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E il papà dove lo metto?

venerdì, 28 gennaio 2011

Oggi volevo scrivere qualcosa sul ruolo che ha l’uomo quando si trasforma da compagno/marito in papà, ma capita anche che oggi è il compleanno del nostro insostituibile papà, quindi unirò le due cose… un post in onore del nostro papi!

Il papà diventa tale al momento della nascita del bambino. Prima è presente, certo, durante la gravidanza, ma anche se segue e sente i calcetti del piccolo attraverso il corpo della compagna, anche se partecipa al corso pre-parto, anche se parla con noi di quello che verrà dopo, e ci sostiene e aiuta durante il travaglio e il parto, non potrà mai avere il ruolo che ha la donna in tutto ciò. La mamma vive in prima persona, sulla sua pelle e dentro il suo corpo, la nascita e la crescita della piccola vita che custodisce dentro di sé, può avere sintomi più o meno sgradevoli, sensazioni, e comunque sarà lei a dare la vita al bambino… La mamma diventa tale appena rimane incinta, il papà lo diventa quando il bambino nasce… Ma questo non significa affatto che i papà non siano importanti, o che lo siano di meno delle mamme… No! Questo significa solo che la Natura, per come ci ha creati, ha deciso che dovevamo avere due ruoli diversi nell’accudimento della prole, così come in tanti altri ambiti della vita. Mentre spesso si sente rivendicare dalle persone la parità dei diritti, io credo che ciò non possa avvenire in tutto, perché essendo biologicamente diversi, uomini e donne (e mamme e papà) non possono essere uguali.

Ma quale è il ruolo del papà, allora? Per fare un esempio, io non sono affatto d’accordo, seguendo questo filo logico, sul fatto che anche i papà debbano avere il piacere/compito di alimentare i loro bambini… Se il piccolo è allattato artificialmente, certo che anche il papà potrà partecipare, ma se il bambino è allattato al seno dalla mamma, non credo che sia una buona idea che la mamma si tiri il latte per permettere al papà di dare il latte al bambino… Mi sembra assurdo ecco! Ma per carità, non muore nessuno… Significa solo che la mamma deve eliminare una poppata al seno del bambino, avere un tiralatte, tirarsi il latte per ottenerne la quantità necessaria a soddisfare la fame del bambino (e se si allatta al seno, sapere quale è questa quantità non è proprio un gioco da ragazzi!), far prendere al bambino un biberon e rendere felice il papà, che comunque non avrà alimentato il suo bambino, ma solo complicato le cose a mamma e piccolo. Ci sono coppie madre-bambino che non ne risentono assolutamente, ma i dubbi che mi vengono in mente sono tanti… Perché complicare le cose, quando il meccanismo dell’allattamento al seno è già di per sé perfetto? Perché rischiare che la stimolazione del tiralatte non sia sufficiente (senza dubbio è differente dalla suzione del bambino) e che quindi il seno della mamma debba tararsi su una stimolazione fittizia? Perché rischiare di confondere le idee al bambino sul tipo di suzione da utilizzare? Perché il bambino in quella poppata deve accontentarsi del latte-alimento quando invece, magari, potrebbe aver voglia del latte-coccola o del latte-consolazione o semplicemente del latte-mamma? So che alcuni forse penseranno che sono esagerata, ma io la penso così… Semplicemente, mi sembra che si voglia complicare una cosa così perfetta solo per… Solo per? Perché i papà non riescono a trovare il loro ruolo nell’accudimento dei bambini, e nessuno li aiuta a vedere al di là dei compiti di alimentazione e cambio pannolino, per arrivare all’importantissimo ruolo emotivo che hanno all’interno di ogni famiglia… Questo è solo un esempio della confusione che si può creare tra i ruoli di mamma e papà…

