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Riflessioni sui vaccini

venerdì, 22 gennaio 2010

Mi sono chiesta più volte se scrivere un post su quest’argomento… e fino ad ora avevo rimandato, perché ritengo la questione vaccini molto “spinosa” e troppo personale… ma poi, leggendo il libro di Roberto Gava “Le vaccinazioni pediatriche” ho pensato che avrebbe potuto essere utile dare qualche dritta… Ci sono molte cose importantissime che si potrebbero dire, tantissime informazioni e studi su ogni vaccino, su ogni malattia per cui esiste un vaccino… e infatti il libro di Gava ha più di 800 pagine! Devo fare per forza una cernita… Cercherò di riassumere le informazioni fondamentali che ritengo possano essere utili ai genitori che devono decidere se vaccinare i propri figli o che semplicemente sono interessati a saperne qualcosa di più. Ecco qualche punto, citato nelle conclusioni del libro di Gava:

1- I genitori hanno il DIRITTO di ottenere informazioni sul rapporto rischio/beneficio dei vaccini, in modo che possano decidere consapevolmente se vaccinare o no il proprio bambino. Peccato che questo non avvenga quasi mai, perché le informazioni che vengono date sono di solito puro terrorismo, gli stessi operatori sanitari, se interrogati al riguardo, non fanno che elencare tutte le conseguenze più gravi che potrebbero verificarsi non vaccinando il proprio bambino.

2- Prima di qualsiasi vaccinazione, ogni genitore dovrebbe chiedere che il bambino venga visitato molto accuratamente, perché ci sono malattie (anche un semplice raffreddore) che possono facilitare l’insorgere dei danni da vaccino. Bisognerebbe anche raccogliere un’accurata anamnesi familiare e personale del bambino, per individuare eventuali patologie rilevanti, per lo stesso motivo. Anche questo non avviene, perché le domande si limitano a questo: “Il bambino sta bene?”. Sembra assurdo ma il medico lo chiede a noi genitori… che ne possiamo sapere se il bambino non mostra particolari segni ma sta “covando” qualcosa? Non sarebbe meglio fare una visita completa? Questa non viene effettuata praticamente mai…

3- Non farsi intimidire dal personale medico con motivazioni non supportate da dati, perché se ci sono motivazioni e dati validi si può prendere una decisione ponderata, mentre far leva sull’emotività non ha senso e nasconde un’insicurezza e una mancanza di preparazione del personale medico. Purtroppo, quando si parla del proprio figlio e ci si sente raccontare qualcosa di brutto, è difficile mettere a tacere il lato emotivo… comunque cercate di ottenere solo informazioni per poter decidere serenamente, e lasciate perdere le intimidazioni.

4- Non prendete decisioni affrettate, pensando che sia necessario fare tutto coi tempi previsti dalle asl… Se non avete dati sufficienti per decidere, se non ricevete risposte soddisfacenti alle vostre domande, allora la sola cosa che potete fare è rimandare la vaccinazione fino a quando potrete capire cosa è meglio fare per vostro figlio.

5- Prima di lasciar vaccinare il bambino, il genitore dovrebbe essere sicuro che: il bambino stia bene in quel momento; che non abbia avuto brutte reazioni a qualche vaccino precedente; che il bambino non abbia storia personale o familiare di reazioni da vaccino, convulsioni o disturbi neurologici, allergie o disturbi immunutari; che il bambino non sia ad alto rischio di avere un danno da vaccino; che il genitore sappia identificare una reazione da vaccino; che il genitore sappia denunciare una reazione da vaccino; che il genitore conosca il nome della ditta produttrice di quel vaccino e il numero del lotto; che il genitore conosca dei trattamenti alternativi alla vaccinazione. Queste domande non ce le si pone quasi mai, più spesso si decide di fidarsi e affidarsi alla buona sorte… ma pensate che dalle vostre scelte dipende la salute del vostro piccolo!

