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Il nostro Lotus…

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Ben arrivata piccola Emma!

giovedì, 21 ottobre 2010

Carissimi tutti, annuncio con enorme gioia che lunedì notte è venuta alla luce una piccola stellina, di nome Emma… E’ nata in casa, al calduccio nella camera di mamma e papà, in fretta e portando con sé tutta la saggezza dei neonati… I suoi genitori gli hanno fatto un regalo meraviglioso, tenendola attaccata alla sua sorellina placenta, che le farà compiere con maggiore dolcezza il passaggio dalla vita acquatica a quella “reale”.

Questa nascita ha riempito di gioia la mamma di Emma, che tanto desiderava un parto in casa, anche per rifarsi della prima esperienza di parto vissuta in ospedale, e le ha restituito qualcosa. Il papà le è stato accanto e ora si gode la sua piccolina…

Non posso  che augurare a tutta la famiglia, mamma papà e fratellone, una continuazione degna di questo fantastico inizio, e tante coccole di latte per la piccola saggia Emma! Vi voglio bene!

La valigia per l’ospedale

sabato, 9 ottobre 2010

Se la nascita di vostro figlio, per qualsiasi motivo, avverrà in ospedale, ad un certo punto dovrete iniziare a pensare a preparare la famosa “valigia”… Ma anche se rimarrete a casa per un parto a domicilio, le cose di seguito elencate potranno far comodo… C’è anche da dire che la certezza di poter rimanere a casa non si ha sempre, anche quando si pensa al parto in casa, quindi il compromesso potrebbe essere che si prepara la valigia in ogni caso (per non doverci pensare all’ultimo, in caso andasse male) e poi si spera di lasciarla lì dov’è! Insomma, che sia valigia o solo organizzazione per un parto in casa, ecco le cose che potrebbero essere utili per il vostro parto e che potrebbe essere comodo avere “raggruppate” in un posto solo, in modo che anche il vostro compagno o le ostetriche possano trovarle senza dovervi chiedere lumi in travaglio:

Per tutte (ospedale o casa):

  • tutto panno carta per asciugarsi quando si va in bagno, al posto dell’asciugamano, così si butta tutto nel wc
  • assorbenti giganti
  • 5 mutandoni che vi stiano con l’assorbente gigante (di carta o di cotone)
  • un paio di asciugamani
  • maglietta larga (in ospedale fa sempre caldo, ma anche in casa con la stufetta ;-) )
  • musica per il parto
  • macchina fotografica
  • coppette assorbilatte
  • conchiglie raccoglilatte
  • reggiseni allattamento
  • tintura madre di calendula e una bottiglietta vuota da mezzo litro (per fare il mix con la calendula da versare su eventuali lacerazioni o suture quando fai pipì, dopo il parto)
  • vestitini e accessori per il bimbo (2-3 copertine leggere, 4 magliette, 5-6 tutine, bavaglini, calzini, cappellino, pannolini lavabili)

In particolare per l’ospedale:

  • beauty case con deodorante, spazzola, spazzolino, saponetta, per sentirvi pulite e in ordine
  • caricacellulare
  • posate, tazza, bicchiere, zucchero, cibo per il travaglio e per il post parto
  • fazzoletti e tovaglioli di carta
  • sacchetti per la biancheria sporca
  • accappatoio
  • 2-3 camicie da notte aperte davanti
  • calzini antiscivolo
  • 3-4 paia calzini normali
  • ciabatte
  • vestaglia
  • piano del parto

Se avete deciso per una nascita Lotus, ricordatevi di portare in ospedale un colapasta (non penso che in ospedale possano prestarvene uno), un contenitore per metterlo dentro, del sale grosso e dei pannolini abbastanza grandi per contenere la placenta.

E ora che avete fatto la valigia, non vi resta che aspettare che arrivi il momento… quello scelto dal vostro piccolo, mi raccomando! Nel frattempo, dedicatevi a fare la maglia o ad altre attività che spengano il cervello, sembra che aiutino ad arrivare prima e meglio al lieto evento!

