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Genitorialità prima di tutto

sabato, 4 settembre 2010

O dopo tutto, dipende da che parte si guardi la nuova gerarchia dei bisogni che starebbero alla base dell’agire umano. Molti conoscono la famosa piramide dei bisogni, che lo psicologo statunitense Abraham Maslow propose negli anni ’40-’50 del secolo scorso. Maslow sosteneva che esiste una gerarchia di bisogni suddivisa in 5 livelli e che è possibile soddisfare i bisogni di un determinato livello solo se sono stati soddisfatti i bisogni del livello immediatamente precedente. In ordine di priorità di soddisfacimento, abbiamo:

  1. bisogni fisiologici (respiro, alimentazione, sesso, sonno, eccetera)
  2. sicurezza (in senso fisico e morale, lavorativa, economica, della famiglia, eccetera)
  3. appartenenza (amicizia, intimità, famiglia, gruppo sociale, eccetera)
  4. stima (autostima, autocontrollo, rispetto, posizione di prestigio nel proprio gruppo sociale)
  5. auto-realizzazione (sviluppare ed esprimere al massimo le proprie potenzialità individuali)

Recentemente Douglas Kenrick e altri ricercatori dell’Arizona State University hanno proposto un nuovo modello della piramide di Maslow che non si differenzia molto da quest’ultima rispetto ai primi livelli, ma che pone sorprendentemente la genitorialità in cima alla gerarchia.

Questi ricercatori argomentano la loro tesi chiamando in causa le scoperte e le ipotesi della psicologia evoluzionistica, delle neuroscienze e della biologia, le quali insistono sui meccanismi motivazionali che ci spingono alla riproduzione. Entrerebbero in gioco diversi bisogni in relazione reciproca, fra cui la motivazione a cercare un partner, la motivazione a costruire e mantenere la relazione col partner e il bisogno di prendersi cura dei propri figli. Il bisogno di auto-realizzazione sarebbe stato rimosso dal vertice della piramide, perché, secondo questi ricercatori, non sarebbe fondamentale di per sé, essendo strettamente legato ad altri bisogni di carattere sociale più basilari, come, appunto, conquistare una posizione di prestigio nel gruppo sociale di riferimento per trovare un partner con cui stabilire una relazione e da cui avere dei figli di cui prendersi cura.

Il lettone di famiglia

sabato, 6 febbraio 2010

Fra pochi giorni dovrebbe arrivare a casa nostra la “terza piazza” del nostro lettone di famiglia… Fino ad ora abbiamo dormito in 3 nel letto matrimoniale, a cui abbiamo agganciato il classico lettino, tirando giù una sponda… Pensavo che sarebbe stato comodo provare con una soluzione così (il side-bed), ma in realtà il lettino lo sto usando concretamente solo da pochi giorni, e non lo trovo così comodo… Fino ad ora era servito soprattutto per appoggiare oggetti come la sveglia, altre coperte, i fazzoletti… e Vera non ci aveva mai dormito, se non per sbaglio… Ma ora, da qualche giorno, Vera dorme lì dentro, nel lettino attaccato al lettone, perché mi sembra che si svegli un po’ di meno non sussultando con noi ogni volta che ci muoviamo nel letto o che spostiamo le coperte… Per noi non è pensabile ancora metterla a dormire in un letto da sola, perché si sveglia comunque ancora tanto, e si riaddormenta quasi sempre poppando, quindi per me sarebbe veramente stancante fare la spola ogni volta… e quelle volte che la piccola si riaddormenta da sola, solo sentendo che le prendo una manina… non ci sarebbero più! La soluzione attuale quindi è che ognuno ha la sua parte di letto, ma non è ancora molto comodo perché, per non spostare Vera nel lettino ogni volta che si è riaddormentata, con il rischio di svegliarla di nuovo, mi trovo costretta ad allattarla in posizioni improbabili, col collo storto o tutta di traverso… non è davvero il massimo, soprattutto di notte quando si vorrebbe essere un minimo comodi…

Quindi abbiamo deciso di prendere un letto singolo, che ancora non avevamo in casa, per sostituire il lettino e realizzare, finalmente, il nostro lettone di famiglia… un bel letto a 3 piazze, in cui ognuno abbia il suo spazio e la possibilità di contatto di cui ha bisogno… non solo Vera, ma anche io e il papà! Non potremmo pretendere che nostra figlia dorma per forza da sola, perché neanche a noi genitori piace dormire da soli… Quando Vera ne avrà voglia, potrà avere il suo letto separato da quello di mamma e papà.

