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La tintura madre di Calendula

sabato, 28 agosto 2010

La tintura madre di Calendula (Calendula officinalis) è una pianta comunissima, riconoscibile dal bellissimo e caratteristico colore dei suoi fiori, arancioni o gialli con forma di simile a quella della margherita. Ho conosciuto gli usi della TM di calendula in gravidanza, sempre grazie alle mie ostetriche, e ho molto apprezzato le sue proprietà nel post parto!
Per cosa si usa? Come uso interno, la calendula (tintura madre o anche macerato glicerico) è utile per alterazioni del ciclo mestruale, perché
aumenta le mestruazioni scarse e diminuisce le abbondanti, o come immunostimolante. Come uso esterno, può essere usato come antiinfiammatorio locale e antiarrossante, poichè i principi attivi presenti hanno ottimi effetti su una grande quantità di malattie della pelle, dall’acne ai geloni.
La tintura madre di Calendula viene anche indicata per arrossamenti e infiammazioni della cute di qualsiasi origine (a me è stata molto utile per l’infiammazione vaginale dopo il parto, dovuta ai punti). Generalmente ben tollerato dalle mucose, è molto indicato anche per gli eritemi da pannolino della prima infanzia.
L’estratto di pianta fresca di foglie e fiori di Calendula attiva le proprietà antiinfiammatorie, lenitive e cicatrizzanti. Le foglie della calendula a differenza del fiore vengono considerate tossiche.
Per la presenza di caroteni, la calendula viene anche indicata come protettivo contro i danni dei raggi solari sulla pelle.
Come si usa? Uso interno: 30-40 gocce 3 volte al dì in acqua. Uso esterno: una soluzione al 20% in acqua sterile . Voglio aggiungere che ho usato la TM di calendula anche per disinfettare il moncone del cordone ombelicale della mia bimba, invece di usare altri disinfettanti: immergevo un cotton fioc nella TM e lo passavo sul moncone, visto che dalla pelle passa tutto preferivo quello a qualsiasi altro disinfettante!

Insomma mi sembra un rimedio che può essere utile in molte occasioni, specialemente nella vita di una donna e mamma, quindi meglio averne sempre un po’ in casa!

L’olio essenziale di melaleuca (tea tree oil)

domenica, 1 agosto 2010

Ho conosciuto questo rimedio durante la gravidanza, grazie alle mie ostetriche, e ancora adesso per me è insostituibile! Ecco un po’ di informazioni su questo olio essenziale…

L’olio di Tea Tree o “albero del tè” (nome attribuitogli dal capitano Cook che, sbarcato in Australia, bevve una bevanda a base di foglie di tea tree scambiandola per un infuso di tè) è uno straordinario olio essenziale di origine naturale, con efficacissime proprietà antisettiche, indicato per il trattamento di irritazioni cutanee, punture di insetti, scottature, ulcere del cavo orale, gengiviti, herpes, infezioni vaginali e molteplici altri disturbi. Tale essenza è prodotta per distillazione dalle foglie dell’albero della Melaleuca alternifolia, il cui nome deriva dal greco mèlas -anos, nero e leukòs, bianco, dal contrasto esistente tra le foglie verde scuro, e la corteccia bianca; è una pianta proveniente dall’ Australia. Un aspetto che differenzia il Tea Tree da tutti gli altri oli essenziali è che esso è l’unico olio essenziale (insieme alla Lavanda) che può essere usato puro direttamente sulla pelle, non avendo quindi bisogno di essere prima diluito in altre sostanze come gli oli base.

Ecco qualche indicazione su come usarlo, a seconda del problema:

- Stomatiti e candidosi del cavo orale: per le infezioni della bocca o della gola si consiglia di eseguire degli sciacqui con 4-5 gocce di tea tree in un bicchiere di acqua, mescolando bene, oppure prediluire in 20 gocce di propoli o in un po’ di miele.

- Eczema e ustioni: le proprietà disinfettanti dell’essenza possono curare anche le dermatiti, l’herpes, tagli e piaghe infette ed alleviare i dolori delle ustioni. Le proprietà battericide rendono l’olio essenziale di tea tree un ottimo rimedio per i vari tipi di acne. Diluire sempre in modo adeguato l’olio essenziale al momento dell’uso per evitare irritazioni.

- Parassiti degli animali: le proprietà parassiticide dell’olio essenziale di tea tree possono aiutare ad eliminare eventuali parassiti presenti nel pelo degli animali. In tali casi si consiglia di usare l’olio sempre diluito.

- Forfora e dermatite seborroica del cuoio capelluto: le proprietà disinfettanti e seboregolarizzanti dell’essenza possono giovare in caso di dermatite e problemi del cuoio capelluto. Si possono effettuare frizioni per combattere la forfora ed il prurito o aggiungere l’olio essenziale allo shampo ( 3 gocce di tea tree per una dose di shampoo).

