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Il parto in acqua

mercoledì, 1 febbraio 2012

La mia seconda bambina, sempre nata in casa come la prima, è nata in acqua. Sono entrata nella piscinetta dopo tutto il giorno che avevo prodromi, poi contrazioni più serie… Erano iniziate tranquillamente alle 8 di mattina, e sono entrata in acqua verso l’ora di cena, le 19.30, perché fino ad allora ero riuscita a gestire bene le onde camminando e ondeggiando il bacino… Neanche due ore dopo mia figlia era tra le mie braccia. Appena sono entrata in acqua ho sentito un grande sollievo, un grande rilassamento, e le contrazioni si sono fermate per qualche minuto. Poi sono ricominciate, belle potenti, ma riuscivo a gestirle molto meglio per via della rilassatezza dei muscoli di tutto il corpo, grazie anche alla leggerezza del mio corpo immerso, e forse anche perché in quel modo mi sentivo più in contatto con la mia bambina, immersa anche lei nell’acqua… Potevo cambiare posizione facilmente, non sentivo il peso del mio corpo, né del pancione, e infatti ad ogni contrazione mi mettevo carponi o facevo galleggiare il corpo andando quasi in superficie, poi ad ogni pausa tornavo a sedermi. L’acqua ha accelerato il travaglio che era in fase avanzata, infatti dopo poco non avevo praticamente più le pause tra le contrazioni, ma stavo benissimo in acqua… e dopo poco è nata mia figlia. Siamo rimaste in acqua per molto, non avevamo fretta, ogni tanto mi facevo togliere un po’ di acqua fredda e metterne di calda… così rimanevamo al calduccio. La mia bambina è rimasta in acqua, nel suo elemento, per ancora un’ora, ma era anche addosso a me… una specie di momento di transizione che penso le abbia donato maggiore tranquillità nel sentirsi accolta in questo nuovo mondo. Che strano, dopo ore passate in acqua, rialzarsi in piedi e sentire tutto il peso del tuo corpo… e anche quello della tua bambina fuori da te!

Benefici per la mamma. Insomma, i benefici per la mamma si possono riassumere così: aiuto nel rilassarsi e quindi nella gestione del dolore; velocizzazione del processo di dilatazione, se il travaglio è in stato avanzato; maggiore facilità nel movimento in travaglio, possibilità di cambiare posizione facilmente e velocemente;  distensione dei tessuti che hanno meno probabilità di lacerarsi in modo grave; compressione delle eventuali varici con riduzione di fastidi per chi ha questo problema. Inoltre, è importante ricordare che in ospedale il parto in acqua subisce meno interventi, e questo non è da sottovalutare!
Prima di questo mio secondo parto, avevo acquistato e letto il libro di  sul parto in acqua di Janet Balaskas e Yehudi Gordon. Per amore di completezza, vorrei aggiungere che in questo libro si dice che spesso, con bambini abbastanza grossi, è meglio uscire dall’acqua al momento dell’espulsione, per farsi aiutare dalla gravità.

Benefici per il bambino. Il feto vive nel ventre materno, immerso nel liquido amniotico. Uscendo dall’utero materno, la prima sensazione che prova è probabilmente il freddo, anche se la stanza è riscaldata, oltre al vuoto dato dalla mancanza di liquido. Nascendo in acqua, non prova né una né l’altra di queste sensazioni, e anzi si sente nuovamente accolto dal tepore di acque che lo avvolgono dolcemente, liberandolo dalla stretta del canale del parto… Non si sente cadere nel vuoto, o comunque meno di quanto accada normalmente, e rimane in un ambiente caldo almeno quanto il corpo da cui è uscito. Questa è la mia visione, la mia opinione, ma è quanto ho anche percepito con la mia esperienza. Lentamente affiora alla superficie, senza fretta, e può incontrare l’aria, senza che venga subito tagliato il cordone. Incontra l’abbraccio della sua mamma, che immediatamente riconosce, e l’acqua fa da tramite e rimane anche a fare da contorno a questo nuovo attesissimo incontro.