Ma cosa possono fare, allora, questi papà? Io credo che dar loro il contentino di una poppata al giorno serva solo a negare il loro fondamentale ruolo, quello che potrebbero avere se semplicemente si riconoscesse che siamo diversi e che abbiamo compiti diversi… All’inizio della vita con un neonato, i papà sono essenziali, per esempio, nel proteggere la relazione della mamma col piccolo, limitando le visite nel puerperio, regolandole e non facendole durare troppo, quando mamma e bambino devono innanzitutto imparare a conoscersi. Possono occuparsi di tutte le questioni pratiche della gestione della vita familiare, cucinare, lavare i piatti, rendere la casa in condizioni decenti (cosa che sembra scontata ma che dopo la nascita di un bambino diventa spesso un’utopia). Può aiutare la mamma ad avere del tempo per sé, ad avere il tempo di fare una doccia per esempio, quando il bambino è tranquillo e non ha bisogno di poppare o di stare con lei. Può certamente anche occuparsi del cambio pannolini, del bagnetto, di queste cose di ordinaria amministrazione dei piccoli, mentre la mamma si rilassa al telefono con un’amica. Più avanti i papà possono giocare con i bimbi, dedicarsi a loro insegnando un modo diverso di relazionarsi, che sarà per forza differente da quello usato dalla mamma… Non migliore o peggiore, ma diverso. I bambini hanno anche bisogno di sperimentare diversi modi di giocare, di affrontare i piccoli problemi quotidiani, di sentire le storie raccontate, insomma diversità in tutto! Non ultimo, il papà è importantissimo come sostegno alla mamma nel caso ci siano difficoltà nell’allattamento, visto che spesso le mamme incontrano situazioni che le possono portare a vivere con malessere i piccoli o grandi problemi in questo ambito… e al di fuori dell’ambiente familiare (e a volte anche al suo interno!) è difficile riuscire a trovare sostegno…

Ecco, semplicemente, quello che può fare ogni papà. Stare con il suo bambino, seguendo le sue esigenze e i suoi tempi, non forzandolo quando il bisogno di mamma impera (spesso nel primo anno di età la ricerca della mamma la vince anche sulla voglia di fare giochi più movimentati col papà), imparando a conoscerlo e a fronteggiare gli eventuali momenti di crisi… Ogni papà imparerà il proprio modo di consolare il suo bambino, anche se non col seno, anche senza ciuccio, anche se non è la mamma, semplicemente perché è il papà di quel piccolo e il legame che può creare con lui è unico e importantissimo… questo sarà il dono più bello che potrà fare al suo piccolo.

Dopo tutto ciò, voglio ringraziare il nostro papà, che in questi anni di “lavoro” è riuscito a darci forza nei momenti bui, a darci serenità nei momenti di riposo, a regalare a me dei momenti (seppur brevi!) di relax e alla nostra piccola dei momenti di grande divertimento, ma soprattutto a fornire alla nostra famiglia il sostegno di cui aveva bisogno per superare i momenti no, la calma del pensiero razionale dell’uomo, e sopra ogni cosa l’amore di cui solo un papà e un compagno innamorato delle sue “donne” può dare… Insomma papi grazie di essere sempre con noi! Ti amiamo tanto!

Gli ingorghi al seno

domenica, 16 gennaio 2011

Vi è mai successo? E’ un problemino piuttosto fastidioso, che si verifica più facilmente nei primi momenti dell’allattamento, nelle prime settimane, ma e certe mamme può capitare anche dopo molti mesi, quando si pensa di averle scampate ormai tutte! Può iniziare con un dotto ostruito, e poi si arriva a un vero e proprio ingorgo… Ma vediamo un po’ di che si tratta…

Che cos’è? Dotto ostruito, ingorgo e mastite si distinguono per il grado di infiammazione del seno… Un dotto ostruito si manifesta con una zona dolente o anche solo sensibile (come se fosse “spellata”), o con un nodulino, ma senza febbre. Può succedere se il bambino non riesce a drenare bene tutte le zone del seno, e in questo si può aiutare cambiando spesso posizione di allattamento, in modo da fargli stimolare il seno in tutti i quadranti. Queste zone del seno non drenate bene possono diventare focolai di infezione di batteri (specie se ci sono ferite aperte come le ragadi), arrivando all’ingorgo: la produzione del latte da quel seno può diminuire leggermente, il sapore del latte può cambiare un po’, ma è importantissimo continuare ad allattare da quel seno per ridurre ed eliminare l’ingorgo. Se il bambino si rifiuta di ciucciare dal seno malato, è importante spremere il latte in altro modo. La mastite si riconosce per l’arrivo della febbre e dei sintomi di stanchezza e dolore articolare tipici dell’influenza. Il seno può diventare rosso e lucido nella zona dolente (solitamente un solo seno), e l’umore della mamma fa pensare spesso alla depressione.