- Infezioni e micosi vaginali: si consiglia l’uso dell’olio essenziale diluito (per lavande vaginali 5 gocce in 250 ml di acqua bollita) o l’utilizzo di ovuli di gelatina preconfezionati a base di calendula e tea tree.

- Sistema nervoso: anche se utilizzato prevalentemente per disturbi fisici, il tea tree agisce anche tonificando il sistema nervoso in caso di stanchezza, fatica mentale, inerzia, tendenza alla depressione, specie in soggetti con difese organiche indebolite e con una depressione immunologica. L’olio essenziale di tea tree sembra favorire le capacità reattive dell’individuo.

- Mal di gola e infezioni: l’olio essenziale di tea tree ha proprietà antinfiammatorie ed antivirali. La sua azione espettorante può essere utile per ridurre il muco provocato da bronchite od infezioni dell’apparato respiratorio. Per le infezioni della bocca o della gola si consiglia di eseguire degli sciacqui con 4-5 gocce di tea tree in un bicchiere di acqua, mescolando bene, oppure prediluire in 20 gocce di propoli o in un po’ di miele.

Vivere al meglio la gravidanza

sabato, 3 luglio 2010

In generale, in gravidanza bisognerebbe comportarsi come nella vita di tutti i giorni… già, ma solo se nella vita di tutti i giorni si mangia bene, si fa attività fisica moderata, non ci si ammazza di lavoro e se non si hanno i capelli dritti dallo stress… È vero che la gravidanza non è una malattia, ma se nella vita normale si hanno dei ritmi piuttosto frenetici, almeno in gravidanza sarebbe meglio darsi una calmata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, si dovrebbe mangiare un po’ di tutto, ma non due volte tanto… Evitare troppi dolci, limitandoli ad una o due volte alla settimana, e distribuire i pasti in più spuntini per evitare di appesantirsi: almeno, per me funzionava bene questo metodo. Le mie ostetriche mi avevano consigliato di eliminare i formaggi, che in generale non sono molto “sani”, perché possono sia rallentare la digestione (soprattutto se seguono una portata di carne o pesce) sia creare intolleranze, fermentazioni intestinali e gonfiori. Io avevo eliminato del tutto i latticini, tranne lo yogurt che è già fermentato, e anche se mi è costato un po’ questo sacrificio, credo che lo farò anche per la prossima gravidanza. In fondo 9 mesi sono pochi… non è tutta la vita! Inoltre, mi avevano consigliato di limitare l’assunzione di frutta a fine pasto; meglio come spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio. La frutta, infatti, è l’alimento che aumenta maggiormente la fermentazione intestinale (sino a 5 volte in più) soprattutto dopo che l’organismo ha assunto gli altri nutrienti ed è già impegnato nella loro digestione.

Per il lavoro… beh, credo che ogni futura mamma possa capire da sola il proprio limite… quando deve smettere, quando deve diminuire, mollare un po’ la presa… credo che l’unico consiglio che posso darvi è questo: ascoltate il vostro corpo, i segnali che vi manda, perché lui “sa” che cosa va bene e cosa no. In fondo, anche se si rinuncia a qualche mese di lavoro, se ne guadagna in salute per sé e per il proprio piccolo, ci si può prendere del tempo per stabilire un dialogo maggiore con la propria creatura, si possono raccogliere le forze per il travaglio, il parto, e tutto ciò che verrà dopo. E soprattutto si guadagna quello spazio mentale necessario a “essere qui ed ora”, presente e in contatto col momento magico e irripetibile che si sta vivendo, soprattutto se si tratta della prima esperienza di gravidanza. Io credo che ne valga la pena, in fondo il periodo in cui si fa la mamma a tempo pieno non è infinito, c’è sempre tempo per recuperare il lavoro ma questi momenti non torneranno più!

Qualche rimedio naturale ai possibili fastidi…

Sicuramente la vostra ostetrica potrà sempre consigliarvi su come curare piccoli fastidi in gravidanza (e anche dopo), ma già che ci siamo vi rivelo già io qualche segreto! Per esempio, sappiate che se soffrite di stitichezza potete mangiarvi un kiwi appena sveglia, al mattino, e dopo bere una tazza di tisana o anche solo di acqua, senza mangiare null’altro per un po’… dopo qualche ora vedrete che vi libererete! Per il mal di gola invece mi avevano consigliato mezzo limone spremuto con qualche cucchiaino di miele, meglio se di tiglio: proverete subito sollievo e la gola si sfiammerà in fretta. Il raffreddore si può combattere con quantità industriali di vitamina C, è bene bere tanti liquidi e stare al caldo. Inoltre sembra che il brodo di pollo serva veramente a liberare il naso! Per combattere la tosse grassa, si dovrebbe bere tanta acqua per fluidificare il muco e facilitarne l’espulsione; bere bevande calde per ammorbidire il muco ed espellerlo quindi più facilmente; evitare di mangiare formaggi che producono molto muco; creare un ambiente di vita ben umidificato (se non è possibile, procedere con l’inalazione di vapore); evitare l’esposizione a fumo e polvere.

