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Il confronto con il mondo esterno…

sabato, 14 gennaio 2012

Una delle cose a cui tante mamme non sono preparate, quando diventano mamme, è il confronto con il mondo esterno… Non si sa bene perché, ma quando nasce un bambino, tutte le persone che ti stanno intorno diventano all’improvviso esperte di puericultura, di allattamento, di pediatria, insomma di tutto ciò che riguarda TUO figlio. Eh sì, è così, e soprattutto non si risparmiano per niente, perché si sentono proprio in dovere di darti consigli e ammonizioni… Fa un po’ ridere, ma questo succede anche a persone che non hanno figli!
Sorvolando sull’assurdità di questa cosa, cerchiamo di capire come affrontare tutto ciò… Io credo che non si possa impedire agli altri di parlare, anche se a volte si avrebbe proprio voglia, perciò le strade sono essenzialmente due: lasciarli parlare e dire di sì, facendo poi come si vuole, oppure provare a controbattere laddove si abbia la speranza di riuscire a far capire le proprie posizioni. La cosa importante secondo me è che, in entrambi i casi, si riesca a prendere ciò che di buono viene detto (se qualcosa di buono c’è) e tralasciare il resto… e soprattutto che si continui a fare come meglio si crede, come meglio ci indica quella vocina dentro di noi che voglio chiamare istinto, o coscienza, o con qualsiasi altro nome che renda l’idea… l’idea che siete VOI le mamme, che quello è il VOSTRO piccolo, e che solo lasciando fuori tutte le altre voci, riuscirete a fare ciò che è meglio per voi due.
Per completezza, vi ricordo che per questioni riguardanti l’allattamento, è meglio chiedere alle consulenti LLL (e non al pediatra) o ad amiche con esperienza di allattamento, e per tutto il resto può essere utile anche ricorrere alla competenza delle ostetriche, le cui conoscenze non si fermano al parto ma riguardano anche tutto il primo periodo di vita del bambino. Per i pareri medici, potrete rivolgervi al pediatra. I pareri di amici e parenti possono essere utili a volte, ma sarebbe bene che fossero richiesti! Per tutto ciò che non è richiesto, cercate di essere impermeabili, e concentratevi solo su ciò che sentite voi e su ciò che vi comunica il vostro piccolo… ve la caverete benissimo!

Vi presentiamo l’Homeschooling!

lunedì, 9 gennaio 2012

Oggi intervistiamo Cristiano che,  insieme con sua moglie Susanna, sta facendo HS per il figlio Ivan. Ecco domande e risposte!

1. Ci presenti la tua famiglia? Ciao siamo CRis, Susanna e Ivan
2. Da quanti anni fate HS? Questo è il terzo anno
3. Com’è nata l’idea di fare questa scelta? In reatà l’idea c’è da sempre, in pratica poi abbiamo iniziato quando Ivan doveva fare la 5 elementare, sull’onda di problemi di Ivan a relazionarsi in particolar modo con un’insegnante veramente poco flessibile. Ora di risciverlo in quinta, abbiamo presentato la nostra dichiarazione di inizio HS alla preside della scuola elementare e da lì con una serie di peripezie è iniziato il tutto
4. Avete trovato difficoltà ad entrare in questo mondo? Direi di no
5. Ci spieghi come funziona? Come organizzate le vostre giornate/settimane/mesi? Come preparate vostro figlio all’esame? Quali strumenti utilizzate? I periodi che siamo fermi e non viaggiamo, tra lavoro e lo sport di Ivan che ci porta a girare mezza Europa in pochi mesi, strutturiamo le giornate in modo da fare più cose possibili. Tendenzialmente la mattinata è dedicata allo studio, seguendo da un lato il programma, dall’altro seguendo intressi di Ivan e nostri, l pomeriggio i vari corsi dal nuoto alla batteria, la sera lettura e giochi, film.
La preparazione all’esame è sempre un’incognita in ogni caso stando sul generale e presentando tutto il programma svolto, solitamente sono accondiscendenti e alla fine si riesce ad affrontare l’esame senza troppi problemi.
6. E’ possibile fare HS anche con 2 figli di età diversa? Direi di si anche se la nostra esperienza diretta è solo con Ivan
7. Per fare HS cosa bisogna avere, sia in termini economici che di competenze? Bella domanda, sicuramente il nostro stile di vita, in alcuni casi molto spartano, orari di lavoro praticamente insesistenti, periodi che lavoriamo 10 – 12 ore, e lì diventiamo funamboli a gestire Ivan, e altri in cui il tutto è molto più rilassato e abbiamo tempo da dedicare. Coltiviamo un’orto che sicuramente aiuta molto il bilancio familiare
8. Come trovi gli esami di fine anno che deve affrontare tuo figlio? Standarizzati, chiaramente è difficile interfacciarsi con l’istituzione scolastica che fa finta che tu non esisti fino all’ora dell’esame.
9. Cosa risponderesti ai genitori che affermano che non mandando i figli a scuola (e all’asilo!) i bambini non possono socializzare? Direi che non è mai stato il caso di Ivan, ha amici sia nella scuola che fuori, poi viaggiando molto ha amici in  tutta Europa
10. Quali sono i maggiori pregi di questa scelta rispetto alla scuola pubblica, secondo te? E, se ci sono, quali i difetti? Il tempo dedicato a Ivan è importante, questo chiaramente non mette al riparo dai conflitti, che è inutile nascondersi, ci sono, i ruoli spesso sono difficili da mantenere, è una questione di filosofia di vita, alla fine in ogni strada che si sceglie di percorrere ci sono ostacoli che spesso sembrano insuperabili, poi il tempo, la perseveranza fanno che comunque alla meta si giunga.
Sicuramente con l’HS si possono coltivare al meglio interessi specifici del bambino, coltivare attitudini, in questo modo cercare di fare emergere una passione verso il fare, l’esprimersi, imparare a osservare, ascoltare.
La scuola tende ad appiattire molte cose, troppe a nostro avviso.
11. Sei soddisfatto di come sta crescendo tuo figlio? Si direi di sì, il lavoro è ancora lungo e quasi tutto in salita, ma ben venga!

Grazie mille Cristiano, e buona continuazione!

