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Alice, mamma ad alto contatto di 2 gemelline!

sabato, 9 marzo 2013

1. Eccoti! Ci presenti brevemente la tua famiglia?

Ciao Lucia, certo. Sono Alice, ho 28 anni, compagna di Leonardo, di 32 anni ed insieme siamo genitori di Morgana e Penelope, 2 gemelle biovulari di 20 mesi. Sono in attesa di una altro bambino o bambina, che se tutto andrà bene, come naturalmente speriamo, nascerà per i primi di Ottobre.

2. Quando hai saputo che aspettavi due gemelli, come ti sei sentita?

Ad essere sincera, inizialmente beffata!! Si, perché io e Leonardo scherzavamo spesso su questa cosa, ma mai e poi mai ci saremmo aspettati una conferma del genere alla prima ecografia. Allo stesso tempo ho iniziato a sentirmi anche estremamente fortunata, grata e felice. Mi sentivo anche un po’ speciale. Avevo in grembo non una, ma ben due vite, mi sembrava così strano e meraviglioso!! Pensavo e lo penso tutt’ora, che l’amore di mamma e papà era troppo per creare una sola vita!

3. Come hai vissuto il resto della gravidanza, sia fisicamente che emotivamente?

Durante i primissimi mesi, nonostante l’entusiasmo, ero anche preoccupatissima di poter perdere le mie bambine, ricordo che ero fissata nel voler comprare l’Angel sound per accertarmi che fossero vive, ogni qualvolta mi prendeva l’ansia… Poi, mi sono a poco a poco tranquillizzata e devo dire che ho avuto la fortuna di trascorrere una gravidanza davvero serena e spensierata (niente nausee o altri problemi), eccetto per qualche sporadico momento di crisi, soprattutto a causa della paura di ingrassare troppo, affamata com’ero, ma spaventatissima da certi ginecologi che mi facevano del vero e proprio terrorismo in questo senso… C’era da organizzare ed affrontare anche un trasloco, ma nonostante tutto, mi sentivo piena di vita e magnificamente in forma. Ho lavorato fino alla fine del 5° mese (nonostante per le gravidanze gemellari sia prevista la maternità a rischio fin da subito) e mi sono sempre data da fare anche a casa, come al solito. Mi sembrava di non percepire il peso del pancione e la stanchezza, seppur inevitabile. Forse ho esagerato un pochino, ora mi ripeto spesso che avrei dovuto stare più a riposo e faticare di meno.

4. Come ti sei organizzata in vista dei primi mesi? Aiuti in casa, nonne, ferie del marito…

Ho avuto la presenza costante di Leonardo, che grazie al suo particolare tipo di lavoro ha potuto permettersi il grande lusso di starci molto vicino, lui era ed è sempre in prima linea, al mio fianco! Inoltre, anche a causa del recentissimo trasloco, le nonne sono sempre state molto disponibili, compatibilmente con i loro impegni familiari e lavorativi, soprattutto i primi mesi ci hanno dato una mano per le pulizie ed i pasti. La nostra situazione economica non ce lo permette, purtroppo, ma devo dire che un aiuto costante per le pulizie, la spesa, le lavatrici e tutti gli altri lavori di casa, sarebbe stato davvero utile…

5. Dopo il parto, come si è avviato l’allattamento?

All’inizio devo dire che è stata molto dura, psicologicamente, fisicamente e tecnicamente parlando.
Durante la gravidanza ho ricevuto molte informazioni e consigli sull’allattamento, frequentando un corso pre-parto, specifico per gemelli e tenuto da due ostetriche mamme a loro volta di gemelli. Un certo supporto l’ho avuto anche nei primi giorni, quand’ancora ero ricoverata nell’ospedale dove ho “partorito”.
Mie figlie, subito dopo la nascita, sono state ricoverate per un totale di 40 giorni, prima in terapia intensiva neonatale per piccoli problemi dovuti alla prematurità, e successivamente in patologia neonatale per l’accrescimento.

La sera stessa del cesareo, incoraggiata dalle ostetriche, ho iniziato a stimolare il seno con il tiralatte, costantemente per circa 15 minuti ogni 3 ore. La montata lattea, con relativo ingorgo (che dolore allucinante!!!) l’ho avuta dopo 2 giorni.
Credo di essermi attaccata tenacemente all’allattamento, a causa del cesareo forzato assolutamente non voluto e ancora non accettato appieno e della lunga lontananza dalle mie bambine. In fondo all’epoca, dar loro il mio latte rappresentava l’ultima chance per poter recuperare, almeno in parte, il mio ruolo di madre. Ho considerato mie figlie per troppo tempo di proprietà dell’ospedale, anche giorni dopo le dimissioni, mi sentivo sempre in dovere di comportarmi come da istruzioni superiori, questo sicuramente anche a causa dell’incredibile senso di colpa ed inadeguatezza dovuto alla loro nascita prematura. Avevo completamente seppellito il mio istinto materno…
Le bimbe sono state ricoverate in quell’ospedale per 2 settimane e durante gli ultimi giorni avevo iniziato a provare ad attaccarle al seno, in particolare Morgana, che delle due era quella più in forma! Devo dire che le infermiere ed i medici della TIN di quell’ospedale sono molto favorevoli all’allattamento al seno dei prematuri, anzi, per loro era quasi la norma e potevi stare con i tuoi figli tutto il tempo che ti pareva…Se fosse stato possibile continuare le cure lì, di sicuro l’avvio dell’allattamento al seno sarebbe stato meno difficoltoso, ma ahimè, per problemi logistici, le hanno trasferite in un ospedale di periferia e più vicino a casa nostra.
Lì l’accesso alla TIN era prevista soltanto ogni 3 ore per i pasti, per al massimo 45 minuti e ti dovevi dare anche una mossa! Le infermiere erano disinformate, poco propense se non addirittura scettiche circa l’allattamento per i gemelli ed i pediatri se ne fregavano altamente del fatto che volessi allattarle, a loro importava soltanto che prendessero peso.
Quando ho parlato con la pediatra di quel reparto per la prima volta, mi ha detto che mie figlie secondo la loro esperienza, ancora non erano pronte per attaccarsi al seno (ma nell’altro ospedale invece era già da qualche giorno che avevo iniziato!!) e che per loro era meglio che venissero alimentate con gavage ancora per un po’, per poi passare al biberon con il quale, sempre secondo loro, si affaticavano meno e questo avrebbe permesso loro di guadagnare maggior peso e più velocemente. Poi eventualmente si poteva tentare con l’allattamento al seno…Non ho insistito, cosa di cui mi pento amaramente, ho taciuto e portato pazienza. Mi sono fidata perché ero insicura, spaventata, confusa e ancora troppo poco informata sui miei diritti di madre e sull’allattamento dei gemelli. Un paio di volte ho notato che nel biberon c’era LA e non il mio latte che, nel frattempo, a casa, meticolosamente mi continuavo a tirare ogni 3-4 ore, giorno e notte. Ne producevo circa 850/900 ml giornalieri ed un paio di volte le infermiere mi hanno detto che avevano esaurito le scorte!!! Inoltre usavano tecniche a dir poco aberranti per svegliarle per dar loro il biberon, visto che erano un po’ deboline e sonnolenti. Gli bagnavano la faccia con cotone imbevuto di acqua, le ingozzavano letteralmente, cacciandogli a fatica il biberon in bocca, schiacciando la tettarella e rigirandola per far si che uscisse latte, e chissà cos’altro quando io non c’ero!! E io, fiduciosa, le lasciavo fare e le imitavo a mia volta, convinta che se lo facevano loro, che erano infermiere, andava bene così…
Arrivati all’epoca in cui secondo lo staff avrei potuto iniziare ad allattarle, mi sono sentita dire di tutto: che avevo il capezzolo troppo grosso e poco sporgente (ho scoperto poi che non è assolutamente vero, e anche fosse stato vero, questo non avrebbe di certo impedito l’allattamento!!). Ricordo in particolare una sera, in un mio momento di crisi di pianto, perché avevo un principio di ragadi (secondo me a causa dell’uso intensivo del tiralatte) e facevo fatica ad attaccare Morgana, un’infermiera mi ha detto in tono seccato, che ci sono madri e bambini che stanno ben peggio e che il mio non era un valido motivo per piangere!! Mi sono anche sentita dire, in altre occasioni, che mie figlie non ci potevano mettere 40 minuti a poppare, se no poi si sballava l’orario della poppata successiva!! Il giorno dopo, continuavo a ritrovarmele col sondino alimentate a gavage, quando magari sapevo che il giorno prima erano riuscite a ciucciare e finire tutto il biberon….
Dopo un mese, una pediatra (che fatalità in precedenza aveva lavorato nell’ospedale dove ho partorito) ci ha spediti a casa, convinta che Penelope, quella che mangiava e cresceva meno, si sarebbe “scantata” da sola ed avrebbe finalmente deciso di mettersi a mangiare. All’inizio seguivamo alla lettera le istruzioni impartite dal reparto e continuavamo a dare biberon con il mio latte tirato ad entrambe, ogni 3 ore, sempre con doppia pesata, perché eravamo terrorizzati dal fatto che non mangiassero abbastanza…Purtroppo anche al corso preparto, nessuno mi aveva informata del fatto che il latte non va via dal giorno alla notte (sempre se la mamma continua a stimolare la produzione, con tiralatte o attaccando i bambini a richiesta, senza dare altri supplementi, come io del resto facevo) ed ero spaventatissima dai racconti dei parenti, di svegliarmi un giorno e scoprire che non avevo più latte, questo mi creava un’ansia pazzesca!! Quindi mi sono massacrata letteralmente con quell’aggeggio, arrivando ad odiarlo!! Mi spremevo a dismisura, per congelare il mio latte, in caso ce ne fosse stato bisogno!! Era stressantissimo, dopo qualche giorno mie figlie piangevano per la fame e volevano mangiare ogni ora emmezza, al massimo due, e ci mettevano anche 40 minuti, dopodiché bisognava cambiarle dalla testa ai piedi, perché si inzuppavano sputando di continuo buona parte del latte. Quando avevamo finito, io mi mettevo di nuovo a tirarmi il latte, questo ovviamente giorno e notte….Dopo qualche giorno ero stremata a dir poco, credo che la mia depressione postparto si sia aggravata proprio in quei giorni… Penelope era ancora abbastanza inappetente poverina, sputava di continuo tutto il latte, o buona parte e non ne voleva sapere del biberon, nemmeno a casa! Morgana per fortuna, invece, a poco a poco si era adattata, anche se lei poteva godere del seno che ogni tanto cercavo di offrirle. Abbiamo scoperto poi che probabilmente il gusto di disinfettante misto a quello di un, a mio avviso, inutile integratore nel biberon, dava un cattivissimo gusto al mio latte, che le bambine rifiutavano (e ci credo!!).
Un bel giorno, su consiglio del pediatra della ASL, ho attaccato al seno anche Penelope che continuava a crescere troppo poco e… magia!!! Si è messa a poppare come una matta, finalmente anche lei come Morgana!

