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La nascita di Vera

giovedì, 26 luglio 2012

Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un’atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti! Nonostante la fatica, il dolore, lo sconforto di certi momenti, mi sembra che quelle poche ore siano state le più importanti di tutta la mia vita, e segnano indelebilmente l’inizio di una nuova parte della mia vita. È fondamentale, per me, pensare di avere trascorso quelle ore con la persona che amo e con altre tre persone speciali, che ci hanno aiutato a far venire al mondo la nostra bambina. Adesso so che ce l’avrei fatta anche da sola, perché so che tutto il lavoro è stato mio e della mia bambina, ma il loro sostegno e i loro consigli sono stati fondamentali per la mia tranquillità e per quella di Massimo, mio marito. Massimo ha faticato con me e mi ha sostenuto in un modo che sinceramente non speravo.

Quando ho sentito la prima contrazione, verso l’una di notte del 3 aprile, sono stata contenta, e ho provato una specie di eccitazione, presto non avrei più avuto la pancia ma la mia piccola tra le braccia. Sapevo che ci voleva tempo, ma ormai era iniziato il viaggio, e da lì non si tornava indietro!

Visto che sapevo che ci sarebbe voluto tempo, ho cercato di vivere quella giornata in modo normale. Ho cucinato, messo un po’ a posto, e nel pomeriggio è venuta a trovarmi una mia amica, anche lei in attesa, al 7° mese. Abbiamo anche fatto delle foto insieme, non eravamo ancora riuscite a fotografare insieme i nostri pancioni! Le contrazioni non si sono mai fermate, ma al contrario hanno accompagnato tutta la mia giornata. Erano all’inizio ogni quarto d’ora, poi ogni 10 minuti, poi ogni 5… ma non erano proprio regolari, e quando è arrivato a casa Massimo, mio marito, iniziavano a farsi sentire un po’ di più. Ero molto tranquilla, ma sentivo l’agitazione della mia amica prima, e di Massimo dopo, che comprendevo ma non riuscivo a provare!

Verso le 19 ho fatto una doccia, per provare se davvero faceva sentire un po’ meno il dolore delle contrazioni… Prima però ho chiamato Giovanna, una delle ostetriche, per iniziare ad avvertire che eravamo “in ballo”, e lei mi ha detto che sarebbero venute dopo un po’.

Ricordo di aver mangiato un panino, non avevo molta fame ma sapevo che avrei avuto bisogno di molta forza, quindi mi ero sforzata di mangiare un po’. Le contrazioni iniziavano a farsi sentire, ero entrata nel pieno della situazione e sapevo che la notte che stava arrivando sarebbe stata la più speciale della mia vita. Non avevo paura, ero completamente presa dal mio compito, ed ero tranquilla. Cercavo di gestire le “onde” come meglio potevo, contando sull’aiuto di mio marito. Dopo aver mangiato qualcosa ci eravamo sistemati in camera, su un materassino steso per terra accanto al letto, dalla parte di Massimo. Lo avevamo coperto con nylon e lenzuola, poi avevamo preso anche dei cuscini. Ricordo poco di quelle ore, so che Massimo era sempre con me e mi massaggiava la schiena ad ogni contrazione, che capiva che arrivava dal mio sguardo che cambiava. A volte sbadigliava, cosa che dentro di me mi faceva un po’ arrabbiare! Poi eravamo andati in bagno, e mi ero messa a cavalcioni del wc, cercando un po’ di sollievo in quella posizione, ma poi eravamo tornati in camera. Quando, alle 9, erano arrivate Lorella e Giovanna, ero in camera e stavo cercando di cavalcare le onde come meglio potevo… Ricordo le parole di Lorella, “Ci hai fatto una bella sorpresa, non ce l’aspettavamo adesso..”, io non ho risposto nulla ma ripensare a quelle parole mi fa uno strano effetto, è come se in quel momento avessi realizzato (anche se avevo già contrazioni da ore!) che c’eravamo veramente…

Le ostetriche sono state con noi circa un’ora, durante la quale mi hanno visitato una volta, dicendomi che stava andando tutto bene, ma che ci sarebbe voluto ancora un po’, le contrazioni sarebbero diventate ancora più intense… Quelle parole mi avevano preoccupato un po’, avevo pensato “Ma come, queste non sono buone contrazioni?”, però non ci avevo pensato più di tanto. Poi ci avevano lasciati di nuovo soli, allontanandosi per un po’, finché non le avessimo richiamate, perché pensavano che ci volesse ancora tanto.

Delle ore successive ricordo il continuo aumento dell’intensità delle contrazioni, 3 ore in cui non avevo il tempo di pensare ma in cui il mio corpo era totalmente preso dalla continua trasformazione… Ero immersa in ogni momento, in ogni respiro che facevo, e non avrei potuto sopportare l’idea di non essere a casa mia, nella mia camera, con la luce del mio abat-jour azzurro, nel silenzio della notte con solo la presenza del mio compagno con cui stavo dividendo questo momento così intimo. Durante la prima fase di transizione avevo vomitato, il mio corpo aveva deciso che non voleva riposare ma andare all’attacco!

