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Il neonato e il nuovo mondo

sabato, 4 maggio 2013

Oggi sono in vena nostalgica, così ho ripescato un libro a me carissimo, che ho voglia di rileggere anche se non sono in attesa, e che si chiama “Venire al mondo e dare alla luce”, della bravissima ostetrica italiana Verena Schmid. Ecco un passo del terzo capitolo, ecco come si sente un bimbo che nasce, che esce dall’utero della propria madre per atterrare in questo nostro mondo… Non penso ci possano essere parole migliori per descrivere la magia di questo momento unico…

“Vengo investito da un uragano di sensazioni sconosciute. Le mie antenne sensoriali sono attive al massimo. La mia pelle è esposta all’aria senza la protezione del liquido amniotico: mi sento come scorticato. La temperatura è bassa; luci penetrano nei miei occhi; rumori e suoni acuti colpiscono le mie orecchie; la mia schiena si estende tutta; le membra sono pesanti nell’aria. per un momento ritorna la prima paura: sono caduto nel vuoto, sono perso. Poi la consapevolezza: ecco la vita; il percorso ricomincia.

Limitato in un piccolo corpo impotente, devo imparare tutto. Devo andare incontro al mio destino. In rapida sequenza rivedo le mie esperienze precedenti e vedo tutto quello che ho davanti. Poi, assorbito dalle nuove sensazioni, ancora comincio la mia ricerca della riva, del bosco che mi accoglie affinché possa vivere. Lentamente comincio a respirare e sento la mia voce per la prima volta. Sento che di nuovo sono in gioco la vita e la morte. Una nuova forza mi attraversa come una corrente elettrica.

Con determinazione cerco la voce, l’odore di mia madre; mi muovo verso di lei, in una direzione precisa… ed ecco i suoi occhi che incontrano i miei. La salvezza!

Lei è là, mi cerca, mi accoglie, mi tocca, mi prende in braccio, mi avvicina al seno, ancora una volta mi nutre. Ah…, che grande sollievo!

SONO! Sono nato! Posso vivere! La tensione cala, mi tranquillizzo e lentamente arriva la pace. Il mio corpo è di nuovo contenuto, ora, dalle braccia della mia mamma. Il calore conosciuto del suo corpo mi conforta. Ci guardiamo negli occhi e ci riconosciamo. Sì, sei quella che ho sentito da dentro! Sì sei il mio bambino che ho sentito dentro di me!

Onde d’amore si propagano dall’uno all’altra. Ne ho portato tanto di amore con me, tutto per lei e per il mio papà. Da dove vengo è tutto amore. …”

La seconda gravidanza

martedì, 25 settembre 2012

Ogni gravidanza è a sé, è diversa da ogni altra possibile gravidanza della stessa madre, così come ogni bambino che portiamo in grembo è diverso da tutti gli altri… Cambia tutto perché cambia il momento in cui inizia la gravidanza, che siano mesi o anni, cambia perché è la seconda, cambia perché c’è già un bambino a cui badare, cambia perché abbiamo nel ventre un bambino diverso… Possono esserci somiglianze, punti di incontro, ma solitamente le mamme hanno delle percezioni molto diverse del loro essere incinte, la prima o la seconda volta… Una delle cose certe, però, è che la seconda gravidanza non ci permette di riposare molto, avendo un bambino già nella nostra famiglia, che sicuramente ci richiede attenzioni e premure, che abbia 2 anni o 10… Questo fa sì che non si possa dedicare tutte le attenzioni, anche solo mentali, all’esserino dentro la nostra pancia… Possono arrivare sensi di colpa della mamma, che sente di partire già male, perché a volte si trova catapultata a metà gravidanza senza quasi avere avuto il tempo di realizzare veramente che sta per arrivare un altro piccolo in famiglia!

Le sensazioni e le emozioni sono uniche, ma spesso arriva anche la paura, di non farcela con due piccoli, di non essere all’altezza, di non riuscire ad affrontare le piccole sfide di ogni giorno, e sì, anche di non avere abbastanza amore per tutti e due… Dopo esserci passata anche io, e dopo aver sentito tante altre mamme che passano questa fase, posso dirvi che è del tutto normale avere queste paure, fanno parte dell’incognita, e ci aiutano a mettere a fuoco ciò a cui teniamo veramente. Quindi accogliamo questi pensieri e queste emozioni, proviamo a immaginarci nel ruolo di mamma bis, e questo ci aiuterà a trovare un equilibrio. Avvicinandoci al parto forse saremo più tranquille, più riflessive, grazie all’azione degli ormoni, e questi ci aiuteranno anche nei primi giorni dopo il parto. Prendiamoci questi 9 mesi anche per prepararci alla sfida di essere doppia mamma, con tutto il bagaglio di emozioni contrastanti, perché, come mi ha detto un’amica una volta, diventare mamma la seconda volta ti fa crescere molto come mamma, ma anche come donna. E i 9 mesi servono anche per prepararci a questo!