Allattavo a richiesta prima una e dopo l’altra, ma non riuscivo a fare altro che stare con le tette al vento, ero nervosa e sotto pressione, anche per il continuo via vai in casa di amici e parenti in visita. Prima di impazzire del tutto ho chiesto aiuto e sono andata a trovare le ostetriche del corso che mi hanno dato qualche dritta, dicendomi che con i gemelli l’allattamento a richiesta non ce lo si poteva permettere!! Mi hanno però anche fatto vedere bene come posizionarle a rugby e spiegato come cercare di sincronizzarle con le poppate. Sull’allattamento che secondo loro non doveva essere a richiesta, non sono riuscita a dar loro retta, ho provato a lasciarle piangere (e ancora me ne pento amaramente!!) come mi avevano consigliato loro, x una mezz’oretta, in maniera da rispettare gli orari, ma io proprio mi sentivo male e non ce l’ho fatta. Da lì tutto è filato relativamente liscio, tra alti e bassi dovuti alla mia depressione, ma credo che l’allattamento un po’ ci abbia salvate…Poi pian piano ho iniziato ad informarmi meglio e documentarmi ed ho scoperto molte cose interessanti, anche se troppo tardi…
Il lieto fine sta nel fatto che le allatto tutt’ora, a richiesta, anche se da quando sono rimasta incinta le poppate sono diminuite parecchio (ora poppano solo la sera prima di andare a letto, di notte ogni 2-3 ore e la mattina prima di alzarci) quasi sempre ancora in tandem e vorrei continuare fino al loro svezzamento spontaneo.

6. Quali sono state le maggiori difficoltà una volta nate le piccole?

Mentre ancora erano ricoverate in ospedale, sicuramente lo stress maggiore derivava dal dover affannarsi, avanti e indietro, più volte al giorno, da e per l’ospedale, cercando di rispettare gli orari, con la calura di luglio ed agosto, approfittare dei momenti di calma per tirarsi il latte, senza avere mai un attimo per riposare, per riprendermi dal trauma sia fisico che morale, del cesareo, che mi ha indebolita parecchio, procurandomi tra le altre cose, una temporanea anemia.

Quando, invece, finalmente le abbiamo portate a casa con noi, il 13 agosto 2011, le difficoltà maggiori consistevano nel barcamenarci con le esigenze di due neonate premature, che ancora avrebbero dovuto essere nella mia pancia, che richiedevano tantissime attenzioni, comprensione, pazienza, resistenza, da noi che eravamo alla prima esperienza come genitori, ma impostati sullo stile ospedaliero al quale ormai ci eravamo abituati, ossessionati dall’igiene e dal fatto che si nutrissero a sufficienza, con continue doppie pesate, in preda all’ ansia del “ha mangiato solo 20 gr. !!”. Non c’era mai pace, eravamo sempre a pieno regime, tra una poppata, un cambio integrale dal pannolino al body, perché ogni volta con il biberon sputavano fuori mezza dose di latte, cercare di farle calmare dai continui pianti disperati, cercare di farle dormire, poi di nuovo tirarsi il latte, in una procedura che portava via non meno di 40 minuti ogni volta, e poi d’accapo di nuovo. Le prime settimane sono state estreme. A tutto questo, si aggiungevano le visite di parenti e amici, in un continuo via vai di persone per casa. Purtroppo non sono mai riuscita ad apprezzare appieno le visite in questo periodo, a meno che non si trattasse di qualcuno che venisse a darci anche una mano, come ad esempio i nostri genitori. Per il resto, ricordo con rabbia ed impotenza, tutte quelle persone, in special modo chi non si fa mai sentire o che vedi una volta ogni morte di papa, che pretendevano di venire a trovarci quando più era comodo per loro, oppure che si presentavano senza preavviso, quelli che prendevano in braccio le bambine senza chiedere, magari senza nemmeno essersi dati una sciacquata alle mani, quelli che puzzavano di fumo, quelli che non curandosi del fatto che loro non volevano più stare in braccio a tanti estranei, le volevano tenere in braccio anche se piangevano, non sopportavo chi parlava loro in faccia a voce troppo alta, quelli che le strapazzavano troppo, come avessero in braccio dei bambolotti inanimati, senza il minimo rispetto per la loro condizione di bambine ancora fragili e scosse dal trauma della nascita prematura, delle cure intensive e del distacco dai genitori. Non ricordo nemmeno con gioia quelli che piantavano le tende per ore interminabili, non rendendosi conto che noi non vedevamo l’ora che ci lascassero un po’ in pace. Avevamo solamente tanto bisogno di stare un po’ soli con le nostre bimbe, senza tante interferenze poco gradite, soli, noi quattro ad imparare a conoscerci, a trovare il nostro modo di comunicare, il nostro equilibrio. Ma questo nessuno pare averlo mai intuito e noi non abbiamo mai avuto il coraggio di dimostrarci così poco garbati ed ingrati, nel chiederlo.

7. Come vi siete organizzati per la nanna notturna?

Considerando che di notte, come di giorno del resto, non accettavano di dormire da nessun’altra parte che non fosse il corpo di un essere umano (preferibilmente quello i mamma e papà) e dopo esserci ben informati sul co-sleeping e le giuste regole per salvaguardare la sicurezza delle piccole, abbiamo optato per tenerle sempre a letto con noi. Inizialmente il matrimoniale era sufficiente per tutti e 4, perché le bimbe erano davvero piccine e o dormivano sul nostro petto o di lato al nostro corpo, ma volevano essere tenute vicine e contenute dal nostro braccio. Col passare dei mesi, si sono un po’ lasciate andare ed hanno iniziato a prendere più posto, così abbiamo aggiunto un altro letto singolo, di pari altezza, a fianco del matrimoniale, fissandolo bene, in maniera che non si possa muovere e spostare, creando un pericoloso spazio tra i due materassi. Ovviamente abbiamo fissato anche delle spondine ai lati del letto. Tornando indietro però, opterei per l’acquisto di tatami e futon giganti, almeno a 5 piazze !!

8. E per l’allattamento?

Abbiamo deciso di abituarle a poppare in contemporanea, in tandem, nella posizione a rugby. A mio avviso questa è stata la scelta migliore per noi. Anche quando ero a casa da sola, ho imparato a posizionarmele entrambe, in autonomia e questo mi ha permesso di non far soffrire inutilmente per la fame una, mentre l’altra poppava. Ci siamo procurati tantissimi cuscini, di ogni tipologia, forma e marca!! Per riuscire ad allattare comodamente 2 gemelli in tandem, secondo me i cuscini sono fondamentali!

