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Co-sleeping… che passione!

giovedì, 30 giugno 2011

Da quando è nata Vera, la mia prima bimba, abbiamo iniziato a dormire tutti insieme nel lettone, noi 3, perché tra i ritmi serrati dell’allattamento e la stanchezza, se avessi dovuto alzarmi ogni volta per allattare, ne sarei uscita distrutta… Le nostre notti sono sempre state molto dure, in ogni caso, ma almeno potevo stare un po’ più comoda mentre la piccola ciucciava, e anche se non riuscivo a dormire mentre lei era attaccata, era meglio che stare alzata… Poi avevo speranza che i risvegli fossero un po’ meno frequenti, se la piccola mi sentiva accanto a lei… e questo si è avverato un po’ più in là, ma si è avverato… Ultimo motivo, ma non il meno importante, è che mi piaceva stare accanto a mia figlia, e anche al papà! Lui soprattutto, lavorando tutto il giorno, godeva particolarmente di questa cosa, perché recuperava un po’ la lontananza della giornata…

Naturalmente amici e parenti non erano d’accordo sulla positività di questo modo di dormire, e le argomentazioni contro andavano dal “siete troppo stretti” al “e se la soffocate?”, al “rimarrà per sempre nel lettone”, al “e la vostra intimità?”… Le prime due argomentazioni non ci toccavano proprio, perché ci eravamo accorti che era impossibile schiacciare la piccola, visto che non assumevamo sostanze stupefacenti, e visto che con la sua nascita era cambiato il nostro modo di dormire, cioè il sonno, anche quello del papà, era più leggero e anche lui si svegliava e si accorgeva subito se la piccola gli era vicina… Per lo stare scomodi, ci eravamo attrezzati: un bel side-bed, cioè un lettino attaccato al matrimoniale, così c’era più spazio! Poi siamo direttamente passati al lettone a 3 piazze… Per il temere un adolescente nel letto con noi, beh ci ha fatto sempre ridere, primo perché non pensiamo proprio che a 15 anni nostra figlia vorrà dormire ancora con noi, e quindi quando sarà il momento sentirà la voglia di avere uno spazio suo… Per ora non se ne parla ancora, Vera dorme con noi e anche con la sorellina, e vi dirò, è bellissimo dormire tutti insieme! Io sono in mezzo alle piccole, e il papà accanto a Vera, così può consolarla lui se per caso si sveglia con incubi e io sono occupata con la piccola… a me piace un sacco, anche vederle vicine quando si addormentano e io mi alzo ancora un po’… Sono così dolci! E credo che,, come l’allattamento in tandem, il dormire insieme possa rafforzare il loro legame… Infine, il dubbio che chi dorme insieme ai propri figli non possa avere intimità mi sembra proprio una stupidaggine, perché per l’intimità non c’è bisogno di un letto matrimoniale libero, ma basta avere fantasia e voglia di stare insieme! Ci sarà sempre tempo per tornare a dormire da soli! E se devo dire la verità, io mi godo davvero questi anni con le mie piccole, finché ne avremo voglia tutti quanti!

Mamma bis… che esperienza!

giovedì, 23 giugno 2011

Alcune righe (quelle che mi consentono di scrivere le mie piccole e la vita che stiamo conducendo al momento) per raccontarvi un po’ l’esperienza dell’essere mamma una seconda volta… Una volta un’amica ha detto (non era rivolto a me ma ne sono rimasta colpita) che si diventa dei genitori veramente completi solo col secondo figlio… Beh credo che sia vero, anche se sono solo all’inizio del mio cammino…