6- Se la vaccinazione viene eseguita, bisognerebbe farsi fare una certificazione dell’avvenuta vaccinazione, con data, nome del vaccino, ditta produttrice e numero del ceppo (dati utili in caso di reazioni avverse). Invece il personale sanitario di solito rilascia solo la certificazione della vaccinazione, ma senza questi importantissimi dati.

7- Dopo la vaccinazione, tenere sotto attento controllo il bambino, e avvisare subito il pediatra nel caso si noti qualche reazione o sintomo sospetto, non accontentandosi di una rassicurazione se il medico sottovaluta la cosa. Si può sempre chiedere un secondo parere. Anche in questo, è fondamentale fidarsi del proprio istinto di genitore, più che delle parole del medico!

8- Ogni medico è obbligato dalla legge a dichiarare alle autorità competenti qualsiasi effetto indesiderato comparso dopo la vaccinazione, ma se il medico si rifiuta di farlo il genitore può farlo personalmente, servendosi della “Scheda ufficiale di segnalazione di sospetta reazione avversa”.

9- In caso di reazioni avverse gravi, con conseguenti danni al bambino vaccinato, i genitori hanno diritto a ricevere un indennizzo (Legge n. 229 del 29 ottobre 2005).

Naturalmente l’argomento non si esaurisce qua, ci saranno altri articoli sull’argomento, ma mi sembrava una buona introduzione… Credo che siano punti davvero molto importanti!

False credenze su come crescere i bambini

domenica, 17 gennaio 2010

Nella nostra società continuano a sopravvivere strani miti e false credenze sui bambini, che sfidano il buon senso e la scienza. Devo ammettere che fino a non molto tempo fa anche io ritenevo ragionevoli molte di queste credenze, nonostante avessi studiato psicologia. Vale quindi la pena che ve ne racconti alcune:

Non bisogna tenere troppo in braccio i bambini e  bisogna prenderli in braccio solo quando è strettamente necessario. Si rischierebbe di “viziarli” e di ritardare il loro sviluppo psico motorio. In pratica, questi bambini avrebbero maggiori probabilità di diventare insicuri, troppo dipendenti dai genitori e di imparare a camminare più tardi degli altri.

I bambini non devono dormire con i loro genitori. Varie le motivazioni:

  • si “vizia” il bambino, per cui vorrà dormire con i genitori per anni e anni
  • si rallenta la loro crescita perché  si consuma l’ossigeno di cui hanno bisogno (questa strana credenza andava di moda quando ero bambino io)
  • non è igienico
  • avranno problemi di insonnia
  • avranno problemi psicologici (paure, insicurezze, ecc.)
  • si rischia di schiacciarli

Sempre in tema di sonno, i bambini “normali” dormono tutta la notte di filato. Non è chiaro da che mese sarebbe normale dormire tutta la notte, ognuno dice la sua. Comunque, se il vostro bambino non dorme tutta la notte di filato, allora dovete insegnargli a dormire, e qui ognuno ha le sue ricette.

In tema di allattamento si sente spesso dire che dopo un po’ di mesi (forse 6) il latte della mamma non è più nutriente, è solo acqua, quindi bisogna terminare l’allattamento per non pregiudicare la crescita del bambino. Allattare un bambino oltre l’ anno di vita non è comune nella nostra società, talvolta non è neanche benvisto. Mi hanno raccontato di una tirocinante medico che durante un confronto con colleghi medici e psicologi ha affermato che immaginare un bambino di 2 anni che si attaccava ancora alla tetta le “faceva senso”.

Questa è bella: bisogna far capire al bambino chi comanda.  Se non imponi la tua autorità fin dai primi mesi, il bambino diventerà un tiranno aggressivo e manipolatore, senza limiti, capriccioso, viziato e imporrà i sui capricci a tutta la famiglia. E’ quindi assolutamente necessario frustrare il bambino in modo che impari il prima possibile la disciplina e i propri limiti.