9. Hai usato fasce portabebè? Se sì, come facevi a portare le tue piccole?

Ho iniziato ad interessarmi ai vari tipi di supporto per “portare” quando ancora ero incinta, ispirata da una mia amica che aveva da poco avuto una bambina. Quando le ho viste così vicine, ho pensato subito che quello fosse un modo bello, molto semplice e naturale per stare a contatto con i propri figli, soddisfacendo così le esigenze di mamme e bimbi. Ho subito intuito che “quella cosa” faceva per me. Ma ecco il dilemma: Esistevano supporti per i gemelli? Esistevano legature per portare 2 bimbi in contemporanea? Ce l’avrei mai fatta a portare entrambe le mie bambine? Il web prometteva di si ed io ho voluto tentare! Dopo essermi documentata bene, ho comprato due fasce lunghe, rigide, a trama diagonale, una per me ed una per il papà.

Inizialmente davo molta più importanza al fatto che portandole in fascia, avrei senza dubbio avuto qualche agevolazione nella gestione della quotidianità, ero più concentrata sull’aspetto pratico e mai avrei immaginato che il portare addosso Penelope e Morgana, sarebbe diventato parte integrante e così importante del mio essere mamma.

Prima di decidermi a provare è passato un po’ di tempo, complice la mia insicurezza, la gran calura estiva e la totale mancanza di tempo per esercitarmi e riuscire a seguire le istruzioni su youtube (non sarei mai riuscita a frequentare uno dei corsi appositi, anche se mi sarebbe piaciuto molto). Siamo riusciti a fare i primi tentativi solo verso fine Settembre, quando le bimbe avevano ormai quasi 3 mesi anagrafici (1 corretto) e noi eravamo letteralmente esasperati, disperati e stremati a causa dei loro pianti continui. Non si trattava soltanto di coliche, non ne volevano proprio sapere di dormire nel lettino, delle passeggiate nella carrozzina, non parliamo poi di star giù a guardare giostrine o giochini vari, né tantomeno dei dondolini, niente da fare. Volevano solo stare in braccio a mamma e papà, sempre. Ma così noi ci sentivamo un po’ “inchiodati” da questa loro esigenza, che seppur fisiologica e comprensibile, non ci permetteva di fare davvero nulla (il papà doveva assolutamente continuare a lavorare!). Speravamo davvero che in fascia avrebbero trovato un po’ di pace e nel contempo noi, con le mani libere, saremmo riusciti per lo meno a mangiare, andare in bagno, il papà a lavorare e magari ci saremmo anche potuti permettere il gran lusso di fare qualche passeggiata insieme, tra una poppata e l’altra… E così è stato!

Mi piaceva l’idea di portarle entrambe nella stessa fascia, ma nella pratica è stato infattibile. Un po’ a causa della mia inesperienza, un po’ dovuto al tipo di fascia che, essendo rigida, andava bene solo per un bambino e un po’ perché pareva che le ragazze non fossero così entusiaste di stare troppo vicine. Ma non avevo completamente abbandonato l’idea…. Abbiamo trascorso i primi 5 mesi di vita delle bimbe, con loro praticamente sempre addosso, le tiravamo fuori solo per le poppate e per il cambio del pannolino. Era evidente che stavano bene solo lì, si sentivano rassicurate e protette, infatti piangevano molto meno e dormivano in maniera più continuativa.

Col passare delle settimane questi due semplici pezzi di stoffa, si sono trasformati nella panacea di quasi tutti i nostri problemi (oltre al co-sleeping per affrontare le durissime notti). Andavamo al consultorio per la pesata settimanale? Loro in fascia! Andavamo al follow-up in ospedale? Loro in fascia! Decidevamo di andare a passeggio? Andavamo a far la spesa? Loro sempre in fascia! Abbiamo così limitato di molto anche l’utilizzo del passeggino gemellare (che per quanto leggero e all’avanguardia, resta pur sempre un attrezzo ingombrantissimo!). Quando ero sola, mentre mi occupavo di una, tenevo l’altra in fascia, in questo modo avevo sott’occhio entrambe ed evitavo di dover lasciar piangere quella che, in quel momento, non potevo accudire. Inoltre, trovavo sempre molto rassicurante il fatto che le bimbe, avvolte a noi, con soltanto il visino che sbucava, fossero protette dalle manacce lunghe di certe persone (anche e soprattutto sconosciuti).

Più le portavo, più mi rendevo conto che quello che stavo facendo era anche un mio modo per rimetterle, metaforicamente, nella mia pancia e recuperare così il tempo andato perduto durante quei lunghissimi 40 giorni di distacco, fisico ma soprattutto emotivo, mentre erano ricoverate in Terapia Intensiva e Patologia Neonatale.

Quando hanno raggiunto un maggior controllo della testa, verso i 5 mesi e mezzo, ho acquistato anche un Mei Tai e con mia grande soddisfazione sono riuscita a portarle entrambe, in contemporanea!! Prima indossavo la fascia (davanti), poi mi caricavo una bimba nel Mei Tai, dietro sulla schiena e alla fine mi infilavo l’altra bimba nella fascia, davanti. Finalmente eravamo autonome!! Le ho portate così per i successivi 6 mesi, fino ai loro 12 mesi, anche se sempre meno, perché naturalmente ho sempre assecondato la loro istintiva voglia di esplorare il mondo e pian piano hanno iniziato ad accettare sempre di più di stare a terra a gattonare o sedute un pochino a giocare, o, mentre eravamo al supermercato, di stare sedute nel carrello… e poi l’afa estiva è ricominciata e per me che non sopporto molto il caldo, questo è stato un gran deterrente.

10. So che hai usato e stai usando pannolini lavabili… Ti sei trovata bene?

Inizialmente a causa della totale mancanza di tempo per fare anche solo una lavatrice, abbiamo usato principalmente gli usa e getta. Trascorse le prime settimane ci siamo lanciati nel mondo dei lavabili, passando per un lungo periodo di transizione durante il quale usavamo sia lavabili (soprattutto in casa e durante il giorno) sia usa e getta (principalmente la notte e quando eravamo in giro).

Col passare del tempo, abbiamo avuto modo di capire quali facessero meglio al caso nostro e quali meno ed abbiamo pian piano incrementato e perfezionato il nostro parco pannolini (soprattutto acquistandone di seconda mano o scambiandoli con altre mamme) così da poter usare sempre meno usa e getta. Ne abbiamo trovati alcuni perfetti anche per affrontare tutta la notte ed usiamo gli usa e getta solo saltuariamente per i casi di emergenza.

Per noi, i principali due grandi vantaggi dell’utilizzo dei lavabili (oltre naturalmente a contribuire alla salvaguarda dell’ambiente) sono stati il fatto che senza dubbio con 2 gemelle avremmo speso (anche con eventuali sconti) un sacco di soldi ed avremmo avuto uno stock pazzesco e puzzolente di usa e getta, in attesa del giorno settimanale dedicato alla raccolta rifiuti dedicata ai pannolini.

Al momento usiamo 24 pannoli, un numero non esagerato e sufficiente per poter fare una lavatrice ogni 3 giorni.

11. Cosa significa per te essere un genitore ad alto contatto?

Innanzitutto informarmi il più possibile, per liberarmi dai troppi pregiudizi culturali legati al mondo dell’infanzia, che altrimenti condizionerebbero le mie (e nostre) scelte come genitori.
Trovare un compromesso tra le esigenze di tutti i componenti della famiglia, al fine di mantenere un sano equilibrio, comprendendo i bisogni primari ed irrinunciabili dei più piccoli, che secondo me hanno sempre diritto di precedenza sugli adulti. Siamo noi grandi a dover farci piccoli, restando in ascolto empatico di quanto vogliono comunicarci, a modo loro, i nostri bambini.

12. Tornassi indietro, cosa faresti di diverso?
Non farei il trasloco durante l’ultimo trimestre di gravidanza!!! A parte questo, riposerei di più, vivendo con maggior lentezza il tempo della gravidanza. Cercherei di prendermi del tempo in più per informarmi meglio su varie tematiche: i diritti del bambino in ospedale, i diritti delle mamme, cercherei maggiori informazioni sull’allattamento e sul maternage più in generale, frequentando, anche virtualmente, più forum e leggendo prima alcuni libri che mi hanno cambiato la vita.

13. Cosa ti senti di consigliare alle future mamme di gemelli?

Di cercare un corso pre-parto dedicato alle gravidanze gemellari, come prima cosa. Di cercare in internet e su facebook forum e gruppi di genitori di gemelli con i quali potersi tenere sempre in contatto e confrontarsi.

Di ascoltare i loro figli e se stesse. I bambini e le mamme sanno. Sempre. Se vi sentirete libere di fidarvi di voi stesse e di quello che i bambini vi dicono, se vi sentirete libere di provare a seguire questo vostro istinto, raggiungerete presto il vostro equilibrio. E poi vorrei dirvi anche di non permettere a nessuno di stabilire cos’è meglio per voi, non date retta ai saggi consigli popolari non richiesti. Chiedete aiuto pratico a chi ci è già passato. Solo un’altra mamma di gemelli potrà davvero capire cosa vuol dire e di conseguenza esservi di grande aiuto.

