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La valigia per l’ospedale

sabato, 9 ottobre 2010

Se la nascita di vostro figlio, per qualsiasi motivo, avverrà in ospedale, ad un certo punto dovrete iniziare a pensare a preparare la famosa “valigia”… Ma anche se rimarrete a casa per un parto a domicilio, le cose di seguito elencate potranno far comodo… C’è anche da dire che la certezza di poter rimanere a casa non si ha sempre, anche quando si pensa al parto in casa, quindi il compromesso potrebbe essere che si prepara la valigia in ogni caso (per non doverci pensare all’ultimo, in caso andasse male) e poi si spera di lasciarla lì dov’è! Insomma, che sia valigia o solo organizzazione per un parto in casa, ecco le cose che potrebbero essere utili per il vostro parto e che potrebbe essere comodo avere “raggruppate” in un posto solo, in modo che anche il vostro compagno o le ostetriche possano trovarle senza dovervi chiedere lumi in travaglio:

Per tutte (ospedale o casa):

  • tutto panno carta per asciugarsi quando si va in bagno, al posto dell’asciugamano, così si butta tutto nel wc
  • assorbenti giganti
  • 5 mutandoni che vi stiano con l’assorbente gigante (di carta o di cotone)
  • un paio di asciugamani
  • maglietta larga (in ospedale fa sempre caldo, ma anche in casa con la stufetta ;-) )
  • musica per il parto
  • macchina fotografica
  • coppette assorbilatte
  • conchiglie raccoglilatte
  • reggiseni allattamento
  • tintura madre di calendula e una bottiglietta vuota da mezzo litro (per fare il mix con la calendula da versare su eventuali lacerazioni o suture quando fai pipì, dopo il parto)
  • vestitini e accessori per il bimbo (2-3 copertine leggere, 4 magliette, 5-6 tutine, bavaglini, calzini, cappellino, pannolini lavabili)

In particolare per l’ospedale:

  • beauty case con deodorante, spazzola, spazzolino, saponetta, per sentirvi pulite e in ordine
  • caricacellulare
  • posate, tazza, bicchiere, zucchero, cibo per il travaglio e per il post parto
  • fazzoletti e tovaglioli di carta
  • sacchetti per la biancheria sporca
  • accappatoio
  • 2-3 camicie da notte aperte davanti
  • calzini antiscivolo
  • 3-4 paia calzini normali
  • ciabatte
  • vestaglia
  • piano del parto

Se avete deciso per una nascita Lotus, ricordatevi di portare in ospedale un colapasta (non penso che in ospedale possano prestarvene uno), un contenitore per metterlo dentro, del sale grosso e dei pannolini abbastanza grandi per contenere la placenta.

E ora che avete fatto la valigia, non vi resta che aspettare che arrivi il momento… quello scelto dal vostro piccolo, mi raccomando! Nel frattempo, dedicatevi a fare la maglia o ad altre attività che spengano il cervello, sembra che aiutino ad arrivare prima e meglio al lieto evento!

L’occorrente per il parto in casa

sabato, 18 settembre 2010

Se siete seguite da un’ostetrica per il parto in casa, sarà probabilmente lei a darvi un elenco di cose da preparare per il parto… ma se intanto volete farvi un’idea di ciò che potrebbe servire, ecco l’elenco di quello che è servito a noi…

Per prima cosa, direi che possono fare comodo un materassino per stare per terra, e tanti cuscini… Noi avevamo già un materassino basso preso all’Ikea e lo abbiamo usato, messo accanto al letto perché è lì che ho travagliato la maggior parte del tempo… e la piccola è nata proprio lì… Fanno comodo un po’ di cuscini, per appoggiarsi, poi lenzuola bianche (ne basta uno matrimoniale, bianco si lava meglio e torna quasi pulito), e traversine pulite… Le mie ostetriche ne avevano portate un po’, ma noi ne avevamo altre… Le ho usate anche appena nata Vera, per stendermi sul letto e non sporcare… A noi hanno fatto comodo anche un po’ di asciugamani (5-6), e assolutamente essenziale è stata la fonte di calore supplementare: noi abbiamo usato una stufetta che ci avevano prestato, andava a combustibile e puzzava tantissimo sia accendendola che spegnendola! Le ostetriche penso che se la ricorderanno a lungo! Ma, nonostante fosse già aprile, la abbiamo tenuta accesa buona parte della notte… ancora più essenziale è nelle stagioni fredde! Poi abbiamo usato molto anche un cd di musica rilassante che avevo comprato per l’occasione, lo abbiamo messo su 1000 volte, e mi vengono ancora i brividi quando mi capita di ascoltarlo…