Quando un bambino piange non si deve consolarlo subito, ma bisogna lasciarlo piangere per un po’, perché così lo tempriamo. Inoltre il pianto è salutare perché apre i polmoni! Naturalmente non è buona cosa fare “troppe coccole” ai bambini, altrimenti diventeranno dei “mammoni” e rimarranno per sempre attaccati alle gonne e ai pantaloni dei loro genitori.

Ultima chicca: bisogna mandare i bambini all’asilo perché così si svegliano e imparano a socializzare. Certo, non perché non sapremmo a chi affidarli, dovendo tornare al lavoro; l’asilo serve a “svegliare” i bambini, insomma, un po’ come il vecchio servizio militare obbligatorio serviva a “svegliare” i giovani.

Queste sono solo alcune delle false credenze sui bambini, che ho appreso dai consigli e racconti di conoscenti, amici e parenti. Sono credenze tanto radicate nella nostra società, che persino alcuni medici, pediatri, psicologi, educatori, ecc. ce le raccomandano. In realtà non hanno alcun fondamento scientifico. Si fondano per lo più sul “mito” dell’indipendenza precoce dei nostri figli, ovvero sulla necessità di accelerare il più possibile il loro distacco dai genitori e dalla madre in particolare, in modo che vadano per il mondo forti e sicuri di sé.

La scienza e il nostro istinto,  però, ci dicono che per crescere bambini più sicuri e felici occorre dare loro affetto, attenzione e rispetto.

Il massaggio al bambino

lunedì, 7 dicembre 2009

Quando la mia piccola Vera aveva circa un mese, ho iniziato a seguire un corso di massaggio infantile, appunto per imparare a massaggiare la mia bambina. Spesso i corsi di massaggio sono previsti dalle Asl, ma altrettanto spesso bisogna aspettare che ci sia il numero di adesioni sufficiente a far partire il corso, e nel frattempo il bambino cresce… Perché non farne uno privatamente? Credo che in questo caso i soldi che si spendono siano un ottimo investimento. Per trovare un’insegnante AIMI nella vostra zona, potete guardare i nominativi sul sito AIMI, contattare gli insegnanti e decidere quale scegliere per comodità, prezzo e vicinanza a casa.

Per me, il corso di massaggio è stata una delle prime occasioni per conoscere altre mamme con bimbi della stessa età di mia figlia, oltre che per imparare un modo molto efficace per rilassarci e passare del tempo. Gli incontri fissati ogni settimana erano anche un’avventura, perché uscire con un neonato e prendere il tram in una città come Torino non è stato sempre facile, ma è stato divertente e ricordo con tenerezza quelle prime uscite con la mia bambina. Ho conosciuto un’ostetrica molto brava (che può sempre tornare utile!), e scambiare impressioni e sensazioni con altre mamme alle prime armi è stato molto utile e simpatico. È anche stato un ottimo corso “post partum”! Ma oltre a ciò, ci sono altre ottime ragioni per frequentarlo. Per esempio, attraverso il massaggio posso far sentire al mio bambino che lui è tutto intero, che è formato da tante parti del corpo, e che sono tutte sue. Lui impara che tutto quello che sente sulla propria pelle… è lui! Impara i suoi confini, impara il piacere di essere toccato… insomma inizia a costruire lentamente la sua immagine di sé e la sua identità. Questa è anche la ragione per cui attraverso il massaggio si accelera la maturazione del sistema nervoso. Un’altra ragione per massaggiare il proprio bambino è questa: se il piccolo soffre di mal di pancia, o se è agitato, il massaggio può essere di aiuto per calmarlo o per alleviare il dolore.