Inoltre vorrei rassicurarle sul fatto che crescere 2 gemelli ad alto contatto è fattibile e secondo me anche auspicabile, considerato anche che, purtroppo, alle volte nascono prematuri e che il parto non sempre fila liscio. Probabilmente non sarà una passeggiata, richiederà una buona doppia dose di determinazione, resistenza, lucidità, empatia, pazienza, ogni tanto arriveranno dei brutti momenti di crisi, ma alla lunga ripaga alla grande!

La nascita di Vera

giovedì, 26 luglio 2012

Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un’atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti! Nonostante la fatica, il dolore, lo sconforto di certi momenti, mi sembra che quelle poche ore siano state le più importanti di tutta la mia vita, e segnano indelebilmente l’inizio di una nuova parte della mia vita. È fondamentale, per me, pensare di avere trascorso quelle ore con la persona che amo e con altre tre persone speciali, che ci hanno aiutato a far venire al mondo la nostra bambina. Adesso so che ce l’avrei fatta anche da sola, perché so che tutto il lavoro è stato mio e della mia bambina, ma il loro sostegno e i loro consigli sono stati fondamentali per la mia tranquillità e per quella di Massimo, mio marito. Massimo ha faticato con me e mi ha sostenuto in un modo che sinceramente non speravo.

Quando ho sentito la prima contrazione, verso l’una di notte del 3 aprile, sono stata contenta, e ho provato una specie di eccitazione, presto non avrei più avuto la pancia ma la mia piccola tra le braccia. Sapevo che ci voleva tempo, ma ormai era iniziato il viaggio, e da lì non si tornava indietro!

Visto che sapevo che ci sarebbe voluto tempo, ho cercato di vivere quella giornata in modo normale. Ho cucinato, messo un po’ a posto, e nel pomeriggio è venuta a trovarmi una mia amica, anche lei in attesa, al 7° mese. Abbiamo anche fatto delle foto insieme, non eravamo ancora riuscite a fotografare insieme i nostri pancioni! Le contrazioni non si sono mai fermate, ma al contrario hanno accompagnato tutta la mia giornata. Erano all’inizio ogni quarto d’ora, poi ogni 10 minuti, poi ogni 5… ma non erano proprio regolari, e quando è arrivato a casa Massimo, mio marito, iniziavano a farsi sentire un po’ di più. Ero molto tranquilla, ma sentivo l’agitazione della mia amica prima, e di Massimo dopo, che comprendevo ma non riuscivo a provare!

Verso le 19 ho fatto una doccia, per provare se davvero faceva sentire un po’ meno il dolore delle contrazioni… Prima però ho chiamato Giovanna, una delle ostetriche, per iniziare ad avvertire che eravamo “in ballo”, e lei mi ha detto che sarebbero venute dopo un po’.

Ricordo di aver mangiato un panino, non avevo molta fame ma sapevo che avrei avuto bisogno di molta forza, quindi mi ero sforzata di mangiare un po’. Le contrazioni iniziavano a farsi sentire, ero entrata nel pieno della situazione e sapevo che la notte che stava arrivando sarebbe stata la più speciale della mia vita. Non avevo paura, ero completamente presa dal mio compito, ed ero tranquilla. Cercavo di gestire le “onde” come meglio potevo, contando sull’aiuto di mio marito. Dopo aver mangiato qualcosa ci eravamo sistemati in camera, su un materassino steso per terra accanto al letto, dalla parte di Massimo. Lo avevamo coperto con nylon e lenzuola, poi avevamo preso anche dei cuscini. Ricordo poco di quelle ore, so che Massimo era sempre con me e mi massaggiava la schiena ad ogni contrazione, che capiva che arrivava dal mio sguardo che cambiava. A volte sbadigliava, cosa che dentro di me mi faceva un po’ arrabbiare! Poi eravamo andati in bagno, e mi ero messa a cavalcioni del wc, cercando un po’ di sollievo in quella posizione, ma poi eravamo tornati in camera. Quando, alle 9, erano arrivate Lorella e Giovanna, ero in camera e stavo cercando di cavalcare le onde come meglio potevo… Ricordo le parole di Lorella, “Ci hai fatto una bella sorpresa, non ce l’aspettavamo adesso..”, io non ho risposto nulla ma ripensare a quelle parole mi fa uno strano effetto, è come se in quel momento avessi realizzato (anche se avevo già contrazioni da ore!) che c’eravamo veramente…

Le ostetriche sono state con noi circa un’ora, durante la quale mi hanno visitato una volta, dicendomi che stava andando tutto bene, ma che ci sarebbe voluto ancora un po’, le contrazioni sarebbero diventate ancora più intense… Quelle parole mi avevano preoccupato un po’, avevo pensato “Ma come, queste non sono buone contrazioni?”, però non ci avevo pensato più di tanto. Poi ci avevano lasciati di nuovo soli, allontanandosi per un po’, finché non le avessimo richiamate, perché pensavano che ci volesse ancora tanto.

Delle ore successive ricordo il continuo aumento dell’intensità delle contrazioni, 3 ore in cui non avevo il tempo di pensare ma in cui il mio corpo era totalmente preso dalla continua trasformazione… Ero immersa in ogni momento, in ogni respiro che facevo, e non avrei potuto sopportare l’idea di non essere a casa mia, nella mia camera, con la luce del mio abat-jour azzurro, nel silenzio della notte con solo la presenza del mio compagno con cui stavo dividendo questo momento così intimo. Durante la prima fase di transizione avevo vomitato, il mio corpo aveva deciso che non voleva riposare ma andare all’attacco!

Verso l’una di notte, esattamente dopo 24 ore dalla prima contrazione appena percettibile, avevo chiesto a Massimo di richiamare le ostetriche, non ce la facevo più, sapevo che il dolore non sarebbe cessato con la loro presenza, ma avevo bisogno di loro, dovevo sapere che erano lì con me, lì con noi tre. Quando le persone a cui dico che ho partorito in casa mi dicono “Che coraggio!”, mi rendo conto che durante tutto il travaglio non ho mai pensato, neanche una volta, che le cose potessero non andare bene, e l’ho pensato poche volte anche prima! Incoscienza? No, credo sia solo fiducia nelle proprie capacità, in quelle delle persone che ti assistono e nella creatura che porti in grembo da 9 mesi, e di cui ormai conosci tante cose, compresa la forza e la voglia di vivere…

Verso le due di notte erano arrivate Giovanna e Lorella, sapevo che erano arrivate, una di loro era entrata nella camera, sentivo la sua presenza ma non sapevo chi era… Poi Giovanna mi aveva visitato, aveva detto che tutto andava bene, e mi aveva lasciato di nuovo con Massimo. Avevo vomitato un’altra volta, dopodiché, dopo un tempo che non saprei quantificare, mi avevano chiesto se mi andava di provare a entrare nella doccia, avevo accettato e così Massimo era andato a preparare e a scaldare la stanza. Ricordo che Massimo andava e veniva, ma io non rimanevo mai sola, riconoscevo il tocco di Giovanna o Lorella sulla mia schiena che si alternava e sostituiva quello del mio compagno. Poi ero entrata nella doccia, allora lo sgabello che avevo comprato serviva a qualcosa! Mi ero seduta sotto il getto caldo della doccia, che Massimo teneva per me, e di quell’ora e mezza sotto la doccia ricordo che le contrazioni erano un po’ meno dolorose, anche se molto forti, e dopo ogni onda Lorella, che sedeva su una sedia di fronte a me con lo sguardo sereno, sentiva il cuore della bimba. Sapevo che quello strumento era utile per sapere se la piccola stava bene, ma devo dire che ne avrei fatto a meno, mi disturbava un po’ perché sentivo che interrompeva e spezzava qualcosa… Ad un certo punto il mio corpo era stato preso da un impulso irrefrenabile a spingere, e mi era sembrato che scoppiasse qualcosa! Mi ero un po’ spaventata, ma Lorella mi aveva detto che si erano rotte le acque, e che il liquido era chiaro, tutto ok. Ho pensato “Che forte, rompere le acque sotto l’acqua!”.