Sono trascorsi poco più di 2 mesi da quando la mia Maia è venuta alla luce, e in questi 2 mesi ho attraversato tanti stati d’animo diversi… Dalla gioia ovattata dei primi giorni, alla tristezza per le prime crisi di gelosia di Vera, alla stanchezza mentale del dover continuamente essere il punto di riferimento di 2 creature bisognose, alla felicità di essere una famiglia più completa e di avere tra le braccia una nuova neonata, alla paura di non riuscire a farcela… Devo dire che il primo mese è stato il più difficile, ma non siamo ancora fuori dal periodo di trambusto… Sento che ci stiamo evolvendo, che stiamo cercando aggiustamenti, soprattutto la piccola Vera che alterna dei momenti di grande serenità ad altri di intenso scombussolamento… tutto ciò dimostrando a noi grandi che per lei è ancora tutto più difficile… Noi siamo stanchi? Beh lei di più… Noi ci sentiamo instabili? Beh lei di più… Noi facciamo fatica a tornare ad essere “guidati” da un neonato? Beh lei di più… Tutto questo è comprensibile, ma difficile da tollerare a volte, visto che la modalità che lei ha di comunicarlo è urlare tutta la sua difficoltà… nel vero senso della parola! Ogni bambino ha il suo modo di esprimere le sue esigenze e i suoi problemi, chi lo fa non dormendo più di notte, chi lo fa urlando e piangendo… Beh mia figlia urla… ma per fortuna dorme! :-)

Vestire e nutrire due creature, allattarle, cercare di cucinare, di avere una casa in ordine nel limite del possibile, fare e stendere le lavatrici, stirare l’indispensabile, giocare con la grande, avere momenti di esclusività per ognuna, dedicare del tempo o almeno qualche parola al marito mentre la figlia grande non smette di parlare un attimo e la piccola reclama un po’ di attenzione se no ci dimentichiamo che esiste… e magari avere anche 10 minuti al giorno per rilassarsi, e poi qualche ora per dormire… sembrano tutti diritti ma le mamme sanno che non è così semplice… e a volte i diritti di qualcuno tolgono spazio e tempo agli altri… Non ho ancora trovato la ricetta per andare avanti nel migliore dei modi, ci stiamo barcamenando, a volte mi sembra di non potercela fare con solo le nostre forze, altre volte mi sembra che la nostra famiglia potrà superare qualsiasi difficoltà… L’umore instabile ci fa essere gioiosi un giorno e molto spenti o arrabbiati il giorno dopo, e se un membro è agitato per qualche motivo, tutto si ripercuote sugli altri, ancora di più di quando eravamo solo in tre…

Insomma, la vita da mamma bis non è sempre facile, anzi direi che è proprio difficile… però in giornate come oggi, in cui la mia grande mi aiuta tanto e riusciamo a fare cose divertenti insieme e anche a fare qualche faccenda, in cui la piccola ammira per la prima volta la giostrina delle api e inizia ad interessarsi ai giochi, elargendo sorrisi alla sua mamma e alla sua sorellona, in cui la sera ho anche mezz’ora per rilassarmi al pc, e in cui non c’è nessuno che urla… in queste giornate, non certo perfette ma molto belle, sento che ce la faremo sempre, anche nelle difficoltà, anche se ogni tanto urleremo e piangeremo, ma ce la faremo, perché siamo una famiglia e perché siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri! Come dice Vera, siamo degli amori tutti e 4!

Il nostro Lotus…

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

L’olio di Jojoba

domenica, 6 marzo 2011

Ho fatto una piccola ricerca su questo olio, che pochi giorni fa mi è stato consigliato da un’amica per i possibili problemi di irritazione dei nostri piccoli… Sì, non è propriamente economico, ma se è vero che funziona così bene, ne vale la pena! Ecco che cosa ho trovato su questo prodotto…

Che cos’è: è un olio di semi che, a differenza degli altri oli, non contine glicerina, quindi si assorbe più facilmente ed è meno grasso del burro di karité. Ha un’alta stabilità al calore, quindi non irrancidisce alle alte temperature, ed è ricco di antiossidanti naturali.

Per cosa viene usato: è uno dei più antichi cosmetici, usato per la cura della pelle… E’ inodore e quindi può essere usato come base per i profumi, viene usato in tutti i casi di precoce invecchiamento della pelle, e in caso di pelle secca. È antinfiammatorio ed emolliente, stimola la circolazione cutanea, rendendo la pelle luminosa ed elastica. Viene consigliato nella prevenzione delle rughe e nella cura di eczemi e psoriasi. L’olio di Jojoba contiene vitamine E, F e minerali. Ha un fattore di protezione solare 4 e facilita anche il mantenimento dell’abbronzatura. Può anche venire usato nell’alimentazione, in particolare per le sue proprietà lassative.

