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La conclusione naturale dell’allattamento

martedì, 26 giugno 2012

Quando Vera ha compiuto 3 anni e mezzo, allattavo sia lei che la piccola Maia di 6 mesi, ero molto stanca e mi ero resa conto che l’allattamento di Vera era diventato terreno di scontro, l’occasione per mostrare che non riuscivo più a soddisfare le sue esigenze… Credo che in qualche modo anche lei fosse stufa di questo allattamento, vissuto così insomma, ma non sapeva come cambiare le cose… Per me la sensazione era simile, così ho chiesto aiuto ad amiche fidate, ho riflettuto, e alla fine ho deciso che la soluzione non era continuare così, visto che non eravamo felici né io né lei… ma non volevo neanche smettere, perché ho sempre desiderato che fosse mia figlia a staccarsi, volevo che fosse lei a sentirsi pronta… Così ho deciso di parlare ancora una volta con mia figlia, così recettiva e “grande”, dicendole che così non ci stavamo godendo l’allattamento, che non ero felice di dover “litigare” ogni volta per ciucciare, quindi forse era meglio decidere di tenere una sola poppata al giorno, al mattino, cercando di viverla al meglio in un momento in cui né io né lei eravamo stanche, e in cui la sorellina era più tranquilla… Lei ha accettato subito, e ho avuto la sensazione che il sollievo provato da me fosse in parte anche suo… Dal giorno seguente, abbiamo iniziato con una poppata al giorno, e Vera non mi ha mai chiesto di più, così abbiamo ritrovato la gioia del nostro allattamento. In quei giorni ho proprio pensato che, stando così le cose, avrei potuto continuare tranquillamente per molto tempo! Ma tempo qualche settimana, forse neanche, e Vera ha iniziato a “dimenticarsi” una poppata… Un giorno non mi ha chiesto di ciucciare, e si è ricordata poi al pomeriggio, dicendo “Ma mamma, stamattina non ho preso la ninna!”, tutta stupita… Io le ho detto “Ah già, è vero! Beh non importa dai, la prendiamo domani mattina!”. Lei mi ha sorriso e si è rimessa a giocare. Dopo qualche giorno, stessa scena… Poi ha iniziato a dimenticarsi due giorni di seguito, senza ricordarsi al pomeriggio, e pian piano non mi ha più chiesto di ciucciare… sempre vedendo la sorellina allattata più volte al giorno! Anzi, a volte quando la vedeva agitata era lei a dirmi “Maia vuole la ninna!”. Un giorno, un mese esatto dopo aver fatto l’ultima poppata, Vera aveva la febbre e mi ha chiesto di essere allattata, ma non ne è stata capace, si era già dimenticata… Mi ha fatto una tenerezza infinita, la mia bambina grande… e mi sono resa conto di quanto speciale sia stato il nostro rapporto di latte… Dopo altri 2 mesi, un giorno, il papà gli ha chiesto per scherzo se volesse ciucciare, e lei ha detto di sì, così l’ho fatta provare ma non è riuscita molto, anche se qualcosa è riuscita a ciucciare, poi mi ha chiesto anche il giorno dopo e poi basta. Il nostro allattamento, durato ufficialmente 3 anni e 7 mesi (senza contare questi due momenti successivi), è giunto al suo naturale capolinea.

Sono davvero orgogliosa di me, per aver resistito nei momenti difficili, per aver avuto pazienza nei periodi in cui di notte non dormivo quasi nulla, e non perché posso vantarmi con gli altri (anzi, è difficile poter parlare di queste cose con qualcuno…), ma solo perché è andata proprio come desideravo che andasse… Il nostro allattamento è stato dall’inizio alla fine un rapporto esclusivo a due, una cosa solo nostra, e che abbiamo fatto crescere e maturare fino al punto in cui la sua conclusione è stata naturale e spontanea, così come sento che tutti gli allattamenti dovrebbero andare… Non ci sono sentimenti negativi legati al ricordo di questa bellissima esperienza, al massimo un po’ di nostalgia, che credo provi anche la mia bimba… Giusto ieri abbiamo rivisto una foto dell’estate in cui la sorellina era appena nata, una foto in cui Vera stava poppando… Vera si è bloccata per un attimo, poi ha sorriso e ha detto “Guarda, Vera che ciuccia… Però adesso sono grande, non lo faccio più!” e ha sorriso di nuovo… La mia bimba grande è cresciuta, e io che pensavo che non si sarebbe mai staccata! Crescono, oh se crescono!