Perché si verifica? La causa principale è naturalmente il comportamento del bambino al seno: se si saltano le poppate, se le pause sono troppo lunghe o se le poppate diventano più corte, se il bambino è malposizionato, se c’è pressione sul seno dovuta magari ad un abbigliamento troppo stretto, è probabile che si verificano questi inconvenienti. Ma anche l’eccessiva stanchezza della mamma, il mancato riposo, possono contribuire all’insorgere di questi fastidiosi problemi.

Cosa si può fare? Mettersi a letto col piccolo attaccato al seno è la cura migliore e più efficace, in modo da riposarsi e da riuscire a svuotare bene il seno. Bisogna cercare di far ciucciare il bambino svuotando tutte le zone del seno, quindi cambiando posizione; evitare lunghe pause tra una poppata e l’altra; verificare che l’attacco del bambino sia corretto; se è necessario ricorrere all’antibiotico, continuare la cura per tutto il periodo indicato dal medico (solitamente 10-14 giorni in caso di mastite); applicare impacchi caldo-umidi prima della poppata, e freddi dopo la poppata; se il bambino non si attacca bene al seno perché questo è troppo pieno, si può svuotare un po’ manualmente prima di attaccare il piccolo, in modo che il seno sia più morbido. E’ anche possibile assumere degli antidolorifici o degli antiinfiammatori per alleviare il dolore, ce ne sono molti compatibili con l’allattamento. Un rimedio popolare, che sembra essere molto efficace, è mettere una foglia di cavolo lavata e spianata col mattarello sopra il seno, dentro il reggiseno, facendo un foro per il capezzolo, e cambiando la foglia ogniqualvolta sia appassita. L’unica cosa da NON fare è smettere di allattare!!! Se si verificano mastiti ricorrenti, probabilmente è perché la prima mastite non è stata curata efficacemente. Anche la dieta ha la sua importanza: sembra che troppi grassi saturi (carne, grassi come il burro, lo strutto, …) favoriscano l’ostruzione dei dotti; si possono assumere integratori di omega 3 e lecitina di soia.

E’ possibile prevenirlo? Sì, è possibile, per esempio allattando spesso il bambino fin dalla nascita, evitando le interferenze di ciucci e biberon (che potrebbero portare il bambino ad attaccarsi nel modo scorretto), e usando il tiralatte o la spremitura manuale per drenare bene il seno se il piccolo non poppa bene o se dorme molto. In questo caso, il latte tirato può essere somministrato al bambino con un cucchiaino o con un bicchierino, anche i neonati sono già in grado di bere piccoli sorsi in questo modo!

Per ogni dubbio chiedete ad una consulente LLL!

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

La tisana delle puerpere

venerdì, 24 dicembre 2010

Oggi voglio darvi la ricetta di questa tisana speciale, consigliata da Tina, un’ostetrica dell’isola di Maui, che ho trovato nel libro di Ibu Robin Lim “Dopo la nascita del bambino”. Si consiglia di bere questa tisana nei primi 4 giorni dopo il parto, sia di giorno che di notte quando ci si sveglia, e nel frattempo bisognerebbe anche attenersi ad alcune regole, che consistono sostanzialmente nel far riposare la neo-mamma, che non si dovrà occupare di nulla se non della propria igiene personale e del bambino. Certo, questo richiede che la donna abbia assitenza continua almeno per un po’ di giorni, da noi è spesso un sogno irrealizzabile, ma magari la tisana può essere comunque un qualcosa in più! L’ostetrica Tina afferma che le donne che seguono queste indicazioni finiscono le lochiazioni nella prima settimana dopo il parto, e hanno meno problemi ad allattare, sentendosi anche in gran forma.

Ecco come preparare la tisana: a 4 litri di acqua pura aggiungere una presa generosa di ognuna delle seguenti piante essiccate, e poi portare a bollore: elonia dioica, radice di liquirizia, borsa pastore, foglie di lampone (queste ultime da aggiungere alla fine, quando l’acqua si raffredda, perché il bollore riduca la loro efficacia). Tenere in infusione per almeno 15 minuti.

