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Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

Tampone per lo streptococco in gravidanza: è così necessario?

sabato, 17 settembre 2011

Verso la 35a settimana di gravidanza, tutte le donne sono invitate a fare il tampone per la ricerca dello streptococco B, tampone vaginale e ultimamente anche rettale. Se risultasse positivo, si può dire addio al parto in casa (quando il parto in casa viene seguito da ostetriche di strutture pubbliche) e in ospedale, al momento del parto, viene fatta alla mamma una flebo di antibiotico… Se dopo il tampone positivo (è sufficiente che sia positivo uno solo dei 2) si fa una cura e il tampone si negativizza, a nessuno importa, perché si continua a considerare quello positivo. Se la donna rifiuta di sottoporsi al tampone, si agice considerandola comunque positiva. L’unico modo per sfuggire al trattamento, nel caso il secondo tampone fosse negativo, e quindi il trattamento del tutto inutile, è quello di nascondere il primo referto e presentare solo il secondo!

La cosa che nessuno dice mai è che l’infezione si può riconoscere bene, e non avviene unicamente nel canale del parto ma una buona parte di infezioni vengono prese dalle mani di chi presta le prime cure nonatali. Insomma, ci possono essere anche tamponi negativi e poi il bambino sviluppa comunque l’infezione.

Per negativizzare il tampone, ci sono alcuni rimedi naturali come i semi di pompelmo e l’aglio, che funzionano molto bene.

Dopo questa presentazione degli aspetti pratici, voglio condividere con voi alcune riflessioni tratte dal libro “La gioia del parto” di Ina May Gaskin.

1 – lo streptococco B è spesso presente nei batteri che normalmente si trovano in vagina (circa 1 donna su 5). C’è molta differenza tra l’avere lo str.B e il venire infettati
2 – la presenza dello str.B non causa alcun sintomo nella donna; occasionalmente ci sono infezioni del tratto urinario e della placenta che portano a rottura prematura delle membrane e travaglio prematuro
3 -una percentuale di donne che va dal 15 al 20% delle donne che hanno str.B in vagina darà alla luce bambini colonizzati dal batterio. Ma il 90% di questi bambini NON si ammalerà. Quando però si sviluppa l’infezione, si tratta di un’infezione seria e fatale nel 10% dei casi. Solo 2 bambini su 1000 si ammala.
4 – ci sono delle situazioni associate a un rischio di infezione nel bambino superiore alla norma: peso basso alla nascita o parto prematuro; rottura delle membrane più di 18 ore prima del parto; travagli lunghi con molti esami vaginali; induzioni, ventosa, forcipe, monitor fetali interni; bambini con battito stranamente veloce in travaglio; madri con febbre in travaglio; madri con clonizzazione da str.B troppo elevate nelle colture vaginali; bambini che devono essere rianimati alla nascita.

Riassumendo: di tutte le donne con lo str.B, solo il 15-20% avrà bambini colonizzati dal batterio, di questi solo il 10% si ammalerà, e di questo 10% solo il 10% si ammalerà gravemente.

Dopo questi dati, ogni mamma sarà più libera di decidere se fare l’esame, e se accettare o rifiutare la terapia antibiotica nel caso che, andando in ospedale, dovesse presentare il risultato positivo del tampone.

