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Il parto in acqua

mercoledì, 1 febbraio 2012

La mia seconda bambina, sempre nata in casa come la prima, è nata in acqua. Sono entrata nella piscinetta dopo tutto il giorno che avevo prodromi, poi contrazioni più serie… Erano iniziate tranquillamente alle 8 di mattina, e sono entrata in acqua verso l’ora di cena, le 19.30, perché fino ad allora ero riuscita a gestire bene le onde camminando e ondeggiando il bacino… Neanche due ore dopo mia figlia era tra le mie braccia. Appena sono entrata in acqua ho sentito un grande sollievo, un grande rilassamento, e le contrazioni si sono fermate per qualche minuto. Poi sono ricominciate, belle potenti, ma riuscivo a gestirle molto meglio per via della rilassatezza dei muscoli di tutto il corpo, grazie anche alla leggerezza del mio corpo immerso, e forse anche perché in quel modo mi sentivo più in contatto con la mia bambina, immersa anche lei nell’acqua… Potevo cambiare posizione facilmente, non sentivo il peso del mio corpo, né del pancione, e infatti ad ogni contrazione mi mettevo carponi o facevo galleggiare il corpo andando quasi in superficie, poi ad ogni pausa tornavo a sedermi. L’acqua ha accelerato il travaglio che era in fase avanzata, infatti dopo poco non avevo praticamente più le pause tra le contrazioni, ma stavo benissimo in acqua… e dopo poco è nata mia figlia. Siamo rimaste in acqua per molto, non avevamo fretta, ogni tanto mi facevo togliere un po’ di acqua fredda e metterne di calda… così rimanevamo al calduccio. La mia bambina è rimasta in acqua, nel suo elemento, per ancora un’ora, ma era anche addosso a me… una specie di momento di transizione che penso le abbia donato maggiore tranquillità nel sentirsi accolta in questo nuovo mondo. Che strano, dopo ore passate in acqua, rialzarsi in piedi e sentire tutto il peso del tuo corpo… e anche quello della tua bambina fuori da te!

Benefici per la mamma. Insomma, i benefici per la mamma si possono riassumere così: aiuto nel rilassarsi e quindi nella gestione del dolore; velocizzazione del processo di dilatazione, se il travaglio è in stato avanzato; maggiore facilità nel movimento in travaglio, possibilità di cambiare posizione facilmente e velocemente;  distensione dei tessuti che hanno meno probabilità di lacerarsi in modo grave; compressione delle eventuali varici con riduzione di fastidi per chi ha questo problema. Inoltre, è importante ricordare che in ospedale il parto in acqua subisce meno interventi, e questo non è da sottovalutare!
Prima di questo mio secondo parto, avevo acquistato e letto il libro di  sul parto in acqua di Janet Balaskas e Yehudi Gordon. Per amore di completezza, vorrei aggiungere che in questo libro si dice che spesso, con bambini abbastanza grossi, è meglio uscire dall’acqua al momento dell’espulsione, per farsi aiutare dalla gravità.

Benefici per il bambino. Il feto vive nel ventre materno, immerso nel liquido amniotico. Uscendo dall’utero materno, la prima sensazione che prova è probabilmente il freddo, anche se la stanza è riscaldata, oltre al vuoto dato dalla mancanza di liquido. Nascendo in acqua, non prova né una né l’altra di queste sensazioni, e anzi si sente nuovamente accolto dal tepore di acque che lo avvolgono dolcemente, liberandolo dalla stretta del canale del parto… Non si sente cadere nel vuoto, o comunque meno di quanto accada normalmente, e rimane in un ambiente caldo almeno quanto il corpo da cui è uscito. Questa è la mia visione, la mia opinione, ma è quanto ho anche percepito con la mia esperienza. Lentamente affiora alla superficie, senza fretta, e può incontrare l’aria, senza che venga subito tagliato il cordone. Incontra l’abbraccio della sua mamma, che immediatamente riconosce, e l’acqua fa da tramite e rimane anche a fare da contorno a questo nuovo attesissimo incontro.