Resoconto del convegno sui danni da vaccino

mercoledì, 30 novembre 2011

Sabato 26 novembre, al Castello di San Giorgio (TO), ho potuto seguire un interessantissimo convegno organizzato dal CO.N.DA.V. (Coordinamento Nazionale Danneggiati da Vaccino), anche se purtroppo non ho potuto seguire anche il dibattito con cui si concludeva il convegno, perché le mie bimbe erano stanche… Quello che ho sentito, però, mi è sembrato così interessante che voglio rendere partecipi tutti quelli che vorranno leggere… Ci tengo intanto a ricordare i relatori che hanno parlato ieri, e di cui riassumerò come meglio riesco gli interventi: Nadia Gatti, presidente CONDAV, Dott. Aristotelis Ioannidis, Alberto Forbiti, Avv.Vanni Oddino, Dott. Dario Miedico, Dott. Eugenio Serravalle (www.eugenioserravalle.com).

Il convegno è stato aperto da Nadia Gatti, Presidente CONDAV, la quale ha presentato l’obiettivo del Coordinamento, e poi la realtà del momento in cui viviamo. I danni da vaccino esistono, e possono anche essere gravi, ma purtroppo non vengono quasi mai riconosciuti. Nel 90% dei casi non c’è riconoscimento del danno né cura, e anzi i genitori che rilevano un danno dopo il vaccino vengono considerati “esauriti” o comunque non creduti. Questa realtà è tristissima, e la Presidente si chiedeva se fosse peggiore il fatto che ci siano persone lese dai vaccini, o che NON ci sia assolutamente informazione su queste cose. Il circolo vizioso è evidente: senza informazioni in merito, i genitori vaccinano i loro figli, influenzati dalle campagne pubblicitarie a favore dei vaccini, per cui “se ami tuo figlio devi vaccinare”… Quindi gli eventuali danni che si manifestano vengono rilevati, ma non si coglie il nesso con la vaccinazione, perché il vaccino non può che fare bene, non esiste che possa provocare danni… (questo il pensiero di tutti, in primis la classe medica). Il fatto di non vedere il nesso fa sì che questi eventi avversi non vengano segnalati alle autorità, e ciò porta alla totale mancanza di dati sulle reazioni avverse. Dove si deve rompere questa catena? Questa catena si potrà rompere solo quando si inizierà a dare le corrette informazioni sulla pericolosità delle vaccinazioni, che sono farmaci a tutti gli effetti, e in quanto tali possono in molti casi provocare reazioni avverse. I pediatri per primi affermano che i vaccini non possono fare danno… ma allora perché nei bugiardini dei vaccini (che nessun medico vaccinatore rilascia ai genitori) ci sono invece elenchi di effetti collaterali che possono insorgere in seguito al vaccino? Tra cui, per esempio, encefaliti, malattie autoimmuni, dermatiti atopiche, diabete, danni neurologici, autismo… Quanti genitori, se debitamente informati su queste cose, deciderebbe di vaccinare? Forse non tutti quelli che lo fanno a tutt’oggi, visto che somministrare un vaccino sembra quasi un atto che si compie con nonchalance, perché tanto lo fanno tutti, e a nessuno succede nulla… Oltretutto, senza informazione, gli eventuali danni non vengono curati nel modo appropriato, e vengono quindi peggiorati, magari anche da successive somministrazioni del vaccino che ha causato i primi problemi… E’ importante sapere anche che si hanno 3 anni di tempo per denunciare il danno, 3 anni a partire dalla vaccinazione.

Ora non voglio affermare che nessuno dovrebbe vaccinare, perché anche se la penso così, non ho le competenze per dirlo… però non basta scrivere su un foglio che se il bambino ha la febbre è meglio rimandare la vaccinazione… Prima della vaccinazione, oltre alla febbre, dovrebbe essere motivo di non vaccinazione qualsiasi situazione di malessere del bambino, e anche la familiarità con alcune patologie, come l’epilessia. Ci dovrebbe essere un’accurata anamnesi e visita prima di effettuare il vaccino, mentre i medici vaccinatori non toccano i bambini che per iniettare il vaccino, rimandando al genitore la responsabilità di dire se “sta bene”… e oltretutto se ne lavano completamente le mani facendo firmare ai genitori un consenso informato… ma informato di che? Le informazioni che vengono date sono puro terrorismo su cosa potrebbe accadere se non si vaccina, non un numero, non uno studio su cui riflettere… Come fa un genitore a decidere in tutta serenità e consapevolezza?

Sembra che dopo le cardiopatie, i tumori e gli incidenti, le malattie iatrogene (cioè derivate da errori medici) stiano al quarto posto come motivi di mortalità della popolazione mondiale… Ma se si considerassero tutti i danni da vaccino che non vengono segnalati, le malattie iatrogene sarebbero ancora “solo” al 4° posto? O al primo o al secondo? Secondo me questi dati sono agghiaccianti… Una cosa poi fa molto riflettere… Solo la Francia e l’Italia hanno ancora i vaccini obbligatori (in Italia non in tutte le regioni)… però, e c’è un però… i vaccini obbligatori non sono gli stessi nelle due nazioni! Eppure siamo vicini, allora perché in Francia sono pericolose alcune malattie e in Italia altre? Questo fa capire come sia tutto legato alle politiche del paese…

Durante il convegno di ieri ho sentito due storie che mi hanno gelato il sangue, due storie di genitori con la vita distrutta, perché in seguito alla vaccinazione, i relativi figli sono rimasti danneggiati in modo estremamente grave. Ho pensato a come mi sentirei se fossi io in quella situazione, mi sono venute le lacrime agli occhi a pensare alla sofferenza di quelle famiglie… e oltre al danno, la beffa, perché come ha raccontato uno di questi genitori, le istituzioni non riconoscono il danno, cioè riconoscono il danno ma per farlo collegare al vaccino bisogna fare i salti mortali, perché nessuno, e ripeto nessuno, è disposto a vedere questa connessione. Oltretutto, se il danno è occorso in seguito ad un vaccino facoltativo (che nonostante ciò spesso è caldamente consigliato), nessun risarcimento è previsto…

Perché tutto ciò?

Secondo la legge italiana, il medico vaccinatore ha l’obbligo di informare sui benefici ed eventuali reazioni avverse dei vaccini (legge n. 210/92, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 1992, n. 55), ma ciò non avviene mai, di solito si “dimenticano” della parte delle reazioni avverse, e si mostrano anche molto reticenti a mostrare i bugiardini dove sono riportati tutti i possibili effetti collaterali… Perché?

