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Ritornare al lavoro…

giovedì, 10 febbraio 2011

Oggi mi metto qui a scrivere questo breve articolo, anche senza averne esperienza diretta, ma cercando di fare un riassunto di ciò che ho sempre sentito dire alle mamme che devono rientrare al lavoro e sono preoccupate per l’allattamento o anche solo per il distacco dal bambino… Spero di riuscirci, e se avrete voglia vi ringrazierò se riuscirete, voi mamme che ne avete esperienza diretta, a integrare meglio… Le persone da cui ho “imparato” sono la mia consulente LLL e altre mamme più esperte su questo argomento, essenzialmente che ci sono passate, quindi spero che le mie parole possano essere utili!

Di solito, per le mamme, il ritorno al lavoro è un momento piuttosto duro, a cui si inizia a pensare presto dopo la nascita del bambino, un momento che si prospetta difficile e che fa paura… Certo, da un lato c’è anche la voglia di tornare al proprio lavoro, se si compie con gioia, la voglia di tornare ad avere una vita più attiva e del tempo da dedicare ad altro, non solo al proprio bambino… ma la paura spesso non aiuta ad andare incontro serenamente a questo appuntamento.

La premessa che mi sento di fare io è questa: se avete la fortuna di fare un lavoro che vi permette di rientrare con calma, quando il bambino è grandicello, o di rientrare con orari elastici e riduzioni di impegni, beh secondo me dovete approfittarne! Se non siete sicure di voler tornare perché preferite passare altro tempo con il vostro piccolo in modo esclusivo, prendetevi del tempo per pensare e valutate bene i pro e i contro, e cercate di prendere la decisione che vi fa essere più serene. Non è detto che non ce la si faccia  economicamente con un solo stipendio in famiglia, ci sono molte variabili da considerare, a partire dal tipo di vita che si conduce e che si può condurre per un po’, delle rinunce che si possono fare, per avere altri benefici… Secondo me ne guadagnano tutti, in famiglia, se le cose possono essere fatte con calma, senza inizi drastici e magari più in là nel tempo, quando è più facile organizzarsi col piccolo che sarà un po’ cresciuto…

Altre volte, avere tutta questa libertà di scelta non è possibile, e quindi l’appuntamento con la ripresa del lavoro arriva sempre troppo in fretta… In questi casi, si dovrebbe cercare di mantenere la calma e di prepararsi un po’… non tanto concretamente ma più psicologicamente! Senza entrare nel dettaglio delle diverse situazioni che sono davvero troppo variegate, si può dire in generale che i principali problemi, di solito, riguardano l’allattamento e il rapporto col bambino. Vediamo queste due componenti, una alla volta.

Allattamento. Se il bambino è molto piccolo e ancora non prende altri alimenti al di fuori del latte materno, è indispensabile che la mamma possa tirarsi il latte, sia per alleviare la possibile tensione del seno durante le ore di lontananza dal piccolo, sia per fornirlo alle persone che staranno col bambino. Ma anche qua, dipende da quante ore la mamma starà via. Non si può sapere prima come si comporterà il bambino, potrebbe anche darsi che decida di rimanere senza latte per tutto il tempo che la mamma sta via, se non apprezza il latte dal biberon o dal bicchierino, se non sono troppe ore. Quindi, prevedere di tirarsi il latte durante l’orario di lavoro, se non è possibile che il piccolo venga portato dalla mamma per la sua poppata, diventa una necessità. Il seno si abituerà in qualche giorno ai nuovi ritmi, tuttavia è meglio, per evitare ingorghi, che la mamma si alleggerisca il seno anche manualmente, al bisogno. Se il bimbo più grandicello assume già altri alimenti oltre al latte materno, non sarà necessario che venga fornito del latte spremuto, ma semplicemente, nell’assenza della mamma, chi sta con lui potrà proporgli altre cose da mangiare.