Poi aggiungo prendendo spunto proprio dall’elenco delle mie ostetriche:
- una fonte luminosa (magari non serve, ma sempre avere qualcosa in casa… Noi avevamo preso una torcia che è stata usata per vedere bene la zona perineale mentre mi cucivano, o anche solo per guardare se è tutto a posto, non volendo accendere la luce per non disturbare il piccolo)
- assorbenti ghiacciati da tenere in freezer, imbevuti di camomilla. Allora, prendete gli assorbenti normali, non quelli enormi, e li bagnate nel centro con una camomilla molto molto ristretta. Poi li mettete in un contenitore (tipo quelli del gelato) dove stiano un po’ curvati, per avere la forma del corpo quando sono indossati, e con la scatolina li mettete in freezer. Appena dopo il parto li mettete (con sopra quelli giganti) e potrete sentire un enorme sollievo! Io ne avevo fatti solo 3 o 4 ma ne avrei apprezzati anche altri!
- teli di nylon (quelli da imbianchino, da mettere sui materassini o dove nasce il pupo)
- sacchi spazzatura grandi, anche per mettere le lenzuola sporche che non puoi lavare subito
- cotone
- borsa dell’acqua calda
- borsa del ghiaccio e ghiaccio pronto in frigo
- tintura madre di calendula e olio di mandorle dolci
- rotolone di carta casa
- bilancia pesa bambini a noleggio
- pieno di benzina nell’auto (che si spera non debba servire)
- numeri di telefono utili

Per il travaglio ma anche per rifocillare le ostetriche e i mariti:
- tisane zuccherate e altri alimenti che piacciono
- ciò che può essere utile per un degno festeggiamento a nascita avvenuta! (noi avevamo una bottiglia di Brachetto e il papi è sceso a prendere brioches per tutti al mattino!)

Per chi volesse fare una nascita Lotus, serviranno anche un colapasta da usare per la placenta, del sale grosso, alcuni pannolini di stoffa o asciugamani e, se volete, una sacca di stoffa dove riporre la placenta per non lasciarla alla vista…

E ora… buon parto in casa! :-)

Intervistiamo una doula!

sabato, 11 settembre 2010

Oggi ho pensato di proporvi questa intervista che ho fatto a F., amica virtuale e doula, per riuscire a capire meglio come si colloca questa figura nel nostro mondo attuale, e che ruolo ha… Ecco qua domande e risposte:

1- Come ti è venuto in mente di fare la doula? Dalla gravidanza del mio primo figlio mi si è aperto un mondo meraviglioso, che ho iniziato piano piano ad esplorare. Innanzitutto ho scoperto un istinto sia materno che mammifero che non pensavo di avere. Con il parto ho assaporato la potenza della forza creatrice femminile e ho capito che volevo far parte di quel mondo in modo più attivo, ma non avevo ben focalizzato come-cosa-perchè. Il mio interesse era rivolto soprattutto ai bambini, non alle mamme, infatti ero molto critica verso chi non condivideva le mie stesse scelte “naturali” poiché credevo di seguire l’unica strada “giusta” per crescere mio figlio. La nascita del mio secondo figlio, invece, è stata un’esperienza molto traumatica e all’improvviso mi sono resa conto di quanto sia sbagliata l’ordinaria gestione di gravidanza e parto, delegata alla classe medica, basata su rigidi protocolli e non sulle persone. Avevo letto durante la gravidanza il libro di Ina May Gaskin “La gioia del parto” e pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere una doula ma non sapevo se ne esistessero in Italia e ho lasciato perdere. Subito dopo il parto invece ho capito che volevo diventarlo: sentivo che l’unico modo di guarire da una così profonda ferita interiore era agire in prima persona. Il ruolo della doula calzava alla perfezione! Credo fermamente che una gravida non è un’ammalata, e affidarsi al ginecologo senza compiere delle scelte informate e consapevoli significa addentrarsi in una zona buia dove i confini della fisiologia vengono ristretti sempre più fino a sforare nella patologia. Ci si dimentica che il corpo della donna porta nel suo DNA da millenni una saggezza e una forza che sono la chiave di tutto, basterebbe riscoprire questi valori per vivere la gravidanza e il parto con serenità e grande soddisfazione. Da un lato le donne sono vittima della mancanza di informazioni corrette inerenti la loro salute sessuale-riproduttiva, e dall’altro lato la medicalizzazione routinaria di gravidanza e parto sta dissipando quel sapere ostetrico in cui la diade mamma-bambino era al centro e tutto ruotava attorno ad essa per soddisfare i loro bisogni primari.