Come avevo letto già nel libro di Roberto Gava (“Le vaccinazioni pediatriche”), si afferma spesso che le vaccinazioni abbiano eliminato le maggiori malattie endemiche, ed è merito loro se non ci sono più epidemie… Ma i dati mostrano chiaramente che le principali malattie non hanno subito un forte decremento al momento dell’introduzione dei vaccini, ma ben prima. Quando sono stati introdotte le vaccinazioni di massa, le malattie erano già diminuite drasticamente, e oltretutto dai grafici si evince che l’andamento non è stato modificato significativamente neanche dopo… Molte malattie (come il vaiolo, il morbillo, ecc…) sono state debellate dalle migliorate condizioni igieniche delle popolazioni, quando la gente ha iniziato a lavarsi di più (oggi ci si lava pure troppo!), e a fare più attenzione all’igiene… ecco che cosa ci ha aiutati a vincere queste malattie. Non i vaccini!!!

Purtroppo, al giorno d’oggi, si vaccina perché “lo fanno tutti”, non ci si pone domande più di tanto, e con il continuo tempestare i cittadini con campagne a favore dei vaccini, non c’è dubbio che quasi tutti decidano di effettuare questi vaccini… Prendiamo ad esempio il caso del vaccino contro il papilloma virus… In realtà, anche se le pubblicità parlano di “vaccino contro il tumore del collo dell’utero”, vengono date informazioni volutamente fuorvianti. Il vaccino in questione è relativo ad un solo ceppo di papilloma virus (ce ne sono diversi), e il tumore del collo dell’utero può verificarsi in numerosi altri casi… Quindi il vaccino è contro solo uno dei virus responsabili del tumore del collo dell’utero… e tutti gli altri virus? E tutte le altre possibili cause? Inoltre, è da sottolineare un aspetto molto importante… Queste campagne sono “sponsorizzate” dalle maggiori ditte farmaceutiche… ora è più chiaro perché viene consigliata la vaccinazione di massa, e spacciata spesso come unico modo per “non ammalarsi”, anche quando non è assolutamente così?

E’ stato molto interessante anche il caso del vaccino anti-influenzale… Gli studi hanno dimostrato che, su un gruppo di 100 persone vaccinate, soltanto una persona ha contratto l’influenza contro cui è stata vaccinata (anche qui, diversissimi virus che possono portare sindromi influenzali, e vaccino contro solo uno o due ceppi). Benissimo. Ma se si fa la stessa prova su 100 persone NON vaccinate, si vede che solo 2 persone si ammalano! Quindi una differenza di 1 persona su 100, tra due gruppi, quello di vaccinati e quello di non vaccinati!!! E nel caso dei bambini, invece, il risultato è esattamente lo stesso: uno a uno!

Per il morbillo, invece, mi ha colpito il fatto che le statistiche parlano chiaro: mentre un tempo (prima dell’avvento del vaccino) si ammalavano i bambini dall’anno di vita in poi (perché i bambini più piccoli potevano contare sulla copertura degli anticorpi materni, essendo le madri non vaccinate), da quando le mamme sono vaccinate, non riescono più a proteggere i loro piccoli così a lungo… non possono più contare sull’immunità data dalla malattia naturale.

Tanti dati che non ho sottomano ora, ma che mi hanno fatto riflettere molto sulla mancanza di informazioni, e ancor peggio sulle false informazioni che vengono date ai genitori … Voglio ringraziare i medici e gli altri relatori presenti al convegno, il CO.N.DA.V. e tutte le persone che sono intervenute, perché grazie a queste occasioni si inizia a parlare un po’ di più dei danni da vaccino, piano piano si scoprono le carte, e c’è speranza che prima o poi si arrivi a poter avere informazioni corrette, non solo per quelli che volontariamente vanno a cercarle (e che non sempre le trovano!), ma per tutti i genitori che devono decidere CONSAPEVOLMENTE cosa fare con i loro figli.

Grazie ancora al CO.N.DA.V. e a tutti coloro che lo compongono

 

“E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti

venerdì, 4 novembre 2011

Ecco il sottotitolo, che riassume bene ciò che troverete dentro al libro: “Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”. Questo libro, ben scritto, scorrevole e semplice da comprendere per ogni mamma, è per me molto prezioso, e credo che sarà il regalo che farò ad ogni mamma che aspetta un bimbo, ad ogni amica che si appresta a diventare mamma… L’autrice, Alessandra Bortolotti (ed. Il Leone Verde), è una psicologa perinatale, ossia che si interessa a tutto il periodo che va dal concepimento del bambino (e anche prima) a tutta la prima infanzia, ma è soprattutto anche una mamma… Alessandra, con questo libro, è riuscita a mettere insieme tutto ciò che definisce la “genitorialità ad alto contatto”, tutto ciò che dovrebbe essere inscritto nell’istinto delle mamme… In poche parole partorire in un luogo in cui mi lascino fare ciò che sento, allattare al seno, portare addosso il mio cucciolo e seguire le sue inclinazioni durante la crescita… Non avere timore di dormire con lui, e soprattutto di viziarlo se soddisfo il suo grande bisogno di stare addosso alla mamma…

Un valore aggiunto, secondo me, è dato dalle parole delle mamme, dai loro pensieri, che si leggono all’inizio di ogni capitolo ma non solo… Le voci di mamme innamorate dei loro cuccioli, che si sentono tirare da loro nell’essere mamma fino in fondo, che devono “combattere” contro la società di oggi che ci chiederebbe di crescere bambini a basso contatto… e che ce la fanno! Non è sempre facile, ma neanche così impossibile… Bisogna creare il silenzio intorno a sé e al proprio bambino, mettersi in contatto col cuore e seguire ciò che il nostro bambino ci fa capire… naturalmente non è diventare schiavi del bambino, ma è crescere con lui, è diventare mamma e papà un passo alla volta, senza troppi schemi, senza l’influenza delle generazioni precedenti, è un lasciarsi guidare nella maternità e paternità dal bambino che abbiamo davanti e non dai nostri ideali o dai nostri pregiudizi… e posso dire con certezza che a volte sembra di sbagliare tutto, ma poi, con calma, i risultati si vedono!

