Quando si decide (o non si può fare altrimenti) di andare a partorire in ospedale, è bene conoscere un po’ di procedure a cui si va incontro con buona probabilità… Tendenzialmente ogni ospedale ha i suoi protocolli, spesso si assomigliano ma se cercate bene e ne visitate alcuni, troverete quello che si avvicina di più alle vostre aspettative e ai vostri desideri. Secondo me, è importante sapere sia come viene gestito il parto che la degenza nel post partum, per poter decidere serenamente se quello è l’ospedale che fa per voi. Ecco le procedure da evitare, perché pericolose, sgradite o inutili, sia per voi che per il vostro bambino, e che alcuni ospedali non mettono in pratica di routine, ma solo in caso di effettivo bisogno.
– Rasatura del pube. A cosa serve? Beh, principalmente a far sentire la futura mamma molto a disagio… e in secondo luogo a rendere molto fastidioso il decorso post partum, quando i peli ricominciano a crescere e in quella zona non è proprio il massimo, soprattutto dopo aver partorito. Per gli operatori che lavorano in strutture in cui questa pratica è di routine, può essere più facile vedere bene cosa succede “là sotto”, ma ci possono riuscire lo stesso senza problemi, se fosse necessario. E meno ci mettono le mani, meglio è. Ricordate che la cosa migliore è sempre che vi lascino fare ciò che sentite meglio per voi, e soprattutto la posizione… Naturalmente potete opporvi a questa pratica molto fastidiosa.
– Clistere. Dovrebbe servire a farvi svuotare l’intestino prima del parto, ma spesso il nostro corpo lavora già in questo senso, preparandosi al parto con una specie di diarrea non dolorosa nei giorni precedenti all’inizio del travaglio. Se comunque non accade, non è infrequente né pericoloso che delle feci escano durante il parto, mentre spingete; le persone che vi stanno accanto sono pronte anche a queste evenienze, quindi perché accettare un clistere, con la sola certezza di aggiungere spasmi intestinali (dovuti a questa pratica) alle contrazioni che di per sé sono già abbastanza?
– Induzione o accelerazione del travaglio con ossitocina. Si cerca di mettere in moto il travaglio o di velocizzarlo attraverso una flebo contenente ossitocina sintetica, l’ormone che in natura fa partire le contrazioni… ma se ve lo iniettano non è affatto naturale, è un ormone sintetico! questo si fa quando la dpp viene superata, passate le 41 settimane (ma la gravidanza non è mica un latticino che va a male!) o in altre situazioni a rischio per cui bisogna far nascere subito il bambino. Il travaglio, se parte (a volte non parte comunque!), è subito molto veloce e le contrazioni molto forti, spesso insopportabili, perché non sono “naturali” e il corpo non ha avuto modo di abituarcisi come in un travaglio normale. Spesso le donne non resistono e chiedono l’epidurale, che poi innesca un’altra serie di interventi e di conseguenze pericolose per mamma e bambino. A volte l’ossitocina viene usata anche durante un travaglio partito spontaneamente, nelle occasioni in cui il travaglio stesso subisce una battuta d’arresto, sembra fermarsi… quindi spesso gli operatori (che vanno in ansia in queste situazioni) non posso aspettare che il travaglio riprenda spontaneamente, e intervengono. Forse sembra che in queste occasioni l’ossitocina possa essere effettivamente utile, ma è normale e fisiologico che durante il travaglio ci siano delle pause, che servono proprio alle donne per riprendere un po’ di forze. Si chiamano “fasi di transizione”, e possono arrivare portando una pausa nelle contrazioni, o altre volte un’accelerazione del travaglio. Perché dunque non si può aspettare che tutto riprenda da sé?
– Amnioressi. È la rottura delle membrane, che a volte vi chiedono di poter effettuare cercando di accelerare il travaglio. Non sempre accade (se il bambino non è pronto a nascere, nessun intervento lo convincerà a farlo), e può essere una pratica fastidiosa, tenendo anche conto del fatto che spesso il sacco si rompe spontaneamente durante il travaglio, o durante le spinte. Inoltre, i bambini possono benissimo nascere con le membrane integre, che verranno rotte una volta che il bambino sarà fuoriuscito.. Avete presente quando si dice “nato con la camicia”? Beh, vuol proprio dire che il bambino è nato col sacco integro! Perché privare vostro figlio di questa possibilità?
