Archivio per la categoria ‘Storie di mamme’

La capriola più bella

domenica, 19 maggio 2013

Quando Emma era nella pancia ho iniziato a pensare a tutto quello che avrei fatto quando sarebbe nata cercando in tutto il modo più naturale possibile. Così mi sono fatta strada tra moltissime idee che trovavo qua e là su internet o parlando con le persone: allattamento, fascia e pannolini lavabili erano i miei argomenti preferiti! La gravidanza è stata una bella gravidanza… mai una nausea, mai mali strani, mai perdite e la cosa più importante è che Emma stava bene! E non stava mai ferma!!

Fatta l’ecografia al settimo mese mi hanno detto che era podalica!! Io di due cose avevo il terrore: del cesareo e di non avere il latte (cosa che poi ho scoperto molto difficile)!! Quando sono uscita dall’ospedale sono scoppiata a piangere… eppure la mia bimba stava bene!! Perchè ero così triste?? Non era poi così grave! Prima di uscire la dottoressa mi aveva spiegato che c’erano delle possibilità che con una procedura e poi con un’altra, se la prima non avesse funzionato, si sarebbe potuta girare… io non l’ho ascoltata molto perchè non vedevo l’ora di uscire per farmi un pianto in santa pace!! Mi ha detto di tornare dopo qualche giorno e parlare con la capo ostetrica.

Seduta su una panchina fuori dall’ospedale, con i lacrimoni, ripenso e cerco di mettere ordine in quello che la dottoressa mi ha detto: si chiama Moxa ed è una pratica che arriva dalla medicina cinese; scaldi i mignoli dei piedi per 10 minuti al giorno per 10 giorni. In questo modo si facilita la capriola. Se non funziona altro giro per altri 10 giorni! E se non funziona è il turno di una certa manovra meccanica (n.d.r. manovra di rivolgimento esterna) per convincerla a fare questa capriola!! Con la moxa si hanno risultati nel 70%dei casi. E con la manovra se non ricordo male nel 60%dei casi. Torno dopo qualche giorno e Rosa mi spiega cosa devo fare: la prima parte del primo trattamento lo fa lei e intanto ci spiega come tenere il bastoncino caldo di artemisia, a che distanza e il punto esatto dove bisogna scaldare.

Il secondo mignolo lo fa Nene che mi ha accompagnata e mi ha sempre sostenuta in tutto. Vado a casa e ripeto per 10 giorni la stessa storia. Ecografia di controllo: niente! Demoralizzata torno di nuovo a casa con i miei bastoncini e ci riprovo per altri 10 giorni… Ecografia numero 2: niente! Sempre più demoralizzata fissiamo l’appuntamento per il 4 Gennaio. Il termine è il 28 e il tempo giusto per fare questo ultimo tentativo è la 37esima settimana. Naturalmente mi sono assicurata che non fosse assolutamente pericoloso per la bambina e, non essendoci pericolo perchè fatta solo se tutto è perfetto e da dottori esperti e sotto ecografia, decido di provare anche la famosa manovra. Scopro che la fanno ormai in pochissimi ospedali e Chiara, la mia amica ostetrica che ho tartassato di domande per nove mesi, mi rassicura e mi dice che se me la fanno sono dei grandi! Io che già ho trovato persone molto preparate nel reparto ostetricia dell’ospedale Manzoni di Lecco, mi sento ancora
più al sicuro!

Mi alzo con un mal di gola pazzesco, forse avevo anche la febbre… carico me stessa con pancione in macchina e mi dirigo in ospedale. Arrivo intorno alle 9 e chiedo se posso andare a fare colazione perchè non l’avevo ancora fatta! Caterina, la signora che sta all’ecografia, mi da 5 minuti. Corro giù al bar e quando risalgo mi portano in uno stanzino. Mi fanno sdraiare e arriva un’ostetrica che mi mette sotto flebo (serve per rilassare l’utero) e mi dice che torna dopo ma che ci vorrà almeno un’ora. Aspetto in quello stanzino e guardo il liquido che scende e mi sento uno straccio. Non passa più… una noia pazzesca… guardo una ragazza che condivide lo stanzino con me e tiene in braccio il suo bebè. Cerco di dormire un pò ma figurati… Finalmente arriva Caterina e mi porta nello stanzino delle ecografie… arriva la dottoressa Greppi che mi dice che saranno in due e mi spiega in cosa consiste la manovra: in pratica premendo sulla mia pancia all’altezza del culetto di Emma la accompagnerà verso l’alto e se la convincerà farà la capriola. Si incomincia…

Avendo scelto di andare da sola, Caterina si presta a tenermi le gambe ferme e di assicurarsi che io sia rilassata e la prima dottoressa fa un primo tentativo ma niente; il secondo lo fa la dottoressa Greppi: ancora niente, e inoltre rimane stupita della resistenza che le fa la Piccola… Altro tentativo della prima dottoressa ma Emma non ne voleva sapere. Io fisso il monitor dell’ecografo ma tanto non ci capisco nulla, è solo per cercare di rilassarmi…

Ultimo tentativo: di nuovo la dottoressa Greppi parte e stavolta sembra che Emma sia più disponibile… mi dice di rilassarmi e io ci metto tutta la mia anima e il mio cuore per farlo e anche se è difficile mi impegno come non ho mai fatto! Sento che si sposta verso l’alto della pancia e quando molla la dottoressa mi guarda e dice: fatta! Io scoppio a piangere come una bambina e non riesco più a smettere: è uno dei momenti più felici
della mia vita! Grazie!!!

Emma è nata alle 3.42 del 28 Gennaio! Ovviamente con parto naturale!!!

La storia di Francesca e Giacomo

sabato, 23 febbraio 2013

Racconto sempre a tutti com’è nato Giacomo perchè è stato un evento… divertente ! Ne parlo soprattutto alle mamme in attesa del primo figlio, perchè penso faccia piacere sentire che il parto non deve per forza essere traumatico, doloroso, estenuante, qualcosa da dimenticare il piu’ presto possible.
Oddio, doloroso è stato doloroso, non si può negare, ma talmente rapido che mi sono appena accorta di cosa mi stava accadendo.
Dalla prima contrazione alla nascita di Giacomo sono passate quattro ore e mezza giuste; non male !
Come premessa dico che, essendo una tipa molto ansiosa, che odia gli ospedali e che non ama genericamente rimanere «bloccata» in nessuna situazione, avevo iniziato un percorso di autoipnosi con un’ostetrica, che mi ha aiutato tantissimo e mi ha fatto vivere la gravidanza in uno stato di grazia, senza farmi rimuginare sul parto e facendomi sparire quasi tutte le ansie.
Avevo il termine di giovedi, il venerdi precedente vado alla visita ginecologica e la dottoressa controlla il collo dell’utero; morbido e già accorciato, perfetto! dichiara contenta. Se entro giovedi non succede nulla, ci vediamo venerdi per vedere come procedere. L’ostetrica sghignazza e mi confessa tra i denti «secondo me a giovedi non c’arrivi mica…».
E infatti lunedi passo una notte d’inferno; ho un dolore sordo alla schiena, come un dolore di mestruazioni, che non mi fa dormire sia per il disagio, sia perchè sono sul chi va là e cerco di capire se le contrazioni sono iniziate o meno.
Al mattino mi alzo e mi sento bene, nessun dolore. Qualcosa dentro di me però scatta, e penso “oggi succederà qualcosa”; mi faccio una lunga doccia e mi preparo una colazione abbondante (che finirà tutta nel water), memore delle parole dell’ostetrica che mi aveva consigliato di mangiare e bere per preparami al parto, che “è un evento sportivo!” (sic)
Alle 11 la prima contrazione. Debole, ma chiara: come avevo potuto pensare che non le avrei riconosciute?? Alle 11.15 la seconda, alle 11.30 la terza.. chiamo il mio ragazzo per chiedergli se ha voglia di venire a lavorare da casa e tenermi compagnia. Quando lui arriva, il dolore aumenta e perdo il tappo mucoso, assieme a un liquido non ben definito che mi mette un po’ in allerta; avrò rotto le acque? Chiamo l’ospedale per avere qualche consiglio, ma mi attaccano la tiritera delle due ore di contrazioni regolari ogni cinque minuti, signora per un primo figlio ci vanno diciotto ore, resti a casa sua che il travaglio puo’ interrompersi in qualsiasi momento.
Ooook!
L’intesità delle contrazioni aumenta, il dolore anche, dopo un’ora siamo ogni 6-7 minuti.
Chiamo l’ostetrica dell’autoipnosi per avere un po’ di conforto; “Francesca, resta a casa, per un primo figlio bla bla bla, secondo me è ancora pre-travaglio bla bla bla, si lo so che hai male, ma prova a farti un bagno, prova quest’esperienza e chiamami a inizio pomeriggio!” (sarà stata l’una)
Io mi fiondo sotto il getto caldo della doccia e sto subito meglio. Resto mezz’ora in acqua, o un’ora, non so, ma la situazione è ormai precipitata; le contrazioni sono ogni 2-3 minuti e il mio ragazzo va nel panico e vuole assolutamente che partiamo per l’ospedale.
Io anche sono nel panico, ci vorranno tre quarti d’ora per arrivare in ospedale e l’idea di stare seduta in auto senza poter alleviare il dolore camminando o con l’acqua mi sembra impossibile. Cerco di rimandare, ragiono in fretta, penso se posso chiamare l’ostetrica per farmi partorire a casa (!!), ma il moroso è irremovibile, mi trascina fuori dalla vasca e mi ordina di salire in macchina.
Appena mi sdraio sul sedile posteriore, succede qualcosa.
La contrazione arriva, ma non fa male.
E’ lunga, intensa, e devo… spingere! E’ impossibile resistere, l’impulso è fortissimo, non spingo forte ma tutto il mio corpo è teso verso il basso.
Possibile??? Di già???
La seconda contrazione arriva dopo dieci minuti, di nuovo nessun dolore ma spinte, vado nel panico e chiamo l’ostetrica; ho bisogno di capire cosa diavolo sta succedendo!!!
La telefonata con lei ha del surreale e me la ricordero’ per tutta la vita.
“Blandine, sono in auto, è stranissimo, non ho piu’ male ma devo (arriva la contrazione) GHHHHH devo SPPIIIIINGERE!!!!!! Cosa mi succede (..), forse devo cagare (giuro, le ho detto cosi)?? E’ cosi?? E’ solo cacca??? Perchè sennò vuol dire che sto per partorire, partorisco in macchina, sono fregata GHHHHHHH!!!”
Lei è un’ostetrica indipendente che assiste parti in casa, le bastano cinque secondi del rumore che faccio per inquadrare la situazione.
Sta in silenzio.
Poi mi dice “Sssssi, magari è cacca, MAGARI, ma Francesca, ascoltami bene, è probabile che il tuo bimbo nasca. Ascoltami attentamente, se nasce, prendilo subito in braccio, avvolgilo in una maglietta e tienilo al caldo sul tuo petto”.
COOOSA?
“Intanto io chiamo l’ospedale per avvertirli che stai arrivando”
Click.
Io perdo la testa e inizio a urlare al mio ragazzo, vaipiuveloce! Passacolrosso!!! Suonailclacson!!! Vainellacorsiadeibusssss!!! PARTORISCO QUIII!
Mi richiama l’ostetrica e mi intima di spogliarmi, via le scarpe, via i pantaloni, via il reggiseno. Sono sdraiata sul sedile posteriore a gambe spalancate, ravano con la mano nelle mutande per capire se sento la testa e benedico ogni secondo di avere una macchina coi vetri oscurati dietro; non posso credere a quello che mi sta succedendo! Il cervello va a mille e ad ogni semaforo cerco di capire dove siamo, e di calcolare quanto tempo ci impiegherebbe l’ambulanza a raggiungerci. Sono una madre snaturata, come ho fatto a mettermi in questa situazione?
Quando vedo l’ospedale mi sento come se mi fosse apparsa la Madonna; anzi, no, la Madonna è la mia ginecologa che mi aspetta sul marciapiede e mi chiede “puo’ camminare?”
Io rispondo che GHHHHHHH!!, e mi catapultano sulla sedia a rotelle.
Che figura di merda!! Sono in centro a Ginevra, in mutande, scalza, completamente sfatta, quando entriamo nell’ospedale la ginecologa e l’ostetrica iniziano a correre, la sedia a rotelle non va dritta, sbattiamo contro i muri, la dottoressa tira giu tutti i santi del paradiso, la gente si sposta per lasciarci passare.. Nemmeno nel peggiore film di Hollywood!
Quando chiamano l’ascensore penso che sono una madre di merda e farò nascere mio figlio lì dentro, poi per miracolo le porte si aprono e siamo in sala parto.
Mi capottano sul lettino annunciando che “si vede la testa, spinga!” e inizio ad insultare chiunque mi tocchi (le due povere ostetriche di turno), imploro la ginecologa perchè “me lo tiri fuori”, e spingo e bestemmio come una pazza, chiedendomi mentalmente se avranno chiuso la porta o se da fuori si sentiranno tutte le cazzate che sto dicendo.
Dieci minuti e due spinte dopo, la dottoressa fa una smorfia semipreoccupata e mi annuncia che alla prossima contrazione lo facciamo uscire; alla terza spinta mi aiuta con la ventosa e Giacomo è sulla mia pancia, piccolo e accartocciato e bagnato come un uccellino.