Insomma, questo libro riassume tutte le spiegazioni scientifiche e non del perché è lecito desiderare un parto naturale senza intromissioni, allattare a lungo, portare il proprio bambino e educarlo con amore… naturalmente non è giusto per tutti, ma solo per coloro che vogliono crescere i propri figli con attaccamento, e per coloro che desidererebbero un mondo popolato da persone più sane e felici!

Una domenica mattina…

martedì, 25 ottobre 2011

E’ domenica mattina, fuori il tempo è brutto ma non piove, siamo a metà ottobre, la casa non ha la sua solita luminosità… Le case intorno non producono i rumori soliti della settimana, i negozi sono chiusi… In casa c’è il papà che lavora al computer nel soggiorno, la piccola grande Vera che traffica in cameretta coi suoi giochi, “fa ciao” con i suoi animaletti di peluche, quelli che le capitano al momento, e inventa vocine e vocette che differenziano i personaggi…

Sono in camera con la piccola, ha sonno, sta giocando seduta sul letto con alcuni giochini, ma inizia a stropicciarsi gli occhietti e mentre lo fa traballa dalla sua posizione… Caspita sta già seduta da sola da un mese ma ha pur sempre 6 mesi e mezzo, un po’ di traballamento ci sta! Io sto ritirando le cose asciutte dallo stendino, la guardo, allora decido di sedermi sul letto e prenderla in braccio, in quell’attimo di insolita calma… Mi siedo appoggiata ai cuscini e lei subito mi si butta addosso, sa cosa sta per succedere… Struscia il suo visino sulla mia maglia, di qua e di là, e si lascia tirare su. La appoggio sulla mia pancia, ci guardiamo, mi sorride con gli occhietti stanchi… Sono innamorata di questo fagotto di più di 8 kg, è la mia stella, il mio sorriso quasi assicurato quando sono stanca o triste… Poi inizia la “danza del latte”: il suo inconfondibile verso impaziente del “so che adesso mi attaccherai al seno e non sto più nella pelle”, lo stesso verso che faceva anche Vera e che ho sentito fare a tanti altri bimbi… e nel frattempo pedala con i piedini. Io scopro il seno nascosto dalle maglie, la sdraio in braccio a me, e finalmente arriva alla sua ninna.

Dopo qualche istante di succhiate vigorose, la mia piccola si rilassa tutta, arriva il latte, lei inizia a deglutire, socchiude gli occhi, come deve essere buono quel magico latte… La sua manina, che nei primi minuti ha ripetutamente toccato l’orecchio destro con gesti meccanici su-giù-su-giù, inizia a rallentare… prende l’orecchio e si ferma… Gli occhietti si stanno chiudendo, il respiro rallenta… E io inizio ad essere invasa dagli ormoni dell’amore, dell’amore di latte… Penso a quanto sia faticosa a volte la vita delle mamme, ma anche a quanto siano forti ed emozionanti questi momenti… Avere un piccolo che si nutre solo di te, che assaggia il tuo sapore e si immerge nel tuo profumo ogni volta che ne ha bisogno… Avere un fagotto da abbracciare amandolo immensamente, un fagotto pesantuccio che sì, a fine giornata ti fa sentire esausta, ma che è una parte di te, quando è ancora così piccolo, una tua appendice… perché mai dovrebbe starsene buono più di qualche minuto a giocare da solo?

Attimi infiniti di amore puro, di gioia totale, che a volte passano inosservati tra le mille cose da fare ogni giorno… perché non c’è niente di eclatante in una mamma che allatta il suo bambino, in una mamma che lo culla attaccato al suo cuore, che lo guarda addormentarsi al seno, abbandonarsi al sonno nell’odore della mamma che conosce da sempre… Nulla di eclatante, ma in momenti come questa domenica mattina hanno il significato di una vita intera, tutto il resto passa in secondo piano… Ci siamo io e lei, e intorno la mia famiglia, e nonostante tutti i problemi di ogni giorno, è proprio questo legame che dà la forza di andare avanti e resistere (quasi sempre!) col sorriso… Ecco perché allattare le mie bambine è una delle cose più belle della mia vita, e l’esperienza che auguro di cuore a tutte le future mamme… E’ una fase della vita, e quando passerà so già che mi mancherà!

Un pensiero speciale alla mia mamma, anche se non leggerà, che non ha potuto provare l’intensità e la gioia di allattare le sue figlie… Ti vogliamo bene!

 

 

Vi racconto il nostro tandem!

sabato, 10 settembre 2011

Oggi ho pensato di rivolgere a me stessa le domande sull’allattamento in tandem che ho posto qualche mese fa a Mina… Adesso anche io sto vivendo questa esperienza, quindi ve la voglio raccontare!

1. Quanto hanno i tuoi piccoli? Vera ha 3 anni e 5 mesi, e Maia quasi 5 mesi

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Mi ha sempre affascinato, sempre da quando ne ho sentito parlare, e conoscendo la mia ciucciona, sapevo che avrei avuto grandi possibilità di avere questa esperienza! E la consideravo importante per noi, e anche per me, per capire come cambiano i rapporti…

3. Durante la tua seconda gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di Vera? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Allora, all’inizio della gravidanza ho auvto delle settimane difficili, con tanta nausea e vomito, meglio che nella prima ma insomma, diciamo che non ero molto in forma… Non c’è stato giorno che io non abbia allattato, perché Vera capiva che stavo male e nel suo piccolo cercava di aiutarmi, si preoccupava, ma aveva bisogno di me e di essere allattata… Appena sono rimasta incinta, ancora prima di saperlo, però, avevamo smesso le poppate notturne, forse il sesto senso, non so, ma sentivo che era il momento, quindi un problema in meno. Vera in gravidanza ciucciava più solo 2 o 3 volte di giorno, quando non ce la facevo (come per esempio la sera, quando andavo a dormire esausta e nauseabonda prima di lei!) lo capiva, però di mattina recuperavamo, ce la facevo quasi sempre ed ero felice di riuscirci. Quindi no, non ho mai pensato di interrompere, neanche quando ciucciando mi dava fastidio al seno. Cercavo di diminuire la durata della poppata, di chiedere la sua collaborazione, di attaccarsi meglio, ma non mi sembra di aver mai pensato di smettere. E i medici… chi li ha mai visti? Le uniche pressioni, se così si possono chiamare, le ho ricevute da mia mamma, semplicemente perché stavo male all’inizio, e lei era preoccupata per me, perché mangiavo poco e pensava che non ce l’avrei fatta anche ad allattare, poi si sa una bambina di 2 anni e mezzo è già “grande”, non è vitale l’allattamento, e per chi non vive la situazione direttamente sembra fanatismo…