Se all’inizio della gravidanza soffrite di nausea e vomito… beh, intanto dovete armarvi di santa pazienza! Anche io ci sono passata e so che non è affatto divertente! Specialmente se oltre ad avere la nausea tutto il giorno, vomitate anche diverse volte… Comunque, potete provare diversi rimedi: mangiare poco ma tante volte durante il giorno, mangiare crackers e biscotti secchi prima di alzarvi dal letto al mattino, seguire le vostre “voglie” anche se vi sembrano strane o “fuori orario” (come la pasta per merenda e dei biscotti a pranzo). Altri rimedi: zenzero; tisana al finocchio, tè alla menta o limonata zuccherati; pop corn NON zuccherati; umeboshi (sono prugne giapponesi che si trovano nei negozi di alimentazione biologica); vitamina B6 (10 mg prima di dormire); vitamina C e magnesio (per le dosi chiedete meglio in erboristeria). Se proprio non va meglio, provate con l’agopuntura o con rimedi omeopatici, sarete sicure di non nuocere al vostro piccolino mentre cercate di stare meglio…

Se doveste avere problemi di candida, invece, come rimedio naturale potreste usare l’olio essenziale di melaleuca (tea tree), che potrete usare anche dopo la nascita, se dovesse ricomparire la candida sul seno e nella zona pannolino del piccolo (spesso mamma e bambino si continuano a passare la candida perché dalla bocca del piccolo la passa al capezzolo, e viceversa). Potete anche fare lavaggi col bicarbonato, ed è importante lavare separatamente la biancheria, a 90° per distruggere i funghi. Se soffrite di candida cercate di limitare i dolci, i lieviti e i formaggi, e usate biancheria di cotone.

Naturalmente il consiglio di rivolgervi ad un bravo omeopata vale per tutti questi fastidi, se i rimedi naturali non funzionano!

La sicurezza del parto in casa

lunedì, 21 giugno 2010

La prima cosa che mi viene detta quando dico di aver partorito a casa è questa: “Ah sì? Che coraggio!”. Da questo capisco che siamo ancora molto lontani da società come l’Olanda, dove il parto in casa è la norma e in ospedale vanno a partorire solo quelle donne che hanno dei problemi di salute. Il coraggio non c’entra, se mai si può parlare di consapevolezza, di fiducia, di determinazione. Queste qualità forse sono necessarie per affrontare questo percorso, ma il coraggio no. Il coraggio implica che tu stia facendo qualcosa di pericoloso, mentre invece il parto in casa, se ci sono le condizioni per poterlo effettuare, è la scelta meno pericolosa, mentre invece può essere rischioso il parto in ospedale. Se si conosce bene come funziona il nostro corpo, soprattutto in travaglio, se ci si affida a persone competenti, se si è in contatto col proprio bimbo e se tutti i parametri per una gravidanza fisiologica sono rispettati, allora il parto in casa è la scelta più sicura. Dirò di più: forse è più sicuro del parto ospedaliero anche in tante occasioni che non sono considerate “fisiologiche”, ma questo è un mio pensiero. Quindi, nessun coraggio. Anzi, secondo me bisogna essere impavidi per decidere di partorire in ospedale quando tutto va bene… è come entrare nella tana del lupo! Se vi chiedete come si possa avere certe garanzie, come per esempio cosa si fa se il bambino appena nato ha dei problemi, beh io credo che per i problemi risolvibili si possa fare in tempo ad andare in ospedale al minimo segnale (anche per questo le persone a cui ci si affida devono essere molto competenti), mentre per i problemi che non si possono risolvere… beh, sarebbe lo stesso essere in ospedale, non cambierebbe molto. Nei film, quando una donna partorisce, succede sempre un imprevisto, un qualcosa per cui c’è un’emergenza, ma nella realtà non è così, un parto indisturbato è qualcosa di molto tranquillo e soprattutto tranquille sono e devono essere le persone che vi assistono. Io ho sempre pensato che, se fosse successo qualcosa a mia figlia durante il parto e non avessimo potuto aiutarla, lo avrei accettato ancora di più essendo a casa, perché avevo comunque cercato di regalarle la nascita più serena possibile. Le emergenze e i drammi esistono, ma lasciando fare al proprio corpo, senza scadenze, pressioni, interferenze inutili e dannose, questi vengono limitati al massimo. Se poi succede comunque qualcosa di irreparabile, non credo che sarebbe diverso in ospedale. Quello che è diverso, sicuramente, è che nella propria casa vengono rispettate tutta una serie di condizioni che fanno sì che la nascita si compia nel modo migliore possibile, e di conseguenza nella maggior sicurezza possibile.