Aspetti pratici. Vediamo ora gli aspetti pratici. Piscinetta o vasca? C’è che si trova meglio con la piscina, chi si trova bene anche nella vasca normale… solo voi potete saperlo! Io stavo scomoda nella vasca anche solo a fare il bagno col pancione, mi sentivo quasi in trappola, non riuscivo proprio ad immaginare di muovermi agevolmente lì dentro in travaglio, quindi mi sono organizzata con una piscinetta gonfiabile, quelle dei bambini piccoli coi pesciolini! E mi sono trovata benissimo. Però una mia cara amica ha partorito due volte nella sua vasca da bagno, stretta e lunga, quindi si può sicuramente fare!
Quando vi immergete, dovreste essere coperte dall’acqua almeno fino a tutta la pancia, per poter galleggiare agevolmente. Dovreste poter stare nella piscina con le gambe stese, da sedute. La temperatura dell’acqua non dovrebbe essere troppo elevata, questo in teoria, poi in pratica io non so a quanti gradi fosse l’acqua della mia piscina, ma sicuramente lo era più del mio corpo, perché mi piaceva sentire l’acqua bella calda. Anche lì mi sono fatta seguire dall’istinto.
Sarà utile posizionare la piscina in un luogo intimo, possibilmente in una stanza che possa venire chiusa, per garantire intimità, e dove si possa avere buio anche se si è in pieno giorno. La piscina dovrà essere riempita e svuotata agevolmente, quindi serviranno tubo di gomma e attacco al rubinetto, per la lunghezza solo poi potete sapere quanto è necessario per arrivare al rubinetto più vicino! Noi l’avevamo messa in bagno, nel nostro grande bagno, dove stava di misura, ed è stato comodissimo sia riempirla che svuotarla!
Ah, un’ultima cosa: anche se da tutta la vita sognate il parto in acqua, non potrete essere sicure che partorirete in acqua per il semplice motivo che non saprete, finché non vivrete il momento, se davvero avrete voglia di starci! Spesso ci si fa un’idea prima, e al momento del travaglio o della nascita le cose cambiano… A volte va bene travagliare ma non partorire, a volte il contrario, a volte entrambe le cose e altre volte ancora, nessuna delle due, indipendentemente da ciò che si pensava in gravidanza! Bisogna essere pronte a tutto, cambiando eventualmente programma, rimanendo elastiche sui desideri e bisogni del momento!

Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

I vostri desideri per il parto

giovedì, 29 dicembre 2011

Quando aspettavo la mia seconda piccola, ho seguito il corso pre-parto con le ostetriche del S.Anna di Torino, le ostetriche che mi avevano seguito per la nascita della mia primogenita… E questo spazio mi è davvero servito, per diversi motivi… Verso la fine del corso, una delle ostetriche ci ha consigliato una cosa, in vista del parto, e cioè quella di scrivere una sorta di nostro piano del parto, solo per noi… Mettere nero su bianco i nostri desideri per il parto che si avvicina, in modo da visualizzare e immaginare nei dettagli la nascita del nostro bambino…

Io ero in un periodo di grossi cambiamenti… Nuova casa, nuovo paese, nuovo bambino in arrivo… e la stanchezza era tanta, così come il tempo per pensare alla nuova vita dentro di me, così una sera ho preso il quaderno su cui scrivevo ogni tanto al mio piccolo in pancia, e ho steso il mio personale piano del parto, anche per avvicinarmi all’idea concreta della nascita che si avvicinava:

Per il mio parto vorrei:

- partorire di notte, travagliare di notte

- avere un parto veloce

- essere nella casa nuova

- travagliare ed eventualmente partorire in acqua

- riuscire a vocalizzare per accompagnare la mia “tempesta”

- sentirmi tranquilla e in contatto col mio bambino

- sentirmi forte

- non lacerarmi

- toccare la testa del mio bambino quando è fuori

- chiamarlo e aspettarlo

- prendere da sola il mio bambino

- attaccarlo io al seno o aspettare che ci arrivi lui da solo

- guardare e scoprire se è maschio o femmina

- perdermi nei suoi occhi e innamorarmi di lui

- unirmi in un unico abbraccio con Massimo e Vera

Beh, posso dire che a parte un paio di cose non fondamentali (ho travagliato di giorno e Maia è nata di sera, e mi sono lacerata appena appena) tutto ciò che avevo scritto e desiderato si è avverato… Sarà un caso? Io non credo, sono convinta che sia stato anche merito del consiglio di scrivere e focalizzare bene i desideri per il parto… E credo che se ci sarà una prossima volta, lo rifarò!