In alternativa alle piante essiccate, potete trovare in erboristeria le tinture di tutte queste piante, che saranno più comode per preparare una tazza alla volta di questa tisana, anche se dobbiamo dire che prepararla in grandi quantità può essere utile per non dover ripetere la preparazione ogni volta, e per averne sempre a portata di mano. Se si reperiscono le foglie fresche, queste sono ancora preferibili, e sovranno essere usate in dosi maggiori.

Come vi aiuterà questa tisana? Tonificherà l’utero, controllerà l’emorragia, promuoverà un’evacuazione regolare, faciliterà la montata lattea e darà sollievo alle contrazioni uterine. Tentar non nuoce, no? ;-)

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!

Il burro di karité

giovedì, 28 ottobre 2010

Che cos’è? Questo famoso “burro” è un estratto dalla pianta del karité, detto “albero della giovinezza e della salute”, e proviene dall’Africa centrale e occidentale.
Ha proprietà cicatrizzanti, emollienti, idratanti, antiossidanti, lenitive, elasticizzanti, antismagliature, antirughe, protettive in genere. Migliora la tonicità della pelle e la circolazione, ed è un ottimo prodotto per difendere e proteggere la pelle dai raggi solari, dal gelo, dal freddo, dal vento e dalla salsedine. Il burro di karité è adatto a tutti i tipi di pelle, anche le più delicate o con “couperose”, ed è ricchissimo di vitamine A, B, E, F. Il burro di karité è completamente atossico.

È adatto per: dermatiti, eritemi, ustioni, arrossamenti, irritazioni, secchezza cutanea. Applicato sulle cicatrici, può accelerarne la guarigione.

Utilizzo: basta ammorbidirne una piccola quantità nel palmo della mano e applicare con movimenti circolari su viso, corpo, mani.
Si può utilizzare dopo il bagno in tutto il corpo o per dei massaggi mirati di zone doloranti, e anche sulle labbra screpolate al posto del burro cacao.
In gravidanza, si può usare in alternativa alle creme anti-smagliature su pancia, seno e punto vita.
Nel periodo precedente al parto si può utilizzare nella zona perineale per renderla elastica e prevenire lacerazioni da parto. In allattamento è possibile usarlo sui capezzoli in caso di lesioni, non è tossico per il bambino. È ottimo per i neonati ed i bambini, si può usare in tutto il corpo o solo nella zona del pannolino; in caso di necessità si può utilizzare su parti arrossate ed escoriate. Se mescolate il burro a qualche goccia di Rescue Remerdy (Fiori di Bach) otterrete un ottimo rimedio contro tagli, scottature o ragadi; se lo mescolate a qualche goccia di Tintura madre di Ribes Nigrum, otterete un rimedio molto efficace per problemi allergici e dermatiti: questi due trucchi sono un piccolo segreto di una mamma molto esperta di burro di karité… e non solo di quello!

Profumare il burro. Il profumo del burro di karité varia a seconda del periodo di raccolta della noce e della stagionatura: essendo un prodotto completamente naturale può risultare poco gradevole al naso di chi è abituato a creme molto profumate. Se volete rendere più piacevole l’odore del vostro burro, potete fare così: acquistare in erboristeria un estratto di essenza piacevole al vostro naso, aggiungerne qualche goccia al vasetto di burro precedentemente scaldato a bagnomaria (per sciogliere il burro), e dopo rimetterlo in un luogo fresco, dove il burro ritroverà la sua consistenza solida. È molto importante non aggiungere essenze alcoliche.
L’erborista potrà anche consigliare quale sia l’essenza più adatta per una cura mirata; per un effetto disinfettante, per esempio, è ottimo il tea tree oil.