L’ostetrica ti darà la disponibilità a seguire il tuo parto se il travaglio partirà a termine, cioè tra la 37esima e la 42esima settimana, sarà disponibile telefonicamente in qualsiasi momento per consigli e rassicurazioni, e quando sarà il momento verrà a casa tua e sarà una presenza costante ma non invadente. Rispetterà i tempi del tuo travaglio, i tempi del tuo corpo e del tuo bambino; non ti farà pressioni non necessarie perché sa che sono controproducenti e assolutamente inutili; controllerà il battito del tuo bambino per assicurarsi che stia bene; ti starà accanto cercando di alleviare il tuo dolore con massaggi o consigli pratici, e senza parlare, se non per le cose strettamente necessarie. Ti sarà accanto quando sta per uscire il bambino, con pazienza e senza quell’ansia tipica degli ospedali, dandoti sostegno in questo momento di passaggio e aiutandoti ad accompagnare fuori il bambino senza lacerazioni. Ti aiuterà ad accogliere il tuo piccolo nelle tue braccia e sul tuo petto, ancora attaccato al cordone, in quel primo istante di infinità in cui tu e lui vi guardate negli occhi e vi riconoscete… Controllerà che il bambino stia bene e che i suoi parametri vitali siano soddisfacenti, ma senza “torturarlo” con pratiche fastidiose e inutili. Ti lascerà sola con la tua nuova famiglia a fare conoscenza, anche per ore, e poi ti aiuterà ad allattare il tuo piccolo per la prima volta. Ti ricorderà che il parto non è ancora concluso perché la placenta è ancora dentro di te, così ti aiuterà a farla uscire. Se vorrai, ti spiegherà come mettere in pratica la nascita Lotus, o se no taglierà il cordone solo dopo che avrà smesso di pulsare. Se ne avrai bisogno, cucirà eventuali lacerazioni e ti spiegherà qualche trucco per evitare fastidi nel post partum. Nei giorni seguenti, verrà a visitarti ogni giorno per vedere se tutto sta precedendo bene, e saprai di poter contare su di lei per ogni minima incertezza. Non potreste avere assistenza migliore, soprattutto nel post partum, e non vi sentirete sole e abbandonate come accade spesso alle mamme che partoriscono in ospedale e che, una volta a casa, non hanno nessuno a cui rivolgersi per eventuali dubbi.

Dal punto di vista pratico, avrai solo bisogno di trovare un’ostetrica che ti accompagni in questo percorso. Il mio consiglio è di cercarne una all’inizio della gravidanza, ma anche se siete un po’ avanti provate lo stesso, se avete improvvisamente deciso che l’ospedale non fa per voi. Dovrete cercare un po’, forse, perché un’ostetrica assomiglia più ad un’amica che a un medico, non è che una vale l’altra! A parità di professionalità e competenza, ce ne sarà una che magari non vi convince anche se non sapete spiegare il perché, e una che a pelle vi piace molto… beh, naturalmente scegliete la seconda! Dovrete creare con lei un legame di fiducia, di amicizia, di confidenza tale per cui possiate affidarvi a lei per qualsiasi cosa durante la gravidanza e il parto… e se non è la persona giusta sarà molto difficile. Quindi non vi fermate alla prima persona che incontrate, valutate bene la vostra scelta.

Per quanto riguarda il costo, mi sembra che vada dai 1000 ai 2000 euro; in alcune regioni italiane viene rimborsata una parte della spesa dalla Regione, ma comunque è una spesa importante. Beh, pensate che ne vale davvero la pena, perché vi assicurate un’assistenza migliore di qualunque altra, e in questo modo potrete dare a vostro figlio e a voi stesse la nascita più tranquilla possibile.

Per partorire a casa non sono necessarie molte cose, e comunque la persona che vi seguirà vi fornirà un elenco dettagliato. Per accennarvi… saranno necessari dei nylon, delle lenzuola, degli asciugamani, una borsa dell’acqua calda e una del ghiaccio, una torcia, una stufetta, se volete della musica, dei cuscini… Vedrete che emozione mettere insieme tutte queste cose in vista del parto!