Quando ero più giovane e studiavo all’università, ogni tanto facevo da baby sitter in una famiglia così composta: mamma, papà, bimba di 4 anni e 2 gemelli di 2 anni. Ero rimasta molto stupita nel vedere come era organizzata la zona notte dell’abitazione di questa famiglia, e in quel momento della mia vita (quando ero ancora molto lontana dal capire molte cose, ed ero assolutamente immersa nella cultura dominante dei nostri giorni) mi sembrava molto strano, quasi “un po’ da pazzi”. C’era una camera da letto per tutti, in cui non c’erano letti ma solo tanti materassi per terra, e un armadio alla fine della parete. Beh diciamo che anche tutto il resto della casa era un po’ strano, ma con gli occhi di adesso vedo molto diversamente quella soluzione per la notte che avevano adottato… Tutta la famiglia dormiva insieme, un po’ come una volta! Ma il bello era che i bambini erano sia a contatto con i fratellini che con i genitori… e sicuramente non soffrivano di paure notturne! Infatti questi bambini erano molto tranquilli, ed era un piacere stare con loro… Li ho rivisti un po’ di anni dopo, quando erano ormai dei bambinetti delle elementari, e mi ha fatto strano ripensare a quando non parlavano neppure! Sicuramente questa descrizione avrà scioccato molte di voi, ma io credo che alla fine sia stata molto comoda per tutti, in quella famiglia…

Il nostro lettone di famiglia non sarà organizzato così, ma sarà comunque un letto a 3 piazze (sarebbe interessante che qualcuno lo brevettasse!), che ospiterà mamma, papà e la piccola Vera, finché non arriverà anche un altro inquilino ;-) In quel caso non ci saranno problemi, in un letto a 3 piazze si sta comodamente anche in 4!

Questo modo di dormire insieme (cosleeping) è utilizzato da molte società ai giorni nostri, come in Giappone, dove i bambini dormono accanto alla mamma e al papà per i primi anni di vita, ed era la soluzione che usavano anche i genitori di qualche decennio fa! Non fa per tutti, questo è sicuro, ma oltre ad essere comodo per le mamme che allattano, può essere una soluzione piacevole anche per quelle mamme che di giorno non possono stare coi loro piccoli, e che in questo modo possono ritrovare, di notte, il contatto col proprio bambino… il piccolo ritroverà il calore dell’abbraccio materno che di giorno non può essere disponibile!

Se invece vi preoccupa la “vita notturna di coppia“, se così la vogliamo chiamare, sappiate che per stare insieme al proprio partner ci sono molte altre possibilità che possono essere interessanti, come l’opzione di un altro letto in un’altra stanza, disponibile in qualsiasi momento per stare in intimità. Certo, non a tutti fa piacere dormire col proprio bambino per mesi e anni, e io rispetto questa scelta, ma mi piacerebbe almeno che questo modo di essere genitori (con attaccamento anche notturno!) ri-acquistasse uno statuto di legittimità, senza doversi sempre sentir dire che “dormire insieme non è igienico” (perché? Siamo sporchi?), o che porterà dei problemi psicologici ai bambini e via dicendo… Ai sostenitori di quest’ultima tesi, voglio far sapere che (in questo come in altri campi) vale la regola che ciò che non abbiamo avuto a sufficienza durante l’infanzia continueremo a cercarlo all’infinito… che sia contatto fisico, bisogno di succhiare, ecc… In fondo, pensateci, continuate ad avere voglia di pizza se ne avete mangiata finché eravate sazi o se qualcuno vi ha portato via il piatto a metà cena? Dormendo coi genitori, il bambino può contare sul contatto continuo coi propri genitori, e quando sarà pronto ad allontanarsi lo farà proprio perché è pronto, e perché il suo bisogno sarà soddisfatto… quindi non sarà affatto insicuro nei rapporti con gli altri, ma se mai più sicuro!