4. Com’è andata quando è nata Maia? Quando è nata Maia, Vera ha vissuto da vicino il momento, compresa la prima poppata della piccola, e dal giorno seguente ha iniziato a chiedere di nuovo anche lei di ciucciare, spesso quando vedeva la sorellina attaccata… I primi giorni la accontentavo, la piccola dormiva molto e non mi pesava, però dopo pochi giorni le ho parlato e le ho spiegato che era meglio se tornavamo alle poppate che faceva prima, massimo 3 volte al giorno, perché se no la mamma non ce la faceva proprio, e da subito Vera è stata ai patti. Le ho anche spiegato che a volte avrebbe dovuto aspettare un po’ prima di ciucciare, perché se ho da fare con la piccola o non è tranquilla, prima bisogna riguadagnare la calma… Non sempre è stato facile farle capire che doveva aspettare un po’, ma ce la siamo cavata… e a volte ho anche allattato in contemporanea, ma non ho trovato una posizione così comoda, quindi ho cercato di limitare questa eventualità ai momenti di emergenza… Ho anche allattato Vera mentre Maia dormiva in fascia!

5. E ora che Maia ha 5 mesi, come procede? Ora va meglio, nel senso che Vera ha imparato davvero ad aspettare un po’, senza troppe scenate, tranne quando è molto stanca, e ultimamente mi chiede di ciucciare solo la mattina e la sera, e solo ogni tanto anche a metà giornata… Va meglio proprio in generale, sembra che la situazione si sia assestata, sembra che Vera abbia accettato di più la presenza della sorellina, con cui comunque è sempre stata affettuosa, e che tutti noi abbiamo ritrovato un nuovo equilibrio… tanto che mi fa strano ripensare a quando eravamo solo in 3! E un’altra cosa che sta cambiando, ora, è che spesso ora Vera si stacca da sola, anche dopo poco tempo, mentre prima non l’ha praticamente mai fatto, e non mollava la presa neanche quando dormiva!

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Secondo me la maggiore difficoltà è costituita dall’ambiente esterno… nel senso che sembra quasi un peccato inconfessabile, una cosa da dover nascondere, specialmente se il bambino più grande ha più di 2 anni… sembra una follia, in un mondo dove se si allatta 3 mesi il primo figlio è già un gran record… quindi sembra un estremismo, invece che un rispondere alle esigenze del bambino più grande… Poi certo, ci sono le difficoltà oggettive e pratiche del dover allattare 2 bambini, che non è mai semplice, ma se si riesce a non avere entrambi i bimbi che ciucciano ad ogni ora e per durata indefinita, si può fare… Quello che ho appena detto accade coi gemelli, ma essendo entrambi piccoli è diverso, perché si sa che non può essere diverso, ma con un bimbo più grandicello credo sia difficile riuscire a non porre dei limiti… e una difficoltà è far accettare questi limiti al bambino!

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Beh, l’unico motivo per cui è un’esperienza da vivere, secondo me, è quando si ha un bambino “grande” che ha ancora bisogno di questa coccola, di questo legame con la mamma. Non è un “vezzo”, un’esperienza da provare se non ce n’è bisogno, perché è comunque faticoso, è un impegno, ma può per esempio essere un buon modo per limitare la gelosia del bambino “grande”, perché condivide questa bellissima momento con il piccolo, e ci sono occasioni supplementari di coccole, mentre entrambi sono attaccati al seno della mamma a condividere il buon latte dolce…

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Beh credo che se siamo sopravvissute fino ad ora, non potrà che andare in discesa… Spesso però penso che smetterà prima Maia di Vera! Il nostro allattamento doppio andrà avanti finché entrambe le mie bambine ne avranno bisogno, e a meno che non cambi qualcosa, o che io non mi esaurisca troppo (cosa che non dipenderebbe dal tandem, ma dalla stanchezza in generale)… e sono anche curiosissima di vedere come e quando si staccherà Vera!

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta, anche se stanca, e credo di aver fatto tutto ciò che era in mio potere (e nelle mie forze) per entrambe, e soprattutto per Vera. Credo che non vorrei cambiare nulla, sono fiera di come stiamo andando avanti e credo che questo legame speciale che avranno le mie bambine sarà un bellissimo punto di unione anche in futuro, quando ricorderanno com’era buono il latte di mamma!


Co-sleeping… che passione!

giovedì, 30 giugno 2011

Da quando è nata Vera, la mia prima bimba, abbiamo iniziato a dormire tutti insieme nel lettone, noi 3, perché tra i ritmi serrati dell’allattamento e la stanchezza, se avessi dovuto alzarmi ogni volta per allattare, ne sarei uscita distrutta… Le nostre notti sono sempre state molto dure, in ogni caso, ma almeno potevo stare un po’ più comoda mentre la piccola ciucciava, e anche se non riuscivo a dormire mentre lei era attaccata, era meglio che stare alzata… Poi avevo speranza che i risvegli fossero un po’ meno frequenti, se la piccola mi sentiva accanto a lei… e questo si è avverato un po’ più in là, ma si è avverato… Ultimo motivo, ma non il meno importante, è che mi piaceva stare accanto a mia figlia, e anche al papà! Lui soprattutto, lavorando tutto il giorno, godeva particolarmente di questa cosa, perché recuperava un po’ la lontananza della giornata…

