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Allattare in tandem…

martedì, 30 novembre 2010

Per parlare dell’allattamento in tandem ho pensato di chiedere a una mamma che da qualche mese lo sta “praticando”… quale modo migliore per capire un po’ come funziona, i punti forti e quelli deboli? Allora sentiamo cosa ci dice Mina!

1. Ciao Mina, quanto hanno i tuoi piccoli? Hanno 27 mesi e mezzo Eva, 2 mesi e mezzo Leo.

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Prima di restare incinta di Leo non sapevo nemmeno che esistesse la possibilità di allattare in tandem. L’unica che sapevo lo facesse era una mamma di un forum che frequento. Mi sembrava una cosa bellissima , ma non avevo idea di quali retroscena avesse. L’idea in sé mi piaceva.

3. Durante la tua ultima gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di E.? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Durante la gravidanza ho avuto un cedimento all’inizio quando ancora non sapevo di essere incinta, fu a causa della stanchezza e del malessere che avevo che pensai di abbandonare l’allattamento con la scusa dell’antibiotico che presi pensando di avere un’infezione (che poi si rivelò essere il pupo). Ma grazie a mio marito, alle mie amiche del forum e al mio senso di colpa nel vedere Eva così turbata da quel distacco improvviso ritornai sui miei passi. Durante la gravidanza però un po di fastidio lo avevo, Eva voleva trovare tutto pieno come al solito, ma secondo me dopo un paio di mesi si è ridotto di tanto il latte e ha cambiato sapore, non sembrava apprezzarlo tanto, ma la prendeva lo stesso e anche a lungo tanto da farmi male a volte per il troppo succhiare. E per quanto riguarda i pareri degli altri devo confessare che alla prima esclamazione di sorpresa che sentivo quando dicevo che allattavo ancora mi partiva in automatico la faccia di bronzo e dicevo a tutti che fino a quel momento non avevo trovato nessuna prova che facesse male e se per Eva era importante mantenere questo contatto con me, io non avevo alcuna intenzione di negarglielo! E se parlavano del dopo io rispondevo: “e dopo ci si pensa!!”. So che sono un pò matta, ma a me non fanno né caldo né freddo le critiche degli altri! :mrgreen: se mi va di fare una cosa che penso sia giusta non mi fermi nemmeno legandomi!! Comunque le critiche ci sono state! Ma dai parenti più che dai medici, loro erano sgomenti, ma non hanno fiatato.

4. Com’è andata quando è nato L.? Leo è stato lontano 1 mese e non ho potuto allattarlo tutto il giorno quindi per farmi venire la montata ho dato a Eva la tetta circa 3 o 4 volte al giorno e lei è impazzita di gioia! Tiravo via il latte per Leo quando era piena, e poi la davo a Eva per stimolare la produzione. Sono riuscita a mettere via anche 200gr in una volta, ma non è durata, Eva non succhia come un neonato e io ero troppo stressata per stimolare il latte a dovere. Però qualcosa c’era e quando Leo è tornato a casa in una settimana ho eliminato l’aggiunta di 50 gr la sera (giusto per riempirlo bene e farlo dormire qualche ora). Ma Eva allora è diventata gelosissima.

5. E ora che L. ha 2 mesi e mezzo, come procede? Ora procede bene, mi sono trovata in difficoltà all’inizio a causa della gelosia di Eva che pretendeva di avermi ogni volta che mi vedeva con il fratello in braccio, o peggio se davo la tetta a lui. Ora ci siamo stabilizzati, la tetta è tutta di Leo ogni volta che vuole, per Eva invece abbiamo stabilito dei limiti. La può avere per addormentarsi il pomeriggio e la sera, e se è stanca o vuole le coccole sporadicamente, ma a condizione che il fratello abbia già mangiato e stia dormendo o è tranquillo. La notte è stata un po più dura, a volte si svegliavano contemporaneamente e mi sono presa un bel numero di ceffoni da una duenne arrabbiata e frustrata. Ha ripreso a dormire tutta notte solo da qualche giorno, e non sempre. Una volta minimo si sveglia e viene nel letto con me o la addormento io nel suo se il fratello dorme tranquillo. Diciamo che solo dopo 2 mesi posso dire di dormire il minimo indispensabile.

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Beh la difficoltà è solo una: coordinare le poppate. Soprattutto la notte. Eva si sveglia spessissimo da quando è nato il fratello, si alza presto e non si riaddormenta più fino a mezzogiorno. Poi mangia quando si alza, e prima di tutto vuole la tetta come coccola da risveglio e se per caso sono impegnata col fratello si incavola e piagnucola tutto il tempo fino a che non l’accontento. Stanotte è stata un po’ duretta perché Eva ha dormito in macchina alle 11, e alle 19 mi si è addormentata di colpo, quindi alle 20,30 si è svegliata e speravo si riaddormentasse, invece ha fatto notte fonda e intanto il fratello si è risvegliato per la poppa della notte proprio quando lei stava crollando e mio marito era un po’ astioso e non ha avuto pazienza di tenermelo, quindi mi sono messa a letto con Leo e Eva e per fortuna era abbastanza stanca da addormentarsi senza starmi addosso. Ma è durata poco, alle 5 si è svegliata urlando e da allora non si è più riaddormentata e poi si è risvegliato Leo e di nuovo mi sono dovuto barcamenare tra tutti e 2 che piangevano e volevano la stessa cosa: la tettaaa!!! Fortuna che ne ho 2……sono stata mezz’ora con uno per parte ma Eva non si è più assopita prima delle 10. E Leo una volta alzati non dorme più se non in braccio e per appena 10 minuti per volta. Questa è la mia nottata solita, praticamente in media dormo 3 o 4 ore. Per ora è così, ma a volte si riesce a dormire di più, dipende da Eva soprattutto. Se mantengo gli orari va molto meglio, ma se si addormenta prima o dopo son dolori.

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Ecco io non lo so chi me lo fa fare a passare le nottate così… so solo che il mio istinto mi dice che Eva è molto affamata di affetto e se le togliessi questa coccola le farei un danno, quindi lo faccio soprattutto per lei, finché ne avrà bisogno. La situazione è soggettiva, ogni mamma deve avere le sue motivazioni, e avere la forza di portare avanti l’allattamento.

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Booh!! Non ho idea come andrà, e non posso fare previsioni.
Prima o poi Eva crescerà e spero che mi dica un giorno che non ha più bisogno della tetta di mamma.

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta di riuscire a gestire giorno dopo giorno i miei due pestiferi ciucciatori, e non so nemmeno cosa cambiare… Magari il carattere dei miei figli?? Eva non ha pazienza di aspettare, Leonardo invece mangia come un uccellino, poco e spesso. Quindi di giorno non ha orari per dormire, e soprattutto non dorme nel lettino. Solo in braccio o in fascia. Quindi è sempre in braccio e Eva si ingelosisce e mi tormenta per la tetta solo per avermi un po’ tutta per lei. Ma questa cosa non la posso cambiare, no!!? Quindi vado avanti e cerco di dare ai miei figli tutta me stessa per farli crescere sereni.

Grazie mille Mina per le tue parole, e in bocca al lupo per il tuo allattamento in tandem!

