FNCO: NO al parto in casa dopo cesareo

Qualche giorno fa è stato reso noto un comunicato della Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche, che tratta dell’assistenza al parto a domicilio nelle donne che hanno subìto un cesareo. Molte donne, mamme e ostetriche sono rimaste scioccate e indignate dalla notizia per cui, secondo queste nuove indicazioni, non è consentito alle ostetriche accompagnare le donne che hanno avuto almeno un cesareo nel loro percorso vero il parto a domicilio.

Questa decisione è veramente grave, in quanto va a ledere un diritto fondamentale della donna, quello di scegliere il posto dove partorire. Sappiamo da linee guida internazionali che il ricorso a tagli cesarei ripetuti può portare conseguenze molto gravi, quindi è fortemente consigliato e raccomandato il travaglio di prova per i parti vaginali dopo cesareo (VBAC); il rischio di rottura d’utero, oltretutto, non è più alto nelle donne precesarizzate rispetto alle donne che non hanno subìto alcun cesareo: “La probabilità di una rottura d’utero con una singola incisione trasversale del segmento inferiore è del tutto sovrapponibile a quella di donne con utero integro”.

Nonostante ciò, viene “ordinato” alle ostetriche di non “assecondare” le richieste delle donne di partorire a casa se hanno un cesareo alle spalle. “In tale prospettiva, l’ostetrica/o ha l’obbligo di comunicare alla donna che il parto di prova a domicilio, nel caso di donne precesarizzate, è da ritenersi una pratica non prospettabile”.

“Nelle linee guida di assistenza al travaglio e parto fisiologico a domicilio e casa maternità, dell’anno 2013, approvate da “Nascere in casa” Associazione Nazionale Culturale Ostetriche Parto a Domicilio e Casa Maternità, si evince che tra le Controindicazioni all’assistenza domiciliare, da identificare prima del travaglio vi sono un pregresso T.C. ed ogni intervento in cui sia stato inciso l’utero”.

La cosa grave, secondo me, è che venga tolta alla donna la possibilità di esercitare un proprio diritto, e alle ostetriche di accompagnare le donne in questo percorso. Molte donne informate dei rischi, e assistite dalle ostetriche, scelgono di dare alla luce i propri bambini in casa, questo accade spesso, anche in donne con cesareo alle spalle.

Rinascere al naturale, insieme con Innecesareo ONLUS, Partonaturale, Genitori Channel, il gruppo FB Noi vogliamo un VBAC e Un sorriso sulla pancia hanno deciso di raccogliere le voci di protesta, condividendole pienamente, perché rimanere in silenzio è come arrendersi a questa limitazione della libertà della donna.

Se volete unirvi alla protesta, andate a questo indirizzo e seguite le indicazioni contenute nel link, per inviare una lettera alla FNCO, con l’intento di rappresentare ogni donna offesa da questa iniziativa.

Per rendere meglio l’idea delle conseguenze che il tacere su questa iniziativa potrebbe portare, prendo a prestito le parole di un’ostetrica, che riflette su questa questione davvero importante. Sono parole che condivido pienamente.
“Questa manovra dura già da tempo, quello che si vuole attaccare è la libertà di scelta della donna, che non si affida più alla competenza della “scienza” medica, ma sceglie, sceglie autonomamente, dove partorire, con chi partorire e come partorire. Sono ancora una minoranza le donne che scelgono, rispetto alle tante altre che ancora partoriscono dove, come e quando decide il proprio ginecologo. Ma loro (i ginecologi) sono acuti e lungimiranti, e hanno intravisto un fenomeno, un fenomeno lentamente dilagante e hanno deciso di fermarlo, costi quel che costi, se occorre anche infamando. Devono fermare la donna che pur andando in ospedale sceglie, sceglie tutto ciò che è possibile, per lei e per il suo bambino, devono fermare la donna che sceglie di partorire in casa, devono fermare le donne che scelgono di partorire nelle case di maternità. Come? Non attaccando direttamente le donne (quando mai?) ma chi le sostiene chi le aiuta, ossia le ostetriche.
Se ci pensate bene, già lo scorso anno con tutti gli attacchi e le falsità sulla pratica del Lotus birth, si è cominciato a a ledere questo diritto, difatti oggi molti ospedali negano il consenso, anche quelli che già lo facevano, poi hanno chiuso le case di maternita (vedi Firenze) o meglio le hanno rese inoperanti, tanto che la loro chiusura divenga la fine inevitabile. Ora il parto in casa per i pregressi cesarei, domani il parto in casa nella primigravida, dopodomani il parto in casa.
Sicuramente c’è un grosso interesse economico dietro a tutto ciò, che non è direttamente proporzionale all’onorario del ginecologo, ma c’è altro. La battaglia contro il Lotus Birth, la proposta dell’inserimento nel codice deontologico dell’ostetrica di un suo obbligo alla promozione della raccolta del sangue cordonale, mi fa pensare che tutto questo movimento nasconda ben altro.
E’ la storia che si ripete, così come quando si decise (anni ’30-’60) di medicalizzare e “controllare” (abolire) le nascite a domicilio e promuovere l’ospedalizzazione per i parti, si sono utilizzate le ostetriche condotte, che sono andate via via a sostituire le empiriche (le donne esperte di parto), ancora oggi si utilizzano gli organismi istituzionali (FNCO) e no (coordinamento parto in casa) per contrastare il parto in casa. Anche durante il ventennio fascista le ostetriche hanno avuto un grande riconoscimento istituzionale proprio perchè una delle finalità del regime era promuovere la natalità, loro stesse operando negli ambulatori della maternità (ambulatori ex OMNI) hanno elargito tanti latti artificiali (conosciamo bene le conseguenze di questa campagna contro il latte materno durata decenni). Certo oggi il colpo basso viene anche dal coordianamento parto in casa, dove anche quelle ostetriche considerate dalla FNCO un po troppo “alternative”, sostengono la non opportunità di un parto in casa nel pregresso tc.
Gli attacchi sono tanti e su tutti i fronti, possiamo provare a far sentire la nostra opinione, sia come professioniste “alternative” che come donne (non userei il temine professioniste pagate per fare ciò, perchè vi assicuro spesso non è la finalità principale). Magari anche partecipando a qualsiasi manifestazione pubblica, in cui ci sia l’opportunità di parlare, di inondare i siti, i blog, i profili di FB.
L’importante è esserci

 

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