A livello pratico, credo che ritagliarsi un momento per sé e per la pancia, tutte le settimane, anche solo un paio d’ore, sia importante, e anche se all’inizio non ci sembrerà necessario, arriverà il momento in cui ne sentirete l’esigenza. Potreste fare un corso in piscina, un secondo corso di accompagnamento alla nascita, tenuto da ostetriche, giusto per concentrarsi sul nuovo arrivo e su se stesse, e anche, perché no, per fare qualche amicizia!

La conclusione naturale dell’allattamento

martedì, 26 giugno 2012

Quando Vera ha compiuto 3 anni e mezzo, allattavo sia lei che la piccola Maia di 6 mesi, ero molto stanca e mi ero resa conto che l’allattamento di Vera era diventato terreno di scontro, l’occasione per mostrare che non riuscivo più a soddisfare le sue esigenze… Credo che in qualche modo anche lei fosse stufa di questo allattamento, vissuto così insomma, ma non sapeva come cambiare le cose… Per me la sensazione era simile, così ho chiesto aiuto ad amiche fidate, ho riflettuto, e alla fine ho deciso che la soluzione non era continuare così, visto che non eravamo felici né io né lei… ma non volevo neanche smettere, perché ho sempre desiderato che fosse mia figlia a staccarsi, volevo che fosse lei a sentirsi pronta… Così ho deciso di parlare ancora una volta con mia figlia, così recettiva e “grande”, dicendole che così non ci stavamo godendo l’allattamento, che non ero felice di dover “litigare” ogni volta per ciucciare, quindi forse era meglio decidere di tenere una sola poppata al giorno, al mattino, cercando di viverla al meglio in un momento in cui né io né lei eravamo stanche, e in cui la sorellina era più tranquilla… Lei ha accettato subito, e ho avuto la sensazione che il sollievo provato da me fosse in parte anche suo… Dal giorno seguente, abbiamo iniziato con una poppata al giorno, e Vera non mi ha mai chiesto di più, così abbiamo ritrovato la gioia del nostro allattamento. In quei giorni ho proprio pensato che, stando così le cose, avrei potuto continuare tranquillamente per molto tempo! Ma tempo qualche settimana, forse neanche, e Vera ha iniziato a “dimenticarsi” una poppata… Un giorno non mi ha chiesto di ciucciare, e si è ricordata poi al pomeriggio, dicendo “Ma mamma, stamattina non ho preso la ninna!”, tutta stupita… Io le ho detto “Ah già, è vero! Beh non importa dai, la prendiamo domani mattina!”. Lei mi ha sorriso e si è rimessa a giocare. Dopo qualche giorno, stessa scena… Poi ha iniziato a dimenticarsi due giorni di seguito, senza ricordarsi al pomeriggio, e pian piano non mi ha più chiesto di ciucciare… sempre vedendo la sorellina allattata più volte al giorno! Anzi, a volte quando la vedeva agitata era lei a dirmi “Maia vuole la ninna!”. Un giorno, un mese esatto dopo aver fatto l’ultima poppata, Vera aveva la febbre e mi ha chiesto di essere allattata, ma non ne è stata capace, si era già dimenticata… Mi ha fatto una tenerezza infinita, la mia bambina grande… e mi sono resa conto di quanto speciale sia stato il nostro rapporto di latte… Dopo altri 2 mesi, un giorno, il papà gli ha chiesto per scherzo se volesse ciucciare, e lei ha detto di sì, così l’ho fatta provare ma non è riuscita molto, anche se qualcosa è riuscita a ciucciare, poi mi ha chiesto anche il giorno dopo e poi basta. Il nostro allattamento, durato ufficialmente 3 anni e 7 mesi (senza contare questi due momenti successivi), è giunto al suo naturale capolinea.

Sono davvero orgogliosa di me, per aver resistito nei momenti difficili, per aver avuto pazienza nei periodi in cui di notte non dormivo quasi nulla, e non perché posso vantarmi con gli altri (anzi, è difficile poter parlare di queste cose con qualcuno…), ma solo perché è andata proprio come desideravo che andasse… Il nostro allattamento è stato dall’inizio alla fine un rapporto esclusivo a due, una cosa solo nostra, e che abbiamo fatto crescere e maturare fino al punto in cui la sua conclusione è stata naturale e spontanea, così come sento che tutti gli allattamenti dovrebbero andare… Non ci sono sentimenti negativi legati al ricordo di questa bellissima esperienza, al massimo un po’ di nostalgia, che credo provi anche la mia bimba… Giusto ieri abbiamo rivisto una foto dell’estate in cui la sorellina era appena nata, una foto in cui Vera stava poppando… Vera si è bloccata per un attimo, poi ha sorriso e ha detto “Guarda, Vera che ciuccia… Però adesso sono grande, non lo faccio più!” e ha sorriso di nuovo… La mia bimba grande è cresciuta, e io che pensavo che non si sarebbe mai staccata! Crescono, oh se crescono!

Presto sarò mamma!

martedì, 19 giugno 2012

Che emozione, quando si scopre di aspettare un bambino… Che sia il primo o il quinto, che si scopra con il test di gravidanza o si senta con il cuore, che sia cercata o arrivata a sorpresa, quando arriva la consapevolezza di avere una vita dentro di noi, il turbinio di emozioni è enorme… Gioia perché custodire dentro di sé una nuova vita è sempre un miracolo, e noi donne abbiamo questo dono… Sorpresa perché alla fine non è sempre così facile riuscirci… Paura per tutte le incognite che si affacciano alla mente… Ce la faremo anche con questo piccolo essere in più? Ce la faremo economicamente, fisicamente, emotivamente, a gestire questo nuovo ingresso nella nostra famiglia? Come sarà questo bambino? Cosa ci porterà?

Ogni bambino che nasce, in qualsiasi famiglia e modo venga alla luce, porta sempre con sé la sua personale storia, i suoi doni per noi genitori e anche per i fratellini che già ci sono… e tutto ciò si va a incastrare in un modo nuovo e unico nel contesto in cui avviene la nascita… Il neonato porta con sé la saggezza di chi viene da un altro mondo, basta guardare nei suoi occhi e perdersi nell’infinito, nel passato e nel futuro, in ciò che siamo stati, che vorremmo essere e che non saremo mai… e questo può fare paura o meno, ma di sicuro ha un certo effetto su di noi… E prima, quando il bambino è ancora un minuscolo puntino dentro di noi, tutto ciò viene scatenato in piccolo… Non sono solo le emozioni positive che accompagnano la gravidanza, anche se tutto intorno a noi sembra impossibile poterlo ammettere, perché la donna gravida sembra non poter provare sentimenti negativi, soprattutto nei confronti del piccolo in arrivo. E’ bene dire, però, che questo può avvenire ed è perfettamente normale, anche nelle gravidanze cercate e desiderate tantissimo… perché siamo fatti così, e le novità portano con sé sempre un misto di emozioni contrastanti. La cosa migliore da fare, secondo me, è innanzitutto cercare di essere sincere con se stesse, ascoltare cosa dice il nostro cuore, poi la nostra mente, e prendere coscienza di tutte le emozioni che si scatenano in noi, sia all’inizio che col proseguire della gravidanza… e poi isolarsi dal mondo per un momento e comunicare col nostro piccolo nella pancia, confidandogli le nostre paure, raccontandogli le nostre gioie, e iniziando già a pensarlo come una persona che ci può ascoltare e capire… ed è davvero così! Lui sente ciò che proviamo, e capisce benissimo… Le nostre emozioni influenzano anche lui, ma se ne siamo consapevoli noi, potremo anche “spiegarle” a lui, e potrà “digerirle” meglio, proprio come saremo portati a fare quando sarà nato, fuori dalla nostra pancia… La sua mente già esiste, e noi possiamo entrare in contatto con lui tramite la nostra mente… iniziamo ad allenarci a farlo, così ci riusciremo meglio anche quando sarà nato!

Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

“E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti

venerdì, 4 novembre 2011

Ecco il sottotitolo, che riassume bene ciò che troverete dentro al libro: “Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”. Questo libro, ben scritto, scorrevole e semplice da comprendere per ogni mamma, è per me molto prezioso, e credo che sarà il regalo che farò ad ogni mamma che aspetta un bimbo, ad ogni amica che si appresta a diventare mamma… L’autrice, Alessandra Bortolotti (ed. Il Leone Verde), è una psicologa perinatale, ossia che si interessa a tutto il periodo che va dal concepimento del bambino (e anche prima) a tutta la prima infanzia, ma è soprattutto anche una mamma… Alessandra, con questo libro, è riuscita a mettere insieme tutto ciò che definisce la “genitorialità ad alto contatto”, tutto ciò che dovrebbe essere inscritto nell’istinto delle mamme… In poche parole partorire in un luogo in cui mi lascino fare ciò che sento, allattare al seno, portare addosso il mio cucciolo e seguire le sue inclinazioni durante la crescita… Non avere timore di dormire con lui, e soprattutto di viziarlo se soddisfo il suo grande bisogno di stare addosso alla mamma…

Un valore aggiunto, secondo me, è dato dalle parole delle mamme, dai loro pensieri, che si leggono all’inizio di ogni capitolo ma non solo… Le voci di mamme innamorate dei loro cuccioli, che si sentono tirare da loro nell’essere mamma fino in fondo, che devono “combattere” contro la società di oggi che ci chiederebbe di crescere bambini a basso contatto… e che ce la fanno! Non è sempre facile, ma neanche così impossibile… Bisogna creare il silenzio intorno a sé e al proprio bambino, mettersi in contatto col cuore e seguire ciò che il nostro bambino ci fa capire… naturalmente non è diventare schiavi del bambino, ma è crescere con lui, è diventare mamma e papà un passo alla volta, senza troppi schemi, senza l’influenza delle generazioni precedenti, è un lasciarsi guidare nella maternità e paternità dal bambino che abbiamo davanti e non dai nostri ideali o dai nostri pregiudizi… e posso dire con certezza che a volte sembra di sbagliare tutto, ma poi, con calma, i risultati si vedono!

Insomma, questo libro riassume tutte le spiegazioni scientifiche e non del perché è lecito desiderare un parto naturale senza intromissioni, allattare a lungo, portare il proprio bambino e educarlo con amore… naturalmente non è giusto per tutti, ma solo per coloro che vogliono crescere i propri figli con attaccamento, e per coloro che desidererebbero un mondo popolato da persone più sane e felici!

Una domenica mattina…

martedì, 25 ottobre 2011

E’ domenica mattina, fuori il tempo è brutto ma non piove, siamo a metà ottobre, la casa non ha la sua solita luminosità… Le case intorno non producono i rumori soliti della settimana, i negozi sono chiusi… In casa c’è il papà che lavora al computer nel soggiorno, la piccola grande Vera che traffica in cameretta coi suoi giochi, “fa ciao” con i suoi animaletti di peluche, quelli che le capitano al momento, e inventa vocine e vocette che differenziano i personaggi…

Sono in camera con la piccola, ha sonno, sta giocando seduta sul letto con alcuni giochini, ma inizia a stropicciarsi gli occhietti e mentre lo fa traballa dalla sua posizione… Caspita sta già seduta da sola da un mese ma ha pur sempre 6 mesi e mezzo, un po’ di traballamento ci sta! Io sto ritirando le cose asciutte dallo stendino, la guardo, allora decido di sedermi sul letto e prenderla in braccio, in quell’attimo di insolita calma… Mi siedo appoggiata ai cuscini e lei subito mi si butta addosso, sa cosa sta per succedere… Struscia il suo visino sulla mia maglia, di qua e di là, e si lascia tirare su. La appoggio sulla mia pancia, ci guardiamo, mi sorride con gli occhietti stanchi… Sono innamorata di questo fagotto di più di 8 kg, è la mia stella, il mio sorriso quasi assicurato quando sono stanca o triste… Poi inizia la “danza del latte”: il suo inconfondibile verso impaziente del “so che adesso mi attaccherai al seno e non sto più nella pelle”, lo stesso verso che faceva anche Vera e che ho sentito fare a tanti altri bimbi… e nel frattempo pedala con i piedini. Io scopro il seno nascosto dalle maglie, la sdraio in braccio a me, e finalmente arriva alla sua ninna.

Dopo qualche istante di succhiate vigorose, la mia piccola si rilassa tutta, arriva il latte, lei inizia a deglutire, socchiude gli occhi, come deve essere buono quel magico latte… La sua manina, che nei primi minuti ha ripetutamente toccato l’orecchio destro con gesti meccanici su-giù-su-giù, inizia a rallentare… prende l’orecchio e si ferma… Gli occhietti si stanno chiudendo, il respiro rallenta… E io inizio ad essere invasa dagli ormoni dell’amore, dell’amore di latte… Penso a quanto sia faticosa a volte la vita delle mamme, ma anche a quanto siano forti ed emozionanti questi momenti… Avere un piccolo che si nutre solo di te, che assaggia il tuo sapore e si immerge nel tuo profumo ogni volta che ne ha bisogno… Avere un fagotto da abbracciare amandolo immensamente, un fagotto pesantuccio che sì, a fine giornata ti fa sentire esausta, ma che è una parte di te, quando è ancora così piccolo, una tua appendice… perché mai dovrebbe starsene buono più di qualche minuto a giocare da solo?

Attimi infiniti di amore puro, di gioia totale, che a volte passano inosservati tra le mille cose da fare ogni giorno… perché non c’è niente di eclatante in una mamma che allatta il suo bambino, in una mamma che lo culla attaccato al suo cuore, che lo guarda addormentarsi al seno, abbandonarsi al sonno nell’odore della mamma che conosce da sempre… Nulla di eclatante, ma in momenti come questa domenica mattina hanno il significato di una vita intera, tutto il resto passa in secondo piano… Ci siamo io e lei, e intorno la mia famiglia, e nonostante tutti i problemi di ogni giorno, è proprio questo legame che dà la forza di andare avanti e resistere (quasi sempre!) col sorriso… Ecco perché allattare le mie bambine è una delle cose più belle della mia vita, e l’esperienza che auguro di cuore a tutte le future mamme… E’ una fase della vita, e quando passerà so già che mi mancherà!

Un pensiero speciale alla mia mamma, anche se non leggerà, che non ha potuto provare l’intensità e la gioia di allattare le sue figlie… Ti vogliamo bene!

 

 

Vi racconto il nostro tandem!

sabato, 10 settembre 2011

Oggi ho pensato di rivolgere a me stessa le domande sull’allattamento in tandem che ho posto qualche mese fa a Mina… Adesso anche io sto vivendo questa esperienza, quindi ve la voglio raccontare!

1. Quanto hanno i tuoi piccoli? Vera ha 3 anni e 5 mesi, e Maia quasi 5 mesi

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Mi ha sempre affascinato, sempre da quando ne ho sentito parlare, e conoscendo la mia ciucciona, sapevo che avrei avuto grandi possibilità di avere questa esperienza! E la consideravo importante per noi, e anche per me, per capire come cambiano i rapporti…

3. Durante la tua seconda gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di Vera? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Allora, all’inizio della gravidanza ho auvto delle settimane difficili, con tanta nausea e vomito, meglio che nella prima ma insomma, diciamo che non ero molto in forma… Non c’è stato giorno che io non abbia allattato, perché Vera capiva che stavo male e nel suo piccolo cercava di aiutarmi, si preoccupava, ma aveva bisogno di me e di essere allattata… Appena sono rimasta incinta, ancora prima di saperlo, però, avevamo smesso le poppate notturne, forse il sesto senso, non so, ma sentivo che era il momento, quindi un problema in meno. Vera in gravidanza ciucciava più solo 2 o 3 volte di giorno, quando non ce la facevo (come per esempio la sera, quando andavo a dormire esausta e nauseabonda prima di lei!) lo capiva, però di mattina recuperavamo, ce la facevo quasi sempre ed ero felice di riuscirci. Quindi no, non ho mai pensato di interrompere, neanche quando ciucciando mi dava fastidio al seno. Cercavo di diminuire la durata della poppata, di chiedere la sua collaborazione, di attaccarsi meglio, ma non mi sembra di aver mai pensato di smettere. E i medici… chi li ha mai visti? Le uniche pressioni, se così si possono chiamare, le ho ricevute da mia mamma, semplicemente perché stavo male all’inizio, e lei era preoccupata per me, perché mangiavo poco e pensava che non ce l’avrei fatta anche ad allattare, poi si sa una bambina di 2 anni e mezzo è già “grande”, non è vitale l’allattamento, e per chi non vive la situazione direttamente sembra fanatismo…

4. Com’è andata quando è nata Maia? Quando è nata Maia, Vera ha vissuto da vicino il momento, compresa la prima poppata della piccola, e dal giorno seguente ha iniziato a chiedere di nuovo anche lei di ciucciare, spesso quando vedeva la sorellina attaccata… I primi giorni la accontentavo, la piccola dormiva molto e non mi pesava, però dopo pochi giorni le ho parlato e le ho spiegato che era meglio se tornavamo alle poppate che faceva prima, massimo 3 volte al giorno, perché se no la mamma non ce la faceva proprio, e da subito Vera è stata ai patti. Le ho anche spiegato che a volte avrebbe dovuto aspettare un po’ prima di ciucciare, perché se ho da fare con la piccola o non è tranquilla, prima bisogna riguadagnare la calma… Non sempre è stato facile farle capire che doveva aspettare un po’, ma ce la siamo cavata… e a volte ho anche allattato in contemporanea, ma non ho trovato una posizione così comoda, quindi ho cercato di limitare questa eventualità ai momenti di emergenza… Ho anche allattato Vera mentre Maia dormiva in fascia!

5. E ora che Maia ha 5 mesi, come procede? Ora va meglio, nel senso che Vera ha imparato davvero ad aspettare un po’, senza troppe scenate, tranne quando è molto stanca, e ultimamente mi chiede di ciucciare solo la mattina e la sera, e solo ogni tanto anche a metà giornata… Va meglio proprio in generale, sembra che la situazione si sia assestata, sembra che Vera abbia accettato di più la presenza della sorellina, con cui comunque è sempre stata affettuosa, e che tutti noi abbiamo ritrovato un nuovo equilibrio… tanto che mi fa strano ripensare a quando eravamo solo in 3! E un’altra cosa che sta cambiando, ora, è che spesso ora Vera si stacca da sola, anche dopo poco tempo, mentre prima non l’ha praticamente mai fatto, e non mollava la presa neanche quando dormiva!

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Secondo me la maggiore difficoltà è costituita dall’ambiente esterno… nel senso che sembra quasi un peccato inconfessabile, una cosa da dover nascondere, specialmente se il bambino più grande ha più di 2 anni… sembra una follia, in un mondo dove se si allatta 3 mesi il primo figlio è già un gran record… quindi sembra un estremismo, invece che un rispondere alle esigenze del bambino più grande… Poi certo, ci sono le difficoltà oggettive e pratiche del dover allattare 2 bambini, che non è mai semplice, ma se si riesce a non avere entrambi i bimbi che ciucciano ad ogni ora e per durata indefinita, si può fare… Quello che ho appena detto accade coi gemelli, ma essendo entrambi piccoli è diverso, perché si sa che non può essere diverso, ma con un bimbo più grandicello credo sia difficile riuscire a non porre dei limiti… e una difficoltà è far accettare questi limiti al bambino!

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Beh, l’unico motivo per cui è un’esperienza da vivere, secondo me, è quando si ha un bambino “grande” che ha ancora bisogno di questa coccola, di questo legame con la mamma. Non è un “vezzo”, un’esperienza da provare se non ce n’è bisogno, perché è comunque faticoso, è un impegno, ma può per esempio essere un buon modo per limitare la gelosia del bambino “grande”, perché condivide questa bellissima momento con il piccolo, e ci sono occasioni supplementari di coccole, mentre entrambi sono attaccati al seno della mamma a condividere il buon latte dolce…

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Beh credo che se siamo sopravvissute fino ad ora, non potrà che andare in discesa… Spesso però penso che smetterà prima Maia di Vera! Il nostro allattamento doppio andrà avanti finché entrambe le mie bambine ne avranno bisogno, e a meno che non cambi qualcosa, o che io non mi esaurisca troppo (cosa che non dipenderebbe dal tandem, ma dalla stanchezza in generale)… e sono anche curiosissima di vedere come e quando si staccherà Vera!

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta, anche se stanca, e credo di aver fatto tutto ciò che era in mio potere (e nelle mie forze) per entrambe, e soprattutto per Vera. Credo che non vorrei cambiare nulla, sono fiera di come stiamo andando avanti e credo che questo legame speciale che avranno le mie bambine sarà un bellissimo punto di unione anche in futuro, quando ricorderanno com’era buono il latte di mamma!


Riflessioni sull’arresto del travaglio

domenica, 4 settembre 2011

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Essendomi imbattuta recentemente nell’assistenza a nascite in cui avveniva un arresto del travaglio, sono stata stimolata a fare delle riflessioni, per analizzarlo in una ottica di trasformazione del proprio imprinting di nascita e della guarigione di profonde ferite fisiche ed emozionali.

Parlando al nostro emisfero intuitivo

C’era una volta… ma forse mi sembra che è successo un mese fa, una Donna bellissima, il suo corpo era morbido e sensuale, nelle belle giornate di Sole si bagnava nello stagno vicino al fiume e la Signora della fonte insieme alle altre piccole creature fatate, proteggeva quel luogo affinché la quiete non ne fosse disturbata. Un giorno all’alba un boscaiolo che si era recato nel bosco per ripulirlo della legna secca dei rami e di vecchie radici morte udì il suo canto, si innamorò e tornò spesso in quel luogo. Poiché non era uno smidollato principe azzurro, il suo sangue non era blu, e il suo cuore batteva con la forza di un antico tamburo, fu concepito il figlio di quell’amore selvatico. Giunto il giorno della nascita, mentre la Donna prendeva in pace il suo bagno e proprio quando il bambino figlio dell’amore stava per sgusciare fuori dalla sua morbida carne, un incantesimo interruppe il parto e la giovane donna in preda al dolore uscì dall’acqua, impaurita dalla nuvola scura della tempesta che si stava avvicinando. Un fulmine cadendo sulla vecchia quercia che faceva ombra allo stagno l’aveva quasi sradicata e per la violenza dell’impatto la donna perse i sensi, nel suo ventre il bambino impaurito cercando di fuggire si era avvolto nel suo cordone e così fu costretto all’immobilità. Tutto si era arrestato e il tempo era divenuto immobile. Intanto la Donna sognava di quando era piccola appena nata ed era stata rapita da un essere malvagio e sua mamma per il dolore aveva lasciato morire la sua anima. Il boscaiolo intanto, allarmato dallo schianto della vecchia quercia, arrivò allo stagno e si disperò stringendo tra le braccia la sua amata, pregando ad alta voce e invocando l’aiuto della Dea. La Dea, poiché aveva un cuore molto grande e aveva già fatto il viaggio, prendendo la forma di un animale selvatico che qui ora non possiamo descrivere perché deve rimanere segreto, entrò nel sogno della Donna e l’accompagnò insieme alla Madre (che era alla ricerca della sua anima) oltre la soglia della morte, spiegando alle due donne che al di là una nuova vita le aspettava entrambe e che nessuno avrebbe più potuto derubarle della loro anima. Il boscaiolo sentì ululare un lupo e proprio in quel momento la Donna si risvegliò e ascoltando la musica inviata dal Dio consorte, cominciò a danzare. Danzava per il bambino ma soprattutto perché si sentiva di nuovo viva e libera, e quando la linfa della vecchia quercia ferita nelle radici bagnò le sue viscere esse si rimisero in movimento, una grande gioia si diffuse li attorno e mentre tutti gli esseri del bosco intonavano un canto di benvenuto nacque il Figlio dell’Amore che fu accolto dalle mani amorevoli dei suoi genitori.

Carlina, Falco che vola nella Notte.

Parlando al nostro emisfero razionale

All’inizio c’è l’Amore: solo per amore si può affrontare un percorso così pericoloso e denso di incognite come quello che affronta una Donna che è stata ferita alle radici del suo essere, cioè che ha avuto un imprinting di nascita traumatico e doloroso. L’incognita che fa paura e può immobilizzare mamma e bambino durante il travaglio è l’incognita della Rinascita che ci fa perdere tutti i punti di riferimento conosciuti e anche abbandonare vecchie modalità relazionali – specialmente nel rapporto di coppia – che ci trasciniamo dietro appese al nostro albero genealogico famigliare, se non vogliamo rimanere prigionieri di queste vecchie dinamiche bisogna potare questo albero, togliere rami secchi e radici morte che ci fanno da barriera ostacolando la nuova nascita. Così la nascita può essere veramente la rinascita di quella parte di sé più autentica e mai contaminata, dove possiamo trovare la forza e la gioia di un nuovo inizio su nuove basi. L’Amore sarà un amore vero e reale, non più fantasticato e idealizzato, distorto o impossibile in cui anche il maschio è detentore di tutta la sua potenza generativa e può intervenire portando nuova aria alle vecchie radici e potando i rami secchi nella “Vecchia Foresta”. Sarà così un padre presente e consapevole, non più esautorato dal suo ruolo da malefici maghi in camice bianco che si vorrebbero sostituire a lui. Per operare una così profonda riconversione può essere necessaria una pausa, come una pausa di riflessione e transizione verso una nuova forma, verso una nuova vita. Oltre una dimensione puramente materiale dell’esistenza deve avvenire il riconoscimento di energie sottili, spirituali che compenetrano l’aspetto fisico del pianeta e del nostro corpo, questo riconoscimento può permettere l’abbandono al flusso degli eventi all’energia cosmica che con i suoi ritmi può inondare il corpo della madre, del bambino e del padre. In altre parole abbandonarsi all’energia cosmica vuol dire: aprire i rubinetti, i rubinetti dell’ossitocina, della prolattina = bisogna aprirsi all’amore e all’accettazione. La paura può paralizzare sia la mamma che il bambino. Bisogna rischiare di aprirsi e questa apertura può portare a un risintonizzarsi con i ritmi planetari e cosmici. Mettendo a tacere la mente si può finalmente udire il battito del nostro cuore e la potenza di questo suono ci può veramente stupire e stordire come un’ antico tamburo risuonava dentro di noi che non lo sentivamo, finché non siamo stati scossi dalla sua vibrazione fin nelle ossa del nostro corpo, un corpo consapevole e non più vittima. E questo suono non è il suono di un battito fetale diffuso da un cardiotocografo, falsa emancipazione scientifica, falso progresso, false evidenze. Durante questa pausa che oltre a servire a ricaricare le batterie induce una fermata può avvenire una riconversione di rotta, si può resettare un programma vecchio che non ha più nessuna funzionalità nella nuova vita che ci attende, se solo accettiamo di lasciare morire qualcosa del nostro passato. Bisogna entrare in un nuovo ruolo che non è più quello della vittima sacrificale ma è quello della potenza generativa e creativa. Durante il travaglio la donna nuda nella sua essenzialità e verità mette al mondo un bambino nudo a sua volta, immersi entrambi nel fluire dell’energia cosmica che purifica il passato, il futuro e l’ambiente circostante. L’unica legge è quella della natura. Questa apertura necessita di un luogo sacro e non inquinato per potersi esprimere affinché il suo flusso non si arresti e non venga inquinato dall’energia disarmonica da parassiti esterni. Una sacralizzazione di quest’evento permette di trovare la forza arcaica di tutte le nostre antenate la cui memoria è ben custodita nel nostro perineo e di superare la soglia oltre la quale la vita non sarà mai più la stessa di prima. Un nuovo Padre che non ferisce più amorevole, un mentale che riesce a svuotarsi dell’immondizia per fluire nell’energia cosmica, una nascita Lotus, un impatto con l’incarnazione nel corpo più graduale e meno traumatico, il bambino non viene più privato del suo sangue, della sua placenta e del suo cordone finché non è pronto a lasciarli andare e come per magia, non c’è nessun calo ponderale del bambino che con i suoi tempi può attaccarsi al seno guarendo anche ferite legate alla nutrizione e all’allattamento che riflettono indirettamente la ferita della nascita. Il dogma della nascita disturbata viene così messo in discussione. Il bambino non è più un sub umano facilmente manipolabile ma un essere a cui ci si deve rivolgere con rispetto e amore. La forza del non fare, della meditazione profonda e della preghiera di chi accompagna la nascita, l’equilibrio tra il nostro cervello razionale e quello intuitivo, permettono questa sosta, questa fermata che può essere necessaria per invertire la rotta, proprio come dovrebbe e probabilmente sta per fare il nostro pianeta, se vogliamo non solo sopravvivere ma creare un uomo nuovo, un precursore di una nuova umanità di cui sono portavoce i bambini che nascono in questo momento storico. La saggezza del nostro istinto ci può guidare come un animale selvatico che sicuramente non sbaglia possiamo riabitare il nostro corpo con una nuova consapevolezza una consapevolezza che è quella di un animale selvatico che non sbaglia cibo e comportamento, in particolare nell’accudire i cuccioli. La mente non guida più, il nostro animale interiore ci guida e si muove guidato da quello che è. Così una donna in travaglio è una donna che entra profondamente in trance per riconnettersi ad una antica fonte di sapere. Possiamo riconvertire la rotta di questo mondo in crisi partendo proprio dalla nascita e dal suo rispetto, perché questo momento storico è proprio come quello di una donna in travaglio che si blocca insieme al suo bambino preda di vecchi fantasmi, di vecchie ferite e sensi di colpa, abusi e violenze di ogni tipo, ma lo fa perché ha bisogno di questa fermata solo per riconvertire la rotta. Così sta nascendo una nuova cultura dalle ceneri di un vecchio mondo ormai agonizzante e questo si percepisce molto bene nel campo della nascita.

Alla fine ci sono solo l’Amore e la Gioia che possono accompagnare ogni Rinascita.

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