Insomma, credo che molte mamme sceglierebbero di far nascere il loro piccolo tra le mura domenstiche se solo se ne parlasse un po’ di più, perché se si dà retta a ciò che ci dice il cuore (e la pancia!), facendo tacere le ansie e le preoccupazioni che spesso le altre persone ci mettono, questo modo di vivere la nascita è quello che più si avvicina ai desideri delle future mamme: avere il proprio spazio conosciuto, poter vedere rispettati i propri tempi e sapere di poter avere piena fiducia nel proprio corpo. Queste sono anche le condizioni che rendono il parto maggiormente sicuro. Dopo un parto in casa (o potremmo dire un parto indisturbato, anche se in ospedale), la donna si sente forte, perché sa di aver partorito solo con le sue forze, seppur con l’aiuto di altre persone in certe fasi del parto. E credetemi, questa consapevolezza è fondamentale, fa stare veramente bene e spesso può cambiarvi la vita!

Le “famose” colichette…

giovedì, 17 dicembre 2009

Ma in cosa consistono queste coliche di cui tutti parlano? Quello che ho capito io, nella mia esperienza, è che vengono chiamate “coliche” tutte quelle manifestazioni di pianto del neonato di cui non si capisce l’origine.. Anzi, spesso si dice proprio: “Saranno le coliche!”.

È normale che un neonato abbia male al pancino ogni tanto, infatti il suo intestino deve imparare a lavorare correttamente, ma credo che ascoltando attentamente il proprio piccolo si possa capire quando veramente si tratta di questo problema, e quando invece è tutt’altro. In caso di vere coliche, si può fare qualcosa per aiutare il bambino, come massaggiarlo in senso orario, o “scuoterlo” leggermente e ritmicamente tenendolo in braccio, oppure mettendolo nella fascia e uscendo, o ancora massaggiandolo mentre lo si tiene a pancia sotto sul proprio avambraccio… Mia figlia ha avuto pochi episodi di coliche vere e proprie, che capivamo essere coliche dal modo in cui si comportava: piangeva in modo acutissimo, urlando, singhiozzando e facendo un tipico verso (tipo un motorino che si avvia) quando si calmava per qualche istante, poi ricominciava come prima. Il corpo rimaneva rigido ma non lo muoveva, non scalciava come invece fanno alcuni bambini… Il modo che avevamo trovato per farla calmare, piano piano, consisteva nel correre per casa con lei in braccio, cantando in modo ritmico e a voce abbastanza alta, come per distrarla un po’… Per fortuna questi episodi sono stati molto pochi, naturalmente nelle ore serali quando eravamo già provati dalla giornata… Le sue urla erano davvero strazianti, sfinivano sia lei che noi, e anche quando finalmente si addormentava continuava a singhiozzare nel sonno… Ci sono bambini che non hanno mai problemi del genere, e spero che vostro figlio sarà uno di questi, ma il consiglio che mi sento di darvi è questo: cercate il vostro modo, il modo che aiuta vostro figlio a stare meglio, perché non ci sono rimedi validi per tutti… provate un po’ di tutto e alla fine, se non riuscite a trovare nulla di efficace, cercate di non allarmarvi comunque e di tenere il vostro bimbo stretto a voi per fargli sentire che, anche se non trovate la maniera per farlo stare meglio, voi siete lì con lui e non lo lasciate solo. I bambini capiscono queste cose e, anche se non possono dimostrarvelo subito, ve ne saranno grati.

Più spesso, quando si sente parlare di coliche, si tratta in realtà di tutt’altro. All’inizio della vita, i neonati devono assimilare così tanti stimoli nuovi che possono esserne sopraffatti. Ogni neonato ha un punto oltre il quale non può più accumulare stimoli, come un vaso già pieno in cui si versa ancora acqua: esce di fuori! Beh, i modi che il bambino ha di dimostrare che è “pieno” sono diversi: può inarcare il corpo, distogliere lo sguardo, impallidire in volto, tenere gli occhi semichiusi, farsi venire il singhiozzo, rimettere un po’ di latte o iniziare a piangere. Ognuno di questi segnali può voler dire che il bambino è stanco di interagire o delle cose che sta vedendo o sentendo. Alcuni bambini, per recuperare le forze, si addormentano, come per esempio quando si entra in un luogo rumoroso e affollato (es. supermercato); altri bambini piangono perché non riescono a ritrovare il loro equilibrio: in queste situazioni bisogna aiutare il piccolo, prendendo sul serio le sue reazioni e proteggendolo dai troppi stimoli.