2- Come si diventa doule? Si diventa doule quando si sente la “chiamata”. Quando le nostre esperienze di vita ci fanno capire cosa significa sorellanza e ci dicono che anche noi possiamo fare tanto per altre donne e madri, in genere scatta qualcosa, una folgorazione sulla via di Damasco. Spesso queste esperienze sono negative, come è successo a me, e diventano la molla per migliorare il mondo della nascita iniziando dal nostro piccolo un passetto alla volta. Naturalmente una doula deve essere preparata su gravidanza, parto e puerperio ma deve anche saper comunicare in maniera empatica, saper ascoltare e imparare a “sentire” con tutti i sensi. Si può studiare da auto-didatta, formarsi sul campo con l’esperienza o frequentare dei corsi. Personalmente ritengo importanti tutti questi tipi di formazione poiché sono complementari, nessuno esclude l’altro né si completa da sé. Ecco perché il mio percorso come doula non si potrà mai concludere. Io ho cominciato approfondendo gli argomenti che mi stavano più a cuore, perché si parte sempre dalle esperienze personali, poi mi sono iscritta alla Scuola delle Doule organizzata dall’Associazione Eco-Mondo Doula (http://www.mondo-doula.it) e ai corsi del MIPA (http://www.mipaonline.com), nel frattempo ho iniziato a dare sostegno alle mamme, ho continuato a leggere e ad aggiornarmi per mio conto. Ho seguito anche diversi seminari e conferenze (tenuti da ostetriche come Ibu Robin Lim, o ginecologi come Michel Odent, o a cura di associazioni come La Leche League, e molti altri) ed ogni esperienza è un tassello che si aggiunge, oltre ad essere una grande opportunità di crescita personale.

3- Quali sono le caratteristiche che secondo te dovrebbe possedere una doula? Ogni donna può essere una doula, sicuramente ogni mamma lo è già in essere. Una brava doula ha grande fiducia nelle donne, non giudica, non dà consigli, non sceglie per lei, semplicemente sta affianco a quella donna e capisce i suoi bisogni, sa ascoltare, sa infondere serenità, sa tirare fuori le gioie e le paure, sa accoglierle, sa essere empatica e sa “sentire” con tutti i sei sensi.

4- Quali sono le funzioni della doula in gravidanza, durante il parto e nel puerperio? Una doula è un’amica. Il suo ruolo è esserci quando la donna ha bisogno.
Durante la gravidanza può informare la donna a 360° e aiutarla a fare le sue scelte, la sostiene nei momenti di sconforto, le infonde fiducia e serenità, sa aiutarla a mettersi in contatto col suo corpo e ad interpretarne i segnali favorendo una comunicazione profonda col bambino, può coinvolgere anche il papà a vivere l’attesa o ristabilire l’equilibrio di coppia.
Durante il parto la doula è una persona di riferimento, un’amica fidata che custodisce tutti i desideri della donna (da ciò che vuole o non vuole per il suo parto, alle prime cure neonatali, alle sue preferenze di cibi/musica/ecc.) ed è pronta a soddisfare i suoi bisogni (mangiare, bere, muoversi, fare un bagno caldo, ricevere un massaggio, avere una parola di incoraggiamento o sentire semplicemente la sua presenza invisibile). Inoltre la doula è una specie di supervisore: fa da filtro tra la donna e il resto del mondo così che la donna non debba preoccuparsi di nient’altro che di se stessa, con piccoli ma essenziali accorgimenti mantiene l’ambiente intimo e riservato, controlla che non ci siano elementi di disturbo che potrebbero allungare e complicare il travaglio.
Subito dopo il parto mantiene l’ambiente protetto, cercando di preservare la sacralità dell’evento e che l’imprinting non venga disturbato, favorisce l’avvio dell’allattamento al seno, si occupa di aspetti pratici (specie se la donna ha partorito a casa, come sistemare la stanza, rifare il letto, preparare uno spuntino, ecc.).
Durante il puerperio e oltre la doula dovrà sintonizzarsi nuovamente sui bisogni contingenti di quella mamma: dà sostegno nell’allattamento al seno, la aiuta a focalizzarsi sui bisogni primari del suo bambino, ascolta il racconto di parto, la sostiene emotivamente, aiuta a sistemare la casa e nella gestione dei nuovi ritmi, ecc.