Come si può utilizzare: può essere applicato ogni giorno sulla pelle pulita con leggero massaggio. Se ne può aggiungere qualche goccia all’abituale crema da giorno. È consigliabile alternare quest’olio a quello di Avocado, per la sua azione tonica ed elasticizzante Per i piccoli, può essere utile come prevenzione delle irritazioni da pannolino, alternato al burro di karité, o anche come semplice olio da massaggio, anche in gravidanza. Per i piccoli, si possono aggiungere 2 gocce di olio essenziale di lavanda in 100 ml di olio di jojoba, per un effetto rilassante e armonizzante: questo il consiglio della mia amica, cosa che proverò sicuramente!

Vizi e capricci…

venerdì, 25 febbraio 2011

Sto leggendo, nei pochissimi momenti liberi che ho, il libro di Alessandra Bortolotti “E se poi prende il vizio?”, che porta questo titolo ironico… E da lì mi è venuto in mente di scrivere qualcosa su questo argomento, perché penso che sia sempre molto attuale… Secondo me, i vizi sono degli adulti e i capricci non esistono. Queste due parole, invece, sono sempre riferite ai bambini. Chissà perché? Perché forse non sanno spiegare bene alcuni dei loro bisogni, o le loro esigenze in quel momento, o anche quando lo fanno, queste richieste non collimano con la disponibilità dei genitori o di chi si cura di loro… Ed ecco che le richieste e le espressioni di bisogni diventano capricci, o appunto vizi…

I vizi quali sarebbero? Quello di essere preso in braccio, di essere allattato a richiesta, di dormire con la mamma e il papà, di essere portato invece che stare nel passeggino… Insomma, tutte le prime necessità di un neonato, e del bambino più avanti… perché mica basta assecondare il neonato di un mese in queste cose, loro ce lo chiedono molto più a lungo! Però, già dopo pochi giorni che il bambino è con noi, diventa “furbo” se piange appena viene adagiato nella sua bellissima e costosissima culletta, o se richiede di essere allattato prima che siano trascorse le fatidiche 3 ore dei manuali di puericultura, o se si addormenta beato nella braccia di mamma e protesta quando si sveglia e non si trova più lì… Di solito sono i nonni che iniziano a dire che quel bimbetto prenderà questi spaventosi vizi, e le mamme rimangono spaventate da queste profezie… Ma se ascoltassero il loro cuore, saprebbero che questi non sono assolutamente vizi, ma appunto esigenze di sopravvivenza per i nostri cuccioli! E se dessimo retta per prima cosa al nostro istinto e a ciò che ci sembra giusto, senza tenere conto delle interferenze delle altre persone, faremmo tutte queste cose che ci chiedono i nostri piccoli, semplicemente perché sono le cose giuste da fare! Parlo di “cuccioli” apposta, per ricordare, come fa Gonzales nel suo bellissimo “Besame mucho”, che i nostri bimbi sono ancora “preistorici”, ossia non sanno che sono al sicuro anche nelle loro cullette, che sopravviveranno anche se la mamma non la sentono lì accanto, perché non ci troviamo più nelle foreste o in qualsiasi altro posto dove le belve feroci possono arrivare da un momento all’altro… Questo no, ma non riesco neanche ad affermare con certezza che quindi le loro “paure”, se così vogliamo chiamarle, sono assurde… Siamo davvero certi che se la mamma non dorme lì accanto i piccoli sono davvero sicuri come quando la mamma c’è? Siamo sicuri che con la mamma un po’ più lontana, nessuno può portarli via? A pensarci bene, i nostri bambini sono ben più saggi di noi, perché non è proprio la stessa cosa, per esempio, essere alla mercé di tutti in una carrozzina, o essere stretti e ben protetti nella fascia, a contatto col cuore di mamma… Lì non arrivano sguardi e mani di estranei, lì no davvero!