Fra le 3 e le 12 settimane di vita, quasi tutti i bimbi hanno un momento della giornata in cui sono agitati a piangono più facilmente, di solito verso sera. Spesso il bambino rimette un po’ di latte e si agita come se avesse male alla pancia, quindi i genitori pensano che soffra di reflusso gastro-esofageo o di coliche e i pediatri prescrivono medicine. In realtà, spesso le crisi continuano perché non si tratta di reflusso o coliche, ma di una normale fase di sviluppo del sistema nervoso del bambino: attraverso il pianto, il piccolo scarica la tensione e alleggerisce il proprio sistema nervoso, ancora immaturo e sovraccarico alla fine della giornata. Dopo lo “sfogo”, il sistema nervoso del bambino è nuovamente pronto a disporsi a ricevere stimoli per le successive 24 ore. Dopo la crisi di pianto, il bambino di solito dorme più facilmente, mangia con più regolarità (mentre prima della crisi le poppate e i periodi si avvicinano sempre di più), ha maggiori periodi di veglia in cui interagisce e gioca, e si predispone ad apprendere cose nuove. Insomma, questo periodo può essere molto duro per i genitori, ma può essere di aiuto pensare che è una fase importante per lo sviluppo del vostro piccolo, quindi… armatevi di tanta pazienza e comprensione!

Tutto questo è valido se, naturalmente, sono soddisfatti i bisogni primari del bambino: non pensiate che il piccolo è alle prese con lo sfogo dei troppi stimoli accumulati se piange tanto ma… non mangia da 3 ore! O sta nella culla da solo, si sveglia e non vede nessuno! In questi casi è quasi certo che abbia fame, o che abbia bisogno di essere preso in braccio… quindi prima di pensare a qualsiasi altra cosa accertatevi che sia sazio di cibo e contatto… in ogni caso lo stare in braccio o il poppare (anche se è già sazio di latte come “cibo”) possono sempre aiutare, e anche se a volte non lo dico io considero queste esigenze le più basilari per un neonato (e anche per un bimbo un po’ più grande), forse anche di più dell’esigenza di essere pulito!


Il massaggio al bambino

lunedì, 7 dicembre 2009

Quando la mia piccola Vera aveva circa un mese, ho iniziato a seguire un corso di massaggio infantile, appunto per imparare a massaggiare la mia bambina. Spesso i corsi di massaggio sono previsti dalle Asl, ma altrettanto spesso bisogna aspettare che ci sia il numero di adesioni sufficiente a far partire il corso, e nel frattempo il bambino cresce… Perché non farne uno privatamente? Credo che in questo caso i soldi che si spendono siano un ottimo investimento. Per trovare un’insegnante AIMI nella vostra zona, potete guardare i nominativi sul sito AIMI, contattare gli insegnanti e decidere quale scegliere per comodità, prezzo e vicinanza a casa.

Per me, il corso di massaggio è stata una delle prime occasioni per conoscere altre mamme con bimbi della stessa età di mia figlia, oltre che per imparare un modo molto efficace per rilassarci e passare del tempo. Gli incontri fissati ogni settimana erano anche un’avventura, perché uscire con un neonato e prendere il tram in una città come Torino non è stato sempre facile, ma è stato divertente e ricordo con tenerezza quelle prime uscite con la mia bambina. Ho conosciuto un’ostetrica molto brava (che può sempre tornare utile!), e scambiare impressioni e sensazioni con altre mamme alle prime armi è stato molto utile e simpatico. È anche stato un ottimo corso “post partum”! Ma oltre a ciò, ci sono altre ottime ragioni per frequentarlo. Per esempio, attraverso il massaggio posso far sentire al mio bambino che lui è tutto intero, che è formato da tante parti del corpo, e che sono tutte sue. Lui impara che tutto quello che sente sulla propria pelle… è lui! Impara i suoi confini, impara il piacere di essere toccato… insomma inizia a costruire lentamente la sua immagine di sé e la sua identità. Questa è anche la ragione per cui attraverso il massaggio si accelera la maturazione del sistema nervoso. Un’altra ragione per massaggiare il proprio bambino è questa: se il piccolo soffre di mal di pancia, o se è agitato, il massaggio può essere di aiuto per calmarlo o per alleviare il dolore.

Inoltre, attraverso il massaggio si favorisce la funzionalità intestinale (prevenzione delle coliche), e si comunica sostegno e conforto. Se fate un massaggio al vostro bambino che si trova in difficoltà, sarete partecipi al suo dolore senza vivere la frustrazione e il senso di impotenza del non sapere che cosa fare. A dire la verità c’è almeno un’altra valida ragione per massaggiare il proprio piccolo: si passa insieme del tempo di buona qualità, e grazie ad esso si possono anche risollevare le sorti di una giornata iniziata non troppo bene. Io massaggiavo spesso mia figlia nelle giornate fredde in cui non si poteva uscire di casa e non sapevamo come passare il tempo… beh, tra un preparativo e l’altro passava quasi un’oretta!

Il massaggio può essere fatto lungo tutto l’arco della vita, a volte sarà molto utile e a volte un po’ meno, ma potrete sempre farvi ritorno anche dopo un periodo in cui non l’avete utilizzato. Vostro figlio, se sarà stato abituato a questo tipo di comunicazione fin da piccolo, saprà utilizzare questo “linguaggio” e trarne beneficio.