Era arrivata anche Patrizia, che sorpresa! Era un’altra ostetrica che avevo avuto modo di conoscere la settimana precedente, in occasione di una delle visite domiciliari delle ostetriche. Quando è entrata in bagno mi sembra di essere riuscita a farle un sorriso… Sentivo che erano tutti lì per me, era proprio come me l’ero immaginato, di notte e col silenzio… Solo io rompevo il silenzio, con il rumore del mio respiro e poi con le vocalizzazioni che cercavo di sostituirvi, con la guida di Giovanna e Lorella… non era facile, non mi riusciva molto all’inizio, ma poi sentivo che andava meglio, e forse cercare di controllare la voce mi aiutava a sentire un po’ meno il dolore. Poi Lorella mi aveva chiesto se volevo uscire dalla doccia, avevo accettato subito ed eravamo tornate in camera. Quando ero entrata in camera, ero rimasta colpita dall’atmosfera che c’era. Avevano sistemato tutto, messo lenzuola pulite e cuscini sopra il materasso, e mi ricordo di aver pensato “Guarda che bello, sono fantastiche!”. Mi sono rimessa in ginocchio, appoggiata al letto con le braccia, e ho cercato di affrontare al meglio anche quella che sapevo essere l’ultima parte del mio viaggio. Sentivo che ci eravamo quasi, ed era stato proprio il fatto di vedere tutta la stanza pronta, a farmelo capire! Sì, era tutto pronto per accogliere la nostra piccola Vera. Da quel momento ho dei ricordi un po’ più lucidi, so che Massimo era sempre accanto a me, mi massaggiava la schiena e mi incoraggiava a non abbattermi. Ogni tanto lo guardavo negli occhi, intensamente, senza riuscire a parlare, ma già solo quello mi dava la forza per andare avanti. In qualche momento, quando il dolore mi sembrava insopportabile, scuotevo la testa e lui capiva immediatamente cosa volevo dire, e mi incoraggiava dicendo “Ma sì, ma certo che ce la fai!”. Avevo proprio bisogno di sentire quelle parole…

Il mio corpo spingeva con tutte le sue forze, ora non sentivo più le contrazioni ma degli spasmi fortissimi e incontrollabili, che potevo solo assecondare. Mi sembrava di urlare di rabbia, tale era la forza che sentivo dentro. La mia bambina era decisa a nascere, e io cercavo con tutte le mie forze di aiutarla a venire fuori. Sentivo che mi stavo aprendo piano piano per farla passare…

Una delle cose che ho apprezzato di più del lavoro delle ostetriche è che non mi hanno mai detto “spingi” o “non spingere” quando mi veniva da fare il contrario, e credo che comunque non avrei potuto non assecondare il mio corpo.

Proprio quando eravamo alla fine, quando Massimo mi diceva con entusiasmo “Dai, si vede qualcosa, si vede la testa!”, ho pianto per il dolore e per la paura di non farcela. Il mio corpo si stava aprendo per fare passare la creatura che era nata e cresciuta dentro di me, e quello che stavo provando era incredibile, ma faceva anche paura! Ad un certo punto qualcuno mi ha detto di toccare con la mano, c’era la testa che stava per uscire, e io ho detto sorridendo, sorpresa “È morbida!”.

Finalmente era uscita la testa, qualcuno lo aveva detto, ormai eravamo tutti insieme da un po’, tutti nell’attesa di questo piccolo ma grande miracolo… Ho sentito una tregua, mi hanno detto di non spingere subito ma di aspettare un attimo, e con la spinta successiva è uscito tutto il corpo.

Sotto e dietro di me lavoravano per pulire e accogliere questa nuova vita, e io ho chiesto che ore erano. Erano le 6:08 del 4/4/2008… che bel giorno, che bell’ora per venire al mondo! Neanche il tempo di rendermi conto che era nata, che subito ho avuto la mia piccola in braccio, e come pesava! Aveva le mani grandi… Io ero nuda e lei era nuda, due corpi diversi ma una cosa sola, ancora col cordone che ci univa… Mi hanno aiutata a sdraiarmi sul letto, e mi hanno messo la piccola sul petto, poi ci hanno avvolte con coperte calde e asciugamani. Ci siamo guardate per la prima volta negli occhi, Massimo era accanto a noi, la nostra creatura era bellissima! Mi ricordo che per un po’ ho respirato affannosamente, un po’ per la fatica, un po’ per l’emozione indescrivibile… Poi abbiamo guardato se effettivamente era una femmina, non lo sapevamo ancora con certezza! Sì, era proprio la nostra piccola Vera!

Il dolore era scomparso, rimaneva solo la forza del miracolo appena avvenuto e tutta la gioia per essere riuscita a dare alla luce la mia bambina nell’intimità di casa nostra!

Siamo rimasti da soli noi tre per non so quanto, un tempo che non ricordo bene, e poi sono tornate le ostetriche per aiutarmi a partorire la placenta. Giovanna mi ha fatto vedere e sentire che il cordone non pulsava più, così lo hanno tagliato, dopodiché mi sono alzata dal letto, sempre tenendo in braccio la mia piccola, e ho dato qualche spinta per fare uscire la placenta. Pensavo che sarebbe stato più facile! Ma alla fine è uscita, era molto grande!

Giovanna mi ha aiutata a fare una doccia e poi mi ha dato qualche punto, mi ero lacerata un po’, mentre Lorella si è occupata di Vera con Massimo e Patrizia. Dopo la prima poppata della piccola, anche noi ci meritavamo la colazione… così Massimo è sceso in panetteria a prendere brioches per tutti, e abbiamo fatto colazione brindando con un bel bicchiere di vino dolce!

Questo è il racconto del mio parto, l’esperienza più importante della mia vita, di cui forse non ricordo tutti i particolari, ma di cui mi sono rimaste impresse certe frasi e certi momenti in modo indelebile. Concluderò con una di queste frasi, pronunciata da Giovanna verso le 7 di mattina quando, aprendo le persiane della camera dove era nata Vera, ha “urlato” sottovoce: “È nata una bambina! È nata una bambina!”.

 

Nascere podalico, oggi

domenica, 8 luglio 2012

Nell’antico Egitto già si eseguiva il rivolgimento (manovra per il riposizionamento del bambino in versione cefalica –con la testa in basso- verso il canale del parto) in caso di presentazione podalica, era una manovra sacra ed era eseguita dai sacerdoti. Oggi in campo medico viene ugualmente eseguita questa manovra che richiede l’ospedalizzazione e un rigido protocollo, non è più una manovra sacra ma puramente meccanica, in caso di insuccesso si esegue un taglio cesareo che normalmente viene programmato in una data anteriore al termine delle 40 settimane fisiologiche di gravidanza. La motivazione di questa presentazione non è inquadrabile esclusivamente in un contesto meccanico, bisognerebbe chiedersi cosa c’è a monte e se effettivamente c’è una causa meccanica per cui il bambino non può mettersi in posizione cefalica, bisognerebbe chiedersi il perché dell’insorgere di questo impedimento. E’ importante inquadrare questo tipo di presentazione nel contesto in cui avviene: genitoriale, famigliare, sociale ed ambientale, e in generale nel più ampio contesto relazionale della costellazione famigliare del bambino. Non va applicata una tecnica a caso tra le tante tipologie diverse, ma va fatto un ascolto della coppia dei genitori per conoscere mediante una accurata anamnesi famigliare le circostanze legate alla loro stessa nascita, bisogna conoscere l’andamento della gravidanza: come è insorta, indagare sull’accettazione o meno del bambino e su tutti gli eventuali conflitti insorti che potrebbero avere una relazione con l’assunzione della presentazione podalica del bambino. Come premessa di salute in gravidanza è importante la continuità dell’assistenza da parte dell’ostetrica, sembra che nell’esperienza delle ostetriche che seguono precocemente una gravidanza sin dal primo trimestre e che offrono servizi di accompagnamento con corsi di gruppo e prestazioni individuali one to one questo tipo di presentazione sia meno frequente. Con l’esecuzione del massaggio metamorfico in gravidanza è possibile eseguire un atto di prevenzione che va a curare la storia ostetrica della famiglia in quanto si agisce a livello del piede su una linea che va dal pre-concepimento alla nascita e coinvolge sia gli aspetti paterni e maschili che quelli materni femminili. Sono altresì importanti:

1- La visualizzazione del bambino in posizione cefalica

2- L’uso dell’acqua durante la gravidanza, frequentazioni di corsi di acquaticità per gestanti in piscina e movimento libero della mamma: questo aspetto del movimento influenza positivamente lo sviluppo del sistema nervoso del bambino che contribuisce a fargli assumere la posizione cefalica

3- Il Massaggio Polare per liberare il bacino, il segmento uterino inferiore e il perineo da eventuali tensioni così il bambino viene più invogliato ad assumere la posizione cefalica perché la sua testa trova un posto morbido ed accogliente nel corpo della madre

4- L’educazione a evitare quelle situazioni conflittuali che possono generare tensione e stress nella mamma e paura nel bambino

5- Usare la luce di una lampadina dall’alto al basso dell’addome materno per aiutare il bambino che può seguire il movimento della luce a scendere con la testa verso il basso

6- La medicina tradizionale cinese previo consulto e ascolto, che comunque non sempre può essere indicata.