L’occorrente per il parto in casa

sabato, 18 settembre 2010

Se siete seguite da un’ostetrica per il parto in casa, sarà probabilmente lei a darvi un elenco di cose da preparare per il parto… ma se intanto volete farvi un’idea di ciò che potrebbe servire, ecco l’elenco di quello che è servito a noi…

Per prima cosa, direi che possono fare comodo un materassino per stare per terra, e tanti cuscini… Noi avevamo già un materassino basso preso all’Ikea e lo abbiamo usato, messo accanto al letto perché è lì che ho travagliato la maggior parte del tempo… e la piccola è nata proprio lì… Fanno comodo un po’ di cuscini, per appoggiarsi, poi lenzuola bianche (ne basta uno matrimoniale, bianco si lava meglio e torna quasi pulito), e traversine pulite… Le mie ostetriche ne avevano portate un po’, ma noi ne avevamo altre… Le ho usate anche appena nata Vera, per stendermi sul letto e non sporcare… A noi hanno fatto comodo anche un po’ di asciugamani (5-6), e assolutamente essenziale è stata la fonte di calore supplementare: noi abbiamo usato una stufetta che ci avevano prestato, andava a combustibile e puzzava tantissimo sia accendendola che spegnendola! Le ostetriche penso che se la ricorderanno a lungo! Ma, nonostante fosse già aprile, la abbiamo tenuta accesa buona parte della notte… ancora più essenziale è nelle stagioni fredde! Poi abbiamo usato molto anche un cd di musica rilassante che avevo comprato per l’occasione, lo abbiamo messo su 1000 volte, e mi vengono ancora i brividi quando mi capita di ascoltarlo…

Poi aggiungo prendendo spunto proprio dall’elenco delle mie ostetriche:
- una fonte luminosa (magari non serve, ma sempre avere qualcosa in casa… Noi avevamo preso una torcia che è stata usata per vedere bene la zona perineale mentre mi cucivano, o anche solo per guardare se è tutto a posto, non volendo accendere la luce per non disturbare il piccolo)
- assorbenti ghiacciati da tenere in freezer, imbevuti di camomilla. Allora, prendete gli assorbenti normali, non quelli enormi, e li bagnate nel centro con una camomilla molto molto ristretta. Poi li mettete in un contenitore (tipo quelli del gelato) dove stiano un po’ curvati, per avere la forma del corpo quando sono indossati, e con la scatolina li mettete in freezer. Appena dopo il parto li mettete (con sopra quelli giganti) e potrete sentire un enorme sollievo! Io ne avevo fatti solo 3 o 4 ma ne avrei apprezzati anche altri!
- teli di nylon (quelli da imbianchino, da mettere sui materassini o dove nasce il pupo)
- sacchi spazzatura grandi, anche per mettere le lenzuola sporche che non puoi lavare subito
- cotone
- borsa dell’acqua calda
- borsa del ghiaccio e ghiaccio pronto in frigo
- tintura madre di calendula e olio di mandorle dolci
- rotolone di carta casa
- bilancia pesa bambini a noleggio
- pieno di benzina nell’auto (che si spera non debba servire)
- numeri di telefono utili

Per il travaglio ma anche per rifocillare le ostetriche e i mariti:
- tisane zuccherate e altri alimenti che piacciono
- ciò che può essere utile per un degno festeggiamento a nascita avvenuta! (noi avevamo una bottiglia di Brachetto e il papi è sceso a prendere brioches per tutti al mattino!)

Per chi volesse fare una nascita Lotus, serviranno anche un colapasta da usare per la placenta, del sale grosso, alcuni pannolini di stoffa o asciugamani e, se volete, una sacca di stoffa dove riporre la placenta per non lasciarla alla vista…

E ora… buon parto in casa! :-)

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !! 

Le fasi del parto

giovedì, 15 aprile 2010

Il parto è solo una fase del diventare mamma, una fase fondamentale, attraverso cui si viene “iniziate” a questo nuovo ruolo. In alcune società tradizionali, gli uomini devono superare delle prove di forza e di coraggio per poter essere considerati adulti, mentre le donne non ne hanno bisogno, perché la Natura ha già provveduto a fornirci il modo per assumere uno status superiore: noi creiamo la vita e diventiamo mamme!