Le spinte del periodo espulsivo

mercoledì, 28 settembre 2011

Un breve post in risposta ad una domanda fattami da una lettrice… Come commento mi sembrava troppo lungo!
La fase espulsiva… Non so quanto meglio potrò descriverla rispetto a quanto ho scritto nel racconto della nascita di Maia, non è facile, ma ci provo… Allora, lo sforzo fisico è davvero grande, ma è diverso da altri sforzi fisici, semplicemente perché, mentre spostare un mobile richiede concentrazione e volontà di tenere su il mobile, cioè il cervello comanda il braccio e gli dice forza resisti, alza, abbassa, tieni duro… e cose così, nella fase espulsiva, se nessuno ti comanda cosa fare (cosa auspicabile), il corpo fa da solo, e semplicemente non si può evitare di fare ciò che vuole… Le spinte sono un movimento e uno sforzo di tutto il corpo, che si può solo assecondare (o contrastare certo, ma non è consigliabile)… Se lo assecondi, tutto il tuo corpo è concentrato nello sforzo, ed è molto più semplice. Non sei tu che spingi, che ti sforzi (come vedi nei film, e come in tanti ospedali ti chiedono di fare, magari quando lo dicono loro…),  ma il tuo corpo viene scosso tutto da queste spinte che arrivano dall’interno, e che a tante mamme non fanno assolutamente male, come è stato per me. So che non è un bel paragone, ma è un po’ come quando vai di corpo e senti gli spasmi, non sei tu che spingi ma il tuo intestino… Si prova una grandissima sensazione di potenza, al massimo il dolore che si sente può essere di tensione oppure quando sta per spuntare la testa, lì si sente bruciare, ma non è il dolore delle spinte… Non ricordo più se l’ho scritto nel racconto, ma io non ho provato dolore, cioè un po’ sì, ma rispetto al primo parto è stato diversissimo… Le contrazioni facevano male, io le avevo di schiena ed erano abbastanza dolorose, ma la cosa che faceva più male (cosa che ho capito a posteriori, dopo questo secondo parto) era la paura. Anche se ho partorito a casa, comunque la prima volta non sai a cosa vai incontro, non sai come sarà, non sai quanto durerà, non sai se ce la farai… e quindi la paura ti fa sentire più dolore perché ti impedisce di rilassarti e di andare incontro all’esperienza che stai vivendo. Alla luce della mia prima esperienza, comunque molto positiva, sono arrivata a questo secondo parto molto più preparata “emotivamente” e molto più tranquilla, e anche se le contrazioni facevano un po’ male (ma le ricordo molto meno dolorose del primo parto), l’atteggiamento mentale era tutto diverso, ero davvero tranquillissima, mi sentivo drogata di ormoni forse! E quindi, non avendo assolutamente paura, mi sono lasciata molto più andare e questo ha aiutato, di sicuro. I ruggiti che mi uscivano erano proprio per la potenza che si sprigionava dal mio corpo, era l’aiuto della voce all’impegno enorme che metteva il mio corpo nella nascita della mia bambina… assolutamente non per il dolore!

E poi, alla fine, dopo lo sforzo e la fatica, ecco che sguscia fuori il tuo miracolo, il tuo piccolo, la creatura che hai custodito dentro di te per 9 mesi… ti dimentichi di tutto e ti innamori perdutamente di lui, e lì sì che sei totalmente drogata di ormoni!

Mamme care, vi ritrovate nelle mie parole?

Tampone per lo streptococco in gravidanza: è così necessario?

sabato, 17 settembre 2011

Verso la 35a settimana di gravidanza, tutte le donne sono invitate a fare il tampone per la ricerca dello streptococco B, tampone vaginale e ultimamente anche rettale. Se risultasse positivo, si può dire addio al parto in casa (quando il parto in casa viene seguito da ostetriche di strutture pubbliche) e in ospedale, al momento del parto, viene fatta alla mamma una flebo di antibiotico… Se dopo il tampone positivo (è sufficiente che sia positivo uno solo dei 2) si fa una cura e il tampone si negativizza, a nessuno importa, perché si continua a considerare quello positivo. Se la donna rifiuta di sottoporsi al tampone, si agice considerandola comunque positiva. L’unico modo per sfuggire al trattamento, nel caso il secondo tampone fosse negativo, e quindi il trattamento del tutto inutile, è quello di nascondere il primo referto e presentare solo il secondo!