Allattamento al seno: iniziare bene

venerdì, 1 ottobre 2010

Tante volte si sente dire che allattare è un gesto naturale, che verrà da sé… o che, altrimenti, è una questione di fortuna e non si può sapere in anticipo se ci sarà il latte, se sarà “buono”, se basterà al piccolo… Ma qual’è la verità? Secondo me, la verità è che allattare dovrebbe essere un gesto naturale e familiare per tutte le donne che stanno per diventare mamme… ma a differenza di qualche generazione fa, quando tutte le donne erano abituate a vedere altre mamme (le proprie, o le sorelle, le zie…) che allattavano, adesso spesso accade che si diventi mamma senza avere la più pallida idea di cosa significhi allattare, senza aver mai visto un neonato, e senza esempi “viventi” che possano dare una mano… Tante di noi non sono state allattate, e quindi neanche l’esperienza personale può venirci in aiuto…

Insomma, quali sono le piccole regole da sapere quando si sta per partorire e si desidera tanto allattare il proprio cucciolo? Le cose da sapere non sono molte, ma alcune sono fondamentali… Vediamone alcune:

L’attacco. Se è possibile, quello che vi consiglio è di attaccare il bimbo appena nato, se ve lo consentono e se voi riuscite (anche dopo un cesareo potete allattare subito, se chiedete aiuto). Se potete, lasciate al bambino il suo tempo, senza forzarlo, e senza affrettare la cosa. Fatelo attaccare da solo, visto che i neonati sono assolutamente competenti per farlo, e non hanno bisogno di qualcuno che gli metta la tetta in bocca, anche con modi poco garbati, come a volte accade. Alcuni bambini si attaccano subito voracemente, alcuni altri hanno bisogno di più tempo, per annusare la loro mamma, leccarla, e magari non ciucciano subito perché hanno ancora del muco in bocca o nel naso che devono ancora espellere… Teneteli a contatto col vostro corpo, e non tarderanno la prima poppata…  Mettete il bambino pancia contro pancia, con la testa in linea col corpo, avvicinate lui al seno e non viceversa, in modo da stare comode, e fategli aprire bene la bocca, in modo che abbia in bocca buona parte dell’areola, non solo il capezzolo, che altrimenti verrà masticato e farà molto male. Se sentite dolore non fate finta di niente, forse l’attacco non è corretto, chiedete aiuto ad una consulente LLL se il personale dell’ospedale non vi sembra disponibile o preparato, purtroppo non sempre gli operatori sono esperti… I primi giorni potete avvertire un po’ di fastidio all’inizio della poppata, ma se il bambino è attaccato bene questo fastidio dovrebbe scomparire entro pochi minuti. Potete allattare in molte posizioni diverse, ma all’inizio (e anche dopo!) è molto comodo allattare da sdraiate… così si può anche dormicchiare… Una cosa importante: non aspettate che il piccolo pianga per attaccarlo, se state attente vedrete che il piccolo manda altri segnali prima di arrivare al pianto, perché questo è solo un segnale tardivo di fame: si volta da una parte e dall’altra quando lo prendete in braccio, porta le manine alla bocca, schiocca con la lingua, inizia ad agitarsi… Evitate ciucci e biberon, per evitare confusione, almeno il primo mese di vita… Come fate a sapere quando la poppata è finita? Naturalmente il bambino quando è sazio si stacca. Se però dovete staccarlo voi per qualsiasi motivo, ricordatevi di farlo dopo aver inserito un dito nell’angolo della bocca, per rompere il “sottovuoto” che si crea quando il piccolo ciuccia, se no vedrete le stelle!