“Besame mucho” di Carlos Gonzales

sabato, 16 ottobre 2010

A questo libro sono particolarmente affezionata, perché mi ha aperto un mondo nuovo sulla cura dei bambini, almeno a livello razionale, perché istintivamente stavo già andando in quella direzione… Abituata com’ero a sentire racconti “educativi” di ogni tipo da ogni tipo di persona, mi ero fatta la mia idea (mia, certo… Ma quando mai?) su come dovesse essere un bambino, su come dovesse essere trattato, e naturalmente i miei studi e la mia formazione mi avevano “aiutato” non poco nel formarmi queste idee…

Un giorno, incinta di pochi mesi, entrai nella libreria dove avevo ordinato i libri che mi avevano consigliato le ostetriche (il percorso di cambiamento era già iniziato ;-) ), e prima di me c’era una mamma con una bambina di 8-9 mesi, che in quel momento mi sembrò grandissima, che era tenuta in braccio… anzi no, notai meglio, era “appesa” ad uno strano pezzo di stoffa… una fascia! Era molto tranquilla, bellissima, e la mamma e la commessa si erano intenerite nel vedere la mia “pancina”… Così questa mamma si era presa la libertà di consigliarmi questo libro, come lettura veramente importante e affascinante per una neomamma… Questo titolo mi rimase impresso, “Besame mucho”… come la canzone! Poi non ricordo bene quando, ma già con la mia Vera tra le braccia, ebbi finalmente occasione di leggerlo, grazie ad un’amica me l’aveva prestato… Io lo avevo cercato a lungo dopo quel fortuito incontro, ma faticavo a trovarlo. Ed eccolo lì, tutto spiegato nei minimi dettagli… ecco spiegato come è veramente un bambino, ecco spiegato come dovrebbe trattarlo l’adulto, e perché… era tutto così ovvio, così scontato, così semplice… Ma allora perché queste cose non si sentono mai dire? Perché invece il bambino deve sempre stare alle regole? Essere “bravo”? Non piangere se è senza la mamma? Mangiare tutto quello che ha nel piatto? Dormire 12 ore di seguito senza “rompere”? Obbedire alle assurde regole dei grandi? Fare a meno di passeggino e di pannolino quando gli adulti decidono che è ora di farne a meno?

I bambini non sono giocattoli, sono persone come noi adulti, se mai hanno bisogno di maggiori cure, non di imposizioni e di regole assurde a cui noi non ci sogneremmo mai di obbedire… Se iniziassimo a pensare che, quando abbiamo davanti un bambino, abbiamo davanti una persona con le proprie esigenze, carattere, particolarità, che ha bisogno di rispetto tanto quanto un adulto, forse il nostro mondo inizierebbe a girare un pochino meglio…

Carlos Gonzales, pediatra spagnolo, è fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno. All’interno del suo bellissimo libro, scritto in modo così simpatico che è difficile trattenere il sorriso di fronte alle sue argomentazioni espresse in modo così diretto e brillante, porta molte argomentazioni scientifiche a sostegno del suo modo di vedere l’educazione dei bambini. Per esempio, spiega perché non si può pretendere che un bambino dorma tante ore di seguito senza svegliarsi: non è un comportamento evolutivamente vantaggioso, perché un neonato preistorico, se fosse stato buono e tranquillo per tante ore senza richiedere l’attenzione della mamma, avrebbe fatto una brutta fine in breve tempo. I neonati di oggi non sanno di essere al sicuro dai predatori, se sono nel loro lettino e nella loro cameretta, quindi si tranquillizzano soltanto sentendo la vicinanza di mamma e papà, e fanno sonni spezzati che sono quindi fisiologici, non sintomo di “insonnia”. Come questo, tanti altri esempi ci spiegano il comportamento ritenuto così “difficile” dei nostri piccoli… e tante scenette di vita quotidiana ci fanno sorridere mentre ci spiegano il punto di vista dei nostri bambini…

Gonzales si dilunga molto a spiegare la negatività di certi “metodi” utilizzati per “addomesticare” i bambini, che si tratti di insegnar loro a dormire da soli, di utilizzare la “disciplina” per farsi obbedire o per ottenere dei comportamenti desiderati da loro… I bambini hanno i loro tempi e i loro modi per crescere, diversi a volte da come vorremmo che fossero, ma facili da capire e da rispettare se riusciamo a sintonizzarci sui loro bisogni e sulle loro esigenze.

I bambini non sono tiranni e non sono manipolatori, e se vi metterete alla loro altezza riuscirete a cogliere la loro enorme sincerità, la loro schiettezza e la loro generosità, e sarà facile rispettarli tanto quanto ci viene chiesto di rispettare il nostro “prossimo”. Iniziamo a rispettare i nostri figli, e saremo degli adulti e dei cittadini migliori.

Allattamento al seno: iniziare bene

venerdì, 1 ottobre 2010

Tante volte si sente dire che allattare è un gesto naturale, che verrà da sé… o che, altrimenti, è una questione di fortuna e non si può sapere in anticipo se ci sarà il latte, se sarà “buono”, se basterà al piccolo… Ma qual’è la verità? Secondo me, la verità è che allattare dovrebbe essere un gesto naturale e familiare per tutte le donne che stanno per diventare mamme… ma a differenza di qualche generazione fa, quando tutte le donne erano abituate a vedere altre mamme (le proprie, o le sorelle, le zie…) che allattavano, adesso spesso accade che si diventi mamma senza avere la più pallida idea di cosa significhi allattare, senza aver mai visto un neonato, e senza esempi “viventi” che possano dare una mano… Tante di noi non sono state allattate, e quindi neanche l’esperienza personale può venirci in aiuto…

Insomma, quali sono le piccole regole da sapere quando si sta per partorire e si desidera tanto allattare il proprio cucciolo? Le cose da sapere non sono molte, ma alcune sono fondamentali… Vediamone alcune:

L’attacco. Se è possibile, quello che vi consiglio è di attaccare il bimbo appena nato, se ve lo consentono e se voi riuscite (anche dopo un cesareo potete allattare subito, se chiedete aiuto). Se potete, lasciate al bambino il suo tempo, senza forzarlo, e senza affrettare la cosa. Fatelo attaccare da solo, visto che i neonati sono assolutamente competenti per farlo, e non hanno bisogno di qualcuno che gli metta la tetta in bocca, anche con modi poco garbati, come a volte accade. Alcuni bambini si attaccano subito voracemente, alcuni altri hanno bisogno di più tempo, per annusare la loro mamma, leccarla, e magari non ciucciano subito perché hanno ancora del muco in bocca o nel naso che devono ancora espellere… Teneteli a contatto col vostro corpo, e non tarderanno la prima poppata…  Mettete il bambino pancia contro pancia, con la testa in linea col corpo, avvicinate lui al seno e non viceversa, in modo da stare comode, e fategli aprire bene la bocca, in modo che abbia in bocca buona parte dell’areola, non solo il capezzolo, che altrimenti verrà masticato e farà molto male. Se sentite dolore non fate finta di niente, forse l’attacco non è corretto, chiedete aiuto ad una consulente LLL se il personale dell’ospedale non vi sembra disponibile o preparato, purtroppo non sempre gli operatori sono esperti… I primi giorni potete avvertire un po’ di fastidio all’inizio della poppata, ma se il bambino è attaccato bene questo fastidio dovrebbe scomparire entro pochi minuti. Potete allattare in molte posizioni diverse, ma all’inizio (e anche dopo!) è molto comodo allattare da sdraiate… così si può anche dormicchiare… Una cosa importante: non aspettate che il piccolo pianga per attaccarlo, se state attente vedrete che il piccolo manda altri segnali prima di arrivare al pianto, perché questo è solo un segnale tardivo di fame: si volta da una parte e dall’altra quando lo prendete in braccio, porta le manine alla bocca, schiocca con la lingua, inizia ad agitarsi… Evitate ciucci e biberon, per evitare confusione, almeno il primo mese di vita… Come fate a sapere quando la poppata è finita? Naturalmente il bambino quando è sazio si stacca. Se però dovete staccarlo voi per qualsiasi motivo, ricordatevi di farlo dopo aver inserito un dito nell’angolo della bocca, per rompere il “sottovuoto” che si crea quando il piccolo ciuccia, se no vedrete le stelle!