Distacco dal bambino. Questo risulta un pochino più complicato, ma neanche poi così tanto. Naturalmente, se il bambino già conosce la persona con cui starà durante l’assenza della mamma, per esempio se starà con la nonna o una zia o un’amica che frequenta spesso, non ci sarà bisogno di inserire gradatamente questa presenza, perché già fa parte dell’ambiente del bambino. Se invece il bambino andrà al nido o starà con una nuova tata, è bene iniziare la conoscenza qualche settimana prima del ritorno al lavoro, per permettere a mamma e bambino di abituarsi alla nuova presenza e al nuovo modo di stare insieme. La mamma deve essere tranquilla quando lascia il bambino, nel senso che deve fidarsi della persona a cui lo lascia, se no non riuscirà a fare niente! Ci sono bambini che non gradiscono affatto stare lontani dalla mamma, e con questi bimbi sarà più difficile, certamente, il distacco, ma dobbiamo credere prima di tutto nelle risorse dei nostri piccoli, e nella loro enorme adattabilità e intelligenza. Se la mamma ad un certo punto non può proprio evitare di tornare al lavoro, e se nonostante la sua sofferenza lo dirà al bambino, lui capirà e in pochi giorni si adatterà. Se la mamma è serena su questo tanto meglio, ma non si può ordinare ad una mamma di essere serena se non lo è, se magari avrebbe preferito continuare a stare a casa col suo bambino… Quindi si può dire che sicuramente la serenità della mamma influisce sul buon esito della cosa, ma tutte le mamme ce la faranno!

Come andrà? Beh questo non si può sapere prima, come già abbiamo detto, perché dipende da troppe variabili, ma quello che ho sempre sentito dire dalle mamme, dopo aver superato questa esperienza apparentemente così ostica, che nonostante qualche momento difficile all’inizio, soprattutto per le mamme stesse!, le cose si sono messe a posto già dopo pochi giorni… Il bambino capisce in fretta che i ritmi cambiano, che la mamma si assenta delle ore di giorno, ma poi quando rientra non se la fa scappare facilmente! Quasi tutti i bambini, all’inizio, cercano di recuperare di notte ciò che sentono mancare di giorno, quindi rapporto con la mamma e tanto buon latte… Potrebbe essere difficile, i primi tempi, conciliare queste nuove esigenze notturne con gli impegni lavorativi diurni e la conseguente stanchezza della mamma, ma pensate che anche i bimbi devono pur recuperare il tempo perso! E se hanno tanto bisogno di mamma, faranno il pieno quando la mamma è disponibile.

In sintesi, come sempre, cercare di seguire il vostro istinto, ritardare il ritorno al lavoro se potete farlo, fino al momento in cui sarete più pronti sia voi che il piccolo; cercare di affrontare nel modo migliore possibile e con ottimismo un rientro “forzato” e avere tanta pazienza per la dimostrazione di maggiori esigenze del vostro piccolo… Ricordate che i nostri piccoli crescono tanto in fretta e che presto se la caveranno bene in tante altre situazioni!

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Allattare in tandem…

martedì, 30 novembre 2010

Per parlare dell’allattamento in tandem ho pensato di chiedere a una mamma che da qualche mese lo sta “praticando”… quale modo migliore per capire un po’ come funziona, i punti forti e quelli deboli? Allora sentiamo cosa ci dice Mina!

1. Ciao Mina, quanto hanno i tuoi piccoli? Hanno 27 mesi e mezzo Eva, 2 mesi e mezzo Leo.

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Prima di restare incinta di Leo non sapevo nemmeno che esistesse la possibilità di allattare in tandem. L’unica che sapevo lo facesse era una mamma di un forum che frequento. Mi sembrava una cosa bellissima , ma non avevo idea di quali retroscena avesse. L’idea in sé mi piaceva.