La cosa che nessuno dice mai è che l’infezione si può riconoscere bene, e non avviene unicamente nel canale del parto ma una buona parte di infezioni vengono prese dalle mani di chi presta le prime cure nonatali. Insomma, ci possono essere anche tamponi negativi e poi il bambino sviluppa comunque l’infezione.

Per negativizzare il tampone, ci sono alcuni rimedi naturali come i semi di pompelmo e l’aglio, che funzionano molto bene.

Dopo questa presentazione degli aspetti pratici, voglio condividere con voi alcune riflessioni tratte dal libro “La gioia del parto” di Ina May Gaskin.

1 – lo streptococco B è spesso presente nei batteri che normalmente si trovano in vagina (circa 1 donna su 5). C’è molta differenza tra l’avere lo str.B e il venire infettati
2 – la presenza dello str.B non causa alcun sintomo nella donna; occasionalmente ci sono infezioni del tratto urinario e della placenta che portano a rottura prematura delle membrane e travaglio prematuro
3 -una percentuale di donne che va dal 15 al 20% delle donne che hanno str.B in vagina darà alla luce bambini colonizzati dal batterio. Ma il 90% di questi bambini NON si ammalerà. Quando però si sviluppa l’infezione, si tratta di un’infezione seria e fatale nel 10% dei casi. Solo 2 bambini su 1000 si ammala.
4 – ci sono delle situazioni associate a un rischio di infezione nel bambino superiore alla norma: peso basso alla nascita o parto prematuro; rottura delle membrane più di 18 ore prima del parto; travagli lunghi con molti esami vaginali; induzioni, ventosa, forcipe, monitor fetali interni; bambini con battito stranamente veloce in travaglio; madri con febbre in travaglio; madri con clonizzazione da str.B troppo elevate nelle colture vaginali; bambini che devono essere rianimati alla nascita.

Riassumendo: di tutte le donne con lo str.B, solo il 15-20% avrà bambini colonizzati dal batterio, di questi solo il 10% si ammalerà, e di questo 10% solo il 10% si ammalerà gravemente.

Dopo questi dati, ogni mamma sarà più libera di decidere se fare l’esame, e se accettare o rifiutare la terapia antibiotica nel caso che, andando in ospedale, dovesse presentare il risultato positivo del tampone.

Riflessioni sull’arresto del travaglio

domenica, 4 settembre 2011

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Essendomi imbattuta recentemente nell’assistenza a nascite in cui avveniva un arresto del travaglio, sono stata stimolata a fare delle riflessioni, per analizzarlo in una ottica di trasformazione del proprio imprinting di nascita e della guarigione di profonde ferite fisiche ed emozionali.