In sintesi aiutano il posizionamento cefalico tutte le modalità che rafforzano il legame dei genitori con il bambino e stimolano l’apertura alla nascita nella dimensione spirituale, emozionale e corporea. La tipologia di intervento può dunque essere varia e necessita di una consulenza preventiva per potersi indirizzare nel tipo di trattamento individuale più adatto al caso specifico. Il Rivolgimento medico da eseguire in regime di hospital day è in genere l’ultima spiaggia rispetto alla tipologia precedente di intervento. Bisognerebbe evitare la prenotazione di un cesareo programmato che generando stress contribuisce a bloccare ulteriormente una situazione che è già in equilibrio precario a causa della paura che può insorgere a livello materno e quindi anche fetale, e aspettare invece l’insorgere spontaneo del travaglio affinché il bambino abbia tutto il tempo per completare lo sviluppo del suo sistema nervoso ed abbia attivato la sua preparazione alla nascita con la possibilità di un migliore adattamento al mondo esterno e quindi minore esigenza di rianimazione alla nascita. E’ importante informarsi sugli ospedali in cui c’è una bassa incidenza di cesarei su quale sia il comportamento e il protocollo in caso di presentazione podalica. Il parto podalico in acqua, non disturbato, potrebbe aprire finalmente un nuovo capitolo nel caso di nascita podalica perché l’acqua permette un passaggio più graduale dal mondo intrauterino a quello esterno, il corpo del bambino uscendo trova un ambiente acquatico e caldo e ha meno stimoli ad attivare la respirazione finché non è uscita la testa ed è affiorato in superficie.

ASPETTO SIMBOLICO: ci può aiutare a addentrarci più in profondità nella comprensione di questo tipo di presentazione: possiamo fare una lettura del rapporto mamma/bambino mettendo in relazione questa tematica all’Appeso Arcano n.12 dei tarocchi di Marsiglia corrispondente al segno dei Pesci, con pianeta governatore Nettuno, al mito della sirena Derceto da una parte e dall’altra alla Papessa Arcano n.2 corrispondente al segno della Vergine, pianeta governatore Mercurio, mito di Demetra e Persefone. Per quanto riguarda la simbologia dei tarocchi, l’immobilità dell’Appeso (corrispondenza – segno zodiacale dei Pesci-) richiama paradossalmente l’immobilità del bambino in presentazione podalica, che non si tuffa attivamente verso il basso per entrare più attivamente nel processo di nascita. Questo essere fermo può essere dovuto a un reale impedimento oppure può essere una fase di immobilità in cui si vive in modalità più ricettiva a una dimensione profonda di saggezza, può rappresentare anche un blocco e un’immobilità che origina nel proprio albero genealogico (nel ramo paterno o materno) che possiamo anche chiamare costellazione famigliare del bambino. Questa sosta temporanea che mantiene il bambino in posizione podalica può essere legata a un lavoro di approfondimento spirituale del proprio progetto di nascita, a una meditazione profonda, una preghiera (naturalmente se vediamo il feto come un essere proveniente da una dimensione spirituale superiore più sottile con un proprio progetto di vita individuale), quindi può anche solo significare che ha bisogno di più tempo rispetto agli altri per questo approfondimento, si ritira forse solo temporaneamente dal progetto attivo di vita nel caso effettui una versione cefalica spontanea successivamente oppure ha bisogno di qualcuno che lo venga a prendere nel caso si renda necessaria l’esecuzione di un cesareo. Per quanto riguarda il simbolismo materno nella Papessa (corrispondenza –segno zodiacale della Vergine – ) ,vediamo una donna in doppia gestazione: di un uovo che sta covando e di se stessa, lei rappresenta quella parte intatta di noi che non è mai stata ferita né toccata, la sua purezza simboleggiata dal volto bianco può anche essere una freddezza asessuata e una chiusura, all’origine ci può essere una ferita di qualche tipo oppure la sua solitudine può essere volontaria (le donne dei popoli più antichi come gli indiani d’America si isolavano periodicamente in luoghi solitari e armoniosi nella natura perché sapevano che ciò favoriva una crescita armoniosa ed equilibrata del bambino che portavano in grembo) oppure può essere un isolamento subito che genera frustrazione. La Papessa non ha più desideri, eppure abita il corpo come un luogo sacro e conosce le leggi dell’incarnazione-simboleggiate dal manoscritto che tiene tra le mani- obbedisce alla volontà divina, accetta solo l’unione basata sull’unione delle anime e attende una inseminazione spirituale, potrebbe anche rappresentare il peso di una educazione famigliare religiosa rigida e castrante.

ASPETTO MITOLOGICO, derivato dalla corrispondenza Astrologica: nel mito di Derceto legato al segno dei Pesci e a Nettuno, Derceto per volere di Afrodite cede a un amore passionale e clandestino, concepisce una figlia, ma non essendo accettata non riesce ad accettare questa gravidanza e cerca di annegarsi, Poseidone/Nettuno la salva ma il suo corpo diventa quello di una sirena, metà donna e metà pesce. Nel mito di Demetra e Persefone legato al segno della Vergine possiamo comprendere l’importanza del legame madre-figlia che quando viene disturbato genera una incapacità di Amore e di apertura nella madre (Demetra disperata per la scomparsa della figlia rapita da Ade che fa isterilire tutta la vegetazione della Terra), possiamo altresì comprendere l’importanza dell’abbandonarsi ai ritmi stagionali/ormonali e il rispetto dei ritmi della madre Terra che nella vita frenetica del mondo materialista superficiale e consumista non permettono uno sviluppo sereno e armonioso della gravidanza, gravidanza che implica comunque sempre un rallentamento e un profondo rispetto per la sacralità della vita, Ade/Plutone che può rappresentare anche un aspetto oscuro e prevaricatore maschile in positivo può essere visto come questa esigenza di profondità di andare alle radici (radici che per il bambino sono rappresentate dalla placenta) per poter permettere lo svilupparsi di una nuova vita ed è il maschile che soddisfa questo bisogno di profondità portando Persefone nel regno degli inferi. Dovendo sintetizzare i vari motivi che inducono alla presentazione podalica si potrebbe chiamare in causa la polarità: accettazione e amore di sé, della coppia e del bambino e viceversa mancata accettazione e paura nel vissuto materno/paterno, questa tipologia di interpretazione non è per indurre sensi di colpa e di inadeguatezza nei genitori ma deve servire per mettere a fuoco la tematica sottostante e trovare una tipologia di intervento individualizzata e perciò adeguata alla singola famiglia.
Testi di riferimento per l’interpretazione simbolica: “Astrologia e mito” di Roberto Sicuteri, edizioni Astrolabio.
“La via dei tarocchi”di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, edizioni Feltrinelli. Sito internet corrispondente: www.camoin.com
Carla Joly, www.carlajolyarteostetrica.com

Il parto non assistito (unassisted birth, UB)

venerdì, 18 maggio 2012

Che vuol dire “parto non assistito”? Sarebbe un parto che avviene senza l’assistenza di alcun operatore sanitario, né ginecologo, né ostetrica né nessun altro… Follia? No, non è così… Certo che potrebbe sembrare fantascienza, visto che al giorno d’oggi ci sono ancora persone che pensano che il parto a domicilio sia “fuorilegge”! Però fantascienza non è, e scrivo questo articolo proprio perché oggi un’altra delle mie amiche virtuali ha avuto il suo bimbo, in casa, senza assistenza. E naturalmente stanno benissimo, sia lei che il suo piccolo!

Forse frequento gente un po’ matta, direte voi, perché in effetti gli ultimi parti delle mie amicizie virtuali sono stati quasi tutti non assistiti! Quasi mai al primo figlio, vuoi perché è la prima esperienza, vuoi perché spesso il primo parto richiede più tempo… Però dopo il primo parto può succedere… Mamme che sentono fin dall’inizio della gravidanza che vogliono affrontare il momento del parto così, senza bisogno di nessuno, o mamme che mettono in conto questa opportunità senza decidere nulla, lasciandola appunto come possibilità, ma facendo un percorso di consapevolezza del proprio sentire, che alla fine le porta ad avere questo incontro un po’ magico… E mamme che nonostante abbiano un’ostetrica e la chiamino subito, non vengono raggiunte in tempo! E spesso i papà diventano ostetrici, spesso sono loro ad accogliere i neonati appena sgusciano fuori dal corpo materno… con chissà quanta emozione e quanta gioia…

Insomma, anche se sembrerebbe una cosa fuori dal mondo, vi assicuro che può capitare, e secondo me deve essere una gioia grandissima! Ah e quando leggete qualche notizia del genere sui giornali (che devono sempre avere toni allarmistici, se no non attirano lettori), quando accade che qualche bambino nasce fuori dall’ospedale, in auto, o anche in casa senza che fosse preventivato, non credete che “per fortuna è arrivata l’ambulanza, se no chissà cosa sarebbe successo”… Noi sappiamo che non sarebbe proprio successo nulla, i bambini sanno nascere e le mamme sanno partorire, e in certi casi gli operatori non hanno proprio nulla da fare! ;)

E voi cosa ne pensate?