Il mio ragazzo è in lacrime, il mio bimbo piange ed la musica più bella che abbia mai sentito.
Lo pesano rapidamente mentre la ginecologa mi ricuce la piccola lacerazione che ho avuto; sono le tre e mezza del pomeriggio e sono diventata mamma.

Dopo rimaniamo da soli, noi tre, per un’ora e mezza, in questa sala parto abbastanza intima in fondo, ad annusarci e a mangiarci con gli occhi e con la bocca, a ridere guardando il pallone e lo sgabello olandese e tutti gli strumenti che non ho nemmeno avuto il tempo di sfiorare con lo sguardo, a cercare di capire cosa sia successo nelle ultime quattro ore, e a festeggiare l’inizio della nostra nuova avventura.

La storia di Gemma e Gabriele

martedì, 14 agosto 2012

Ho faticato a finire questo racconto che in teoria avrebbe dovuto essere breve e semplice.
Eppure mi pare non esistano parole adatte ad esprimere la meraviglia di un vero parto naturale, di una nascita rispettata. Mi sembra che a raccontarlo lo si sminuisca. Mi perdo in particolari perchè vorrei dire tutto, ma mentre li scrivo mi sembrano invece così inutili e superflui. Vorrei che leggendolo si sentisse come tutto è venuto spontaneo ed è stato semplice e perfetto.

Se avete capito cos’è lasciarsi andare, l’abbandono,
se tutto nel vostro corpo è aperto, libero, disteso e,
particolarmente, la bocca, la gola, le mani, gli occhi,
allora non dovete fare proprio niente.
Se non lasciare fare,
lasciare nascere il bambino.
Basta non fare opposizione, non spaventarsi,
nè irritarsi della forza, della frenesia che il bambino mette a voler nascere.
Infine, supremo sacrificio, abnegazione totale,
bisogna dirgli dentro di sè
si, lasciami.
La vita, la tua vita è là, davanti a te.
Prendila
Frederick Leboyer

