Post taggati ‘Parto’

Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

I vostri desideri per il parto

giovedì, 29 dicembre 2011

Quando aspettavo la mia seconda piccola, ho seguito il corso pre-parto con le ostetriche del S.Anna di Torino, le ostetriche che mi avevano seguito per la nascita della mia primogenita… E questo spazio mi è davvero servito, per diversi motivi… Verso la fine del corso, una delle ostetriche ci ha consigliato una cosa, in vista del parto, e cioè quella di scrivere una sorta di nostro piano del parto, solo per noi… Mettere nero su bianco i nostri desideri per il parto che si avvicina, in modo da visualizzare e immaginare nei dettagli la nascita del nostro bambino…

Io ero in un periodo di grossi cambiamenti… Nuova casa, nuovo paese, nuovo bambino in arrivo… e la stanchezza era tanta, così come il tempo per pensare alla nuova vita dentro di me, così una sera ho preso il quaderno su cui scrivevo ogni tanto al mio piccolo in pancia, e ho steso il mio personale piano del parto, anche per avvicinarmi all’idea concreta della nascita che si avvicinava:

Per il mio parto vorrei:

- partorire di notte, travagliare di notte

- avere un parto veloce

- essere nella casa nuova

- travagliare ed eventualmente partorire in acqua

- riuscire a vocalizzare per accompagnare la mia “tempesta”

- sentirmi tranquilla e in contatto col mio bambino

- sentirmi forte

- non lacerarmi

- toccare la testa del mio bambino quando è fuori

- chiamarlo e aspettarlo

- prendere da sola il mio bambino

- attaccarlo io al seno o aspettare che ci arrivi lui da solo

- guardare e scoprire se è maschio o femmina

- perdermi nei suoi occhi e innamorarmi di lui

- unirmi in un unico abbraccio con Massimo e Vera

Beh, posso dire che a parte un paio di cose non fondamentali (ho travagliato di giorno e Maia è nata di sera, e mi sono lacerata appena appena) tutto ciò che avevo scritto e desiderato si è avverato… Sarà un caso? Io non credo, sono convinta che sia stato anche merito del consiglio di scrivere e focalizzare bene i desideri per il parto… E credo che se ci sarà una prossima volta, lo rifarò!

Tampone per lo streptococco in gravidanza: è così necessario?

sabato, 17 settembre 2011

Verso la 35a settimana di gravidanza, tutte le donne sono invitate a fare il tampone per la ricerca dello streptococco B, tampone vaginale e ultimamente anche rettale. Se risultasse positivo, si può dire addio al parto in casa (quando il parto in casa viene seguito da ostetriche di strutture pubbliche) e in ospedale, al momento del parto, viene fatta alla mamma una flebo di antibiotico… Se dopo il tampone positivo (è sufficiente che sia positivo uno solo dei 2) si fa una cura e il tampone si negativizza, a nessuno importa, perché si continua a considerare quello positivo. Se la donna rifiuta di sottoporsi al tampone, si agice considerandola comunque positiva. L’unico modo per sfuggire al trattamento, nel caso il secondo tampone fosse negativo, e quindi il trattamento del tutto inutile, è quello di nascondere il primo referto e presentare solo il secondo!

La cosa che nessuno dice mai è che l’infezione si può riconoscere bene, e non avviene unicamente nel canale del parto ma una buona parte di infezioni vengono prese dalle mani di chi presta le prime cure nonatali. Insomma, ci possono essere anche tamponi negativi e poi il bambino sviluppa comunque l’infezione.

Per negativizzare il tampone, ci sono alcuni rimedi naturali come i semi di pompelmo e l’aglio, che funzionano molto bene.

Dopo questa presentazione degli aspetti pratici, voglio condividere con voi alcune riflessioni tratte dal libro “La gioia del parto” di Ina May Gaskin.