Aspetti pratici. Vediamo ora gli aspetti pratici. Piscinetta o vasca? C’è che si trova meglio con la piscina, chi si trova bene anche nella vasca normale… solo voi potete saperlo! Io stavo scomoda nella vasca anche solo a fare il bagno col pancione, mi sentivo quasi in trappola, non riuscivo proprio ad immaginare di muovermi agevolmente lì dentro in travaglio, quindi mi sono organizzata con una piscinetta gonfiabile, quelle dei bambini piccoli coi pesciolini! E mi sono trovata benissimo. Però una mia cara amica ha partorito due volte nella sua vasca da bagno, stretta e lunga, quindi si può sicuramente fare!
Quando vi immergete, dovreste essere coperte dall’acqua almeno fino a tutta la pancia, per poter galleggiare agevolmente. Dovreste poter stare nella piscina con le gambe stese, da sedute. La temperatura dell’acqua non dovrebbe essere troppo elevata, questo in teoria, poi in pratica io non so a quanti gradi fosse l’acqua della mia piscina, ma sicuramente lo era più del mio corpo, perché mi piaceva sentire l’acqua bella calda. Anche lì mi sono fatta seguire dall’istinto.
Sarà utile posizionare la piscina in un luogo intimo, possibilmente in una stanza che possa venire chiusa, per garantire intimità, e dove si possa avere buio anche se si è in pieno giorno. La piscina dovrà essere riempita e svuotata agevolmente, quindi serviranno tubo di gomma e attacco al rubinetto, per la lunghezza solo poi potete sapere quanto è necessario per arrivare al rubinetto più vicino! Noi l’avevamo messa in bagno, nel nostro grande bagno, dove stava di misura, ed è stato comodissimo sia riempirla che svuotarla!
Ah, un’ultima cosa: anche se da tutta la vita sognate il parto in acqua, non potrete essere sicure che partorirete in acqua per il semplice motivo che non saprete, finché non vivrete il momento, se davvero avrete voglia di starci! Spesso ci si fa un’idea prima, e al momento del travaglio o della nascita le cose cambiano… A volte va bene travagliare ma non partorire, a volte il contrario, a volte entrambe le cose e altre volte ancora, nessuna delle due, indipendentemente da ciò che si pensava in gravidanza! Bisogna essere pronte a tutto, cambiando eventualmente programma, rimanendo elastiche sui desideri e bisogni del momento!

Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

La tisana delle puerpere

venerdì, 24 dicembre 2010

Oggi voglio darvi la ricetta di questa tisana speciale, consigliata da Tina, un’ostetrica dell’isola di Maui, che ho trovato nel libro di Ibu Robin Lim “Dopo la nascita del bambino”. Si consiglia di bere questa tisana nei primi 4 giorni dopo il parto, sia di giorno che di notte quando ci si sveglia, e nel frattempo bisognerebbe anche attenersi ad alcune regole, che consistono sostanzialmente nel far riposare la neo-mamma, che non si dovrà occupare di nulla se non della propria igiene personale e del bambino. Certo, questo richiede che la donna abbia assitenza continua almeno per un po’ di giorni, da noi è spesso un sogno irrealizzabile, ma magari la tisana può essere comunque un qualcosa in più! L’ostetrica Tina afferma che le donne che seguono queste indicazioni finiscono le lochiazioni nella prima settimana dopo il parto, e hanno meno problemi ad allattare, sentendosi anche in gran forma.

Ecco come preparare la tisana: a 4 litri di acqua pura aggiungere una presa generosa di ognuna delle seguenti piante essiccate, e poi portare a bollore: elonia dioica, radice di liquirizia, borsa pastore, foglie di lampone (queste ultime da aggiungere alla fine, quando l’acqua si raffredda, perché il bollore riduca la loro efficacia). Tenere in infusione per almeno 15 minuti.

In alternativa alle piante essiccate, potete trovare in erboristeria le tinture di tutte queste piante, che saranno più comode per preparare una tazza alla volta di questa tisana, anche se dobbiamo dire che prepararla in grandi quantità può essere utile per non dover ripetere la preparazione ogni volta, e per averne sempre a portata di mano. Se si reperiscono le foglie fresche, queste sono ancora preferibili, e sovranno essere usate in dosi maggiori.

Come vi aiuterà questa tisana? Tonificherà l’utero, controllerà l’emorragia, promuoverà un’evacuazione regolare, faciliterà la montata lattea e darà sollievo alle contrazioni uterine. Tentar non nuoce, no? ;-)

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !! 

