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Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Il nostro Lotus…

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

La tintura madre di Calendula

sabato, 28 agosto 2010

La tintura madre di Calendula (Calendula officinalis) è una pianta comunissima, riconoscibile dal bellissimo e caratteristico colore dei suoi fiori, arancioni o gialli con forma di simile a quella della margherita. Ho conosciuto gli usi della TM di calendula in gravidanza, sempre grazie alle mie ostetriche, e ho molto apprezzato le sue proprietà nel post parto!
Per cosa si usa? Come uso interno, la calendula (tintura madre o anche macerato glicerico) è utile per alterazioni del ciclo mestruale, perché
aumenta le mestruazioni scarse e diminuisce le abbondanti, o come immunostimolante. Come uso esterno, può essere usato come antiinfiammatorio locale e antiarrossante, poichè i principi attivi presenti hanno ottimi effetti su una grande quantità di malattie della pelle, dall’acne ai geloni.
La tintura madre di Calendula viene anche indicata per arrossamenti e infiammazioni della cute di qualsiasi origine (a me è stata molto utile per l’infiammazione vaginale dopo il parto, dovuta ai punti). Generalmente ben tollerato dalle mucose, è molto indicato anche per gli eritemi da pannolino della prima infanzia.
L’estratto di pianta fresca di foglie e fiori di Calendula attiva le proprietà antiinfiammatorie, lenitive e cicatrizzanti. Le foglie della calendula a differenza del fiore vengono considerate tossiche.
Per la presenza di caroteni, la calendula viene anche indicata come protettivo contro i danni dei raggi solari sulla pelle.
Come si usa? Uso interno: 30-40 gocce 3 volte al dì in acqua. Uso esterno: una soluzione al 20% in acqua sterile . Voglio aggiungere che ho usato la TM di calendula anche per disinfettare il moncone del cordone ombelicale della mia bimba, invece di usare altri disinfettanti: immergevo un cotton fioc nella TM e lo passavo sul moncone, visto che dalla pelle passa tutto preferivo quello a qualsiasi altro disinfettante!

Insomma mi sembra un rimedio che può essere utile in molte occasioni, specialemente nella vita di una donna e mamma, quindi meglio averne sempre un po’ in casa!

La sicurezza del parto in casa

lunedì, 21 giugno 2010

La prima cosa che mi viene detta quando dico di aver partorito a casa è questa: “Ah sì? Che coraggio!”. Da questo capisco che siamo ancora molto lontani da società come l’Olanda, dove il parto in casa è la norma e in ospedale vanno a partorire solo quelle donne che hanno dei problemi di salute. Il coraggio non c’entra, se mai si può parlare di consapevolezza, di fiducia, di determinazione. Queste qualità forse sono necessarie per affrontare questo percorso, ma il coraggio no. Il coraggio implica che tu stia facendo qualcosa di pericoloso, mentre invece il parto in casa, se ci sono le condizioni per poterlo effettuare, è la scelta meno pericolosa, mentre invece può essere rischioso il parto in ospedale. Se si conosce bene come funziona il nostro corpo, soprattutto in travaglio, se ci si affida a persone competenti, se si è in contatto col proprio bimbo e se tutti i parametri per una gravidanza fisiologica sono rispettati, allora il parto in casa è la scelta più sicura. Dirò di più: forse è più sicuro del parto ospedaliero anche in tante occasioni che non sono considerate “fisiologiche”, ma questo è un mio pensiero. Quindi, nessun coraggio. Anzi, secondo me bisogna essere impavidi per decidere di partorire in ospedale quando tutto va bene… è come entrare nella tana del lupo! Se vi chiedete come si possa avere certe garanzie, come per esempio cosa si fa se il bambino appena nato ha dei problemi, beh io credo che per i problemi risolvibili si possa fare in tempo ad andare in ospedale al minimo segnale (anche per questo le persone a cui ci si affida devono essere molto competenti), mentre per i problemi che non si possono risolvere… beh, sarebbe lo stesso essere in ospedale, non cambierebbe molto. Nei film, quando una donna partorisce, succede sempre un imprevisto, un qualcosa per cui c’è un’emergenza, ma nella realtà non è così, un parto indisturbato è qualcosa di molto tranquillo e soprattutto tranquille sono e devono essere le persone che vi assistono. Io ho sempre pensato che, se fosse successo qualcosa a mia figlia durante il parto e non avessimo potuto aiutarla, lo avrei accettato ancora di più essendo a casa, perché avevo comunque cercato di regalarle la nascita più serena possibile. Le emergenze e i drammi esistono, ma lasciando fare al proprio corpo, senza scadenze, pressioni, interferenze inutili e dannose, questi vengono limitati al massimo. Se poi succede comunque qualcosa di irreparabile, non credo che sarebbe diverso in ospedale. Quello che è diverso, sicuramente, è che nella propria casa vengono rispettate tutta una serie di condizioni che fanno sì che la nascita si compia nel modo migliore possibile, e di conseguenza nella maggior sicurezza possibile.