1 – lo streptococco B è spesso presente nei batteri che normalmente si trovano in vagina (circa 1 donna su 5). C’è molta differenza tra l’avere lo str.B e il venire infettati
2 – la presenza dello str.B non causa alcun sintomo nella donna; occasionalmente ci sono infezioni del tratto urinario e della placenta che portano a rottura prematura delle membrane e travaglio prematuro
3 -una percentuale di donne che va dal 15 al 20% delle donne che hanno str.B in vagina darà alla luce bambini colonizzati dal batterio. Ma il 90% di questi bambini NON si ammalerà. Quando però si sviluppa l’infezione, si tratta di un’infezione seria e fatale nel 10% dei casi. Solo 2 bambini su 1000 si ammala.
4 – ci sono delle situazioni associate a un rischio di infezione nel bambino superiore alla norma: peso basso alla nascita o parto prematuro; rottura delle membrane più di 18 ore prima del parto; travagli lunghi con molti esami vaginali; induzioni, ventosa, forcipe, monitor fetali interni; bambini con battito stranamente veloce in travaglio; madri con febbre in travaglio; madri con clonizzazione da str.B troppo elevate nelle colture vaginali; bambini che devono essere rianimati alla nascita.

Riassumendo: di tutte le donne con lo str.B, solo il 15-20% avrà bambini colonizzati dal batterio, di questi solo il 10% si ammalerà, e di questo 10% solo il 10% si ammalerà gravemente.

Dopo questi dati, ogni mamma sarà più libera di decidere se fare l’esame, e se accettare o rifiutare la terapia antibiotica nel caso che, andando in ospedale, dovesse presentare il risultato positivo del tampone.

Approccio fisiologico alla nascita: massaggio metamorfico, massaggio polare e “rebozo”

sabato, 30 aprile 2011

MASSAGGIO METAMORFICO

Sono un’ostetrica libero professionista e lavoro in Valle d’Aosta, nel Canavese e in Toscana, ho applicato questo approccio di tipo energetico alla mia professione in modo consapevole e a studiarne le varie modalità di applicazione tecnica a partire dagli anni 90 e ad applicarle alla mia professione di ostetrica, prima in ospedale e poi nella libera professione. Questo approccio deriva dalla reflessologia plantare da R. St. Jhon,che ha individuato una corrispondenza tra la linea della colonna vertebrale sul piede e la vita intrauterina e la nascita. I vari segmenti della colonna vertebrale sulla linea del piede corrispondono al pre -concepimento alla gravidanza e alla nascita, esiste anche una linea sulla mano e sulla testa. E’ utile per curare tutta la storia ostetrica in caso di aborti spontanei e volontari, di blocchi e traumi natali e perinatali, parti difficili e cesarei. La tecnica è molto semplice e può essere imparata anche dal partner e dai genitori per i figli. Nella mia pratica ostetrica è uno strumento base per il mantenimento e ripristino della fisiologia,in linea di massima si può affermare che agisce rilassando la mamma e quindi favorendo l’apertura al parto e attivando il bambino. Può essere utilizzato in caso di infertilità ,in tutte le forme di distress in gravidanza,dalla minaccia d’aborto e parto prematuro a un difetto di crescita del bambino, carenza di liquido amniotico, per l’induzione del parto e del travaglio, nel post-partum, per favorire l’allattamento e in tutti i traumi di nascita (St.Jhon ha trattato per 2 anni un bambino Down insegnando la tecnica anche ai genitori e ha ottenuto la completa remissione dei sintomi), agisce rinsaldando il legame tra mamma e bambino. Avendo un concetto della mia professione come midwifery, quindi come donna in mezzo ad altre donne che le può accompagnare in tutte le età dalla nascita alla morte, applico questo tipo di massaggio in tutte le fasi di intensa trasformazione, in particolare quindi nascita ma anche adolescenza e pre-menopausa e menopausa. Questo massaggio è una pratica utile nell’infertilità femminile, maschile o di coppia, e può essere anche utile a ristabilire un’armonia relazionale. Ristabilisce la fisiologia in gravidanza, durante il parto e il puerperio in particolare in caso di scarsa crescita o reattività fetale. Può essere utilizzato nei problemi di allattamento o di svezzamento trattando la mamma. Aiuta a rilassarsi e a riarmonizzare le relazioni in periodi di intenso stress, viene infatti fortemente stimolato il parasimpatico che induce un rallentamento e una vasodilatazione periferica.