– Episiotomia. È l’incisione chirurgica della vagina, praticata per allargare l’orifizio vaginale durante la fuoriuscita del bambino. È utile in pochi casi, e anche secondo l’OMS non deve essere effettuata di routine, ma solo in caso di effettiva necessità. Spesso si pensa che una donna (specialmente se al primo parto) non possa fisicamente far passare il bambino… ma se fosse vero ci saremmo già estinti da un pezzo, perché l’episiotomia è stata inventata soltanto da poco tempo! Molte donne, se lasciate ai loro tempi e modi (soprattutto NON sdraiate sul lettino), e se aiutate a trattenere un pochino il respiro durante le spinte, proprio mentre sta uscendo la testa del bambino, non si lacerano nemmeno, e in ogni caso è provato che (per la donna) è meno dolorosa una lacerazione, che guarirà in fretta soprattutto perché spesso è superficiale, mentre l’episiotomia va a ledere anche i muscoli. Spesso la cicatrice rimane dolorosa per mesi, rende difficile riprendere i rapporti sessuali dopo il parto, e diciamola tutta, è una violenza che la donna subisce in un momento in cui non può reagire o opporsi. L’episiotomia viene effettuata per far uscire il bambino più in fretta, ma in tanti parti il bambino scende un po’ e poi torna su, diverse volte, proprio per allenare i muscoli perineali e farli aprire lentamente, senza provocare strappi. Se vi lasceranno (impuntatevi!) partorire nella posizione che vi aggrada di più, e cioè quasi mai sdraiata a pancia in su come una coccinella che non riesce neanche più a muoversi, ma a carponi o in piedi, potreste non lacerarvi nemmeno. Perché bisogna tagliare un tessuto che forse non si lacererà neanche? Semplicemente perché per il medico è più facile ricucire un taglio netto che una lacerazione… cosa gli importa se è un taglio più profondo o se voi avrete dolore per mesi dopo il parto? Molti medici ricorrono all’episiotomia in quanto credono che riduca l’incidenza di traumi perineali, minimizzi l’insorgere della disfunzione post-partum del pavimento pelvico alleggerendo il danno al muscolo dello sfintere anale, riduca la perdita di sangue nel parto, e protegga il neonato da traumi. In molti casi, tuttavia, l’episiotomia è essa stessa causa di tutti questi problemi. L’episiotomia risulta indicata se c’è un qualsiasi indizio di sofferenza fetale mentre il bambino è nel canale del parto, o se si è nella situazione di parto podalico o si rende necessario l’uso del forcipe, o ancora se la testa del bambino è troppo grande per l’apertura o se le spalle del bambino sono bloccate (quando le spalle del bambino sono bloccate, sono posizionate dietro l’osso pelvico, e non dietro tessuto molle, pertanto questa indicazione è oggetto di disputa). In alcuni ospedali l’episiotomia non è fatta di routine, cercateli e chiedete specificamente di questa cosa, quando li visitate.
– Manovra di Kristeller. Questa manovra ostetrica, eseguita durante il parto in contemporanea con la contrazione, consiste nell’applicazione di una spinta a livello del fondo dell’utero con lo scopo di facilitare l’espulsione della testa fetale in fase espulsiva avanzata. Anche se è tutt’oggi molto utilizzata, spesso anche nei casi di non urgenza, tale manovra non è esente da rischi tanto che in molti stati europei e’ vietata dalla legge. La complicanza più temuta, anche se rara, è la rottura d’utero. Invece possono verificarsi con maggior frequenza lacerazioni perineali causate dalla rapida espulsione della testa fetale. Tale manovra è quindi indicata soltanto quando ci sia urgenza di concludere il parto e la testa del bambino si trovi già al piano perineale. Molte mamme che vengono sottoposte a questa manovra rimangono molto doloranti per giorni, se non peggio, e si sentono quasi sempre “violentate”, trattate come un “pezzo di carne” che viene spremuto per far uscire il bambino… e vi assicuro che non è questa la sensazione che bisogna ricordare quando si tratta della nascita del vostro bambino.

Cara Lucia, apprezzo molto questo articolo.. lo sento molto vicino.
Condivido appieno, quando ho partorito la mia prima figlia avevo alcune grandi paure che si sono trasformate in gesti di grande determinazione.
L’episiotomia.. come ero e sono contraria alla sua pratica se non indispensabile. Io ho minacciato di non andare in sala parto se solo me l’avessero fatta per “comodità”, così sono stata esaudita ed ho avuto una lacerazione spontanea poi suturata, che non mi ha dato nessun problema.
Clistere?? Verissimo che il corpo sa benissimo cosa fare: io ho avuto molta dissenteria prima di dare alla luce la piccola e se anche non fosse stato, credo sia naturale come tutto il resto. Certo che il clistere crea delle difficoltà, lo stomaco di solito è già disturbato e un po’ dolente.
Maddalena non è nata nelle migliori condizioni, avevo il monitoraggio costante ed anche la flebo (che scendeva molto lentamente, perchè io con il braccio la ostacolavo un pochino, dato che sapevo di farcela da sola), perchè la piccolina aveva dei cali di battito (dovuti al cordone ombelicale che la stringeva), ma devo dire che è stato bellissimo lo stesso perchè SONO STATA RISPETTATA. Rispettata nel mio bisogno di non fare un cesareo se non necessario, rispettata nel mio bisogno di essere in sintonia con la bimba, che dal pancione stava lottando proprio come ed insieme a me. I ginecologi avrebbero deciso diversamente, ma le ostetriche mi hanno protetta e dato la forza per dare alla luce da sola la piccola. Credo che a volte le pratiche mediche siano necessarie e sono la prima a non oppormi, ma solo se motivate dalla situazione e non dalla necessità presunta di sbrigarsi.
Grazie Barbara per la tua “testimonianza”. Devo dire che hai avuto forza e coraggio a imporre le tue esigenze agli operatori dell’ospedale, in un momento in cui sicuramente non era facile mantenere la lucidità e la determinazione che hai dimostrato! Mi auguro che sempre più mamme possano arrivare al momento del parto con una preparazione soprattutto emotiva a ciò che desiderano, trovando la forza di far rispettare i propri desideri, proprio come hai fatto tu. Sapere cosa è facile che avvenga aiuta a farsi un’idea di cosa si desidera che venga fatto o meno, e tutti gli operatori dovrebbero fare di tutto per accontentare la mamma, naturalmente tranne in caso di REALE necessità. Speriamo che in futuro le cose migliorino! Un abbraccio