La sicurezza del parto in casa

lunedì, 21 giugno 2010

La prima cosa che mi viene detta quando dico di aver partorito a casa è questa: “Ah sì? Che coraggio!”. Da questo capisco che siamo ancora molto lontani da società come l’Olanda, dove il parto in casa è la norma e in ospedale vanno a partorire solo quelle donne che hanno dei problemi di salute. Il coraggio non c’entra, se mai si può parlare di consapevolezza, di fiducia, di determinazione. Queste qualità forse sono necessarie per affrontare questo percorso, ma il coraggio no. Il coraggio implica che tu stia facendo qualcosa di pericoloso, mentre invece il parto in casa, se ci sono le condizioni per poterlo effettuare, è la scelta meno pericolosa, mentre invece può essere rischioso il parto in ospedale. Se si conosce bene come funziona il nostro corpo, soprattutto in travaglio, se ci si affida a persone competenti, se si è in contatto col proprio bimbo e se tutti i parametri per una gravidanza fisiologica sono rispettati, allora il parto in casa è la scelta più sicura. Dirò di più: forse è più sicuro del parto ospedaliero anche in tante occasioni che non sono considerate “fisiologiche”, ma questo è un mio pensiero. Quindi, nessun coraggio. Anzi, secondo me bisogna essere impavidi per decidere di partorire in ospedale quando tutto va bene… è come entrare nella tana del lupo! Se vi chiedete come si possa avere certe garanzie, come per esempio cosa si fa se il bambino appena nato ha dei problemi, beh io credo che per i problemi risolvibili si possa fare in tempo ad andare in ospedale al minimo segnale (anche per questo le persone a cui ci si affida devono essere molto competenti), mentre per i problemi che non si possono risolvere… beh, sarebbe lo stesso essere in ospedale, non cambierebbe molto. Nei film, quando una donna partorisce, succede sempre un imprevisto, un qualcosa per cui c’è un’emergenza, ma nella realtà non è così, un parto indisturbato è qualcosa di molto tranquillo e soprattutto tranquille sono e devono essere le persone che vi assistono. Io ho sempre pensato che, se fosse successo qualcosa a mia figlia durante il parto e non avessimo potuto aiutarla, lo avrei accettato ancora di più essendo a casa, perché avevo comunque cercato di regalarle la nascita più serena possibile. Le emergenze e i drammi esistono, ma lasciando fare al proprio corpo, senza scadenze, pressioni, interferenze inutili e dannose, questi vengono limitati al massimo. Se poi succede comunque qualcosa di irreparabile, non credo che sarebbe diverso in ospedale. Quello che è diverso, sicuramente, è che nella propria casa vengono rispettate tutta una serie di condizioni che fanno sì che la nascita si compia nel modo migliore possibile, e di conseguenza nella maggior sicurezza possibile.

L’ostetrica ti darà la disponibilità a seguire il tuo parto se il travaglio partirà a termine, cioè tra la 37esima e la 42esima settimana, sarà disponibile telefonicamente in qualsiasi momento per consigli e rassicurazioni, e quando sarà il momento verrà a casa tua e sarà una presenza costante ma non invadente. Rispetterà i tempi del tuo travaglio, i tempi del tuo corpo e del tuo bambino; non ti farà pressioni non necessarie perché sa che sono controproducenti e assolutamente inutili; controllerà il battito del tuo bambino per assicurarsi che stia bene; ti starà accanto cercando di alleviare il tuo dolore con massaggi o consigli pratici, e senza parlare, se non per le cose strettamente necessarie. Ti sarà accanto quando sta per uscire il bambino, con pazienza e senza quell’ansia tipica degli ospedali, dandoti sostegno in questo momento di passaggio e aiutandoti ad accompagnare fuori il bambino senza lacerazioni. Ti aiuterà ad accogliere il tuo piccolo nelle tue braccia e sul tuo petto, ancora attaccato al cordone, in quel primo istante di infinità in cui tu e lui vi guardate negli occhi e vi riconoscete… Controllerà che il bambino stia bene e che i suoi parametri vitali siano soddisfacenti, ma senza “torturarlo” con pratiche fastidiose e inutili. Ti lascerà sola con la tua nuova famiglia a fare conoscenza, anche per ore, e poi ti aiuterà ad allattare il tuo piccolo per la prima volta. Ti ricorderà che il parto non è ancora concluso perché la placenta è ancora dentro di te, così ti aiuterà a farla uscire. Se vorrai, ti spiegherà come mettere in pratica la nascita Lotus, o se no taglierà il cordone solo dopo che avrà smesso di pulsare. Se ne avrai bisogno, cucirà eventuali lacerazioni e ti spiegherà qualche trucco per evitare fastidi nel post partum. Nei giorni seguenti, verrà a visitarti ogni giorno per vedere se tutto sta precedendo bene, e saprai di poter contare su di lei per ogni minima incertezza. Non potreste avere assistenza migliore, soprattutto nel post partum, e non vi sentirete sole e abbandonate come accade spesso alle mamme che partoriscono in ospedale e che, una volta a casa, non hanno nessuno a cui rivolgersi per eventuali dubbi.

