E’ domenica mattina, fuori il tempo è brutto ma non piove, siamo a metà ottobre, la casa non ha la sua solita luminosità… Le case intorno non producono i rumori soliti della settimana, i negozi sono chiusi… In casa c’è il papà che lavora al computer nel soggiorno, la piccola grande Vera che traffica in cameretta coi suoi giochi, “fa ciao” con i suoi animaletti di peluche, quelli che le capitano al momento, e inventa vocine e vocette che differenziano i personaggi…
Sono in camera con la piccola, ha sonno, sta giocando seduta sul letto con alcuni giochini, ma inizia a stropicciarsi gli occhietti e mentre lo fa traballa dalla sua posizione… Caspita sta già seduta da sola da un mese ma ha pur sempre 6 mesi e mezzo, un po’ di traballamento ci sta! Io sto ritirando le cose asciutte dallo stendino, la guardo, allora decido di sedermi sul letto e prenderla in braccio, in quell’attimo di insolita calma… Mi siedo appoggiata ai cuscini e lei subito mi si butta addosso, sa cosa sta per succedere… Struscia il suo visino sulla mia maglia, di qua e di là, e si lascia tirare su. La appoggio sulla mia pancia, ci guardiamo, mi sorride con gli occhietti stanchi… Sono innamorata di questo fagotto di più di 8 kg, è la mia stella, il mio sorriso quasi assicurato quando sono stanca o triste… Poi inizia la “danza del latte”: il suo inconfondibile verso impaziente del “so che adesso mi attaccherai al seno e non sto più nella pelle”, lo stesso verso che faceva anche Vera e che ho sentito fare a tanti altri bimbi… e nel frattempo pedala con i piedini. Io scopro il seno nascosto dalle maglie, la sdraio in braccio a me, e finalmente arriva alla sua ninna.
Dopo qualche istante di succhiate vigorose, la mia piccola si rilassa tutta, arriva il latte, lei inizia a deglutire, socchiude gli occhi, come deve essere buono quel magico latte… La sua manina, che nei primi minuti ha ripetutamente toccato l’orecchio destro con gesti meccanici su-giù-su-giù, inizia a rallentare… prende l’orecchio e si ferma… Gli occhietti si stanno chiudendo, il respiro rallenta… E io inizio ad essere invasa dagli ormoni dell’amore, dell’amore di latte… Penso a quanto sia faticosa a volte la vita delle mamme, ma anche a quanto siano forti ed emozionanti questi momenti… Avere un piccolo che si nutre solo di te, che assaggia il tuo sapore e si immerge nel tuo profumo ogni volta che ne ha bisogno… Avere un fagotto da abbracciare amandolo immensamente, un fagotto pesantuccio che sì, a fine giornata ti fa sentire esausta, ma che è una parte di te, quando è ancora così piccolo, una tua appendice… perché mai dovrebbe starsene buono più di qualche minuto a giocare da solo?
Attimi infiniti di amore puro, di gioia totale, che a volte passano inosservati tra le mille cose da fare ogni giorno… perché non c’è niente di eclatante in una mamma che allatta il suo bambino, in una mamma che lo culla attaccato al suo cuore, che lo guarda addormentarsi al seno, abbandonarsi al sonno nell’odore della mamma che conosce da sempre… Nulla di eclatante, ma in momenti come questa domenica mattina hanno il significato di una vita intera, tutto il resto passa in secondo piano… Ci siamo io e lei, e intorno la mia famiglia, e nonostante tutti i problemi di ogni giorno, è proprio questo legame che dà la forza di andare avanti e resistere (quasi sempre!) col sorriso… Ecco perché allattare le mie bambine è una delle cose più belle della mia vita, e l’esperienza che auguro di cuore a tutte le future mamme… E’ una fase della vita, e quando passerà so già che mi mancherà!
Un pensiero speciale alla mia mamma, anche se non leggerà, che non ha potuto provare l’intensità e la gioia di allattare le sue figlie… Ti vogliamo bene!