Inoltre, attraverso il massaggio si favorisce la funzionalità intestinale (prevenzione delle coliche), e si comunica sostegno e conforto. Se fate un massaggio al vostro bambino che si trova in difficoltà, sarete partecipi al suo dolore senza vivere la frustrazione e il senso di impotenza del non sapere che cosa fare. A dire la verità c’è almeno un’altra valida ragione per massaggiare il proprio piccolo: si passa insieme del tempo di buona qualità, e grazie ad esso si possono anche risollevare le sorti di una giornata iniziata non troppo bene. Io massaggiavo spesso mia figlia nelle giornate fredde in cui non si poteva uscire di casa e non sapevamo come passare il tempo… beh, tra un preparativo e l’altro passava quasi un’oretta!

Il massaggio può essere fatto lungo tutto l’arco della vita, a volte sarà molto utile e a volte un po’ meno, ma potrete sempre farvi ritorno anche dopo un periodo in cui non l’avete utilizzato. Vostro figlio, se sarà stato abituato a questo tipo di comunicazione fin da piccolo, saprà utilizzare questo “linguaggio” e trarne beneficio.

Massaggiare è un gesto di amore e di rispetto verso il proprio bambino: lo si considera una persona a tutti gli effetti, gli si chiede il permesso di farlo, c’è un grande scambio di amore e calore che nutre il piccolo, e che lo fa sentire accettato anche se gli venisse voglia di piangere (cosa che è possibile che accada, soprattutto quando è piccolo). Il bambino impara che è buono e gli vogliamo bene anche se piange… un messaggio totalmente diverso da quello che si sente spesso in giro: “Fai il bravo, non piangere…”, e che io reputo molto triste. Se il bambino piange, è solo per comunicare un disagio, non perché è cattivo!

Insomma, massaggiando il vostro bambino (sì, anche voi papà!) non potrete che avere dei benefici!


Svezzamento “al naturale”

mercoledì, 25 novembre 2009

Il termine svezzamento viene usato con due significati diversi: iniziare ad introdurre nella dieta del bambino altri cibi diversi dal latte materno, e smettere di allattare. Le due cose sono molto diverse, ma sicuramente correlate, perché il processo che inizia quando si propongono al bambino cibi diversi dal latte non può che concludersi, prima o poi, con la fine dell’allattamento al seno.

Ho allattato Vera in modo esclusivo almeno fino a 6 mesi, ma non ricordo esattamente fino a quando! So però che già prima dei 6 mesi la mettevamo a tavola con noi, sul seggiolone, in modo che non si sentisse sola quando mangiavamo, e lei si intratteneva mordendo carote, sedano e finocchi crudi. Quando aveva circa 4 mesi e mezzo aveva cercato di prendermi della carne dal piatto! E visto che a 5 mesi e mezzo stava seduta, abbiamo capito che il suo interesse per il nostro cibo la avrebbe portata a voler assaggiare molto presto. Infatti lei non aspettava altro! Verso i 6-7 mesi, quindi, abbiamo iniziato a farle assaggiare le cose che mangiavamo noi, cose semplici e cucinate in modo sano, naturalmente. Lei assaggiava tutto e sembrava molto contenta.  Naturalmente, al di fuori di quei piccoli assaggi, tanto latte di mamma a volontà! Ho iniziato il percorso di svezzamento senza preoccupazioni o ansie, perché il fatto di allattare ancora a richiesta mi dava la certezza di assicurare a mia figlia tutto ciò di cui aveva bisogno. Quasi sempre Vera poppava prima di sedersi a tavola con noi, così era tranquilla, con la fame soddisfatta, e pronta ad assaggiare nuove cose e a fare esperimenti. Per un po’ di mesi si può dire che non stesse mangiando veramente, ma si divertiva e giocava, sperimentando nuovi sapori. In realtà non so dire neanche quando abbia iniziato a mangiare veramente, perché ho sempre cucinato le stesse cose per tutti, e lei assaggiava da noi e mangiava quanto voleva. Si faceva capire benissimo quando non ne voleva più! E poi chiedeva la tetta, naturalmente! Non so nemmeno quanto mangiasse, perché preparavo due dosi abbondanti (per me e per il papà) senza pesare e misurare, e così era tutto più semplice. Ho provato due volte a preparare il brodo vegetale, ma non ha voluto assolutamente mangiarlo, così ho deciso che avremmo deciso noi (io e lei) cosa, come e quanto. È andato tutto benissimo, il momento del pasto è sempre una gioia per lei, qualsiasi cosa stia facendo corre al tavolo e vuole entrare nel seggiolone, e mentre inizio a mettere in tavola inizia già a urlare “Am! Am!”. Da circa un mese sa mangiare da sola con le posate, anche se spesso a fine pasto troviamo un bel po’ di pappa sotto al seggiolone, ma evitiamo di faticare troppo mettendo un tappeto lì sotto, così dopo è più facile pulire. Prima si faceva imboccare senza tanti problemi, oppure mangiava da sola con le mani. Ancora adesso, se un giorno non ha fame o non le va quello che ho preparato, mangia pane e altre cose e poi recupera con il mio latte.