L’allattamento a richiesta. Lasciate poppare il bambino per tutto il tempo che vuole, senza limiti di tempo, senza guardare l’orologio: allattare a richiesta significa proprio questo, anche se alcuni vi diranno che i neonati devono poppare ogni 3 ore, per 10 minuti a seno, e di notte devono avere una pausa più lunga… I bambini che si accontentano di questo ritmo forse esistono, ma state certe che sono una rarità! Più spesso, i neonati vogliono ciucciare molto più spesso, e a volte stanno attaccati quasi un’ora… per poi riattaccarsi dopo mezz’ora… Questo non significa che non avete latte, ma solo che il vostro piccolo ha questo ritmo di allattamento, almeno in quel momento. I ritmi cambiano spesso, non sarà sempre così! Man mano che i piccoli crescono, diventano più esperti, quindi diminuisce il tempo della poppata, e si allunga la pausa tra una e l’altra. Se il piccolo si addormenta al seno troppo presto (dopo pochi minuti) provate a svegliarlo toccandolo dolcemente, o massaggiando il seno in giù… gli arriverà un po’ di latte direttamente in bocca, e si sveglierà continuando a ciucciare… Se vi sembra troppo sonnolento, svegliatelo almeno ogni 3 ore almeno per allattarlo, anche se lui non lo richiede… Se rigurgita del latte, sappiate che è normale, se non sembra essere disturbato non vi preoccupate… Mia figlia ha rigurgitato fino a 6 mesi circa, poi ha smesso da sola… Se invece sembra soffrire, rivolgetevi ad un bravo pediatra, forse soffre di reflusso. Alcune mamme allattano con un solo seno per poppata, altre all’interno della stessa poppata offrono i due seni, e entrambe le modalità vanno bene, vedete voi come regolarvi. Se allattate da entrambi i seni, alla poppata successiva iniziate col seno che la volta prima avete dato per secondo. Quante volte dovete allattare nelle 24 ore? Sarà il vostro bambino a dirvelo, comunque tenete conto che la maggior parte dei bambini ciuccia 10-12 volte nell’arco delle 24 ore; la frequenza può variare, magari farà 2 poppate quasi attaccate e poi farà una pausa più lunga, oppure popperà sempre ogni 2 ore, di giorno e di notte…

La crescita. Oltre al controllo settimanale del peso (di più non ha senso, soprattutto la doppia pesata che in alcuni ospedali fanno ancora fare), controllate che il bambino bagni 6-8 pannolini di stoffa al giorno (o 4-5 di quelli usa e getta), e faccia 3-4 pupù, perché ciò indica che è adeguatamente nutrito. Nel primo trimestre di vita, dopo le prime due o tre settimane, è accettabile un aumento di peso di circa mezzo chilo al mese, o di 120-200 gr alla settimana. Se vi sembra che il vostro bambino non prenda abbastanza latte, prima di ricorrere al pediatra (che spesso riterrà che il vostro latte non sia abbastanza, o abbastanza buono, e di conseguenza interverrà proponendo il latte artificiale), sentite una consulente LLL, che forse potrà aiutarvi ad individuare il problema.

Ecco le informazioni che mi sembrano più importanti quando si desidera iniziare l’allattamento nel migliore dei modi… In ogni caso sappiate che le prime settimane non saranno rose e fiori, accudire il vostro bambino sarà duro e molto stancante, anche se sarete perse nei loro occhietti e innamorate pazze di ogni loro pieghetta… ma presto prenderete il ritmo giusto e allora potrete godere maggiormente della gioia dell’essere mamme e delle gioie dell’allattamento!

Intervistiamo una doula!

sabato, 11 settembre 2010

Oggi ho pensato di proporvi questa intervista che ho fatto a F., amica virtuale e doula, per riuscire a capire meglio come si colloca questa figura nel nostro mondo attuale, e che ruolo ha… Ecco qua domande e risposte:

1- Come ti è venuto in mente di fare la doula? Dalla gravidanza del mio primo figlio mi si è aperto un mondo meraviglioso, che ho iniziato piano piano ad esplorare. Innanzitutto ho scoperto un istinto sia materno che mammifero che non pensavo di avere. Con il parto ho assaporato la potenza della forza creatrice femminile e ho capito che volevo far parte di quel mondo in modo più attivo, ma non avevo ben focalizzato come-cosa-perchè. Il mio interesse era rivolto soprattutto ai bambini, non alle mamme, infatti ero molto critica verso chi non condivideva le mie stesse scelte “naturali” poiché credevo di seguire l’unica strada “giusta” per crescere mio figlio. La nascita del mio secondo figlio, invece, è stata un’esperienza molto traumatica e all’improvviso mi sono resa conto di quanto sia sbagliata l’ordinaria gestione di gravidanza e parto, delegata alla classe medica, basata su rigidi protocolli e non sulle persone. Avevo letto durante la gravidanza il libro di Ina May Gaskin “La gioia del parto” e pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere una doula ma non sapevo se ne esistessero in Italia e ho lasciato perdere. Subito dopo il parto invece ho capito che volevo diventarlo: sentivo che l’unico modo di guarire da una così profonda ferita interiore era agire in prima persona. Il ruolo della doula calzava alla perfezione! Credo fermamente che una gravida non è un’ammalata, e affidarsi al ginecologo senza compiere delle scelte informate e consapevoli significa addentrarsi in una zona buia dove i confini della fisiologia vengono ristretti sempre più fino a sforare nella patologia. Ci si dimentica che il corpo della donna porta nel suo DNA da millenni una saggezza e una forza che sono la chiave di tutto, basterebbe riscoprire questi valori per vivere la gravidanza e il parto con serenità e grande soddisfazione. Da un lato le donne sono vittima della mancanza di informazioni corrette inerenti la loro salute sessuale-riproduttiva, e dall’altro lato la medicalizzazione routinaria di gravidanza e parto sta dissipando quel sapere ostetrico in cui la diade mamma-bambino era al centro e tutto ruotava attorno ad essa per soddisfare i loro bisogni primari.