Un’avventura strana…

martedì, 5 luglio 2011

Eccomi qua a raccontarvi una piccola avventura che mi è successa nei giorni scorsi, che ha del ridicolo ma che mi ha fatto incontrare, anche se in piccolo, la realtà degli ospedali… Inizia tutto quando, dopo circa due mesi e mezzo dalla nascita di Maia, felicemente in casa, mi ricordo che la piccola non ha ricevuto l’agenda della salute, quel libretto dove noi essenzialmente ci divertiamo ad appuntare i picchi di crescita delle nostre cicciottine… Mai servito ad altro, però visto che ce l’avevano dato al consultorio per Vera, volevo averne uno anche per Maia. Vado dalla pediatra per firmare il dissenso ai vaccini e le chiedo anche di questo, mi dice di rivolgermi all’ospedale della città vicina (ci siamo trasferiti da pochi mesi, per chi non lo sapesse…), e mi dà il numero della pediatria. Quella stessa pediatria a cui avevo telefonato mesi addietro, per sapere se erano disponibili a fare il prelievo per lo screening per le malattie metaboliche, e che mi aveva risposto (dopo avermi rimpallata un paio di volte da un numero all’altro) che loro non avevano mai fatto il prelievo ad esterni, per la serie “se vuoi far nascere in casa tuo figlio fai pure, ma noi non possiamo aiutarti per questa cosa…”. Va beh, poco male, ero riuscita ad organizzarmi diversamente, e questa volta mi preparo a nuovi giochetti… Mi risponde qualcuno, espongo il problema e la signora in questione mi passa una pediatra, ripeto la mia richiesta e incontro le prime resistenze… “Ma come è possibile, non è venuta neanche dopo, a fare i test di screening?” Posso mangiarmela? Beh lascio perdere… Poi continua… “Eh, queste agende costano, non posso darne una così…”, allora faccio notare che mia figlia, anche essendo nata in casa, ha diritto ad averla visto che l’agenda è elargita gratuitamente della regione Piemonte, non dagli ospedali… Al che la pediatra dice che per darmela ha bisogno di certificati, di “prove”… Bene, non c’è che da chiedere! Allora si tranquillizza e lascia detto in reparto il nome di mia figlia, per farci passare nel week end. Sabato mattina io e mio marito, con le bimbe, partiamo per la missione Agenda. Entriamo nell’ospedale, troviamo la pediatria, suoniamo al campanello. Nessuna risposta. Riprova mio marito, e io lo sgrido perché c’era il cartello “Suonare una sola volta e attendere”. Ora ci trattano male! Invece questa volta rispondono e esponiamo il problema, allora ci mandano al piano di sotto, in ostetricia, e stessa trafila. Suoniamo e nessuno risponde, attendiamo pazienti… Arriva intanto una mamma, suona anche lei e questa volta le rispondono. Deve togliere i punti, le dicono di aspettare “un attimino”, la mamma si siede tranquilla e si mette ad aspettare. Mi interroga sul mei tai che indosso con Maia dentro, mi chiede da quanti mesi si può mettere il bambino, e io le ripondo che l’ho messa a pochi giorni! E continuiamo ad aspettare… Esce una mammina con l’erede di pochi giorni, con papà e nonna al seguito… Poi la porta si richiude. Riprovo a citofonare, questa volta rispondono e la signora (ostetrica? Infermiera? Puericultrice?) mi dice che bisogna aspettare la pediatra, perché solo un medico può compilare l’agenda, quindi non possono darmela loro. Se entro ad aspettare, appena arriva la pediatra mi faranno questo favore… Lascio Vera col papà e entro, chiedo di nuovo e mi dicono di aspettare nel “soggiorno”, in fondo a destra… Entro nella minuscola stanza e trovo una mamma attaccata al monitoraggio, col compagno, e io mi infilo dietro, vicina alla finestra. Dondolo la piccola nel mei tai, si sveglia, allora la allatto e passano i minuti… Tengo il tempo del dondolio con i battiti di quel piccolo spiato nella pancia, entra un paio di volte un’ostetrica a guardare il tracciato e non alza nemmeno lo sguardo, non so se non mi vede o se non vuole vedermi, ma questa cosa mi turba… Mi sento a disagio, come in trappola, non ho nemmeno preso il cellulare, ho lasciato la borsa fuori… Chiedo ai futuri genitori che ora è, mezzogiorno e venti… Urca è ora di pranzo! Tra un po’ Vera inizierà a dare i numeri…Mi faccio coraggio, oltrepasso la coppia che gioca col cellulare e mi affaccio al corridoio… Operatori sanitari non meglio specificati che vanno ognuno per la propria strada… E’ un piccolo ospedale ma lo trovo comunque alienante… Decido di rompere ancora, chiedo di nuovo, e poi ancora… Se c’è troppo da aspettare, posso tornare, ho la bimba fuori ed è ora di pranzo… La signora che prima mi aveva detto di aspettare viene presa a compassione, e telefona di nuovo alla pediatra, dicendo che l’hanno già chiamata… Parla un attimo e poi riattacca, mi dice che la pediatra finisce di visitare un paziente e arriva… La ringrazio e torno ad aspettare con maggiore speranza, vado un attimo fuori ad avvisare marito e figlia, e rientro. Torno davanti alla stanza di assistenza neonatale e dopo pochi minuti la stessa signora risponde al telefono… “Ah gliela posso dare? Non c’è bisogno di lei?”.  Insomma dopo aver messo giù mi spiega “Eh la pediatra ha detto Come faccio a compilare l’agenda se non so nulla di questo bambino?“. Mi cascano le braccia, e pensarci prima? Quindi ho aspettato per nulla? Va beh lasciamo perdere… Ascolto pazientemente la signora che mi spiega l’agenda, che mi invita ad un incontro post parto per porre domande ad un ginecologo o a una puericultrice, che mi invita a chiamare per eventuali difficoltà nell’allattamento… e finalmente posso uscire… La libertà! E sapete cosa? La povera signora che doveva togliere i punti era ancora là fuori!