L’allattamento a richiesta. Lasciate poppare il bambino per tutto il tempo che vuole, senza limiti di tempo, senza guardare l’orologio: allattare a richiesta significa proprio questo, anche se alcuni vi diranno che i neonati devono poppare ogni 3 ore, per 10 minuti a seno, e di notte devono avere una pausa più lunga… I bambini che si accontentano di questo ritmo forse esistono, ma state certe che sono una rarità! Più spesso, i neonati vogliono ciucciare molto più spesso, e a volte stanno attaccati quasi un’ora… per poi riattaccarsi dopo mezz’ora… Questo non significa che non avete latte, ma solo che il vostro piccolo ha questo ritmo di allattamento, almeno in quel momento. I ritmi cambiano spesso, non sarà sempre così! Man mano che i piccoli crescono, diventano più esperti, quindi diminuisce il tempo della poppata, e si allunga la pausa tra una e l’altra. Se il piccolo si addormenta al seno troppo presto (dopo pochi minuti) provate a svegliarlo toccandolo dolcemente, o massaggiando il seno in giù… gli arriverà un po’ di latte direttamente in bocca, e si sveglierà continuando a ciucciare… Se vi sembra troppo sonnolento, svegliatelo almeno ogni 3 ore almeno per allattarlo, anche se lui non lo richiede… Se rigurgita del latte, sappiate che è normale, se non sembra essere disturbato non vi preoccupate… Mia figlia ha rigurgitato fino a 6 mesi circa, poi ha smesso da sola… Se invece sembra soffrire, rivolgetevi ad un bravo pediatra, forse soffre di reflusso. Alcune mamme allattano con un solo seno per poppata, altre all’interno della stessa poppata offrono i due seni, e entrambe le modalità vanno bene, vedete voi come regolarvi. Se allattate da entrambi i seni, alla poppata successiva iniziate col seno che la volta prima avete dato per secondo. Quante volte dovete allattare nelle 24 ore? Sarà il vostro bambino a dirvelo, comunque tenete conto che la maggior parte dei bambini ciuccia 10-12 volte nell’arco delle 24 ore; la frequenza può variare, magari farà 2 poppate quasi attaccate e poi farà una pausa più lunga, oppure popperà sempre ogni 2 ore, di giorno e di notte…

La crescita. Oltre al controllo settimanale del peso (di più non ha senso, soprattutto la doppia pesata che in alcuni ospedali fanno ancora fare), controllate che il bambino bagni 6-8 pannolini di stoffa al giorno (o 4-5 di quelli usa e getta), e faccia 3-4 pupù, perché ciò indica che è adeguatamente nutrito. Nel primo trimestre di vita, dopo le prime due o tre settimane, è accettabile un aumento di peso di circa mezzo chilo al mese, o di 120-200 gr alla settimana. Se vi sembra che il vostro bambino non prenda abbastanza latte, prima di ricorrere al pediatra (che spesso riterrà che il vostro latte non sia abbastanza, o abbastanza buono, e di conseguenza interverrà proponendo il latte artificiale), sentite una consulente LLL, che forse potrà aiutarvi ad individuare il problema.

Ecco le informazioni che mi sembrano più importanti quando si desidera iniziare l’allattamento nel migliore dei modi… In ogni caso sappiate che le prime settimane non saranno rose e fiori, accudire il vostro bambino sarà duro e molto stancante, anche se sarete perse nei loro occhietti e innamorate pazze di ogni loro pieghetta… ma presto prenderete il ritmo giusto e allora potrete godere maggiormente della gioia dell’essere mamme e delle gioie dell’allattamento!

Gli stati comportamentali del neonato

venerdì, 16 luglio 2010

I nostri piccoli, appena nati, attraversano nell’arco della giornata 6 stati comportamentali, che può essere importante conoscere per comprendere a fondo i segnali che ci invia il nostro piccolo. Infatti, nei primi tempi è fondamentale che siate voi ad adattarvi al vostro bambino, e non viceversa. Se saprete decifrare bene i suoi segnali, sarà più facile individuare i momenti giusti per fare ogni cosa: mangiare, giocare, dormire.

Il primo stato è quello del sonno profondo: il bambino dorme immobile, col viso rilassato, gli occhi chiusi, il respiro lento e regolare; se anche c’è un rumore mediamente forte nella stanza, non si sveglia.

Il secondo stato è quello del sonno attivo: il bambino dorme ancora ma si può muovere, ha gli occhi chiusi ma al di sotto delle palpebre si vede che gli occhi si muovono (sonno R.E.M.); può fare delle smorfie o succhiare come se avesse il seno in bocca, può emettere dei versi e il suo respiro è irregolare; reagisce agli stimoli (rumori, movimenti).

Dal sonno attivo si passa al dormiveglia, in cui il bambino si muove lentamente, magari stirandosi o succhiandosi il pugnetto, ha gli occhi semi-aperti o aperti con sguardo sognante; il viso è espressivo, può fare smorfie o sbadigli, piagnucolare; ha il respiro irregolare e reagisce agli stimoli. Questa fase può essere il momento di transito verso un’altra fase di sonno attivo o verso il risveglio completo… cercate di capire che cosa vuole fare il vostro piccolo.

Se si sveglia, si trova ora in fase di veglia tranquilla, in cui gli occhi sono aperti e attenti, alla ricerca di uno sguardo, fa movimenti finalizzati, ha il viso rilassato e può imitare le espressioni dei genitori. Emette dei suoni, reagisce agli stimoli e il respiro è regolare. Quando è molto piccolo, questa fase dura molto poco, ma va aumentando con la crescita del bambino.

Si passa poi alla veglia attiva: il piccolo si muove in modo scoordinato, può fare degli “scatti”, può avere il corpo e il viso contratti, può sussultare (le braccia vengono tese all’infuori e la schiena si inarca); gli occhi sono aperti ma “distratti”, il respiro è irregolare, il bambino è “agitato”.

Subito dopo si arriva alla fase del pianto, in cui i movimenti sono scoordinati, l’espressione è contratta, il viso è pallido o rosso, gli occhi sono serrati o spalancati, il respiro è molto irregolare e ci possono essere apnee e singhiozzi; il bambino può piangere con o senza lacrime.

Osservando attentamente i vostri piccoli riuscirete senza problemi a cogliere il succedersi di questi stati, e così saprete sempre cosa aspettarvi per ciò che riguarda il sonno, i risvegli, la pappa… Buone osservazioni!

Ascolta il tuo piccolo!

giovedì, 8 luglio 2010

È difficile, i primi tempi dopo la nascita del proprio bambino, riuscire ad ascoltarlo veramente. Ricordo che i primi giorni da mamma non sono stati facili; a causa dei problemi che avevamo con l’allattamento, ogni volta che la bambina piangeva, anche io mi trovavo con un gran senso di ansia, e se mi svegliavo sentendola piangere (perché stranamente ero riuscita ad addormentarmi!), mi svegliavo spaventata e disorientata, col batticuore. Avevo paura di non riuscire a capirla, a soddisfare i suoi bisogni, e a volte mi prendeva il panico. Poi, dopo i primi giorni, abbiamo imparato a conoscerci meglio, ad ascoltarci vicendevolmente, e tutto è andato meglio.

È anche difficile riuscire a capire quale sia il motivo del pianto del bambino: sarà fame, caldo, sonno o cosa? Le mie ostetriche, il giorno che è nata mia figlia, mi avevano detto questo: “Quando piange, attaccala al seno. Se non ha fame, prova a cambiarla. Se piange ancora, attaccala di nuovo al seno!”. E devo dire che ho trovato molto utile questo consiglio. In effetti, all’inizio il neonato soddisfa molti dei propri bisogni al seno, non solo fame e sete ma anche compagnia, affetto, calore, sonno… Se continua a piangere, può darsi che abbia caldo o freddo, che sia troppo stimolato o che si annoi (sì, anche i piccolissimi si annoiano!): provate a verificare un po’ tutte queste cose, e sono sicura che prima o poi troverete la vostra risposta. In ogni caso, se funziona, proponete il seno senza paura che il bambino possa “viziarsi” o avere altri problemi… Ci sarà tempo, più avanti, per altre modalità di comunicazione che escludano il seno, ma all’inizio è fondamentale dare al piccolo la sicurezza del suo porto sicuro, le braccia della mamma e il dolce latte che sgorga da lei!