Verso l’una di notte, esattamente dopo 24 ore dalla prima contrazione appena percettibile, avevo chiesto a Massimo di richiamare le ostetriche, non ce la facevo più, sapevo che il dolore non sarebbe cessato con la loro presenza, ma avevo bisogno di loro, dovevo sapere che erano lì con me, lì con noi tre. Quando le persone a cui dico che ho partorito in casa mi dicono “Che coraggio!”, mi rendo conto che durante tutto il travaglio non ho mai pensato, neanche una volta, che le cose potessero non andare bene, e l’ho pensato poche volte anche prima! Incoscienza? No, credo sia solo fiducia nelle proprie capacità, in quelle delle persone che ti assistono e nella creatura che porti in grembo da 9 mesi, e di cui ormai conosci tante cose, compresa la forza e la voglia di vivere…

Verso le due di notte erano arrivate Giovanna e Lorella, sapevo che erano arrivate, una di loro era entrata nella camera, sentivo la sua presenza ma non sapevo chi era… Poi Giovanna mi aveva visitato, aveva detto che tutto andava bene, e mi aveva lasciato di nuovo con Massimo. Avevo vomitato un’altra volta, dopodiché, dopo un tempo che non saprei quantificare, mi avevano chiesto se mi andava di provare a entrare nella doccia, avevo accettato e così Massimo era andato a preparare e a scaldare la stanza. Ricordo che Massimo andava e veniva, ma io non rimanevo mai sola, riconoscevo il tocco di Giovanna o Lorella sulla mia schiena che si alternava e sostituiva quello del mio compagno. Poi ero entrata nella doccia, allora lo sgabello che avevo comprato serviva a qualcosa! Mi ero seduta sotto il getto caldo della doccia, che Massimo teneva per me, e di quell’ora e mezza sotto la doccia ricordo che le contrazioni erano un po’ meno dolorose, anche se molto forti, e dopo ogni onda Lorella, che sedeva su una sedia di fronte a me con lo sguardo sereno, sentiva il cuore della bimba. Sapevo che quello strumento era utile per sapere se la piccola stava bene, ma devo dire che ne avrei fatto a meno, mi disturbava un po’ perché sentivo che interrompeva e spezzava qualcosa… Ad un certo punto il mio corpo era stato preso da un impulso irrefrenabile a spingere, e mi era sembrato che scoppiasse qualcosa! Mi ero un po’ spaventata, ma Lorella mi aveva detto che si erano rotte le acque, e che il liquido era chiaro, tutto ok. Ho pensato “Che forte, rompere le acque sotto l’acqua!”.

Era arrivata anche Patrizia, che sorpresa! Era un’altra ostetrica che avevo avuto modo di conoscere la settimana precedente, in occasione di una delle visite domiciliari delle ostetriche. Quando è entrata in bagno mi sembra di essere riuscita a farle un sorriso… Sentivo che erano tutti lì per me, era proprio come me l’ero immaginato, di notte e col silenzio… Solo io rompevo il silenzio, con il rumore del mio respiro e poi con le vocalizzazioni che cercavo di sostituirvi, con la guida di Giovanna e Lorella… non era facile, non mi riusciva molto all’inizio, ma poi sentivo che andava meglio, e forse cercare di controllare la voce mi aiutava a sentire un po’ meno il dolore. Poi Lorella mi aveva chiesto se volevo uscire dalla doccia, avevo accettato subito ed eravamo tornate in camera. Quando ero entrata in camera, ero rimasta colpita dall’atmosfera che c’era. Avevano sistemato tutto, messo lenzuola pulite e cuscini sopra il materasso, e mi ricordo di aver pensato “Guarda che bello, sono fantastiche!”. Mi sono rimessa in ginocchio, appoggiata al letto con le braccia, e ho cercato di affrontare al meglio anche quella che sapevo essere l’ultima parte del mio viaggio. Sentivo che ci eravamo quasi, ed era stato proprio il fatto di vedere tutta la stanza pronta, a farmelo capire! Sì, era tutto pronto per accogliere la nostra piccola Vera. Da quel momento ho dei ricordi un po’ più lucidi, so che Massimo era sempre accanto a me, mi massaggiava la schiena e mi incoraggiava a non abbattermi. Ogni tanto lo guardavo negli occhi, intensamente, senza riuscire a parlare, ma già solo quello mi dava la forza per andare avanti. In qualche momento, quando il dolore mi sembrava insopportabile, scuotevo la testa e lui capiva immediatamente cosa volevo dire, e mi incoraggiava dicendo “Ma sì, ma certo che ce la fai!”. Avevo proprio bisogno di sentire quelle parole…

Il mio corpo spingeva con tutte le sue forze, ora non sentivo più le contrazioni ma degli spasmi fortissimi e incontrollabili, che potevo solo assecondare. Mi sembrava di urlare di rabbia, tale era la forza che sentivo dentro. La mia bambina era decisa a nascere, e io cercavo con tutte le mie forze di aiutarla a venire fuori. Sentivo che mi stavo aprendo piano piano per farla passare…

Una delle cose che ho apprezzato di più del lavoro delle ostetriche è che non mi hanno mai detto “spingi” o “non spingere” quando mi veniva da fare il contrario, e credo che comunque non avrei potuto non assecondare il mio corpo.

Proprio quando eravamo alla fine, quando Massimo mi diceva con entusiasmo “Dai, si vede qualcosa, si vede la testa!”, ho pianto per il dolore e per la paura di non farcela. Il mio corpo si stava aprendo per fare passare la creatura che era nata e cresciuta dentro di me, e quello che stavo provando era incredibile, ma faceva anche paura! Ad un certo punto qualcuno mi ha detto di toccare con la mano, c’era la testa che stava per uscire, e io ho detto sorridendo, sorpresa “È morbida!”.

Finalmente era uscita la testa, qualcuno lo aveva detto, ormai eravamo tutti insieme da un po’, tutti nell’attesa di questo piccolo ma grande miracolo… Ho sentito una tregua, mi hanno detto di non spingere subito ma di aspettare un attimo, e con la spinta successiva è uscito tutto il corpo.