5- In Italia questa figura che ruolo ha? In Italia non è una figura legalmente riconosciuta. Il suo ruolo è di non far mai sentire la donna da sola nel delicato periodo che va dal concepimento ai primi mesi di vita col bambino. La doula riempie un gap che le tradizionali figure professionali (ginecologo, ostetrica) non sanno o non possono colmare. E’ un esempio di continuità assistenziale che ha come obiettivo il benessere della donna. Copre un ruolo che idealmente dovrebbero avere le ostetriche oppure le donne della famiglia (mamma, sorella, zia, amiche) ma che nella pratica non è realizzabile: da un lato le ostetriche sono spesso impossibilitate nel farlo (turni di lavoro, mancanza di personale, problematiche gestionali), dall’altro lato nella nostra società la famiglia ha perso il suo ruolo di “clan” dove le donne si prendevano cura della partoriente e sapevano come comportarsi durante il parto e il puerperio, ora i familiari sono spesso percepiti come presenze incombenti, se non invasori, in un territorio troppo instabile dove lo stesso compagno non è di solito preparato a sostenere e assistere una donna che diventa madre.

6- Ci racconti un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore? E’ molto difficile raccontare “una” esperienza particolare perché per raccontare un fatto significativo dovrei spiegare una serie di retroscena troppo complessi. Nulla succede mai per caso e la bravura di una doula sta proprio nell’attingere da ricordi ed eventi della vita di quella donna per cogliere l’essenza di un comportamento, quindi capire il suo bisogno e poterlo soddisfare.
Tutte le esperienze fatte mi sono rimaste nel cuore, perché tutte le donne che ho incontrato mi hanno trasmesso tantissimo in termini di umanità, forza, sensibilità. Ogni nascita è una ri-nascita personale, un turbinìo di emozioni che sedimenta e compatta, rende forti e risana antiche ferite. Sarebbe davvero impossibile per me scindere persone ed avvenimenti. Quindi senza scendere nei dettagli racconto solamente un piccolo aneddoto.
Recentemente ho seguito una mamma durante la sua gravidanza. Abbiamo fatto un bel lavoro per accogliere le sue paure (era segnata da esperienze molto forti) e la consapevolezza nelle sue capacità cresceva giorno dopo giorno insieme alla sua pancia. Dulcis in fundo decide di partorire in casa.
Poco tempo dopo, quando ci risentiamo, mi ringrazia infinitamente e mi spiega che nel frattempo ha acquisito talmente tanta fiducia nel suo corpo e così tanta consapevolezza che ha maturato l’idea di partorire addirittura da sola, senza alcuna assistenza. Vuole vivere l’esperienza nella sua purezza primordiale, nell’intimità più totale assieme al suo compagno. E quindi non le servirà più la doula per il parto! E’ un esempio estremo che dimostra come sia importante per una donna in attesa esteriorizzare e capire a livello prima emotivo e poi razionale quello che già sente dentro di sé. In questo caso non potevo e non poteva fare di meglio!

Bene, grazie mille F., facciamo tanti auguri a questa mamma perché possa realizzare il suo sogno! E grazie per averci illustrato un po’ meglio il ruolo di questa magica figura della doula! Buon lavoro!

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !! 