Per te, Maia…

martedì, 10 aprile 2012

Eccoci qua, caro amore mio… Ora dormi con la testa sul mio cuore, un anno fa eri appena nata, eri appena sgusciata fuori dal mio corpo, ti avevo preso con le mie mani da dentro l’acqua, portandoti al petto, e ti avevo abbracciato commossa e ansimante… Avevo guardato e visto che eri una bambina, che sorpresa! Una bambina, una bambina… Maia… Ci siamo guardate negli occhi, conosciute e riconosciute, e nei tuoi occhi ho visto l’immensità dell’universo, il miracolo della vita, ciò che hai attraversato per venire alla luce… Ci siamo incontrate in un abbraccio, sei stata toccata solo dalle mie mani e, prima, dall’acqua che ci ha accompagnato nelle ultime fasi del nostro viaggio… Com’era bello stare immerse, occhi negli occhi, tu sul mio petto che iniziavi ad assaporare la vita terrestre dalla tranquillità del mio abbraccio… Io ero in estasi, ho toccato il massimo della felicità, ero una donna nuova, una nuova mamma, e tutto era perfetto, così come avevo voluto e sognato… Eri tutta coperta di vernice caseosa, così morbida e calda, così perfetta, e anche cicciotta! Non ho potuto che pensare “Però, riesco a fare delle bambine proprio belle!”. Un attimo dopo la tua nascita, tutta la fatica era già stata dimenticata, rimaneva solo l’impareggiabile sensazione di potenza creatrice, la piena soddisfazione, quel “tutto tondo” che non ho mai provato altre volte, se non dopo le nascite delle mie bambine…

Continuavo a guardarti nella luce rossa della stanza, in realtà eravamo quasi al buio! Continuavo a studiarti, poi era arrivata la tua sorellina, incredula, eccitata, e non smetteva più di parlare! Il tuo papà anche lui era estasiato, incredulo anche lui che tutto fosse stato così semplice e bello… Non aveva potuto assistere, ma era comunque con noi, anche una parte di lui era in quel bagno, in quella piscinetta, e subito ci aveva raggiunte appena eri nata… E il nostro angelo custode? Dietro di noi, nel silenzio e nel rispetto, seduta tranquilla ad assistere, non a fare, non a metter fretta, ma semplicemente ad aspettare con me, con noi, ad accompagnarci con discrezione ma con la sua presenza rassicurante…

Dopo mezz’oretta sei arrivata al seno, prima avevi bisogno di scrutare ciò che avevi intorno! Hai ciucciato come se fosse la cosa più scontata del mondo, e forse lo è se nessuno interferisce… Hai assaporato il prezioso colostro, hai capito che potevi farcela anche se eravamo ormai separate, e così abbiamo potuto far nascere anche la tua sorellina placenta… che non è stata separata da te con violenza, perché semplicemente non ce n’era bisogno, avevamo ancora bisogno anche di lei…

Questa è stata la tua nascita, il tuo ingresso alla vita… E ora che hai già un anno, mi sembra passata un’eternità, ma rivedo queste scene come se le stessi vivendo anche ora… Indimenticabile… Sono commossa dai ricordi e dalla nostalgia, dal ricordo di quelle emozioni così forti e meravigliose, e custodirò tutto ciò nel mio cuore finché sarò viva… Buon compleanno amore mio, sei arrivata per portarci la tua forza e la tua gioia, e di questo non ti ringrazierò mai abbastanza!

Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Le vacanze… che fatica!

lunedì, 22 agosto 2011

Ho poco tempo per scrivere, ma volevo condividere con voi… la mia stanchezza! E’ buffo (si fa per dire!) che si vada in vacanza e ci si trovi ad essere ancora più stanchi di quando si era a casa, eppure non sono la prima e neppure l’ultima credo! Siamo al mare e tra caldo, spesa, mancanza della lavatrice e spedizioni al mare, stiamo lavorando e faticando più del solito… Le bimbe sono nervose per il caldo, forse per il cambiamento d’ambiente, e anche se il papà è con noi 24 ore al giorno, non bastiamo mai comunque!

Forse perché da poco siamo in 4, forse perché con 2 figli tutte le fatiche si raddoppiano, almeno all’inizio, fatto sta che quasi quasi avrei voglia di tornare a casa… se non fossi spaventata dal viaggio di ritorno!!! Il prossimo anno andrà meglio… e chissà! Però prima o poi sarà meno faticoso, sempre meno, finché arriverà il giorno in cui… faremo il terzo figlio! AAAhhhhh!!!!

Per rilassare me e voi, ecco una foto di questi giorni duri ;-)

Primo incontro di Maia col mare... direi che le ha fatto un bell'effetto!

 

Co-sleeping… che passione!

giovedì, 30 giugno 2011

Da quando è nata Vera, la mia prima bimba, abbiamo iniziato a dormire tutti insieme nel lettone, noi 3, perché tra i ritmi serrati dell’allattamento e la stanchezza, se avessi dovuto alzarmi ogni volta per allattare, ne sarei uscita distrutta… Le nostre notti sono sempre state molto dure, in ogni caso, ma almeno potevo stare un po’ più comoda mentre la piccola ciucciava, e anche se non riuscivo a dormire mentre lei era attaccata, era meglio che stare alzata… Poi avevo speranza che i risvegli fossero un po’ meno frequenti, se la piccola mi sentiva accanto a lei… e questo si è avverato un po’ più in là, ma si è avverato… Ultimo motivo, ma non il meno importante, è che mi piaceva stare accanto a mia figlia, e anche al papà! Lui soprattutto, lavorando tutto il giorno, godeva particolarmente di questa cosa, perché recuperava un po’ la lontananza della giornata…

Naturalmente amici e parenti non erano d’accordo sulla positività di questo modo di dormire, e le argomentazioni contro andavano dal “siete troppo stretti” al “e se la soffocate?”, al “rimarrà per sempre nel lettone”, al “e la vostra intimità?”… Le prime due argomentazioni non ci toccavano proprio, perché ci eravamo accorti che era impossibile schiacciare la piccola, visto che non assumevamo sostanze stupefacenti, e visto che con la sua nascita era cambiato il nostro modo di dormire, cioè il sonno, anche quello del papà, era più leggero e anche lui si svegliava e si accorgeva subito se la piccola gli era vicina… Per lo stare scomodi, ci eravamo attrezzati: un bel side-bed, cioè un lettino attaccato al matrimoniale, così c’era più spazio! Poi siamo direttamente passati al lettone a 3 piazze… Per il temere un adolescente nel letto con noi, beh ci ha fatto sempre ridere, primo perché non pensiamo proprio che a 15 anni nostra figlia vorrà dormire ancora con noi, e quindi quando sarà il momento sentirà la voglia di avere uno spazio suo… Per ora non se ne parla ancora, Vera dorme con noi e anche con la sorellina, e vi dirò, è bellissimo dormire tutti insieme! Io sono in mezzo alle piccole, e il papà accanto a Vera, così può consolarla lui se per caso si sveglia con incubi e io sono occupata con la piccola… a me piace un sacco, anche vederle vicine quando si addormentano e io mi alzo ancora un po’… Sono così dolci! E credo che,, come l’allattamento in tandem, il dormire insieme possa rafforzare il loro legame… Infine, il dubbio che chi dorme insieme ai propri figli non possa avere intimità mi sembra proprio una stupidaggine, perché per l’intimità non c’è bisogno di un letto matrimoniale libero, ma basta avere fantasia e voglia di stare insieme! Ci sarà sempre tempo per tornare a dormire da soli! E se devo dire la verità, io mi godo davvero questi anni con le mie piccole, finché ne avremo voglia tutti quanti!

Mamma bis… che esperienza!

giovedì, 23 giugno 2011

Alcune righe (quelle che mi consentono di scrivere le mie piccole e la vita che stiamo conducendo al momento) per raccontarvi un po’ l’esperienza dell’essere mamma una seconda volta… Una volta un’amica ha detto (non era rivolto a me ma ne sono rimasta colpita) che si diventa dei genitori veramente completi solo col secondo figlio… Beh credo che sia vero, anche se sono solo all’inizio del mio cammino…

Sono trascorsi poco più di 2 mesi da quando la mia Maia è venuta alla luce, e in questi 2 mesi ho attraversato tanti stati d’animo diversi… Dalla gioia ovattata dei primi giorni, alla tristezza per le prime crisi di gelosia di Vera, alla stanchezza mentale del dover continuamente essere il punto di riferimento di 2 creature bisognose, alla felicità di essere una famiglia più completa e di avere tra le braccia una nuova neonata, alla paura di non riuscire a farcela… Devo dire che il primo mese è stato il più difficile, ma non siamo ancora fuori dal periodo di trambusto… Sento che ci stiamo evolvendo, che stiamo cercando aggiustamenti, soprattutto la piccola Vera che alterna dei momenti di grande serenità ad altri di intenso scombussolamento… tutto ciò dimostrando a noi grandi che per lei è ancora tutto più difficile… Noi siamo stanchi? Beh lei di più… Noi ci sentiamo instabili? Beh lei di più… Noi facciamo fatica a tornare ad essere “guidati” da un neonato? Beh lei di più… Tutto questo è comprensibile, ma difficile da tollerare a volte, visto che la modalità che lei ha di comunicarlo è urlare tutta la sua difficoltà… nel vero senso della parola! Ogni bambino ha il suo modo di esprimere le sue esigenze e i suoi problemi, chi lo fa non dormendo più di notte, chi lo fa urlando e piangendo… Beh mia figlia urla… ma per fortuna dorme! :-)

Vestire e nutrire due creature, allattarle, cercare di cucinare, di avere una casa in ordine nel limite del possibile, fare e stendere le lavatrici, stirare l’indispensabile, giocare con la grande, avere momenti di esclusività per ognuna, dedicare del tempo o almeno qualche parola al marito mentre la figlia grande non smette di parlare un attimo e la piccola reclama un po’ di attenzione se no ci dimentichiamo che esiste… e magari avere anche 10 minuti al giorno per rilassarsi, e poi qualche ora per dormire… sembrano tutti diritti ma le mamme sanno che non è così semplice… e a volte i diritti di qualcuno tolgono spazio e tempo agli altri… Non ho ancora trovato la ricetta per andare avanti nel migliore dei modi, ci stiamo barcamenando, a volte mi sembra di non potercela fare con solo le nostre forze, altre volte mi sembra che la nostra famiglia potrà superare qualsiasi difficoltà… L’umore instabile ci fa essere gioiosi un giorno e molto spenti o arrabbiati il giorno dopo, e se un membro è agitato per qualche motivo, tutto si ripercuote sugli altri, ancora di più di quando eravamo solo in tre…

Insomma, la vita da mamma bis non è sempre facile, anzi direi che è proprio difficile… però in giornate come oggi, in cui la mia grande mi aiuta tanto e riusciamo a fare cose divertenti insieme e anche a fare qualche faccenda, in cui la piccola ammira per la prima volta la giostrina delle api e inizia ad interessarsi ai giochi, elargendo sorrisi alla sua mamma e alla sua sorellona, in cui la sera ho anche mezz’ora per rilassarmi al pc, e in cui non c’è nessuno che urla… in queste giornate, non certo perfette ma molto belle, sento che ce la faremo sempre, anche nelle difficoltà, anche se ogni tanto urleremo e piangeremo, ma ce la faremo, perché siamo una famiglia e perché siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri! Come dice Vera, siamo degli amori tutti e 4!

E il papà dove lo metto?

venerdì, 28 gennaio 2011

Oggi volevo scrivere qualcosa sul ruolo che ha l’uomo quando si trasforma da compagno/marito in papà, ma capita anche che oggi è il compleanno del nostro insostituibile papà, quindi unirò le due cose… un post in onore del nostro papi!

Il papà diventa tale al momento della nascita del bambino. Prima è presente, certo, durante la gravidanza, ma anche se segue e sente i calcetti del piccolo attraverso il corpo della compagna, anche se partecipa al corso pre-parto, anche se parla con noi di quello che verrà dopo, e ci sostiene e aiuta durante il travaglio e il parto, non potrà mai avere il ruolo che ha la donna in tutto ciò. La mamma vive in prima persona, sulla sua pelle e dentro il suo corpo, la nascita e la crescita della piccola vita che custodisce dentro di sé, può avere sintomi più o meno sgradevoli, sensazioni, e comunque sarà lei a dare la vita al bambino… La mamma diventa tale appena rimane incinta, il papà lo diventa quando il bambino nasce… Ma questo non significa affatto che i papà non siano importanti, o che lo siano di meno delle mamme… No! Questo significa solo che la Natura, per come ci ha creati, ha deciso che dovevamo avere due ruoli diversi nell’accudimento della prole, così come in tanti altri ambiti della vita. Mentre spesso si sente rivendicare dalle persone la parità dei diritti, io credo che ciò non possa avvenire in tutto, perché essendo biologicamente diversi, uomini e donne (e mamme e papà) non possono essere uguali.

Ma quale è il ruolo del papà, allora? Per fare un esempio, io non sono affatto d’accordo, seguendo questo filo logico, sul fatto che anche i papà debbano avere il piacere/compito di alimentare i loro bambini… Se il piccolo è allattato artificialmente, certo che anche il papà potrà partecipare, ma se il bambino è allattato al seno dalla mamma, non credo che sia una buona idea che la mamma si tiri il latte per permettere al papà di dare il latte al bambino… Mi sembra assurdo ecco! Ma per carità, non muore nessuno… Significa solo che la mamma deve eliminare una poppata al seno del bambino, avere un tiralatte, tirarsi il latte per ottenerne la quantità necessaria a soddisfare la fame del bambino (e se si allatta al seno, sapere quale è questa quantità non è proprio un gioco da ragazzi!), far prendere al bambino un biberon e rendere felice il papà, che comunque non avrà alimentato il suo bambino, ma solo complicato le cose a mamma e piccolo. Ci sono coppie madre-bambino che non ne risentono assolutamente, ma i dubbi che mi vengono in mente sono tanti… Perché complicare le cose, quando il meccanismo dell’allattamento al seno è già di per sé perfetto? Perché rischiare che la stimolazione del tiralatte non sia sufficiente (senza dubbio è differente dalla suzione del bambino) e che quindi il seno della mamma debba tararsi su una stimolazione fittizia? Perché rischiare di confondere le idee al bambino sul tipo di suzione da utilizzare? Perché il bambino in quella poppata deve accontentarsi del latte-alimento quando invece, magari, potrebbe aver voglia del latte-coccola o del latte-consolazione o semplicemente del latte-mamma? So che alcuni forse penseranno che sono esagerata, ma io la penso così… Semplicemente, mi sembra che si voglia complicare una cosa così perfetta solo per… Solo per? Perché i papà non riescono a trovare il loro ruolo nell’accudimento dei bambini, e nessuno li aiuta a vedere al di là dei compiti di alimentazione e cambio pannolino, per arrivare all’importantissimo ruolo emotivo che hanno all’interno di ogni famiglia… Questo è solo un esempio della confusione che si può creare tra i ruoli di mamma e papà…

Ma cosa possono fare, allora, questi papà? Io credo che dar loro il contentino di una poppata al giorno serva solo a negare il loro fondamentale ruolo, quello che potrebbero avere se semplicemente si riconoscesse che siamo diversi e che abbiamo compiti diversi… All’inizio della vita con un neonato, i papà sono essenziali, per esempio, nel proteggere la relazione della mamma col piccolo, limitando le visite nel puerperio, regolandole e non facendole durare troppo, quando mamma e bambino devono innanzitutto imparare a conoscersi. Possono occuparsi di tutte le questioni pratiche della gestione della vita familiare, cucinare, lavare i piatti, rendere la casa in condizioni decenti (cosa che sembra scontata ma che dopo la nascita di un bambino diventa spesso un’utopia). Può aiutare la mamma ad avere del tempo per sé, ad avere il tempo di fare una doccia per esempio, quando il bambino è tranquillo e non ha bisogno di poppare o di stare con lei. Può certamente anche occuparsi del cambio pannolini, del bagnetto, di queste cose di ordinaria amministrazione dei piccoli, mentre la mamma si rilassa al telefono con un’amica. Più avanti i papà possono giocare con i bimbi, dedicarsi a loro insegnando un modo diverso di relazionarsi, che sarà per forza differente da quello usato dalla mamma… Non migliore o peggiore, ma diverso. I bambini hanno anche bisogno di sperimentare diversi modi di giocare, di affrontare i piccoli problemi quotidiani, di sentire le storie raccontate, insomma diversità in tutto! Non ultimo, il papà è importantissimo come sostegno alla mamma nel caso ci siano difficoltà nell’allattamento, visto che spesso le mamme incontrano situazioni che le possono portare a vivere con malessere i piccoli o grandi problemi in questo ambito… e al di fuori dell’ambiente familiare (e a volte anche al suo interno!) è difficile riuscire a trovare sostegno…

Ecco, semplicemente, quello che può fare ogni papà. Stare con il suo bambino, seguendo le sue esigenze e i suoi tempi, non forzandolo quando il bisogno di mamma impera (spesso nel primo anno di età la ricerca della mamma la vince anche sulla voglia di fare giochi più movimentati col papà), imparando a conoscerlo e a fronteggiare gli eventuali momenti di crisi… Ogni papà imparerà il proprio modo di consolare il suo bambino, anche se non col seno, anche senza ciuccio, anche se non è la mamma, semplicemente perché è il papà di quel piccolo e il legame che può creare con lui è unico e importantissimo… questo sarà il dono più bello che potrà fare al suo piccolo.

Dopo tutto ciò, voglio ringraziare il nostro papà, che in questi anni di “lavoro” è riuscito a darci forza nei momenti bui, a darci serenità nei momenti di riposo, a regalare a me dei momenti (seppur brevi!) di relax e alla nostra piccola dei momenti di grande divertimento, ma soprattutto a fornire alla nostra famiglia il sostegno di cui aveva bisogno per superare i momenti no, la calma del pensiero razionale dell’uomo, e sopra ogni cosa l’amore di cui solo un papà e un compagno innamorato delle sue “donne” può dare… Insomma papi grazie di essere sempre con noi! Ti amiamo tanto!