3. Durante la tua ultima gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di E.? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Durante la gravidanza ho avuto un cedimento all’inizio quando ancora non sapevo di essere incinta, fu a causa della stanchezza e del malessere che avevo che pensai di abbandonare l’allattamento con la scusa dell’antibiotico che presi pensando di avere un’infezione (che poi si rivelò essere il pupo). Ma grazie a mio marito, alle mie amiche del forum e al mio senso di colpa nel vedere Eva così turbata da quel distacco improvviso ritornai sui miei passi. Durante la gravidanza però un po di fastidio lo avevo, Eva voleva trovare tutto pieno come al solito, ma secondo me dopo un paio di mesi si è ridotto di tanto il latte e ha cambiato sapore, non sembrava apprezzarlo tanto, ma la prendeva lo stesso e anche a lungo tanto da farmi male a volte per il troppo succhiare. E per quanto riguarda i pareri degli altri devo confessare che alla prima esclamazione di sorpresa che sentivo quando dicevo che allattavo ancora mi partiva in automatico la faccia di bronzo e dicevo a tutti che fino a quel momento non avevo trovato nessuna prova che facesse male e se per Eva era importante mantenere questo contatto con me, io non avevo alcuna intenzione di negarglielo! E se parlavano del dopo io rispondevo: “e dopo ci si pensa!!”. So che sono un pò matta, ma a me non fanno né caldo né freddo le critiche degli altri! :mrgreen: se mi va di fare una cosa che penso sia giusta non mi fermi nemmeno legandomi!! Comunque le critiche ci sono state! Ma dai parenti più che dai medici, loro erano sgomenti, ma non hanno fiatato.

4. Com’è andata quando è nato L.? Leo è stato lontano 1 mese e non ho potuto allattarlo tutto il giorno quindi per farmi venire la montata ho dato a Eva la tetta circa 3 o 4 volte al giorno e lei è impazzita di gioia! Tiravo via il latte per Leo quando era piena, e poi la davo a Eva per stimolare la produzione. Sono riuscita a mettere via anche 200gr in una volta, ma non è durata, Eva non succhia come un neonato e io ero troppo stressata per stimolare il latte a dovere. Però qualcosa c’era e quando Leo è tornato a casa in una settimana ho eliminato l’aggiunta di 50 gr la sera (giusto per riempirlo bene e farlo dormire qualche ora). Ma Eva allora è diventata gelosissima.

5. E ora che L. ha 2 mesi e mezzo, come procede? Ora procede bene, mi sono trovata in difficoltà all’inizio a causa della gelosia di Eva che pretendeva di avermi ogni volta che mi vedeva con il fratello in braccio, o peggio se davo la tetta a lui. Ora ci siamo stabilizzati, la tetta è tutta di Leo ogni volta che vuole, per Eva invece abbiamo stabilito dei limiti. La può avere per addormentarsi il pomeriggio e la sera, e se è stanca o vuole le coccole sporadicamente, ma a condizione che il fratello abbia già mangiato e stia dormendo o è tranquillo. La notte è stata un po più dura, a volte si svegliavano contemporaneamente e mi sono presa un bel numero di ceffoni da una duenne arrabbiata e frustrata. Ha ripreso a dormire tutta notte solo da qualche giorno, e non sempre. Una volta minimo si sveglia e viene nel letto con me o la addormento io nel suo se il fratello dorme tranquillo. Diciamo che solo dopo 2 mesi posso dire di dormire il minimo indispensabile.

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Beh la difficoltà è solo una: coordinare le poppate. Soprattutto la notte. Eva si sveglia spessissimo da quando è nato il fratello, si alza presto e non si riaddormenta più fino a mezzogiorno. Poi mangia quando si alza, e prima di tutto vuole la tetta come coccola da risveglio e se per caso sono impegnata col fratello si incavola e piagnucola tutto il tempo fino a che non l’accontento. Stanotte è stata un po’ duretta perché Eva ha dormito in macchina alle 11, e alle 19 mi si è addormentata di colpo, quindi alle 20,30 si è svegliata e speravo si riaddormentasse, invece ha fatto notte fonda e intanto il fratello si è risvegliato per la poppa della notte proprio quando lei stava crollando e mio marito era un po’ astioso e non ha avuto pazienza di tenermelo, quindi mi sono messa a letto con Leo e Eva e per fortuna era abbastanza stanca da addormentarsi senza starmi addosso. Ma è durata poco, alle 5 si è svegliata urlando e da allora non si è più riaddormentata e poi si è risvegliato Leo e di nuovo mi sono dovuto barcamenare tra tutti e 2 che piangevano e volevano la stessa cosa: la tettaaa!!! Fortuna che ne ho 2……sono stata mezz’ora con uno per parte ma Eva non si è più assopita prima delle 10. E Leo una volta alzati non dorme più se non in braccio e per appena 10 minuti per volta. Questa è la mia nottata solita, praticamente in media dormo 3 o 4 ore. Per ora è così, ma a volte si riesce a dormire di più, dipende da Eva soprattutto. Se mantengo gli orari va molto meglio, ma se si addormenta prima o dopo son dolori.