Sotto e dietro di me lavoravano per pulire e accogliere questa nuova vita, e io ho chiesto che ore erano. Erano le 6:08 del 4/4/2008… che bel giorno, che bell’ora per venire al mondo! Neanche il tempo di rendermi conto che era nata, che subito ho avuto la mia piccola in braccio, e come pesava! Aveva le mani grandi… Io ero nuda e lei era nuda, due corpi diversi ma una cosa sola, ancora col cordone che ci univa… Mi hanno aiutata a sdraiarmi sul letto, e mi hanno messo la piccola sul petto, poi ci hanno avvolte con coperte calde e asciugamani. Ci siamo guardate per la prima volta negli occhi, Massimo era accanto a noi, la nostra creatura era bellissima! Mi ricordo che per un po’ ho respirato affannosamente, un po’ per la fatica, un po’ per l’emozione indescrivibile… Poi abbiamo guardato se effettivamente era una femmina, non lo sapevamo ancora con certezza! Sì, era proprio la nostra piccola Vera!

Il dolore era scomparso, rimaneva solo la forza del miracolo appena avvenuto e tutta la gioia per essere riuscita a dare alla luce la mia bambina nell’intimità di casa nostra!

Siamo rimasti da soli noi tre per non so quanto, un tempo che non ricordo bene, e poi sono tornate le ostetriche per aiutarmi a partorire la placenta. Giovanna mi ha fatto vedere e sentire che il cordone non pulsava più, così lo hanno tagliato, dopodiché mi sono alzata dal letto, sempre tenendo in braccio la mia piccola, e ho dato qualche spinta per fare uscire la placenta. Pensavo che sarebbe stato più facile! Ma alla fine è uscita, era molto grande!

Giovanna mi ha aiutata a fare una doccia e poi mi ha dato qualche punto, mi ero lacerata un po’, mentre Lorella si è occupata di Vera con Massimo e Patrizia. Dopo la prima poppata della piccola, anche noi ci meritavamo la colazione… così Massimo è sceso in panetteria a prendere brioches per tutti, e abbiamo fatto colazione brindando con un bel bicchiere di vino dolce!

Questo è il racconto del mio parto, l’esperienza più importante della mia vita, di cui forse non ricordo tutti i particolari, ma di cui mi sono rimaste impresse certe frasi e certi momenti in modo indelebile. Concluderò con una di queste frasi, pronunciata da Giovanna verso le 7 di mattina quando, aprendo le persiane della camera dove era nata Vera, ha “urlato” sottovoce: “È nata una bambina! È nata una bambina!”.

 

Nascere nel “Gran Paradiso”

martedì, 24 luglio 2012

Voglio raccontarvi una storia… C’era una volta, ma forse è successo qualche giorno fa, un bambino di nome Tancredi, un nome importante!(Tancredi di Altavilla Re di Sicilia!). Sì un nome importante! Eppure Tancredi è nato a Degioz, comune della Valsaverenche, nel cuore del Parco del Gran Paradiso, un bimbo avventuroso, un bimbo che aveva le idee chiare su come e dove voleva nascere, così è nato una domenica di vacanza in un piccolo borgo di poche case in mezzo alla natura, dove il rumore predominante è quello del Savara, il possente torrente che scorre vicino alla casa che ci ha ospitato. La casa che ci ha accolto, che è della mia amica Dayné Nelly, si chiama “Casa degli Angeli”, una casa costruita nel 1871 dal bisnonno, che era un Cacciatore del Re! Una casa ad hoc per una nascita regale! La mattina avevamo acceso il fuoco nel camino e i genitori si erano preparati a ricevere Tancredi costruendogli un piccolo nido simbolico. Dopo aver lavorato sulla consapevolezza corporea e il respiro, abbiamo attivato l’istinto con l’aiuto della cultura sciamanica degli indiani d’America. Le forze degli elementi del parto: l’Acqua per l’apertura e il Fuoco per la forza delle contrazioni uterine si stavano equilibrando e accumulando, abbiamo pregato la Madonna del Gran Paradiso (la statua che si trova in cima al Gran Paradiso, l’unico a 4000 mt in territorio completamente italiano, è stata portata su negli anni ’50 ed è dedicata alla Madonna del Monte Carmelo) e ringraziato.

Il “silenzio uterino” (vedi manuali di ostetricia moderna) che precede il parto nella fase espulsiva in cui praticamente l’utero si prepara per le ultime contrazioni del periodo espulsivo, in ospedale sfocia nello scompiglio totale e solitamente nella somministrazione endovenosa di ossitocina sintetica per accelerare il parto, e in manovre più o meno lesive e invasive per mamma e bambino. Mettersi in ascolto di questo silenzio qui ci proietta in un altro universo atemporale e apre una porta interdimensionale. Attraverso questa porta – che si apre comunque sempre in ogni nascita – arrivano le entità angeliche a benedire e proteggere. E’ così grande la forza di questo silenzio che veramente sembra in grado di fermare e dilatare il tempo che pure sta continuando a scorrere come l’acqua del Savara. Siamo avvolti nella penombra, una chiazza di colore arancio dell’asciugamano steso a terra. Abbiamo l’essenziale, il calore, il buio il silenzio e la musica delle acque, così possiamo accogliere questo bambino che nasce con due spinte. Nei giorni precedenti abbiamo avuto l’aiuto delle erbe: qualcuna la trovavamo davanti alla porta di casa come l’umile ortica, l’aiuto dei fiori che preparo diluiti con il metodo Bach, degli alberi che ci hanno aiutato a ritrovare le nostre radici e a curare la placenta, degli animali selvatici che ci hanno dato dei grandi insegnamenti, del Sole e del Fuoco che ci hanno nutrito e scaldato con la loro energia maschile e paterna, dell’Acqua che ci ha insegnato l’apertura, del massaggio metamorfico che curando tutta la storia ostetrica agisce con una efficacissima prevenzione a livello di salute fetale e placentare. Dopo il parto il funicolo non è stato tagliato ma si è staccato spontaneamente (Nascita Lotus) in terza giornata, Tancredi non è calato di peso (cioè non ha avuto il calo di peso che viene chiamato “fisiologico” quando si taglia precocemente il funicolo), la mamma non ha avuto punti perché con la forza della Terra, nello specifico dell’argilla, possiamo fare emostasi, curare le eventuali piccole lacerazioni, disinfettarle e accelerarne la cicatrizzazione. Dopo il parto l’assunzione dei rimedi placentari (ed eventualmente erboristici in caso di bisogno) aiuta la mamma a sentirsi subito in forze, riduce la perdita ematica e favorisce una precoce montata lattea, il contenimento manuale dell’utero inoltre aiuta a ridurre al minimo la perdita ematica, in questi giorni la cosa più tecnologica che abbiamo fatto è stata l’autoemoterapia*, le difese immunitarie essendo un po’ basse a causa della stanchezza, del caldo patito e del fatto che il Ferro sotto forma di preparato erboristico risultava indigesto. Questo è il parto sicuro perché non disturbato, gli animali si isolano per partorire in sicurezza e come sa bene chi ha origini contadine il travaglio e il parto si bloccano se vengono disturbati, ma oggi anche agli animali spesso tocca in sorte un taglio cesareo. Ma se forse provassimo a non disturbare più la nascita? Sarebbe così pericoloso? Certamente, perché metterebbe in discussione tutta la nostra cultura alle radici, la competizione ed il materialismo, il consumismo e la sua modalità frenetica e superficiale. Il rischio è grande perché bisognerebbe avere orecchie per mettersi in ascolto del silenzio della nascita, tatto e manualità per relazionarsi con buon senso in modalità non invasive ma contenitive con mani che sanno anche accendere un fuoco, vista per accettare la visione di un bambino che nasce roseo e respira senza piangere e per accettare la bellezza e la potenza del corpo femminile al culmine del suo processo creativo e della sua apertura, olfatto di mamma e bambino per sentire l’odore dei propri corpi e riconoscersi e accettarsi, voce per comunicare al di là di vuote parole senza senso l’amore, l’accoglienza e il rispetto per questa nuova vita.

E così posso considerare questa nascita come un punto luminoso fermo e culminante nella mia carriera di ostetrica, sia per le modalità e l’ambiente di nascita che per la fiducia accordatami da queste persone che sono venute quassù, per affrontare questa esperienza in tutta sicurezza e libertà, questa è la sensazione che ho provato arrivando in Valsavara e con questa parola voglio terminare questo scritto: libertà.

Carla Joly ,ostetrica libero professionista

Sito internet : www.carlajolyarteostetrica.com

articoli sul blog www.mammapermamma.eu

*Autoemoterapia è l’iniezione per via intramuscolare di una piccola quantità del proprio sangue, ciò permette di quadruplicare le cellule del sistema immunitario per una settimana, gli interventi chirurgici in epoca pre-antibiotica trattati in questo modo evolvevano in un decorso fisiologico.

 

Nascere podalico, oggi

domenica, 8 luglio 2012

Nell’antico Egitto già si eseguiva il rivolgimento (manovra per il riposizionamento del bambino in versione cefalica –con la testa in basso- verso il canale del parto) in caso di presentazione podalica, era una manovra sacra ed era eseguita dai sacerdoti. Oggi in campo medico viene ugualmente eseguita questa manovra che richiede l’ospedalizzazione e un rigido protocollo, non è più una manovra sacra ma puramente meccanica, in caso di insuccesso si esegue un taglio cesareo che normalmente viene programmato in una data anteriore al termine delle 40 settimane fisiologiche di gravidanza. La motivazione di questa presentazione non è inquadrabile esclusivamente in un contesto meccanico, bisognerebbe chiedersi cosa c’è a monte e se effettivamente c’è una causa meccanica per cui il bambino non può mettersi in posizione cefalica, bisognerebbe chiedersi il perché dell’insorgere di questo impedimento. E’ importante inquadrare questo tipo di presentazione nel contesto in cui avviene: genitoriale, famigliare, sociale ed ambientale, e in generale nel più ampio contesto relazionale della costellazione famigliare del bambino. Non va applicata una tecnica a caso tra le tante tipologie diverse, ma va fatto un ascolto della coppia dei genitori per conoscere mediante una accurata anamnesi famigliare le circostanze legate alla loro stessa nascita, bisogna conoscere l’andamento della gravidanza: come è insorta, indagare sull’accettazione o meno del bambino e su tutti gli eventuali conflitti insorti che potrebbero avere una relazione con l’assunzione della presentazione podalica del bambino. Come premessa di salute in gravidanza è importante la continuità dell’assistenza da parte dell’ostetrica, sembra che nell’esperienza delle ostetriche che seguono precocemente una gravidanza sin dal primo trimestre e che offrono servizi di accompagnamento con corsi di gruppo e prestazioni individuali one to one questo tipo di presentazione sia meno frequente. Con l’esecuzione del massaggio metamorfico in gravidanza è possibile eseguire un atto di prevenzione che va a curare la storia ostetrica della famiglia in quanto si agisce a livello del piede su una linea che va dal pre-concepimento alla nascita e coinvolge sia gli aspetti paterni e maschili che quelli materni femminili. Sono altresì importanti:

1- La visualizzazione del bambino in posizione cefalica

2- L’uso dell’acqua durante la gravidanza, frequentazioni di corsi di acquaticità per gestanti in piscina e movimento libero della mamma: questo aspetto del movimento influenza positivamente lo sviluppo del sistema nervoso del bambino che contribuisce a fargli assumere la posizione cefalica

3- Il Massaggio Polare per liberare il bacino, il segmento uterino inferiore e il perineo da eventuali tensioni così il bambino viene più invogliato ad assumere la posizione cefalica perché la sua testa trova un posto morbido ed accogliente nel corpo della madre

4- L’educazione a evitare quelle situazioni conflittuali che possono generare tensione e stress nella mamma e paura nel bambino

5- Usare la luce di una lampadina dall’alto al basso dell’addome materno per aiutare il bambino che può seguire il movimento della luce a scendere con la testa verso il basso

6- La medicina tradizionale cinese previo consulto e ascolto, che comunque non sempre può essere indicata.

In sintesi aiutano il posizionamento cefalico tutte le modalità che rafforzano il legame dei genitori con il bambino e stimolano l’apertura alla nascita nella dimensione spirituale, emozionale e corporea. La tipologia di intervento può dunque essere varia e necessita di una consulenza preventiva per potersi indirizzare nel tipo di trattamento individuale più adatto al caso specifico. Il Rivolgimento medico da eseguire in regime di hospital day è in genere l’ultima spiaggia rispetto alla tipologia precedente di intervento. Bisognerebbe evitare la prenotazione di un cesareo programmato che generando stress contribuisce a bloccare ulteriormente una situazione che è già in equilibrio precario a causa della paura che può insorgere a livello materno e quindi anche fetale, e aspettare invece l’insorgere spontaneo del travaglio affinché il bambino abbia tutto il tempo per completare lo sviluppo del suo sistema nervoso ed abbia attivato la sua preparazione alla nascita con la possibilità di un migliore adattamento al mondo esterno e quindi minore esigenza di rianimazione alla nascita. E’ importante informarsi sugli ospedali in cui c’è una bassa incidenza di cesarei su quale sia il comportamento e il protocollo in caso di presentazione podalica. Il parto podalico in acqua, non disturbato, potrebbe aprire finalmente un nuovo capitolo nel caso di nascita podalica perché l’acqua permette un passaggio più graduale dal mondo intrauterino a quello esterno, il corpo del bambino uscendo trova un ambiente acquatico e caldo e ha meno stimoli ad attivare la respirazione finché non è uscita la testa ed è affiorato in superficie.

ASPETTO SIMBOLICO: ci può aiutare a addentrarci più in profondità nella comprensione di questo tipo di presentazione: possiamo fare una lettura del rapporto mamma/bambino mettendo in relazione questa tematica all’Appeso Arcano n.12 dei tarocchi di Marsiglia corrispondente al segno dei Pesci, con pianeta governatore Nettuno, al mito della sirena Derceto da una parte e dall’altra alla Papessa Arcano n.2 corrispondente al segno della Vergine, pianeta governatore Mercurio, mito di Demetra e Persefone. Per quanto riguarda la simbologia dei tarocchi, l’immobilità dell’Appeso (corrispondenza – segno zodiacale dei Pesci-) richiama paradossalmente l’immobilità del bambino in presentazione podalica, che non si tuffa attivamente verso il basso per entrare più attivamente nel processo di nascita. Questo essere fermo può essere dovuto a un reale impedimento oppure può essere una fase di immobilità in cui si vive in modalità più ricettiva a una dimensione profonda di saggezza, può rappresentare anche un blocco e un’immobilità che origina nel proprio albero genealogico (nel ramo paterno o materno) che possiamo anche chiamare costellazione famigliare del bambino. Questa sosta temporanea che mantiene il bambino in posizione podalica può essere legata a un lavoro di approfondimento spirituale del proprio progetto di nascita, a una meditazione profonda, una preghiera (naturalmente se vediamo il feto come un essere proveniente da una dimensione spirituale superiore più sottile con un proprio progetto di vita individuale), quindi può anche solo significare che ha bisogno di più tempo rispetto agli altri per questo approfondimento, si ritira forse solo temporaneamente dal progetto attivo di vita nel caso effettui una versione cefalica spontanea successivamente oppure ha bisogno di qualcuno che lo venga a prendere nel caso si renda necessaria l’esecuzione di un cesareo. Per quanto riguarda il simbolismo materno nella Papessa (corrispondenza –segno zodiacale della Vergine – ) ,vediamo una donna in doppia gestazione: di un uovo che sta covando e di se stessa, lei rappresenta quella parte intatta di noi che non è mai stata ferita né toccata, la sua purezza simboleggiata dal volto bianco può anche essere una freddezza asessuata e una chiusura, all’origine ci può essere una ferita di qualche tipo oppure la sua solitudine può essere volontaria (le donne dei popoli più antichi come gli indiani d’America si isolavano periodicamente in luoghi solitari e armoniosi nella natura perché sapevano che ciò favoriva una crescita armoniosa ed equilibrata del bambino che portavano in grembo) oppure può essere un isolamento subito che genera frustrazione. La Papessa non ha più desideri, eppure abita il corpo come un luogo sacro e conosce le leggi dell’incarnazione-simboleggiate dal manoscritto che tiene tra le mani- obbedisce alla volontà divina, accetta solo l’unione basata sull’unione delle anime e attende una inseminazione spirituale, potrebbe anche rappresentare il peso di una educazione famigliare religiosa rigida e castrante.

ASPETTO MITOLOGICO, derivato dalla corrispondenza Astrologica: nel mito di Derceto legato al segno dei Pesci e a Nettuno, Derceto per volere di Afrodite cede a un amore passionale e clandestino, concepisce una figlia, ma non essendo accettata non riesce ad accettare questa gravidanza e cerca di annegarsi, Poseidone/Nettuno la salva ma il suo corpo diventa quello di una sirena, metà donna e metà pesce. Nel mito di Demetra e Persefone legato al segno della Vergine possiamo comprendere l’importanza del legame madre-figlia che quando viene disturbato genera una incapacità di Amore e di apertura nella madre (Demetra disperata per la scomparsa della figlia rapita da Ade che fa isterilire tutta la vegetazione della Terra), possiamo altresì comprendere l’importanza dell’abbandonarsi ai ritmi stagionali/ormonali e il rispetto dei ritmi della madre Terra che nella vita frenetica del mondo materialista superficiale e consumista non permettono uno sviluppo sereno e armonioso della gravidanza, gravidanza che implica comunque sempre un rallentamento e un profondo rispetto per la sacralità della vita, Ade/Plutone che può rappresentare anche un aspetto oscuro e prevaricatore maschile in positivo può essere visto come questa esigenza di profondità di andare alle radici (radici che per il bambino sono rappresentate dalla placenta) per poter permettere lo svilupparsi di una nuova vita ed è il maschile che soddisfa questo bisogno di profondità portando Persefone nel regno degli inferi. Dovendo sintetizzare i vari motivi che inducono alla presentazione podalica si potrebbe chiamare in causa la polarità: accettazione e amore di sé, della coppia e del bambino e viceversa mancata accettazione e paura nel vissuto materno/paterno, questa tipologia di interpretazione non è per indurre sensi di colpa e di inadeguatezza nei genitori ma deve servire per mettere a fuoco la tematica sottostante e trovare una tipologia di intervento individualizzata e perciò adeguata alla singola famiglia.
Testi di riferimento per l’interpretazione simbolica: “Astrologia e mito” di Roberto Sicuteri, edizioni Astrolabio.
“La via dei tarocchi”di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, edizioni Feltrinelli. Sito internet corrispondente: www.camoin.com
Carla Joly, www.carlajolyarteostetrica.com

Per te, Maia…

martedì, 10 aprile 2012

Eccoci qua, caro amore mio… Ora dormi con la testa sul mio cuore, un anno fa eri appena nata, eri appena sgusciata fuori dal mio corpo, ti avevo preso con le mie mani da dentro l’acqua, portandoti al petto, e ti avevo abbracciato commossa e ansimante… Avevo guardato e visto che eri una bambina, che sorpresa! Una bambina, una bambina… Maia… Ci siamo guardate negli occhi, conosciute e riconosciute, e nei tuoi occhi ho visto l’immensità dell’universo, il miracolo della vita, ciò che hai attraversato per venire alla luce… Ci siamo incontrate in un abbraccio, sei stata toccata solo dalle mie mani e, prima, dall’acqua che ci ha accompagnato nelle ultime fasi del nostro viaggio… Com’era bello stare immerse, occhi negli occhi, tu sul mio petto che iniziavi ad assaporare la vita terrestre dalla tranquillità del mio abbraccio… Io ero in estasi, ho toccato il massimo della felicità, ero una donna nuova, una nuova mamma, e tutto era perfetto, così come avevo voluto e sognato… Eri tutta coperta di vernice caseosa, così morbida e calda, così perfetta, e anche cicciotta! Non ho potuto che pensare “Però, riesco a fare delle bambine proprio belle!”. Un attimo dopo la tua nascita, tutta la fatica era già stata dimenticata, rimaneva solo l’impareggiabile sensazione di potenza creatrice, la piena soddisfazione, quel “tutto tondo” che non ho mai provato altre volte, se non dopo le nascite delle mie bambine…

Continuavo a guardarti nella luce rossa della stanza, in realtà eravamo quasi al buio! Continuavo a studiarti, poi era arrivata la tua sorellina, incredula, eccitata, e non smetteva più di parlare! Il tuo papà anche lui era estasiato, incredulo anche lui che tutto fosse stato così semplice e bello… Non aveva potuto assistere, ma era comunque con noi, anche una parte di lui era in quel bagno, in quella piscinetta, e subito ci aveva raggiunte appena eri nata… E il nostro angelo custode? Dietro di noi, nel silenzio e nel rispetto, seduta tranquilla ad assistere, non a fare, non a metter fretta, ma semplicemente ad aspettare con me, con noi, ad accompagnarci con discrezione ma con la sua presenza rassicurante…

Dopo mezz’oretta sei arrivata al seno, prima avevi bisogno di scrutare ciò che avevi intorno! Hai ciucciato come se fosse la cosa più scontata del mondo, e forse lo è se nessuno interferisce… Hai assaporato il prezioso colostro, hai capito che potevi farcela anche se eravamo ormai separate, e così abbiamo potuto far nascere anche la tua sorellina placenta… che non è stata separata da te con violenza, perché semplicemente non ce n’era bisogno, avevamo ancora bisogno anche di lei…

Questa è stata la tua nascita, il tuo ingresso alla vita… E ora che hai già un anno, mi sembra passata un’eternità, ma rivedo queste scene come se le stessi vivendo anche ora… Indimenticabile… Sono commossa dai ricordi e dalla nostalgia, dal ricordo di quelle emozioni così forti e meravigliose, e custodirò tutto ciò nel mio cuore finché sarò viva… Buon compleanno amore mio, sei arrivata per portarci la tua forza e la tua gioia, e di questo non ti ringrazierò mai abbastanza!

Le ultime settimane di gravidanza…

lunedì, 13 febbraio 2012

In alcuni ospedali, quando si arriva alle fatidiche 40 settimane, iniziano i famosi controlli, che consistono di solito in una visita alla settimana più monitoraggio. Oltre la 41a settimana, i controlli si intensificano. Io non ne ho mai fatti, anche perché non sono mai arrivata alla dpp e non ho partorito in ospedale, ma credo che comunque non ne avrei fatti… e credo che non siano poi così necessari… Allora perché allo scoccare delle 40 settimane le mamme iniziano a sentirsi “scadute”? Perché i controlli iniziano a farsi più serrati? Perché le pance devono essere controllate di più? Ci saranno risposte mediche a questi quesiti, però sono profondamente convinta che tutti questi controlli siano fatti senza discriminazione, non soltanto in casi in cui ci siano maggiori rischi e quindi maggior bisogno di tenere sotto controllo l’andamento della fine gravidanza… Questi controlli vengono effettuati su tutte le mamme, indistintamente, contribuendo a far loro sentire l’ansia degli ultimi giorni… Arriva l’ansia del “perché non nasce?”, “Starà bene?”, “Perché il travaglio non parte?”, “Ho qualcosa di sbagliato?”, “Non ho ancora contrazioni… il travaglio partirà?” oppure “Il mio bambino è pigro?”. Io trovo molto brutto che si sia persa la capacità di attendere, la gioia degli ultimi giorni, delle ultime settimane, quello stato d’animo di tranquillità e fiducia che dovrebbe accompagnare ogni nascita… Ogni bambino sa quando è il suo momento, grazie ad un meccanismo perfetto di relazione tra lui e la madre, tra lui e la placenta, meccanismi che sanno benissimo far partire il travaglio quando è il momento. Il momento giusto è quando il bambino è pronto per affrontare la vita extrauterina, quando è pronto al distacco dal ventre materno, e quando la sua compagna di viaggio, la placenta, è matura e arriva il momento in cui non riesce più a lavorare del tutto efficacemente. Ecco, quello è il momento giusto per la nascita. Intervenire precocemente, o iniziare a preoccuparsi con controlli e ansie varie, solo perché si è arrivati alla 40a settimana, oltre che inutile, è controproducente. Lo stress inibisce l’inizio del travaglio, non lo facilita di certo, e infatti negli ultimi giorni di gestazione l’ideale sarebbe staccare la spina, spegnere il cervello, non pensare a numeri e scadenze, ma semplicemente mettersi in contatto col proprio bambino e fare lavori che non impegnino la sfera razionale… come per esempio lavorare a maglia! Questo sì che può favorire l’insorgenza del travaglio, o almeno non ostacolarlo! Naturalmente, questo discorso è valido in situazioni di fisiologia.
E un’altra cosa furba da fare sarebbe mentire spudoratamente sulla data presunta, posticipandola di almeno 3 settimane in avanti, almeno per quelle persone che già prima della dpp inizierebbero a chiamare per sapere “Allora, è nato???” Così passerete gli ultimi giorni in modo tranquillo, senza pressioni inutili… E i controlli? Per alcune persone possono essere ansiogeni, ma se tutto va bene e il bambino si muove, non sono così necessari… Sappiate che nessuno vi verrà a prelevare a casa se non vi presentate, è un vostro diritto, potete anche cambiare idea e decidere di non mettere piede in ospedale se non ci siano evidenti necessità!

E vorrei davvero che tutte le mamme sapessero questo e se lo ripetessero ogni volta che qualcuno le fa sentire “in ritardo”… FINO A 42 SETTIMANE CONCLUSE DI GESTAZIONE (cioè fino a 2 settimane intere dopo la dpp), NON C’E’ BISOGNO DI INTERVENIRE!

Il nostro Lotus

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Ben arrivata piccola Emma!

giovedì, 21 ottobre 2010

Carissimi tutti, annuncio con enorme gioia che lunedì notte è venuta alla luce una piccola stellina, di nome Emma… E’ nata in casa, al calduccio nella camera di mamma e papà, in fretta e portando con sé tutta la saggezza dei neonati… I suoi genitori gli hanno fatto un regalo meraviglioso, tenendola attaccata alla sua sorellina placenta, che le farà compiere con maggiore dolcezza il passaggio dalla vita acquatica a quella “reale”.

Questa nascita ha riempito di gioia la mamma di Emma, che tanto desiderava un parto in casa, anche per rifarsi della prima esperienza di parto vissuta in ospedale, e le ha restituito qualcosa. Il papà le è stato accanto e ora si gode la sua piccolina…

Non posso  che augurare a tutta la famiglia, mamma papà e fratellone, una continuazione degna di questo fantastico inizio, e tante coccole di latte per la piccola saggia Emma! Vi voglio bene!

La valigia per l’ospedale

sabato, 9 ottobre 2010

Se la nascita di vostro figlio, per qualsiasi motivo, avverrà in ospedale, ad un certo punto dovrete iniziare a pensare a preparare la famosa “valigia”… Ma anche se rimarrete a casa per un parto a domicilio, le cose di seguito elencate potranno far comodo… C’è anche da dire che la certezza di poter rimanere a casa non si ha sempre, anche quando si pensa al parto in casa, quindi il compromesso potrebbe essere che si prepara la valigia in ogni caso (per non doverci pensare all’ultimo, in caso andasse male) e poi si spera di lasciarla lì dov’è! Insomma, che sia valigia o solo organizzazione per un parto in casa, ecco le cose che potrebbero essere utili per il vostro parto e che potrebbe essere comodo avere “raggruppate” in un posto solo, in modo che anche il vostro compagno o le ostetriche possano trovarle senza dovervi chiedere lumi in travaglio:

Per tutte (ospedale o casa):