39+4
La nascita
Piove, tutto il nord italia è a rischio alluvione, le scuole sono chiuse per precauzione e il lunedì con le belve a casa è piuttosto faticoso. I dolori sono costanti e regolari per tutto il giorno, ma le cose da fare e a cui pensare sono talmente tante che non me ne rendo quasi conto, però il pomeriggio lo passo quasi continuamente seduta, sono molto stanca, ma tutto sommato tranquilla. Siamo tranquilli, anche se l’imminente partenza del papà ci preoccupa un po’.
La sera ci mettiamo sul divano con Silvio a guardare un film, per la prima volta della giornata ferma mi rendo conto che per quanto non dolorosissime queste contrazioni sono costanti, ogni 8 minuti e durano circa 1 minuto, prendono sia la pancia che la schiena.
Prima di addormentarci parliamo con la pancia, chiediamo a quel bimbo misterioso di nascere entro un giorno e mezzo oppure di attendere fino a sabato, in modo che il suo papà possa conoscerlo non appena vede la luce. poi andiamo a letto. Ammetto che ho pensato che forse sarebbe stata la notte buona quando Silvio mi ha detto che avevo proprio un gran pancione e che il giorno dopo mi avrebbe fatto una foto.
Dopo un’oretta a malapena, all’1,20, vengo svegliata da una contrazione, non è fortissima ma ecco, svegliare mi ha svegliata… mi faccio accompagnare in bagno, da sola non sto in piedi. Penso che quando l’intestino si svuota può essere segno che il travaglio è vicino, poi penso anche che insomma è una cosa che succede ogni tanto :P che magari non vuol dire niente…
Però quando torno a letto arriva un’altra contrazione e mi viene da mettermi carponi. Dico a Silvio che non sono sicura che sia il momento, ma che preferisco andare al piano di sotto, perché se si dovesse intensificare ho paura di non riuscire a fare le scale e su non sono a mio agio perché non voglio disturbare le bimbe che dormono nella stanza di fianco.
Quindi ci trasferiamo nel bagno al piano di sotto, l’intestino continua il suo lavoro e Silvio comincia a preparare il materasso in sala da pranzo.
Si alternano una contrazione piuttosto forte e intensa, che mi invita a vocalizzare, che non vedo l’ora che finisca, che cerco di focalizzare l’apertura, di pensare all’aria che fa scivolare fuori il bambino, che mi aggrappo a tutto quello che ho letto sul dolore del parto… ad una più gestibile, quasi delicata, che mi permette di riprendere il controllo e addirittura di dubitare che sia veramente ora che nasca.
Chiedo a Silvio di spegnere la luce in bagno e lui, senza che gli abbia dato nessun indicazione, mi accende delle candele. Il bagno è caldo, la luce soffusa, sto bene.
Lui mi chiede scusa, ma non riesce a stare fermo, ha bisogno di fare qualcosa, quindi finisce di sistemare la sala, ma lo percepisco sempre vicino a me e quando sente che comincio a vocalizzare accorre e mi tiene la mano.
Intanto la vasca si sta riempiendo, ricordo la sensazione di sollievo provata con Manuela appena entrata in acqua e comincio ad anelare ad immergermi.
Tra una contrazione e l’altra comincio a faticare a rilassarmi, ho le gambe che tremano. E’ successo anche l’altra volta, non mi spavento. Chiamo di nuovo il respiro ad aiutarmi, cerco di spalancare la bocca e soffiare fuori, di ricordarmi perché, il significato e la funzione di questo dolore.
Entro in acqua e immediatamente mi sciolgo, ma subito dopo arriva una contrazione. Silvio mi dice che se è così forte in acqua non ci sono dubbi, è il momento. Mi chiede se voglio che chiami le ostetriche e gli rispondo che al momento sto bene così e lui non ribatte.
Poi ho una sensazione strana, lo so che è arrivato il momento, che questo bimbo sta per nascere, ma nello stesso tempo avverto che qualcosa è bloccato, che temo l’espulsione. Sono stupita, non ho mai avuto paura del parto. Ripenso alla poesia di Leboyer, quella poesia che mi hanno dedicato le amiche speciali al belssingway e ho subito sentito mia. Allora parlo con Calamita, sento che quella paura è sua, lo avverto con molta chiarezza, quindi gli dico che è arrivato il momento, che lo lascio andare, che anche io ho paura, ma che è normale, che io l’ho già vissuto e che si fidi si può fare. Che sono lì ad aspettarlo, che non sarà più dentro di me, ma sempre con me comunque, che per sempre sarò la sua mamma e per sempre sarò vicino a lui.
Sento qualcosa che si scioglie, alla spinta successiva sento premere sul sacro.
Intanto Silvio mi chiede se può chiamare le ostetriche e io accetto.
Gli dico che ci siamo, che secondo me alla prossima contrazione dovrò spingere. Lui prova a visitarmi, dice che non gli pare già così in basso. Mi fa tenerezza, mi sento tranquilla, con lui vicino, da un lato so già cosa succederà, l’ho già vissuto e non so se questo mi rassicura oppure mi spaventa.
Silvio è sulla porta del bagno quando arriva una nuova contrazione. Ora non ricordo di aver urlato, ma probabilmente non ho proprio parlato tanto tranquillamente, comunque l’ho chiamato “la testa sta per uscire!”.
A differenza di quello che mi era accaduto con Manuela non mi è venuto da accoglierla direttamente tra le mie mani, ma ho sentito molto la tensione del perineo e lì ho posato la mano come a voler controllare che non si rompesse tutto. E’ stata una sensazione incredibile, come di una palla che mi riempisse la vagina. Intanto Silvio si è tolto al volo l’orologio e si è lavato le mani (senza pensare forse che poi le avrebbe immerse nell’acqua) e ha sorretto la testa che ormai stava uscendo. L’attesa della contrazione successiva è stata eterna… la tensione dei tessuti al massimo e il bruciore. Poi una nuova spinta e tutto il resto del corpo è scivolato fuori, sempre tra le mani del papà, che poi, un po’ impacciato, mi ha chiesto cosa dovesse fare :)
Io ero incredula, era già nato, era tra le nostre braccia, era nato con i suoi genitori e basta, era un maschietto, le mie sensazioni erano state corrette fin dall’inizio… eccolo lì, questo bimbo misterioso, Calamita tenace che si era presentato a sorpresa nella nostra vita e ora già ci commuoveva e ci faceva chiedere come mai avevamo potuto pensare di vivere senza di lui, di privarci di questa emozione così intensa, di questo attimo di incredulità e onnipotenza, in cui tutti e 3 ci eravamo fusi come un unico essere con lo stesso scopo.
Ci guardiamo, ridiamo… un po’ impacciati. e adesso cosa facciamo? Il bimbo è addosso a me, sul mio petto, lo copriamo con un asciugamano, cerchiamo di tenerlo caldo, Aspettiamo le ostetriche per il secondamento. Il papà mi spiega che aveva il cordone intorno al collo, che gliel’ha tolto appena è uscita la testa e poi ci fa la prima foto, emozionato e voglioso di urlare al mondo di aver assistito da solo alla nascita del suo erede maschio.
Io fatico ancora a crederci, non osavo sperarlo, ma lo sapevo che questo figlio voleva nascere così, che non voleva intrusi e che chiamava suo padre, perché ci fosse, perché assistesse e perché forse facesse subito pace con un figlio che non era atteso.
Sento un’energia tranquilla che trasuda da quest’essere che appena nato mi pare così saggio, che ha saputo condurci in tutti questi mesi, con pazienza e tenacia. Sento che siamo così diversi da quando siamo partiti, sento così forte l’affetto e il legame che ci unisce e spero di non dimenticarmene mai.
Potrei interrompere qui il mio racconto e sarebbe, forse più poetico, ma invece vado avanti, perché in realtà non è tutto finito.
Quando arriva la prima ostetrica (che sarebbe la seconda, ma abita più vicina e quindi fa più in fretta) è passata quasi mezz’ora dalla nascita. mi aiuta ad uscire dalla vasca e a vestirci. Ci sdraiamo su un materasso in sala da pranzo in attesa che nasca anche la placenta. E’ strano, a differenza di come era accaduto con Manuela, sento che il parto non è finito, sono quasi impaziente di concludere il secondamento.
Arriva anche l’altra ostetrica e si trasferiscono tutti in cucina a prendere il caffè, lasciando me e Gabriele a conoscerci nella luce soffusa.
Una contrazione e la placenta scivola fuori, mi pare pesante e grandissima.
La prima cosa che nota l’ostetrica quando la controlla è che nelle membrane c’è solo un buco, un cerchio perfetto dal quale Gabriele è scivolato fuori durante l’espulsione, praticamente non ho rotto le acque durante il travaglio, forse anche per questo ho avuto quella sensazione di palloncino gonfio. Poi vedo che ad un certo punto è perplessa, si guardano tra di loro, un po’ stupite… chiedo cosa ci sia e loro mi spiegano che sembra esserci una piccola camera, dentro le membrane, un cordoncino che secondo loro potrebbe essere… un gemellino!
Ecco, mi pare impossibile, la cosa mi stupisce e sconvolge un po’ allo stesso tempo. Quando lo diciamo a Silvio anche lui è sorpreso e spaventato. Poi ripensiamo: alle mie paure di aborto all’inizio della gravidanza, quando io sognavo perdite di sangue e avevo pensieri brutti e mettendomi in contatto con la pancia invece avevo conferme di serenità, si ma da uno e non dall’altro evidentemente… e le paure di Silvio prima dell’ecografia, lui continuava a dire che sperava non fossero 2… e Eleonora che continuava a dire che erano 2, che lei ne aveva chiamati 2, un maschietto e una femminuccia…
Allora forse non eravamo pazzi, ma semplicemente sentivamo.
L’ostetrica non ha trovato il filo per legare il cordone prima di tagliarlo, quindi Gabriele resta collegato alla sua placenta e al segno del passaggio del suo gemello fino alla mattina dopo, quando, dopo il clampaggio il papà provvederà a seppellirli nel giardino. Solo in quel momento sentiamo che qualcosa si è concluso e inizia una nuova fase della vita della nostra famiglia in 5.

Grazie Gabriele, mi hai fatto il più bel regalo di compleanno di tutta la mia vita, per sempre l’8 novembre sarà per noi una giornata speciale da festeggiare insieme.

La storia di Gemma e Manuela

lunedì, 6 agosto 2012

So che la lunga “preparazione” a questo parto è cominciata il giorno del compleanno di Eleonora, il 21 aprile: le prime 2 contrazioni dolorose, di schiena… a partire da quel momento è stata una danza continua, un avvicendarsi di alti e bassi, di sbalzi di umore, ansie, incertezze e impazienza.
Tutto va benissimo, la testa della creaturina è sempre più bassa, so che ci stiamo preparando ad incontrarci, che tutte queste contrazioni preparatorie dovrebbero rendere più rapido il travaglio, ma arrivo a termine ormai snervata, mi sembra ogni giorno sia quello giusto, che il travaglio stia per partire… e invece no. sono ormai insofferente verso tutto e tutti. Silvio sente la mia tensione e la condivide, anche Eleonora sa che sta succedendo qualcosa ed è sempre più nervosa. All’incontro con le ostetriche il giorno della dpp, loro mi “impongono” di staccare, di trovare il modo di rilassarmi e svuotare la testa da tutti i pensieri. Io sento che la situazione mi sta sfuggendo di mano e cerco di seguire il loro consiglio. Approfitto dell’aiuto dei suoceri che mi tengono Eleonora per qualche ora e mi faccio coccolare da Silvio. Riscopro il piacere di leggere un libro in giardino senza pensare a niente, per 2 giorni non penso quasi neanche al fatto che sto per partorire, infatti sembra anche si fermi tutto, niente contrazioni, mi chiedo che senso abbia, non capisco, sento che la testa è ormai bassissima, mi chiedo come faccia a stare ancora dentro… è venerdì, vado al corso pre-parto come se niente fosse, le mie “compagne” dedicano un canto al mio bimbo e poi la danza ricomincia, una giornata quasi ininterrotta di contrazioni, sempre più dolorose, ma non sono quelle giuste, so che le riconoscerò, come è avvenuto la volta scorsa. Passo la notte svegliandomi ad intervalli regolari per i dolori, sono veramente stanca e demoralizzata, mi chiedo quando possa ancora andare avanti, sono ormai 20 giorni che ci prepariamo!
Anche il sabato mi sembra una contrazione quasi continua, ho paura ad andare a dormire, tanto so che non riposerò granché. Poco, prima dell’1 mi rassegno e vado a letto, mi sveglio ad intervalli regolari. Alle 2,29 la contrazione che mi fa contorcere nel letto è decisamente di un altro tipo. Non riesco a stare sdraiata e mi alzo appena ne ho la forza terrorizzata dall’idea di doverne affrontare un’altra dello stesso tipo immobilizzata nel letto!
A fatica scendo al piano di sotto, dove mio marito ancora sveglio sta giocando al computer. Mi siedo sulla poltrona e aspettiamo… dopo 5 minuti, puntualissima arriva la seconda contrazione. Non ho dubbi, questa volta ci siamo sul serio! Da un lato sono felice, finalmente! E’ una liberazione. Dall’altro mi chiedo se sono scema ad aver bramato così tanto questo momento, fa male!!!! Non so mica se riesco a restare calma e ricordare tutti i bei discorsi fatti in corso pre-parto, letti sui libri e a respirare…
Sento il bisogno di andare in bagno, la posizione mi allevia leggermente il dolore. Intanto Silvio non riesce a stare fermo, comincia a tirare fuori i teli e le lenzuola, i cuscini e a preparare la stanza. Non sono passati neanche 20 minuti, ma mi dice “io chiamo Virginia”. Non gli rispondo neanche.
Dopo aver parlato con l’ostetrica mi propone di entrare nella vasca da bagno, ci avevo pensato, ma non mi sembra nemmeno possibile riuscire a muovermi. In tuttii casi gli dico di si, di riempirla. Mentre aspetto, comincio a tremare! Tra una contrazione e l’altra non riesco più a fermarmi, non riesco a muovermi, ma neanche a stare ferma, è una sensazione bruttissima, cerco di respirare, ma non è facile, mi sembra di non controllare più il mio corpo! Mi accendo 3 lumini e finalmente entro nell’acqua. La prima sensazione è di fastidio, ma quando finalmente sono tutta nell’acqua sento che la tensione diminuisce: miracolo!!! Tra una contrazione e l’altra mi posso di nuovo rilassare, è bellissimo.
Ma l’idillio dura poco, alla culmine della contrazione successiva sento di dover spingere! Silvio che è di fianco a me, lo capisce dalla mia faccia “se devi spingere dimmelo”. Sento che è un po’ spaventato. Lo sono anche io a dire il vero. Insomma ho sempre detto che volevo farlo da sola questo bimbo, l’ho anche sognato, ma adesso ho paura! e se non è vero che è il momento di spingere? e se spingendo rompo tutto? Per fortuna la contrazione passa, tutto si rilassa di nuovo.
Ecco, sono arrivate le ostetriche, sento che entrano, salutano parlando a bassa voce e una per volta entrano a vedere come va, Valerie arriva x prima. Non chiedono niente, mi sorridono e mi confortano. Ho Virginia vicina quando arriva una nuova contrazione, ecco il culmine, non ce la faccio, lo urlo “io devo spingere!”. Mentre lo ricordo sento ancora la stessa sensazione incontrollabile, sento la mia voce trasfigurata dal dolore, dallo spavento e dalla gioia. Virginia mi sussurra di dire al bimbo di fare piano, di rallentare un po’. Cerco di respirare e senza sapere come e perché le mie mani scendono in mezzo alle gambe, toccano la sua testa, per metà fuori ormai. E’ viscida nell’acqua, morbida, una sensazione stranissima, ma esattamente identica a come l’avevo sognata. Intanto è arrivata anche Valerie, preoccupata che il papà non riesca a vedere nascere questo figlio urlo quasi “chiamate Silvio!” e aspetto con impazienza la spinta successiva, brucia un po’ e sento che tutti i tessuti sono al massimo della tensione. Finalmente la testa è tutta fuori, penso che il peggio è passato. continuo a sostenere la testa con le mani. sento la sua spalla che ruota e poi scivola fuori, tutto il corpo è in braccio a me ormai. E’ domenica 11 maggio, festa della mamma,x e sono le 3,29. Goffamente lo sollevo, Virgi mi aiuta, ma in quegli istanti è come se fossi sola con quel bellissimo fagottino bagnato, viscido, morbidissimo con il suo spesso strato di vernice caseosa. Lo guardo innamorata, incredula che sia stato così veloce, che finalmente sia tra le mie braccia.
Silvio mi chiede se non sono curiosa di sapere se è maschio o femmina, io gli rispondo che non mi interessa, sono persa, mi sto godendo questi attimi indimenticabili.
Poi finalmente mi decido a scoprire di che sesso è, e mentre la sposto scopriamo che ha ancora un giro di cordone intorno al collo, non ce ne eravamo neppure accorti. Virginia mi aiuta a toglierlo e finalmente scopro che è un’altra femmina. Nessuna delusione, in fin dei conti lo sapevo che sarebbero state 2 bimbe.
Anche se mi hanno coperta con un asciugamano comincio ad avere freddo, mi aiutano a sedermi sul bordo della vasca e mi coprono meglio con un accappatoio. Aspettiamo la placenta, ma le ostetriche sono tranquillissime, ci lasciano soli, io e il papà a far conoscenza con questa piccolina. Ogni tanto le cambiamo i telini xchè non prenda freddo e la coccoliamo.
Ad un certo punto sento che la placenta deve uscire, mi sollevo leggermente e scivola fuori, sento il suo peso, mi dico che deve essere più grossa di quella di Ele, non mi ricordavo questa sensazione. Adesso la mia pancia è veramente vuota! Le ostetriche raccolgono la placenta in un catino, mi puliscono le gambe, mi asciugano i capelli. Mi sento coccolata, una sensazione di calore, gradevolissima. Mi hanno preparato un the, lo bevo con gusto. Intanto la bimba ancora senza nome sta facendo la sua prima poppata. Ha trovato subito il seno, si è attaccata con precisione e sta ciucciando con vigore.
Mi infilano la camicia da notte e ci trasferiamo nella stanza vicina che hanno scaldato con una stufetta e dove Silvio ha preparato un letto per noi.
Le ostetriche controllano la placenta, mi visitano, una piccolissima lacerazione, non c’è bisogno di punti.
mi accorgo che dalle persiane comincia a filtrare la luce del sole, comincio ad essere stanca. Resta solo più da tagliare il cordone e poi, leggere come sono arrivate, le ostetriche se ne vanno…
Non avevo mai pensato di partorire in acqua, pensavo di stare nella vasca solo per il travaglio, ma questa è stata la scelta di Manuela e la ringrazio per avermi regalato un parto così perfetto!