LABORATORIO ESPERIENZIALE DI MASSAGGIO METAMORFICO

La tecnica è semplice e dopo un approccio di tipo intuitivo, di cui i vari passi terapeutici si possono approfondire in un laboratorio esperienziale, si procede ad una tecnica di sfioramento in cui il tocco si alleggerisce sempre di più perché si agisce a un livello eterico quindi molto profondo che dura circa 10/20 minuti a piede e circa 15 minuti su mani e testa. Nel laboratorio si elabora insieme una definizione di relazione terapeutica sulla base di questa : “La relazione terapeutica è la capacità e abilità di tirare fuori dall’essere, dall’individuo che è sovrano le cose meravigliose stando a lato, al suo fianco”. Partendo dal concetto di intento, presenza e distanza giusta si percorrono insieme i passi dell’approccio terapeutico di cui i vari passi consistono in :1)-Concentrazione o centratura di sè 2)-Conferimento del potere di guarigione a chi riceve il massaggio 3)-Ascolto 4)-Sostegno. Attraverso gli elementi Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere si approccia la tematica della gravidanza e dei tre trimestri. Nel laboratorio si procede poi ad attivare la linea metamorfica e alla parte pratica. La chiusura consiste in un allineamento/riallineamento dei tre corpi: corpo fisico, corpo dei desideri e aspirazioni o anima e corpo spirituale. Si tengono periodicamente dei laboratori e chi è interessato può contattarmi.

UNA DEFINIZIONE COMPRENSIVA DEI VARI ASPETTI DEL MASSAGGIO METAMORFICO POTREBBE ESSERE CHE :- AIUTA A RITESSERE IL PROPRIO CORPO DI LUCE QUANDO ENTRIAMO IN UN PERIODO DI INTENSA METAMORFOSI NELLA NOSTRA VITA .

MASSAGGIO POLARE

Si basa sul concetto di Prana come energia da canalizzare attraverso il chakra del cuore e delle mani per riequilibrare le diverse polarità del corpo, R.Stone creatore del sistema terapeutico chiamato terapia della polarità (o polarity o massaggio polare) ha basato la sua teoria sull’equilibrio degli elementi della natura. L’approccio terapeutico è quello descritto sopra. Nella pratica ostetrica può essere utilizzato genericamente come trattamento anti-stress che coinvolge tutto il corpo e le articolazioni, in particolare per mantenere la fisiologia in gravidanza (ad es. in caso di albumina nelle urine, rialzo pressorio o “diabete in gravidanza”, diminuzione del liquido amniotico, ecc.) dal pre-concepimento al puerperio. Più specificamente può essere utile in travaglio per correggere una presentazione fetale non favorevole, velocizzare la dilatazione e aiutare l’impegno della testa fetale nella pelvi (effetto pari o simile al parto e al travaglio in acqua specialmente dal punto di vista dell’analgesia naturale).

REBOZO

E’una tecnica appresa dalle ostetriche del Sud America, che consiste in manualità integrate all’uso di una fascia tessuto con cui si può alternativamente indurre delle oscillazioni del corpo e delle fasciature di contenimento, è molto utile e apprezzato in travaglio e in puerperio nella versione contenitiva che aiuta in particolare insieme al massaggio addominale a tonificare a livello addominale i tessuti distesi dalla gravidanza e a riposizionare i visceri e gli organi addominali “dislocati” dalla loro sede abituale dal volume dell’utero a termine di gravidanza, può comunque essere applicato a tutto il corpo.

Carla Joly , ostetrica libero professionista

Mail carla.joly@alice.it

sito internet www.carlajolyarteostetrica.com

telefono 333 5372698

“La nascita estatica” con Debra Pascali Bonaro

giovedì, 31 marzo 2011

Vi inoltro l’invito a seguire questo workshop che si terrà a giugno in Valle d’Aosta, mi sembra davvero molto interessante!

Il percorso ha come obiettivo la comprensione di come

la gravidanza, la nascita e l’allattamento siano parti

integranti della sessualità femminile.

Dimostrare il concetto di nascita

estatica e piacevole aiutando la Donna ad accrescere

la fiducia nel parto, esplorandone nuove possibilità.

Descrivere i criteri per un parto piacevole. Imparare

tecniche di conforto. Condividere, danzare ed esplorare la

Nascita Estatica.

Workshop Debra – Pila

Volantino Debra – Aosta

E il papà dove lo metto?

venerdì, 28 gennaio 2011

Oggi volevo scrivere qualcosa sul ruolo che ha l’uomo quando si trasforma da compagno/marito in papà, ma capita anche che oggi è il compleanno del nostro insostituibile papà, quindi unirò le due cose… un post in onore del nostro papi!