Ma la cosa fondamentale, secondo me, è proprio dare importanza ad ogni manifestazione del bambino. Se il tuo piccolo piange, ha certamente una ragione per farlo. Quindi, se anche il seno o il cambio del pannolino non eliminano il suo disagio, e hai provato di tutto, continua a tenerlo in braccio e a dirgli che non capisci come aiutarlo, ma che tu starai con lui finché non starà meglio. Non lasciarlo mai solo. I bambini ascoltati e accolti anche nei momenti più difficili imparano prima a mostrare in modo efficace le proprie esigenze e bisogni, e non piangono tanto come quelli che invece vengono lasciati a loro stessi: così saprai per certo che quando il tuo bambino piange ti vuole comunicare una cosa importante e ha bisogno di te, e lui imparerà che è una persona importante e degna di considerazione, crescerà sentendosi amato e avrà fiducia in se stesso.

Il bello e il brutto della gravidanza

martedì, 30 marzo 2010

Quando ripenso alla mia prima e per ora unica gravidanza, una marea di emozioni e ricordi mi invade… 9 mesi sono tanti e si provano così tanti sentimenti contrastanti! Poi è difficile “riassumere” tutto ciò che si è provato, ma a volte lo si fa per rispondere alla gente che ci chiede “E la tua gravidanza com’è andata?”. Quando la gravidanza non ci piace, può essere a causa di problemi nella nostra vita in generale, o forse il momento in cui arriva la gravidanza non era quello adatto, o forse ci sono dei problemi legati proprio alla gravidanza, che non procede bene, e quindi ci procura paure e preoccupazioni… Credo che in tutte le gravidanze ci siano aspetti positivi e negativi, dettagli che ci hanno fatto stare particolarmente bene o eventi che ci hanno fatto soffrire, e ho voglia di provare a ricordare la mia esperienza!

Quando penso agli aspetti negativi della mia gravidanza, quello che prevale su tutti è senz’altro il malessere che ho provato nel corso dei primi mesi, malessere fisico dovuto alla continua nausea e al vomito che si ripeteva più volte al giorno… Dalla 6a alla 16a settimana sono stata male, andando man mano meglio, ma è stata molto dura. In quel periodo sono stata a casa, non avrei potuto fare nulla, la mia vita andava avanti sul divano di giorno e nel letto di notte, e spesso in bagno! Nonostante la felicità dell’essere incinta, questo periodo è stato davvero difficile, e ogni volta, ancora adesso, che ho un po’ di fastidio allo stomaco, mi ributto per un istante in quei lunghi mesi difficili… e mi chiedo come ho fatto a superarli. Eppure l’ho fatto! Un’altra cosa che mi ha portato un po’ di scompiglio è stato il rigido protocollo del servizio ostetrico che mi ha seguito, per cui ogni tot si rischiava di uscire per qualche problemino, come lo streptococco positivo, la pressione alta o bassa, l’anemia, i controlli… Insomma non ero sicurissima di poter partorire a casa, e ogni tanto il pensiero di dover andare in ospedale mi faceva star sveglia di notte. Ci tenevo davvero tanto! Per il resto, a parte gli ormoni ballerini che ogni tanto fanno brutti scherzi, mi sembra di poter dire che ho vissuto una gravidanza piuttosto sana e serena. Dopo i primi mesi ho ripreso piano piano la mia vita e ho portato a termine i progetti a cui tenevo, preparandomi poi all’arrivo della mia bambina. Le ultime settimane sono state essenzialmente di riposo e meditazione, di lettura, di solitudine ricercata, di dialogo con la piccola, di passeggiate nel pallido sole primaverile, e di preparazione “spirituale” all’incontro con la nuova dimensione dell’essere mamma.

Gli aspetti positivi? Beh sono assolutamente la maggioranza, per fortuna! E’ anche difficile elencarli, perché sento che tutto il periodo dei 9 mesi ne è stato pregno… La gioia iniziale nella scoperta di essere portatrice di una nuova vita, le mille fantasie su come sarebbe stato, i tanti sogni vividi, l’unione con il papà sempre più forte, il sapere di stare crescendo bene la nostra creatura, al calduccio nella mia pancia… Nei primi mesi questi sentimenti e pensieri erano già presenti, ma indeboliti dal malessere fisico e dalla stanchezza che mi annebbiavano la mente… Ma anche quel periodo è stato necessario, perché come ho scritto nel diario che scrivevo per la mia creaturina, una delle prime cose che ho capito è stata che stavo imparando l’elasticità, dote necessaria a crescere un bambino, e anche la fiducia nel mio corpo e nel mio bambino. Evidentemente non ero un soggetto facile, perché la nausea è stata bella tosta!

Nei mesi successivi, ricordo benissimo la sensazione di potenza, quasi di onnipotenza che provavo dietro alla mia panciona che cresceva… Sentivo di avere una forza mai provata prima, un’energia così grande da poter scalare una montagna! Era però una sensazione più mentale che fisica, stavo benissimo e mi sentivo bene, bella e felice. Il rapporto con la piccola dentro la pancia cresceva sempre più, poi quando ho iniziato a sentire i movimenti della mia piccolina ero al settimo cielo, da lì non è passato giorno che non ci parlassi e non la accarezzassi attraverso il pancione… Le leggevo le storie, le facevo sentire canzoni e musiche che ancora adesso mi fanno subito ripensare a quel periodo, e sognavo e fantasticavo su di lei (anche se non sapevo ancora con certezza che fosse una bambina!). Mi sentivo proprio bene nei miei abiti prémaman, ero anche ingrassata un po’ ma era solo un bene, dopo quei primi mesi così difficili!

Nel terzo trimestre, passata un po’ l’euforia dei mesi centrali, ho iniziato a sentirmi un po’ più stanca, ma stavo sempre bene, e come accade di solito il mio viaggio si è fatto un po’ più intimo, ero un po’ più centrata su di me, concentrata sull’arrivo della mia creatura, sul parto, e iniziavo a prepararmi in tutti i modi che potevo. Fisicamente sono stata bene fino all’ultimo, solo un piccolo calo del ferro che ho dovuto “curare” per non dover uscire dal protocollo, ma che poi ho scoperto essere assolutamente normale, in procinto del parto. E poi, in questo periodo, ho iniziato a sentire anche che ero un po’ stufa della pancia! Avevo delle vene che si erano gonfiate, all’inguine e sulle gambe, e questo mi obbligava a portare le calze elastiche. Per fortuna che era inverno! Quindi ad un certo punto ero stufa di tutto quel peso, di dovermi alzare al mattino come se pesassi un quintale, puntando le mani nel letto per tirarmi su con uno sforzo sovrumano… E di dormire con le mani informicolate, e di non riuscire più a scrivere se non al computer, per il dolore alle mani. Sono felice di non essere arrivata neanche alle 40 settimane ;-)

Insomma, questa a grandi linee è stata la mia esperienza. Mentre scrivo sono consapevole del fatto che tante di voi si ritoveranno in alcuni particolari, ma per la maggior parte delle cose ci saranno differenze, e per chi ha più di un figlio ancora di più! Nonostante la fatica fisica e le preoccupazioni che accompagnano questo periodo della vita di una donna, credo che alla fine il bilancio non possa essere che positivo. E credo anche che, visto che i nostri piccoli là dentro sentono tutto ciò che proviamo, sarebbe bello se tutte le mamme del mondo potessero vivere la loro gravidanza nel modo più sereno possibile, sapendo che quel viaggio le porterà ad abbracciare la  nuova vita che hanno creato!

Allattamento: il nostro difficile inizio

martedì, 16 marzo 2010

Vera era nata, in casa, come avevamo tanto sperato e desiderato… Era andato tutto bene, pesava 3,490 kg ed era lunga 53 cm. Dopo circa un’ora dalla nascita l’ostetrica mi aveva aiutata ad attaccarla al seno. Aveva visto che c’era già il colostro, la bimba sembrava attaccarsi bene, quindi era tutto a posto! Peccato che io, fin da subito, avevo subito provato dolore, troppo secondo me, ma loro dicevano che la posizione dell’attacco era corretta, che all’inizio faceva un po’ male e quindi cercavo di pensare positivo. Il parto era andato così bene, perché l’allattamento doveva andare male?

