorire sola, ma non avevo il coraggio di dirmelo ad alta voce. In un limbo di incomprensioni e chiarimenti, conflitti e riprese, lacrime e sorrisi, il tempo è passato.

E Margherita, dolce dentro di me, piccola, lenta, mi diceva che in qualche modo sarebbe venuta al mondo e che sarebbe stato il modo migliore per tutti… anche se fossimo “finite” in ospedale. “Non importa mamma, andrà bene, andrà bene così”. Paola si preoccupava e faceva pressioni per questa pancia troppo piccola e per questo battito troppo lento… Margherita ha scelto. Con la sua pazienza e la sua grande ma pacata energia mi ha condotto a questa nascita inaspettata. Mi ha dato contrazioni e segnali di avviso che io ho sottovalutato ma al tempo stesso ho gestito con grinta e consapevolezza.

Margherita mi ha sorpresa in quella domenica pomeriggio in cui nessuna delle due aveva voglia di interferenze esterne, vuota di vicini di casa, con i parenti impegnati altrove. Ma soprattutto è arrivata con la velocità e la determinazione che mi hanno impedito di contattare Paola.

Onde, movimento, apertura… il mio mantra in quegli ultimi giorni con il pancione.

Onde, movimento, apertura… mi ripetevo in quell’inizio di travaglio… che tanto “inizio” non era.

Onde, movimento, apertura… avevo scritto con un vecchio rossetto sullo specchio, in previsione del parto… ma è più il tempo che ci ho impiegato a pensarle e sceglierle che il tempo del parto stesso!

E così Paola non c’era. Non mi è venuto nemmeno in mente di chiamarla finché non ho capito di essere in piena fase espulsiva. E quando Roberto l’ha chiamata, a nascita avvenuta, lei ha pensato che si trattasse di uno scherzo! Poi però, quando è arrivata, ci siamo sentite vicine. Vicine per aver condiviso l’esperienza di aver partorito da sole. Finalmente, forse per la prima volta, abbiamo parlato la stessa lingua, da donna a donna e non più da gestante ad ostetrica. Solo così ci siamo ri-sintonizzate, entrambe consapevoli della grandiosità di quel vissuto. Entrambe sorprese ed incredule per ciò che era appena avvenuto, proprio da me, così rigida e trattenuta durante il precedente travaglio. Forse la mia natura era sempre stata quella di partorire da sola… però avevo bisogno di scontrarmi con Paola per capirlo. Solo Margherita lo sapeva da sempre, prima di tutti noi.

UNA NUOVA SARA

Solo dopo questo parto, così naturale e potente, riesco a godermi la mia bambina come purtroppo non è avvenuto con Luna. Solo dopo questa nascita ho sentito il vero benessere che può seguire un parto, la forza, la gioia e la fiducia nelle mie competenze di madre. Io e Margherita ci capiamo, ci parliamo, ci accordiamo in modo più profondo. Grazie a lei mi sento nuova, mi sento speciale per aver vissuto un’esperienza singolare… eppure così antica e semplice. Io credo che ogni nascita dovrebbe avvenire così, per tutti. Adesso so che io e le mie figlie, io e la mia famiglia, possiamo arrivare dove vogliamo.

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Maia e la fine del suo allattamento

In passato vi ho raccontato come la mia prima bimba, Vera, aveva concluso il suo allattamento. Ma mi sono appena accorta di non aver scritto nulla su Maia, che ha concluso anche lei l’allattamento, ma in modo totalmente diverso. Ecco allora il racconto della fine dell’allattamento di Maia, ma anche la conclusione dei miei 6 anni e 8 mesi di “coccole di latte”! Continua a leggere ›

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Pannolini “Culla di Teby”

Recensione gentilmente offerta da Manuela

Tipo di pannolino (AIO, AI2, pocket, fitted, mutandina, prefold, muslin): AI2

Taglia unica o diverse taglie disponibili: diverse taglie disponibili: S (3-7 kg), M (6-13 kg), L (11-17 kg)

 

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Tessuto a contatto: microspugna di bambù o micropile

Tessuto inserti: microspugna di bambù o micropile oppure inserti usa e getta (taglia S e L)

Tessuto esterno: la culla in PUL e la mutandina esterna in cotone/jersey

Bottoncini o velcro: velcro

Assorbenza da 1 (poco assorbente) a 10 (molto assorbente): 8

Vestibilità (specificare per coscette magre, cicciotte, ecc.) da 1 a 10: il pannolino è adatto a tutti i tipi di coscette, grazie alle diverse taglie che permettono di adattarsi bene al bimbo!

Velocità di asciugatura in ore: 3-4 ore

Morbidezza da 1 (poco morbido) a 10 (molto morbido): 9

Voto complessivo da 1 (non lo consiglio) a 10 (lo consiglio assolutamente!): 8-9!

Giudizio: questo pannolino è molto versatile! Si può usare sia come pannolino lavabile che come pannolino con inserti usa e getta, che come costumino per la piscina o per il mare. Non è molto ingombrante e rimane morbido perché la parte esterna è in cotone, la parte impermeabile rimane nascosta dentro, è come una culla appunto, fissata alla mutandina con bottoncini, e dentro la culla si mettono gli inserti assorbenti. Si può scegliere il tessuto a contatto, naturale o sintetico e quindi più asciutto. L’unica pecca è che essendo a taglie bisogna cambiare ogni tot kg! Ah, l’etichetta va sul sederino, non davanti!

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Ricordi e pensieri di una mamma… da 8 anni!

Otto anni fa, a quest’ora, stavo affrontando i prodromi che mi avrebbero portato, domani mattina all’alba, a dare alla luce la mia prima bimba, Vera, nella nostra camera da letto. Ero in compagnia di Laura, una mia amica, e stavo bene, ero emozionata, un pochino spaventata ma curiosa… Sapevo che presto avrei incontrato la mia creatura. Continua a leggere ›

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Un’iniziativa di promozione della salute per le neo mamme!

Volantino per telefonata post partoPenso che ogni mamma, quando partorisce e incontra per la prima volta il suo bambino, venga”investita” in molti modi diversi da emozioni mai provate prima: gioia, stupore, paura, ansia, a volte rabbia… A seconda di come è andato il parto, di chi ha accanto ad accudirla, di come stanno lei e il bambino, di come vanno i primi giorni, c’è una grande varietà di stati d’animo. Che siano positivi o negativi, solitamente parlarne con qualcuno che sappia ascoltare, non per forza per consigliare soluzioni, ma proprio per stare insieme a quella mamma in quel momento, può essere un grande aiuto e un ottimo inizio per favorire la relazione tra quella mamma e quel bambino. Continua a leggere ›

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