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Ecco io non lo so chi me lo fa fare a passare le nottate così… so solo che il mio istinto mi dice che Eva è molto affamata di affetto e se le togliessi questa coccola le farei un danno, quindi lo faccio soprattutto per lei, finché ne avrà bisogno. La situazione è soggettiva, ogni mamma deve avere le sue motivazioni, e avere la forza di portare avanti l’allattamento.

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Booh!! Non ho idea come andrà, e non posso fare previsioni.
Prima o poi Eva crescerà e spero che mi dica un giorno che non ha più bisogno della tetta di mamma.

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta di riuscire a gestire giorno dopo giorno i miei due pestiferi ciucciatori, e non so nemmeno cosa cambiare… Magari il carattere dei miei figli?? Eva non ha pazienza di aspettare, Leonardo invece mangia come un uccellino, poco e spesso. Quindi di giorno non ha orari per dormire, e soprattutto non dorme nel lettino. Solo in braccio o in fascia. Quindi è sempre in braccio e Eva si ingelosisce e mi tormenta per la tetta solo per avermi un po’ tutta per lei. Ma questa cosa non la posso cambiare, no!!? Quindi vado avanti e cerco di dare ai miei figli tutta me stessa per farli crescere sereni.

Grazie mille Mina per le tue parole, e in bocca al lupo per il tuo allattamento in tandem!

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!

“Besame mucho” di Carlos Gonzales

sabato, 16 ottobre 2010

A questo libro sono particolarmente affezionata, perché mi ha aperto un mondo nuovo sulla cura dei bambini, almeno a livello razionale, perché istintivamente stavo già andando in quella direzione… Abituata com’ero a sentire racconti “educativi” di ogni tipo da ogni tipo di persona, mi ero fatta la mia idea (mia, certo… Ma quando mai?) su come dovesse essere un bambino, su come dovesse essere trattato, e naturalmente i miei studi e la mia formazione mi avevano “aiutato” non poco nel formarmi queste idee…

Un giorno, incinta di pochi mesi, entrai nella libreria dove avevo ordinato i libri che mi avevano consigliato le ostetriche (il percorso di cambiamento era già iniziato ;-) ), e prima di me c’era una mamma con una bambina di 8-9 mesi, che in quel momento mi sembrò grandissima, che era tenuta in braccio… anzi no, notai meglio, era “appesa” ad uno strano pezzo di stoffa… una fascia! Era molto tranquilla, bellissima, e la mamma e la commessa si erano intenerite nel vedere la mia “pancina”… Così questa mamma si era presa la libertà di consigliarmi questo libro, come lettura veramente importante e affascinante per una neomamma… Questo titolo mi rimase impresso, “Besame mucho”… come la canzone! Poi non ricordo bene quando, ma già con la mia Vera tra le braccia, ebbi finalmente occasione di leggerlo, grazie ad un’amica me l’aveva prestato… Io lo avevo cercato a lungo dopo quel fortuito incontro, ma faticavo a trovarlo. Ed eccolo lì, tutto spiegato nei minimi dettagli… ecco spiegato come è veramente un bambino, ecco spiegato come dovrebbe trattarlo l’adulto, e perché… era tutto così ovvio, così scontato, così semplice… Ma allora perché queste cose non si sentono mai dire? Perché invece il bambino deve sempre stare alle regole? Essere “bravo”? Non piangere se è senza la mamma? Mangiare tutto quello che ha nel piatto? Dormire 12 ore di seguito senza “rompere”? Obbedire alle assurde regole dei grandi? Fare a meno di passeggino e di pannolino quando gli adulti decidono che è ora di farne a meno?