Vera era nata alle 6 di mattina di venerdì (4 aprile 2008), le ostetriche se ne erano andate verso le 9, e sarebbero tornate la mattina dopo. Quella stessa mattina era venuto a casa il pediatra (un neonatologo) a visitare la bambina, e anche a lui avevo chiesto se l’attacco andasse bene, perché continuavo ad avere molto dolore. Aveva detto che era perfetto (!!!), e che per 10 giorni circa avrei avuto un po’ di male mentre allattavo… Dieci giorni?! Mi sembrava un tempo eterno per poter resistere, io avevo davvero tanto male! E iniziavo anche ad essere scoraggiata, mi sembrava davvero difficile poter resistere a lungo. Ogni volta che Vera si attaccava, sentivo come se milioni di aghi mi si conficcassero nel seno, e questa sensazione non variava né diminuiva nel corso della poppata. Trattenevo il respiro, stringevo i denti, piangevo sottovoce, resistevo, mi pizzicavo altrove per non sentire male al seno, ma con il solo effetto di procurarmi altri dolori.  Avevo passato tutta la giornata di venerdì a letto, senza poter dormire, ad ammirare la mia piccola creatura e ad allattarla, in questo modo. A sera ero già distrutta, ricordo che avevo pianto perché non ce la facevo… Non ricordo assolutamente il dolore dei punti dati per la lacerazione che avevo avuto durante il parto, ma il dolore mentre allattavo era terribile!

Il giorno dopo, sabato, erano tornate le ostetriche. Avevano visto che non avevo ragadi, ma il seno mi faceva molto male, non potevano sfiorarlo che saltavo. Mi avevano consigliato di usare la lanolina e i paracapezzoli, così mio marito era andato a comprarli mentre loro erano ancora lì. Avevo provato ad allattare Vera con i paracapezzoli, lei si era attaccata, io avevo ancora male, ma forse era leggermente più sopportabile. Peccato che, una volta uscite di casa le ostetriche, Vera non ne avesse più voluto sapere dei paracapezzoli! Avevo pensato che non sarebbe cambiato molto, tanto il dolore c’era sempre…

Nel pomeriggio avevo telefonato alla mia consulente della Leche League, perché ero molto in difficoltà, e lei mi aveva detto che se avevo tanto male significava che la bambina non si attaccava bene, che potevo provare a farle aprire bene la bocca facendole fare l’esercizio della “camminata sulla lingua”, e che nel frattempo dovevo prendere un tiralatte per tirarmi il latte e darglielo in altro modo, magari con una siringa senza ago e facendole ciucciare il dito, perché se non si attaccava bene non avrebbe neanche preso il latte che le era necessario. Finalmente avevo avuto un riscontro che mi dava ragione, non ero io ad essere strana, ma c’era davvero qualcosa che non andava! Non ricordo più perché non avevamo preso subito il tiralatte, e non ricordo altro di quel sabato. Però ricordo bene la notte che avevamo trascorso, la notte tra sabato e domenica… Avevo pianto tutte le mie lacrime, ero stremata, il dolore era sempre più forte, e in piena notte io quasi deliravo per la stanchezza e la disperazione, chiedevo continuamente a mio marito di aiutarmi, gli dicevo piangendo che non sapevo come fare, non volevo dare il latte artificiale a Vera ma stavo impazzendo per il dolore e perché non capivo che cosa stava succedendo… Verso le 2 di notte mio marito era andato a cercare la farmacia di turno, per comprare un tiralatte e del latte artificiale. Era continuata la crisi, e verso le 6 di mattina ci eravamo tutti addormentati, stremati. Appena sveglia, ero tornata alla realtà che mi terrorizzava: non sapevo se era peggio dare a mia figlia il latte in polvere e desistere, oppure provare ancora ad attaccarla… Avevo provato a tirarmi il latte, ma ne veniva poco (mio marito tra l’altro ne aveva preso uno manuale), quindi con il minimo di lucidità che ci era rimasto avevamo deciso di darle un poco di latte artificiale facendoglielo ciucciare da una siringa senza ago, usando anche il nostro dito. Quando, quella mattina, erano tornate le ostetriche, mi avevano trovata in condizioni pessime, avevamo raccontato loro la nostra nottata e ricordo benissimo che avevo detto a Giovanna: “Non so perché ho così male, ma ti giuro che preferirei partorire di nuovo subito piuttosto che allattarla”. Guardando la sua faccia avevo capito che finalmente avevano compreso che non era uno scherzo, in fondo avevo partorito da sola, sapevo tollerare il dolore, non era normale che avessi così male! Quella domenica non la avevo più attaccata al seno, mi ero tirata il latte e glielo avevamo dato con la siringa, e qualche volta le avevamo dato quello artificiale.

Il giorno dopo erano tornate le ostetriche, il mio seno era gonfio di latte e quindi me lo avevano alleggerito spremendolo con le mani; all’inizio avevo sentito un dolore tremendo, piangevo mentre Giovanna me lo massaggiava e il latte sgorgava nel bicchiere… poi andava meglio, mi ero alleggerita e le ostetriche avevano dato il latte a Vera con il bicchierino. Avevo provato ad attaccare la bambina dopo aver messo una crema anestetica che mi avevano portato le ostetriche, lei aveva succhiato, io avevo resistito ma avevo ancora dolore, nonostante la crema. Era tornato anche il pediatra a visitare Vera, aveva perso solo 100 grammi dalla nascita, e continuava a stare bene. Sentivo che anche le ostetriche non sapevano che pesci pigliare, ma mi avevano consigliato di contattare una pediatra esperta di allattamento che lavora all’Asl di Moncalieri, per andare a farmi vedere da lei. Nel pomeriggio avevo telefonato e avevo preso appuntamento per giovedì, le cose stavano lentissimamente migliorando e ora ogni tanto riuscivo ad attaccare la bimba. In realtà non era cambiato molto, forse era semplicemente la speranza di riuscire a farcela. Martedì e mercoledì erano venute a trovarmi mia mamma e mia sorella, che ancora non avevano visto la bambina, ed ero anche riuscita a fare delle foto mentre allattavo! Avevo salutato le ostetriche martedì mattina, e le avrei poi chiamate per far loro sapere della visita dalla dott.ssa. Quei giorni erano stati comunque incredibilmente faticosi, spesso non ce la facevo a tirarmi il latte sufficiente a darlo a Vera le volte che non la attaccavo, quindi ricorrevamo al LA ma ogni volta io mi sentivo sconfitta.

Giovedì mattina ci eravamo recati da questa dottoressa, nelle cui mani avevo bisogno di affidarmi, e ricordo che durante il viaggio in auto (il primo con Vera, nel suo piccolo ovetto) ero molto preoccupata, avevo paura che anche lei non capisse cosa c’era che non andava, ma allo stesso tempo ero speranzosa. Quando era venuto il nostro turno, eravamo entrati, e subito la dott.ssa mi era parsa gentile e competente. Aveva visitato Vera, vedendo che stava bene, l’aveva pesata ed ero stata contenta di vedere che aveva già quasi raggiunto il peso della nascita, era 3,450 kg. Rassicurata sulla sua salute, eravamo poi passati a esaminare il nostro problema. Osservando una poppata, la dottoressa aveva visto che Vera non apriva correttamente la bocca, e che il mio capezzolo era uscito dalla sua bocca un po’ schiacciato, così mi aveva chiesto quanto dolore sentivo da 1 a 10, e io credo di aver risposto 8. Poi aveva tenuto indietro il mento della bimba mentre poppava, facendole aprire un po’ di più la bocca, e mi aveva chiesto se andava meglio, e quanto dolore sentissi in quel momento. Andava proprio meglio, eravamo passati a 5! Ero meravigliata, poi la dott.ssa mi aveva fatto vedere alcuni modi per far attaccare la bimba (essenzialmente offrire il seno facendo aprire bene la bocca alla bimba, e usando la posizione incrociata), accertandosi che avessi capito, e ci aveva detto che per un po’ di tempo avremmo dovute tirarle indietro il mento mentre mangiava, per farle capire che doveva aprire di più la bocca, ma che la situazione non era così grave, ce l’avremmo fatta in breve tempo anche se non poteva sapere quando. Mi aveva anche consigliato di applicare comunque la lanolina anche in assenza di lesioni visibili, e di prendere del paracetamolo per il dolore, ogni 6 ore, fin quando ne avessi avuto bisogno. Sarà stato superfluo forse, ma quell’attenzione anche al mio dolore mi ha fatto sentire bene, ho capito che finalmente qualcuno aveva accolto la mia richiesta di aiuto.