Insomma, questa piccola avventura mi ha fatto pensare che, come già sapevo… più sto alla larga dagli ospedali, meglio è! :-)

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!

La valigia per l’ospedale

sabato, 9 ottobre 2010

Se la nascita di vostro figlio, per qualsiasi motivo, avverrà in ospedale, ad un certo punto dovrete iniziare a pensare a preparare la famosa “valigia”… Ma anche se rimarrete a casa per un parto a domicilio, le cose di seguito elencate potranno far comodo… C’è anche da dire che la certezza di poter rimanere a casa non si ha sempre, anche quando si pensa al parto in casa, quindi il compromesso potrebbe essere che si prepara la valigia in ogni caso (per non doverci pensare all’ultimo, in caso andasse male) e poi si spera di lasciarla lì dov’è! Insomma, che sia valigia o solo organizzazione per un parto in casa, ecco le cose che potrebbero essere utili per il vostro parto e che potrebbe essere comodo avere “raggruppate” in un posto solo, in modo che anche il vostro compagno o le ostetriche possano trovarle senza dovervi chiedere lumi in travaglio:

Per tutte (ospedale o casa):

  • tutto panno carta per asciugarsi quando si va in bagno, al posto dell’asciugamano, così si butta tutto nel wc
  • assorbenti giganti
  • 5 mutandoni che vi stiano con l’assorbente gigante (di carta o di cotone)
  • un paio di asciugamani
  • maglietta larga (in ospedale fa sempre caldo, ma anche in casa con la stufetta ;-) )
  • musica per il parto
  • macchina fotografica
  • coppette assorbilatte
  • conchiglie raccoglilatte
  • reggiseni allattamento
  • tintura madre di calendula e una bottiglietta vuota da mezzo litro (per fare il mix con la calendula da versare su eventuali lacerazioni o suture quando fai pipì, dopo il parto)
  • vestitini e accessori per il bimbo (2-3 copertine leggere, 4 magliette, 5-6 tutine, bavaglini, calzini, cappellino, pannolini lavabili)

In particolare per l’ospedale:

  • beauty case con deodorante, spazzola, spazzolino, saponetta, per sentirvi pulite e in ordine
  • caricacellulare
  • posate, tazza, bicchiere, zucchero, cibo per il travaglio e per il post parto
  • fazzoletti e tovaglioli di carta
  • sacchetti per la biancheria sporca
  • accappatoio
  • 2-3 camicie da notte aperte davanti
  • calzini antiscivolo
  • 3-4 paia calzini normali
  • ciabatte
  • vestaglia
  • piano del parto

Se avete deciso per una nascita Lotus, ricordatevi di portare in ospedale un colapasta (non penso che in ospedale possano prestarvene uno), un contenitore per metterlo dentro, del sale grosso e dei pannolini abbastanza grandi per contenere la placenta.

E ora che avete fatto la valigia, non vi resta che aspettare che arrivi il momento… quello scelto dal vostro piccolo, mi raccomando! Nel frattempo, dedicatevi a fare la maglia o ad altre attività che spengano il cervello, sembra che aiutino ad arrivare prima e meglio al lieto evento!