I capricci, invece, sono intesi come le manifestazioni incomprensibili che talvolta i bambini mettono in atto… Incomprensibili oppure che richiedono all’adulto di fare qualcosa che non vuole fare… E quindi sono capricci di quel bambino… In questa parola sono racchiusi tanti di quei comportamenti che è difficile specificare, ma diciamo che viene usato questo termine molo spesso, ogniqualvolta il bambino non va incontro a ciò che si aspetta l’adulto… Il bambino fa capricci quando si mette a piangere per non fare una cosa, per fare una cosa, per avere degli oggetti, un cibo proibito, quando protesta perché non vuole andare a dormire, quando non vuole accontentare delle richieste dei genitori… Mia figlia non fa mai i capricci. Questa affermazione la faccio senza alcun dubbio, semplicemente perché non credo che questa parola possa essere usata per i bambini. Quindi non crediate che mia figlia non faccia tutte queste cose che ho appena elencato, perché al contrario, come tutti i bambini, anche noi ci cadiamo spesso! La differenza è che io non riesco a pensarli come capricci, cambia il punto di vista insomma… pensarli come capricci significa pensare “Mia figlia si sta comportando così per farmi un dispetto, per complicarmi la vita, solo perché è cattiva/furba/manipolatrice e non ha ragioni valide per farlo, quindi devo liquidare la cosa dall’alto in basso, perché dietro non c’è nessun senso da capire”. Se invece si cambia il punto di vista, e si pensa che tutti i comportamenti dei nostri bambini hanno un significato ben preciso, hanno un senso, e anche se noi non lo capiamo loro vogliono dirci qualcosa, beh le cose cambiano… Non credete? Quello che ho imparato finora è che i bambini sono bravissimi a comunicare, fin da piccolissimi, e purtroppo siamo noi che spesso non vogliamo/possiam capire… Mica perché siamo cattivi, ma a volte per stanchezza, a volte per altri pensieri che abbiamo in testa, e per mille altri motivi anche molto validi… Ma i nostri bimbi sono lì che ci stanno dicendo che hanno bisogno di noi, che sono stanchi, che hanno voglia della nostra completa attenzione, che si sentono messi da parte anche solo perché abbiamo fatto 3 telefonate, che vorrebbero qualcosa e non sanno come chiederlo… Se ci poniamo in atteggiamento di ascolto, togliendoci dalla mente che quelli sono capricci, riusciremo sempre più facilmente a capire che cosa ci sta comunicando il nostro bambino, di che cosa ha bisogno, e soprattutto cosa possiamo fare noi… Certo, ci sono occasioni in cui il pensare può venire solo dopo, magari quando c’è un pericolo e la prima reazione deve essere quella di mettere in salvo il piccolo… Ma dopo si deve poter capire che cosa voleva dirci nostro figlio, perché un senso c’è sempre, anche quando non riusciamo a capirlo…

Essere genitori significa mettersi continuamente in gioco, in discussione, e anche se non siamo sempre disponibili a farlo immediatamente, dobbiamo ai nostri figlia questa onestà… E’ troppo facile liquidare i comportamenti “sgradevoli” come capricci, e non aiuta affatto al miglioramento della situazione… perché a comunicazioni non accolte ne seguiranno altre dello stesso tipo, innescando un circolo vizioso in cui il bambino si sentirà sempre più incompreso e il genitore sempre più deluso. Invece, dando significato e cercandolo insieme al bambino quando non è immediatamente comprensibile, aiuterà il bambino ad esprimersi sempre meglio, senza bisogno di scenate, e l’adulto a cercare di cogliere prima le manifestazioni di disagio del bimbo, e agli “avvertimenti”… e ne guadagnerà tutta la famiglia in serenità!

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

E il papà dove lo metto?

venerdì, 28 gennaio 2011

Oggi volevo scrivere qualcosa sul ruolo che ha l’uomo quando si trasforma da compagno/marito in papà, ma capita anche che oggi è il compleanno del nostro insostituibile papà, quindi unirò le due cose… un post in onore del nostro papi!