La storia di Alice, Morgana e Penelope

venerdì, 3 agosto 2012

Era da circa un mesetto che avevo le contrazioni ed il collo dell’utero aveva già iniziato a modificarsi…  Domenica 03/07/11 ho avuto una piccola perdita ed il mio ginecologo mi ha consigliato di fare un salto al ps, dove dopo un tracciato eterno ed una visita fastidiosissima, hanno preferito ricoverarmi per imbottirmi con un po’ di farmaci al fine di fermare le contrazioni ed accelerare lo sviluppo delle bimbe…

Nonostante questo, verso la mezzanotte tra il lunedì ed il martedì ho avuto un’altra piccola perdita e subito dopo una delle bimbe, Morgana, cefalica, ha deciso di rompere le membrane….. Di lì a qlc ora sono iniziate le contrazioni, quelle vere…..che maleeee!!! Molto intense e molto ravvicinate, la dilatazione è stata veloce… nel giro di qualche ora, ero già a 6 cm….il travaglio era iniziato ed ormai non si poteva più tornare indietro!

Il ginecologo di turno mi ha detto che, anche se si poteva tentare con il tanto desiderato parto naturale, nonostante le bimbe fossero una cefalica e una podalica (Penelope), tra l’altro piccoline, lui in tutta onestà non se la sentiva e preferiva procedere con un cesareo d’urgenza con anestesia epidurale. M’è toccato acconsentire e fidarmi. Ero così spaventata!! Cmq per fortuna c’era un anestesista che è stato un angelo, mi ha rassicurata tantissimo sia prima che durante l’operazione (tenendomi costantemente aggiornata su cosa stava accadendo e continuando a tranquillizzarmi) però non ho potuto avere vicino il mio compagno, ero sola là dentro, c’era un sacco di gente e nemmeno si presentavano…mi mettevano le mani addosso come se io non fossi una persona…Ricordo che chiedevo in continuazione “tu chi sei? J ”. Ero drogata, certo, ma cosciente!!

Morgana e Penelope sono nate martedì 05/07/2011 alle 9.47 e 9.48 con cesareo d’urgenza, alla 31 settimana + 2 giorni, premature quindi di un paio di mesi.

Nonostante mi fossi illusa di poterle prendere subito fra le mie braccia, o per lo meno poterle vedere appena fossero stati fatti i controlli necessari, dopo avermele strappate via dalla pancia, le ho viste invece soltanto un istante, di sfuggita, erano dentro ad un contenitore di plastica bianco, nude, sole, mentre le portavano via, piangevano disperate. Non ho potuto né vederle bene, né toccarle, né coccolarle subito. Le han portate di corsa portate dal neonatologo per essere visitate, le han messe nella loro incubatrice e ricoverate subito in TIN. Morgana pesava 1654 gr. per 44 cm. Penelope 1580 gr. per 37 cm.

Il papà e la nonna invece sono subito riusciti a vederle appena uscite dalla sala operatoria e poi più tardi in TIN. Io avrei potuto vederle alla sera, a causa dell’anestesia… Ma come spesso accade, non mi hanno lasciato entrare a causa di un’emergenza in corso…

Le ho viste e toccate finalmente il mattino del giorno dopo, un po’ mi sono sentita male (giramento di testa, crisi di pianto….) poi ci ho riprovato nel pomeriggio ed è andata un po’ meglio…Ma tremavo sempre e mi girava la testa, non reggevo l’emozione…

Io ovviamente ho passato i primi 3-4 giorni che sembravo un catorcio. La montata lattea è stata devastante! Ho iniziato a mungermi per far avere il loro latte alle mie bambine.  Ero  davvero affamatissima e debolissima, le occhiaie arrivavano alle ginocchia!!! I postumi del cesareo si son fatti sentire eccome, debolezza, dolore al ventre, i punti che tirano, il mal di schiena, la stitichezza, il fiato corto a causa del dolore e mille altri inconvenienti….Il sabato seguente sono stata dimessa. Che brutto tornare a casa senza pancia e senza bimbe…!! L

Ogni giorno, per 40 giorni, io ed il papà andavamo a trovarle per un po’ di coccole iniziali, qualche carezza, qualche parolina… poi abbiamo iniziato a poter cambiar loro il pannolino, poi a poterle tirar fuori dall’incubatrice per la marsupioterapia. Dopo circa 15 gg. sono state trasferite in un ospedale più vicino a noi, dove purtroppo non ci siamo trovati granché bene….

Morgana è sempre stata la più forte, dopo il calo fisiologico iniziale si è ripresa nel giro di una settimana. Penelope invece ha raggiunto il peso più basso di 1290 gr.

Per entrambe piccole difficoltà respiratorie iniziali, ittero, difficoltà ad alimentarsi (sondino perenne), anemia, una piccola emorragia cerebrale (di 1° livello), pervietà del forame ovale e del dotto di Botallo (piccole anomalie cardiache) e soffio cardiaco. In particolare Morgana anche infezione perinatale e Penelope invece difficoltà a digerire nei primi giorni, per cui è stata tenuta a digiuno x qlc giorno con necessità di posizionare un catetere venoso centrale per essere alimentata x qlc tempo ed ha avuto anche parecchi episodi di apnee e bradicardie. Tutte cose molto comuni nei prematuri, certo, ma ci si prende dei gran spaventi lo stesso!

