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Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

“E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti

venerdì, 4 novembre 2011

Ecco il sottotitolo, che riassume bene ciò che troverete dentro al libro: “Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”. Questo libro, ben scritto, scorrevole e semplice da comprendere per ogni mamma, è per me molto prezioso, e credo che sarà il regalo che farò ad ogni mamma che aspetta un bimbo, ad ogni amica che si appresta a diventare mamma… L’autrice, Alessandra Bortolotti (ed. Il Leone Verde), è una psicologa perinatale, ossia che si interessa a tutto il periodo che va dal concepimento del bambino (e anche prima) a tutta la prima infanzia, ma è soprattutto anche una mamma… Alessandra, con questo libro, è riuscita a mettere insieme tutto ciò che definisce la “genitorialità ad alto contatto”, tutto ciò che dovrebbe essere inscritto nell’istinto delle mamme… In poche parole partorire in un luogo in cui mi lascino fare ciò che sento, allattare al seno, portare addosso il mio cucciolo e seguire le sue inclinazioni durante la crescita… Non avere timore di dormire con lui, e soprattutto di viziarlo se soddisfo il suo grande bisogno di stare addosso alla mamma…

Un valore aggiunto, secondo me, è dato dalle parole delle mamme, dai loro pensieri, che si leggono all’inizio di ogni capitolo ma non solo… Le voci di mamme innamorate dei loro cuccioli, che si sentono tirare da loro nell’essere mamma fino in fondo, che devono “combattere” contro la società di oggi che ci chiederebbe di crescere bambini a basso contatto… e che ce la fanno! Non è sempre facile, ma neanche così impossibile… Bisogna creare il silenzio intorno a sé e al proprio bambino, mettersi in contatto col cuore e seguire ciò che il nostro bambino ci fa capire… naturalmente non è diventare schiavi del bambino, ma è crescere con lui, è diventare mamma e papà un passo alla volta, senza troppi schemi, senza l’influenza delle generazioni precedenti, è un lasciarsi guidare nella maternità e paternità dal bambino che abbiamo davanti e non dai nostri ideali o dai nostri pregiudizi… e posso dire con certezza che a volte sembra di sbagliare tutto, ma poi, con calma, i risultati si vedono!

Insomma, questo libro riassume tutte le spiegazioni scientifiche e non del perché è lecito desiderare un parto naturale senza intromissioni, allattare a lungo, portare il proprio bambino e educarlo con amore… naturalmente non è giusto per tutti, ma solo per coloro che vogliono crescere i propri figli con attaccamento, e per coloro che desidererebbero un mondo popolato da persone più sane e felici!

Una domenica mattina…

martedì, 25 ottobre 2011

E’ domenica mattina, fuori il tempo è brutto ma non piove, siamo a metà ottobre, la casa non ha la sua solita luminosità… Le case intorno non producono i rumori soliti della settimana, i negozi sono chiusi… In casa c’è il papà che lavora al computer nel soggiorno, la piccola grande Vera che traffica in cameretta coi suoi giochi, “fa ciao” con i suoi animaletti di peluche, quelli che le capitano al momento, e inventa vocine e vocette che differenziano i personaggi…

Sono in camera con la piccola, ha sonno, sta giocando seduta sul letto con alcuni giochini, ma inizia a stropicciarsi gli occhietti e mentre lo fa traballa dalla sua posizione… Caspita sta già seduta da sola da un mese ma ha pur sempre 6 mesi e mezzo, un po’ di traballamento ci sta! Io sto ritirando le cose asciutte dallo stendino, la guardo, allora decido di sedermi sul letto e prenderla in braccio, in quell’attimo di insolita calma… Mi siedo appoggiata ai cuscini e lei subito mi si butta addosso, sa cosa sta per succedere… Struscia il suo visino sulla mia maglia, di qua e di là, e si lascia tirare su. La appoggio sulla mia pancia, ci guardiamo, mi sorride con gli occhietti stanchi… Sono innamorata di questo fagotto di più di 8 kg, è la mia stella, il mio sorriso quasi assicurato quando sono stanca o triste… Poi inizia la “danza del latte”: il suo inconfondibile verso impaziente del “so che adesso mi attaccherai al seno e non sto più nella pelle”, lo stesso verso che faceva anche Vera e che ho sentito fare a tanti altri bimbi… e nel frattempo pedala con i piedini. Io scopro il seno nascosto dalle maglie, la sdraio in braccio a me, e finalmente arriva alla sua ninna.