Se si aspettano almeno i 6 mesi del bambino, non c’è bisogno di preparare cose speciali per iniziare lo svezzamento, perché a differenza di un lattante di 3 mesi, a 6 mesi i bambini possono già masticare piccoli pezzi di cibo (anche se non hanno ancora i denti!), e quindi ciò rende possibile adattare il nostro pasto anche a loro, senza troppe difficoltà. Non c’è neanche bisogno di usare piatti o bicchieri particolari, ne basterà uno infrangibile, e se un bambino non ha mai usato il biberon, può tranquillamente crescere senza usarne mai uno! I piccoli sanno bere dal bicchiere anche appena nati, quindi a maggior ragione basta procedere con calma, senza beccucci o altre particolarità!

Secondo me le cose importanti da tenere in mente sono queste:

-mai forzare il bambino a mangiare qualcosa: se non gli va forse significa che non è pronto, alcuni bambini iniziano a mangiare ben oltre i 6 mesi, e forse può avere dei problemi di allergia che lo portano a preferire il latte materno per tutto il primo anno di vita e oltre;

-se il bambino butta fuori con la lingua gli alimenti solidi vuol dire che non è ancora pronto ad assaggiare qualcosa di diverso dal latte, e se non sta seduto è ancora presto per iniziare a mangiare “da grandi”;

-con lo svezzamento naturale inizia un graduale allontanamento dal seno, che si concluderà con la fine dell’allattamento, ma che può impiegare anche diversi mesi o addirittura anni per compiersi! Il tutto avverrà così gradualmente che piano piano il bambino aumenterà la quantità di cibo diverso dal latte, facendo diminuire il nutrimento che ottiene attraverso il seno, senza quasi accorgersene!

-Anche durante il secondo anno di vita il latte materno è un’ottima fonte di nutrimento, e oltre a questo l’allattamento costituisce anche un mezzo di legame col bambino, quindi non c’è alcun motivo per interromperlo, se la mamma e il bambino lo desiderano.

Che dire di più, anche in questo caso credo che non si possa sbagliare se ci si fa guidare dal nostro intuito e dal comportamento del nostro “saggio” bambino, evitando di seguire consigli (sì, anche quelli del pediatra!) se ci sembrano non adatti a noi e al nostro bambino, naturalmente in assenza di patologie! Buon appetito! ;-)