Massaggiare è un gesto di amore e di rispetto verso il proprio bambino: lo si considera una persona a tutti gli effetti, gli si chiede il permesso di farlo, c’è un grande scambio di amore e calore che nutre il piccolo, e che lo fa sentire accettato anche se gli venisse voglia di piangere (cosa che è possibile che accada, soprattutto quando è piccolo). Il bambino impara che è buono e gli vogliamo bene anche se piange… un messaggio totalmente diverso da quello che si sente spesso in giro: “Fai il bravo, non piangere…”, e che io reputo molto triste. Se il bambino piange, è solo per comunicare un disagio, non perché è cattivo!

Insomma, massaggiando il vostro bambino (sì, anche voi papà!) non potrete che avere dei benefici!


Il dolore del travaglio

lunedì, 16 novembre 2009

Molte donne, quando pensano al parto, temono il dolore delle contrazioni, specialmente se sentono dire (come a volte succede) che è simile a quello di una colica renale… Secondo me la paura può già essere attutita dal sentir dire (cosa che nessuno dice mai, però) che il corpo della donna è ben attrezzato contro il dolore delle doglie, perché viene mandata in circolo un’elevata concentrazione di ormoni che attenua la percezione del dolore… ed è per questo che ad un certo punto le donne che stanno partorendo non sono più “sulla terra”, ma perdono un po’ coscienza della realtà. Tutto ciò naturalmente è temporaneo e legato solo al processo del parto, ma è di importanza vitale. All’inizio il dolore è gestibile, dura pochi istanti, e le pause tra una contrazione e l’altra sono lunghe… in quei momenti scompare tutto il dolore. Poi, man mano che il travaglio avanza, le contrazioni durano sempre più a lungo e le pause sempre meno… Anche se il dolore continua ad aumentare con il procedere del travaglio, la donna non lo sente sempre più forte, ma ad un certo punto perde il contatto con il mondo che la circonda: ecco perché non si può paragonare un parto ad una colica renale: in questo secondo caso, infatti, non c’è nessun processo di analgesia naturale che viene messo in atto dal corpo umano. Il travaglio indotto con la somministrazione di ossitocina sintetica, invece, oltre a non attivare gli ormoni che proteggono dal dolore, inizia subito con contrazioni molto forti, che la mamma spesso non riesce a gestire, a differenza di quelle “naturali”.

Inoltre, una madre in travaglio sa che quella prova che sta cercando di superare ha un significato importantissimo, sa che tutto quello che accade ha un senso ben preciso, perché presto avrà tra le braccia il proprio cucciolo e non sentirà più alcun dolore, ma solo una grande gioia. Sapendo poi (anche questo non lo dice mai nessuno, chissà perché!) che il dolore sentito dalla mamma protegge anche il piccolo (perché la presenza degli ormoni aiuta anche il piccolo nel suo duro compito di discesa nel canale), beh si resiste ancora un po’ di più! Inoltre, spesso il dolore costringe la mamma a cambiare posizione, e a volte questo è proprio ciò che aiuta la discesa del bambino, anche quando esso sia posizionato in modo non ottimale.

In ospedale spesso si fa ricorso all’anestesia epidurale, ma ci sono molti effetti collaterali che spesso non vengono messi in chiaro e quindi la donna spesso si trova a dover prendere una decisione senza possedere le giuste informazioni. Per esempio, con l’anestesia epidurale ci può essere un improvviso calo di pressione sia della mamma che del bambino, e questo quindi comporta che venga fatta anche una flebo per aumentare il livello dei liquidi ed evitare cali di pressione (ciò limita la possibilità di movimento); nel 20% delle donne causa febbre che può portare problemi anche al bambino; l’epidurale non sempre funziona, o a volte le donne non ne apprezzano gli effetti; se viene somministrata troppo presto, può rallentare la dilatazione e la discesa del bambino nel canale del parto; i travagli con epidurale hanno statisticamente più probabilità di finire in parto cesareo o parto operativo (parto con forcipe o ventosa); i neonati che nascono hanno talvolta difficoltà respiratorie e a succhiare dal seno; spesso, sia perché la madre non sente bene le spinte, sia per la posizione obbligata sul lettino, la fase espulsiva dura di più. Questi sono solo alcuni degli effetti collaterali, ma secondo me il più importante è che, venendo a mancare gli ormoni naturali che aiuterebbero mamma e bambino a superare le difficoltà del parto tramite la loro comunicazione profonda, è come se il bambino ad un certo punto perdesse il contatto emotivo con la madre, che non sente più dolore, che non soffre con lui, che non lo aiuta ad uscire inondandolo con i suoi ormoni protettivi. Michel Odent, nel suo libro “La scientificazione dell’amore”, cita uno studio in cui alcune pecore erano state sottoposte ad anestesia epidurale durante il parto. Queste pecore, una volta nati i cuccioli, non li avevano riconosciuti e non li avevano accuditi. E se succedesse qualcosa di simile anche alle mamme umane? E se l’epidurale diminuisse il rilascio degli ormoni del parto (endorfine, ossitocina naturale, ecc.) che favoriscono anche l’innamoramento del primo incontro? In fondo siamo sempre mammiferi! Se fosse così, mamma e bambino verrebbero in contatto per la prima volta (vedi ) senza la carica ormonale necessaria per vivere al meglio il periodo critico. Lascio cadere qui il discorso e il dubbio…