Dopo qualche istante di succhiate vigorose, la mia piccola si rilassa tutta, arriva il latte, lei inizia a deglutire, socchiude gli occhi, come deve essere buono quel magico latte… La sua manina, che nei primi minuti ha ripetutamente toccato l’orecchio destro con gesti meccanici su-giù-su-giù, inizia a rallentare… prende l’orecchio e si ferma… Gli occhietti si stanno chiudendo, il respiro rallenta… E io inizio ad essere invasa dagli ormoni dell’amore, dell’amore di latte… Penso a quanto sia faticosa a volte la vita delle mamme, ma anche a quanto siano forti ed emozionanti questi momenti… Avere un piccolo che si nutre solo di te, che assaggia il tuo sapore e si immerge nel tuo profumo ogni volta che ne ha bisogno… Avere un fagotto da abbracciare amandolo immensamente, un fagotto pesantuccio che sì, a fine giornata ti fa sentire esausta, ma che è una parte di te, quando è ancora così piccolo, una tua appendice… perché mai dovrebbe starsene buono più di qualche minuto a giocare da solo?

Attimi infiniti di amore puro, di gioia totale, che a volte passano inosservati tra le mille cose da fare ogni giorno… perché non c’è niente di eclatante in una mamma che allatta il suo bambino, in una mamma che lo culla attaccato al suo cuore, che lo guarda addormentarsi al seno, abbandonarsi al sonno nell’odore della mamma che conosce da sempre… Nulla di eclatante, ma in momenti come questa domenica mattina hanno il significato di una vita intera, tutto il resto passa in secondo piano… Ci siamo io e lei, e intorno la mia famiglia, e nonostante tutti i problemi di ogni giorno, è proprio questo legame che dà la forza di andare avanti e resistere (quasi sempre!) col sorriso… Ecco perché allattare le mie bambine è una delle cose più belle della mia vita, e l’esperienza che auguro di cuore a tutte le future mamme… E’ una fase della vita, e quando passerà so già che mi mancherà!

Un pensiero speciale alla mia mamma, anche se non leggerà, che non ha potuto provare l’intensità e la gioia di allattare le sue figlie… Ti vogliamo bene!

 

 

Vi racconto il nostro tandem!

sabato, 10 settembre 2011

Oggi ho pensato di rivolgere a me stessa le domande sull’allattamento in tandem che ho posto qualche mese fa a Mina… Adesso anche io sto vivendo questa esperienza, quindi ve la voglio raccontare!

1. Quanto hanno i tuoi piccoli? Vera ha 3 anni e 5 mesi, e Maia quasi 5 mesi

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Mi ha sempre affascinato, sempre da quando ne ho sentito parlare, e conoscendo la mia ciucciona, sapevo che avrei avuto grandi possibilità di avere questa esperienza! E la consideravo importante per noi, e anche per me, per capire come cambiano i rapporti…

3. Durante la tua seconda gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di Vera? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Allora, all’inizio della gravidanza ho auvto delle settimane difficili, con tanta nausea e vomito, meglio che nella prima ma insomma, diciamo che non ero molto in forma… Non c’è stato giorno che io non abbia allattato, perché Vera capiva che stavo male e nel suo piccolo cercava di aiutarmi, si preoccupava, ma aveva bisogno di me e di essere allattata… Appena sono rimasta incinta, ancora prima di saperlo, però, avevamo smesso le poppate notturne, forse il sesto senso, non so, ma sentivo che era il momento, quindi un problema in meno. Vera in gravidanza ciucciava più solo 2 o 3 volte di giorno, quando non ce la facevo (come per esempio la sera, quando andavo a dormire esausta e nauseabonda prima di lei!) lo capiva, però di mattina recuperavamo, ce la facevo quasi sempre ed ero felice di riuscirci. Quindi no, non ho mai pensato di interrompere, neanche quando ciucciando mi dava fastidio al seno. Cercavo di diminuire la durata della poppata, di chiedere la sua collaborazione, di attaccarsi meglio, ma non mi sembra di aver mai pensato di smettere. E i medici… chi li ha mai visti? Le uniche pressioni, se così si possono chiamare, le ho ricevute da mia mamma, semplicemente perché stavo male all’inizio, e lei era preoccupata per me, perché mangiavo poco e pensava che non ce l’avrei fatta anche ad allattare, poi si sa una bambina di 2 anni e mezzo è già “grande”, non è vitale l’allattamento, e per chi non vive la situazione direttamente sembra fanatismo…

4. Com’è andata quando è nata Maia? Quando è nata Maia, Vera ha vissuto da vicino il momento, compresa la prima poppata della piccola, e dal giorno seguente ha iniziato a chiedere di nuovo anche lei di ciucciare, spesso quando vedeva la sorellina attaccata… I primi giorni la accontentavo, la piccola dormiva molto e non mi pesava, però dopo pochi giorni le ho parlato e le ho spiegato che era meglio se tornavamo alle poppate che faceva prima, massimo 3 volte al giorno, perché se no la mamma non ce la faceva proprio, e da subito Vera è stata ai patti. Le ho anche spiegato che a volte avrebbe dovuto aspettare un po’ prima di ciucciare, perché se ho da fare con la piccola o non è tranquilla, prima bisogna riguadagnare la calma… Non sempre è stato facile farle capire che doveva aspettare un po’, ma ce la siamo cavata… e a volte ho anche allattato in contemporanea, ma non ho trovato una posizione così comoda, quindi ho cercato di limitare questa eventualità ai momenti di emergenza… Ho anche allattato Vera mentre Maia dormiva in fascia!

5. E ora che Maia ha 5 mesi, come procede? Ora va meglio, nel senso che Vera ha imparato davvero ad aspettare un po’, senza troppe scenate, tranne quando è molto stanca, e ultimamente mi chiede di ciucciare solo la mattina e la sera, e solo ogni tanto anche a metà giornata… Va meglio proprio in generale, sembra che la situazione si sia assestata, sembra che Vera abbia accettato di più la presenza della sorellina, con cui comunque è sempre stata affettuosa, e che tutti noi abbiamo ritrovato un nuovo equilibrio… tanto che mi fa strano ripensare a quando eravamo solo in 3! E un’altra cosa che sta cambiando, ora, è che spesso ora Vera si stacca da sola, anche dopo poco tempo, mentre prima non l’ha praticamente mai fatto, e non mollava la presa neanche quando dormiva!

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Secondo me la maggiore difficoltà è costituita dall’ambiente esterno… nel senso che sembra quasi un peccato inconfessabile, una cosa da dover nascondere, specialmente se il bambino più grande ha più di 2 anni… sembra una follia, in un mondo dove se si allatta 3 mesi il primo figlio è già un gran record… quindi sembra un estremismo, invece che un rispondere alle esigenze del bambino più grande… Poi certo, ci sono le difficoltà oggettive e pratiche del dover allattare 2 bambini, che non è mai semplice, ma se si riesce a non avere entrambi i bimbi che ciucciano ad ogni ora e per durata indefinita, si può fare… Quello che ho appena detto accade coi gemelli, ma essendo entrambi piccoli è diverso, perché si sa che non può essere diverso, ma con un bimbo più grandicello credo sia difficile riuscire a non porre dei limiti… e una difficoltà è far accettare questi limiti al bambino!

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Beh, l’unico motivo per cui è un’esperienza da vivere, secondo me, è quando si ha un bambino “grande” che ha ancora bisogno di questa coccola, di questo legame con la mamma. Non è un “vezzo”, un’esperienza da provare se non ce n’è bisogno, perché è comunque faticoso, è un impegno, ma può per esempio essere un buon modo per limitare la gelosia del bambino “grande”, perché condivide questa bellissima momento con il piccolo, e ci sono occasioni supplementari di coccole, mentre entrambi sono attaccati al seno della mamma a condividere il buon latte dolce…

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Beh credo che se siamo sopravvissute fino ad ora, non potrà che andare in discesa… Spesso però penso che smetterà prima Maia di Vera! Il nostro allattamento doppio andrà avanti finché entrambe le mie bambine ne avranno bisogno, e a meno che non cambi qualcosa, o che io non mi esaurisca troppo (cosa che non dipenderebbe dal tandem, ma dalla stanchezza in generale)… e sono anche curiosissima di vedere come e quando si staccherà Vera!

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta, anche se stanca, e credo di aver fatto tutto ciò che era in mio potere (e nelle mie forze) per entrambe, e soprattutto per Vera. Credo che non vorrei cambiare nulla, sono fiera di come stiamo andando avanti e credo che questo legame speciale che avranno le mie bambine sarà un bellissimo punto di unione anche in futuro, quando ricorderanno com’era buono il latte di mamma!


Riflessioni sull’arresto del travaglio

domenica, 4 settembre 2011

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Essendomi imbattuta recentemente nell’assistenza a nascite in cui avveniva un arresto del travaglio, sono stata stimolata a fare delle riflessioni, per analizzarlo in una ottica di trasformazione del proprio imprinting di nascita e della guarigione di profonde ferite fisiche ed emozionali.

Parlando al nostro emisfero intuitivo

C’era una volta… ma forse mi sembra che è successo un mese fa, una Donna bellissima, il suo corpo era morbido e sensuale, nelle belle giornate di Sole si bagnava nello stagno vicino al fiume e la Signora della fonte insieme alle altre piccole creature fatate, proteggeva quel luogo affinché la quiete non ne fosse disturbata. Un giorno all’alba un boscaiolo che si era recato nel bosco per ripulirlo della legna secca dei rami e di vecchie radici morte udì il suo canto, si innamorò e tornò spesso in quel luogo. Poiché non era uno smidollato principe azzurro, il suo sangue non era blu, e il suo cuore batteva con la forza di un antico tamburo, fu concepito il figlio di quell’amore selvatico. Giunto il giorno della nascita, mentre la Donna prendeva in pace il suo bagno e proprio quando il bambino figlio dell’amore stava per sgusciare fuori dalla sua morbida carne, un incantesimo interruppe il parto e la giovane donna in preda al dolore uscì dall’acqua, impaurita dalla nuvola scura della tempesta che si stava avvicinando. Un fulmine cadendo sulla vecchia quercia che faceva ombra allo stagno l’aveva quasi sradicata e per la violenza dell’impatto la donna perse i sensi, nel suo ventre il bambino impaurito cercando di fuggire si era avvolto nel suo cordone e così fu costretto all’immobilità. Tutto si era arrestato e il tempo era divenuto immobile. Intanto la Donna sognava di quando era piccola appena nata ed era stata rapita da un essere malvagio e sua mamma per il dolore aveva lasciato morire la sua anima. Il boscaiolo intanto, allarmato dallo schianto della vecchia quercia, arrivò allo stagno e si disperò stringendo tra le braccia la sua amata, pregando ad alta voce e invocando l’aiuto della Dea. La Dea, poiché aveva un cuore molto grande e aveva già fatto il viaggio, prendendo la forma di un animale selvatico che qui ora non possiamo descrivere perché deve rimanere segreto, entrò nel sogno della Donna e l’accompagnò insieme alla Madre (che era alla ricerca della sua anima) oltre la soglia della morte, spiegando alle due donne che al di là una nuova vita le aspettava entrambe e che nessuno avrebbe più potuto derubarle della loro anima. Il boscaiolo sentì ululare un lupo e proprio in quel momento la Donna si risvegliò e ascoltando la musica inviata dal Dio consorte, cominciò a danzare. Danzava per il bambino ma soprattutto perché si sentiva di nuovo viva e libera, e quando la linfa della vecchia quercia ferita nelle radici bagnò le sue viscere esse si rimisero in movimento, una grande gioia si diffuse li attorno e mentre tutti gli esseri del bosco intonavano un canto di benvenuto nacque il Figlio dell’Amore che fu accolto dalle mani amorevoli dei suoi genitori.

Carlina, Falco che vola nella Notte.

Parlando al nostro emisfero razionale

All’inizio c’è l’Amore: solo per amore si può affrontare un percorso così pericoloso e denso di incognite come quello che affronta una Donna che è stata ferita alle radici del suo essere, cioè che ha avuto un imprinting di nascita traumatico e doloroso. L’incognita che fa paura e può immobilizzare mamma e bambino durante il travaglio è l’incognita della Rinascita che ci fa perdere tutti i punti di riferimento conosciuti e anche abbandonare vecchie modalità relazionali – specialmente nel rapporto di coppia – che ci trasciniamo dietro appese al nostro albero genealogico famigliare, se non vogliamo rimanere prigionieri di queste vecchie dinamiche bisogna potare questo albero, togliere rami secchi e radici morte che ci fanno da barriera ostacolando la nuova nascita. Così la nascita può essere veramente la rinascita di quella parte di sé più autentica e mai contaminata, dove possiamo trovare la forza e la gioia di un nuovo inizio su nuove basi. L’Amore sarà un amore vero e reale, non più fantasticato e idealizzato, distorto o impossibile in cui anche il maschio è detentore di tutta la sua potenza generativa e può intervenire portando nuova aria alle vecchie radici e potando i rami secchi nella “Vecchia Foresta”. Sarà così un padre presente e consapevole, non più esautorato dal suo ruolo da malefici maghi in camice bianco che si vorrebbero sostituire a lui. Per operare una così profonda riconversione può essere necessaria una pausa, come una pausa di riflessione e transizione verso una nuova forma, verso una nuova vita. Oltre una dimensione puramente materiale dell’esistenza deve avvenire il riconoscimento di energie sottili, spirituali che compenetrano l’aspetto fisico del pianeta e del nostro corpo, questo riconoscimento può permettere l’abbandono al flusso degli eventi all’energia cosmica che con i suoi ritmi può inondare il corpo della madre, del bambino e del padre. In altre parole abbandonarsi all’energia cosmica vuol dire: aprire i rubinetti, i rubinetti dell’ossitocina, della prolattina = bisogna aprirsi all’amore e all’accettazione. La paura può paralizzare sia la mamma che il bambino. Bisogna rischiare di aprirsi e questa apertura può portare a un risintonizzarsi con i ritmi planetari e cosmici. Mettendo a tacere la mente si può finalmente udire il battito del nostro cuore e la potenza di questo suono ci può veramente stupire e stordire come un’ antico tamburo risuonava dentro di noi che non lo sentivamo, finché non siamo stati scossi dalla sua vibrazione fin nelle ossa del nostro corpo, un corpo consapevole e non più vittima. E questo suono non è il suono di un battito fetale diffuso da un cardiotocografo, falsa emancipazione scientifica, falso progresso, false evidenze. Durante questa pausa che oltre a servire a ricaricare le batterie induce una fermata può avvenire una riconversione di rotta, si può resettare un programma vecchio che non ha più nessuna funzionalità nella nuova vita che ci attende, se solo accettiamo di lasciare morire qualcosa del nostro passato. Bisogna entrare in un nuovo ruolo che non è più quello della vittima sacrificale ma è quello della potenza generativa e creativa. Durante il travaglio la donna nuda nella sua essenzialità e verità mette al mondo un bambino nudo a sua volta, immersi entrambi nel fluire dell’energia cosmica che purifica il passato, il futuro e l’ambiente circostante. L’unica legge è quella della natura. Questa apertura necessita di un luogo sacro e non inquinato per potersi esprimere affinché il suo flusso non si arresti e non venga inquinato dall’energia disarmonica da parassiti esterni. Una sacralizzazione di quest’evento permette di trovare la forza arcaica di tutte le nostre antenate la cui memoria è ben custodita nel nostro perineo e di superare la soglia oltre la quale la vita non sarà mai più la stessa di prima. Un nuovo Padre che non ferisce più amorevole, un mentale che riesce a svuotarsi dell’immondizia per fluire nell’energia cosmica, una nascita Lotus, un impatto con l’incarnazione nel corpo più graduale e meno traumatico, il bambino non viene più privato del suo sangue, della sua placenta e del suo cordone finché non è pronto a lasciarli andare e come per magia, non c’è nessun calo ponderale del bambino che con i suoi tempi può attaccarsi al seno guarendo anche ferite legate alla nutrizione e all’allattamento che riflettono indirettamente la ferita della nascita. Il dogma della nascita disturbata viene così messo in discussione. Il bambino non è più un sub umano facilmente manipolabile ma un essere a cui ci si deve rivolgere con rispetto e amore. La forza del non fare, della meditazione profonda e della preghiera di chi accompagna la nascita, l’equilibrio tra il nostro cervello razionale e quello intuitivo, permettono questa sosta, questa fermata che può essere necessaria per invertire la rotta, proprio come dovrebbe e probabilmente sta per fare il nostro pianeta, se vogliamo non solo sopravvivere ma creare un uomo nuovo, un precursore di una nuova umanità di cui sono portavoce i bambini che nascono in questo momento storico. La saggezza del nostro istinto ci può guidare come un animale selvatico che sicuramente non sbaglia possiamo riabitare il nostro corpo con una nuova consapevolezza una consapevolezza che è quella di un animale selvatico che non sbaglia cibo e comportamento, in particolare nell’accudire i cuccioli. La mente non guida più, il nostro animale interiore ci guida e si muove guidato da quello che è. Così una donna in travaglio è una donna che entra profondamente in trance per riconnettersi ad una antica fonte di sapere. Possiamo riconvertire la rotta di questo mondo in crisi partendo proprio dalla nascita e dal suo rispetto, perché questo momento storico è proprio come quello di una donna in travaglio che si blocca insieme al suo bambino preda di vecchi fantasmi, di vecchie ferite e sensi di colpa, abusi e violenze di ogni tipo, ma lo fa perché ha bisogno di questa fermata solo per riconvertire la rotta. Così sta nascendo una nuova cultura dalle ceneri di un vecchio mondo ormai agonizzante e questo si percepisce molto bene nel campo della nascita.

Alla fine ci sono solo l’Amore e la Gioia che possono accompagnare ogni Rinascita.

www.carlajolyarteostetrica.com

Co-sleeping… che passione!

giovedì, 30 giugno 2011

Da quando è nata Vera, la mia prima bimba, abbiamo iniziato a dormire tutti insieme nel lettone, noi 3, perché tra i ritmi serrati dell’allattamento e la stanchezza, se avessi dovuto alzarmi ogni volta per allattare, ne sarei uscita distrutta… Le nostre notti sono sempre state molto dure, in ogni caso, ma almeno potevo stare un po’ più comoda mentre la piccola ciucciava, e anche se non riuscivo a dormire mentre lei era attaccata, era meglio che stare alzata… Poi avevo speranza che i risvegli fossero un po’ meno frequenti, se la piccola mi sentiva accanto a lei… e questo si è avverato un po’ più in là, ma si è avverato… Ultimo motivo, ma non il meno importante, è che mi piaceva stare accanto a mia figlia, e anche al papà! Lui soprattutto, lavorando tutto il giorno, godeva particolarmente di questa cosa, perché recuperava un po’ la lontananza della giornata…

Naturalmente amici e parenti non erano d’accordo sulla positività di questo modo di dormire, e le argomentazioni contro andavano dal “siete troppo stretti” al “e se la soffocate?”, al “rimarrà per sempre nel lettone”, al “e la vostra intimità?”… Le prime due argomentazioni non ci toccavano proprio, perché ci eravamo accorti che era impossibile schiacciare la piccola, visto che non assumevamo sostanze stupefacenti, e visto che con la sua nascita era cambiato il nostro modo di dormire, cioè il sonno, anche quello del papà, era più leggero e anche lui si svegliava e si accorgeva subito se la piccola gli era vicina… Per lo stare scomodi, ci eravamo attrezzati: un bel side-bed, cioè un lettino attaccato al matrimoniale, così c’era più spazio! Poi siamo direttamente passati al lettone a 3 piazze… Per il temere un adolescente nel letto con noi, beh ci ha fatto sempre ridere, primo perché non pensiamo proprio che a 15 anni nostra figlia vorrà dormire ancora con noi, e quindi quando sarà il momento sentirà la voglia di avere uno spazio suo… Per ora non se ne parla ancora, Vera dorme con noi e anche con la sorellina, e vi dirò, è bellissimo dormire tutti insieme! Io sono in mezzo alle piccole, e il papà accanto a Vera, così può consolarla lui se per caso si sveglia con incubi e io sono occupata con la piccola… a me piace un sacco, anche vederle vicine quando si addormentano e io mi alzo ancora un po’… Sono così dolci! E credo che,, come l’allattamento in tandem, il dormire insieme possa rafforzare il loro legame… Infine, il dubbio che chi dorme insieme ai propri figli non possa avere intimità mi sembra proprio una stupidaggine, perché per l’intimità non c’è bisogno di un letto matrimoniale libero, ma basta avere fantasia e voglia di stare insieme! Ci sarà sempre tempo per tornare a dormire da soli! E se devo dire la verità, io mi godo davvero questi anni con le mie piccole, finché ne avremo voglia tutti quanti!

Mamma bis… che esperienza!

giovedì, 23 giugno 2011

Alcune righe (quelle che mi consentono di scrivere le mie piccole e la vita che stiamo conducendo al momento) per raccontarvi un po’ l’esperienza dell’essere mamma una seconda volta… Una volta un’amica ha detto (non era rivolto a me ma ne sono rimasta colpita) che si diventa dei genitori veramente completi solo col secondo figlio… Beh credo che sia vero, anche se sono solo all’inizio del mio cammino…

Sono trascorsi poco più di 2 mesi da quando la mia Maia è venuta alla luce, e in questi 2 mesi ho attraversato tanti stati d’animo diversi… Dalla gioia ovattata dei primi giorni, alla tristezza per le prime crisi di gelosia di Vera, alla stanchezza mentale del dover continuamente essere il punto di riferimento di 2 creature bisognose, alla felicità di essere una famiglia più completa e di avere tra le braccia una nuova neonata, alla paura di non riuscire a farcela… Devo dire che il primo mese è stato il più difficile, ma non siamo ancora fuori dal periodo di trambusto… Sento che ci stiamo evolvendo, che stiamo cercando aggiustamenti, soprattutto la piccola Vera che alterna dei momenti di grande serenità ad altri di intenso scombussolamento… tutto ciò dimostrando a noi grandi che per lei è ancora tutto più difficile… Noi siamo stanchi? Beh lei di più… Noi ci sentiamo instabili? Beh lei di più… Noi facciamo fatica a tornare ad essere “guidati” da un neonato? Beh lei di più… Tutto questo è comprensibile, ma difficile da tollerare a volte, visto che la modalità che lei ha di comunicarlo è urlare tutta la sua difficoltà… nel vero senso della parola! Ogni bambino ha il suo modo di esprimere le sue esigenze e i suoi problemi, chi lo fa non dormendo più di notte, chi lo fa urlando e piangendo… Beh mia figlia urla… ma per fortuna dorme! :-)

Vestire e nutrire due creature, allattarle, cercare di cucinare, di avere una casa in ordine nel limite del possibile, fare e stendere le lavatrici, stirare l’indispensabile, giocare con la grande, avere momenti di esclusività per ognuna, dedicare del tempo o almeno qualche parola al marito mentre la figlia grande non smette di parlare un attimo e la piccola reclama un po’ di attenzione se no ci dimentichiamo che esiste… e magari avere anche 10 minuti al giorno per rilassarsi, e poi qualche ora per dormire… sembrano tutti diritti ma le mamme sanno che non è così semplice… e a volte i diritti di qualcuno tolgono spazio e tempo agli altri… Non ho ancora trovato la ricetta per andare avanti nel migliore dei modi, ci stiamo barcamenando, a volte mi sembra di non potercela fare con solo le nostre forze, altre volte mi sembra che la nostra famiglia potrà superare qualsiasi difficoltà… L’umore instabile ci fa essere gioiosi un giorno e molto spenti o arrabbiati il giorno dopo, e se un membro è agitato per qualche motivo, tutto si ripercuote sugli altri, ancora di più di quando eravamo solo in tre…

Insomma, la vita da mamma bis non è sempre facile, anzi direi che è proprio difficile… però in giornate come oggi, in cui la mia grande mi aiuta tanto e riusciamo a fare cose divertenti insieme e anche a fare qualche faccenda, in cui la piccola ammira per la prima volta la giostrina delle api e inizia ad interessarsi ai giochi, elargendo sorrisi alla sua mamma e alla sua sorellona, in cui la sera ho anche mezz’ora per rilassarmi al pc, e in cui non c’è nessuno che urla… in queste giornate, non certo perfette ma molto belle, sento che ce la faremo sempre, anche nelle difficoltà, anche se ogni tanto urleremo e piangeremo, ma ce la faremo, perché siamo una famiglia e perché siamo indissolubilmente legati gli uni agli altri! Come dice Vera, siamo degli amori tutti e 4!