Una volta a casa, ero sollevata e pronta ad affrontare i successivi giorni, “allenando” la mia piccola a poppare bene, perché ce la potevamo fare! Non sono stati giorni facili, ma anche con il grande aiuto di mio marito ce l’abbiamo fatta, sentivo sempre meno dolore, Vera apriva sempre meglio la bocca e dopo pochi giorni avevamo abbandonato anche “l’allenamento”. Finalmente riuscivo ad allattare la mia piccola senza piangere!

Al controllo della settimana successiva (Vera aveva 12 giorni) pesava già 3,700 kg, aveva preso più di 2 etti! Ricordo che le poppate non erano ancora “indolori”, ma almeno riuscivo ad allattare senza troppi problemi, e lo facevo anche fuori casa.

Era iniziato un periodo più facile di quello appena trascorso, ma ancora c’erano delle difficoltà… Vera non voleva stare al buio, non riuscivo a dormire con lei nel lettone perché appena spegnevamo la luce si svegliava, e io non riuscivo a dormire così. Oltre a ciò, volevo che almeno mio marito riposasse un po’, e quindi avevamo iniziato a dormire un po’ io e un po’ lui, a turni. Chi stava sveglio rimaneva in salotto sul divano con la piccola, che spesso dormiva, ma tenevamo una lucina accesa… Ricordo i miei bruschi risvegli quando sentivo piangere la piccola, il cuore mi batteva fortissimo, allora mi alzavo e la allattavo, stavo un po’ io con lei, e a volte ci addormentavamo insieme, io seduta sul divano e lei sul mio petto… Io ero stanca e dovevo ancora abituarmi a non dormire tante ore di seguito, ora avendo un po’ più di esperienza so che agirei diversamente, ma allora con tutte le difficoltà che avevo avuto era l’unica cosa che ero riuscita a fare! Quando la piccola aveva circa 1 mese, avevo deciso di “buttarmi”, di riprovare a dormire nel letto, perché Vera adesso dormiva un po’ di più, e quindi una sera ho deciso di andare a dormire con lei, tutti nel lettone di famiglia… e insomma lei dorme ancora lì, con la sua mamma e il suo papà!

La piccola cresceva benissimo, e potete immaginare la mia soddisfazione quando al consultorio mi chiedevano sorpresi: “Ma non è possibile, solo con il suo latte?”, io rispondevo di sì e loro ancora più stupiti! Nel corso del secondo mese erano però sorti altri problemini. All’inizio avevo cercato di minimizzare e di far finta di nulla, ma grazie alla mia doula avevo deciso di guardare in faccia la realtà e di cercare di superare anche questo ostacolo. Avevo ancora, di nuovo, male al capezzolo, e io avevo il dubbio di avere la candida. La bambina inoltre faceva uno strano verso, uno schiocco, mentre poppava, e non riuscivo a capire bene di cosa si trattasse. Leggendo “Allattare un gesto d’amore” avevo capito che forse avevo un riflesso di eiezione troppo forte, e Vera cercava di tenerlo a bada stringendo la bocca. Avevo poi deciso di tornare dalla dott.ssa esperta di allattamento, che era stata così carina e preparata la prima volta, perché volevo fare chiarezza sulla situazione, e iniziare a godermi questo allattamento, volevo solo allattare in santa pace! La dott.ssa, che avevamo rivisto quando Vera aveva circa 2 mesi, ci aveva confermato quello che pensavo: il mio riflesso ossitocinico era molto abbondante, e la bambina stringeva la bocca per cercare di rallentare il flusso di latte. Il capezzolo almeno non usciva schiacciato, era già qualcosa! E secondo lei non avevo la candida, che bella notizia! Mi aveva allora consigliato di sostenermi il seno con la mano, comprimendolo un po’, dicendo che di solito si dice alle mamme di non farlo, proprio perché può rallentare il flusso del latte. Ma in questo caso era proprio quello che ci voleva! Nello stesso periodo, sempre per il problema del riflesso troppo forte, spesso allattavo nel letto, da sdraiata, cercando di contrastare un po’ la forza di gravità, ma questo non bastava alla mia piccola, che spesso (di solito alla poppata del tardo pomeriggio) piangeva all’inizio della poppata e si staccava continuamente. Allora io provavo a spremermi un po’ di latte in un bicchiere, poi la riattaccavo e così via, finché smetteva di piangere e riusciva a poppare bene. Spesso mi sdraiavo anche al contrario, per farle svuotare il quadrante superiore del seno, che diventava duro… Insomma, anche quel periodo non è stato affatto facile, ma ho tenuto duro e finalmente siamo riuscite a superare anche quell’ostacolo. Vera è cresciuta, era una bambina bellissima, uscivamo sempre, allattavo al parco, passeggiavamo, la bella stagione era finalmente arrivata e ora mi sembrava di poter davvero godere del periodo magico dell’allattamento. Ci mancavano solo… le coliche! Dalla terza settimana fino alla fine del terzo mese, quasi ogni giorno, verso sera, Vera era più nervosa e spesso piangeva, sapevo che quelle non erano coliche ma solo il fisiologico processo di crescita e sviluppo del suo sistema nervoso. Io le stavo vicino e la tenevo tanto nella fascia, sia in casa che fuori, per farle sentire che ero con lei. Però purtroppo Vera ha avuto anche qualche episodio di coliche, pochi ma abbastanza intensi… In quei minuti (anche se a noi sembravano ore), di solito meno di mezz’ora, piangeva in un modo straziante, acuto e inconsolabile. Avevamo provato di tutto: allattarla, metterla a pancia sotto sul nostro braccio, cullarla, scuoterla, metterla nella fascia, cantare… Alla fine, la cosa che ci sembrava più efficace era questa: correre per la casa con lei in braccio, in modo da scuoterla abbastanza, mentre cantavamo a voce alta una canzone inventata sul momento… sembravamo due pazzi! Per fortuna questi episodi sono stati pochi, ci faceva davvero soffrire vedere la piccola stare male mentre noi non potevamo fare nulla per farla stare meglio.

Ripensando a questo periodo, dopo quasi 2 anni, mi viene da dire… Mamma mia che fatica! Ricordo con tenerezza tutti questi momenti, specialmente i primi, perché le difficoltà che abbiamo avuto con l’allattamento sono andate a complicare le difficoltà che già normalmente si hanno con l’arrivo del primo bambino… ma so che sono stata molto più fortunata di altre mamme, perché ho ricevuto l’aiuto e il sostegno necessario per poter andare avanti nell’allattamento, cosa a cui tenevo tantissimo. Mi piacerebbe che tutte le mamme che hanno difficoltà ma che intendono allattare i loro bambini ricevessero il giusto supporto, perché allattare è un dono meraviglioso che ogni mamma (e ogni famiglia) regala ai suoi piccoli ma anche alla nostra società… peccato che tante persone non lo capiscano!

Giochi per i nostri bambini

sabato, 27 febbraio 2010

Quanti giochi ci ritroviamo in giro per casa, ora che siamo mamme (e papà)? Secondo me sempre troppi! Io continuo a fare scatoloni per portare via dei giochi superflui, tutti regalati o recuperati, perché alla fine noi ne abbiamo comprati davvero pochi… E ogni sera ci vuole un bel po’ per riordinare i giochi e metterli un po’ nei cestini in cameretta, un po’ in quello in soggiorno, e così via… Ma i nostri piccoli hanno davvero bisogno di tutti questi giochi? E quali in particolare sono più idonei?

Già quando Vera era neonata, ho iniziato a ricevere dei giochini in regalo, piccole cose che col passare dei mesi si sono moltiplicate sempre più… e adesso se mettessi insieme tutto ciò che abbiamo avuto, potrei quasi aprire un negozio di giocattoli! Abbiamo ricevuto pupazzetti, carillon, cubi di stoffa, palline morbide, oggetti di gomma da mordere, bambole, peluche, strumenti musicali, e chi più ne ha più ne metta… Poi, col passare del tempo (e Vera non ha nemmeno 2 anni!) siamo arrivati alle costruzioni, ai libri, ai puzzle, ai trenini… Insomma abbiamo di tutto! Mi viene spesso il dubbio che tutti questi giochi siano troppi, soprattutto ripensando alla mia infanzia, quando io e mia sorella avevamo pochi giochi, spesso anche lì recuperati, ma ci divertivamo un mondo inventando noi dei giochi o organizzandoci come potevamo con ciò che avevamo. E allora cucinavamo con le pentole che la mamma ci prestava, e ci mettevamo dentro dei ritagli di giornale, facendo finta che fosse pasta o carne… ed era divertente anche stare lì a ritagliare la carta! Quando eravamo fuori, prendevamo direttamente l’erba del prato, un po’ di acqua e un po’ di sabbia, facendo dei pasticci incredibili ma che ci davano un sacco di soddisfazione! Quando ripenso a quei giochi che amavo così tanto, mi sembra che mia figlia sia già stata “inondata” di cose che non servono, di giochi che sarebbero sostituibili con altri oggetti del nostro vivere quotidiano… ma lei si affeziona subito ad ogni nuova cosa, e spesso non mi sento di farle sparire finché è così interessata, e aspetto il momento in cui mi sembra che possa essersene davvero dimenticata… perché se un giorno qualcosa le fa venire in mente o ricordare un certo oggetto, guai se non riusciamo a trovarlo!

Tra i giochi a cui sono affezionata di più anche io, ci sono sicuramente quelli di legno, che in parte le abbiamo regalato noi e in parte abbiamo ricevuto: uno xilofono, una torre con cerchi da impilare, due puzzle con gli animali. Oltre ad essere ecologici, sono più piacevoli al tatto e secondo me stancano di meno anche gli occhi, non so spiegare perché ma ho questa sensazione! E sicuramente apprezziamo molto i libri… Ne avrà almeno una ventina, ma quelli non possiamo proprio accantonarli, perché li conosce tutti benissimo e non passa giorno che non ne voglia sfogliare qualcuno! Questo suo interesse per i libri spero si mantenga anche in futuro, perché anche io e il papà abbiamo questa passione… e in fondo nei libri si trovano sempre mondi molto interessanti, che fanno volare la fantasia! Per quanto riguarda i giochi “moderni”, a parte un trenino e una ranocchietta che suonano e si muovono ma che non sono molto “invasivi”, gli altri giochi con luci e suoni che abbiamo ricevuto (o usato a casa di amichetti vari) hanno secondo me una cosa in comune: stordiscono i bambini! Quel che è certo è che i piccoli ne rimangono molto affascinati, e spesso fanno ripetere all’infinito le varie melodie che ci sono all’interno… e in questo mia figlia è maestra! Ma alla fine i bambini stessi (e le mamme pure!) ne escono stanchi e un po’ ipnotizzati… Siamo sicuri che questi giochi siano adatti ai nostri piccoli? Sarà vero che stimolano i sensi, questo sì, ma l’impressione che ho io è che questi giochi siano un po’ “autistici”, nel senso che non ci può essere interazione più di tanto, ovvero c’è interazione ma solo con l’oggetto stesso… Forse sono stati inventati per tenere buoni i bambini per un po’, per dare il tempo ai genitori di fare qualcosa in casa o per riposarsi… ma proprio per questo mi vien da dire che sì, ogni tanto possono andare bene, ma bisognerebbe secondo me fare attenzione a non esagerare con questi giochi.

Cosa può piacere ancora di più ai nostri bambini, indipendentemente dall’età? Credo che, molto più di qualsiasi gioco e libretto, i nostri figli apprezzino tanto la nostra attenzione, la nostra partecipazione alle loro scoperte e ai loro giochi, e il nostro entusiasmo nel passare del tempo con loro. Non sempre ciò è possibile, sia per le mamme che lavorano sia per le mamme che stanno tutto il giorno con i bambini, ma credo sia importante tenerlo a mente, in modo che, alla prima occasione, invece di dire “Oggi abbiamo un po’ di tempo, possiamo andare a comprare questo gioco”, ci possa venire in mente questa frase: “Oggi abbiamo un po’ di tempo, possiamo giocare insieme a…”. Non si deve per forza inventare un gioco nuovo o super-divertente ogni volta… mia figlia per esempio si diverte anche molto aiutandomi in casa, in qualche semplice faccenda, come per esempio stendere: appena mi vede con la bacinella in mano viene subito a passarmi le mollette o i panni da stendere! Ed è molto felice e gratificata quando la ringrazio per il suo aiuto!

Un’idea che mi sembra intelligente, per non ritrovarsi la casa piena di giochi, potrebbe essere quella di accordarsi con una o più mamme, e far “girare” i giochi dei figli, per esempio scambiandoseli ogni 2 settimane, così i bambini non si annoiano e si evita di comprare mille cose… Poi proviamo a costruire noi dei giochi, con le cose che abbiamo a casa… Mia mamma era bravissima a improvvisare bamboline con ritagli di stoffa, non le cuciva nemmeno, usava dei nastri per legare le estremità e attaccava i capelli di lana con un po’ di scotch… credo che usando la fantasia si possano fare mille cose, basta impegnarsi un pochino!

Mi piacerebbe molto insegnare a mia figlia quanto è interessante il mondo, soprattutto quello naturale, quello degli animali, piuttosto che farla rifugiare in giochi troppo uniformanti, in quei giochi che allontanano dalla fantasia e dal vero mondo dell’infanzia, ma che fanno bene solo alle grandi aziende che producono giocattoli… E spero che, dedicandole tanto tempo anche per giocare insieme, possa veramente apprezzare in pieno questo momento fatto di sperimentazione, di gioco libero e di tante scoperte… cioè la sua Infanzia!

Il lettone di famiglia

sabato, 6 febbraio 2010

Fra pochi giorni dovrebbe arrivare a casa nostra la “terza piazza” del nostro lettone di famiglia… Fino ad ora abbiamo dormito in 3 nel letto matrimoniale, a cui abbiamo agganciato il classico lettino, tirando giù una sponda… Pensavo che sarebbe stato comodo provare con una soluzione così (il side-bed), ma in realtà il lettino lo sto usando concretamente solo da pochi giorni, e non lo trovo così comodo… Fino ad ora era servito soprattutto per appoggiare oggetti come la sveglia, altre coperte, i fazzoletti… e Vera non ci aveva mai dormito, se non per sbaglio… Ma ora, da qualche giorno, Vera dorme lì dentro, nel lettino attaccato al lettone, perché mi sembra che si svegli un po’ di meno non sussultando con noi ogni volta che ci muoviamo nel letto o che spostiamo le coperte… Per noi non è pensabile ancora metterla a dormire in un letto da sola, perché si sveglia comunque ancora tanto, e si riaddormenta quasi sempre poppando, quindi per me sarebbe veramente stancante fare la spola ogni volta… e quelle volte che la piccola si riaddormenta da sola, solo sentendo che le prendo una manina… non ci sarebbero più! La soluzione attuale quindi è che ognuno ha la sua parte di letto, ma non è ancora molto comodo perché, per non spostare Vera nel lettino ogni volta che si è riaddormentata, con il rischio di svegliarla di nuovo, mi trovo costretta ad allattarla in posizioni improbabili, col collo storto o tutta di traverso… non è davvero il massimo, soprattutto di notte quando si vorrebbe essere un minimo comodi…

Quindi abbiamo deciso di prendere un letto singolo, che ancora non avevamo in casa, per sostituire il lettino e realizzare, finalmente, il nostro lettone di famiglia… un bel letto a 3 piazze, in cui ognuno abbia il suo spazio e la possibilità di contatto di cui ha bisogno… non solo Vera, ma anche io e il papà! Non potremmo pretendere che nostra figlia dorma per forza da sola, perché neanche a noi genitori piace dormire da soli… Quando Vera ne avrà voglia, potrà avere il suo letto separato da quello di mamma e papà.