Naturalmente amici e parenti non erano d’accordo sulla positività di questo modo di dormire, e le argomentazioni contro andavano dal “siete troppo stretti” al “e se la soffocate?”, al “rimarrà per sempre nel lettone”, al “e la vostra intimità?”… Le prime due argomentazioni non ci toccavano proprio, perché ci eravamo accorti che era impossibile schiacciare la piccola, visto che non assumevamo sostanze stupefacenti, e visto che con la sua nascita era cambiato il nostro modo di dormire, cioè il sonno, anche quello del papà, era più leggero e anche lui si svegliava e si accorgeva subito se la piccola gli era vicina… Per lo stare scomodi, ci eravamo attrezzati: un bel side-bed, cioè un lettino attaccato al matrimoniale, così c’era più spazio! Poi siamo direttamente passati al lettone a 3 piazze… Per il temere un adolescente nel letto con noi, beh ci ha fatto sempre ridere, primo perché non pensiamo proprio che a 15 anni nostra figlia vorrà dormire ancora con noi, e quindi quando sarà il momento sentirà la voglia di avere uno spazio suo… Per ora non se ne parla ancora, Vera dorme con noi e anche con la sorellina, e vi dirò, è bellissimo dormire tutti insieme! Io sono in mezzo alle piccole, e il papà accanto a Vera, così può consolarla lui se per caso si sveglia con incubi e io sono occupata con la piccola… a me piace un sacco, anche vederle vicine quando si addormentano e io mi alzo ancora un po’… Sono così dolci! E credo che,, come l’allattamento in tandem, il dormire insieme possa rafforzare il loro legame… Infine, il dubbio che chi dorme insieme ai propri figli non possa avere intimità mi sembra proprio una stupidaggine, perché per l’intimità non c’è bisogno di un letto matrimoniale libero, ma basta avere fantasia e voglia di stare insieme! Ci sarà sempre tempo per tornare a dormire da soli! E se devo dire la verità, io mi godo davvero questi anni con le mie piccole, finché ne avremo voglia tutti quanti!

Ritornare al lavoro…

giovedì, 10 febbraio 2011

Oggi mi metto qui a scrivere questo breve articolo, anche senza averne esperienza diretta, ma cercando di fare un riassunto di ciò che ho sempre sentito dire alle mamme che devono rientrare al lavoro e sono preoccupate per l’allattamento o anche solo per il distacco dal bambino… Spero di riuscirci, e se avrete voglia vi ringrazierò se riuscirete, voi mamme che ne avete esperienza diretta, a integrare meglio… Le persone da cui ho “imparato” sono la mia consulente LLL e altre mamme più esperte su questo argomento, essenzialmente che ci sono passate, quindi spero che le mie parole possano essere utili!

Di solito, per le mamme, il ritorno al lavoro è un momento piuttosto duro, a cui si inizia a pensare presto dopo la nascita del bambino, un momento che si prospetta difficile e che fa paura… Certo, da un lato c’è anche la voglia di tornare al proprio lavoro, se si compie con gioia, la voglia di tornare ad avere una vita più attiva e del tempo da dedicare ad altro, non solo al proprio bambino… ma la paura spesso non aiuta ad andare incontro serenamente a questo appuntamento.

La premessa che mi sento di fare io è questa: se avete la fortuna di fare un lavoro che vi permette di rientrare con calma, quando il bambino è grandicello, o di rientrare con orari elastici e riduzioni di impegni, beh secondo me dovete approfittarne! Se non siete sicure di voler tornare perché preferite passare altro tempo con il vostro piccolo in modo esclusivo, prendetevi del tempo per pensare e valutate bene i pro e i contro, e cercate di prendere la decisione che vi fa essere più serene. Non è detto che non ce la si faccia  economicamente con un solo stipendio in famiglia, ci sono molte variabili da considerare, a partire dal tipo di vita che si conduce e che si può condurre per un po’, delle rinunce che si possono fare, per avere altri benefici… Secondo me ne guadagnano tutti, in famiglia, se le cose possono essere fatte con calma, senza inizi drastici e magari più in là nel tempo, quando è più facile organizzarsi col piccolo che sarà un po’ cresciuto…

Altre volte, avere tutta questa libertà di scelta non è possibile, e quindi l’appuntamento con la ripresa del lavoro arriva sempre troppo in fretta… In questi casi, si dovrebbe cercare di mantenere la calma e di prepararsi un po’… non tanto concretamente ma più psicologicamente! Senza entrare nel dettaglio delle diverse situazioni che sono davvero troppo variegate, si può dire in generale che i principali problemi, di solito, riguardano l’allattamento e il rapporto col bambino. Vediamo queste due componenti, una alla volta.

Allattamento. Se il bambino è molto piccolo e ancora non prende altri alimenti al di fuori del latte materno, è indispensabile che la mamma possa tirarsi il latte, sia per alleviare la possibile tensione del seno durante le ore di lontananza dal piccolo, sia per fornirlo alle persone che staranno col bambino. Ma anche qua, dipende da quante ore la mamma starà via. Non si può sapere prima come si comporterà il bambino, potrebbe anche darsi che decida di rimanere senza latte per tutto il tempo che la mamma sta via, se non apprezza il latte dal biberon o dal bicchierino, se non sono troppe ore. Quindi, prevedere di tirarsi il latte durante l’orario di lavoro, se non è possibile che il piccolo venga portato dalla mamma per la sua poppata, diventa una necessità. Il seno si abituerà in qualche giorno ai nuovi ritmi, tuttavia è meglio, per evitare ingorghi, che la mamma si alleggerisca il seno anche manualmente, al bisogno. Se il bimbo più grandicello assume già altri alimenti oltre al latte materno, non sarà necessario che venga fornito del latte spremuto, ma semplicemente, nell’assenza della mamma, chi sta con lui potrà proporgli altre cose da mangiare.

Distacco dal bambino. Questo risulta un pochino più complicato, ma neanche poi così tanto. Naturalmente, se il bambino già conosce la persona con cui starà durante l’assenza della mamma, per esempio se starà con la nonna o una zia o un’amica che frequenta spesso, non ci sarà bisogno di inserire gradatamente questa presenza, perché già fa parte dell’ambiente del bambino. Se invece il bambino andrà al nido o starà con una nuova tata, è bene iniziare la conoscenza qualche settimana prima del ritorno al lavoro, per permettere a mamma e bambino di abituarsi alla nuova presenza e al nuovo modo di stare insieme. La mamma deve essere tranquilla quando lascia il bambino, nel senso che deve fidarsi della persona a cui lo lascia, se no non riuscirà a fare niente! Ci sono bambini che non gradiscono affatto stare lontani dalla mamma, e con questi bimbi sarà più difficile, certamente, il distacco, ma dobbiamo credere prima di tutto nelle risorse dei nostri piccoli, e nella loro enorme adattabilità e intelligenza. Se la mamma ad un certo punto non può proprio evitare di tornare al lavoro, e se nonostante la sua sofferenza lo dirà al bambino, lui capirà e in pochi giorni si adatterà. Se la mamma è serena su questo tanto meglio, ma non si può ordinare ad una mamma di essere serena se non lo è, se magari avrebbe preferito continuare a stare a casa col suo bambino… Quindi si può dire che sicuramente la serenità della mamma influisce sul buon esito della cosa, ma tutte le mamme ce la faranno!