Auguri, mamme!!!

domenica, 8 maggio 2011

Care mamme, oggi è la nostra festa, quindi volevo augurare a voi tutte di passarla nel migliore dei modi… Ci sono tanti modi di essere mamma, ognuna ha il proprio, ma ciò che ci accomuna tutte è l’amore per i nostri cuccioli, la volontà di fare per loro il meglio che possiamo, e la speranza che in futuro possano essere felici, ottenere quella felicità che tutti sembrano rincorrere e nessuno raggiunge mai…

Io credo che i nostri bambini possano essere felici in futuro, se possono iniziare la loro vita, vivere i loro primi anni in un’atmosfera di amore incondizionato, di comprensione, se viene loro spiegato il perché dei divieti e degli obblighi, se si cerca di renderli partecipi della vita familiare, se non li escludiamo dalla nostra vita solo perché ritenuti troppo “piccoli”. Nessuno può contare su un futuro sempre felice e soddisfacente, ma la differenza la fa il modo in cui si affrontano le prove, le difficoltà, e anche i momenti di tristezza… Per questo credo che essere dei genitori con attaccamento, come li definisce Sears, possa essere la migliore garanzia per dare ai nostri bimbi la possibilità di affrontare a testa alta quei momenti difficili… Perché sono nati in un’atmosfera protetta, o almeno ci abbiamo provato, perché hanno potuto godere del latte della loro mamma, e di tutto il calore e l’intimità di un rapporto esclusivo con la mamma e con la consolazione del seno, perché sono stati portati tanto in fascia, vicino al cuore di mamma e papà, perché hanno vissuto da vicino la vita di tutta la famiglia, perché le loro esigenze sono state ascoltate e rispettate… Per tutti questi motivi, potranno essere più facilmente degli adulti felici.

E gli auguri vanno a voi, mamme, perché tutte queste cose non sono scontate, non sono facili, non sono sempre comode, e ci costano fatica, oltre a dover spesso andare contro tutti… Grazie per la vostra tenacia, per il vostro coraggio, per la fiducia nei vostri bambini, perché così facendo stiamo cercando di creare un mondo migliore, per tutti i nostri bambini!

“La nascita estatica” con Debra Pascali Bonaro

giovedì, 31 marzo 2011

Vi inoltro l’invito a seguire questo workshop che si terrà a giugno in Valle d’Aosta, mi sembra davvero molto interessante!

Il percorso ha come obiettivo la comprensione di come

la gravidanza, la nascita e l’allattamento siano parti

integranti della sessualità femminile.

Dimostrare il concetto di nascita

estatica e piacevole aiutando la Donna ad accrescere

la fiducia nel parto, esplorandone nuove possibilità.

Descrivere i criteri per un parto piacevole. Imparare

tecniche di conforto. Condividere, danzare ed esplorare la

Nascita Estatica.

Workshop Debra – Pila

Volantino Debra – Aosta

Ritornare al lavoro…

giovedì, 10 febbraio 2011

Oggi mi metto qui a scrivere questo breve articolo, anche senza averne esperienza diretta, ma cercando di fare un riassunto di ciò che ho sempre sentito dire alle mamme che devono rientrare al lavoro e sono preoccupate per l’allattamento o anche solo per il distacco dal bambino… Spero di riuscirci, e se avrete voglia vi ringrazierò se riuscirete, voi mamme che ne avete esperienza diretta, a integrare meglio… Le persone da cui ho “imparato” sono la mia consulente LLL e altre mamme più esperte su questo argomento, essenzialmente che ci sono passate, quindi spero che le mie parole possano essere utili!

Di solito, per le mamme, il ritorno al lavoro è un momento piuttosto duro, a cui si inizia a pensare presto dopo la nascita del bambino, un momento che si prospetta difficile e che fa paura… Certo, da un lato c’è anche la voglia di tornare al proprio lavoro, se si compie con gioia, la voglia di tornare ad avere una vita più attiva e del tempo da dedicare ad altro, non solo al proprio bambino… ma la paura spesso non aiuta ad andare incontro serenamente a questo appuntamento.

La premessa che mi sento di fare io è questa: se avete la fortuna di fare un lavoro che vi permette di rientrare con calma, quando il bambino è grandicello, o di rientrare con orari elastici e riduzioni di impegni, beh secondo me dovete approfittarne! Se non siete sicure di voler tornare perché preferite passare altro tempo con il vostro piccolo in modo esclusivo, prendetevi del tempo per pensare e valutate bene i pro e i contro, e cercate di prendere la decisione che vi fa essere più serene. Non è detto che non ce la si faccia  economicamente con un solo stipendio in famiglia, ci sono molte variabili da considerare, a partire dal tipo di vita che si conduce e che si può condurre per un po’, delle rinunce che si possono fare, per avere altri benefici… Secondo me ne guadagnano tutti, in famiglia, se le cose possono essere fatte con calma, senza inizi drastici e magari più in là nel tempo, quando è più facile organizzarsi col piccolo che sarà un po’ cresciuto…

Altre volte, avere tutta questa libertà di scelta non è possibile, e quindi l’appuntamento con la ripresa del lavoro arriva sempre troppo in fretta… In questi casi, si dovrebbe cercare di mantenere la calma e di prepararsi un po’… non tanto concretamente ma più psicologicamente! Senza entrare nel dettaglio delle diverse situazioni che sono davvero troppo variegate, si può dire in generale che i principali problemi, di solito, riguardano l’allattamento e il rapporto col bambino. Vediamo queste due componenti, una alla volta.

Allattamento. Se il bambino è molto piccolo e ancora non prende altri alimenti al di fuori del latte materno, è indispensabile che la mamma possa tirarsi il latte, sia per alleviare la possibile tensione del seno durante le ore di lontananza dal piccolo, sia per fornirlo alle persone che staranno col bambino. Ma anche qua, dipende da quante ore la mamma starà via. Non si può sapere prima come si comporterà il bambino, potrebbe anche darsi che decida di rimanere senza latte per tutto il tempo che la mamma sta via, se non apprezza il latte dal biberon o dal bicchierino, se non sono troppe ore. Quindi, prevedere di tirarsi il latte durante l’orario di lavoro, se non è possibile che il piccolo venga portato dalla mamma per la sua poppata, diventa una necessità. Il seno si abituerà in qualche giorno ai nuovi ritmi, tuttavia è meglio, per evitare ingorghi, che la mamma si alleggerisca il seno anche manualmente, al bisogno. Se il bimbo più grandicello assume già altri alimenti oltre al latte materno, non sarà necessario che venga fornito del latte spremuto, ma semplicemente, nell’assenza della mamma, chi sta con lui potrà proporgli altre cose da mangiare.

Distacco dal bambino. Questo risulta un pochino più complicato, ma neanche poi così tanto. Naturalmente, se il bambino già conosce la persona con cui starà durante l’assenza della mamma, per esempio se starà con la nonna o una zia o un’amica che frequenta spesso, non ci sarà bisogno di inserire gradatamente questa presenza, perché già fa parte dell’ambiente del bambino. Se invece il bambino andrà al nido o starà con una nuova tata, è bene iniziare la conoscenza qualche settimana prima del ritorno al lavoro, per permettere a mamma e bambino di abituarsi alla nuova presenza e al nuovo modo di stare insieme. La mamma deve essere tranquilla quando lascia il bambino, nel senso che deve fidarsi della persona a cui lo lascia, se no non riuscirà a fare niente! Ci sono bambini che non gradiscono affatto stare lontani dalla mamma, e con questi bimbi sarà più difficile, certamente, il distacco, ma dobbiamo credere prima di tutto nelle risorse dei nostri piccoli, e nella loro enorme adattabilità e intelligenza. Se la mamma ad un certo punto non può proprio evitare di tornare al lavoro, e se nonostante la sua sofferenza lo dirà al bambino, lui capirà e in pochi giorni si adatterà. Se la mamma è serena su questo tanto meglio, ma non si può ordinare ad una mamma di essere serena se non lo è, se magari avrebbe preferito continuare a stare a casa col suo bambino… Quindi si può dire che sicuramente la serenità della mamma influisce sul buon esito della cosa, ma tutte le mamme ce la faranno!

Come andrà? Beh questo non si può sapere prima, come già abbiamo detto, perché dipende da troppe variabili, ma quello che ho sempre sentito dire dalle mamme, dopo aver superato questa esperienza apparentemente così ostica, che nonostante qualche momento difficile all’inizio, soprattutto per le mamme stesse!, le cose si sono messe a posto già dopo pochi giorni… Il bambino capisce in fretta che i ritmi cambiano, che la mamma si assenta delle ore di giorno, ma poi quando rientra non se la fa scappare facilmente! Quasi tutti i bambini, all’inizio, cercano di recuperare di notte ciò che sentono mancare di giorno, quindi rapporto con la mamma e tanto buon latte… Potrebbe essere difficile, i primi tempi, conciliare queste nuove esigenze notturne con gli impegni lavorativi diurni e la conseguente stanchezza della mamma, ma pensate che anche i bimbi devono pur recuperare il tempo perso! E se hanno tanto bisogno di mamma, faranno il pieno quando la mamma è disponibile.

In sintesi, come sempre, cercare di seguire il vostro istinto, ritardare il ritorno al lavoro se potete farlo, fino al momento in cui sarete più pronti sia voi che il piccolo; cercare di affrontare nel modo migliore possibile e con ottimismo un rientro “forzato” e avere tanta pazienza per la dimostrazione di maggiori esigenze del vostro piccolo… Ricordate che i nostri piccoli crescono tanto in fretta e che presto se la caveranno bene in tante altre situazioni!