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Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

Allattamento al seno: iniziare bene

venerdì, 1 ottobre 2010

Tante volte si sente dire che allattare è un gesto naturale, che verrà da sé… o che, altrimenti, è una questione di fortuna e non si può sapere in anticipo se ci sarà il latte, se sarà “buono”, se basterà al piccolo… Ma qual’è la verità? Secondo me, la verità è che allattare dovrebbe essere un gesto naturale e familiare per tutte le donne che stanno per diventare mamme… ma a differenza di qualche generazione fa, quando tutte le donne erano abituate a vedere altre mamme (le proprie, o le sorelle, le zie…) che allattavano, adesso spesso accade che si diventi mamma senza avere la più pallida idea di cosa significhi allattare, senza aver mai visto un neonato, e senza esempi “viventi” che possano dare una mano… Tante di noi non sono state allattate, e quindi neanche l’esperienza personale può venirci in aiuto…

Insomma, quali sono le piccole regole da sapere quando si sta per partorire e si desidera tanto allattare il proprio cucciolo? Le cose da sapere non sono molte, ma alcune sono fondamentali… Vediamone alcune:

L’attacco. Se è possibile, quello che vi consiglio è di attaccare il bimbo appena nato, se ve lo consentono e se voi riuscite (anche dopo un cesareo potete allattare subito, se chiedete aiuto). Se potete, lasciate al bambino il suo tempo, senza forzarlo, e senza affrettare la cosa. Fatelo attaccare da solo, visto che i neonati sono assolutamente competenti per farlo, e non hanno bisogno di qualcuno che gli metta la tetta in bocca, anche con modi poco garbati, come a volte accade. Alcuni bambini si attaccano subito voracemente, alcuni altri hanno bisogno di più tempo, per annusare la loro mamma, leccarla, e magari non ciucciano subito perché hanno ancora del muco in bocca o nel naso che devono ancora espellere… Teneteli a contatto col vostro corpo, e non tarderanno la prima poppata…  Mettete il bambino pancia contro pancia, con la testa in linea col corpo, avvicinate lui al seno e non viceversa, in modo da stare comode, e fategli aprire bene la bocca, in modo che abbia in bocca buona parte dell’areola, non solo il capezzolo, che altrimenti verrà masticato e farà molto male. Se sentite dolore non fate finta di niente, forse l’attacco non è corretto, chiedete aiuto ad una consulente LLL se il personale dell’ospedale non vi sembra disponibile o preparato, purtroppo non sempre gli operatori sono esperti… I primi giorni potete avvertire un po’ di fastidio all’inizio della poppata, ma se il bambino è attaccato bene questo fastidio dovrebbe scomparire entro pochi minuti. Potete allattare in molte posizioni diverse, ma all’inizio (e anche dopo!) è molto comodo allattare da sdraiate… così si può anche dormicchiare… Una cosa importante: non aspettate che il piccolo pianga per attaccarlo, se state attente vedrete che il piccolo manda altri segnali prima di arrivare al pianto, perché questo è solo un segnale tardivo di fame: si volta da una parte e dall’altra quando lo prendete in braccio, porta le manine alla bocca, schiocca con la lingua, inizia ad agitarsi… Evitate ciucci e biberon, per evitare confusione, almeno il primo mese di vita… Come fate a sapere quando la poppata è finita? Naturalmente il bambino quando è sazio si stacca. Se però dovete staccarlo voi per qualsiasi motivo, ricordatevi di farlo dopo aver inserito un dito nell’angolo della bocca, per rompere il “sottovuoto” che si crea quando il piccolo ciuccia, se no vedrete le stelle!

L’allattamento a richiesta. Lasciate poppare il bambino per tutto il tempo che vuole, senza limiti di tempo, senza guardare l’orologio: allattare a richiesta significa proprio questo, anche se alcuni vi diranno che i neonati devono poppare ogni 3 ore, per 10 minuti a seno, e di notte devono avere una pausa più lunga… I bambini che si accontentano di questo ritmo forse esistono, ma state certe che sono una rarità! Più spesso, i neonati vogliono ciucciare molto più spesso, e a volte stanno attaccati quasi un’ora… per poi riattaccarsi dopo mezz’ora… Questo non significa che non avete latte, ma solo che il vostro piccolo ha questo ritmo di allattamento, almeno in quel momento. I ritmi cambiano spesso, non sarà sempre così! Man mano che i piccoli crescono, diventano più esperti, quindi diminuisce il tempo della poppata, e si allunga la pausa tra una e l’altra. Se il piccolo si addormenta al seno troppo presto (dopo pochi minuti) provate a svegliarlo toccandolo dolcemente, o massaggiando il seno in giù… gli arriverà un po’ di latte direttamente in bocca, e si sveglierà continuando a ciucciare… Se vi sembra troppo sonnolento, svegliatelo almeno ogni 3 ore almeno per allattarlo, anche se lui non lo richiede… Se rigurgita del latte, sappiate che è normale, se non sembra essere disturbato non vi preoccupate… Mia figlia ha rigurgitato fino a 6 mesi circa, poi ha smesso da sola… Se invece sembra soffrire, rivolgetevi ad un bravo pediatra, forse soffre di reflusso. Alcune mamme allattano con un solo seno per poppata, altre all’interno della stessa poppata offrono i due seni, e entrambe le modalità vanno bene, vedete voi come regolarvi. Se allattate da entrambi i seni, alla poppata successiva iniziate col seno che la volta prima avete dato per secondo. Quante volte dovete allattare nelle 24 ore? Sarà il vostro bambino a dirvelo, comunque tenete conto che la maggior parte dei bambini ciuccia 10-12 volte nell’arco delle 24 ore; la frequenza può variare, magari farà 2 poppate quasi attaccate e poi farà una pausa più lunga, oppure popperà sempre ogni 2 ore, di giorno e di notte…

La crescita. Oltre al controllo settimanale del peso (di più non ha senso, soprattutto la doppia pesata che in alcuni ospedali fanno ancora fare), controllate che il bambino bagni 6-8 pannolini di stoffa al giorno (o 4-5 di quelli usa e getta), e faccia 3-4 pupù, perché ciò indica che è adeguatamente nutrito. Nel primo trimestre di vita, dopo le prime due o tre settimane, è accettabile un aumento di peso di circa mezzo chilo al mese, o di 120-200 gr alla settimana. Se vi sembra che il vostro bambino non prenda abbastanza latte, prima di ricorrere al pediatra (che spesso riterrà che il vostro latte non sia abbastanza, o abbastanza buono, e di conseguenza interverrà proponendo il latte artificiale), sentite una consulente LLL, che forse potrà aiutarvi ad individuare il problema.

Ecco le informazioni che mi sembrano più importanti quando si desidera iniziare l’allattamento nel migliore dei modi… In ogni caso sappiate che le prime settimane non saranno rose e fiori, accudire il vostro bambino sarà duro e molto stancante, anche se sarete perse nei loro occhietti e innamorate pazze di ogni loro pieghetta… ma presto prenderete il ritmo giusto e allora potrete godere maggiormente della gioia dell’essere mamme e delle gioie dell’allattamento!