I bambini non sono giocattoli, sono persone come noi adulti, se mai hanno bisogno di maggiori cure, non di imposizioni e di regole assurde a cui noi non ci sogneremmo mai di obbedire… Se iniziassimo a pensare che, quando abbiamo davanti un bambino, abbiamo davanti una persona con le proprie esigenze, carattere, particolarità, che ha bisogno di rispetto tanto quanto un adulto, forse il nostro mondo inizierebbe a girare un pochino meglio…

Carlos Gonzales, pediatra spagnolo, è fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno. All’interno del suo bellissimo libro, scritto in modo così simpatico che è difficile trattenere il sorriso di fronte alle sue argomentazioni espresse in modo così diretto e brillante, porta molte argomentazioni scientifiche a sostegno del suo modo di vedere l’educazione dei bambini. Per esempio, spiega perché non si può pretendere che un bambino dorma tante ore di seguito senza svegliarsi: non è un comportamento evolutivamente vantaggioso, perché un neonato preistorico, se fosse stato buono e tranquillo per tante ore senza richiedere l’attenzione della mamma, avrebbe fatto una brutta fine in breve tempo. I neonati di oggi non sanno di essere al sicuro dai predatori, se sono nel loro lettino e nella loro cameretta, quindi si tranquillizzano soltanto sentendo la vicinanza di mamma e papà, e fanno sonni spezzati che sono quindi fisiologici, non sintomo di “insonnia”. Come questo, tanti altri esempi ci spiegano il comportamento ritenuto così “difficile” dei nostri piccoli… e tante scenette di vita quotidiana ci fanno sorridere mentre ci spiegano il punto di vista dei nostri bambini…

Gonzales si dilunga molto a spiegare la negatività di certi “metodi” utilizzati per “addomesticare” i bambini, che si tratti di insegnar loro a dormire da soli, di utilizzare la “disciplina” per farsi obbedire o per ottenere dei comportamenti desiderati da loro… I bambini hanno i loro tempi e i loro modi per crescere, diversi a volte da come vorremmo che fossero, ma facili da capire e da rispettare se riusciamo a sintonizzarci sui loro bisogni e sulle loro esigenze.

I bambini non sono tiranni e non sono manipolatori, e se vi metterete alla loro altezza riuscirete a cogliere la loro enorme sincerità, la loro schiettezza e la loro generosità, e sarà facile rispettarli tanto quanto ci viene chiesto di rispettare il nostro “prossimo”. Iniziamo a rispettare i nostri figli, e saremo degli adulti e dei cittadini migliori.

Ascolta il tuo piccolo!

giovedì, 8 luglio 2010

È difficile, i primi tempi dopo la nascita del proprio bambino, riuscire ad ascoltarlo veramente. Ricordo che i primi giorni da mamma non sono stati facili; a causa dei problemi che avevamo con l’allattamento, ogni volta che la bambina piangeva, anche io mi trovavo con un gran senso di ansia, e se mi svegliavo sentendola piangere (perché stranamente ero riuscita ad addormentarmi!), mi svegliavo spaventata e disorientata, col batticuore. Avevo paura di non riuscire a capirla, a soddisfare i suoi bisogni, e a volte mi prendeva il panico. Poi, dopo i primi giorni, abbiamo imparato a conoscerci meglio, ad ascoltarci vicendevolmente, e tutto è andato meglio.