Parlando al nostro emisfero intuitivo

C’era una volta… ma forse mi sembra che è successo un mese fa, una Donna bellissima, il suo corpo era morbido e sensuale, nelle belle giornate di Sole si bagnava nello stagno vicino al fiume e la Signora della fonte insieme alle altre piccole creature fatate, proteggeva quel luogo affinché la quiete non ne fosse disturbata. Un giorno all’alba un boscaiolo che si era recato nel bosco per ripulirlo della legna secca dei rami e di vecchie radici morte udì il suo canto, si innamorò e tornò spesso in quel luogo. Poiché non era uno smidollato principe azzurro, il suo sangue non era blu, e il suo cuore batteva con la forza di un antico tamburo, fu concepito il figlio di quell’amore selvatico. Giunto il giorno della nascita, mentre la Donna prendeva in pace il suo bagno e proprio quando il bambino figlio dell’amore stava per sgusciare fuori dalla sua morbida carne, un incantesimo interruppe il parto e la giovane donna in preda al dolore uscì dall’acqua, impaurita dalla nuvola scura della tempesta che si stava avvicinando. Un fulmine cadendo sulla vecchia quercia che faceva ombra allo stagno l’aveva quasi sradicata e per la violenza dell’impatto la donna perse i sensi, nel suo ventre il bambino impaurito cercando di fuggire si era avvolto nel suo cordone e così fu costretto all’immobilità. Tutto si era arrestato e il tempo era divenuto immobile. Intanto la Donna sognava di quando era piccola appena nata ed era stata rapita da un essere malvagio e sua mamma per il dolore aveva lasciato morire la sua anima. Il boscaiolo intanto, allarmato dallo schianto della vecchia quercia, arrivò allo stagno e si disperò stringendo tra le braccia la sua amata, pregando ad alta voce e invocando l’aiuto della Dea. La Dea, poiché aveva un cuore molto grande e aveva già fatto il viaggio, prendendo la forma di un animale selvatico che qui ora non possiamo descrivere perché deve rimanere segreto, entrò nel sogno della Donna e l’accompagnò insieme alla Madre (che era alla ricerca della sua anima) oltre la soglia della morte, spiegando alle due donne che al di là una nuova vita le aspettava entrambe e che nessuno avrebbe più potuto derubarle della loro anima. Il boscaiolo sentì ululare un lupo e proprio in quel momento la Donna si risvegliò e ascoltando la musica inviata dal Dio consorte, cominciò a danzare. Danzava per il bambino ma soprattutto perché si sentiva di nuovo viva e libera, e quando la linfa della vecchia quercia ferita nelle radici bagnò le sue viscere esse si rimisero in movimento, una grande gioia si diffuse li attorno e mentre tutti gli esseri del bosco intonavano un canto di benvenuto nacque il Figlio dell’Amore che fu accolto dalle mani amorevoli dei suoi genitori.

Carlina, Falco che vola nella Notte.