Il papà diventa tale al momento della nascita del bambino. Prima è presente, certo, durante la gravidanza, ma anche se segue e sente i calcetti del piccolo attraverso il corpo della compagna, anche se partecipa al corso pre-parto, anche se parla con noi di quello che verrà dopo, e ci sostiene e aiuta durante il travaglio e il parto, non potrà mai avere il ruolo che ha la donna in tutto ciò. La mamma vive in prima persona, sulla sua pelle e dentro il suo corpo, la nascita e la crescita della piccola vita che custodisce dentro di sé, può avere sintomi più o meno sgradevoli, sensazioni, e comunque sarà lei a dare la vita al bambino… La mamma diventa tale appena rimane incinta, il papà lo diventa quando il bambino nasce… Ma questo non significa affatto che i papà non siano importanti, o che lo siano di meno delle mamme… No! Questo significa solo che la Natura, per come ci ha creati, ha deciso che dovevamo avere due ruoli diversi nell’accudimento della prole, così come in tanti altri ambiti della vita. Mentre spesso si sente rivendicare dalle persone la parità dei diritti, io credo che ciò non possa avvenire in tutto, perché essendo biologicamente diversi, uomini e donne (e mamme e papà) non possono essere uguali.

Ma quale è il ruolo del papà, allora? Per fare un esempio, io non sono affatto d’accordo, seguendo questo filo logico, sul fatto che anche i papà debbano avere il piacere/compito di alimentare i loro bambini… Se il piccolo è allattato artificialmente, certo che anche il papà potrà partecipare, ma se il bambino è allattato al seno dalla mamma, non credo che sia una buona idea che la mamma si tiri il latte per permettere al papà di dare il latte al bambino… Mi sembra assurdo ecco! Ma per carità, non muore nessuno… Significa solo che la mamma deve eliminare una poppata al seno del bambino, avere un tiralatte, tirarsi il latte per ottenerne la quantità necessaria a soddisfare la fame del bambino (e se si allatta al seno, sapere quale è questa quantità non è proprio un gioco da ragazzi!), far prendere al bambino un biberon e rendere felice il papà, che comunque non avrà alimentato il suo bambino, ma solo complicato le cose a mamma e piccolo. Ci sono coppie madre-bambino che non ne risentono assolutamente, ma i dubbi che mi vengono in mente sono tanti… Perché complicare le cose, quando il meccanismo dell’allattamento al seno è già di per sé perfetto? Perché rischiare che la stimolazione del tiralatte non sia sufficiente (senza dubbio è differente dalla suzione del bambino) e che quindi il seno della mamma debba tararsi su una stimolazione fittizia? Perché rischiare di confondere le idee al bambino sul tipo di suzione da utilizzare? Perché il bambino in quella poppata deve accontentarsi del latte-alimento quando invece, magari, potrebbe aver voglia del latte-coccola o del latte-consolazione o semplicemente del latte-mamma? So che alcuni forse penseranno che sono esagerata, ma io la penso così… Semplicemente, mi sembra che si voglia complicare una cosa così perfetta solo per… Solo per? Perché i papà non riescono a trovare il loro ruolo nell’accudimento dei bambini, e nessuno li aiuta a vedere al di là dei compiti di alimentazione e cambio pannolino, per arrivare all’importantissimo ruolo emotivo che hanno all’interno di ogni famiglia… Questo è solo un esempio della confusione che si può creare tra i ruoli di mamma e papà…

Ma cosa possono fare, allora, questi papà? Io credo che dar loro il contentino di una poppata al giorno serva solo a negare il loro fondamentale ruolo, quello che potrebbero avere se semplicemente si riconoscesse che siamo diversi e che abbiamo compiti diversi… All’inizio della vita con un neonato, i papà sono essenziali, per esempio, nel proteggere la relazione della mamma col piccolo, limitando le visite nel puerperio, regolandole e non facendole durare troppo, quando mamma e bambino devono innanzitutto imparare a conoscersi. Possono occuparsi di tutte le questioni pratiche della gestione della vita familiare, cucinare, lavare i piatti, rendere la casa in condizioni decenti (cosa che sembra scontata ma che dopo la nascita di un bambino diventa spesso un’utopia). Può aiutare la mamma ad avere del tempo per sé, ad avere il tempo di fare una doccia per esempio, quando il bambino è tranquillo e non ha bisogno di poppare o di stare con lei. Può certamente anche occuparsi del cambio pannolini, del bagnetto, di queste cose di ordinaria amministrazione dei piccoli, mentre la mamma si rilassa al telefono con un’amica. Più avanti i papà possono giocare con i bimbi, dedicarsi a loro insegnando un modo diverso di relazionarsi, che sarà per forza differente da quello usato dalla mamma… Non migliore o peggiore, ma diverso. I bambini hanno anche bisogno di sperimentare diversi modi di giocare, di affrontare i piccoli problemi quotidiani, di sentire le storie raccontate, insomma diversità in tutto! Non ultimo, il papà è importantissimo come sostegno alla mamma nel caso ci siano difficoltà nell’allattamento, visto che spesso le mamme incontrano situazioni che le possono portare a vivere con malessere i piccoli o grandi problemi in questo ambito… e al di fuori dell’ambiente familiare (e a volte anche al suo interno!) è difficile riuscire a trovare sostegno…