Come andrà? Beh questo non si può sapere prima, come già abbiamo detto, perché dipende da troppe variabili, ma quello che ho sempre sentito dire dalle mamme, dopo aver superato questa esperienza apparentemente così ostica, che nonostante qualche momento difficile all’inizio, soprattutto per le mamme stesse!, le cose si sono messe a posto già dopo pochi giorni… Il bambino capisce in fretta che i ritmi cambiano, che la mamma si assenta delle ore di giorno, ma poi quando rientra non se la fa scappare facilmente! Quasi tutti i bambini, all’inizio, cercano di recuperare di notte ciò che sentono mancare di giorno, quindi rapporto con la mamma e tanto buon latte… Potrebbe essere difficile, i primi tempi, conciliare queste nuove esigenze notturne con gli impegni lavorativi diurni e la conseguente stanchezza della mamma, ma pensate che anche i bimbi devono pur recuperare il tempo perso! E se hanno tanto bisogno di mamma, faranno il pieno quando la mamma è disponibile.

In sintesi, come sempre, cercare di seguire il vostro istinto, ritardare il ritorno al lavoro se potete farlo, fino al momento in cui sarete più pronti sia voi che il piccolo; cercare di affrontare nel modo migliore possibile e con ottimismo un rientro “forzato” e avere tanta pazienza per la dimostrazione di maggiori esigenze del vostro piccolo… Ricordate che i nostri piccoli crescono tanto in fretta e che presto se la caveranno bene in tante altre situazioni!

E il papà dove lo metto?

venerdì, 28 gennaio 2011

Oggi volevo scrivere qualcosa sul ruolo che ha l’uomo quando si trasforma da compagno/marito in papà, ma capita anche che oggi è il compleanno del nostro insostituibile papà, quindi unirò le due cose… un post in onore del nostro papi!

Il papà diventa tale al momento della nascita del bambino. Prima è presente, certo, durante la gravidanza, ma anche se segue e sente i calcetti del piccolo attraverso il corpo della compagna, anche se partecipa al corso pre-parto, anche se parla con noi di quello che verrà dopo, e ci sostiene e aiuta durante il travaglio e il parto, non potrà mai avere il ruolo che ha la donna in tutto ciò. La mamma vive in prima persona, sulla sua pelle e dentro il suo corpo, la nascita e la crescita della piccola vita che custodisce dentro di sé, può avere sintomi più o meno sgradevoli, sensazioni, e comunque sarà lei a dare la vita al bambino… La mamma diventa tale appena rimane incinta, il papà lo diventa quando il bambino nasce… Ma questo non significa affatto che i papà non siano importanti, o che lo siano di meno delle mamme… No! Questo significa solo che la Natura, per come ci ha creati, ha deciso che dovevamo avere due ruoli diversi nell’accudimento della prole, così come in tanti altri ambiti della vita. Mentre spesso si sente rivendicare dalle persone la parità dei diritti, io credo che ciò non possa avvenire in tutto, perché essendo biologicamente diversi, uomini e donne (e mamme e papà) non possono essere uguali.

Ma quale è il ruolo del papà, allora? Per fare un esempio, io non sono affatto d’accordo, seguendo questo filo logico, sul fatto che anche i papà debbano avere il piacere/compito di alimentare i loro bambini… Se il piccolo è allattato artificialmente, certo che anche il papà potrà partecipare, ma se il bambino è allattato al seno dalla mamma, non credo che sia una buona idea che la mamma si tiri il latte per permettere al papà di dare il latte al bambino… Mi sembra assurdo ecco! Ma per carità, non muore nessuno… Significa solo che la mamma deve eliminare una poppata al seno del bambino, avere un tiralatte, tirarsi il latte per ottenerne la quantità necessaria a soddisfare la fame del bambino (e se si allatta al seno, sapere quale è questa quantità non è proprio un gioco da ragazzi!), far prendere al bambino un biberon e rendere felice il papà, che comunque non avrà alimentato il suo bambino, ma solo complicato le cose a mamma e piccolo. Ci sono coppie madre-bambino che non ne risentono assolutamente, ma i dubbi che mi vengono in mente sono tanti… Perché complicare le cose, quando il meccanismo dell’allattamento al seno è già di per sé perfetto? Perché rischiare che la stimolazione del tiralatte non sia sufficiente (senza dubbio è differente dalla suzione del bambino) e che quindi il seno della mamma debba tararsi su una stimolazione fittizia? Perché rischiare di confondere le idee al bambino sul tipo di suzione da utilizzare? Perché il bambino in quella poppata deve accontentarsi del latte-alimento quando invece, magari, potrebbe aver voglia del latte-coccola o del latte-consolazione o semplicemente del latte-mamma? So che alcuni forse penseranno che sono esagerata, ma io la penso così… Semplicemente, mi sembra che si voglia complicare una cosa così perfetta solo per… Solo per? Perché i papà non riescono a trovare il loro ruolo nell’accudimento dei bambini, e nessuno li aiuta a vedere al di là dei compiti di alimentazione e cambio pannolino, per arrivare all’importantissimo ruolo emotivo che hanno all’interno di ogni famiglia… Questo è solo un esempio della confusione che si può creare tra i ruoli di mamma e papà…