La sicurezza del parto in casa

lunedì, 21 giugno 2010

La prima cosa che mi viene detta quando dico di aver partorito a casa è questa: “Ah sì? Che coraggio!”. Da questo capisco che siamo ancora molto lontani da società come l’Olanda, dove il parto in casa è la norma e in ospedale vanno a partorire solo quelle donne che hanno dei problemi di salute. Il coraggio non c’entra, se mai si può parlare di consapevolezza, di fiducia, di determinazione. Queste qualità forse sono necessarie per affrontare questo percorso, ma il coraggio no. Il coraggio implica che tu stia facendo qualcosa di pericoloso, mentre invece il parto in casa, se ci sono le condizioni per poterlo effettuare, è la scelta meno pericolosa, mentre invece può essere rischioso il parto in ospedale. Se si conosce bene come funziona il nostro corpo, soprattutto in travaglio, se ci si affida a persone competenti, se si è in contatto col proprio bimbo e se tutti i parametri per una gravidanza fisiologica sono rispettati, allora il parto in casa è la scelta più sicura. Dirò di più: forse è più sicuro del parto ospedaliero anche in tante occasioni che non sono considerate “fisiologiche”, ma questo è un mio pensiero. Quindi, nessun coraggio. Anzi, secondo me bisogna essere impavidi per decidere di partorire in ospedale quando tutto va bene… è come entrare nella tana del lupo! Se vi chiedete come si possa avere certe garanzie, come per esempio cosa si fa se il bambino appena nato ha dei problemi, beh io credo che per i problemi risolvibili si possa fare in tempo ad andare in ospedale al minimo segnale (anche per questo le persone a cui ci si affida devono essere molto competenti), mentre per i problemi che non si possono risolvere… beh, sarebbe lo stesso essere in ospedale, non cambierebbe molto. Nei film, quando una donna partorisce, succede sempre un imprevisto, un qualcosa per cui c’è un’emergenza, ma nella realtà non è così, un parto indisturbato è qualcosa di molto tranquillo e soprattutto tranquille sono e devono essere le persone che vi assistono. Io ho sempre pensato che, se fosse successo qualcosa a mia figlia durante il parto e non avessimo potuto aiutarla, lo avrei accettato ancora di più essendo a casa, perché avevo comunque cercato di regalarle la nascita più serena possibile. Le emergenze e i drammi esistono, ma lasciando fare al proprio corpo, senza scadenze, pressioni, interferenze inutili e dannose, questi vengono limitati al massimo. Se poi succede comunque qualcosa di irreparabile, non credo che sarebbe diverso in ospedale. Quello che è diverso, sicuramente, è che nella propria casa vengono rispettate tutta una serie di condizioni che fanno sì che la nascita si compia nel modo migliore possibile, e di conseguenza nella maggior sicurezza possibile.

L’ostetrica ti darà la disponibilità a seguire il tuo parto se il travaglio partirà a termine, cioè tra la 37esima e la 42esima settimana, sarà disponibile telefonicamente in qualsiasi momento per consigli e rassicurazioni, e quando sarà il momento verrà a casa tua e sarà una presenza costante ma non invadente. Rispetterà i tempi del tuo travaglio, i tempi del tuo corpo e del tuo bambino; non ti farà pressioni non necessarie perché sa che sono controproducenti e assolutamente inutili; controllerà il battito del tuo bambino per assicurarsi che stia bene; ti starà accanto cercando di alleviare il tuo dolore con massaggi o consigli pratici, e senza parlare, se non per le cose strettamente necessarie. Ti sarà accanto quando sta per uscire il bambino, con pazienza e senza quell’ansia tipica degli ospedali, dandoti sostegno in questo momento di passaggio e aiutandoti ad accompagnare fuori il bambino senza lacerazioni. Ti aiuterà ad accogliere il tuo piccolo nelle tue braccia e sul tuo petto, ancora attaccato al cordone, in quel primo istante di infinità in cui tu e lui vi guardate negli occhi e vi riconoscete… Controllerà che il bambino stia bene e che i suoi parametri vitali siano soddisfacenti, ma senza “torturarlo” con pratiche fastidiose e inutili. Ti lascerà sola con la tua nuova famiglia a fare conoscenza, anche per ore, e poi ti aiuterà ad allattare il tuo piccolo per la prima volta. Ti ricorderà che il parto non è ancora concluso perché la placenta è ancora dentro di te, così ti aiuterà a farla uscire. Se vorrai, ti spiegherà come mettere in pratica la nascita Lotus, o se no taglierà il cordone solo dopo che avrà smesso di pulsare. Se ne avrai bisogno, cucirà eventuali lacerazioni e ti spiegherà qualche trucco per evitare fastidi nel post partum. Nei giorni seguenti, verrà a visitarti ogni giorno per vedere se tutto sta precedendo bene, e saprai di poter contare su di lei per ogni minima incertezza. Non potreste avere assistenza migliore, soprattutto nel post partum, e non vi sentirete sole e abbandonate come accade spesso alle mamme che partoriscono in ospedale e che, una volta a casa, non hanno nessuno a cui rivolgersi per eventuali dubbi.