La storia di Gemma ed Eleonora

domenica, 29 luglio 2012

Dal mio “diario” personale – maggio 2006:
Non so che giorno è… ormai è maggio e domani sono 2 settimane che è nata Eleonora (era il 21 aprile).
Prima di tutto voglio ricordare che Eleonora si è fatta attendere.
Il 10 aprile (dpp) ho potuto tranquillamente partecipare alla festa di compleanno di Giulia e tutto era immobile. Poi martedì è sembrato che cominciasse qualcosa… mercoledì sono andata in ospedale per il primo monitoraggio… ero già a 3 cm di dilatazione, ma finché non arrivano le contrazioni, quelle vere…
La notte sembra che siamo: contrazioni dolorose x quasi un’ora… poi tutto di nuovo fermo.
Controlli in ospedale ogni 2 giorni. Sempre più dilatazione e il resto a posto…
Passa così una lunghissima settimana.
Mercoledì dopo mi dicono che se non succede niente prima venerdì o sabato mi romperanno le membrane x indurre il parto: panico totale!
Passo il giovedì nell’ansia: non era quello che volevo, quello che avevo sempre immaginato. Ho paura che rompere le membrane non basti, che si trasformi tutto in un incubo, nelle mani dei medici…
Prendo tutte le medicine omeopatiche che possono “accelerare” il parto, x favorire la dilatazione e soprattutto impazzisco dal nervoso.
Qualcosa deve aver funzionato, o semplicemente è arrivato il momento giusto. Mi sveglio alle 5 di mattina: prima contrazione vera, seconda dopo 5 min! ci vestiamo impanicati, mentre cronometriamo gli intervalli.
Corsa in ospedale, poi ovviamente lì tutto si tranquillizza. Sono al mio primo figlio, quindi figurati…
Quando finalmente mi visitano “signora, voleva farlo a casa?” sono già a 8 cm di dilatazione!
Passo direttamente in sala parto (la sala travaglio è già occupata). Le ore passano senza che io me ne renda veramente conto. L’ultimo cm è lungo da raggiungere anche xchè le acque non si vogliono rompere.
Quindi interviene il ginecologo (facendo rompere le membrane all’ostetrica) e finalmente posso spingere!
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. È faticoso da morire e sembra non serva a niente. Forse sono io nella posizione sbagliata o forse la mia polpetta non si è girata come si deve e sbatte la testa contro qualcosa! Dopo ormai almeno 2 ore di spinte mi convincono a cambiare posizione (avevo tenuto la stessa, a carponi x tutto il tempo).
Finalmente la sua testa non rimbalza più indietro. Arriva di nuovo il ginecologo: mi fa tagliuzzare e forse è meglio così: la testa di Eleonora è fuori! Il resto segue…
Mi ritrovo un fagotto blu violaceo tra le braccia. Scopro che è una bambina: sono le 11,48, ecco Eleonora!
Mi dicono che è lunga, soprattutto mani e piedi. A vedere la mia pancia nessuno credeva che ci stesse tutta questa pupa dentro.
Mi cuciono mentre io stordita guardo il fagotto sul mio petto e comincio già a dimenticare la fatica e il dolore che mi è costata.
Bagnetto e controllo del neonatologo: pesa 3,360 kg ed è lunga 50 cm.

E qui finisce il racconto originale e iniziano i commenti “con il senno di poi”.

Cerco di riassumerli un po’, ma è difficile dargli un senso logico.

Da casa all’ospedale
È essenziale che faccia una premessa: io ho sempre pensato che avrei partorito in casa. Io stessa sono nata in casa e ho istintivamente repulsione x gli ospedali, x me era la scelta più normale. Prima ancora di essere incinta avevo scoperto che il S. Anna seguiva i parti a domicilio e pensavo di essere tranquilla così. Poi ho conosciuto le ostetriche e le cose non sono andate come speravo. Non sono piaciute né a me, né a mio marito e le abbiamo “abbandonate”. Ho cercato un’ostetrica privata, ma non sono stata fortunata. Intanto il tempo passava e quando alla fine ho fatto il tampone e scoperto di essere positiva allo streptococco ho pensato che forse proprio non era destino. Tutto questo mi ha portata a Carmagnola.
Adesso lotterei di più x il parto in casa, ma allora sembrava proprio impossibile e devo dire che la scelta dell’ospedale si è rivelata fortunata. Leggendo poi i vostri racconti ho capito poi quanto.
Non mi hanno fatto pressioni x indurmi il parto o anche solo ricoverarmi prima del tempo;
sono stata seguita quasi esclusivamente da un’ostetrica carinissima, dolcissima e discreta che ha lasciato a me e mio marito tutta la privacy della quale avevamo bisogno;
non ho quasi avvertito la presenza del ginecologo;
quando la bimba è nata me l’hanno immediatamente messa sul petto e hanno tagliato il cordone solo quando ha smesso di pulsare;
non l’hanno mai allontanata da me, l’ho accompagnata io al nido assistendo a visita e bagnetto e poi è stato rooming-in totale, con incoraggiamento dell’allattamento senza proposte di giunte di LA o simili;
hanno atteso i tempi del secondamento senza nemmeno ventilare un’induzione.
I contro sono stati la lunga degenza in ospedale dovuta alla mancanza di personale visto che era Pasqua e la poca disponibilità delle puericultrici del nido. Ma di questo parlerò dopo

Il Ritardo rispetto alla dpp
In realtà non ero in ritardo! La mia gine alla eco della 16^ sett aveva riscontrato che la gravidanza era “indietro” di una settimana, ma non aveva ritenuto di ridatare la dpp (non ho capito bene xchè, forse x farmi guadagnare una sett di maternità…)
Arrivati al termine xò sembrava dovesse nascere in anticipo, era bella grossa, incanalata e io avevo contrazioni ormai da mesi. Insomma tutti si sono dimenticati di quel “ritardo” e io ho rischiato di farmi inutilmente indurre! Se ci penso adesso mi vengono i capelli dritti, ma sul momento ero nel panico e mi fidavo dei dottori…

Corso pre-parto?
Non avevo voluto seguirlo. Finalmente a casa all’8° mese e con un mezzo trasloco in corso l’idea di avere anche quell’impegno mi angosciava. Non avevo nemmeno voglia di incontrare altre donne in attesa, ero satura dell’ambiente d’ufficio pieno di iene e mi sembrava bellissimo essere finalmente sola e libera! Adesso non so se avrebbe cambiato qualcosa, ma forse sarei stata più preparata (avevo letto qualcosina, ma non troppo, giusto x sapere a grandi linee cosa mi sarebbe successo, ma non tanto da spaventarmi…)
Quindi, dopo quello che ho imparato grazie a voi non so se mi farei rompere le acque, ma in quel momento e nella mia ignoranza, pensavo di non poter spingere se non si erano rotte e quindi mi è sembrata la soluzione.
Non ho neanche capito che quando ho sentito lo stimolo a fare la cacca in realtà avevo già voglia di spingere.
E, in ultimo, non ho potuto vivere consapevolmente il periodo espulsivo. Ero convinta, dalle storie che avevo sentito e letto, che il peggio fosse la dilatazione. Invece queste spinte non capivo da dove arrivassero e soprattutto xchè non funzionassero (e lo intuivo che c’era qualcosa che non andava, ma non sapevo come spiegarlo). Rimbalzava, ma non avevo il coraggio di cambiare posizione, non capivo che era la soluzione e che magari stare in piedi, e non carponi, che è la posizione che ho assunto istintivamente fin dalle prime contrazioni a casa, avrebbe aiutato la piccola a scendere. Quindi quando l’ostetrica mi ha invitata a cambiare non ho avuto il coraggio, ormai mi sentivo stremata, di ribellarmi quando mi ha fatta accomodare sul lettino, non ero più in grado di ragionare.
Lo stesso si può dire forse dell’episiotomia, ho lasciato che decidessero loro, purché finisse! E poi avevo sentito tutto e il contrario di tutto, chi si lacerava naturalmente in maniera drammatica e quindi non sapevo neppure se in fin dei conti non fosse meglio così… anche in questo sono stata strafortunata. Pochissimi punti e una cicatrice che non mi ha dato pressoché nessun fastidio e che ora non mi pare nemmeno di avere. (nota simpatica: mio marito, con una spiccata deformazione professionale, che chiede al ginecologo che tipo di filo userà prima di dare la sua approvazione…)
Inutile dire che oggi come oggi tutto questo sarebbe diverso, diversissimo!

Le dimissioni anticipate
Con mio marito eravamo d’accordo, che se tutto fosse andato bene, avrei chiesto le dimissioni anticipate, al max una notte in ospedale. Invece la neonatologa ha fatto un po’ di terrorismo, sostenendo che la bambina, poiché io ero positiva allo streptococco, doveva essere tenuta in osservazione qualche giorno in più. Ma di mezzo c’è stata Pasqua. E i 3 giorni sono stati davvero lunghi. Io ed Eleonora stavamo bene e non sopportavo più di stare in ospedale, inoltre le puericultrici non ci hanno praticamente considerate, senza quasi seguire l’avvio dell’allattamento (che sostenevano a parole, ma sul quale non davano alcun consiglio) e comportandosi in maniera scorbutica quando andavo al nido x il cambio della piccola.

Nascere nel “Gran Paradiso”

martedì, 24 luglio 2012

Voglio raccontarvi una storia… C’era una volta, ma forse è successo qualche giorno fa, un bambino di nome Tancredi, un nome importante!(Tancredi di Altavilla Re di Sicilia!). Sì un nome importante! Eppure Tancredi è nato a Degioz, comune della Valsaverenche, nel cuore del Parco del Gran Paradiso, un bimbo avventuroso, un bimbo che aveva le idee chiare su come e dove voleva nascere, così è nato una domenica di vacanza in un piccolo borgo di poche case in mezzo alla natura, dove il rumore predominante è quello del Savara, il possente torrente che scorre vicino alla casa che ci ha ospitato. La casa che ci ha accolto, che è della mia amica Dayné Nelly, si chiama “Casa degli Angeli”, una casa costruita nel 1871 dal bisnonno, che era un Cacciatore del Re! Una casa ad hoc per una nascita regale! La mattina avevamo acceso il fuoco nel camino e i genitori si erano preparati a ricevere Tancredi costruendogli un piccolo nido simbolico. Dopo aver lavorato sulla consapevolezza corporea e il respiro, abbiamo attivato l’istinto con l’aiuto della cultura sciamanica degli indiani d’America. Le forze degli elementi del parto: l’Acqua per l’apertura e il Fuoco per la forza delle contrazioni uterine si stavano equilibrando e accumulando, abbiamo pregato la Madonna del Gran Paradiso (la statua che si trova in cima al Gran Paradiso, l’unico a 4000 mt in territorio completamente italiano, è stata portata su negli anni ’50 ed è dedicata alla Madonna del Monte Carmelo) e ringraziato.