Ecco, semplicemente, quello che può fare ogni papà. Stare con il suo bambino, seguendo le sue esigenze e i suoi tempi, non forzandolo quando il bisogno di mamma impera (spesso nel primo anno di età la ricerca della mamma la vince anche sulla voglia di fare giochi più movimentati col papà), imparando a conoscerlo e a fronteggiare gli eventuali momenti di crisi… Ogni papà imparerà il proprio modo di consolare il suo bambino, anche se non col seno, anche senza ciuccio, anche se non è la mamma, semplicemente perché è il papà di quel piccolo e il legame che può creare con lui è unico e importantissimo… questo sarà il dono più bello che potrà fare al suo piccolo.

Dopo tutto ciò, voglio ringraziare il nostro papà, che in questi anni di “lavoro” è riuscito a darci forza nei momenti bui, a darci serenità nei momenti di riposo, a regalare a me dei momenti (seppur brevi!) di relax e alla nostra piccola dei momenti di grande divertimento, ma soprattutto a fornire alla nostra famiglia il sostegno di cui aveva bisogno per superare i momenti no, la calma del pensiero razionale dell’uomo, e sopra ogni cosa l’amore di cui solo un papà e un compagno innamorato delle sue “donne” può dare… Insomma papi grazie di essere sempre con noi! Ti amiamo tanto!

Ben arrivata piccola Emma!

giovedì, 21 ottobre 2010

Carissimi tutti, annuncio con enorme gioia che lunedì notte è venuta alla luce una piccola stellina, di nome Emma… E’ nata in casa, al calduccio nella camera di mamma e papà, in fretta e portando con sé tutta la saggezza dei neonati… I suoi genitori gli hanno fatto un regalo meraviglioso, tenendola attaccata alla sua sorellina placenta, che le farà compiere con maggiore dolcezza il passaggio dalla vita acquatica a quella “reale”.

Questa nascita ha riempito di gioia la mamma di Emma, che tanto desiderava un parto in casa, anche per rifarsi della prima esperienza di parto vissuta in ospedale, e le ha restituito qualcosa. Il papà le è stato accanto e ora si gode la sua piccolina…

Non posso  che augurare a tutta la famiglia, mamma papà e fratellone, una continuazione degna di questo fantastico inizio, e tante coccole di latte per la piccola saggia Emma! Vi voglio bene!

Intervistiamo una doula!

sabato, 11 settembre 2010

Oggi ho pensato di proporvi questa intervista che ho fatto a F., amica virtuale e doula, per riuscire a capire meglio come si colloca questa figura nel nostro mondo attuale, e che ruolo ha… Ecco qua domande e risposte:

1- Come ti è venuto in mente di fare la doula? Dalla gravidanza del mio primo figlio mi si è aperto un mondo meraviglioso, che ho iniziato piano piano ad esplorare. Innanzitutto ho scoperto un istinto sia materno che mammifero che non pensavo di avere. Con il parto ho assaporato la potenza della forza creatrice femminile e ho capito che volevo far parte di quel mondo in modo più attivo, ma non avevo ben focalizzato come-cosa-perchè. Il mio interesse era rivolto soprattutto ai bambini, non alle mamme, infatti ero molto critica verso chi non condivideva le mie stesse scelte “naturali” poiché credevo di seguire l’unica strada “giusta” per crescere mio figlio. La nascita del mio secondo figlio, invece, è stata un’esperienza molto traumatica e all’improvviso mi sono resa conto di quanto sia sbagliata l’ordinaria gestione di gravidanza e parto, delegata alla classe medica, basata su rigidi protocolli e non sulle persone. Avevo letto durante la gravidanza il libro di Ina May Gaskin “La gioia del parto” e pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere una doula ma non sapevo se ne esistessero in Italia e ho lasciato perdere. Subito dopo il parto invece ho capito che volevo diventarlo: sentivo che l’unico modo di guarire da una così profonda ferita interiore era agire in prima persona. Il ruolo della doula calzava alla perfezione! Credo fermamente che una gravida non è un’ammalata, e affidarsi al ginecologo senza compiere delle scelte informate e consapevoli significa addentrarsi in una zona buia dove i confini della fisiologia vengono ristretti sempre più fino a sforare nella patologia. Ci si dimentica che il corpo della donna porta nel suo DNA da millenni una saggezza e una forza che sono la chiave di tutto, basterebbe riscoprire questi valori per vivere la gravidanza e il parto con serenità e grande soddisfazione. Da un lato le donne sono vittima della mancanza di informazioni corrette inerenti la loro salute sessuale-riproduttiva, e dall’altro lato la medicalizzazione routinaria di gravidanza e parto sta dissipando quel sapere ostetrico in cui la diade mamma-bambino era al centro e tutto ruotava attorno ad essa per soddisfare i loro bisogni primari.

2- Come si diventa doule? Si diventa doule quando si sente la “chiamata”. Quando le nostre esperienze di vita ci fanno capire cosa significa sorellanza e ci dicono che anche noi possiamo fare tanto per altre donne e madri, in genere scatta qualcosa, una folgorazione sulla via di Damasco. Spesso queste esperienze sono negative, come è successo a me, e diventano la molla per migliorare il mondo della nascita iniziando dal nostro piccolo un passetto alla volta. Naturalmente una doula deve essere preparata su gravidanza, parto e puerperio ma deve anche saper comunicare in maniera empatica, saper ascoltare e imparare a “sentire” con tutti i sensi. Si può studiare da auto-didatta, formarsi sul campo con l’esperienza o frequentare dei corsi. Personalmente ritengo importanti tutti questi tipi di formazione poiché sono complementari, nessuno esclude l’altro né si completa da sé. Ecco perché il mio percorso come doula non si potrà mai concludere. Io ho cominciato approfondendo gli argomenti che mi stavano più a cuore, perché si parte sempre dalle esperienze personali, poi mi sono iscritta alla Scuola delle Doule organizzata dall’Associazione Eco-Mondo Doula (http://www.mondo-doula.it) e ai corsi del MIPA (http://www.mipaonline.com), nel frattempo ho iniziato a dare sostegno alle mamme, ho continuato a leggere e ad aggiornarmi per mio conto. Ho seguito anche diversi seminari e conferenze (tenuti da ostetriche come Ibu Robin Lim, o ginecologi come Michel Odent, o a cura di associazioni come La Leche League, e molti altri) ed ogni esperienza è un tassello che si aggiunge, oltre ad essere una grande opportunità di crescita personale.

3- Quali sono le caratteristiche che secondo te dovrebbe possedere una doula? Ogni donna può essere una doula, sicuramente ogni mamma lo è già in essere. Una brava doula ha grande fiducia nelle donne, non giudica, non dà consigli, non sceglie per lei, semplicemente sta affianco a quella donna e capisce i suoi bisogni, sa ascoltare, sa infondere serenità, sa tirare fuori le gioie e le paure, sa accoglierle, sa essere empatica e sa “sentire” con tutti i sei sensi.