Allattare in tandem…

martedì, 30 novembre 2010

Per parlare dell’allattamento in tandem ho pensato di chiedere a una mamma che da qualche mese lo sta “praticando”… quale modo migliore per capire un po’ come funziona, i punti forti e quelli deboli? Allora sentiamo cosa ci dice Mina!

1. Ciao Mina, quanto hanno i tuoi piccoli? Hanno 27 mesi e mezzo Eva, 2 mesi e mezzo Leo.

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Prima di restare incinta di Leo non sapevo nemmeno che esistesse la possibilità di allattare in tandem. L’unica che sapevo lo facesse era una mamma di un forum che frequento. Mi sembrava una cosa bellissima , ma non avevo idea di quali retroscena avesse. L’idea in sé mi piaceva.

3. Durante la tua ultima gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di E.? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Durante la gravidanza ho avuto un cedimento all’inizio quando ancora non sapevo di essere incinta, fu a causa della stanchezza e del malessere che avevo che pensai di abbandonare l’allattamento con la scusa dell’antibiotico che presi pensando di avere un’infezione (che poi si rivelò essere il pupo). Ma grazie a mio marito, alle mie amiche del forum e al mio senso di colpa nel vedere Eva così turbata da quel distacco improvviso ritornai sui miei passi. Durante la gravidanza però un po di fastidio lo avevo, Eva voleva trovare tutto pieno come al solito, ma secondo me dopo un paio di mesi si è ridotto di tanto il latte e ha cambiato sapore, non sembrava apprezzarlo tanto, ma la prendeva lo stesso e anche a lungo tanto da farmi male a volte per il troppo succhiare. E per quanto riguarda i pareri degli altri devo confessare che alla prima esclamazione di sorpresa che sentivo quando dicevo che allattavo ancora mi partiva in automatico la faccia di bronzo e dicevo a tutti che fino a quel momento non avevo trovato nessuna prova che facesse male e se per Eva era importante mantenere questo contatto con me, io non avevo alcuna intenzione di negarglielo! E se parlavano del dopo io rispondevo: “e dopo ci si pensa!!”. So che sono un pò matta, ma a me non fanno né caldo né freddo le critiche degli altri! :mrgreen: se mi va di fare una cosa che penso sia giusta non mi fermi nemmeno legandomi!! Comunque le critiche ci sono state! Ma dai parenti più che dai medici, loro erano sgomenti, ma non hanno fiatato.

4. Com’è andata quando è nato L.? Leo è stato lontano 1 mese e non ho potuto allattarlo tutto il giorno quindi per farmi venire la montata ho dato a Eva la tetta circa 3 o 4 volte al giorno e lei è impazzita di gioia! Tiravo via il latte per Leo quando era piena, e poi la davo a Eva per stimolare la produzione. Sono riuscita a mettere via anche 200gr in una volta, ma non è durata, Eva non succhia come un neonato e io ero troppo stressata per stimolare il latte a dovere. Però qualcosa c’era e quando Leo è tornato a casa in una settimana ho eliminato l’aggiunta di 50 gr la sera (giusto per riempirlo bene e farlo dormire qualche ora). Ma Eva allora è diventata gelosissima.

5. E ora che L. ha 2 mesi e mezzo, come procede? Ora procede bene, mi sono trovata in difficoltà all’inizio a causa della gelosia di Eva che pretendeva di avermi ogni volta che mi vedeva con il fratello in braccio, o peggio se davo la tetta a lui. Ora ci siamo stabilizzati, la tetta è tutta di Leo ogni volta che vuole, per Eva invece abbiamo stabilito dei limiti. La può avere per addormentarsi il pomeriggio e la sera, e se è stanca o vuole le coccole sporadicamente, ma a condizione che il fratello abbia già mangiato e stia dormendo o è tranquillo. La notte è stata un po più dura, a volte si svegliavano contemporaneamente e mi sono presa un bel numero di ceffoni da una duenne arrabbiata e frustrata. Ha ripreso a dormire tutta notte solo da qualche giorno, e non sempre. Una volta minimo si sveglia e viene nel letto con me o la addormento io nel suo se il fratello dorme tranquillo. Diciamo che solo dopo 2 mesi posso dire di dormire il minimo indispensabile.