Quando ero più giovane e studiavo all’università, ogni tanto facevo da baby sitter in una famiglia così composta: mamma, papà, bimba di 4 anni e 2 gemelli di 2 anni. Ero rimasta molto stupita nel vedere come era organizzata la zona notte dell’abitazione di questa famiglia, e in quel momento della mia vita (quando ero ancora molto lontana dal capire molte cose, ed ero assolutamente immersa nella cultura dominante dei nostri giorni) mi sembrava molto strano, quasi “un po’ da pazzi”. C’era una camera da letto per tutti, in cui non c’erano letti ma solo tanti materassi per terra, e un armadio alla fine della parete. Beh diciamo che anche tutto il resto della casa era un po’ strano, ma con gli occhi di adesso vedo molto diversamente quella soluzione per la notte che avevano adottato… Tutta la famiglia dormiva insieme, un po’ come una volta! Ma il bello era che i bambini erano sia a contatto con i fratellini che con i genitori… e sicuramente non soffrivano di paure notturne! Infatti questi bambini erano molto tranquilli, ed era un piacere stare con loro… Li ho rivisti un po’ di anni dopo, quando erano ormai dei bambinetti delle elementari, e mi ha fatto strano ripensare a quando non parlavano neppure! Sicuramente questa descrizione avrà scioccato molte di voi, ma io credo che alla fine sia stata molto comoda per tutti, in quella famiglia…

Il nostro lettone di famiglia non sarà organizzato così, ma sarà comunque un letto a 3 piazze (sarebbe interessante che qualcuno lo brevettasse!), che ospiterà mamma, papà e la piccola Vera, finché non arriverà anche un altro inquilino ;-) In quel caso non ci saranno problemi, in un letto a 3 piazze si sta comodamente anche in 4!

Questo modo di dormire insieme (cosleeping) è utilizzato da molte società ai giorni nostri, come in Giappone, dove i bambini dormono accanto alla mamma e al papà per i primi anni di vita, ed era la soluzione che usavano anche i genitori di qualche decennio fa! Non fa per tutti, questo è sicuro, ma oltre ad essere comodo per le mamme che allattano, può essere una soluzione piacevole anche per quelle mamme che di giorno non possono stare coi loro piccoli, e che in questo modo possono ritrovare, di notte, il contatto col proprio bambino… il piccolo ritroverà il calore dell’abbraccio materno che di giorno non può essere disponibile!

Se invece vi preoccupa la “vita notturna di coppia“, se così la vogliamo chiamare, sappiate che per stare insieme al proprio partner ci sono molte altre possibilità che possono essere interessanti, come l’opzione di un altro letto in un’altra stanza, disponibile in qualsiasi momento per stare in intimità. Certo, non a tutti fa piacere dormire col proprio bambino per mesi e anni, e io rispetto questa scelta, ma mi piacerebbe almeno che questo modo di essere genitori (con attaccamento anche notturno!) ri-acquistasse uno statuto di legittimità, senza doversi sempre sentir dire che “dormire insieme non è igienico” (perché? Siamo sporchi?), o che porterà dei problemi psicologici ai bambini e via dicendo… Ai sostenitori di quest’ultima tesi, voglio far sapere che (in questo come in altri campi) vale la regola che ciò che non abbiamo avuto a sufficienza durante l’infanzia continueremo a cercarlo all’infinito… che sia contatto fisico, bisogno di succhiare, ecc… In fondo, pensateci, continuate ad avere voglia di pizza se ne avete mangiata finché eravate sazi o se qualcuno vi ha portato via il piatto a metà cena? Dormendo coi genitori, il bambino può contare sul contatto continuo coi propri genitori, e quando sarà pronto ad allontanarsi lo farà proprio perché è pronto, e perché il suo bisogno sarà soddisfatto… quindi non sarà affatto insicuro nei rapporti con gli altri, ma se mai più sicuro!

False credenze su come crescere i bambini

domenica, 17 gennaio 2010

Nella nostra società continuano a sopravvivere strani miti e false credenze sui bambini, che sfidano il buon senso e la scienza. Devo ammettere che fino a non molto tempo fa anche io ritenevo ragionevoli molte di queste credenze, nonostante avessi studiato psicologia. Vale quindi la pena che ve ne racconti alcune:

Non bisogna tenere troppo in braccio i bambini e  bisogna prenderli in braccio solo quando è strettamente necessario. Si rischierebbe di “viziarli” e di ritardare il loro sviluppo psico motorio. In pratica, questi bambini avrebbero maggiori probabilità di diventare insicuri, troppo dipendenti dai genitori e di imparare a camminare più tardi degli altri.

I bambini non devono dormire con i loro genitori. Varie le motivazioni:

  • si “vizia” il bambino, per cui vorrà dormire con i genitori per anni e anni
  • si rallenta la loro crescita perché  si consuma l’ossigeno di cui hanno bisogno (questa strana credenza andava di moda quando ero bambino io)
  • non è igienico
  • avranno problemi di insonnia
  • avranno problemi psicologici (paure, insicurezze, ecc.)
  • si rischia di schiacciarli

Sempre in tema di sonno, i bambini “normali” dormono tutta la notte di filato. Non è chiaro da che mese sarebbe normale dormire tutta la notte, ognuno dice la sua. Comunque, se il vostro bambino non dorme tutta la notte di filato, allora dovete insegnargli a dormire, e qui ognuno ha le sue ricette.

In tema di allattamento si sente spesso dire che dopo un po’ di mesi (forse 6) il latte della mamma non è più nutriente, è solo acqua, quindi bisogna terminare l’allattamento per non pregiudicare la crescita del bambino. Allattare un bambino oltre l’ anno di vita non è comune nella nostra società, talvolta non è neanche benvisto. Mi hanno raccontato di una tirocinante medico che durante un confronto con colleghi medici e psicologi ha affermato che immaginare un bambino di 2 anni che si attaccava ancora alla tetta le “faceva senso”.

Questa è bella: bisogna far capire al bambino chi comanda.  Se non imponi la tua autorità fin dai primi mesi, il bambino diventerà un tiranno aggressivo e manipolatore, senza limiti, capriccioso, viziato e imporrà i sui capricci a tutta la famiglia. E’ quindi assolutamente necessario frustrare il bambino in modo che impari il prima possibile la disciplina e i propri limiti.

Quando un bambino piange non si deve consolarlo subito, ma bisogna lasciarlo piangere per un po’, perché così lo tempriamo. Inoltre il pianto è salutare perché apre i polmoni! Naturalmente non è buona cosa fare “troppe coccole” ai bambini, altrimenti diventeranno dei “mammoni” e rimarranno per sempre attaccati alle gonne e ai pantaloni dei loro genitori.

Ultima chicca: bisogna mandare i bambini all’asilo perché così si svegliano e imparano a socializzare. Certo, non perché non sapremmo a chi affidarli, dovendo tornare al lavoro; l’asilo serve a “svegliare” i bambini, insomma, un po’ come il vecchio servizio militare obbligatorio serviva a “svegliare” i giovani.

Queste sono solo alcune delle false credenze sui bambini, che ho appreso dai consigli e racconti di conoscenti, amici e parenti. Sono credenze tanto radicate nella nostra società, che persino alcuni medici, pediatri, psicologi, educatori, ecc. ce le raccomandano. In realtà non hanno alcun fondamento scientifico. Si fondano per lo più sul “mito” dell’indipendenza precoce dei nostri figli, ovvero sulla necessità di accelerare il più possibile il loro distacco dai genitori e dalla madre in particolare, in modo che vadano per il mondo forti e sicuri di sé.

La scienza e il nostro istinto,  però, ci dicono che per crescere bambini più sicuri e felici occorre dare loro affetto, attenzione e rispetto.