Per tutto il travaglio e il parto, ci sarà un ritmo che ti accompagnerà: contrazione-pausa, che corrisponde alla dualità dolore-benessere. Ci saranno anche altri ritmi: attenzione-abbandono, movimento e rallentamenti, silenzio e vocalizzazioni, sensazione di non farcela ed espressione di massima forza: è proprio questa la forza dinamica del travaglio e di tutto il processo della nascita.

Ecco in breve i tempi del travaglio e del parto:

  • Fase latente: le contrazioni sono brevi e irregolari, durano meno di un minuto e servono ad appianare e a far scomparire il collo dell’utero. Questa fase può durare da 2-3 ore a qualche giorno, fino a quando non ci si adatta al travaglio. Ci può essere ambivalenza rispetto al partorire o al non partorire. Il bambino inizia ad adattarsi e a produrre i suoi ormoni difensivi per la nascita. In questo periodo puoi prendere confidenza col dolore, ascoltarti, riposare, mangiare, rilassarti, fare l’amore col tuo compagno.
  • Prima fase del periodo dilatante: le contrazioni sono ritmiche, durano più di un minuto, sono vicine, intense, la dilatazione è da 2 a 5-6 cm. Mentre c’è la contrazione sei concentrata e assorbita, quando passa sei ancora vigile. Puoi cercare posizioni e mezzi che ti facciano sentire meglio, adattandoti al dolore in modo attivo. In questa fase (la cui durata è molto variabile) il travaglio si potrebbe fermare se intervengono distrazioni, persone non adeguate, cambiamento di ambiente.
  • Prima fase di transizione: si ha tra i 5 e i 7 cm di dilatazione. Si tratta dell’adattamento istintivo al progredire del travaglio, che può essere “attacco” (ti apri velocemente in modo violento con vomito, crisi di pianto o rabbia o altro) o “fuga” (il travaglio rallenta, prendi tempo per accumulare energia, mangiare, dormire). Nella fase di “attacco” è importante l’intimità, la protezione, l’incoraggiamento, nella fase di “fuga” ci si può fermare anche per diverse ore, e il travaglio riprenderà quando sarai pronta.
  • Seconda fase del periodo dilatante: dai 6-7 cm ai 10. Ormai sei concentrata e assorbita sia durante la contrazione che nella pausa, attraversi una profonda esperienza che ti trasformerà in madre. Sei in una specie di trance prodotta dai tuoi ormoni, c’è apertura totale, resa, passività. Puoi usare il movimento, la voce, e hai bisogno di un ambiente intimo e non disturbato. Questa fase è breve, e ormai il travaglio non può più essere interrotto.
  • Seconda fase di transizione: tra la dilatazione completa e il periodo espulsivo. Anche in questo caso si può reagire con “attacco” o con “fuga”: nella prima modalità le spinte iniziano improvvise e forti, puoi provare paura e disorientamento. Nella seconda modalità il travaglio rallenta, le spinte non arrivano, hai bisogno di aspettare un po’ e quando sarai pronta inizieranno le spinte.
  • Periodo espulsivo: inizia con le spinte spontanee, non con la dilatazione completa. La spinta è in sintonia con l’utero, mentre espiri, e permette la graduale distensione della muscolatura del pavimento pelvico. Sei di nuovo vigile, presente, possono riemergere conflitti tra il trattenere e il rilasciare. Il tempo è variabile ma può durare anche qualche ora. Il premito spontaneo dura 4-6 secondi e all’inizio lo senti solo all’apice della contrazione, poi quando il bambino scende lo senti durante tutta la contrazione, che ora inizia con la spinta e non col dolore. Infine la spinta è irresistibile, il bambino affiora, lo puoi vedere e toccare con la mano, e viene spinto fuori. Spesso esce la testa e, dopo una pausa, anche il reso del corpo, altre volte esce tutto fuori subito sgusciando come un pesciolino!
  • Accoglimento del bambino: finalmente è nato! In questo periodo (due ore circa) è importante che il bambino stia vicino a te, in un ambiente intimo e protetto, così lo puoi accogliere nelle tue braccia e nella tua mente, favorendo il processo di imprinting. Vi conoscete per la prima volta ma senti che vi conoscete da sempre!
  • Secondamento: è la nascita della placenta, che avviene quando si completa il processo di accoglimento e l’accettazione del bambino entro le due ore dal parto. Ricominciano le contrazioni, senti un senso di peso all’ano, puoi assecondare la sensazione di spinta e aiutare la placenta a nascere.