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Beh la difficoltà è solo una: coordinare le poppate. Soprattutto la notte. Eva si sveglia spessissimo da quando è nato il fratello, si alza presto e non si riaddormenta più fino a mezzogiorno. Poi mangia quando si alza, e prima di tutto vuole la tetta come coccola da risveglio e se per caso sono impegnata col fratello si incavola e piagnucola tutto il tempo fino a che non l’accontento. Stanotte è stata un po’ duretta perché Eva ha dormito in macchina alle 11, e alle 19 mi si è addormentata di colpo, quindi alle 20,30 si è svegliata e speravo si riaddormentasse, invece ha fatto notte fonda e intanto il fratello si è risvegliato per la poppa della notte proprio quando lei stava crollando e mio marito era un po’ astioso e non ha avuto pazienza di tenermelo, quindi mi sono messa a letto con Leo e Eva e per fortuna era abbastanza stanca da addormentarsi senza starmi addosso. Ma è durata poco, alle 5 si è svegliata urlando e da allora non si è più riaddormentata e poi si è risvegliato Leo e di nuovo mi sono dovuto barcamenare tra tutti e 2 che piangevano e volevano la stessa cosa: la tettaaa!!! Fortuna che ne ho 2……sono stata mezz’ora con uno per parte ma Eva non si è più assopita prima delle 10. E Leo una volta alzati non dorme più se non in braccio e per appena 10 minuti per volta. Questa è la mia nottata solita, praticamente in media dormo 3 o 4 ore. Per ora è così, ma a volte si riesce a dormire di più, dipende da Eva soprattutto. Se mantengo gli orari va molto meglio, ma se si addormenta prima o dopo son dolori.

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Ecco io non lo so chi me lo fa fare a passare le nottate così… so solo che il mio istinto mi dice che Eva è molto affamata di affetto e se le togliessi questa coccola le farei un danno, quindi lo faccio soprattutto per lei, finché ne avrà bisogno. La situazione è soggettiva, ogni mamma deve avere le sue motivazioni, e avere la forza di portare avanti l’allattamento.

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Booh!! Non ho idea come andrà, e non posso fare previsioni.
Prima o poi Eva crescerà e spero che mi dica un giorno che non ha più bisogno della tetta di mamma.

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta di riuscire a gestire giorno dopo giorno i miei due pestiferi ciucciatori, e non so nemmeno cosa cambiare… Magari il carattere dei miei figli?? Eva non ha pazienza di aspettare, Leonardo invece mangia come un uccellino, poco e spesso. Quindi di giorno non ha orari per dormire, e soprattutto non dorme nel lettino. Solo in braccio o in fascia. Quindi è sempre in braccio e Eva si ingelosisce e mi tormenta per la tetta solo per avermi un po’ tutta per lei. Ma questa cosa non la posso cambiare, no!!? Quindi vado avanti e cerco di dare ai miei figli tutta me stessa per farli crescere sereni.

Grazie mille Mina per le tue parole, e in bocca al lupo per il tuo allattamento in tandem!

Il bello e il brutto della gravidanza

martedì, 30 marzo 2010

Quando ripenso alla mia prima e per ora unica gravidanza, una marea di emozioni e ricordi mi invade… 9 mesi sono tanti e si provano così tanti sentimenti contrastanti! Poi è difficile “riassumere” tutto ciò che si è provato, ma a volte lo si fa per rispondere alla gente che ci chiede “E la tua gravidanza com’è andata?”. Quando la gravidanza non ci piace, può essere a causa di problemi nella nostra vita in generale, o forse il momento in cui arriva la gravidanza non era quello adatto, o forse ci sono dei problemi legati proprio alla gravidanza, che non procede bene, e quindi ci procura paure e preoccupazioni… Credo che in tutte le gravidanze ci siano aspetti positivi e negativi, dettagli che ci hanno fatto stare particolarmente bene o eventi che ci hanno fatto soffrire, e ho voglia di provare a ricordare la mia esperienza!

Quando penso agli aspetti negativi della mia gravidanza, quello che prevale su tutti è senz’altro il malessere che ho provato nel corso dei primi mesi, malessere fisico dovuto alla continua nausea e al vomito che si ripeteva più volte al giorno… Dalla 6a alla 16a settimana sono stata male, andando man mano meglio, ma è stata molto dura. In quel periodo sono stata a casa, non avrei potuto fare nulla, la mia vita andava avanti sul divano di giorno e nel letto di notte, e spesso in bagno! Nonostante la felicità dell’essere incinta, questo periodo è stato davvero difficile, e ogni volta, ancora adesso, che ho un po’ di fastidio allo stomaco, mi ributto per un istante in quei lunghi mesi difficili… e mi chiedo come ho fatto a superarli. Eppure l’ho fatto! Un’altra cosa che mi ha portato un po’ di scompiglio è stato il rigido protocollo del servizio ostetrico che mi ha seguito, per cui ogni tot si rischiava di uscire per qualche problemino, come lo streptococco positivo, la pressione alta o bassa, l’anemia, i controlli… Insomma non ero sicurissima di poter partorire a casa, e ogni tanto il pensiero di dover andare in ospedale mi faceva star sveglia di notte. Ci tenevo davvero tanto! Per il resto, a parte gli ormoni ballerini che ogni tanto fanno brutti scherzi, mi sembra di poter dire che ho vissuto una gravidanza piuttosto sana e serena. Dopo i primi mesi ho ripreso piano piano la mia vita e ho portato a termine i progetti a cui tenevo, preparandomi poi all’arrivo della mia bambina. Le ultime settimane sono state essenzialmente di riposo e meditazione, di lettura, di solitudine ricercata, di dialogo con la piccola, di passeggiate nel pallido sole primaverile, e di preparazione “spirituale” all’incontro con la nuova dimensione dell’essere mamma.