Il “silenzio uterino” (vedi manuali di ostetricia moderna) che precede il parto nella fase espulsiva in cui praticamente l’utero si prepara per le ultime contrazioni del periodo espulsivo, in ospedale sfocia nello scompiglio totale e solitamente nella somministrazione endovenosa di ossitocina sintetica per accelerare il parto, e in manovre più o meno lesive e invasive per mamma e bambino. Mettersi in ascolto di questo silenzio qui ci proietta in un altro universo atemporale e apre una porta interdimensionale. Attraverso questa porta – che si apre comunque sempre in ogni nascita – arrivano le entità angeliche a benedire e proteggere. E’ così grande la forza di questo silenzio che veramente sembra in grado di fermare e dilatare il tempo che pure sta continuando a scorrere come l’acqua del Savara. Siamo avvolti nella penombra, una chiazza di colore arancio dell’asciugamano steso a terra. Abbiamo l’essenziale, il calore, il buio il silenzio e la musica delle acque, così possiamo accogliere questo bambino che nasce con due spinte. Nei giorni precedenti abbiamo avuto l’aiuto delle erbe: qualcuna la trovavamo davanti alla porta di casa come l’umile ortica, l’aiuto dei fiori che preparo diluiti con il metodo Bach, degli alberi che ci hanno aiutato a ritrovare le nostre radici e a curare la placenta, degli animali selvatici che ci hanno dato dei grandi insegnamenti, del Sole e del Fuoco che ci hanno nutrito e scaldato con la loro energia maschile e paterna, dell’Acqua che ci ha insegnato l’apertura, del massaggio metamorfico che curando tutta la storia ostetrica agisce con una efficacissima prevenzione a livello di salute fetale e placentare. Dopo il parto il funicolo non è stato tagliato ma si è staccato spontaneamente (Nascita Lotus) in terza giornata, Tancredi non è calato di peso (cioè non ha avuto il calo di peso che viene chiamato “fisiologico” quando si taglia precocemente il funicolo), la mamma non ha avuto punti perché con la forza della Terra, nello specifico dell’argilla, possiamo fare emostasi, curare le eventuali piccole lacerazioni, disinfettarle e accelerarne la cicatrizzazione. Dopo il parto l’assunzione dei rimedi placentari (ed eventualmente erboristici in caso di bisogno) aiuta la mamma a sentirsi subito in forze, riduce la perdita ematica e favorisce una precoce montata lattea, il contenimento manuale dell’utero inoltre aiuta a ridurre al minimo la perdita ematica, in questi giorni la cosa più tecnologica che abbiamo fatto è stata l’autoemoterapia*, le difese immunitarie essendo un po’ basse a causa della stanchezza, del caldo patito e del fatto che il Ferro sotto forma di preparato erboristico risultava indigesto. Questo è il parto sicuro perché non disturbato, gli animali si isolano per partorire in sicurezza e come sa bene chi ha origini contadine il travaglio e il parto si bloccano se vengono disturbati, ma oggi anche agli animali spesso tocca in sorte un taglio cesareo. Ma se forse provassimo a non disturbare più la nascita? Sarebbe così pericoloso? Certamente, perché metterebbe in discussione tutta la nostra cultura alle radici, la competizione ed il materialismo, il consumismo e la sua modalità frenetica e superficiale. Il rischio è grande perché bisognerebbe avere orecchie per mettersi in ascolto del silenzio della nascita, tatto e manualità per relazionarsi con buon senso in modalità non invasive ma contenitive con mani che sanno anche accendere un fuoco, vista per accettare la visione di un bambino che nasce roseo e respira senza piangere e per accettare la bellezza e la potenza del corpo femminile al culmine del suo processo creativo e della sua apertura, olfatto di mamma e bambino per sentire l’odore dei propri corpi e riconoscersi e accettarsi, voce per comunicare al di là di vuote parole senza senso l’amore, l’accoglienza e il rispetto per questa nuova vita.

E così posso considerare questa nascita come un punto luminoso fermo e culminante nella mia carriera di ostetrica, sia per le modalità e l’ambiente di nascita che per la fiducia accordatami da queste persone che sono venute quassù, per affrontare questa esperienza in tutta sicurezza e libertà, questa è la sensazione che ho provato arrivando in Valsavara e con questa parola voglio terminare questo scritto: libertà.

Carla Joly ,ostetrica libero professionista

Sito internet : www.carlajolyarteostetrica.com

articoli sul blog www.mammapermamma.eu

*Autoemoterapia è l’iniezione per via intramuscolare di una piccola quantità del proprio sangue, ciò permette di quadruplicare le cellule del sistema immunitario per una settimana, gli interventi chirurgici in epoca pre-antibiotica trattati in questo modo evolvevano in un decorso fisiologico.

 

La storia di Francesca e Andrea

mercoledì, 13 giugno 2012

Inizio col dire che accanto a me ho avuto un ginecologo che mi ha incoraggiato e sostenuto fin dall’inizio, mettendomi comunque al corrente dei pro e dei contro di un vbac.

Mancavano 13 giorni alla DPP ma Andrea aveva voglia di venire al mondo anche a dispetto del gran freddo e della neve che in quei giorni avevano sommerso Torino. E così il 6 febbraio nel pomeriggio ho avuto come la sensazione di aver rotto le acque così ho preferito andare a fare un controllo al PS del mio ospedale. Ma lì i medici mi hanno assolutamente tranquillizzata: “Tutto nella norma, il liquido è nei valori normali, torni solo domani mattina per un tracciato di controllo”. Però alle 22 di quello stesso giorno ho cominciato a sentire degli strani dolorini (come fossero i dolori mestruali) ma assolutamente sopportabili. Ho messo a letto la mia figlia maggiore di tre anni (nata con parto cesareo) e ho detto a mio marito che era meglio aspettare e vedere cosa accadeva nelle ore successive, magari quei dolori sarebbero scomparsi… Ma così non è stato. Alle 2 di notte ho pensato che forse era meglio tornare in ospedale. A quell’ora non potevamo lasciare la bambina a nessuno così ho lasciato mio marito a casa, chiamato un taxi, preso la mia valigia e mi sono recata da sola in ospedale. Fuori il termometro del taxi segnava -13 gradi….

Arrivata in ospedale mi hanno subito ricoverata in reparto, mi hanno fatto visita e tracciato ma ero a 3 cm così mi hanno detto di aspettare la visita della mattina. Nel frattempo continuavo a sentire questi dolorini, ma ripeto, assolutamente sopportabili. Intanto si stava facendo giorno ed io ero sempre lì nel letto in attesa che succedesse qualcosa…. Verso le 8.30 ho sentito uscire tanta acqua e subito sono andata nell’ambulatorio del reparto dove, alla visita sono risultata a 5/6 centimetri. Conseguenza: subito in sala travaglio, neppure il tempo di avvisare mio marito che stava andando a portare la bambina in asilo! Una ostetrica mi ha detto: lo mandiamo da lei appena arriva.

Erano più o meno le 9 del 7 febbraio quando sono arrivata in sala travaglio e sono stata presa “in consegna” da una ostetrica che definire un angelo è poco… Dopo pochi minuti è arrivato mio marito. Intanto mi hanno messo il tracciato ed è arrivato anche il mio ginecologo che è stato sempre presente a questo “evento”.

A questo punto devo dire che i dolori sono aumentati di intensità, e credo di aver cominciato ad avere veramente male ed anche un po’ di paura… Ma l’assistenza dell’ostetrica è stata preziosa: mi ha sempre incoraggiato ma è stata anche molto ferma nel dirmi cosa dovevo fare, anche quando ad un certo punto mi ha bonariamente rimproverato dicendo che io stavo spingendo poco e che stava facendo tutto il bambino!!

È passato davvero poco, fra una contrazione e l’altra cercavo di pensare che oramai il bimbo era lì, che non potevo tornare indietro ormai … “Si vedono tanti capelli neri che spuntano…” ed io pensavo… ma figurati se già sta nascendo… Si, era proprio così: alle 11, dopo un paio di spinte decisive e una piccola incisione ecco finalmente Andrea sulla mia pancia: era nato, senza epidurale, senza ossitocina, solo grazie alla mia volontà e all’aiuto di tutti quelli che era lì con me quel giorno, non ultimo mio marito.

Io continuavo a piangere, non potevo credere di esserci riuscita e continuavo a ripetere al mio ginecologo: “Dottore, ha visto che ce l’ho fatta??” con tutti quelli della sala parto che si guardavano negli occhi come per dire: “Signora, mica avrà scalato il monte Everest??!!” Ma per me era davvero molto di più.

La cosa più importante è che già dopo poche ore ero in piedi che camminavo tranquillamente. Vi assicuro che per chi come me ha avuto l’esperienza di un cesareo, poter vivere il post parto senza flebo né tagli, senza catetere né morfina nelle vene è una sensazione bellissima, perché riesci a goderti ogni momento nel modo più naturale possibile. È chiaro che il dolore c’è ma è una cosa sopportabilissima e il suo ricordo passa davvero in poche ore.

L’ultima cosa: per chi volesse provare un vbac consiglio di informarsi, chiedere, e farsi aiutare e sostenere. È una bellissima esperienza e poi un giorno potrete dire in giro di aver provate entrambe le cose…. e non è da tutte!!!!

La storia di Valentina e Nicholas

venerdì, 1 giugno 2012

Pomeriggio del 22 Agosto, (sono a 40+6) faccio un paio d’ore di sonno, dovrei pulire casa e mi sento un po’ in colpa, ma sono esausta! Tom (lavora in supermercato) compra per cena i nostri primi 4 salti in padella, non compriamo mai cose pronte (nè sughi nè altro) figuriamoci delle schifezze simili!! Mi dice: “per una volta non moriremo no?” Mi arrendo, non ho voglia di cucinare!! Ceniamo tranquillamente, come al solito verso le 22 xkè Tom arriva a casa quasi alle 21 d solito? Ci rilassiamo sul divano e io navigo sul Forum Parto Naturale dal telefono, quindi ho l’orario proprio sott’occhio. Alle 00.00 (!!!) parte una contrazione, mi prende alla sprovvista, è più dolorosa delle preparatorie ma sopportabilissima, dura 9 minuti. AIUTO! guardo  sul forum ;) , non esistono travagli con contrazioni simili vero??? Cerco tra gli argomenti, si parla al massimo d 7. C’è France online, la chiamo in chat, le chiedo se puó essere! :) Continuano le contrazioni, durano 2 minuti e sono a distanza di 8/10 minuti da subito. Ok adesso si che ragioniamo!! 2 minuti vanno benissimo! :) Mi stacco dal telefono, Tom si sveglia dal divano e mi chiede se andiamo a letto. Gli dico di andare lui a riposare un po’ perchè qua la cosa sarà lunga… All’una va a letto, io metto su Phil Collins sul pc, spengo le luci e accendo le candele. Mando un sms all’ostetrica, mi dice che se aumenta il dolore o si avvicinano le contrazioni, di chiamarla, o se ho voglia di parlare, altrimenti ci aggiorniamo tra un paio d’ore! Un paio?!!!??? Azz!! Alle 2 chiamo Tom, sono a 3/4 minuti di distanza, non possiamo aspettare molto.(Altro che due ore!!!) Chiama l’ostetrica, che si veste e viene. Giulia arriva verso le 2.30, aspetta che mi finisca la contrazione, poi mi chiede come sono e a che distanza. Sono tutte di schiena, ho anche avuto un incidente alcuni anni fa quindi la schiena giá mi fa male sotto sforzo, con le contrazioni poi mi si spezza! Passo i minuti sul divano a rilassare la schiena a pancia su e quando arrivano le contrazioni mi metto carponi sul divano o per terra. Mi dice che mi deve sentire il battito di Nick e fare una visita interna sotto contrazione. Le chiedo perchè sotto contrazione?! Mi dice che x lei è importante capire cosa fa la testa di Nick sotto contrazione. Di malavoglia acconsento. Mentre mi visita tiro un urlo, mi fa un male porco. Basta basta basta! Mi dice che sono a 5 cm (sentito non sotto contrazione) e la testa va bene. Chiamerà Franco ( la seconda ostetrica ;) )dopo una mezz’ora. Non so a che ora è arrivato, l’ho sentito entrare ma s’è messo in cucina ed è uscito solo x le ultime spinte. Anche lei si mette seduta in un angolo della sala finkè lui non arriva e non avverto la sua presenza, tranne che ogni 20 minuti circa mi sente il battito col Sony-non mi ricordochè (che palle!!) Alle 3.11 sono sul wc x fare pipi e mi si rompe il sacco. Pensavo ci fosse più liquido… Peró è di un colore strano, non capisco bene perchè nel water c’è dello scottex col mio vomito. Si m’ero scordata. La mia bellissima cena ai 4 salti in padella è finita sul pavimento, il mio povero corpo già aveva fatto un sacrificio ad accettare quel cibo, in travaglio poi no..  :) Alla fine avró vomitato almeno 5 o 6 volte, alla fine solo acqua. Per capire il colore del liquido mi sposto sul bidet… è rosa! Come rosa!?!? Oh!  :shock: Io mi son preparata a tutte le tonalità citrino piselli ecc ecc e qua è rosa?? Chiamo Giulia e le chiedo! C’è sangue ma va bene dice, il liquido è trasparente! Ok, è in questi casi che nonostante la preparazione, devi sapere che puoi fidarti di chi è lì con te. Più tardi le ho chiesto il perchè del sangue e da dove veniva, ma in quel momento dovevo concentrarmi su altro, se non ci fosse stata fiducia mi sarebbe preso il panico e non oso immaginare dopo! Torno in sala, ora le contrazioni non mi danno pace! Sono una dietro l’altra! Ho sete da morire, chiedo a Tom di prepararmi un the bancha, lo fa ma non riusciró a berlo. Nemmeno acqua. Non ho tempo Non ho tregua Non posso distrarmi Il dolore non scompare MAI Le contrazioni sono una dietro l’altra, non riesco nemmeno a prendere fiato.. Riesco ad evere un pensiero lucido: “fortuna che sono a casa, fossi in ospedale credo chiederei l’epidurale, il cesareo, la morfina, un cannone, QUALCOSAAAAAA” Sono gattoni e mordo e abbraccio il cuscinone del divano. Mi viene da piangere, penso alle ragazze del Forum che parlano di ruggiti, di potenze , di onde, di danze..MA CHE FILM VI SIETE FATTE MA FA MALE E BASTA E NON C’È SOLLIEVO!  :) Poi provo a spingere e il male cambia…. Ma ho contrazioni da tre ore (forse quattro/cinque ormai, ma non ho orologio nè percezione del tempo, in quel momento) non è possibile!! Non posso essere già in espulsivo! Però io la testa che scende lì dentro la sento!! La sento che si abbassa! Non è un dolore, è la sensazione  di un corpo estraneo molto largo… Giulia viene con quel maledetto affare, le dico che sento lo stimolo a spingere, mi chiede se di pancia o di schiena. Le dico di schiena, mi dice che è l’impressione perchè è la testa che scende. Le parole esatte non le ricordo, il succo è che secondo lei non era ora di spingere. Io peró a spingere gestisco meglio la contrazione quindi la assecondo. Mi urta solo che con quel bagaglio freddo sulla pancia io perdo la concentrazione, le chiedo se puó evitare ma deve segnare i battiti sulla cartella ogni 15/20 minuti che stress! Ho anche la sensazione di dover andare d corpo, mi sposto sul wc (non so come ho fatto a reggermi in piedi e fare il corridoio da sola!!) Intanto Tom è sceso con la Doba (il nostro cane) ed è andato al tabacchino/alimentari vicino casa, che apre in quel momento (sono quasi le 6),  a comprare le paste x la colazione. Appare Giulia o la chiamo io, non ricordo…. Le dico che sento la testa… Capisco dalla faccia che non è convinta, mi dice che se voglio posso provare a toccare e sentire se sento la testa. Lo faccio “la sento è proprio subito lì” Giulia mi pare sorpresa ma cerca di abbozzare Mi dice che posso fare un paio di spinte ancora lì poi devo andare in sala. Lei esce dal bagno, prepara i teli ecc con Franco e telefona a Tom di salire subito!! :) Vado in sala e ci sono le due ostetriche e Tom che è appena rientrato. Teli ovunque Le candele sono spente da tempo come la musica, peró sta sorgendo il sole e c’è luce che filtra dalle tapparelle non abbassate del tutto. Non troppa luce, ma nemmeno buio da dover accendere le luci. Giulia suggerisce a Tom di mettersi alle mie spalle ma io lo preferisco davanti a me, mi metto in piedi, leggermente chinata verso di lui e faccio forza sulle sue braccia. Sto per iniziare a spingere e la Doba, che s’è tenuta in disparte tutto il tempo, si sdraia esattamente sotto di me. Non c’è verso di spostarla quindi Tom si allontana e la chiama a se, poi la chiude in balcone. Io impreco mentalmente, faccio un paio di spinte appoggiando le mani sulle mie cosce, e penso a quella pubblicitá di mamme che “danzano” come i giocatori di rugby.. non so se avete presente… Poi torna Tom e mi appoggio a lui. Spingo e finalmente scende la testa. Le spinte rallentano e Giulia continua a dirmi “piano!!piano!!” e mi fa la telecronaca in diretta.. “è nata la testa.. sono nati gli occhi.. son nate le spalle..” E io penso “ma non possono nascere gli occhi separatamente dal bambino…boh!!” :) E intanto spingo Anche se non c’è la contrazione Spingo E penso “chissenefregasemilaceroESCIIIchebruciaaaa”

lo sapevo che stavo facendo una stronzata ;) Leggo sempre di travagli lunghi ed espulsivi brevi, invece Nick non usciva e io non volevo più aspettare! Poi finalmente l’ho sentito sgusciare :) Finalmente! Giulia l’ha preso, Tom e Franco mi hanno aiutato a sedermi alle mie spalle sul divano e mi hanno consegnato la mia pagnotta. La prima cosa che ho intravisto mentre mi sedevo erano i piedi violetti. Ho pensato “oddio non respira” Poi s’è svegliato il mio cervello “scema è ancora attacato al cordone e alla placenta, ha tutto l’ossigeno che vuole!!” Me l’hanno appoggiato sulla pancia ed aveva già cambiato colore :) Lì ho capito che al di là delle emozioni, oltre la gioia, molto al di sopra della felicità, c’è il nulla. La pace dei sensi. Quando il mondo si ferma, quando puoi morire in pace perchè hai Vissuto, quando accetti tutto perchè la vita tutto ti ha dato. Il silenzio che è meglio di qualsiasi melodiosa musica. Poi torni alla realtá perchè devi partorire la placenta.. Mi concentro, sento la contrazione e spingo. Intanto Franco mi aiuta ad attaccare Nick che si stava riposando beato dopo aver fatto un piantino ( perchè ha pianto???) Sento che la placenta è un po’ scesa, Giulia mi dice che è in vagina, se voglio tira leggermente il cordone alla prossima spinta e mi aiuta.
ok, son troppo stanca :( Alla spinta successiva esce anche la placenta Finalmente!! Avró finito?!?!! Aiutano Tom a tagliare il cordone poi mi visitano! Vogliono controllare se devono darmi dei punti ;( Protesto che mi fa male ma Giulia continua… È appena passato un frugolo di 35 cm di testa, più mano associata da lì, non mi gusta che ci paciughino!!! Mi sale lo scazzo “Giulia se non la smetti ti do un pugno in testa!” Ok l’ho convinta :) mi rivisiterá più tardi con calma È arrivata anche Sara, la terza ostetrica, ormai in ritardo :) Intanto mi accorgo che Nick mi ha riempito di meconio quindi lo affido al papi che finalmente puó prenderlo in braccio anche lui e io mi faccio una doccia. Poi ci mettiamo a letto e più tardi il papu fa il bagnetto a Nick mentre Franco mi ricuce. Chiedo quanti punti “pochi, non vinci nemmeno la padella” Poi finalmente se ne vanno anche le ostetriche e rimaniamo io, Nick e il papu…Poi inizia l’orda di parenti..ma questa è un’altra storia…

La storia di Roberta e Sophia

venerdì, 25 maggio 2012

Eccomi qui, a raccontare tra la confusione ciò che ha trasformato il mio post parto in un incubo… ho partorito Sophia molto velocemente e la mia vagina forse non ha avuto il tempo di distendersi adeguatamente, il taglio è netto, molto lungo, ma è in alto, anche in ospedale ci mettono 2 ore per arrivarci. Mi sento tranquilla, ma quando finiscono mi escono dei lacrimoni incontrollabili, avevo avuto paura e ripetevo continuamente a me stessa “non voglio morire, devo crescere le mie bambine, non posso morire adesso”, l’ostetrica e mio marito mi rassicuravano molto, ma fisicamente ero molto debole per riappropriarmi della mia lucidità.. c’era un’anestesista che mi ha tenuto la mano tutto il tempo, mi faceva tante domande, tra lo stupore e la curiosità, mi raccontava del suo parto, delle sue lacerazioni, è stata molto cara, ma poi il dottore cominciò col dire “ma lei di questi tempi va a partorire in casa? con un’ostetrica poi?… e rideva. Mi disse che mi avrebbe ricoverata e io risposi un no secco, che dovevo andare a casa dalla mia piccola, lui allora rispose “la porti qui, così la visitiamo e la ricoveriamo con lei”, io dissi di no, che Sophia aveva ancora la placenta attaccata, al che lui sobbalzò e mi disse “ma lei è pazza, ma si muore col cordone non tagliato”.. così sparì… e dopo ho capito che andò a telefonare alla polizia in quello stesso momento. Il tempo passava, mio marito e l’ostetrica cercavano di spiegare, litigavano. Mio marito poverino davvero ha sofferto come un cane, lui è straniero e sapeva che per il 99% era prima lui ad essere accusato… poiché da queste parti chi è straniero è considerato peggio di una pezza da piedi… addirittura anche la polizia pensava a riti woodoo, che vivessimo in baracche sotto ai ponti vicino all’ikea…vabbè… ma il tempo passava. Cominciavo a diventare irrequieta, perchè avevo lasciato Sophia da sola, senza di me, chiamavamo in continuazione a casa, mi dicevano stai tranquilla, Sophia ha sempre dormito, non piange, è calda, sta bene, stai tranquila. Ma io continuavo a piangere, così alle 8 di sera l’ostetrica decide di tornare da Sophia e mi dice “se dobbiamo portarla in ospedale io devo tagliare il cordone”, ma poi arriva una telefonata da casa… Ci sono 10 poliziotti in casa nostra… così corrono subito lì, nel frattempo il quartiere si era allarmato ed erano tutti fuori casa nostra, pensando al peggio per qualcuno di noi. Fanno mille domande, cercano di capire che persone siamo, addirittura che livello culturale abbiamo! Si accertano che la bambina respiri, ma nessuno si prende la responsabilità di comfermarlo, così chiamano il giudice per i minori, il quale invita a portarla in ospedale perchè il pediatra la vuole visitare, e se ci rifiutiamo lui aprirà un fascicolo che passerà poi agli assistenti sociali.. e da lì comincerà tutta una trafila penale. A quel punto decidiamo di portarla in ospedale, ma fanno arrivare l’ambulanza e obbligano al trasporto in ospedale, ma almeno la lasciano nella sediolina insieme alla sua placenta. Sophia non ha mai pianto, ora è tra le mie braccia, mi sento tranquilla, entra una pediatra molto incuriosita, mi chiede scusa e mi dice “io non voglio rovinare tutto ciò che state facendo. Sento che per voi è importante, ma qui siete obbligati a tagliare il cordone”, continua a chiedermi scusa… è mortificata. Poi arriva l’ostetrica dell’ospedale e improvvisamente sophia piange, le parlo e le dico che è ora di lasciare andare la sua placenta, mi fanno firmare, tagliano e io e Sophia piangiamo insieme… la porrtano nel nido, ma credo che la visita consistesse solo nell’accertarsi che questa bambina esistesse, in realtà tutti lì in ospedale avevano avuto il sospetto che l’avessi uccisa o cose del genere, specialmente quando dissi che aveva ancora il cordone attaccato… intanto io sono su una barella in una stanza, ho i punti ancora sanguinanti, ma neanche un assorbente, chiedo a mio marito, prima di andarsene col suo amico avvocato, di portarmi un tramezzino almeno dai distributori dell’h.. poi vanno tutti via e la mia Sophia è sulla barella con me… per fortuna dormirà tutta la notte. Io sono mischiata nel sangue e nei dolori, faccio fatica a rigirarmi e per andare in bagno ci metto mezz’ora per cercare di non cascare…. dal giorno seguente è stato un via vai di personale che mi guardava fuori dalla porta dicendo “è lei, è lei”.. le infermiere, gli inservienti, quelli delle pulizie, tutti tutti sapevano e ognuno si sentiva in diritto di dire la sua, perchè ognuno era sicuro di essere nella ragione.. io ero quella che aveva rischiato, la pazza, con un pregresso cesareo.. partorire in casa.. la placenta sotto sale.. addirittura mentre ero in bagno entrò un’infermiera per svuotare un catetere, ripetendomi sempre che avevo rischiato, che forse mi aveva obbligato mio marito che è musulmano (che cavolo c’entra mi dicevo!).. e poi ogni giorno un ginecologo diverso che gonfiava il suo ego ridicolizzando tutto quanto… solo l’infermiere che mi ha seguita in sala operatoria venne a svegliarmi il giorno dopo, rassicurandomi sul fatto che le lacerazioni avvengono pure in ospedale, dicendomi di stare tranquilla, perchè sono incidenti di percorso naturalissimi, poi mi chiese della placenta e che cosa ne avrei fatto, mi raccontò della sua tesi sul taglio del funicolo e sulle preparazioni che i romani ne facevano. Io devo dire sono sempre stata sicura di me e di ciò che abbiamo fatto io e la mia bambina, ho sempre dato risposte secche a tutti, mi sono così preparata in questi mesi e soprattutto ne ho compreso la necessita di nascere senza violenza, che non ho mai dato la possibilità a nessuno di sopraffarmi; le mie risposte erano chiare e inconfutabili, per cui i prima o poi si zittivano, soprattutto quando toccavamo l’argomento soldi-convenienza. Ma avere così tante pressioni quotidiane ti sfianca tanto, ma proprio tanto… in più quando il corpo ha cominciato a cedere… lì si che ancora una volta ho pensato di poter morire.. di lasciare le mie bimbe… di aver osato insomma un pò troppo e che forse questa era una specie di punizione.. non so.. credo veramente che il mio corpo si fosse indebolito troppo per sostenermi…in realtà a tutto ciò si era aggiunto il fatto che la mia famiglia, saputo della nascita, ha preso le sue distanze, nessuno è venuto a vedere la mia bambina, solo una sorella mandata in avamposto per riferire, ma si era trovata tra polizia, bimba senza mamma…quidi immaginate che sconvolgimento! Ma in ogni caso anche qui il loro ego è venuto prima del miracolo della vita, prima di eventuali problemi penali anche… addirittura mio fratello si chiede sconvolto come si possa partorire in casa nel 2012…. l’altra sorella dice che stavolta ho esagerato.. mò basta… Insomma si è creato un vortice intorno a questa nascita così aggrovigliato…che da una parte mi fa quasi sorridere… così tanto rumore per una nascita avvenuta poi nella grazia di dio… ma dall’altra mi crea non poco scompiglio, perché a nessuno è venuto in mente di chiedere “ma come hai partorito, è andato tutto bene?”. Cavolo! Ma non è questo che conta? Una nuova vita! Ditemi com’è la procedura nei vostri paesi, nei vostri ospedali, perché davvero qualcosa mi sfugge, dove ho sbagliato? Certo qui siamo nel profondo sud, l’ospedale di Frattaminore è il primo in Europa con l’80% di cesarei, la gente è chiusa, ma tutti, tutti, tutti hanno così terrore del parto, tanto da leggerlo come la cosa più pericolosa al mondo, addirittura un medico ha detto che se moriva mia figlia io passavo un guaio con la legge… una ginecologa mi ha detto “signora.. ma per piacere, la placenta sotto sale, e intanto sempre in h è finita e adesso le faccio fare un emocromo, vuole vedere che ha bisogno di un’altra trasfusione! L’ospedale di Castellammare ha il 23% di bambini nati con problematiche legate al parto naturale, ma siamo impazziti”… insomma sembravo proprio l’aliena senza cervello da abbattere.. nei giorni seguenti il primario ci ha voluto conoscere e quasi quasi ci ha chiesto scusa.. ma credo più per un fatto legato a possibili denunce che potrei fare a tutto l’h, la verità è che un sistema così ben organizzato, dove si gestisce pure la pipì di un paziente, ha trovato la mia presenza un vero e proprio elemento di disturbo, da annientare sul nascere proprio. Certo è che con queste prospettive bisogna solo andare via da qui, come potrei pensare ad un prossimo parto nelle condizioni in cui versa questo posto! Ho bisogno delle vostre testimonianze, sui vostri paesi, gli ospedali, non è possibile che le cose debbano andare sempre così.. mentre ognuno diceva la sua, a me venivano sempre in mente le parole di Giovanni Paolo II…”NON ABBIATE PAURA, APRITE I CONFINI DEGLI STATI, I SISTEMI ECONOMICI, COME QUELLI POLITICI, I VASTI CAMPI DI CULTURA, DI CIVILTA’, DI SVILUPPO, NON ABBIATE PAURA”… e quanto è importante essere da quest’altra parte del fiume, dalla nostra parte, è importante testimoniare ed essere unite, così da diventare l’argine di questo mondo alterato, senza anima e così pieno di pregiudizi.. che non sono altro che paure profonde inespresse… grazie a tutte voi di leggermi…