Parlando al nostro emisfero razionale

All’inizio c’è l’Amore: solo per amore si può affrontare un percorso così pericoloso e denso di incognite come quello che affronta una Donna che è stata ferita alle radici del suo essere, cioè che ha avuto un imprinting di nascita traumatico e doloroso. L’incognita che fa paura e può immobilizzare mamma e bambino durante il travaglio è l’incognita della Rinascita che ci fa perdere tutti i punti di riferimento conosciuti e anche abbandonare vecchie modalità relazionali – specialmente nel rapporto di coppia – che ci trasciniamo dietro appese al nostro albero genealogico famigliare, se non vogliamo rimanere prigionieri di queste vecchie dinamiche bisogna potare questo albero, togliere rami secchi e radici morte che ci fanno da barriera ostacolando la nuova nascita. Così la nascita può essere veramente la rinascita di quella parte di sé più autentica e mai contaminata, dove possiamo trovare la forza e la gioia di un nuovo inizio su nuove basi. L’Amore sarà un amore vero e reale, non più fantasticato e idealizzato, distorto o impossibile in cui anche il maschio è detentore di tutta la sua potenza generativa e può intervenire portando nuova aria alle vecchie radici e potando i rami secchi nella “Vecchia Foresta”. Sarà così un padre presente e consapevole, non più esautorato dal suo ruolo da malefici maghi in camice bianco che si vorrebbero sostituire a lui. Per operare una così profonda riconversione può essere necessaria una pausa, come una pausa di riflessione e transizione verso una nuova forma, verso una nuova vita. Oltre una dimensione puramente materiale dell’esistenza deve avvenire il riconoscimento di energie sottili, spirituali che compenetrano l’aspetto fisico del pianeta e del nostro corpo, questo riconoscimento può permettere l’abbandono al flusso degli eventi all’energia cosmica che con i suoi ritmi può inondare il corpo della madre, del bambino e del padre. In altre parole abbandonarsi all’energia cosmica vuol dire: aprire i rubinetti, i rubinetti dell’ossitocina, della prolattina = bisogna aprirsi all’amore e all’accettazione. La paura può paralizzare sia la mamma che il bambino. Bisogna rischiare di aprirsi e questa apertura può portare a un risintonizzarsi con i ritmi planetari e cosmici. Mettendo a tacere la mente si può finalmente udire il battito del nostro cuore e la potenza di questo suono ci può veramente stupire e stordire come un’ antico tamburo risuonava dentro di noi che non lo sentivamo, finché non siamo stati scossi dalla sua vibrazione fin nelle ossa del nostro corpo, un corpo consapevole e non più vittima. E questo suono non è il suono di un battito fetale diffuso da un cardiotocografo, falsa emancipazione scientifica, falso progresso, false evidenze. Durante questa pausa che oltre a servire a ricaricare le batterie induce una fermata può avvenire una riconversione di rotta, si può resettare un programma vecchio che non ha più nessuna funzionalità nella nuova vita che ci attende, se solo accettiamo di lasciare morire qualcosa del nostro passato. Bisogna entrare in un nuovo ruolo che non è più quello della vittima sacrificale ma è quello della potenza generativa e creativa. Durante il travaglio la donna nuda nella sua essenzialità e verità mette al mondo un bambino nudo a sua volta, immersi entrambi nel fluire dell’energia cosmica che purifica il passato, il futuro e l’ambiente circostante. L’unica legge è quella della natura. Questa apertura necessita di un luogo sacro e non inquinato per potersi esprimere affinché il suo flusso non si arresti e non venga inquinato dall’energia disarmonica da parassiti esterni. Una sacralizzazione di quest’evento permette di trovare la forza arcaica di tutte le nostre antenate la cui memoria è ben custodita nel nostro perineo e di superare la soglia oltre la quale la vita non sarà mai più la stessa di prima. Un nuovo Padre che non ferisce più amorevole, un mentale che riesce a svuotarsi dell’immondizia per fluire nell’energia cosmica, una nascita Lotus, un impatto con l’incarnazione nel corpo più graduale e meno traumatico, il bambino non viene più privato del suo sangue, della sua placenta e del suo cordone finché non è pronto a lasciarli andare e come per magia, non c’è nessun calo ponderale del bambino che con i suoi tempi può attaccarsi al seno guarendo anche ferite legate alla nutrizione e all’allattamento che riflettono indirettamente la ferita della nascita. Il dogma della nascita disturbata viene così messo in discussione. Il bambino non è più un sub umano facilmente manipolabile ma un essere a cui ci si deve rivolgere con rispetto e amore. La forza del non fare, della meditazione profonda e della preghiera di chi accompagna la nascita, l’equilibrio tra il nostro cervello razionale e quello intuitivo, permettono questa sosta, questa fermata che può essere necessaria per invertire la rotta, proprio come dovrebbe e probabilmente sta per fare il nostro pianeta, se vogliamo non solo sopravvivere ma creare un uomo nuovo, un precursore di una nuova umanità di cui sono portavoce i bambini che nascono in questo momento storico. La saggezza del nostro istinto ci può guidare come un animale selvatico che sicuramente non sbaglia possiamo riabitare il nostro corpo con una nuova consapevolezza una consapevolezza che è quella di un animale selvatico che non sbaglia cibo e comportamento, in particolare nell’accudire i cuccioli. La mente non guida più, il nostro animale interiore ci guida e si muove guidato da quello che è. Così una donna in travaglio è una donna che entra profondamente in trance per riconnettersi ad una antica fonte di sapere. Possiamo riconvertire la rotta di questo mondo in crisi partendo proprio dalla nascita e dal suo rispetto, perché questo momento storico è proprio come quello di una donna in travaglio che si blocca insieme al suo bambino preda di vecchi fantasmi, di vecchie ferite e sensi di colpa, abusi e violenze di ogni tipo, ma lo fa perché ha bisogno di questa fermata solo per riconvertire la rotta. Così sta nascendo una nuova cultura dalle ceneri di un vecchio mondo ormai agonizzante e questo si percepisce molto bene nel campo della nascita.

Alla fine ci sono solo l’Amore e la Gioia che possono accompagnare ogni Rinascita.

www.carlajolyarteostetrica.com

Approccio fisiologico alla nascita: massaggio metamorfico, massaggio polare e “rebozo”