2- Come si diventa doule? Si diventa doule quando si sente la “chiamata”. Quando le nostre esperienze di vita ci fanno capire cosa significa sorellanza e ci dicono che anche noi possiamo fare tanto per altre donne e madri, in genere scatta qualcosa, una folgorazione sulla via di Damasco. Spesso queste esperienze sono negative, come è successo a me, e diventano la molla per migliorare il mondo della nascita iniziando dal nostro piccolo un passetto alla volta. Naturalmente una doula deve essere preparata su gravidanza, parto e puerperio ma deve anche saper comunicare in maniera empatica, saper ascoltare e imparare a “sentire” con tutti i sensi. Si può studiare da auto-didatta, formarsi sul campo con l’esperienza o frequentare dei corsi. Personalmente ritengo importanti tutti questi tipi di formazione poiché sono complementari, nessuno esclude l’altro né si completa da sé. Ecco perché il mio percorso come doula non si potrà mai concludere. Io ho cominciato approfondendo gli argomenti che mi stavano più a cuore, perché si parte sempre dalle esperienze personali, poi mi sono iscritta alla Scuola delle Doule organizzata dall’Associazione Eco-Mondo Doula (http://www.mondo-doula.it) e ai corsi del MIPA (http://www.mipaonline.com), nel frattempo ho iniziato a dare sostegno alle mamme, ho continuato a leggere e ad aggiornarmi per mio conto. Ho seguito anche diversi seminari e conferenze (tenuti da ostetriche come Ibu Robin Lim, o ginecologi come Michel Odent, o a cura di associazioni come La Leche League, e molti altri) ed ogni esperienza è un tassello che si aggiunge, oltre ad essere una grande opportunità di crescita personale.

3- Quali sono le caratteristiche che secondo te dovrebbe possedere una doula? Ogni donna può essere una doula, sicuramente ogni mamma lo è già in essere. Una brava doula ha grande fiducia nelle donne, non giudica, non dà consigli, non sceglie per lei, semplicemente sta affianco a quella donna e capisce i suoi bisogni, sa ascoltare, sa infondere serenità, sa tirare fuori le gioie e le paure, sa accoglierle, sa essere empatica e sa “sentire” con tutti i sei sensi.

4- Quali sono le funzioni della doula in gravidanza, durante il parto e nel puerperio? Una doula è un’amica. Il suo ruolo è esserci quando la donna ha bisogno.
Durante la gravidanza può informare la donna a 360° e aiutarla a fare le sue scelte, la sostiene nei momenti di sconforto, le infonde fiducia e serenità, sa aiutarla a mettersi in contatto col suo corpo e ad interpretarne i segnali favorendo una comunicazione profonda col bambino, può coinvolgere anche il papà a vivere l’attesa o ristabilire l’equilibrio di coppia.
Durante il parto la doula è una persona di riferimento, un’amica fidata che custodisce tutti i desideri della donna (da ciò che vuole o non vuole per il suo parto, alle prime cure neonatali, alle sue preferenze di cibi/musica/ecc.) ed è pronta a soddisfare i suoi bisogni (mangiare, bere, muoversi, fare un bagno caldo, ricevere un massaggio, avere una parola di incoraggiamento o sentire semplicemente la sua presenza invisibile). Inoltre la doula è una specie di supervisore: fa da filtro tra la donna e il resto del mondo così che la donna non debba preoccuparsi di nient’altro che di se stessa, con piccoli ma essenziali accorgimenti mantiene l’ambiente intimo e riservato, controlla che non ci siano elementi di disturbo che potrebbero allungare e complicare il travaglio.
Subito dopo il parto mantiene l’ambiente protetto, cercando di preservare la sacralità dell’evento e che l’imprinting non venga disturbato, favorisce l’avvio dell’allattamento al seno, si occupa di aspetti pratici (specie se la donna ha partorito a casa, come sistemare la stanza, rifare il letto, preparare uno spuntino, ecc.).
Durante il puerperio e oltre la doula dovrà sintonizzarsi nuovamente sui bisogni contingenti di quella mamma: dà sostegno nell’allattamento al seno, la aiuta a focalizzarsi sui bisogni primari del suo bambino, ascolta il racconto di parto, la sostiene emotivamente, aiuta a sistemare la casa e nella gestione dei nuovi ritmi, ecc.