L’ostetrica ti darà la disponibilità a seguire il tuo parto se il travaglio partirà a termine, cioè tra la 37esima e la 42esima settimana, sarà disponibile telefonicamente in qualsiasi momento per consigli e rassicurazioni, e quando sarà il momento verrà a casa tua e sarà una presenza costante ma non invadente. Rispetterà i tempi del tuo travaglio, i tempi del tuo corpo e del tuo bambino; non ti farà pressioni non necessarie perché sa che sono controproducenti e assolutamente inutili; controllerà il battito del tuo bambino per assicurarsi che stia bene; ti starà accanto cercando di alleviare il tuo dolore con massaggi o consigli pratici, e senza parlare, se non per le cose strettamente necessarie. Ti sarà accanto quando sta per uscire il bambino, con pazienza e senza quell’ansia tipica degli ospedali, dandoti sostegno in questo momento di passaggio e aiutandoti ad accompagnare fuori il bambino senza lacerazioni. Ti aiuterà ad accogliere il tuo piccolo nelle tue braccia e sul tuo petto, ancora attaccato al cordone, in quel primo istante di infinità in cui tu e lui vi guardate negli occhi e vi riconoscete… Controllerà che il bambino stia bene e che i suoi parametri vitali siano soddisfacenti, ma senza “torturarlo” con pratiche fastidiose e inutili. Ti lascerà sola con la tua nuova famiglia a fare conoscenza, anche per ore, e poi ti aiuterà ad allattare il tuo piccolo per la prima volta. Ti ricorderà che il parto non è ancora concluso perché la placenta è ancora dentro di te, così ti aiuterà a farla uscire. Se vorrai, ti spiegherà come mettere in pratica la nascita Lotus, o se no taglierà il cordone solo dopo che avrà smesso di pulsare. Se ne avrai bisogno, cucirà eventuali lacerazioni e ti spiegherà qualche trucco per evitare fastidi nel post partum. Nei giorni seguenti, verrà a visitarti ogni giorno per vedere se tutto sta precedendo bene, e saprai di poter contare su di lei per ogni minima incertezza. Non potreste avere assistenza migliore, soprattutto nel post partum, e non vi sentirete sole e abbandonate come accade spesso alle mamme che partoriscono in ospedale e che, una volta a casa, non hanno nessuno a cui rivolgersi per eventuali dubbi.

Dal punto di vista pratico, avrai solo bisogno di trovare un’ostetrica che ti accompagni in questo percorso. Il mio consiglio è di cercarne una all’inizio della gravidanza, ma anche se siete un po’ avanti provate lo stesso, se avete improvvisamente deciso che l’ospedale non fa per voi. Dovrete cercare un po’, forse, perché un’ostetrica assomiglia più ad un’amica che a un medico, non è che una vale l’altra! A parità di professionalità e competenza, ce ne sarà una che magari non vi convince anche se non sapete spiegare il perché, e una che a pelle vi piace molto… beh, naturalmente scegliete la seconda! Dovrete creare con lei un legame di fiducia, di amicizia, di confidenza tale per cui possiate affidarvi a lei per qualsiasi cosa durante la gravidanza e il parto… e se non è la persona giusta sarà molto difficile. Quindi non vi fermate alla prima persona che incontrate, valutate bene la vostra scelta.

Per quanto riguarda il costo, mi sembra che vada dai 1000 ai 2000 euro; in alcune regioni italiane viene rimborsata una parte della spesa dalla Regione, ma comunque è una spesa importante. Beh, pensate che ne vale davvero la pena, perché vi assicurate un’assistenza migliore di qualunque altra, e in questo modo potrete dare a vostro figlio e a voi stesse la nascita più tranquilla possibile.

Per partorire a casa non sono necessarie molte cose, e comunque la persona che vi seguirà vi fornirà un elenco dettagliato. Per accennarvi… saranno necessari dei nylon, delle lenzuola, degli asciugamani, una borsa dell’acqua calda e una del ghiaccio, una torcia, una stufetta, se volete della musica, dei cuscini… Vedrete che emozione mettere insieme tutte queste cose in vista del parto!

Insomma, credo che molte mamme sceglierebbero di far nascere il loro piccolo tra le mura domenstiche se solo se ne parlasse un po’ di più, perché se si dà retta a ciò che ci dice il cuore (e la pancia!), facendo tacere le ansie e le preoccupazioni che spesso le altre persone ci mettono, questo modo di vivere la nascita è quello che più si avvicina ai desideri delle future mamme: avere il proprio spazio conosciuto, poter vedere rispettati i propri tempi e sapere di poter avere piena fiducia nel proprio corpo. Queste sono anche le condizioni che rendono il parto maggiormente sicuro. Dopo un parto in casa (o potremmo dire un parto indisturbato, anche se in ospedale), la donna si sente forte, perché sa di aver partorito solo con le sue forze, seppur con l’aiuto di altre persone in certe fasi del parto. E credetemi, questa consapevolezza è fondamentale, fa stare veramente bene e spesso può cambiarvi la vita!

Partorire in ospedale – seconda parte

martedì, 12 gennaio 2010

Torniamo a parlare del parto in ospedale. Quelle che seguono sono le cose che possono fare la differenza, se trovate e scegliete un ospedale che le rispetta… Potrete avere un vero parto “naturale” anche se in ospedale! Se per qualsiasi motivo vi trovate a partorire in un ospedale diverso da quello che avevate scelto, o che comunque è molto diverso dalle vostre aspettative e non è molto pro-naturale, ricordatevi che potete fare le vostre richieste tramite la stesura del piano del parto. Ecco le procedure da auspicare:

- Libertà di movimento in travaglio. Dovete semplicemente seguire cosa vi fa fare il vostro corpo, sia ballare, che camminare, che cantare, che stare ferma, ondeggiare il bacino, stare a cavalcioni di qualcosa, ecc… Vale sempre la stessa regola: essere in contatto con se stesse e non con le persone fuori che vi dicono cosa dovete fare o come dovete mettervi…

- Libertà di scegliere la posizione nel periodo espulsivo. Scegliere la posizione per far nascere il vostro bambino vi può salvare da lacerazioni e vi può aiutare ad avere un parto più veloce. Alcune donne si mettono carponi, altre si siedono sulle gambe aperte del compagno (o sullo sgabello olandese), se no potete anche stare in piedi e aggrapparvi a qualcosa o qualcuno, sdraiate su un fianco con una gamba alzata… qualsiasi posizione va bene, al limite anche quella litotomica (sdraiata a pancia in su), ma solo se siete voi a trovarla la più comoda, e non se ve la impongono. Stando sul lettino, sappiate che siete più soggette a interventi come l’episiotomia, la manovra di Kristeller, e il bambino può rallentare la discesa, perché non è aiutato dalla forza di gravità. Inoltre, alcune posizioni (come quella carponi) possono aiutare a far ruotare il bambino che non sia messo nella giusta posizione con la testa. Una brava ostetrica saprà consigliarvi bene! Ricordate che per far valere i propri diritti non c’è bisogno di urlare e arrabbiarsi, ma bisogna mostrarsi determinati e tranquilli, facendo capire che si sa benissimo che cosa si desidera e il perché della propria scelta. Certo questa fermezza non si può pretendere in travaglio, ma potete pensare ad “informare” il vostro compagno delle vostre richieste prima del parto, chiedendogli di farsi avanti al posto vostro, nei momenti decisivi, oppure se avete un’ostetrica che vi segue anche in ospedale si farà lei portavoce dei vostri desideri.

- Taglio ritardato del cordone. Ormai è appurato che il taglio ritardato del cordone può essere molto utile al bambino, che può usufruire di tutto il sangue che gli viene “pompato” dal cordone fino alla fine, fino a quando quest’ultimo non smette di pulsare. Tagliarlo prima significa privare il bambino di questa preziosa quantità di sangue che lo proteggerà nel tempo dal rischio di anemia, e che lo preparerà per il suo primo respiro indipendente, senza che debba soffrire. Spesso si ha fretta di concludere il parto, specialmente in ospedale, ma si può pretendere (se il bambino sta bene e non ha bisogno di essere allontanato da voi per cure particolari) che venga rispettato questo vostro desiderio. Sempre che non optiate per un Lotus birth!

- Inizio precoce dell’allattamento. Appena nasce il bambino, dovrebbe essere posto sul vostro addome, sul vostro petto, e lasciato lì quanto desiderate voi e lui. Anche due ore. In questo tempo, appena dopo il parto, il bambino è particolarmente sveglio e attivo, e se lasciato fare è anche in grado di strisciare fino al vostro seno, in circa 40 minuti dalla nascita. Troverà il capezzolo, che ha un odore simile al liquido amniotico in cui ha vissuto per 9 mesi, grazie all’odore delle sue manine che avrà vicino al naso, raggiungerà quindi il seno e inizierà a leccarlo, ad annusarlo, poi forse lo toccherà e lo manipolerà con le sue mani e poi, quando sarà pronto, si attaccherà e succhierà il preziosissimo colostro… Probabilmente, attaccandosi da solo, lo farà nel modo corretto, e non avrà bisogno di subire aggiustamenti… Conoscendo questa capacità del neonato, vien da pensare che l’inizio precoce dell’allattamento sia stato favorito dall’evoluzione, e che quindi sia un meccanismo molto utile alla specie umana… perché quindi ritardarlo con scuse e procedure che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento e la sua buona riuscita?

- Rooming in. Tenere il bambino sempre con voi, dal momento della nascita, per tutto il tempo della degenza in ospedale (e anche dopo, naturalmente!) aiuta la buona riuscita dell’allattamento, favorisce il crearsi del legame tra madre e bambino e fa stare bene mamma e bambino. È molto triste che esistano ancora degli ospedali in cui non è previsto il rooming in, perché ogni mamma ha diritto di stare col proprio bambino e ogni bambino ha diritto di avere sempre la mamma a disposizione. Possono dormire insieme, abbracciati, senza bisogno che il bambino conosca già precocemente la solitudine, l’angoscia del vuoto e dell’abbandono che inevitabilmente fanno parte dell’esperienza della nursery, oltre a biberon ciucci e glucosate varie che servono solo a complicare l’avvio dell’allattamento. Ciò di cui ha bisogno il neonato è soltanto la propria mamma, nient’altro. Se ci sono comunque problemi con l’allattamento, la soluzione non è certo quella di allontanare il bambino dalla sua mamma: ogni ospedale dovrebbe avere personale qualificato per aiutare la neo mamma a risolvere problemi di allattamento, senza ricorrere al latte artificiale o ad altri “oggetti” (biberon, paracapezzoli) che alla lunga creano solo complicazioni. Anche in caso di taglio cesareo è possibile avere sempre con sé il proprio bambino, e se proprio la mamma preferisce affidare il bambino a qualcun altro per qualche ora, dovrebbe assicurarsi che glielo riportino non appena il piccolo segnala la necessità di essere allattato. Se finalmente si smettesse di separare precocemente madre e bambino, inizierebbe a crescere una società migliore, perché i neonati, una volta diventati adulti, non avrebbero sperimentato un vissuto così negativo e catastrofico come quello di essere allontanati dalla propria madre nel momento in cui avevano più bisogno di lei!

La nostra nascita… in casa

giovedì, 22 ottobre 2009

 

Mia figlia è nata in casa, nella nostra camera, nel silenzio e nel tepore, avvolta dalla luce azzurra del nostro abat-jour… È sgusciata fuori dal mio corpo dopo 29 ore da quando avevo sentito la prima “vera” contrazione, quella che ci aveva fatto iniziare il viaggio del travaglio e che ci avrebbe portate al nostro primo incontro. È nata alla presenza del suo papà, e di 3 donne fantastiche che, prima di essere ostetriche, sono persone che sanno assistere ad una nascita, assistere stando con le mani dietro la schiena, come dice Lorenzo Braibanti nel suo libro. Queste persone, che per sempre avranno un posto speciale nel mio cuore, mi hanno accompagnata con una presenza discreta verso il giorno più importante della mia vita, e sono state presenti senza farsi sentire, tranne quando avevo bisogno di avere il loro supporto, di sentire le loro mani calde massaggiare la mia schiena, e di sapere che erano lì per me, lì con me.

Io e la mia bambina abbiamo attraversato la notte tra contrazioni, lamenti e sorrisi, sotto l’acqua della doccia, abbracciate dal papà, sostenute e massaggiate dalle ostetriche, accarezzate e cullate… e quando la mia bambina è riuscita, solo col mio aiuto, a venire al mondo, non ha fatto nessun verso… Dopo qualche secondo, una volta fuori, ha iniziato a buttare fuori un po’ di liquido dal nasino, senza piangere, senza scomporsi più di tanto. Una delle ostetriche l’ha presa e me l’ha passata, l’ho subito presa in braccio, ancora in ginocchio accanto al letto, ancora nude e attaccate col prezioso cordone, e ho sentito che era molto pesante! Ancora ansimavo per la fatica di quel grande sforzo, il più bello e il più grande della mia vita, il più intenso… ma quale ricompensa! Eravamo lì, in un attimo eterno, tutti in silenzio a celebrare la vita, la nascita… e lei era così bella, perfetta, con quelle sue mani così grandi! Mi hanno aiutata ad alzarmi, e ci siamo sdraiate nel letto, lì dove 8 mesi prima avevo detto al suo papà che sarebbe arrivata una creatura per farci diventare una famiglia… e anche il papà è arrivato per conoscere questa piccolina che aveva visto per primo che stava spuntando, che stava nascendo. Siamo stati così per non so quanto, un tempo infinito, in cui abbiamo respirato l’odore della nostra nuova famiglia, del nostro nuovo amore, sempre più grande, della nostra piccola, il nostro miracolo… Quando il cordone ha smesso di pulsare, ma molto dopo, forse un’ora, lo abbiamo tagliato, poi con qualche spinta (ma sempre tenendo in braccio la mia piccola) ho partorito la placenta, poi di nuovo nel letto. Le ostetriche hanno valutato che era il caso di darmi qualche punto per una piccola lacerazione, così mi hanno aiutata a fare una doccia mentre Vera era col papà, e poi mi hanno suturata. La mia piccola è stata lontana da me solo il tempo della mia doccia, poi ci siamo riunite… Il nostro allattamento ha avuto qualche problema a partire, ma le ostetriche hanno fatto di tutto per aiutarci, rimandandoci a qualcuno di più esperto quando hanno capito che non ci potevano essere più utili, e così è andato tutto bene…

Non ho subìto nessun intervento non necessario e poco piacevole, non c’è stata nessuna interferenza tra me e la mia bambina, cosa che spesso avviene in ospedale, anche quando non ci siano pericoli veri, quindi non posso che consigliare il parto in casa a chi porta avanti una gravidanza fisiologica e desidera provare la gioia di un vero parto naturale. I rischi? Quelli esistono sempre, noi siamo stati anche fortunati sicuramente, ma sentivamo di avere tutte le garanzie necessarie a stare tranquilli, e poi ci siamo fidati delle nostre sensazioni, sempre positive sia prima che durante la nascita. L’unica cosa che continuavo a pensare era che avrei fatto di tutto per dare a me e a mia figlia la nascita più bella possibile, e questo è stato. Grazie alle mie ostetriche, a mio marito e a mia figlia Vera!