4- Quali sono le funzioni della doula in gravidanza, durante il parto e nel puerperio? Una doula è un’amica. Il suo ruolo è esserci quando la donna ha bisogno.
Durante la gravidanza può informare la donna a 360° e aiutarla a fare le sue scelte, la sostiene nei momenti di sconforto, le infonde fiducia e serenità, sa aiutarla a mettersi in contatto col suo corpo e ad interpretarne i segnali favorendo una comunicazione profonda col bambino, può coinvolgere anche il papà a vivere l’attesa o ristabilire l’equilibrio di coppia.
Durante il parto la doula è una persona di riferimento, un’amica fidata che custodisce tutti i desideri della donna (da ciò che vuole o non vuole per il suo parto, alle prime cure neonatali, alle sue preferenze di cibi/musica/ecc.) ed è pronta a soddisfare i suoi bisogni (mangiare, bere, muoversi, fare un bagno caldo, ricevere un massaggio, avere una parola di incoraggiamento o sentire semplicemente la sua presenza invisibile). Inoltre la doula è una specie di supervisore: fa da filtro tra la donna e il resto del mondo così che la donna non debba preoccuparsi di nient’altro che di se stessa, con piccoli ma essenziali accorgimenti mantiene l’ambiente intimo e riservato, controlla che non ci siano elementi di disturbo che potrebbero allungare e complicare il travaglio.
Subito dopo il parto mantiene l’ambiente protetto, cercando di preservare la sacralità dell’evento e che l’imprinting non venga disturbato, favorisce l’avvio dell’allattamento al seno, si occupa di aspetti pratici (specie se la donna ha partorito a casa, come sistemare la stanza, rifare il letto, preparare uno spuntino, ecc.).
Durante il puerperio e oltre la doula dovrà sintonizzarsi nuovamente sui bisogni contingenti di quella mamma: dà sostegno nell’allattamento al seno, la aiuta a focalizzarsi sui bisogni primari del suo bambino, ascolta il racconto di parto, la sostiene emotivamente, aiuta a sistemare la casa e nella gestione dei nuovi ritmi, ecc.

5- In Italia questa figura che ruolo ha? In Italia non è una figura legalmente riconosciuta. Il suo ruolo è di non far mai sentire la donna da sola nel delicato periodo che va dal concepimento ai primi mesi di vita col bambino. La doula riempie un gap che le tradizionali figure professionali (ginecologo, ostetrica) non sanno o non possono colmare. E’ un esempio di continuità assistenziale che ha come obiettivo il benessere della donna. Copre un ruolo che idealmente dovrebbero avere le ostetriche oppure le donne della famiglia (mamma, sorella, zia, amiche) ma che nella pratica non è realizzabile: da un lato le ostetriche sono spesso impossibilitate nel farlo (turni di lavoro, mancanza di personale, problematiche gestionali), dall’altro lato nella nostra società la famiglia ha perso il suo ruolo di “clan” dove le donne si prendevano cura della partoriente e sapevano come comportarsi durante il parto e il puerperio, ora i familiari sono spesso percepiti come presenze incombenti, se non invasori, in un territorio troppo instabile dove lo stesso compagno non è di solito preparato a sostenere e assistere una donna che diventa madre.

6- Ci racconti un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore? E’ molto difficile raccontare “una” esperienza particolare perché per raccontare un fatto significativo dovrei spiegare una serie di retroscena troppo complessi. Nulla succede mai per caso e la bravura di una doula sta proprio nell’attingere da ricordi ed eventi della vita di quella donna per cogliere l’essenza di un comportamento, quindi capire il suo bisogno e poterlo soddisfare.
Tutte le esperienze fatte mi sono rimaste nel cuore, perché tutte le donne che ho incontrato mi hanno trasmesso tantissimo in termini di umanità, forza, sensibilità. Ogni nascita è una ri-nascita personale, un turbinìo di emozioni che sedimenta e compatta, rende forti e risana antiche ferite. Sarebbe davvero impossibile per me scindere persone ed avvenimenti. Quindi senza scendere nei dettagli racconto solamente un piccolo aneddoto.
Recentemente ho seguito una mamma durante la sua gravidanza. Abbiamo fatto un bel lavoro per accogliere le sue paure (era segnata da esperienze molto forti) e la consapevolezza nelle sue capacità cresceva giorno dopo giorno insieme alla sua pancia. Dulcis in fundo decide di partorire in casa.
Poco tempo dopo, quando ci risentiamo, mi ringrazia infinitamente e mi spiega che nel frattempo ha acquisito talmente tanta fiducia nel suo corpo e così tanta consapevolezza che ha maturato l’idea di partorire addirittura da sola, senza alcuna assistenza. Vuole vivere l’esperienza nella sua purezza primordiale, nell’intimità più totale assieme al suo compagno. E quindi non le servirà più la doula per il parto! E’ un esempio estremo che dimostra come sia importante per una donna in attesa esteriorizzare e capire a livello prima emotivo e poi razionale quello che già sente dentro di sé. In questo caso non potevo e non poteva fare di meglio!

Bene, grazie mille F., facciamo tanti auguri a questa mamma perché possa realizzare il suo sogno! E grazie per averci illustrato un po’ meglio il ruolo di questa magica figura della doula! Buon lavoro!