Dal punto di vista pratico, avrai solo bisogno di trovare un’ostetrica che ti accompagni in questo percorso. Il mio consiglio è di cercarne una all’inizio della gravidanza, ma anche se siete un po’ avanti provate lo stesso, se avete improvvisamente deciso che l’ospedale non fa per voi. Dovrete cercare un po’, forse, perché un’ostetrica assomiglia più ad un’amica che a un medico, non è che una vale l’altra! A parità di professionalità e competenza, ce ne sarà una che magari non vi convince anche se non sapete spiegare il perché, e una che a pelle vi piace molto… beh, naturalmente scegliete la seconda! Dovrete creare con lei un legame di fiducia, di amicizia, di confidenza tale per cui possiate affidarvi a lei per qualsiasi cosa durante la gravidanza e il parto… e se non è la persona giusta sarà molto difficile. Quindi non vi fermate alla prima persona che incontrate, valutate bene la vostra scelta.

Per quanto riguarda il costo, mi sembra che vada dai 1000 ai 2000 euro; in alcune regioni italiane viene rimborsata una parte della spesa dalla Regione, ma comunque è una spesa importante. Beh, pensate che ne vale davvero la pena, perché vi assicurate un’assistenza migliore di qualunque altra, e in questo modo potrete dare a vostro figlio e a voi stesse la nascita più tranquilla possibile.

Per partorire a casa non sono necessarie molte cose, e comunque la persona che vi seguirà vi fornirà un elenco dettagliato. Per accennarvi… saranno necessari dei nylon, delle lenzuola, degli asciugamani, una borsa dell’acqua calda e una del ghiaccio, una torcia, una stufetta, se volete della musica, dei cuscini… Vedrete che emozione mettere insieme tutte queste cose in vista del parto!

Insomma, credo che molte mamme sceglierebbero di far nascere il loro piccolo tra le mura domenstiche se solo se ne parlasse un po’ di più, perché se si dà retta a ciò che ci dice il cuore (e la pancia!), facendo tacere le ansie e le preoccupazioni che spesso le altre persone ci mettono, questo modo di vivere la nascita è quello che più si avvicina ai desideri delle future mamme: avere il proprio spazio conosciuto, poter vedere rispettati i propri tempi e sapere di poter avere piena fiducia nel proprio corpo. Queste sono anche le condizioni che rendono il parto maggiormente sicuro. Dopo un parto in casa (o potremmo dire un parto indisturbato, anche se in ospedale), la donna si sente forte, perché sa di aver partorito solo con le sue forze, seppur con l’aiuto di altre persone in certe fasi del parto. E credetemi, questa consapevolezza è fondamentale, fa stare veramente bene e spesso può cambiarvi la vita!

Le fasi del parto

giovedì, 15 aprile 2010

Il parto è solo una fase del diventare mamma, una fase fondamentale, attraverso cui si viene “iniziate” a questo nuovo ruolo. In alcune società tradizionali, gli uomini devono superare delle prove di forza e di coraggio per poter essere considerati adulti, mentre le donne non ne hanno bisogno, perché la Natura ha già provveduto a fornirci il modo per assumere uno status superiore: noi creiamo la vita e diventiamo mamme!

Per tutto il travaglio e il parto, ci sarà un ritmo che ti accompagnerà: contrazione-pausa, che corrisponde alla dualità dolore-benessere. Ci saranno anche altri ritmi: attenzione-abbandono, movimento e rallentamenti, silenzio e vocalizzazioni, sensazione di non farcela ed espressione di massima forza: è proprio questa la forza dinamica del travaglio e di tutto il processo della nascita.