Ma cosa possono fare, allora, questi papà? Io credo che dar loro il contentino di una poppata al giorno serva solo a negare il loro fondamentale ruolo, quello che potrebbero avere se semplicemente si riconoscesse che siamo diversi e che abbiamo compiti diversi… All’inizio della vita con un neonato, i papà sono essenziali, per esempio, nel proteggere la relazione della mamma col piccolo, limitando le visite nel puerperio, regolandole e non facendole durare troppo, quando mamma e bambino devono innanzitutto imparare a conoscersi. Possono occuparsi di tutte le questioni pratiche della gestione della vita familiare, cucinare, lavare i piatti, rendere la casa in condizioni decenti (cosa che sembra scontata ma che dopo la nascita di un bambino diventa spesso un’utopia). Può aiutare la mamma ad avere del tempo per sé, ad avere il tempo di fare una doccia per esempio, quando il bambino è tranquillo e non ha bisogno di poppare o di stare con lei. Può certamente anche occuparsi del cambio pannolini, del bagnetto, di queste cose di ordinaria amministrazione dei piccoli, mentre la mamma si rilassa al telefono con un’amica. Più avanti i papà possono giocare con i bimbi, dedicarsi a loro insegnando un modo diverso di relazionarsi, che sarà per forza differente da quello usato dalla mamma… Non migliore o peggiore, ma diverso. I bambini hanno anche bisogno di sperimentare diversi modi di giocare, di affrontare i piccoli problemi quotidiani, di sentire le storie raccontate, insomma diversità in tutto! Non ultimo, il papà è importantissimo come sostegno alla mamma nel caso ci siano difficoltà nell’allattamento, visto che spesso le mamme incontrano situazioni che le possono portare a vivere con malessere i piccoli o grandi problemi in questo ambito… e al di fuori dell’ambiente familiare (e a volte anche al suo interno!) è difficile riuscire a trovare sostegno…

Ecco, semplicemente, quello che può fare ogni papà. Stare con il suo bambino, seguendo le sue esigenze e i suoi tempi, non forzandolo quando il bisogno di mamma impera (spesso nel primo anno di età la ricerca della mamma la vince anche sulla voglia di fare giochi più movimentati col papà), imparando a conoscerlo e a fronteggiare gli eventuali momenti di crisi… Ogni papà imparerà il proprio modo di consolare il suo bambino, anche se non col seno, anche senza ciuccio, anche se non è la mamma, semplicemente perché è il papà di quel piccolo e il legame che può creare con lui è unico e importantissimo… questo sarà il dono più bello che potrà fare al suo piccolo.

Dopo tutto ciò, voglio ringraziare il nostro papà, che in questi anni di “lavoro” è riuscito a darci forza nei momenti bui, a darci serenità nei momenti di riposo, a regalare a me dei momenti (seppur brevi!) di relax e alla nostra piccola dei momenti di grande divertimento, ma soprattutto a fornire alla nostra famiglia il sostegno di cui aveva bisogno per superare i momenti no, la calma del pensiero razionale dell’uomo, e sopra ogni cosa l’amore di cui solo un papà e un compagno innamorato delle sue “donne” può dare… Insomma papi grazie di essere sempre con noi! Ti amiamo tanto!

Il tempo speciale delle mamme

venerdì, 10 dicembre 2010

Oggi ho poco tempo. La mia piccola ha deciso che dormire 5 minuti era sufficiente, quindi niente oretta al pc da sola… Ora stiamo controllando la posta e io cerco di mettere insieme un post prima del weekend, visto che avrò un po’ da fare… Mentre speravo che si riaddormentasse per un po’, nel letto con lei, mi sono messa a pensare al “tempo” delle mamme… La cosa che mi spaventa di più del diventare mamma per la seconda volta è che il mio tempo “libero” si ridurrà di molto, continuando a fare la mamma a tempo pieno almeno per qualche anno… Ora che avevo recuperato una fettina del mio tempo, per svagarmi e ricaricarmi a modo mio, ritornerò ad essere “fagocitata” dai miei bimbi… Non sarà facile, come non lo è mai, ma prima o poi rientrerò nell’ordine delle idee e troverò le mie strategie… Ora non posso programmare più di tanto perché chi lo sa come sarà il mio secondo piccolo, e come andranno le cose… Comunque le riflessioni che mi sono venute in mente oggi pomeriggio valgono comunque, per tutte le mamme con “almeno” un bambino…

Io trovo che il tempo delle mamme sia un tempo speciale, perché non è sempre facile riuscire ad organizzarlo nel modo migliore… Ho tante immagini nella testa, immagini del mio tempo di questi ultimi anni, scandito sempre dalla presenza della mia piccola, sia che fosse sveglia, sia che dormisse… Tutto è legato intorno a lei, alla mia vita da mamma, tanto che a volte mi viene difficile ricordare cosa facevo prima… Ma cosa facevo prima di TUTTO QUEL TEMPO? Da quando sono mamma ho imparato a lavarmi i denti, stirare, passare l’aspirapolvere e lavare i piatti con la bimba in fascia… Ho imparato a rispondere al  citofono e ad aprire la porta allattando, ho imparato a scrivere al pc con una mano sola e a controllare la posta mentre faccio sentire  canzoni alla piccola, e non devo distrarmi troppo perché non durano troppo! Ho imparato a pensare mentre dormo, a organizzare le giornate più difficili mentre faccio colazione e nel frattempo parlo e gioco con mia figlia… Insomma cose che tutte le mamme sanno fare, ma che prima di diventare genitore possono sembrare fantascienza!

Insomma, credo che da questo punto si torni indietro difficilmente, se non a costo di cambiamenti drastici ;-) … Io sono contenta di essere così, è faticoso ma almeno riesco a fare tante cose che altrimenti, se rimanessero da fare, mi procurerebbero frustrazione… Certo ci vogliono anche i momenti di tranquillità, se no non si va avanti molto, con questi ritmi! Però secondo me non tutte le persone che stanno intorno alle mamme riescono a rendersi conto della fatica di queste “performance” delle supermamme… Se sapessero come funziona veramente si spaventerebbero, ma senza pensarci le danno per scontate… e credono sia scontato avere una telefonata al giorno (quando tu, mamma, la fai mentre il tuo piccolo sbraita perché non gli presti attenzione), un pensiero in tempo per il compleanno (quando devi fare i salti mortali per ricordarlo, prima di tutto, e per avere il tempo e l’occasione di acquistarlo), una parola di conforto quando le cose vanno male (e quando tu, mamma che consola, stai ancora peggio per motivi tuoi!)… Insomma, credo che a volte le altre persone dovrebbero essere più grate alle mamme che hanno intorno, per il tempo che dedicano loro… perché è un tempo davvero prezioso!