È anche difficile riuscire a capire quale sia il motivo del pianto del bambino: sarà fame, caldo, sonno o cosa? Le mie ostetriche, il giorno che è nata mia figlia, mi avevano detto questo: “Quando piange, attaccala al seno. Se non ha fame, prova a cambiarla. Se piange ancora, attaccala di nuovo al seno!”. E devo dire che ho trovato molto utile questo consiglio. In effetti, all’inizio il neonato soddisfa molti dei propri bisogni al seno, non solo fame e sete ma anche compagnia, affetto, calore, sonno… Se continua a piangere, può darsi che abbia caldo o freddo, che sia troppo stimolato o che si annoi (sì, anche i piccolissimi si annoiano!): provate a verificare un po’ tutte queste cose, e sono sicura che prima o poi troverete la vostra risposta. In ogni caso, se funziona, proponete il seno senza paura che il bambino possa “viziarsi” o avere altri problemi… Ci sarà tempo, più avanti, per altre modalità di comunicazione che escludano il seno, ma all’inizio è fondamentale dare al piccolo la sicurezza del suo porto sicuro, le braccia della mamma e il dolce latte che sgorga da lei!

Ma la cosa fondamentale, secondo me, è proprio dare importanza ad ogni manifestazione del bambino. Se il tuo piccolo piange, ha certamente una ragione per farlo. Quindi, se anche il seno o il cambio del pannolino non eliminano il suo disagio, e hai provato di tutto, continua a tenerlo in braccio e a dirgli che non capisci come aiutarlo, ma che tu starai con lui finché non starà meglio. Non lasciarlo mai solo. I bambini ascoltati e accolti anche nei momenti più difficili imparano prima a mostrare in modo efficace le proprie esigenze e bisogni, e non piangono tanto come quelli che invece vengono lasciati a loro stessi: così saprai per certo che quando il tuo bambino piange ti vuole comunicare una cosa importante e ha bisogno di te, e lui imparerà che è una persona importante e degna di considerazione, crescerà sentendosi amato e avrà fiducia in se stesso.

Diventare mamma

venerdì, 21 maggio 2010

Ogni tanto, quando mi fermo a pensare a come ero prima della nascita di mia figlia, mi sembra che tutto quello che ho vissuto prima di lei sia stato in un’altra vita… Ho contato un po’ di vite passate, come dei capitoli che mi sembra di aver vissuto, e dopo i quali mi sono sentita diversa per qualche motivo… La vita che sto vivendo da quando sono diventata mamma è diversa da tutto ciò che è accaduto prima! In realtà sono sempre io, ma sono molto diversa. Non so se questa cosa succede anche a voi, è difficile da descrivere, ma diciamo che a me sembra di aver sempre pensato allo stesso modo, fin da ragazzina… nel senso che sento una continuità tra i miei pensieri, fin da quando ero piccola, per cui mi sembra di essere sempre uguale, in qualche modo… O sono infantile ora o ero molto adulta da piccola! Nonostante ciò, sento che la mia essenza più intima si è modificata parecchio. Credo che il rito di passaggio della maternità non possa lasciare indifferenti, nessuna mamma può dire, se si guarda dentro con sincerità, di essere sempre la stessa. Tutte le mamme, qualunque sia il loro modo di pensare, subiscono una metamorfosi che può essere più o meno integrata nella loro persona, o accettata. Ma il cambiamento c’è eccome!

Quello che è cambiato di più in me non so bene come descriverlo, ma ci provo… E’ come se il mio essere si fosse allargato e fuso con quello di un’altra persona…mia figlia naturalmente! Sento con lei, so cosa prova (non sempre ma molte volte!) e non posso fare a meno di usare il suo punto di vista quando mi approccio ad una situazione nuova, cioè mi viene spontaneo pensare un po’ come può pensare lei. Detto così potrebbe sembrare un po’ patologico (ho studiato troppa psicologiaaa!!!!!), ma in realtà credo che sia un passaggio importante, la base dell’empatia e del rapporto che si crea col proprio cucciolo… Oltre ad aiutare molto l’istinto materno, è un meccanismo essenziale anche per riuscire a proteggere il proprio bambino dagli stimoli troppo forti per lui, quando è piccolo, e ci aiuta a capire, coi bambini più grandi, cosa si può proporre loro di volta in volta. Una cosa strana che mi succede è anche questa: senza saper descrivere perché, o da quali segnali lo capisco, so quasi sempre quando posso fare certe cose con mia figlia e quando no. Per esempio, quando si sta addormentando, so esattamente il momento in cui posso staccarla dal seno, e non prima, e non so dire perché, ma quando faccio la prova, sentendo che si arrabbierebbe, in effetti succede così. E ci sarebbero tanti altri esempi da fare. So già prima, in sostanza, cosa può accettare e cosa no. Naturalmente c’è sempre un margine d’errore eh!