  • tutto panno carta per asciugarsi quando si va in bagno, al posto dell’asciugamano, così si butta tutto nel wc
  • assorbenti giganti
  • 5 mutandoni che vi stiano con l’assorbente gigante (di carta o di cotone)
  • un paio di asciugamani
  • maglietta larga (in ospedale fa sempre caldo, ma anche in casa con la stufetta ;-) )
  • musica per il parto
  • macchina fotografica
  • coppette assorbilatte
  • conchiglie raccoglilatte
  • reggiseni allattamento
  • tintura madre di calendula e una bottiglietta vuota da mezzo litro (per fare il mix con la calendula da versare su eventuali lacerazioni o suture quando fai pipì, dopo il parto)
  • vestitini e accessori per il bimbo (2-3 copertine leggere, 4 magliette, 5-6 tutine, bavaglini, calzini, cappellino, pannolini lavabili)

In particolare per l’ospedale:

  • beauty case con deodorante, spazzola, spazzolino, saponetta, per sentirvi pulite e in ordine
  • caricacellulare
  • posate, tazza, bicchiere, zucchero, cibo per il travaglio e per il post parto
  • fazzoletti e tovaglioli di carta
  • sacchetti per la biancheria sporca
  • accappatoio
  • 2-3 camicie da notte aperte davanti
  • calzini antiscivolo
  • 3-4 paia calzini normali
  • ciabatte
  • vestaglia
  • piano del parto

Se avete deciso per una nascita Lotus, ricordatevi di portare in ospedale un colapasta (non penso che in ospedale possano prestarvene uno), un contenitore per metterlo dentro, del sale grosso e dei pannolini abbastanza grandi per contenere la placenta.

E ora che avete fatto la valigia, non vi resta che aspettare che arrivi il momento… quello scelto dal vostro piccolo, mi raccomando! Nel frattempo, dedicatevi a fare la maglia o ad altre attività che spengano il cervello, sembra che aiutino ad arrivare prima e meglio al lieto evento!

L’occorrente per il parto in casa

sabato, 18 settembre 2010

Se siete seguite da un’ostetrica per il parto in casa, sarà probabilmente lei a darvi un elenco di cose da preparare per il parto… ma se intanto volete farvi un’idea di ciò che potrebbe servire, ecco l’elenco di quello che è servito a noi…

Per prima cosa, direi che possono fare comodo un materassino per stare per terra, e tanti cuscini… Noi avevamo già un materassino basso preso all’Ikea e lo abbiamo usato, messo accanto al letto perché è lì che ho travagliato la maggior parte del tempo… e la piccola è nata proprio lì… Fanno comodo un po’ di cuscini, per appoggiarsi, poi lenzuola bianche (ne basta uno matrimoniale, bianco si lava meglio e torna quasi pulito), e traversine pulite… Le mie ostetriche ne avevano portate un po’, ma noi ne avevamo altre… Le ho usate anche appena nata Vera, per stendermi sul letto e non sporcare… A noi hanno fatto comodo anche un po’ di asciugamani (5-6), e assolutamente essenziale è stata la fonte di calore supplementare: noi abbiamo usato una stufetta che ci avevano prestato, andava a combustibile e puzzava tantissimo sia accendendola che spegnendola! Le ostetriche penso che se la ricorderanno a lungo! Ma, nonostante fosse già aprile, la abbiamo tenuta accesa buona parte della notte… ancora più essenziale è nelle stagioni fredde! Poi abbiamo usato molto anche un cd di musica rilassante che avevo comprato per l’occasione, lo abbiamo messo su 1000 volte, e mi vengono ancora i brividi quando mi capita di ascoltarlo…

Poi aggiungo prendendo spunto proprio dall’elenco delle mie ostetriche:
- una fonte luminosa (magari non serve, ma sempre avere qualcosa in casa… Noi avevamo preso una torcia che è stata usata per vedere bene la zona perineale mentre mi cucivano, o anche solo per guardare se è tutto a posto, non volendo accendere la luce per non disturbare il piccolo)
- assorbenti ghiacciati da tenere in freezer, imbevuti di camomilla. Allora, prendete gli assorbenti normali, non quelli enormi, e li bagnate nel centro con una camomilla molto molto ristretta. Poi li mettete in un contenitore (tipo quelli del gelato) dove stiano un po’ curvati, per avere la forma del corpo quando sono indossati, e con la scatolina li mettete in freezer. Appena dopo il parto li mettete (con sopra quelli giganti) e potrete sentire un enorme sollievo! Io ne avevo fatti solo 3 o 4 ma ne avrei apprezzati anche altri!
- teli di nylon (quelli da imbianchino, da mettere sui materassini o dove nasce il pupo)
- sacchi spazzatura grandi, anche per mettere le lenzuola sporche che non puoi lavare subito
- cotone
- borsa dell’acqua calda
- borsa del ghiaccio e ghiaccio pronto in frigo
- tintura madre di calendula e olio di mandorle dolci
- rotolone di carta casa
- bilancia pesa bambini a noleggio
- pieno di benzina nell’auto (che si spera non debba servire)
- numeri di telefono utili

Per il travaglio ma anche per rifocillare le ostetriche e i mariti:
- tisane zuccherate e altri alimenti che piacciono
- ciò che può essere utile per un degno festeggiamento a nascita avvenuta! (noi avevamo una bottiglia di Brachetto e il papi è sceso a prendere brioches per tutti al mattino!)

Per chi volesse fare una nascita Lotus, serviranno anche un colapasta da usare per la placenta, del sale grosso, alcuni pannolini di stoffa o asciugamani e, se volete, una sacca di stoffa dove riporre la placenta per non lasciarla alla vista…

E ora… buon parto in casa! :-)