sabato, 30 aprile 2011

MASSAGGIO METAMORFICO

Sono un’ostetrica libero professionista e lavoro in Valle d’Aosta, nel Canavese e in Toscana, ho applicato questo approccio di tipo energetico alla mia professione in modo consapevole e a studiarne le varie modalità di applicazione tecnica a partire dagli anni 90 e ad applicarle alla mia professione di ostetrica, prima in ospedale e poi nella libera professione. Questo approccio deriva dalla reflessologia plantare da R. St. Jhon,che ha individuato una corrispondenza tra la linea della colonna vertebrale sul piede e la vita intrauterina e la nascita. I vari segmenti della colonna vertebrale sulla linea del piede corrispondono al pre -concepimento alla gravidanza e alla nascita, esiste anche una linea sulla mano e sulla testa. E’ utile per curare tutta la storia ostetrica in caso di aborti spontanei e volontari, di blocchi e traumi natali e perinatali, parti difficili e cesarei. La tecnica è molto semplice e può essere imparata anche dal partner e dai genitori per i figli. Nella mia pratica ostetrica è uno strumento base per il mantenimento e ripristino della fisiologia,in linea di massima si può affermare che agisce rilassando la mamma e quindi favorendo l’apertura al parto e attivando il bambino. Può essere utilizzato in caso di infertilità ,in tutte le forme di distress in gravidanza,dalla minaccia d’aborto e parto prematuro a un difetto di crescita del bambino, carenza di liquido amniotico, per l’induzione del parto e del travaglio, nel post-partum, per favorire l’allattamento e in tutti i traumi di nascita (St.Jhon ha trattato per 2 anni un bambino Down insegnando la tecnica anche ai genitori e ha ottenuto la completa remissione dei sintomi), agisce rinsaldando il legame tra mamma e bambino. Avendo un concetto della mia professione come midwifery, quindi come donna in mezzo ad altre donne che le può accompagnare in tutte le età dalla nascita alla morte, applico questo tipo di massaggio in tutte le fasi di intensa trasformazione, in particolare quindi nascita ma anche adolescenza e pre-menopausa e menopausa. Questo massaggio è una pratica utile nell’infertilità femminile, maschile o di coppia, e può essere anche utile a ristabilire un’armonia relazionale. Ristabilisce la fisiologia in gravidanza, durante il parto e il puerperio in particolare in caso di scarsa crescita o reattività fetale. Può essere utilizzato nei problemi di allattamento o di svezzamento trattando la mamma. Aiuta a rilassarsi e a riarmonizzare le relazioni in periodi di intenso stress, viene infatti fortemente stimolato il parasimpatico che induce un rallentamento e una vasodilatazione periferica.

LABORATORIO ESPERIENZIALE DI MASSAGGIO METAMORFICO

La tecnica è semplice e dopo un approccio di tipo intuitivo, di cui i vari passi terapeutici si possono approfondire in un laboratorio esperienziale, si procede ad una tecnica di sfioramento in cui il tocco si alleggerisce sempre di più perché si agisce a un livello eterico quindi molto profondo che dura circa 10/20 minuti a piede e circa 15 minuti su mani e testa. Nel laboratorio si elabora insieme una definizione di relazione terapeutica sulla base di questa : “La relazione terapeutica è la capacità e abilità di tirare fuori dall’essere, dall’individuo che è sovrano le cose meravigliose stando a lato, al suo fianco”. Partendo dal concetto di intento, presenza e distanza giusta si percorrono insieme i passi dell’approccio terapeutico di cui i vari passi consistono in :1)-Concentrazione o centratura di sè 2)-Conferimento del potere di guarigione a chi riceve il massaggio 3)-Ascolto 4)-Sostegno. Attraverso gli elementi Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere si approccia la tematica della gravidanza e dei tre trimestri. Nel laboratorio si procede poi ad attivare la linea metamorfica e alla parte pratica. La chiusura consiste in un allineamento/riallineamento dei tre corpi: corpo fisico, corpo dei desideri e aspirazioni o anima e corpo spirituale. Si tengono periodicamente dei laboratori e chi è interessato può contattarmi.

UNA DEFINIZIONE COMPRENSIVA DEI VARI ASPETTI DEL MASSAGGIO METAMORFICO POTREBBE ESSERE CHE :- AIUTA A RITESSERE IL PROPRIO CORPO DI LUCE QUANDO ENTRIAMO IN UN PERIODO DI INTENSA METAMORFOSI NELLA NOSTRA VITA .