Il papà diventa tale al momento della nascita del bambino. Prima è presente, certo, durante la gravidanza, ma anche se segue e sente i calcetti del piccolo attraverso il corpo della compagna, anche se partecipa al corso pre-parto, anche se parla con noi di quello che verrà dopo, e ci sostiene e aiuta durante il travaglio e il parto, non potrà mai avere il ruolo che ha la donna in tutto ciò. La mamma vive in prima persona, sulla sua pelle e dentro il suo corpo, la nascita e la crescita della piccola vita che custodisce dentro di sé, può avere sintomi più o meno sgradevoli, sensazioni, e comunque sarà lei a dare la vita al bambino… La mamma diventa tale appena rimane incinta, il papà lo diventa quando il bambino nasce… Ma questo non significa affatto che i papà non siano importanti, o che lo siano di meno delle mamme… No! Questo significa solo che la Natura, per come ci ha creati, ha deciso che dovevamo avere due ruoli diversi nell’accudimento della prole, così come in tanti altri ambiti della vita. Mentre spesso si sente rivendicare dalle persone la parità dei diritti, io credo che ciò non possa avvenire in tutto, perché essendo biologicamente diversi, uomini e donne (e mamme e papà) non possono essere uguali.

Ma quale è il ruolo del papà, allora? Per fare un esempio, io non sono affatto d’accordo, seguendo questo filo logico, sul fatto che anche i papà debbano avere il piacere/compito di alimentare i loro bambini… Se il piccolo è allattato artificialmente, certo che anche il papà potrà partecipare, ma se il bambino è allattato al seno dalla mamma, non credo che sia una buona idea che la mamma si tiri il latte per permettere al papà di dare il latte al bambino… Mi sembra assurdo ecco! Ma per carità, non muore nessuno… Significa solo che la mamma deve eliminare una poppata al seno del bambino, avere un tiralatte, tirarsi il latte per ottenerne la quantità necessaria a soddisfare la fame del bambino (e se si allatta al seno, sapere quale è questa quantità non è proprio un gioco da ragazzi!), far prendere al bambino un biberon e rendere felice il papà, che comunque non avrà alimentato il suo bambino, ma solo complicato le cose a mamma e piccolo. Ci sono coppie madre-bambino che non ne risentono assolutamente, ma i dubbi che mi vengono in mente sono tanti… Perché complicare le cose, quando il meccanismo dell’allattamento al seno è già di per sé perfetto? Perché rischiare che la stimolazione del tiralatte non sia sufficiente (senza dubbio è differente dalla suzione del bambino) e che quindi il seno della mamma debba tararsi su una stimolazione fittizia? Perché rischiare di confondere le idee al bambino sul tipo di suzione da utilizzare? Perché il bambino in quella poppata deve accontentarsi del latte-alimento quando invece, magari, potrebbe aver voglia del latte-coccola o del latte-consolazione o semplicemente del latte-mamma? So che alcuni forse penseranno che sono esagerata, ma io la penso così… Semplicemente, mi sembra che si voglia complicare una cosa così perfetta solo per… Solo per? Perché i papà non riescono a trovare il loro ruolo nell’accudimento dei bambini, e nessuno li aiuta a vedere al di là dei compiti di alimentazione e cambio pannolino, per arrivare all’importantissimo ruolo emotivo che hanno all’interno di ogni famiglia… Questo è solo un esempio della confusione che si può creare tra i ruoli di mamma e papà…

Ma cosa possono fare, allora, questi papà? Io credo che dar loro il contentino di una poppata al giorno serva solo a negare il loro fondamentale ruolo, quello che potrebbero avere se semplicemente si riconoscesse che siamo diversi e che abbiamo compiti diversi… All’inizio della vita con un neonato, i papà sono essenziali, per esempio, nel proteggere la relazione della mamma col piccolo, limitando le visite nel puerperio, regolandole e non facendole durare troppo, quando mamma e bambino devono innanzitutto imparare a conoscersi. Possono occuparsi di tutte le questioni pratiche della gestione della vita familiare, cucinare, lavare i piatti, rendere la casa in condizioni decenti (cosa che sembra scontata ma che dopo la nascita di un bambino diventa spesso un’utopia). Può aiutare la mamma ad avere del tempo per sé, ad avere il tempo di fare una doccia per esempio, quando il bambino è tranquillo e non ha bisogno di poppare o di stare con lei. Può certamente anche occuparsi del cambio pannolini, del bagnetto, di queste cose di ordinaria amministrazione dei piccoli, mentre la mamma si rilassa al telefono con un’amica. Più avanti i papà possono giocare con i bimbi, dedicarsi a loro insegnando un modo diverso di relazionarsi, che sarà per forza differente da quello usato dalla mamma… Non migliore o peggiore, ma diverso. I bambini hanno anche bisogno di sperimentare diversi modi di giocare, di affrontare i piccoli problemi quotidiani, di sentire le storie raccontate, insomma diversità in tutto! Non ultimo, il papà è importantissimo come sostegno alla mamma nel caso ci siano difficoltà nell’allattamento, visto che spesso le mamme incontrano situazioni che le possono portare a vivere con malessere i piccoli o grandi problemi in questo ambito… e al di fuori dell’ambiente familiare (e a volte anche al suo interno!) è difficile riuscire a trovare sostegno…

Ecco, semplicemente, quello che può fare ogni papà. Stare con il suo bambino, seguendo le sue esigenze e i suoi tempi, non forzandolo quando il bisogno di mamma impera (spesso nel primo anno di età la ricerca della mamma la vince anche sulla voglia di fare giochi più movimentati col papà), imparando a conoscerlo e a fronteggiare gli eventuali momenti di crisi… Ogni papà imparerà il proprio modo di consolare il suo bambino, anche se non col seno, anche senza ciuccio, anche se non è la mamma, semplicemente perché è il papà di quel piccolo e il legame che può creare con lui è unico e importantissimo… questo sarà il dono più bello che potrà fare al suo piccolo.

Dopo tutto ciò, voglio ringraziare il nostro papà, che in questi anni di “lavoro” è riuscito a darci forza nei momenti bui, a darci serenità nei momenti di riposo, a regalare a me dei momenti (seppur brevi!) di relax e alla nostra piccola dei momenti di grande divertimento, ma soprattutto a fornire alla nostra famiglia il sostegno di cui aveva bisogno per superare i momenti no, la calma del pensiero razionale dell’uomo, e sopra ogni cosa l’amore di cui solo un papà e un compagno innamorato delle sue “donne” può dare… Insomma papi grazie di essere sempre con noi! Ti amiamo tanto!

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

La tisana delle puerpere

venerdì, 24 dicembre 2010

Oggi voglio darvi la ricetta di questa tisana speciale, consigliata da Tina, un’ostetrica dell’isola di Maui, che ho trovato nel libro di Ibu Robin Lim “Dopo la nascita del bambino”. Si consiglia di bere questa tisana nei primi 4 giorni dopo il parto, sia di giorno che di notte quando ci si sveglia, e nel frattempo bisognerebbe anche attenersi ad alcune regole, che consistono sostanzialmente nel far riposare la neo-mamma, che non si dovrà occupare di nulla se non della propria igiene personale e del bambino. Certo, questo richiede che la donna abbia assitenza continua almeno per un po’ di giorni, da noi è spesso un sogno irrealizzabile, ma magari la tisana può essere comunque un qualcosa in più! L’ostetrica Tina afferma che le donne che seguono queste indicazioni finiscono le lochiazioni nella prima settimana dopo il parto, e hanno meno problemi ad allattare, sentendosi anche in gran forma.

Ecco come preparare la tisana: a 4 litri di acqua pura aggiungere una presa generosa di ognuna delle seguenti piante essiccate, e poi portare a bollore: elonia dioica, radice di liquirizia, borsa pastore, foglie di lampone (queste ultime da aggiungere alla fine, quando l’acqua si raffredda, perché il bollore riduca la loro efficacia). Tenere in infusione per almeno 15 minuti.

In alternativa alle piante essiccate, potete trovare in erboristeria le tinture di tutte queste piante, che saranno più comode per preparare una tazza alla volta di questa tisana, anche se dobbiamo dire che prepararla in grandi quantità può essere utile per non dover ripetere la preparazione ogni volta, e per averne sempre a portata di mano. Se si reperiscono le foglie fresche, queste sono ancora preferibili, e sovranno essere usate in dosi maggiori.

Come vi aiuterà questa tisana? Tonificherà l’utero, controllerà l’emorragia, promuoverà un’evacuazione regolare, faciliterà la montata lattea e darà sollievo alle contrazioni uterine. Tentar non nuoce, no? ;-)

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!