Gli aspetti positivi? Beh sono assolutamente la maggioranza, per fortuna! E’ anche difficile elencarli, perché sento che tutto il periodo dei 9 mesi ne è stato pregno… La gioia iniziale nella scoperta di essere portatrice di una nuova vita, le mille fantasie su come sarebbe stato, i tanti sogni vividi, l’unione con il papà sempre più forte, il sapere di stare crescendo bene la nostra creatura, al calduccio nella mia pancia… Nei primi mesi questi sentimenti e pensieri erano già presenti, ma indeboliti dal malessere fisico e dalla stanchezza che mi annebbiavano la mente… Ma anche quel periodo è stato necessario, perché come ho scritto nel diario che scrivevo per la mia creaturina, una delle prime cose che ho capito è stata che stavo imparando l’elasticità, dote necessaria a crescere un bambino, e anche la fiducia nel mio corpo e nel mio bambino. Evidentemente non ero un soggetto facile, perché la nausea è stata bella tosta!

Nei mesi successivi, ricordo benissimo la sensazione di potenza, quasi di onnipotenza che provavo dietro alla mia panciona che cresceva… Sentivo di avere una forza mai provata prima, un’energia così grande da poter scalare una montagna! Era però una sensazione più mentale che fisica, stavo benissimo e mi sentivo bene, bella e felice. Il rapporto con la piccola dentro la pancia cresceva sempre più, poi quando ho iniziato a sentire i movimenti della mia piccolina ero al settimo cielo, da lì non è passato giorno che non ci parlassi e non la accarezzassi attraverso il pancione… Le leggevo le storie, le facevo sentire canzoni e musiche che ancora adesso mi fanno subito ripensare a quel periodo, e sognavo e fantasticavo su di lei (anche se non sapevo ancora con certezza che fosse una bambina!). Mi sentivo proprio bene nei miei abiti prémaman, ero anche ingrassata un po’ ma era solo un bene, dopo quei primi mesi così difficili!

Nel terzo trimestre, passata un po’ l’euforia dei mesi centrali, ho iniziato a sentirmi un po’ più stanca, ma stavo sempre bene, e come accade di solito il mio viaggio si è fatto un po’ più intimo, ero un po’ più centrata su di me, concentrata sull’arrivo della mia creatura, sul parto, e iniziavo a prepararmi in tutti i modi che potevo. Fisicamente sono stata bene fino all’ultimo, solo un piccolo calo del ferro che ho dovuto “curare” per non dover uscire dal protocollo, ma che poi ho scoperto essere assolutamente normale, in procinto del parto. E poi, in questo periodo, ho iniziato a sentire anche che ero un po’ stufa della pancia! Avevo delle vene che si erano gonfiate, all’inguine e sulle gambe, e questo mi obbligava a portare le calze elastiche. Per fortuna che era inverno! Quindi ad un certo punto ero stufa di tutto quel peso, di dovermi alzare al mattino come se pesassi un quintale, puntando le mani nel letto per tirarmi su con uno sforzo sovrumano… E di dormire con le mani informicolate, e di non riuscire più a scrivere se non al computer, per il dolore alle mani. Sono felice di non essere arrivata neanche alle 40 settimane ;-)

Insomma, questa a grandi linee è stata la mia esperienza. Mentre scrivo sono consapevole del fatto che tante di voi si ritoveranno in alcuni particolari, ma per la maggior parte delle cose ci saranno differenze, e per chi ha più di un figlio ancora di più! Nonostante la fatica fisica e le preoccupazioni che accompagnano questo periodo della vita di una donna, credo che alla fine il bilancio non possa essere che positivo. E credo anche che, visto che i nostri piccoli là dentro sentono tutto ciò che proviamo, sarebbe bello se tutte le mamme del mondo potessero vivere la loro gravidanza nel modo più sereno possibile, sapendo che quel viaggio le porterà ad abbracciare la  nuova vita che hanno creato!

Elaborare il proprio parto

martedì, 1 dicembre 2009

Spesso non si riesce ad avere il parto che si era sognato, nonostante tutto ciò che si tenta… A volte la delusione è grande, la frustrazione ti rimane dentro anche se tutti, al di fuori, parenti e amici, ti dicono “Ma sì, l’importante è che il bimbo stia bene…”. No! Non è così! È ovvio che la salute del bimbo è fondamentale, senza questa condizione non si può neanche parlare di altro, ma non è tutto. Se la madre non si aspettava nulla di particolare dal parto, ma solo di “sfornare” in qualche modo la creatura, non sarà facilmente delusa, ma se la madre ha fatto tutto un percorso intimo di conoscenza delle proprie esigenze e aspettative rispetto al come mettere al mondo il proprio piccolo, beh allora sì, può rimanere scottata da esperienze molto lontane da quelle che immaginava o desiderava per sé.

I primi tempi, anche a malincuore, ti trovi a dare ragione a quelli che ti dicono che devi pensare al piccolo, ora, senza perderti in “rimuginamenti inutili”… In effetti all’inizio non hai tempo anche di pensare al tuo parto, perché il bambino ti assorbe totalmente nel presente o nel futuro molto prossimo… Dopo qualche mese, però, quando sei entrata nel tuo ruolo di madre, puoi tornare a pensare a cosa è successo. In questi casi, credo che sia molto importante riuscire a pensare insieme ad un’altra persona (che ti capisca o che possa dare importanza al tuo sentire) a come ti senti, a quali sentimenti ti trovi dentro… Forse puoi ritirare la cartella clinica (se non sei contenta di come sono andate le cose, probabilmente hai partorito in ospedale o in clinica, e hai diritto alla tua cartella clinica) e rivolgerti ad un’ostetrica che ti spieghi quello che non puoi capire, i termini tecnici e medici che racchiudono gli eventi della nascita di tuo figlio. Puoi cercare di capire se tutto quello che è stato fatto era corretto, necessario e sufficiente, o se sei “vittima” di un sistema che troppo spesso dimentica le persone e si concentra troppo sui tempi e modi “giusti”. Non riavrai indietro il parto che sognavi, nessuno ti chiederà scusa per ciò che ti è stato tolto, ma tu hai qualche possibilità in più. Se c’è stata qualche violazione o scorrettezza medica, puoi decidere di sporgere denuncia. Se non ci sono gli estremi per un’azione legale, puoi comunque cercare di accettare quello che hai vissuto comprendendo che non avresti potuto fare diversamente. Anche se ti sembra che avresti potuto fare qualcos’altro, probabilmente lo dici perché dopo hai delle informazioni o delle possibilità in più, che prima non avevi, o semplicemente la lucidità mentale per ragionare “a freddo”. Altrimenti non saresti arrivata a quel punto, no? Comprendere come sono andate veramente le cose, e perché, ti può aiutare a fare pace con te stessa e a concentrarti sul modo per vivere un’esperienza diversa, la prossima volta.

Non credere però che chi ha un parto facile e aderente alle proprie aspettative non abbia nulla da “elaborare”… Può capitare che comunque il proprio parto, forse proprio se andato particolarmente bene, cambi molto le prospettive personali e di vita… A me è successo un po’ così. Dopo qualche mese dal parto, mi sono resa conto che la strada professionale che stavo percorrendo (e rincorrendo!) da circa 10 anni non faceva più per me. È stato difficile dare voce a questa intuizione, perché per un terzo della mia vita avevo immaginato di fare una professione che poi in quel momento non mi interessava più. Quindi il cambiamento di rotta è stato più che altro un viaggio al centro di me stessa, dove ho cercato di capire come stavano veramente le cose, e dove potevo andare. Credo che in queste occasioni sia controproducente andare contro il proprio desiderio profondo, perché per esperienza so che andare nella direzione opposta a quella che ci detta il nostro sentire più profondo è pericoloso, prima o poi ci saranno delle conseguenze. Quindi non posso che consigliare di riflettere bene sulla questione, se vi sembra che qualcosa dentro di voi sia cambiato… non abbiate paura di dar voce ai vostri desideri, se non potrete comunque realizzarli almeno ne sarete coscienti, e questo non potrà che rendervi più consapevoli!