La nascita integrale (Lotus Birth)

mercoledì, 23 settembre 2009

Di che cosa si tratta? Praticamente significa tenere attaccata la placenta al neonato, anche dopo il parto, non tagliando il cordone ombelicale e lasciando che esso si secchi spontaneamente e si stacchi da solo. Secondo questo approccio, al bambino viene lasciato il tempo per decidere quando lasciare la placenta, e cioè per adattarsi al nuovo mondo di cui fa parte. E’ stato notato come i bambini ancora collegati alla placenta dopo la nascita siano molto sensibili ad ogni manipolazione di quest’ultima: per esempio, se si tocca la placenta mentre il bambino dorme, questi sussulta. Questo dimostra l’esistenza di una forma percettiva all’interno del cordone. Oltre ai benefici derivati dal non tagliare il cordone subito dopo la nascita (maggior afflusso di sangue al bambino, che significa meno problemi di respirazione, migliore ossigenazione, minor bisogno di trasfusioni), si aggiungono i benefici del tenere la placenta insieme al bambino. Dopo il miracolo della nascita del bambino, infatti, con la nascita integrale si prolunga la sensazione di quiete e di raccoglimento che ogni nascita richiederebbe, e si ha la sensazione di trovarsi “tra due mondi”: si respira e si sente sulla propria pelle la transizione che il bambino effettua dal mondo precedente a quello attuale, quello della sua esistenza fisica… In questo periodo, non a caso, si attivano nel neonato il tratto digerente e il sistema escretivo, che erano funzioni della placenta. Inoltre, sembra che i bambini nati con Lotus Birth siano particolarmente sereni, e che una volta adulti si sentano completi, integri, e non perennemente alla ricerca di quel “qualcosa” che sembra sfuggire alla maggior parte delle persone… Sarà perché è stato lasciato loro il tempo necessario per “venire al mondo”? A me sembrano dei buoni motivi per tentare, vista la semplicità del tutto. Se anche decidete di andare a partorire in ospedale o se addirittura venite sottoposte a cesareo, il Lotus Birth è comunque possibile.

Come fare praticamente? Beh in realtà non c’è molto da fare… Una volta nato il bambino e uscita la placenta, quest’ultima verrà messa a scolare dentro un comune colapasta, posto dentro un catino, accanto al bambino, e per 24 ore può rimanere semplicemente lì dentro. Si può poi lavare la placenta con acqua tiepida, togliendo ogni incrostazione residua di sangue e asciugandola poi con un panno, tamponandola appena. Si deve poi avvolgere la placenta in un panno assorbente (anche un pannolino lavabile, per esempio) da cambiare ogni giorno; alcuni la cospargono di sale per assorbire l’umidità. La distanza tra il bambino e la placenta deve essere tale che il cordone non rimanga teso, e ogni qualvolta si solleva il bambino si deve fare attenzione a non dare strattoni al cordone. Il bambino potrà venire coperto con un indumento ampio, come per esempio una camicia da notte con bottoni sul davanti, e piuttosto che avere pannolini troppo stretti, si consiglia di adagiarlo su una serie di pannolini, che sarà più facile cambiare. Quando il cordone si seccherà si può inumidirlo appena per ridargli la sua forma, ma si seccherà nuovamente. Il cordone si staccherà dopo un periodo di tempo che va da 3 a 10 giorni.

Informazioni tratte dal libro “Lotus birth: il parto integrale. Nati con… la placenta!” di Shivam Rachana, ed. Amrita