Ci sono però anche diversi modi “naturali” per cercare di destreggiarsi nelle onde… e sicuramente, se vi affiderete ad un’ostetrica, lei potrà consigliarvi i metodi migliori per voi. Un modo per sentire un po’ meno dolore è quello di muoversi, di cercare le posizioni che nel vostro caso possano alleviare un po’ la stretta delle contrazioni… (ecco perché stare sul lettino d’ospedale, ferme e magari col monitoraggio attaccato, non aiuta affatto e anzi amplifica le sensazioni dolorose delle contrazioni). Spesso si consiglia di muoversi, di camminare, di ondeggiare il bacino… ma io credo che ascoltando il proprio corpo non si debba imparare nessuna particolare strategia… assecondate il vostro corpo, provate tutto ciò che vi viene in mente, perché non tutti siamo uguali e ciò che può dare sollievo a noi può essere terribilmente fastidioso per un’altra persona, e viceversa. Possono essere utili dei massaggi sulla schiena, se avete dolore nella zona lombare, effettuati in modo energico, e applicazioni di asciugamani caldi (le mie ostetriche li scaldavano nel forno). Il getto caldo della doccia sulla pancia o sulla schiena possono rilassare notevolmente il corpo e far sentire meno il dolore, anche se l’intensità delle contrazioni non diminuisce, ma anzi si rafforza. Entrare in una vasca con acqua calda può sortire lo stesso effetto, ma attenzione che l’immersione (a differenza della doccia) può bloccare un travaglio nelle sue fasi iniziali. Non per tanto, certo! Se volete vedere se potete riposarvi un po’, provate ad entrare in acqua, se non è ancora il momento giusto le contrazioni si fermeranno, altrimenti aumenteranno di intensità e il travaglio andrà avanti velocemente.

Un altro modo per calmare il dolore può essere quello di ascoltare una musica familiare, rilassante, che faciliti la concentrazione su ciò che sta accadendo dentro il vostro corpo, che vi aiuti a entrare in contatto col bambino che sta nascendo: durante le fasi iniziali del mio travaglio ho ascoltato tante e tante volte di seguito lo stesso cd che mi aiutava a “perdermi dentro di me”, e ancora adesso mi vengono i brividi se mi capita di riascoltarlo… Potete anche immaginare, visualizzare il percorso del bambino dentro di voi, il vostro corpo che si apre, un fiore che sboccia… tutto questo aiuta davvero la dilatazione, anche se può sembrare strano. Anche il fatto di avere accanto una persona cara, il proprio compagno, un’amica intima, una persona di cui ci si fida ciecamente e che possa fare da tramite con il mondo esterno, può farvi sentire più tranquille e quindi più rilassate, condizione che rende le contrazioni meno dolorose.

Anche se non a tutte viene di farlo, potete provare con le vocalizzazioni. Io avevo provato ad “allenarmi” anche in gravidanza, producendo delle AAA di varie intensità e toni, mentre ero rilassata e appoggiata al corpo di mio marito… beh, lui era molto più bravo di me! Non la sentivo una cosa mia, non faceva per me, ma quando, verso la fine del travaglio (solo verso la fine, purtroppo!) ho iniziato a sostituire il mio respiro affannato con delle AAA aperte per affrontare ogni contrazione, sentivo che erano più gestibili… era come un modo per controllare il dolore, non ne ero sopraffatta (non respiravo più come quando si fanno le scale di corsa, per intenderci) ma le “urlavo”, era come se dentro di me le stessi gestendo, comandando. Alla fine, nella fase espulsiva, non dovevo pensare a nulla, una voce quasi primordiale usciva dal mio corpo (per la gioia dei vicini ;-) )!

Insomma il travaglio, anche se doloroso, ha uno scopo ben preciso, e cioè quello di trasformarvi in madri, quando finalmente conoscerete il vostro bambino. Diventare madre è un’esperienza magica, incredibile, e sapere di poter diminuire il dolore con dei modi che non disturbino né noi né il nostro bambino penso sia molto importante. Ogni mamma troverà il suo modo per arrivare alla meta, e quando avrete il vostro cucciolo tra le braccia vi dimenticherete di tutto il dolore provato!