Dal punto di vista pratico, avrai solo bisogno di trovare un’ostetrica che ti accompagni in questo percorso. Il mio consiglio è di cercarne una all’inizio della gravidanza, ma anche se siete un po’ avanti provate lo stesso, se avete improvvisamente deciso che l’ospedale non fa per voi. Dovrete cercare un po’, forse, perché un’ostetrica assomiglia più ad un’amica che a un medico, non è che una vale l’altra! A parità di professionalità e competenza, ce ne sarà una che magari non vi convince anche se non sapete spiegare il perché, e una che a pelle vi piace molto… beh, naturalmente scegliete la seconda! Dovrete creare con lei un legame di fiducia, di amicizia, di confidenza tale per cui possiate affidarvi a lei per qualsiasi cosa durante la gravidanza e il parto… e se non è la persona giusta sarà molto difficile. Quindi non vi fermate alla prima persona che incontrate, valutate bene la vostra scelta.

Per quanto riguarda il costo, mi sembra che vada dai 1000 ai 2000 euro; in alcune regioni italiane viene rimborsata una parte della spesa dalla Regione, ma comunque è una spesa importante. Beh, pensate che ne vale davvero la pena, perché vi assicurate un’assistenza migliore di qualunque altra, e in questo modo potrete dare a vostro figlio e a voi stesse la nascita più tranquilla possibile.

Per partorire a casa non sono necessarie molte cose, e comunque la persona che vi seguirà vi fornirà un elenco dettagliato. Per accennarvi… saranno necessari dei nylon, delle lenzuola, degli asciugamani, una borsa dell’acqua calda e una del ghiaccio, una torcia, una stufetta, se volete della musica, dei cuscini… Vedrete che emozione mettere insieme tutte queste cose in vista del parto!

Insomma, credo che molte mamme sceglierebbero di far nascere il loro piccolo tra le mura domenstiche se solo se ne parlasse un po’ di più, perché se si dà retta a ciò che ci dice il cuore (e la pancia!), facendo tacere le ansie e le preoccupazioni che spesso le altre persone ci mettono, questo modo di vivere la nascita è quello che più si avvicina ai desideri delle future mamme: avere il proprio spazio conosciuto, poter vedere rispettati i propri tempi e sapere di poter avere piena fiducia nel proprio corpo. Queste sono anche le condizioni che rendono il parto maggiormente sicuro. Dopo un parto in casa (o potremmo dire un parto indisturbato, anche se in ospedale), la donna si sente forte, perché sa di aver partorito solo con le sue forze, seppur con l’aiuto di altre persone in certe fasi del parto. E credetemi, questa consapevolezza è fondamentale, fa stare veramente bene e spesso può cambiarvi la vita!

Le fasi del parto

giovedì, 15 aprile 2010

Il parto è solo una fase del diventare mamma, una fase fondamentale, attraverso cui si viene “iniziate” a questo nuovo ruolo. In alcune società tradizionali, gli uomini devono superare delle prove di forza e di coraggio per poter essere considerati adulti, mentre le donne non ne hanno bisogno, perché la Natura ha già provveduto a fornirci il modo per assumere uno status superiore: noi creiamo la vita e diventiamo mamme!

Per tutto il travaglio e il parto, ci sarà un ritmo che ti accompagnerà: contrazione-pausa, che corrisponde alla dualità dolore-benessere. Ci saranno anche altri ritmi: attenzione-abbandono, movimento e rallentamenti, silenzio e vocalizzazioni, sensazione di non farcela ed espressione di massima forza: è proprio questa la forza dinamica del travaglio e di tutto il processo della nascita.