Questa è la descrizione “tecnica” di ciò che succede al nostro corpo quando nasce il nostro bambino, cioè quando tutto viene lasciato fare alla Natura… Anche in questo caso, però, ci sono esperienze diversissime per le mamme: parti lunghi e faticosi, parti veloci, blocchi nel travaglio, sensazioni di qualsiasi genere che rendono ogni parto un’esperienza unica e irripetibile. E’ proprio questo il bello del parto indisturbato! ;-)

La nascita integrale (Lotus Birth)

mercoledì, 23 settembre 2009

Di che cosa si tratta? Praticamente significa tenere attaccata la placenta al neonato, anche dopo il parto, non tagliando il cordone ombelicale e lasciando che esso si secchi spontaneamente e si stacchi da solo. Secondo questo approccio, al bambino viene lasciato il tempo per decidere quando lasciare la placenta, e cioè per adattarsi al nuovo mondo di cui fa parte. E’ stato notato come i bambini ancora collegati alla placenta dopo la nascita siano molto sensibili ad ogni manipolazione di quest’ultima: per esempio, se si tocca la placenta mentre il bambino dorme, questi sussulta. Questo dimostra l’esistenza di una forma percettiva all’interno del cordone. Oltre ai benefici derivati dal non tagliare il cordone subito dopo la nascita (maggior afflusso di sangue al bambino, che significa meno problemi di respirazione, migliore ossigenazione, minor bisogno di trasfusioni), si aggiungono i benefici del tenere la placenta insieme al bambino. Dopo il miracolo della nascita del bambino, infatti, con la nascita integrale si prolunga la sensazione di quiete e di raccoglimento che ogni nascita richiederebbe, e si ha la sensazione di trovarsi “tra due mondi”: si respira e si sente sulla propria pelle la transizione che il bambino effettua dal mondo precedente a quello attuale, quello della sua esistenza fisica… In questo periodo, non a caso, si attivano nel neonato il tratto digerente e il sistema escretivo, che erano funzioni della placenta. Inoltre, sembra che i bambini nati con Lotus Birth siano particolarmente sereni, e che una volta adulti si sentano completi, integri, e non perennemente alla ricerca di quel “qualcosa” che sembra sfuggire alla maggior parte delle persone… Sarà perché è stato lasciato loro il tempo necessario per “venire al mondo”? A me sembrano dei buoni motivi per tentare, vista la semplicità del tutto. Se anche decidete di andare a partorire in ospedale o se addirittura venite sottoposte a cesareo, il Lotus Birth è comunque possibile.

Come fare praticamente? Beh in realtà non c’è molto da fare… Una volta nato il bambino e uscita la placenta, quest’ultima verrà messa a scolare dentro un comune colapasta, posto dentro un catino, accanto al bambino, e per 24 ore può rimanere semplicemente lì dentro. Si può poi lavare la placenta con acqua tiepida, togliendo ogni incrostazione residua di sangue e asciugandola poi con un panno, tamponandola appena. Si deve poi avvolgere la placenta in un panno assorbente (anche un pannolino lavabile, per esempio) da cambiare ogni giorno; alcuni la cospargono di sale per assorbire l’umidità. La distanza tra il bambino e la placenta deve essere tale che il cordone non rimanga teso, e ogni qualvolta si solleva il bambino si deve fare attenzione a non dare strattoni al cordone. Il bambino potrà venire coperto con un indumento ampio, come per esempio una camicia da notte con bottoni sul davanti, e piuttosto che avere pannolini troppo stretti, si consiglia di adagiarlo su una serie di pannolini, che sarà più facile cambiare. Quando il cordone si seccherà si può inumidirlo appena per ridargli la sua forma, ma si seccherà nuovamente. Il cordone si staccherà dopo un periodo di tempo che va da 3 a 10 giorni.

Informazioni tratte dal libro “Lotus birth: il parto integrale. Nati con… la placenta!” di Shivam Rachana, ed. Amrita