L’alternativa ecologica (e comodissima!) agli assorbenti

sabato, 21 novembre 2009

Durante i nove mesi di gravidanza una delle cose che si possono apprezzare è l’assenza di mestruazioni! Per chi, come me, le ha dolorose, non ne sente assolutamente la mancanza! Ma poi, presto o tardi, ritornano. Anche allattando a richiesta e esclusivamente al seno nei primi mesi, può succedere che tornino abbastanza presto, magari in modo non regolare… o se sei fortunata starai senza anche 18 mesi o più! In ogni caso, prima o poi il tuo corpo ti avvisa che sta tornando fertile, che si rimette “in moto”, e quindi si pone il problema di cosa usare durante i giorni del flusso mestruale. Io, prima della gravidanza, usavo assorbenti di cotone per evitare fastidi dovuti a “materiali plasticosi”, oppure assorbenti interni che mi facevano sentire più a mio agio ma che in qualche modo sentivo non essere la cosa più sana e naturale del mondo… Quindi dopo la gravidanza mi sono trovata un po’ spiazzata nel dover scegliere di nuovo a cosa affidarmi… Non me la sentivo più di mettere gli assorbenti interni, ma mi davano particolarmente fastidio anche quelli di cotone.

Ho avuto la fortuna di sentir parlare (anzi, di leggere) della Moon cup, una coppetta in silicone morbido che si inserisce in vagina e che raccoglie semplicemente il sangue mestruale. Ogni 4-6 ore si toglie, si svuota, si sciacqua e si rimette. Ho deciso di provarla, visto il suo costo relativamente basso (circa 35 euro), e considerato che ad ogni ciclo facevo fuori almeno una confezione di salvaslip e due o tre di assorbenti di cotone, per un totale di circa 15-20 euro. L’ho comprata, l’ho provata subito (al di fuori del ciclo mestruale) e poi l’ho collaudata durante il successivo ciclo. Beh, provare per credere! I pregi sono decisamente tanti: è economica, considerando che dura anche e più di 10 anni; è ecologica perché, così come usando i pannolini lavabili, si evita di inondare il mondo di assorbenti che impiegheranno centinaia di anni a distruggersi; è comodissima, perché non devi portarti dietro assorbenti di ricambio anche quando sei fuori casa, e basta un lavandino dove sciacquarla, per rimetterla pulita. Anche se per caso finisci in una toilette dove non c’è acqua, beh puoi anche rimetterla senza sciacquarla, e farlo poi appena arrivi a casa. E non sei infastidita da assorbenti più o meno ingombranti, più o meno soffici, più o meno evidenti… oltre a non sentire più lo sgradevole odore che spesso accompagna quei giorni! L’unico requisito che secondo me bisogna avere per usare la Moon cup è quello di avere una certa confidenza col proprio corpo, e non bisogna provare fastidio all’idea di avere qualcosa dentro, che comunque, se posizionato bene, non si sente minimamente. E se si toglie il dolore del ciclo che alcune donne provano, usando la Moon cup è quasi come non avere le mestruazioni! Esiste in due taglie: la A per chi ha almeno 30 anni e/o ha avuto un parto vaginale, la B per chi ha meno di 30 anni e/o non ha avuto un parto vaginale. Se siete interessate potete trovare maggiori informazioni e vedere anche il video esplicativo qui:

http://www.labottegadellaluna.it/moon_c.html

Se volete acquistarla da un rivenditore della vostra zona, andate a cercare quello che vi è più vicino:

http://www.labottegadellaluna.it/rivenditori.asp

Dopo aver capito che la Moon cup faceva per me, ho fatto ancora un ulteriore passo: visto che comunque ho delle piccole perdite anche usando la coppetta, mi sono procurata dei salvaslip lavabili, per i soliti motivi: risparmio di denaro e ecologia. E ho trovato una mamma che li fabbrica da sé, e li vende a prezzi molto competitivi (7 euro l’uno). Sono fatti molto bene, si possono lavare a 60° anche con i pannolini dei bimbi e asciugano in fretta! Sono davvero comodissimi e non si ha quella perenne sensazione di bagnato che si prova coi salvaslip usa e getta, perché essendo in cotone non fanno sudare (Se qualcuna fosse interessata, visto che questa mamma non ha un sito, scrivetemi in privato e farò da tramite!).

Insomma, sono felicissima perché ora ho il mio kit mestruazioni totalmente ecologico!;-)