Ecco in breve i tempi del travaglio e del parto:

  • Fase latente: le contrazioni sono brevi e irregolari, durano meno di un minuto e servono ad appianare e a far scomparire il collo dell’utero. Questa fase può durare da 2-3 ore a qualche giorno, fino a quando non ci si adatta al travaglio. Ci può essere ambivalenza rispetto al partorire o al non partorire. Il bambino inizia ad adattarsi e a produrre i suoi ormoni difensivi per la nascita. In questo periodo puoi prendere confidenza col dolore, ascoltarti, riposare, mangiare, rilassarti, fare l’amore col tuo compagno.
  • Prima fase del periodo dilatante: le contrazioni sono ritmiche, durano più di un minuto, sono vicine, intense, la dilatazione è da 2 a 5-6 cm. Mentre c’è la contrazione sei concentrata e assorbita, quando passa sei ancora vigile. Puoi cercare posizioni e mezzi che ti facciano sentire meglio, adattandoti al dolore in modo attivo. In questa fase (la cui durata è molto variabile) il travaglio si potrebbe fermare se intervengono distrazioni, persone non adeguate, cambiamento di ambiente.
  • Prima fase di transizione: si ha tra i 5 e i 7 cm di dilatazione. Si tratta dell’adattamento istintivo al progredire del travaglio, che può essere “attacco” (ti apri velocemente in modo violento con vomito, crisi di pianto o rabbia o altro) o “fuga” (il travaglio rallenta, prendi tempo per accumulare energia, mangiare, dormire). Nella fase di “attacco” è importante l’intimità, la protezione, l’incoraggiamento, nella fase di “fuga” ci si può fermare anche per diverse ore, e il travaglio riprenderà quando sarai pronta.
  • Seconda fase del periodo dilatante: dai 6-7 cm ai 10. Ormai sei concentrata e assorbita sia durante la contrazione che nella pausa, attraversi una profonda esperienza che ti trasformerà in madre. Sei in una specie di trance prodotta dai tuoi ormoni, c’è apertura totale, resa, passività. Puoi usare il movimento, la voce, e hai bisogno di un ambiente intimo e non disturbato. Questa fase è breve, e ormai il travaglio non può più essere interrotto.
  • Seconda fase di transizione: tra la dilatazione completa e il periodo espulsivo. Anche in questo caso si può reagire con “attacco” o con “fuga”: nella prima modalità le spinte iniziano improvvise e forti, puoi provare paura e disorientamento. Nella seconda modalità il travaglio rallenta, le spinte non arrivano, hai bisogno di aspettare un po’ e quando sarai pronta inizieranno le spinte.
  • Periodo espulsivo: inizia con le spinte spontanee, non con la dilatazione completa. La spinta è in sintonia con l’utero, mentre espiri, e permette la graduale distensione della muscolatura del pavimento pelvico. Sei di nuovo vigile, presente, possono riemergere conflitti tra il trattenere e il rilasciare. Il tempo è variabile ma può durare anche qualche ora. Il premito spontaneo dura 4-6 secondi e all’inizio lo senti solo all’apice della contrazione, poi quando il bambino scende lo senti durante tutta la contrazione, che ora inizia con la spinta e non col dolore. Infine la spinta è irresistibile, il bambino affiora, lo puoi vedere e toccare con la mano, e viene spinto fuori. Spesso esce la testa e, dopo una pausa, anche il reso del corpo, altre volte esce tutto fuori subito sgusciando come un pesciolino!
  • Accoglimento del bambino: finalmente è nato! In questo periodo (due ore circa) è importante che il bambino stia vicino a te, in un ambiente intimo e protetto, così lo puoi accogliere nelle tue braccia e nella tua mente, favorendo il processo di imprinting. Vi conoscete per la prima volta ma senti che vi conoscete da sempre!
  • Secondamento: è la nascita della placenta, che avviene quando si completa il processo di accoglimento e l’accettazione del bambino entro le due ore dal parto. Ricominciano le contrazioni, senti un senso di peso all’ano, puoi assecondare la sensazione di spinta e aiutare la placenta a nascere.

Questa è la descrizione “tecnica” di ciò che succede al nostro corpo quando nasce il nostro bambino, cioè quando tutto viene lasciato fare alla Natura… Anche in questo caso, però, ci sono esperienze diversissime per le mamme: parti lunghi e faticosi, parti veloci, blocchi nel travaglio, sensazioni di qualsiasi genere che rendono ogni parto un’esperienza unica e irripetibile. E’ proprio questo il bello del parto indisturbato! ;-)