MASSAGGIO POLARE

Si basa sul concetto di Prana come energia da canalizzare attraverso il chakra del cuore e delle mani per riequilibrare le diverse polarità del corpo, R.Stone creatore del sistema terapeutico chiamato terapia della polarità (o polarity o massaggio polare) ha basato la sua teoria sull’equilibrio degli elementi della natura. L’approccio terapeutico è quello descritto sopra. Nella pratica ostetrica può essere utilizzato genericamente come trattamento anti-stress che coinvolge tutto il corpo e le articolazioni, in particolare per mantenere la fisiologia in gravidanza (ad es. in caso di albumina nelle urine, rialzo pressorio o “diabete in gravidanza”, diminuzione del liquido amniotico, ecc.) dal pre-concepimento al puerperio. Più specificamente può essere utile in travaglio per correggere una presentazione fetale non favorevole, velocizzare la dilatazione e aiutare l’impegno della testa fetale nella pelvi (effetto pari o simile al parto e al travaglio in acqua specialmente dal punto di vista dell’analgesia naturale).

REBOZO

E’una tecnica appresa dalle ostetriche del Sud America, che consiste in manualità integrate all’uso di una fascia tessuto con cui si può alternativamente indurre delle oscillazioni del corpo e delle fasciature di contenimento, è molto utile e apprezzato in travaglio e in puerperio nella versione contenitiva che aiuta in particolare insieme al massaggio addominale a tonificare a livello addominale i tessuti distesi dalla gravidanza e a riposizionare i visceri e gli organi addominali “dislocati” dalla loro sede abituale dal volume dell’utero a termine di gravidanza, può comunque essere applicato a tutto il corpo.

Carla Joly , ostetrica libero professionista

Mail carla.joly@alice.it

sito internet www.carlajolyarteostetrica.com

telefono 333 5372698

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!

La valigia per l’ospedale

sabato, 9 ottobre 2010

Se la nascita di vostro figlio, per qualsiasi motivo, avverrà in ospedale, ad un certo punto dovrete iniziare a pensare a preparare la famosa “valigia”… Ma anche se rimarrete a casa per un parto a domicilio, le cose di seguito elencate potranno far comodo… C’è anche da dire che la certezza di poter rimanere a casa non si ha sempre, anche quando si pensa al parto in casa, quindi il compromesso potrebbe essere che si prepara la valigia in ogni caso (per non doverci pensare all’ultimo, in caso andasse male) e poi si spera di lasciarla lì dov’è! Insomma, che sia valigia o solo organizzazione per un parto in casa, ecco le cose che potrebbero essere utili per il vostro parto e che potrebbe essere comodo avere “raggruppate” in un posto solo, in modo che anche il vostro compagno o le ostetriche possano trovarle senza dovervi chiedere lumi in travaglio:

Per tutte (ospedale o casa):

  • tutto panno carta per asciugarsi quando si va in bagno, al posto dell’asciugamano, così si butta tutto nel wc
  • assorbenti giganti
  • 5 mutandoni che vi stiano con l’assorbente gigante (di carta o di cotone)
  • un paio di asciugamani
  • maglietta larga (in ospedale fa sempre caldo, ma anche in casa con la stufetta ;-) )
  • musica per il parto
  • macchina fotografica
  • coppette assorbilatte
  • conchiglie raccoglilatte
  • reggiseni allattamento
  • tintura madre di calendula e una bottiglietta vuota da mezzo litro (per fare il mix con la calendula da versare su eventuali lacerazioni o suture quando fai pipì, dopo il parto)
  • vestitini e accessori per il bimbo (2-3 copertine leggere, 4 magliette, 5-6 tutine, bavaglini, calzini, cappellino, pannolini lavabili)

In particolare per l’ospedale:

  • beauty case con deodorante, spazzola, spazzolino, saponetta, per sentirvi pulite e in ordine
  • caricacellulare
  • posate, tazza, bicchiere, zucchero, cibo per il travaglio e per il post parto
  • fazzoletti e tovaglioli di carta
  • sacchetti per la biancheria sporca
  • accappatoio
  • 2-3 camicie da notte aperte davanti
  • calzini antiscivolo
  • 3-4 paia calzini normali
  • ciabatte
  • vestaglia
  • piano del parto

Se avete deciso per una nascita Lotus, ricordatevi di portare in ospedale un colapasta (non penso che in ospedale possano prestarvene uno), un contenitore per metterlo dentro, del sale grosso e dei pannolini abbastanza grandi per contenere la placenta.

E ora che avete fatto la valigia, non vi resta che aspettare che arrivi il momento… quello scelto dal vostro piccolo, mi raccomando! Nel frattempo, dedicatevi a fare la maglia o ad altre attività che spengano il cervello, sembra che aiutino ad arrivare prima e meglio al lieto evento!