Ecco in breve i tempi del travaglio e del parto:

  • Fase latente: le contrazioni sono brevi e irregolari, durano meno di un minuto e servono ad appianare e a far scomparire il collo dell’utero. Questa fase può durare da 2-3 ore a qualche giorno, fino a quando non ci si adatta al travaglio. Ci può essere ambivalenza rispetto al partorire o al non partorire. Il bambino inizia ad adattarsi e a produrre i suoi ormoni difensivi per la nascita. In questo periodo puoi prendere confidenza col dolore, ascoltarti, riposare, mangiare, rilassarti, fare l’amore col tuo compagno.
  • Prima fase del periodo dilatante: le contrazioni sono ritmiche, durano più di un minuto, sono vicine, intense, la dilatazione è da 2 a 5-6 cm. Mentre c’è la contrazione sei concentrata e assorbita, quando passa sei ancora vigile. Puoi cercare posizioni e mezzi che ti facciano sentire meglio, adattandoti al dolore in modo attivo. In questa fase (la cui durata è molto variabile) il travaglio si potrebbe fermare se intervengono distrazioni, persone non adeguate, cambiamento di ambiente.
  • Prima fase di transizione: si ha tra i 5 e i 7 cm di dilatazione. Si tratta dell’adattamento istintivo al progredire del travaglio, che può essere “attacco” (ti apri velocemente in modo violento con vomito, crisi di pianto o rabbia o altro) o “fuga” (il travaglio rallenta, prendi tempo per accumulare energia, mangiare, dormire). Nella fase di “attacco” è importante l’intimità, la protezione, l’incoraggiamento, nella fase di “fuga” ci si può fermare anche per diverse ore, e il travaglio riprenderà quando sarai pronta.
  • Seconda fase del periodo dilatante: dai 6-7 cm ai 10. Ormai sei concentrata e assorbita sia durante la contrazione che nella pausa, attraversi una profonda esperienza che ti trasformerà in madre. Sei in una specie di trance prodotta dai tuoi ormoni, c’è apertura totale, resa, passività. Puoi usare il movimento, la voce, e hai bisogno di un ambiente intimo e non disturbato. Questa fase è breve, e ormai il travaglio non può più essere interrotto.
  • Seconda fase di transizione: tra la dilatazione completa e il periodo espulsivo. Anche in questo caso si può reagire con “attacco” o con “fuga”: nella prima modalità le spinte iniziano improvvise e forti, puoi provare paura e disorientamento. Nella seconda modalità il travaglio rallenta, le spinte non arrivano, hai bisogno di aspettare un po’ e quando sarai pronta inizieranno le spinte.
  • Periodo espulsivo: inizia con le spinte spontanee, non con la dilatazione completa. La spinta è in sintonia con l’utero, mentre espiri, e permette la graduale distensione della muscolatura del pavimento pelvico. Sei di nuovo vigile, presente, possono riemergere conflitti tra il trattenere e il rilasciare. Il tempo è variabile ma può durare anche qualche ora. Il premito spontaneo dura 4-6 secondi e all’inizio lo senti solo all’apice della contrazione, poi quando il bambino scende lo senti durante tutta la contrazione, che ora inizia con la spinta e non col dolore. Infine la spinta è irresistibile, il bambino affiora, lo puoi vedere e toccare con la mano, e viene spinto fuori. Spesso esce la testa e, dopo una pausa, anche il reso del corpo, altre volte esce tutto fuori subito sgusciando come un pesciolino!
  • Accoglimento del bambino: finalmente è nato! In questo periodo (due ore circa) è importante che il bambino stia vicino a te, in un ambiente intimo e protetto, così lo puoi accogliere nelle tue braccia e nella tua mente, favorendo il processo di imprinting. Vi conoscete per la prima volta ma senti che vi conoscete da sempre!
  • Secondamento: è la nascita della placenta, che avviene quando si completa il processo di accoglimento e l’accettazione del bambino entro le due ore dal parto. Ricominciano le contrazioni, senti un senso di peso all’ano, puoi assecondare la sensazione di spinta e aiutare la placenta a nascere.

Questa è la descrizione “tecnica” di ciò che succede al nostro corpo quando nasce il nostro bambino, cioè quando tutto viene lasciato fare alla Natura… Anche in questo caso, però, ci sono esperienze diversissime per le mamme: parti lunghi e faticosi, parti veloci, blocchi nel travaglio, sensazioni di qualsiasi genere che rendono ogni parto un’esperienza unica e irripetibile. E’ proprio questo il bello del parto indisturbato! ;-)