Oltre a queste sensazioni, naturalmente uno dei più forti cambiamenti che si verificano quando si diventa mamma è quello delle priorità. Ora che hai un bambino, viene lui prima di tutto e di tutti, e non è una cosa che devi ripeterti per saperlo… è proprio che non puoi farne a meno! Prima la priorità eri tu, ti occupavi del tuo corpo e del tuo benessere prima di tutto, poi magari di quello del tuo partner… ma ora che siete in 3 viene sempre prima quel piccolo fagottino, forse proprio perché quando nasce non si sa esprimere a parole, e ha bisogno della tua completa attenzione. Tutto il resto passa in secondo piano. Spesso all’inizio ci si sente spaesati dal non avere più i nostri piccoli riti quotidiani, da svolgere con calma e in tranquillità. Quando sono diventata mamma ho capito che lavarsi i denti e fare la doccia, per esempio, non erano atti così scontati, e che anche queste attività andavano ri-negoziate con la creatura che era arrivata tra di noi! Piano piano, col tempo, si riesce sempre di più a tornare ai ritmi di prima, ma mai del tutto… e immagino che col secondo figlio (e oltre) i cambiamenti di routine siano ancora più forti!

La cosa che mi è mancata di più, in questi primi due anni da mamma, è il tempo per me. Ne avevo avuto sempre parecchio, anche studiando e lavorando, perché per me ogni pausa dalle incombenze era l’occasione per rifugiarmi nei miei pensieri, nei miei progetti… e quindi trovavo sempre il tempo per stare con me stessa, per stare da sola, per leggere o anche solo per pensare, pensare, pensare… Ma questo non è più stato possibile, nello stesso modo di prima. Nei primi mesi era più facile, anche allattando o mentre la bimba dormiva, perché riuscivo comunque a stare con me stessa, ma col crescere della piccola, e col variare delle sue esigenze di attenzione, è tutto cambiato. Durante il primo anno, spesso di sera mi capitava di non riuscire ad addormentarmi, perché non riuscivo a smettere di pensare a tutte le cose che non ero riuscita a fare in giornata… Ma il periodo più duro è stato il secondo anno credo, con alti e bassi naturalmente. Intorno ai due anni le cose sono migliorate da questo punto di vista, ma comunque noto che la stragrande maggioranza dei pensieri che faccio quando riesco a stare da sola sono inerenti all’essere mamma! Come questo blog! ;-)

Il tempo per la coppia? C’è chi dice che è assolutamente necessario trovare del tempo solo per la coppia, anche quando il bambino è piccolissimo… Io credo che sia un aspetto importante, ma che col tempo, a seconda del bambino che si ha, verrà da sé, senza bisogno di sforzarsi di andare a cena fuori col marito quando il bambino non ha nemmeno un mese… Poi, a pensarci bene, non si è più solo una coppia, ma una famiglia, quindi perché non si può essere semplicemente una famiglia? La famiglia è l’evoluzione della coppia! Il tempo per il vostro partner lo troverete coi vostri tempi e a seconda del bambino che avete, ma se potete contare su di un partner sufficientemente maturo, non credo che vi farà pressioni, perché sarà anche lui coinvolto nella cura del piccolo e saprà che cosa significa.

Sicuramente ho tralasciato degli aspetti importanti, ma secondo me questi sono i principali cambiamenti del diventare mamma. Insomma, si cresce e si cambia, ma nei momenti più difficili ricordate che avete dato la vita al vostro bambino e che lo state aiutando a diventare un adulto sereno e responsabile, e questo non può essere un compito facile!