5- In Italia questa figura che ruolo ha? In Italia non è una figura legalmente riconosciuta. Il suo ruolo è di non far mai sentire la donna da sola nel delicato periodo che va dal concepimento ai primi mesi di vita col bambino. La doula riempie un gap che le tradizionali figure professionali (ginecologo, ostetrica) non sanno o non possono colmare. E’ un esempio di continuità assistenziale che ha come obiettivo il benessere della donna. Copre un ruolo che idealmente dovrebbero avere le ostetriche oppure le donne della famiglia (mamma, sorella, zia, amiche) ma che nella pratica non è realizzabile: da un lato le ostetriche sono spesso impossibilitate nel farlo (turni di lavoro, mancanza di personale, problematiche gestionali), dall’altro lato nella nostra società la famiglia ha perso il suo ruolo di “clan” dove le donne si prendevano cura della partoriente e sapevano come comportarsi durante il parto e il puerperio, ora i familiari sono spesso percepiti come presenze incombenti, se non invasori, in un territorio troppo instabile dove lo stesso compagno non è di solito preparato a sostenere e assistere una donna che diventa madre.

6- Ci racconti un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore? E’ molto difficile raccontare “una” esperienza particolare perché per raccontare un fatto significativo dovrei spiegare una serie di retroscena troppo complessi. Nulla succede mai per caso e la bravura di una doula sta proprio nell’attingere da ricordi ed eventi della vita di quella donna per cogliere l’essenza di un comportamento, quindi capire il suo bisogno e poterlo soddisfare.
Tutte le esperienze fatte mi sono rimaste nel cuore, perché tutte le donne che ho incontrato mi hanno trasmesso tantissimo in termini di umanità, forza, sensibilità. Ogni nascita è una ri-nascita personale, un turbinìo di emozioni che sedimenta e compatta, rende forti e risana antiche ferite. Sarebbe davvero impossibile per me scindere persone ed avvenimenti. Quindi senza scendere nei dettagli racconto solamente un piccolo aneddoto.
Recentemente ho seguito una mamma durante la sua gravidanza. Abbiamo fatto un bel lavoro per accogliere le sue paure (era segnata da esperienze molto forti) e la consapevolezza nelle sue capacità cresceva giorno dopo giorno insieme alla sua pancia. Dulcis in fundo decide di partorire in casa.
Poco tempo dopo, quando ci risentiamo, mi ringrazia infinitamente e mi spiega che nel frattempo ha acquisito talmente tanta fiducia nel suo corpo e così tanta consapevolezza che ha maturato l’idea di partorire addirittura da sola, senza alcuna assistenza. Vuole vivere l’esperienza nella sua purezza primordiale, nell’intimità più totale assieme al suo compagno. E quindi non le servirà più la doula per il parto! E’ un esempio estremo che dimostra come sia importante per una donna in attesa esteriorizzare e capire a livello prima emotivo e poi razionale quello che già sente dentro di sé. In questo caso non potevo e non poteva fare di meglio!

Bene, grazie mille F., facciamo tanti auguri a questa mamma perché possa realizzare il suo sogno! E grazie per averci illustrato un po’ meglio il ruolo di questa magica figura della doula! Buon lavoro!

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !!