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La storia di Federica ed Emanuele

domenica, 20 novembre 2011

Secondo quanto suggerito dal mio ginecologo, a 40+6, il 22 luglio, devo andare all’ospedale per fare il primo tracciato. Sono tranquilla, so che il mio piccolo sta bene perché si muove in continuazione, però mi sento strana e la notte precedente non riesco a dormire. Giro per casa, svegliando anche mio marito… e così ci ritroviamo a chiaccherare in veranda, fantasticando sul nostro piccolo e parlando con lui. Alle 8.30 del mattino seguente arriviamo al Sant’Anna ed è subito il mio turno: mi siedo sulla poltrona e un’ostetrica mi sistema i sensori sulla pancia, chiedendomi di schiacciare un pulsante ad ogni movimento del mio bimbo… So che non ne sentirò molti, a quest’ora solitamente dorme, in questi mesi ho ascoltato i suoi movimenti e conosco alla perfezione i suoi orari… ma eseguo gli ordini! Dopo circa dieci minuti si avvicina l’ostetrica, mi fa alzare, guarda il macchinario perplessa e mi scuote la pancia con aria preoccupata… il tracciato resta invariato, si rivolge quindi ad una collega dicendo “chiama un medico perché qui ce n’è uno che dorme proprio, non si muove per niente!” Le chiedo se e’ possibile che stia semplicemente dormendo e mi risponde di no perché “con tutto quello che gli ha fatto” si sarebbe sicuramente svegliato. Arriva quindi la dottoressa che non lascia nemmeno parlare l’ostetrica e dice “con un tracciato così, ricoveriamo!”. Ricoveriamo? Esco e lo dico a Gabriele, stupito quanto me… Avvisa in ufficio che non sarebbe andato e va a casa a prendere la mia valigia che, sicuri che non sarebbe mai servita, non avevamo portato. Nel frattempo mi accompagnano in reparto, sono completamente stordita, sento che Emanuele sta bene ma ho paura che mi inducano il parto o addirittura di dover fare il cesareo e sono pronta ad oppormi! Alle 13.00 un’ostetrica giovane e gentilissima mi fa ripetere il tracciato… “da manuale” dice, il bambino sta benissimo, e probabilmente al mattino dormiva… ci sono contrazioni piuttosto frequenti anche se irregolari ma io non sento nulla. La dottoressa di turno mi visita, il collo dell’utero e’ ancora chiuso, mi dice che non hanno alcuna intenzione di indurmi il parto ma che mi tratterranno comunque per la notte per rifare il tracciato il giorno seguente. Sono un po’ scocciata all’idea di passare la notte all’ospedale senza motivo ma tranquilla,  sono in camera con due ragazze piacevoli e tutto il personale del reparto e’ gentilissimo. La notte dormo poco, ascolto la musica che avevo scelto per il travaglio e cerco di riposare nonostante il pianto degli altri bambini del reparto.

Al mattino presto mi sveglio per andare in bagno e noto delle perdite dense… Il famoso tappo?! Non ci do troppo peso, so che possono ancora passare giorni, e inizio a sistemare le cose per tornare a casa. Verso ora di pranzo ripeto il tracciato, contrazioni regolari ogni 5 minuti (che io continuo a non sentire!) e 2 cm di dilatazione… Decidono di trattenermi ancora, pensano che ci vorrà ancora un po’, ma pare che Emanuele si sia deciso.
Durante l’orario di visita chiacchero con i miei genitori, mia suocera  e mia sorella accorsi a Torino a seguito del ricovero ma sono un po’ assente… Mi sto concentrando su quello che sento. Mio marito capisce, accompagna i visitatori all’uscita e resta con me. Passeggiamo per il corridoio del reparto, sono circa le 15.00 e inizio a distinguere chiaramente le contrazioni anche se non sono dolorose. Chiedo ad un’ostetrica dove sono le docce, ho voglia di rifrescarmi perché fa caldissimo. Sono box singoli, discreti, mi dice di usarla per tutto il tempo che voglio durante il travaglio. Prendo quindi le mie cose e faccio una bella doccia rilassante mentre Gabriele mi aspetta nell’antibagno e chiaccheriamo. Mi sento meglio, torno in camera e provo a stendermi un po’ per riposare pensando che avrò bisogno di forze per le ore successive, considerando anche che sono due notti che non chiudo occhio. Mi sdraio su un fianco e ascolto la musica mentre mio marito mi massaggia la schiena. Non riesco a dormire nonostante la stanchezza, sento di non riuscire ad assecondare le contrazioni in quella posizione e decido di tornare nella doccia… Era il posto dove pensavo avrei passato il travaglio a casa… non è proprio lo stesso, ma sto bene. Gabriele questa volta aspetta fuori, ora le contrazioni sono più forti e non ho voglia di parlare, non tanto per il dolore quanto per la voglia e il bisogno di concentrarmi su quello che sta succedendo. Esco dalla doccia che sono le 18.30, telefono a mia madre chiedendole di portarmi qualcosa di leggero ma sostanzioso per cena per non affrontare col pasto dell’ospedale la nottata che penso sarà lunga. Torniamo quindi in camera, sistemo le mie cose e parliamo un po’ con le mie compagne di stanza che, coi loro bimbi in braccio, fanno il tifo per noi!

Alle 19.30 inizia l’orario di visita e la confusione in reparto aumenta, le contrazioni sono forti ora e voglio stare tranquilla. Lo dico alle ostetriche che mi fanno sistemare con mio marito nella stanza dei tracciati, al momento libera, dove ho a disposizione un letto e una poltrona e un po’ di spazio (anche se poco) per muovermi. Gabriele mi suggerisce di farmi controllare dalle ostetriche per vedere a che punto siamo dato che sono passate diverse ore e che le contrazioni sono sempre più frequenti. Io inizialmente non voglio, ho paura che la dilatazione non sia aumentata abbastanza e di demoralizzarmi, ma alla fine mi convinco. Arriva quindi una ragazza giovane, Ramona, mi visita… 7 cm di dilatazione!!! Sono incredula, non speravo di essere già a quel punto… esco e sorridendo faccio segno con le mani (sette!!!) a mia mamma in fondo al corridoio che mi sorride. Torno quindi nella stanza, dico a mio marito di uscire e mangiare qualcosa per prepararsi alle ore seguenti e di far entrare mia mamma a dargli il cambio. Nel frattempo torna Ramona, sarà lei la “mia” ostetrica… parliamo un po’, mi chiede di me, del bimbo (dal quel momento in poi lo chiamerà sempre Emanuele)… mi piace, mi sento subito a mio agio con lei. Mi posiziona i sensori per fare un ultimo tracciato ma riesco comunque a muovermi per seguire le contrazioni, mi appoggio con le mani allo schienale della poltrona e oscillo col bacino cullando il mio bambino. Ramona mi porta anche dei biscotti e della marmellata dato che non ho cenato e poi torna di là, lasciandomi con mia mamma. Lei mi spalma la marmellata sui biscotti e io cerco di mangiarli tra una contrazione e l’altra anche se il tempo è sempre meno… siamo serene entrambe e la mia buffa “cena” ci fa quasi ridere. Nel frattempo torna Gabriele, saluto mia mamma, e arriva subito anche Ramona che guarda il tracciato e mi dice sorridendo “Andiamo!”. Sono le 20.45, mi fa salire su una barella per portarmi al piano di sotto, uscendo saluto i miei genitori, mia suocera e mia sorella… Gabriele è sempre a fianco a me… Sono felice, penso solo che tra poco avrò tra le braccia il mio piccolo e non vedo l’ora. Non mi piace la barella, le contrazioni sono fastidiose in quella posizione, ma scherziamo durante il tragitto sul fatto che gli scossoni che mi danno siano addirittura peggio! Arrivati al piano inferiore Ramona dice a chi ci accoglie all’ingresso “Noi andiamo direttamente in sala parto”. Entro con lei nella sala, mio marito indossa il camice e ci raggiunge… la stanza è fredda, “sa di ospedale” ma l’atmosfera è tranquilla e rilassata. Finalmente in piedi, con le braccia al collo di Gabriele mi concentro sulle contrazioni mentre Ramona mi massaggia la schiena. Tra una contrazione e l’altra parlo con loro, sono affascinata dal fatto di stare così bene in attesa della successiva, che il dolore possa essere così forte e poi svanire totalmente… la natura e’ davvero impressionante… Passano pochi minuti (credo), Ramona mi chiede di poter controllare la dilatazione… Acconsento e quindi mi metto sul lettino per agevolarla… Mi dice che siamo a buon punto e delicatamente rompe le membrane.

Ritorno in piedi e continuo a concentrarmi fino a quando inizio a sentir tremare tutto il corpo, una sensazione fortissima… capisco di essere arrivata alla fase di transizione e dopo pochissimo dico a Ramona che ho voglia di spingere… Vedo di sfuggita l’orologio sul muro, sono le 21.30 e penso tra me e me “ci siamo quasi”, credendo che ormai sia tutto in discesa. Ho letto che spesso le donne a questo punto ritrovano le forze invece a me sembra, dopo aver superato benissimo le contrazioni precedenti, di non andare mai avanti… Non riesco più a stare in piedi, mi gira la testa, forse è la mancanza di sonno o il fatto di aver mangiato poco… provo anche a mettermi a carponi ma dopo un paio di spinte non ce la faccio più, così mi rassegno a mettermi sul lettino nella posizione in cui mai avrei pensato di partorire: mi fa male la schiena, tanto, ma è comunque meglio delle altre posizioni. Finalmente si intravede la testa, Ramona me la fa toccare… mi fa un po’ effetto ma finalmente sento che le cose procedono. Mi preparo alle altre spinte… Una, due, tre… forse dieci, sembrano non finire mai… La testa avanza piano piano, sento bruciare, parlo con Emanuele penso che sia stato bravissimo finora e gli ripeto “esci testone!”… Ho paura di non farcela da sola, ho paura che qualcuno intervenga per aiutarlo a venire fuori ma poi guardo Ramona: è tranquilla, massaggia con un po’ di olio intorno alla testa del mio bimbo e mi ripete che stiamo andando benissimo… ce la possiamo fare da soli! Arriva un’altra contrazione e finalmente esce tutta la testa, Ramona mi chiede se voglio guardare… Non ce la faccio, mi fa troppo male la schiena, voglio solo abbracciare il mio bambino ora. Un’altra spinta e le spalle sono quasi fuori, mi aiutano ad alzarmi, voglio vedere Emanuele “venire al mondo”… Arriva la contrazione e come per miracolo vedo il mio bambino scivolare fuori tra le mani di Ramona… sono le 22.39 del 23 luglio… Gabriele a fianco a me inizia a piangere (prima del piccolo! Lo prendo ancora in giro per questo…), mi bacia e continua a ripetere “è bellissimo”. Appoggio la schiena sul lettino e finalmente il mio piccolo è tra le mie braccia… e’ stupendo, pieno di capelli e ha gli occhi aperti… mi fissa come per dirmi “allora ci sei mamma, non sono solo qui fuori”… Lo bacio, lo accarezzo, gli parlo… Sento già di amarlo infinitamente! Dopo poco un’altra piccola spinta ed esce anche la placenta, Ramona la controlla e dopo un po’ taglia il cordone. Non so quanto tempo sia passato, sono ancora in un’altra dimensione… Si avvicina un’infermiera che prende Emanuele e lo mette su un piano poco vicino a me dove lo pulisce, io continuo a guardarlo, ancora non ci credo… Ramona mi controlla, mi sono lacerata un pochino e devono darmi qualche punto… mi oppongo e concordiamo che cucirà solo “il minimo indispensabile” e le altre lacerazioni si chiuderanno da sole (confido nella tintura madre di calendula che infatti funzionerà alla perfezione!). Emanuele e’ ora tra le braccia del papa’ che lo guarda con gli occhi pieni d’amore, sono bellissimi…

Finalmente hanno finito di cucirmi, mi sistemano… sto benissimo, vorrei alzarmi ma non mi lasciano… mi rimettono quindi sulla barella col mio piccolo e mi portano in un’altra sala dove io e papa’ possiamo goderci il nostro tesoro, anche se vicino ci sono altre due mamme coi loro bimbi. Avvicino Emanuele al seno e lui inizia a cercare… e dopo un po’ di tentativi ciuccia un pochino… ma la situazione non e’ molto intima, siamo  scomodi, la barella balla e non riesco a sistemarmi così chiedo a Gabriele di tenere il piccolo. In quell’istante entra un’ostetrica, chiede ai papa’ di uscire perché devono visitare una delle mamme… Mio marito esce con Emanuele in braccio ma torna solo, mi dice che l’hanno portato al nido e che me lo porteranno domattina perche’ a quest’ora non ci sono i pediatri per visitarlo. Sono sconvolta, come se lo avessero rapito… ma sono troppo stordita per protestare. Mi riportano in camera, mangio qualcosa, saluto mio marito che va a casa e mi metto a letto ma non riesco a dormire, sono troppo emozionata per il parto e turbata dal fatto di non avere il mio piccolo con me… Metto la mano sulla pancia, sento l’utero che si contrae con forza, mi sembra di sentire ancora Emanuele muoversi ma non e’ così, mi ricollego alla realtà e penso che e’ al nido, solo, nelle sue prime ore al mondo… Ma non ho la forza o forse il coraggio di protestare per andare da lui… Mi sento male ancora adesso a pensarci… Arrivano le 6.00, mi alzo, mi lavo, mi preparo e vado in corridoio ad aspettare il mio piccolo… Sono circa le 7.00 quando si aprono le porte dell’ascensore e vedo uscire quattro culle, sono i bimbi nati nella notte… vedo a distanza una testolina decisamente più grande delle altre e piena di capelli neri… e’ lui! Lo prendo, lo stringo… da quel momento non l’ho più lasciato un solo secondo… Telefono a mio marito “e’ qui” e lui ci dice “arrivo”…

La nascita di Maia

giovedì, 5 maggio 2011

10 aprile 2011

Mi sveglio alle 8, dopo una bella dormita, senza contrazioni stanotte! Mi sento bene ma appena mi alzo dal letto sento una contrazione, negli ultimi giorni e settimane ne ho avute alcune ogni giorno, quindi non mi stupisce, però dopo qualche minuto ne torna un’altra, e poi ancora… Mi viene da tenerle sotto controllo, sono a 5-6-8-10 minuti una dall’altra, non regolari, ma sento che qualcosa si sta muovendo… Sono felice, sono “solo” a 39+1 ma sono abbastanza stufa del peso della pancia, ho fatto tutto quello che volevo fare prima del parto, e quindi mi sento libera di partorire, e il mio bambino (o bambina?) lo sa, ne abbiamo parlato… Prima di alzarmi dal letto parlo con Massimo, gli ricordo che secondo i miei “pronostici” il piccolo avrebbe potuto nascere l’11 o il 13, e c’eravamo quasi… Poi, sempre prima di alzarmi, gli dico che mi piacerebbe andare al parco di Chivasso quella mattina, per stare un po’ insieme all’aria aperta, ma appena alzata, vedendo che le contrazioni erano arrivate e continuavano, avevo deciso di restare a casa e di far andare solo Vera col papà.

Dopo colazione erano usciti, percepivo un po’ di agitazione di Massimo, ma positiva, e quando sono rimasta sola mi sono messa a cucinare melanzane per la cena, poi ho letto un po’ sul balcone, al sole, e tra una cosa e l’altra ho anche pensato di avvisare la mia ostetrica, Carla, perché visto che era domenica volevo dirle che forse si stava muovendo qualcosa, così se aveva in programma delle gite non sarebbe andata troppo lontana. Mi aveva risposto scrivendomi un sms “Bene, vediamo come evolve la cosa”, così ero tornata alle mie contrazioni, e per avere un’idea di cosa stava combinando il mio corpo e, per passare il tempo, mi sono messa a segnarle su un post it… Questa cosa mi divertiva! C’erano pause più lunghe e altre più corte, tutto ancora molto tranquillo…

All’ora di pranzo, tornati Vera e il papà, avevamo mangiato e tutto andava avanti tranquillamente… Non ricordo cosa ho fatto subito dopo pranzo, ma verso le 15-15.30 ho chiuso le persiane della cameretta e mi sono messa per terra, sul tappetino morbido di Vera, perché sentivo che avevo bisogno di pace e tranquillità per concentrarmi su cosa stava succedendo… Dopo un po’ ho messo sul tappeto il materassino del vecchio lettino di Vera, che avevo tenuto a portata di mano proprio per il travaglio… Ci ho messo sopra un telo e poi un lenzuolo bianco, che avevo già usato per il parto di Vera, e mi sono messa in ginocchio lì sopra. Quando arrivava la contrazione mi alzavo in piedi e, continuando ad appoggiarmi al letto, dondolavo il bacino, ripetendo inspirazione e AAAAAAAAAAAA, inspirazione e AAAAAAAAAAAA… Mi veniva da fare così, se mi muovevo era meglio, e con le AAAAAAAAAAA mi sembrava di tenere un po’ a bada il dolore, e di essere al comando della barca sulle onde, anche se ancora piccole e gestibili… Dopo un po’ Vera e Massimo sono usciti di nuovo, io continuavo a prendere nota delle contrazioni e vedevo che lentamente si avvicinavano, e si facevano più forti… Ho scritto qualche sms a mia sorella, ma non molti, perché sentivo che il mondo esterno mi tirava fuori da quello che stavo vivendo, e io volevo esserci dentro totalmente…

Ho scritto di nuovo a Carla, dicendole che ero da sola, e che anche quando fossero tornati Massimo e la bimba, lui avrebbe dovuto badare a lei, quindi sarei stata comunque sola, e forse avrei avuto piacere di avere compagnia… Mi ha chiesto ogni quanto erano le contrazioni, se non sbaglio, e le ho risposto che erano ogni 5 minuti, allora mi ha chiamata e mi ha detto che per un secondo parto erano abbastanza frequenti ogni 5 minuti, e che quindi ci saremmo risentite dopo un’oretta per capire come andavano le cose… Ho guardato l’ora, erano le 18.15. Ero ancora sola, ho continuato a stare nella cameretta, sul materassino, e a dondolarmi ad ogni contrazione, e concentrandomi sulle AAAAAAAAAAAA… Tra un’onda e l’altra chiamo mia mamma, sperando che mi risponda subito, perché voglio che sia tranquilla e non voglio sentire la sua ansia o preoccupazione addosso, quindi le dico che tutto va bene e che non ci sono novità… Poi mi richiamerà dopo circa un’oretta, non so per quale motivo, ma io non potrò rispondere!

Dopo un’ora Carla mi scrive di nuovo, chiedendomi se erano ancora ogni 5 minuti, così aspetto qualche minuto per averne la conferma, guardo l’orologio per vedere ogni quanto sono e a fatica mi concentro per risponderle, le scrivo “Veramente da mezz’oretta sono circa ogni 3 minuti”, così mi scrive che forse è il caso che parta, e io le do l’ok. Tornano Massimo e Vera, lei mi sembra tranquilla, io non riesco a prestarle tanta attenzione ma le spiego brevemente che mamma ha bisogno di stare tranquilla perché forse Piru vuole nascere quel giorno o forse il giorno dopo, e lei capisce, non ricordo molto di cosa faceva, quindi vuol dire che era tutto tranquillo! Appena vedo Max gli chiedo se può portare in bagno la piscina e riempirla, ora ho proprio voglia di entrare in acqua, per vedere che succede, e per provare un po’ di sollievo… Ci vuole un po’, prima dà una gonfiatina supplementare alla piscina, poi inizia a riempirla, e io mi preparo… Accendo l’abat-jour verde che sostituisce la luce piccola del bagno, che non abbiamo ancora montato, e per avere un’atmosfera più intima ci metto sopra un asciugamano rosso che ho preso proprio per il parto, e accendo la stufetts… Chiudo le persiane e mi spoglio, entro in acqua mentre si sta ancora riempiendo la piscina, Vera mi vede entrare e ride in modo sorpreso, ma poi mi lasciano tranquilla. Cerco una posizione comoda, sto seduta con le gambe allungate e appena l’acqua raggiunge la pancia sento una sensazione bellissima di rilassamento, sembra che tutto finisca, mi dico “No, non può essere che si fermi tutto, ma se deve essere così va bene lo stesso…”, mi rilasso tantissimo e per i primi 5 minuti mi godo il calore e la pace senza disturbi… Poi ecco che torna una contrazione, poi dopo poco un’altra, e si torna in barca… Questa volta sono davvero in mezzo alle onde… Dopo circa un quarto d’ora sento che arriva Carla, parla un attimo con Massimo e poi entra in bagno. La saluto sorridendo, lei fa altrettanto, sono felice di vederla, la sento molto tranquilla, e lo sono anche io. Chiacchieriamo qualche minuto, non ricordo che cosa ci diciamo, ma per qualche minuto le contrazioni si calmano, e penso che sia perché è arrivata Carla, che per quanto sia una presenza amica e discreta, è pur sempre una persona che prima non c’era, e devo integrarla nell’esperienza che sto vivendo… Poi le contrazioni riprendono e Carla mi chiede se alla fine della contrazione può provare a sentire il battito con lo stetoscopio di Pinard, quel corno di legno per intenderci, niente ultrasuoni!, così mi chiede di alzarmi dall’acqua per sentire, io mi alzo, lei prova a sentire il battito ma ad un primo tentativo non riesce, poi arriva subito un’altra contrazione e così mi rimetto giù… Ci riproviamo per 5 o 6 volte, ma sempre senza successo, perché ormai le onde non mi danno tregua, sono una di seguito all’altra, neanche un minuto tra una e l’altra, solo qualche secondo… Mi alzo ma subito dopo ne arriva un’altra, quindi non riesco a stare fuori dall’acqua per il tempo necessario… Rinunciamo, Carla dice “Va bene così”, e io mi rimetto a gestire le onde senza più dover provare ad alzarmi… Il mio piccolo ha deciso di correre! Continuo a vocalizzare le mie AAAAAAAAAAA, a rilassarmi durante le brevi pause e a cambiare posizione quando arriva la contrazione: o carponi o galleggiante nell’acqua a pancia in su… Mi sento bene, non so quanto ci vorrà ma la cosa più bella è il mio stato d’animo, mi sento davvero serena e forte, vado avanti concentrata su cosa sto vivendo, e mi godo davvero ogni contrazione… Dopo poco sento un primo premito, anche se appena riconoscibile, e le contrazioni iniziano a diradarsi un po’ di più… Dopo il secondo vocalizzo un po’ diverso, Carla mi chiede se stanno iniziando le spinte, e io dico di sì… Mi sembra così strano che siamo già a questo punto! Io che temevo di far venire Carla troppo presto! Sono felice e tanto tranquilla, mi sento lucida e serena, uno stato d’animo molto diverso dallo scorso parto… Forse perché è stato veloce, forse perché è la seconda esperienza, forse perché ho lasciato fare alla mia bambina e al mio corpo, ma in ogni caso mi sento bene e potente, e so che sta andando tutto a meraviglia.

Continuano le spinte, sempre più convinte, e la mia voce cambia, le AAAAAAAAAAA diventano ruggiti, e mi sento sempre più forte… Carla ad un certo punto commenta “E lui è di là…”, come per dire che Massimo si sta perdendo tutto… Va poi ad avvisarlo che siamo vicini alla nascita, e dopo un po’ lui e Vera vengono a vedere… Non riesco a guardare Vera perché sono impegnata nella spinta, sento che sente i miei ruggiti, poi quando passa la contrazione la saluto, lei mi sorride e sembra tranquilla, ma dopo poco vuole tornare di là… Ogni tanto vengono a vedere, ma stanno pochi secondi, poi Vera chiede sempre di andare in cucina… Parentesi comica (che mi ha fatto ridere anche in travaglio!): ogni volta che veniva in bagno stava un attimo e poi diceva al papà “Torniamo di là, voglio ancora melanzane!”, quelle che avevo cucinato al mattino, e alla fine ne ha mangiati 4 piatti!!!

Una delle volte che torna in bagno nota il mio braccialetto, che ho proprio dall’estate scorsa, dai giorni in cui sono rimasta incinta, e mi dice “Mamma ma bagni il braccialetto nell’acqua!”. Questa nota mi sorprende, non ha quasi mai notato quel braccialetto, e proprio ora che sta nascendo il piccolo, che è arrivato insieme al braccialetto, diventa così importante…

Le ultime spinte sono il momento che ricordo con maggiore gioia e intensità… Non sento più il dolore forte delle contrazioni, rimangono solo le spinte, che mi danno ancora maggior senso di potenza… Avevo un po’ paura di questa fase, perché durante il parto di Vera avevo avuto un cedimento, avevo avuto paura di non farcela, cosa normale, ma comunque temevo un po’ il momento, invece stavolta nulla… Mi concentro sulle spinte, Carla quasi non la sento, è lì seduta, anzi indietreggia, da uno sgabello vicino alla piscina va a sedersi sulla vasca, a qualche metro da me, e io sono come da sola… Io e il mio bambino… Lo chiamo, inizio a parlargli, gli dico che ce la stiamo facendo bene, che ho voglia di conoscerlo, di vedere se è maschio o femmina, e che lo stiamo aspettando… Ancora un po’ di spinte, tra una e l’altra torno presente nella stanza e sto bene, a volte vedo che c’è Massimo con Vera, altre volte aspetto da sola in silenzio che arrivi la successiva. Ad un certo punto sento che il piccolo sta scendendo, lo sento premere sul retto, ricordo dai racconti che tante mamme pensano di dover andare in bagno, non ricordo questa sensazione dal primo parto… In effetti la sensazione è quella, e la assecondo, sapendo che è il mio piccolo e che sta per uscire… Infatti dopo un po’ sento che sta avvicinandosi all’uscita, inizio a sentire bruciare ma vinco la mia paura di lacerarmi, so che sta per venire fuori la testa… Lo chiamo, vado avanti pensando che sono in acqua, che questo aiuterà, e metto una mano lì dove sento bruciare, sento la testa dentro, mi tengo il perineo pensando di proteggerlo… e poi la pausa. Rimango lì, carponi, ad aspettare la spinta successiva, ansimando, sudata, concentrata, nel silenzio, e continuando a parlare col mio bambino… La pausa è lunga, poi arriva un’altra spinta, e questa volta esce la testa… Lo dico a Carla, e lei dopo un po’ mi chiede “Ma la testa è uscita tutta o solo un pezzo?”, le rispondo che non lo so, così lei mi dice che se riesco a girarmi un po’ per farle vedere, guarda lei… Io mi giro in modo che possa vedere, e poi dice che è uscita solo in parte, non tutta… Mi concentro di nuovo sulla spinta che deve arrivare, la aspetto, e questa volta esce tutta la testa. Sento una liberazione, sento che ora tutto il resto sarà più facile, sono tranquilla. Aspetto ancora, il mio bambino non è frettoloso, si prende il suo tempo. Dopo un po’ ancora, un’altra spinta, in realtà non ricordo bene quante siano state dopo l’uscita della testa, ma non molte. Quando finalmente esce tutto il resto del corpo, la liberazione è totale, il piccolo atterra dolcemente sul fondo della piscinetta, ma solo per un secondo, perché subito lo prendo con le mie mani, il momento che ho sempre sognato di questo parto, che ho sempre desiderato, e che finalmente si avvera… Lo tiro su, è nato, è nato! Ancora non ci credo, lo abbraccio e guardo… “È una femmina, è Maia!” dico subito… La mia piccola nasce con gli occhi aperti, che magia… ci possiamo subito guardare e innamorare… Carla è dietro di me, ma io sono sola in quella stanza, sola con il mio parto perfetto, sola con la mia bambina, che sorpresa è davvero una bambina! Non sento che Carla esce e va a chiamare Massimo e Vera, non so dopo quanto arrivano, io intanto mi siedo nell’acqua e sto benissimo, mai stata meglio! Carla viene a vedere la piccola, ma non la tocca neanche, o se lo fa io non me ne accorgo, e comunque non ci disturba mai. Stringo la piccola al petto, come tante volte ho visto nei video delle nascite in acqua, la mia piccola che è piena di vernice caseosa! Chiedo a Carla come mai è tutta coperta di vernice, “non succede quando nascono prima?”. Non ricordo cosa mi risponde, ma io continuo ad accarezzare la pelle e le piccole rughe di quel miracolo, e a tenerla stretta al petto. Lei non piange subito, fa qualche verso per liberarsi dal muco, poi un piccolo pianto… Sono totalmente ipnotizzata da quel fagottino che stringo tra le braccia, è mia, è perfetta e non riesco a staccare gli occhi da lei…

Arrivano papà e sorellona, e Vera dice subito “È nato Piru!”. Alla fine non hanno assistito alla nascita, ma doveva andare così, io lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe andata così… Vera e il papà stanno con me sempre, da questo momento in poi: Vera col suo continuo chiacchierare e chiedere cosa sta succedendo, ma lo sento davvero come un sottofondo, io mi sento serena e fortissima, una sensazione bellissima… Massimo è felicissimo, anche lui è tanto sereno, soddisfatto, e guarda la piccola come un secondo miracolo nella nostra famiglia… Faccio mettere altra acqua calda nella piscina, perché ho paura che Maia prenda freddo, la tengo stretta e me la guardo tutta… E’ vicina al seno ma inizia a ciucciare solo dopo circa mezz’oretta, e si attacca perfettamente. Questa volta abbiamo fatto tutto da sole, e tutto va come deve andare! Stiamo in acqua a poppare per un bel po’, mi sa che anche questa bimba sarà una ciucciona! E poi, quando finisce, mi alzo perché sento che deve uscire la placenta, l’unico mio pensiero durante quei momenti… Mentre l’altra volta me lo aveva ricordato l’ostetrica che il parto non era ancora concluso, questa volta sono io che ci penso. Mi metto in ginocchio con la piccola in braccio e spingo un po’, la placenta esce subito. La prendiamo, Carla guarda che sia tutto a posto, e mi dice che la placenta era bella matura, era proprio ora che nascesse la piccola… La lava con l’acqua della piscina e con un po’ di aceto, poi ho voglia di uscire così mi aiutano, che pesante la mia bimba fuori dall’acqua! La gravità mi fa sentire pesantissima! Dalla piscina vado fino alla vasca, rimango lì in piedi con la bimba in braccio e mi sciacquo, sono un po’ sporca di sangue, e ho voglia di lavarmi… Mi aiutano a mettere un accappatoio e un asciugamano in mezzo alle gambe, e andiamo in camera. Finalmente nel lettone! Ieri sera ero andata a dormire col pancione e ora ci vado con la mia piccola!

Carla guarda se mi sono lacerata, c’è una piccola lacerazione così mi mette un po’ di argilla, e già così soffro un po’! Che bello però non avere punti! Sono nel letto con l’accappatoio, un po’ di asciugamani e Maia, chiacchiero ancora con Carla per un po’, mi racconta dei suoi parti, io sto così bene! Vera è sempre lì con me, Massimo sta svuotando la piscina…

Poi Carla se ne va, e noi ci mettiamo tutti a letto, insieme, io in mezzo tra le mie cucciole, e presto si addormentano tutti… tutti tranne me. L’energia del parto mi impedisce di dormire, e poi ci pensa anche la mia piccola che ogni tanto si sveglia piangendo, e poi ciuccia… Insomma, inizia la nostra vita a 4, se non finisco qui il racconto non mi fermo più!

E’ stato davvero tutto come desideravo, come sognavo da quando ho saputo di essere incinta, tutto così naturale e facile… Mi sento tanto tanto fortunata per aver potuto avere due parti in casa, entrambi facili e belli, ma questa nascita mi ha davvero dato qualcosa di speciale, che non so spiegare, ma che subito si è tramutato in tranquillità e pace, non in entusiasmo come quando si compie un’impresa particolare… tutto è stato così “normale” che anche nei giorni seguenti mi sentivo così serena da pensare di essere su una nuvoletta rosa, complice anche il Lotus…

Maia a poche ore

La storia di Anna e Virginia

venerdì, 11 marzo 2011

Dopo la nascita del mio primo figlio Lorenzo avvenuta con parto cesareo, mi sono sentita per molto tempo come un contenitore dal quale era stato soltanto estratto il prodotto.. non mi capacitavo di come era terminata la mia gravidanza in tutto e per tutto fisiologica e senza complicazioni e faticavo perfino a chiamare parto quella che per me fin da subito era stata soltanto un’operazione chirurgica con la quale era sì venuto al mondo mio figlio ma che aveva lasciato una cicatrice indelebile sul mio corpo ma soprattutto sulla mia anima.

Le persone che mi circondavano non riuscivano a capire il perché non fossi soddisfatta, in fondo avevo potuto avere mio figlio senza soffrire per chissà quanto tempo (a parte le ore sofferte per il travaglio indotto), non avevo provato il dolore dovuto all’espulsione del bambino e soprattutto avevo avuto un bambino sano e bello, quindi perché mi lamentavo?? Era inutile cercare di fare capire il senso di insoddisfazione che quel dannato bisturi mi aveva lasciato dentro, di come mi sentivo a metà e derubata di una parte della mia gravidanza.. vi era stato un principio, un continuo ma dov’era la fine?? tutte le mie amiche e parenti ce l’avevano fatta, perché io non ci ero riuscita?? dove avevo sbagliato??

E’ così che è nato in me il desiderio di informarmi più dettagliatamente sulle dinamiche della gravidanza e del parto, di capire se quello che avevo vissuto era cosa comune e soprattutto cercavo donne che avevano provato le mie stesse sensazioni in seguito all’esperienza di un taglio cesareo, avevo bisogno di confrontarmi e di affrontare i miei demoni interni. Giungo così al forum più completo e corretto che ci sia e con un nome che mai poteva essere più azzeccato “parto naturale”; da subito mi sento accolta, sostenuta e capita da donne che nemmeno conoscevo di persona, mi comprendevano persino meglio della mia famiglia ed insieme a loro è cominciato il mio percorso di guarigione interna che si è concluso solo con la nascita in casa della mia seconda figlia…

La sera del 26 dicembre (41 settimane esatte) mi sento particolarmente stanca, in queste feste non mi sono risparmiata granché presa com’ero a far sì che l’ultimo Natale da figlio unico fosse, per Lorenzo, il più bello possibile ed inoltre sento il bisogno di isolarmi come mi succede da una settimana a questa parte. Mia madre mentre mi saluta dice che ho uno sguardo strano ed ignorando la sua frase che mi procurerebbe soltanto altre ansie inutili me ne vado ed una volta a casa mi metto a letto prima del solito. Mi addormento come un sasso per risvegliarmi a mezzanotte in punto con un gran senso di nausea che mi costringe a correre in bagno a vomitare… lì per lì penso che si stia muovendo qualcosa ma ci vuole poco a capire che ho beccato una bella influenza intestinale, infatti, allo scadere di quasi ogni ora sono in bagno a vomitare ormai solo succhi gastrici. Dopo la terza volta insieme al vomito comincio a sentire le prime contrazioni, non sono molto forti e soprattutto sono distanziate almeno di 10 minuti e dopo un’ora alle 3.30 decido di chiamare l’ostetrica ed avvisarla che forse qualcosa si sta muovendo. Naturalmente non ho mai smesso di vomitare e mi sento spossata. Virginia messa al corrente di tutto (influenza intestinale e contrazioni) mi suggerisce di farmi un bel bagno caldo per vedere se le contrazioni continuano e di ritelefonarle dopo un’ora per aggiornarla sull’evolversi della situazione. Seguo il suo consiglio e mi faccio preparare la vasca da mio marito, appena m’immergo nell’acqua calda, le contrazioni non solo continuano ma aumentano d’intensità e frequenza. Dico a mio marito di portare Lorenzo da mia madre perché ho paura che possa svegliarsi e volere la mamma ed io onestamente non mi sento in grado di accudirlo; una volta fuori casa mio figlio posso rilassarmi e le contrazioni mi sembra aumentino, telefono a Virginia che suggerisce a mio marito di prepararmi un po’ di coca cola per reintegrare i sali minerali persi e ci informa che sta partendo. In casa mia non beviamo coca cola e naturalmente non ne abbiamo, allora mio marito va in cantina e trova un chinotto (scaduto) e me lo versa in un bicchiere… (era un po’ in panico, soprattutto perché era solo e non c’era ancora l’ostetrica) ne bevo un sorso ma non riesco a smettere di vomitare nonostante gli spasmi all’intestino si siano un po’ calmati da quando sono in vasca. Dopo aver messo a letto mio figlio, mia madre ignorando il mio desiderio di stare sola con le ostetriche e mio marito, sale a casa mia (abitiamo una sopra l’altra) e nonostante il mio consiglio di tornarsene a casa, vuole restare fino alla fine (lei pensa ancora che farò solo il travaglio a casa). Le contrazioni si susseguono, ad ogni onda (ho pensato così ad ogni contrazione come suggeriva Ina May) mi faceva bene galleggiare in vasca puntando i piedi sul sedile dalla parte della doccia (ho una vasca idromassaggio che fa anche da doccia) e lasciando morbido tutto il resto del corpo; sento che così la contrazione è meno dolorosa e soprattutto è sopportabilissima (non come quelle indotte del mio primo figlio). Non so quanto tempo passi tra una e l’altra, è mio marito che ogni tanto mi dice che tra l’ultima e la precedente sono passati “solo” 3 o 4 minuti. Sono circa le 6.00 e finalmente per la tranquillità di mio marito arriva Virginia (non ricordo se fosse già accompagnata da Cristina) con due borsoni di roba e preso atto del mio stato scrive una serie di cose che Paolo deve andare a prendere in farmacia per la mia influenza intestinale. Cominciano a far scaldare nel forno da mio marito i teli che avevo preparato e mi visitano per la prima volta annunciandomi che la bambina è scesa e sembra che tutto possa evolversi molto velocemente.. seeeeee!!! Vedo Virginia che mette qualcosa nella vasca, non so bene cosa sia, forse essenze ed ogni tanto cerca di farmi bere per reintegrare i liquidi che stavo perdendo… Sono solo all’inizio e questi non sono che i prodomi di travaglio (in fondo è come se fosse il primo figlio per me), non urlo e cerco di concentrarmi su ogni contrazione, ricordo che appena una era finita sorridevo e dicevo: “come sto bene, è una goduria!!!”. Sento da subito l’esigenza di spingere perché la mia piccola spinge sul retto ed il ricordo più brutto che ho del mio travaglio è il desiderio di voler spingere ed il non poterlo fare perché non sono che all’inizio e non c’è la dilatazione. Provo più volte ad andare di corpo ma non ci riesco. Paolo, che non mi aveva assicurato la sua presenza anzi mi aveva sempre detto che si sarebbe defilato e mi avrebbe lasciato nelle mani esperte delle ostetriche, è una presenza costante anche perché appena si allontana sento io il bisogno di vederlo e chiedo di lui alle ostetriche. Resto sola in vasca con accanto soltanto mia madre ed è in questo preciso momento che le annuncio che la bambina nascerà a casa… vedo il suo viso tra lo scioccato ed il sorpreso ma non proferisce parola, abbozza e continua a volermi restare vicina. Non so bene quanto tempo sia passato, quando sento Virginia che mi annuncia che lei e Cristina devono andarsene perché un’altra mamma ha cominciato ad avere contrazioni e considerando che sta a Biella è meglio andarla a controllare, in fondo i miei sono solo prodomi e potrebbe volerci chissà quanto e comunque contano di tornare dopo essere andate a visitare questa mamma. Considerando che ho l’influenza intestinale decidono di farmi affiancare da un’altra ostetrica, che non avevo mai visto prima, di nome Valérie, lei le sostituirà fino a quando non torneranno (non torneranno più e mia figlia nascerà con Valérie). Aspetteranno il suo arrivo e poi se ne andranno, lì per lì ne prendo semplicemente atto anche perché non sono in grado di fare ragionamenti ma un pensiero mi viene e fra me e me penso che non potevamo metterci più d’accordo di così!! In tutte le ore che seguono sono amorevolmente accudita da entrambe che provvedono a scadenze regolari a darmi fermenti lattici per l’intestino, integratori di sali minerali come il polase e a massaggiarmi come potevano; facevo regolarmente da spola tra la vasca da bagno e la camera da letto dove trovavo che la posizione più adatta a me e che mi faceva sentire meno dolore era carponi sul letto. Tra me e me penso che è incredibile… pensavo di sentire molto più dolore mentre quello che più mi fa male è l’intestino a causa dell’influenza intestinale e tutto il resto è sopportabile e sembra quasi non superi mai la mia soglia di dolore. Sono circa le 14.00 e Valérie arriva a casa mia, le mie ostetriche mi visitano per l’ultima volta trovando il mio collo dell’utero in fase di centralizzazione e mi salutano dicendomi che sarebbero tornate prima possibile. Mio marito le cucina un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino come aveva fatto per Virginia e Cristina e la fa accomodare. Con quest’ostetrica il feeling è immediato, la sento molto vicina al mio modo di essere e la trovo molto dolce ed amorevole, mi accarezza la schiena quando sento la contrazione e cerca di sostenermi al massimo; ogni volta che ho sentito di non farcela più e l’ho verbalizzato lei mi ha sempre infuso coraggio e forza, insomma non potevo essere più fortunata ad essere stata affidata ad un’ostetrica tanto brava e preparata…come dire: “nella sfortuna mi era andata bene, anzi benissimo”. Ormai non ce la faccio davvero più e sono ore che non vengo visitata e quindi non so neanche a che punto io stia, prego Valérie di visitarmi ma lei con una scusa e con un’altra rimanda la visita di volta in volta dicendomi che mi visiterà alle 19.00. Onestamente questo un po’ mi disturba, io voglio sapere a che punto sto… e così prego che passi presto il tempo fino all’ora dettami da lei, mi fido delle sue parole ed abbozzo, in fondo sa quello che fa. Dopo ogni contrazione sorrido sempre come all’inizio e continuo a sentirmi in una specie di paradiso, non so ogni quanto mi vengono ma ormai sono piuttosto ravvicinate e dolorose ma sempre sopportabili. Continuo la mia processione tra bagno e camera da letto dove provo anche ad accucciarmi a mò di ranocchia tenendomi al lettino del mio primo figlio, oppure sul letto a quattro zampe dove Valérie mi da suggerimenti per vivere al meglio la contrazione successiva. Trovo che riesco a vivere meglio le contrazioni nella vasca da bagno e ci rientro per l’ennesima volta. Finalmente arrivano le 19.00 e come promesso la mia ostetrica mi visita e mi annuncia che ho 3 cm. di dilatazione e sono ufficialmente in travaglio… evviva!!! Sono contentissima e sentire queste parole mi da ulteriori energie e tanta carica psichica e fisica, sorrido e continuo a vivere ed accettare le contrazioni senza contrastarle ma cercando al mio meglio di accompagnarle. Penso che ognuna di loro è una in meno che mi separa dalla mia piccolina e noto con piacere che tutte seguono lo stesso schema… arrivano, raggiungono il picco e piano piano scemano, completamente differenti da quelle indotte che ricordavo. In tutto questo tempo sento che ogni tanto dalla cucina Valérie aggiorna Virginia sulla mia situazione e questo mi fa sentire seppur in lontananza supportata anche dalle ostetriche che dovevano seguirmi. Valérie provvede a darmi a cadenze regolari i fermenti lattici per il mio intestino ed un po’ di polase, riesco persino a mangiare un cucchiaio di riso in bianc preparatomi da mia madre e mi sembra di stare meglio. Intorno alle 19.30 e le 19.45 mentre Valérie era in cucina ed io in camera con mio marito, rompo le membrane e quasi inondo Paolo che subito chiama l’ostetrica; appena arriva sento che dice che sono un po’ tinte ma nello stato in cui ero ne prendo atto senza spaventarmi. Ormai non c’è molta pausa tra una contrazione e l’altra ma stranamente quel poco tempo di rilassamento basta a rigenerarmi ed a darmi la forza necessaria per l’onda successiva. Sento sempre l’esigenza di spingere e lascio che il mio corpo faccia quello che sente senza ostacolarlo; Valérie mi suggerisce di rilassare le gambe e trovo che il modo più semplice per farlo sia attaccarmi al collo di qualcuno (quasi sempre di mio marito) sollevare le gambe e restare appesa a peso morto fino alla fine della contrazione… ormai non riesco neanche più a parlare ed ad ogni contrazione chiamo a me la persona a cui aggrapparmi con un cenno della mano. Continuo con questo schema: contrazione, cenno della mano, attacco al collo, sollevamento gambe fino alla fine della contrazione, rilassamento per qualche secondo e riprendo da capo… Alla visita successiva alle 20.45 sono completamente dilatata, sgrano gli occhi a questa affermazione e me ne meraviglio, non pensavo ci volesse così poco tempo.. per me non era passato più di un quarto d’ora dalla rottura delle acque (solo successivamente mi verranno detti i tempi impiegati). Valérie è ancora sola e dopo aver parlato con Virginia che non poteva tornare perché l’altra mamma era nel pieno del suo travaglio, decide di prendere in mano la situazione e telefona a Grazia una ginecologa che ogni tanto le aiuta nei parti in casa. Di tutto questo io non sento niente perché sono totalmente su un altro mondo e neanche l’arrivo di Grazia mi distoglie dal mio compito e continuo a restare concentrata. Quando entra in camera mi sembra di averle sorriso senza neppure vederla e prendendo semplicemente atto della sua presenza continuando a spingere attaccata al lettino di mio figlio accucciandomi a terra come una rana. Questa posizione non mi piace, sento che non mi aiuta e così mi metto carponi sul letto spingendo ad ogni contrazione piegando il busto in avanti ed affondando il viso sui tanti cuscini preparati per me da Valérie; sento che ormai non manca molto ed ad ogni contrazione sento l’esigenza di urlare, la voce mi aiuta a gestire meglio la situazione. Durante una di queste contrazioni che ormai si susseguono senza pausa, mio marito si avvicina al mio viso e mi dice: “Amore ho deciso, la chiamiamo Virginia, come volevi tu!!”. Mi viene da sorridergli ma non faccio in tempo perché ecco un’altra onda a prendermi e portarmi sempre più in alto. Sento Grazia (la ginecologa) sgridare educatamente mia madre dicendole che se vuole starmi accanto non deve farlo con quella faccia impaurita e scioccata e forse è meglio se esce dalla camera perché così non è d’aiuto né a loro né a me, lei le risponde che no vuole restare e cerca di assumere un atteggiamento differente. Naturalmente io non vedo niente e a malapena riesco a sentire le loro voci. Passa ancora un po’ di tempo e non so quante contrazioni quando sento l’ostetrica dire che vede la testa… mio marito e mia madre si sporgono ed anche loro vedono un ciuffo di capelli scuri e bagnati spuntare… questo mi dà forza e le energie che credevo ormai esaurite, si rinvigoriscono e mi aiutano nell’ultima fase del mio travaglio. Valérie mi dice che alla prossima contrazione la testa uscirà e di non pensare solo a spingere ma di soffiare fuori la mia bambina… in pratica durante la contrazione devo soffiare come se gonfiassi un palloncino ed accompagnare l’uscita della testa di Virginia. La prossima contrazione arriva e faccio esattamente come mi è stato detto.. sembra che stia gonfiando una mini mongolfiera per quanta aria soffio fuori… ok la testa è fuori!! Altra contrazione, soffio e sguscia fuori anche il corpicino della mia bambina. Che strano… ho avuto come l’impressione che sia uscita tutta insieme e non prima la testa e poi il corpo… Sono le 22.30 del 27 dicembre 2010 e la mia piccola viene al mondo!! :heartbeat: Vedo una lacrima spuntare negli occhi di mio marito e di mia madre e la piccina mi viene subito passata tra le gambe (ero carponi) e mi ritrovo persa nel suo sguardo sapiente, non piange neanche, mi sembra così felice!!! Valérie provvede a massaggiarla delicatamente dietro la schiena per liberarla del muco in eccesso ed ecco che sento la sua vocina ed il suo pianto così delicato. Viene avvolta in panni caldi e finalmente eccola tra le mie braccia. È così bella, piccola e delicata che mi sento un po’ goffa nel tenerla in braccio e quanto sono profondi i suoi occhi, sembra sappiano cose che nessuno sa. L’amore per lei è immediato e sento di aver fatto la cosa giusta a donarle una nascita così indisturbata a casa… in ospedale per quanto naturale poteva essere non sarebbe mai stata così. La mia dolce fatina non viene né lavata, né pesata o misurata e non è oggetto di nessuna delle barbare pratiche ospedaliere, è solo lì avvolta dal caldo abbraccio materno che contempla il nuovo mondo. Siamo entrambe sospese in una sorta di limbo e tutto quello che ci sta intorno passa in secondo piano, persino le voci mi arrivano ovattate e non riesco a staccare gli occhi da tanta meraviglia. Non avrei mai pensato di poter donare la vita con così tanto trasporto e convinzione (soprattutto dopo l’esperienza del mio primo figlio) ma ce l’avevo fatta e la visione della mia piccola mi ripagava da tutto quello che avevo vissuto nelle ore precedenti. Tutto era sparito, dolore, fatica e persino l’influenza intestinale, restava solo l’immensa gioia di avere tra le braccia un fagottino di poco più di tre chili. Dopo quasi un’ora e mezza eravamo ancora lì a contemplarci e conoscerci, con accanto il papà che per tutto il tempo è stato testimone del legame indissolubile che si crea tra la mamma ed il suo bambino subito dopo la nascita e soprattutto quando questo non viene disturbato da interventi esterni non richiesti, quando sento Valérie dirmi che dovevamo concludere la nascita perché mancava ancora la placenta. Vado in bagno con una piccola carovana al seguito, io con Virginia tra le braccia, Grazia che mi teneva una specie di pannolone in mezzo alle gambe e Paolo; aspettiamo un po’ ma la placenta non ne vuole sapere ed allora entra Valérie che mi dice scherzando: “dopo tutta questa fatica non vorrai mica andare in ospedale per farla nascere vero??” ed io le rispondo scherzandoci su che in fondo non dovrebbe essere così difficile farla nascere perché non ha le ossa!! al che mi concentro e dopo pochi minuti ecco che sento come un palloncino scendermi in mezzo alle gambe e finalmente alle 24.10 si conclude la nascita della mia piccolina con la nascita della sua sorellina placenta. Con Virginia (l’ostetrica) avevamo parlato di lasciare attaccata la placenta per 24 ore ma ora che ho la mia piccina tra le braccia sento che per rendere perfetto il suo ingresso in questo mondo devo donarle il massimo possibile e così cambio subito idea e decido di donarle una nascita lotus. Ne parlo con mio marito e con l’ostetrica e subito Paolo provvede a procurarsi una borsa di tela per la placenta appena uscita. Mio marito non conosce la nascita lotus ma si fida di me e dopo questa bellissima esperienza mi appoggia senza remore, così dopo essere tornati tutti in camera Valérie e Grazia pongono la placenta nella sacca dopo averla visitata (per vedere che fosse integra), salata ed avvolta in teli puliti. La placenta ha davvero un aspetto interessante ed emana un non so che di magico, persino mia madre (che è un tipo impressionabile) ha voluto vederla prima che l’avvolgessero nei teli. Con la mia piccolina tra le braccia vengo invitata a stendermi sul letto per essere visitata e per vedere che tutto fosse a posto e con mia immensa gioia scopro di non essermi lacerata neanche un po’ e di non necessitare di alcun punto. Valérie provvede a tirare fuori dal congelatore uno degli assorbenti che avevo preparato e aggiungendolo ad un altro pannolino nelle mutandine a rete mi sistema per la notte. Finalmente si possono tutti rilassare e mio marito le invita in cucina per dare il via ai festeggiamenti.. tira fuori la bottiglia di spumante dal frigo ma decidono di aspettare l’arrivo di Virginia e Cristina per poter festeggiare tutte assieme. Io personalmente preferisco restare in camera da letto a godermi da sola la mia cucciolina ed in fondo considerando che ho l’intestino irritato non è il caso di bere spumante. Virginia e Cristina arrivano intorno alle 2.30, sento mio marito stappare lo spumante e brindare con le 3 ostetriche, la ginecologa e mia madre. Passa circa un’ora e mentre sussurro parole dolci alla mia piccolina e me la strapazzo di coccole piena d’amore e d’ammirazione per quell’esserino stupendo che ero riuscita a mettere al mondo le ostetriche e la ginecologa entrano in camera da letto per salutare me e Virginia, augurarci una buona notte anzi buon giorno e dopo essersi congedate anche da Paolo, uscire da casa nostra. Finalmente anche mio marito può rilassarsi e riposarsi, ci raggiunge nel lettone e dopo aver ammirato la nostra piccolina con sguardo incantato, si addormenta di un sonno profondo e ristoratore. Io dal mio canto invece, passo la notte quasi in dormiveglia perché ero ancora piena di adrenalina e non riuscivo a prendere sonno per l’eccitazione che ancora avevo in corpo.

La storia di Anna e Lorenzo

domenica, 20 febbraio 2011

Premetto che per tutta la gravidanza ero stata seguita alla Clinica Universitaria del S. Anna di Torino che mi aveva rilasciato un foglio in cui si diceva che al momento del parto dovevo essere ricoverata in clinica. Ma cominciamo dall’inizio…

Ore 6.30 del giorno 18/12/2007 E’ tutta la notte che avverto contrazioni non regolari e poco dolorose che preannunciano l’arrivo del mio desideratissimo Lorenzo.. Mi alzo alle 6.30 avvertendo una strana sensazione e faccio a malapena in tempo a raggiungere il water che mi si rompono le membrane e un fiume allaga il gabinetto e poi continua ad allagare tutto il bagno. La prima cosa che faccio controllo come sono le acque e vedo che sono limpide. Metto un assorbente e avviso mio marito che è ora di avviarci verso l’ospedale (al corso preparto, ci avevano spiegato che se si rompevano le membrane bisognava andare subito all’ospedale perchè bisognava fare la profilassi di antibiotico) e così prendo la valigia che avevo finito qualche giorno prima e ci avviamo verso il S. Anna.

Ore 7.30 del medesimo giorno Arrivo al pronto soccorso del S. Anna e comunico che mi si sono rotte le membrane circa un’ora prima, loro mi fanno la visita e non possono che constatare che sì effettivamente avevo rotto le membrane. Presento il foglio rilasciatomi dalla mia ginecologa e loro dopo avergli dato una fugace lettura dicono che in clinica non c’è posto e quindi mi devono ricoverare al 4° piano del S. Anna. Chiedo più volte di essere avvisata appena si liberava un posto per poter essere seguita dalle persone che avevo già conosciuto durante la gravidanza e se questo non fosse stato possibile almeno che potessero avvisare la mia Ginecologa. Mi rispondono frettolosamente che il reparto è pieno e mi fanno capire che non posso avanzare certe pretese.
Così vengo ricoverata al S. Anna e per 5 ore resto nei corridoi seduta sulle panchine perchè a quanto pare non c’era neanche lì un posto letto per me. Chiedo l’antibiotico perchè avevo rotto le acque da 6 ore e nessuno mi aveva ancora fatto niente e loro si guardano in faccia e dicono che era strano che nessuno era venuto a chiamarmi per farmi l’antibiotico e il monitoraggio. Così mi danno l’antibiotico (su mia richiesta) e mi attaccano per la prima volta al monitoraggio dove si evince che il pupo sta bene e le contrazioni ci sono ma non sono regolari e non sono quelle giuste.
Finalmente alle 12.30 mi danno un letto e subito dopo arriva il pranzo ed io approffitto e mangio tutte le portate (che poi al momento del travaglio vomiterò). Le contrazioni a me sembra che siano aumentate ma loro senza neanche visitarmi dicono che non sono quelle giuste. Chiedo che vedano almeno se c’è un pò di dilatazione ma mi rispondono che con le membrane rotte meno si interviene e meglio è.
Così resto da sola con mio marito e mia madre che nel frattempo ci aveva raggiunti in ospedale e cerco di trovare una posizione più comoda perchè le contrazioni sembra stiano aumentando. Trovo che accovacciata le affronto meglio ma vengo subito ripresa che quella posizione può dare problemi al bambino perchè non gli fà arrivare il giusto apporto d’ossigeno e quindi vengo invitata a tornare in camera.
Passo così tra monitoraggi a richiesta e mancate visite, tutta la giornata ed arrivo alle 22.00. Vado in bagno a cambiarmi per l’ennesima volta il pannolone e vedo del sangue.
Confesso che mi spavento un pò (scoprirò dopo il parto che quel sangue stava a preannunciare la modificazione del collo dell’utero) e chiedo a mio marito di andare a chiamare le ostetriche che stavano nella loro saletta belle stravaccate a gambe all’aria a chiacchierare tra loro. Nessuna di loro viene a visitarmi e ad assistermi e rispediscono mio marito da me dicendo che non era niente e che comunque le contrazioni che avvertivo non erano quelle giuste (ma come facevano a dirlo se neanche mi visitavano?). Io ero già molto stanca e così dopo l’ennesima richiesta di mio marito di un pò di assistenza decidono di darmi una mano e mi mettono le fettucce di prostaglandine. Le contrazioni si fanno da subito molto forti e ravvicinate e lì comincia la mia odissea…
Vomito tutto il pranzo sul pavimento del corridoio e dal dolore resto sdraiata sul pavimento, con pochissimo tatto vengono le ostetriche che per tutto il giorno non si sono fatte vedere e decidono che è arrivato il momento di visitarmi. Io non mi tengo in piedi e vengo letteralmente trascinata sul pavimento fino alla saletta delle visite.
Sono ormai le 3.00 del giorno 19/12/2007 Finalmente effettuano la prima visita e dicono che il collo dell’utero è ancora posteriore e che di dilatazione manco a parlarne. Mi portano giù per farmi l’epidurale che al corso preparto ci avevano detto che era disponibile per tutte 24 h su 24 h ma l’anestesista si rifiuta di farmela perchè per tutta la gravidanza ho preso un farmaco sotto controllo della mia neurologa che mi aveva assicurato non interferiva minimamente con l’eventuale epidurale. Lo faccio presente all’anestesista dicendo che avevo fra la mia documentazione medica il foglio firmato dalla mia neurologa che attestava che non vi erano controindicazioni ma come tutta risposta mi sento dire che l’anestesista è lui ed è lui che decide.
Mi riportano in camera io ormai ero dilaniata dal dolore e mi riattaccano al monitoraggio dove le contrazioni hanno raggiunto punti da 90. Non potendo muovermi sentivo ancora più dolore perchè non potevo affrontarle mettendomi in posizioni diverse da quella litotomica. Essendo notte non volevo disturbare e così per non urlare comincio a piangere attaccata al monitoraggio.
Mio marito e mia madre si sentono impotenti e cercano per l’ennesima volta il sostegno delle ostetriche che stavano in quella maledetta saletta a farsi i fatti loro.
Dopo l’ennesimo rifiuto da parte loro mia madre chiede di parlare con il primario e allora l’unica cosa che fanno è quella di telefonare al primario.
Sono ormai le 4.30 del mattino e a arriva il primario tutto incavolato per essere stato disturbato. Legge le carte e chiede perchè l’anestesista mi abbia rifiutato l’epidurale visto che non vi erano controindicazioni, ma nessuno sa rispondere. Per far vedere che mi stavano assistendo davanti al primario le ostetriche mi fanno la seconda visita dal mio ricovero e il verdetto è sempre lo stesso collo dell’utero posteriore e assenza di dilatazione.
Allora il primario dice che posso continuare così ancora per 24 ore ma che ci sono poche probabilità che la situazione possa cambiare, io stremata dal dolore e dopo questa affermazione mi sento il mondo crollare addosso. Vedendo la mia espressione abbattuta mi dice:”Signora chi gliel’ha fa fare di soffrire ancora così per 24 ore?? Si può fare il cesareo!”. Io non sono convinta e rifiuto perchè volevo partorire naturalmente e dopo essere uscita dalla saletta delle visite vedo che chiamano mio marito. Quando esce mi convince che forse è meglio fidarsi di chi ne sa più di noi e che dopo tutto questo tempo il bambino poteva andare in sofferenza e così a malincuore accetto e firmo.
Mi portano in sala operatoria e mi fanno la spinale, tra l’altro l’anestesista che non era lo stesso che mi aveva rifiutato l’epidurale si lamenta del fatto che non stavo ferma.. ma chi ci riusciva con contrazioni così forti e così ravvicinate?? Finalmente riescono a farmi l’anestesia e dopo 10 minuti di ravanamento sento un UEE e il mio piccolo Lorenzo viene alla luce. Guardo l’orologio sono le 5.20. Lo lavano e me lo mettono vicino per un momento dicendo saluta la mamma e poi lo portano fuori da mio marito.
Mi ricuciono e mi lasciano nella saletta attigua… mio marito mi porta Lorenzo e finalmente lo posso abbracciare. E’ amore a prima vista!! :heartbeat:
Passano 3 ore e nessuno viene a riprendermi, così chiedo ad un’infermiera di passaggio perchè fossi ancora lì e non in reparto e lei guardandomi stupita mi dice.”Ma come sei ancora qui??? E’ un’ora che abbiamo chiamato il tuo reparto per farti venire a riprenderti!”
Volevo attaccare subito Lorenzo al seno ma una delle ostetriche presenti al TC non me l’ha permesso perchè forse il farmaco che avevo preso durante la gravidanza poteva interferire con l’allattamento. Le rispondo che come per l’epidurale non vi erano controindicazioni all’allattamento ma non me l’ha fatto fare fino a quando non mi hanno riportato su in reparto e hanno letto per la PRIMA VOLTA tutta la mia documentazione medica. :mitraglia:
Comunque nonostante il piccolo ritardo nell’attacco al seno ho allattato felicemente il mio cucciolo per nove mesi.
Ultima chicca… nessuno ha avvisato la mia ginecologa che avevo partorito, mi ha visto per la prima volta alla visita delle 6 settimane. Per imparare ad attaccare bene al seno mio figlio ho dovuto chiedere aiuto alle allieve ostetriche (gli unici angeli della situazione) perchè quelle presenti al reparto erano perennemente indisponibili.

Questa è la mia storia…

La storia di Chiara e Emma

venerdì, 21 gennaio 2011

18 ottobre 2010.
Mi alzo e preparo la colazione x Didier e Gigi come ogni giorno ma mi sento stranamente leggera, quasi senza la pancia… mah…
Oggi è lunedì, Gigi non lavora e alle 10.30 verrà Carla l’ostetrica x il primo incontro “di coppia” prima della nascita del nostro cucciolino… Ormai mancano una ventina di giorni, sono stanca di portare questo pancione pesante ma il fatto che siamo ormai in dirittura d’arrivo mi fa sentire un po’ meno la fatica…
Il mio compagno porta Didier a scuola e io ne approfitto x caricare la lavatrice prima di farmi una doccia e vestirmi…
Faccio pipì e ops…quando mi pulisco vedo del sangue…dapprima il panico, dopo 9 mesi è una pessima sensazione quella di vedere il sangue che sporca l’asciugamano…e poi rifletto un secondo e il cuore inizia a battere a mille…oh mamma è il tappo…oddio sto perdendo il tappo, la piccola nasce oggi ho pensato…e poi mi son detta CALMA Chiaretta…potrebbero volerci giorni e intanto pensa che oggi viene anche Carla e che ti dirà lei cosa ne pensa se manca ancora tanto o no…
Quando Gigi torna a casa gli vado incontro sulla porta un po’ sorridendo un po’ forse preoccupata e gli dico…amore sto perdendo il tappo, qualcosa inizia a muoversi…!!!
Sono super presa da questa cosa, dentro di me sono convinta che sia il giorno che conoscerò mia figlia finalmente (io sostengo da 9 mesi che sia una femminuccia ma in realtà non lo sappiamo ancora… ), ma x non caricarmi troppo cerco di autoconvincermi che non è detto, che magari mancano ancora giorni e giorni chissà…ma non ottengo grandi risultati almeno non con me, forse con il mio compagno sì e lo tranquillizzo abbastanza.
Arriva l’ostetrica, le dico delle perdite e lei mi dice quello che anche io mi ripeto mentalmente da 2 ore che ci può volere tempo e che non si vuole sbilanciare… Mi visita, mi misura la pancia, mi prova la pressione e mi dice che la massima è un po’ salita e che la pancia è scesa abbastanza ma che secondo lei ci può volere ancora del tempo…
Poi guarda la mia cartella, la DPP e ci dice che forse sarebbe perfino un po’ troppo presto e che a 37 settimane sono un po’ al limite per il parto a casa…
GULP…io non so se ho sentito bene e guardo Gigi che mi pare avere l’espressione basita quanto me e inizio a pensare alla velocità della luce che ora che siamo alla fine non esiste che x una cavolata così io debba andare all’ospedale.
Così le chiedo subito scusa ma che vuol dire al limite per il parto a casa????????????? Mi devi dire se per te è un problema perché io devo sapere cosa fare…!!!
Carla mi risponde che no non ci sono problemi, che dalle misurazioni della pancia magari sono avanti di una settimana che le misurazioni delle eco non sempre ci prendono e insomma glissa un po’ sulla sua frase precedente cercando di tranquillizzarmi sul fatto che è tutto ok e che il parto a casa NON rappresenta un problema.
Non chiedetemi perché ma io non riesco a sentirmi tranquilla nemmeno dopo le sue parole…
Appena lei va via parlo con Gigi, siamo soli sotto la doccia e ci confessiamo la pessima impressione che ci hanno fatto le parole di Carla… Discutiamo tanto e decidiamo infine di chiamare Carla in serata x dirle che quel suo “37 settimane sono un po’ al limite per il parto in casa” ci hanno fatto pensare tutto il giorno e che vogliamo sentirci SICURI della sua assistenza e se x qualche motivo lei ha qualche problema a seguirci noi vogliamo saperlo e SUBITO perché siamo in fondo e non vogliamo sorprese proprio adesso.
Deciso questo ci tranquillizziamo un po’ e nel pomeriggio abbiamo diverse commissioni da fare… Anche se mi segue un’ostetrica privatamente x le eco e le analisi mi sono appoggiata al servizio di ambulatorio ostetrico dell’ospedale e oggi è fissata l’ultima visita… Poi dobbiamo andare in assicurazione a informarci x delle pratiche, in farmacia x ritirare i pannolini che abbiamo ordinato e a fare un po’ di spesa prima di andare a prendere Didier a scuola…
Arriviamo dall’ostetrica che mi visita, le dico del tappo e lei mi dice che è tutto ok e che magari non arrivo a 40 settimane ma nulla di più… là dentro tutto ok…
Mi dice però che devo ancora fare delle analisi… il tampone (che io NON voglio fare) e l’elettrocardiogramma e visite con l’anestesista e analisi del sangue e io mi sento oppressa da questa cosa e x tagliar corto le dico che magari vado domani e tanti saluti… Tanto io non ci metto piede in ospedale per partorire percui di quella roba non mi serve niente… Carla non mi ha chiesto nessun’altra analisi quindi sono a posto così… Io mi sento bene e non voglio farmi trasformare in una “paziente” proprio ora che siamo agli sgoccioli!!!
Tardiamo parecchio in ospedale e poi in assicurazione, tanto che Didier lo deve andare a prendere la nonna a scuola e noi arriviamo a casa che sono ormai quasi le 6 del pomeriggio e io sento ogni tanto un doloretto ma mi dico che sono contrazioni di preparazione e sono tranquilla…
Arrivati finalmente a casa faccio fare i compiti al piccolo e iniziamo a prepararci x la cena. Gigi stasera ha la partita di calcio come ogni lunedì e mi chiede se preferisco che stia a casa vista la giornata faticosa e lunga che abbiam passato ma io mi sento piuttosto tranquilla e lo conosco bene e so che a lui serve sfogare quella giornata tirando calci ad un pallone x un paio d’ore così gli dico di andare tranquillo ma con la preghiera di tenere il cellulare in panchina, tanto c’è l’allenatore che al massimo lo avvisa della mia chiamata e nel caso serva lui può tornare da me…
Sono le 7 e mentre Gigi prepara la sacca del calcio io ho messo su l’acqua per la pasta ed eccola! La prima contrazione che riconosco come tale!! Che emozione, fa restare senza fiato ma non per il dolore, solo per il fatto che è una contrazione e che io mi sento che stanno iniziando le danze e nessuno oltre a me e alla piccola che sento scalciare come non mai sa che siamo pronte ad iniziare…
Gigi mi saluta e si raccomanda di chiamarlo anche se per una sciocchezza e io lo rassicuro sul fatto che va tutto bene e che si deve godere la partita e non pensare…
Metto in tavola la pasta per me e Didier e riesco a malapena a mangiarne mezzo piatto perché le contrazioni che non sono ancora né regolari né così forti mi prendono però lo stomaco e la pasta bleach non va proprio giù… Per la verità non va giù nulla!!! Solo sete, tanta sete…
E intanto Didier ha finito di mangiare la pasta e io cerco di distrarlo da me con la tv e vado in cucina a preparargli la carne…
Intanto lui si accorge che sono strana e incominicia a chiedermi che succede povero cucciolo e così io decido di coinvolgerlo ma non troppo…
Gli faccio prendere un block notes e una penna e gli spiego che quando io gli dico di guardare che ore sono deve controllare l’ora sul suo orologio e segnarla sul block notes!
Lui è tutto felice di questo compito importante e si diverte anche a contare quanto passa da quando gli dico guarda l’ora a quando smetto di fare le smorfie…
Ora però devo capire…guardo il foglietto dove Didi ha appuntato le varie ore e cavolo…devo chiamare Gigi!!!!!
Ormai è un’ora buona che ho le contrazioni ogni 6 minuti…
Stavolta non si torna indietro, ora sono convinta!!! La bimba nasce stasera!!!!!!!!!!!!!
Trattengo l’euforia a stento e chiamo Gigi.
Mi risponde suo fratello che in quel momento era in panchina (x fortuna!!!) e gli porta subito il cellulare…
“Gi forse è meglio se vieni a casa io non me la sento più di rimanere sola con Didi non so se riesco a metterlo a letto sai???”
Sono le 20.30.
Io sono sul divano piegata come un panino e Didier continua a segnare le ore.
Gigi arriva a casa in un quarto d’ora e quando entra in sala sbianca un po’ ma si contiene decisamente!!
Didier non sa nulla del nostro progetto di far nascere la pupetta a casa in realtà non lo sa nessuno anche se con Didi ho parlato tante volte del fatto che non si dovrebbe nascere in ospedale ma a casa propria…
Io mi sposto in camera e Gigi si occupa di tranquillizzare Didi per l’ottimo lavoro svolto nel segnare le ore e dopo un paio di cartoni animati gli dice che è ora di fare la nanna e lo fa andare a letto verso le 21.15.
Didi viene a baciarmi e a darmi la buonanotte ed è un po’ arrabbiato con la pancia… mi dice che è una pancia cattiva che fa male alla sua mamma ma io lo tranquillizzo che io e la pancia stiamo lavorando insieme x far nascere presto la cucciola o il cucciolo e lui va a dormire tranquillo.
Ora siamo solo io e Gigi, siamo in camera e io mi voglio togliere i vestiti che ho addosso e mettere qualcosa di più comodo e largo.
Accendiamo la stufetta elettrica x scaldare, io voglio stare al caldo tanto al caldo e voglio anche la mia musica e poca pochissima luce…
Alle 21.30 Gigi ha chiamato Carla l’ostetrica, ho le contrazioni ogni 4 minuti e quasi non lo vedo più il mio Gigi perché ho gli occhi chiusi e sono concentrata su di me e sulla piccola che lavora e spinge continuando a scalciare forte forte e poi non devo dimenticare di fare poco rumore x non spaventare Didier che dorme nella camera vicino…quindi soffoco i miei lamenti nei cuscini ma sono brava e ce la faccio!!!
Gigi è sempre vicino a me non si allontana mai e mi massaggia la schiena…
Intanto arriva Carla e Gigi mi lascia con lei un attimo x andare sotto a prendere il materasso dove avevo intenzione di travagliare ma ancora non c’era stato il tempo x portarlo in casa…
Io sono ormai sul mio personalissimo pianeta dove ci sono delle grandi onde di energia che mi pervadono e mi fanno contrarre dal dolore ma sono concentratissima e riesco a cavalcare le grandi onde, mi sento sicura e so che sto facendo uno splendido lavoro.
Li sento parlare Gigi e Carla, sento che sono vicini vicini ma non apro gli occhi ho bisogno di stare sola con me ma di sentirli accanto.
Carla mi dice che quando me la sentirò dovrà sentire il battito del bambino e poi visitarmi, di decidere io quando potrà.
Faccio tanta tanta fatica a parlare, ma in qualche modo le faccio capire che appena passa la contrazione può fare quello che deve. Mi sdraio a fatica giusto il tempo per lei di visitarmi x fortuna è velocissima perché io balzo di nuovo carponi… Il battito lo sente mentre io sono accovacciata, favolosa la mia Carla!!! Dice che è tutto ok, io me ne torno nel mio mondo ma sento che Gigi gli chiede come mai non ho più nemmeno un secondo di tregua tra una e l’altra e lei gli risponde che la dilatazione è quasi completa.
Non so che ore siano, ma Carla mi chiede se sono già stata nella vasca. La mattina le avevo detto che mi sarebbe piaciuto poter avere l’ausilio dell’acqua e lei ora me lo ricorda… Lì x lì l’idea di muovermi dalla camera mi fa svenire dal dolore ma poi mi dico che l’acqua calda addosso magari mi rilassa un pochino e mi si calmano i dolori un pochino forse… piango ad ogni contrazione, sono così forti che piango senza nemmeno volerlo ma dentro so che io e la mia piccina stiamo lavorando benissimo e continuo a ripetere il mio mantra “mi aprirò ENORMEMENTE”.
Gigi ha scaldato il bagno ora possiamo andare…
È la porta accanto alla nostra camera ma quei 3 metri sembrano 3000 km con le contrazioni continue…
Finalmente arrivo nella vasca dopo un viaggio di mille anni (forse 1 minuto o 2) e ci entro carponi e Gigi mi dirige il getto della doccia sul fondo della schiena…mi sento rinascere, mi sembra che abbiano spento il dolore non sento più male ma solo un dolce massaggio… Incredibile!!
Io credevo fossero passati solo 10 minuti nella vasca, ma mi han detto che ci siamo stati almeno un’oretta…
Poi finisce la magia ho freddissimo e nonostante la stufetta e l’acqua calda addosso voglio tornare di là.
Mi fanno infilare l’accappatoio io tremo dal freddo, credo che nemmeno in Alaska avrei sentito tanto freddo, e tremando come una foglia torno in camera ai piedi del nostro letto dove hanno messo il materasso… Metto una maglietta asciutta e non faccio in tempo a girarmi come mi sento meglio (carponi ma con il sedere in alto e la testa ficcata giù giù dentro i cuscini) che plaf! sento uno scroscio e Carla che dice eccole, si sono rotte le acque!
Che potenza, al mio primo parto non avevo rotto le membrane in travaglio, che sensazione di forza e di potere!!!
La bimba (o bimbo???) mi scalcia e mi dà le testate come se fosse un vera e propria guerriera!!
La finestra è illuminata dalla luce della luna piena e io mi metto con la schiena rivolta alla luna e sono carponi ora.
Incominicio a parlare con la mia bambina, sento che non posso andare avanti molto, le forze si stanno esaurendo, sono stanca e voglio averla tra le braccia…
Le parlo le parlo proprio, forse perfino forte mentre a me pare di sussurrare solo…
Emma ora devi dare una grossa grossa spinta mamma ha bisogno di te devi aiutarmi IO NON CE LA FACCIO PIU’ non ho più forza basta io da sola non vado avanti e la chiamo Emma Emma Emma Emma!!!!
Ora arrivano le spinte finalmente mi ha sentita!!! Cerco di mettermi accovacciata ma le gambe non mi reggono e Gigi capisce tutto al volo e mi sorregge dalle ascelle.
Sento spingere e brucia e fa un male terrificante ma so che sta arrivando Emma sta arrivando da me…
Carla è davanti a me e mi porge le mani proprio mentre cerco di aggrapparmi da qualche parte trovo lei…
Spingo, Emma spinge di più e ancora e ancora e ancora e amore mio….oddio eccola!!!!!!!!!!!
E’ la mia Emma è la mia Emma e io lo so che è una bambina, la chiamo da ore…!!!!
Mi strappo la maglia di dosso dicendo la voglio addosso la voglio addosso, mi tiro su a sedere e stringo la mia bambina sul mio cuore ancora calda e profumata ha tanti capelli e piange tanto è così piccola mio Dio che meraviglia…e piango e Gigi piange e sono felice mi sento intera finalmente completa con la mia creatura tra le braccia…
Mi aiutano a stendermi sul letto, Gigi è accanto a me, Emma piange e io la accarezzo e la bacio e lei è forte e si fa sentire, dice tutta la fatica che abbiamo fatto con il suo pianto…ma ce l’abbiamo fatta insieme e io ora non sento più alcun dolore…
Intanto Carla va e viene, credo stia pulendo o buttando via le traverse non lo so, nemmeno mi sono accorta che c’era quasi ed era questo il parto che io volevo…
Si avvicina dopo un tempo che non saprei quantificare e mi dice che è nata a mezzanotte meno 5 e che sembra tanto piccolina a vederla…
Mi chiede se voglio provare a tirarmi su un po’ x far nascere la placenta e io con la piccola tra le braccia mi tiro su mezza in piedi nel letto e con una spinta siamo ufficialmente divise ora…
Emma e la sua compagna placenta non si separeranno se non quando lo decideranno loro, faremo il Lotus birth, quindi ci arrotoliamo così nude e calde in una coperta e ci mettiamo giù, Emma sul mio petto e Gigi accanto a noi con aria sognante…
Ancora non ci credo nemmeno io…eccola, è nata ed è lì su di me che cerca il mio seno…
Carla va via dopo 2 ore e mezza dicendo che ci saremmo visti l’indomani mattina e che l’avremmo pesata e Gigi si addormenta dopo poco che rimaniamo soli, stremato dalla tensione…
Io invece sono nel letto con in braccio la mia piccola che la guardo e piango di gioia e per tutta la notte non faccio che guardarla…lei si addormenta, sembra un angelo e io non so che altro fare se non ammirare quella meraviglia e baciarla e annusarla finchè non viene giorno…

La storia di Cristina e di Leon

venerdì, 7 gennaio 2011

Io e mio marito abbiamo cercato Leon per un anno e lui non si decideva a volare fino da noi… Sono sempre andata al consultorio per le visite ginecologiche ma, dopo un anno di tentativi, ho pensato fosse meglio una visita a pagamento e ho chiesto alla mia dottoressa della mutua se conosceva una ginecologa donna da consigliarmi.
Vado dalla strega (allora non lo sapevo) e mi dice che non posso rimanere incinta perchè ho una ciste all’utero di 7 cm e dei fibromi, che prima bisogna toglierli e poi si vedrà… Ovviamente rimango incinta subito, Leon decide di arrivare dai suoi genitori alla faccia della dottoressa… Avrei dovuto capire subito che la strega era una strega…
Faccio una visita dalla ginecologa, io tutta felice: “Ha visto, sono incinta” e lei ” Hai il 50% di possibilità di arrivare al terzo mese, visto le tue condizioni con la ciste e la tua età” (40 anni, primo figlio). Mi dice che non devo camminare, niente pesi, niente bici, poca macchina… insomma 9 mesi da malata… Io non sono mai andata da un dottore in vita mia, mi curo solo con le erbe e l’alimentazione da sempre, ho una salute di ferro… non le do retta e proseguo un vita normale, anche se da quel momento Manuel non mi fa sollevare niente di più pesante di un foglio di carta… questo bambino nascerà, già lo amo, già lo sogno…
Faccio solo le 3 eco obbligatorie e l’amiocentesi che la strega praticamente mi obbliga a fare perchè sono vecchia (parole sue). Per la prima volta in vita mia sono costretta a fidarmi di un dottore, ad affidarmi perché in gioco c’è la vita di un’altra persona, non la mia.. Ho paura per Leon e non riesco a mandare al diavolo la strega, non mi affido alle mie sensazioni e sbaglio, sbaglio, sbaglio…
Così arriviamo all’estate, io devo lavorare, il giro estivo degli spettacoli è pronto e non rinuncio, solo faccio attenzione a non stancarmi troppo, Leon si muove nella mia pancia come un canguro, si ferma solo quando canto e suono negli spettacoli, mi ascolta, non vuole disturbare la sua mamma mentre lavora… lo amo…

Il termine della gravidanza è il 16 novembre, a settembre la strega mi dice: “Tutto bene, bella pancia (gigantesca), tanta acqua, comunque tanto lo facciamo nascere prima…”. E io: “Come prima?”. “Certo, le ultime settimane di gravidanza alla tua età sono pericolose…”. “Ma io non voglio un cesareo, proprio perchè ho 40 anni forse sarà il mio unico figlio e io voglio esserci!!!!”. Lei mi risponde: “Ma non vorrai mica un figlio deficiente?”(testuali parole). Io nel frattempo conosco al corso pre parto una ostetrica meravigliosa, le chiedo cosa fare, ho bisogno di aiuto e lei mi dice che non esistono pericoli, di non preoccuparmi, di aspettare il termine e di stare serena…

Cerco un’altra ginecologa per un consulto ma nessuno vuole prendermi in carico all’ottavo mese e contunuo con la strega, convinta che ce la farò da sola, che arriverò a partorire come una donna sana quale sono… che ingenua… Il 4 novembre la strega mi visita, il collo è chiuso, tutto tace e lei mi dice “Bene, domani mattina alle 7 vieni in ospedale che lo induciamo”. “Cosa?? ma se mancano 10 giorni!!”. “Sono i più pericolosi per il bambino, può avere una sofferenza fetale, può morire nella pancia…”. No, tutto ma Leon deve stare bene.. va bene, mi ricovero domani.. :cry:

Io e Manuel andiamo a mangiare una pizza pensando: domani nasce, domani lo vediamo… La mattina alle 7 mi ricoverano, la mia ginecologa non si fa viva, il ginecologo di turno mi chiede il perchè di un’induzione 10 giorni prima del termine. “Per la mia età” gli dico, “E allora?” chiede lui, poi legge la mia cartella e vede scritto “diabete gestazionale”… Ah ecco perché! Ma io non ho mai avuto il diabete gestazionale, non ho mai fatto analisi che lo rilevassero, se lo è inventato la strega per farmi ricoverare… Ma perché, perché?????????????

Mi mandano in camera a cambiarmi, io piango, mi sento come se mi avessero sequestrata, ho paura, tanta… Manuel non mi lascia un momento, se non ci fosse stato lui sarei impazzita, sarei scappata in camicia da notte… Mi fanno tre gel nel corso della giornata, utero sempre chiusissimo, poche contrazioni, Leon sa che non è il momento per lui di nascere, è troppo presto, la sua mamma non è pronta, lui non è pronto… Il giorno dopo la strega non si mostra…
In ospedale sono tutti gentilissimi, le ostretriche e i dottori mi sorridono, le infermiere mi fanno coraggio “vedrai che oggi terrai tra le braccia tuo figlio”, ma io non riesco a non piangere, voglio tornare a casa, non è il momento, Leon non vuole ancora nascere, lo so!!!!!!!!!!!

Altro gel, flebo di ossitocina, l’ostetrica mi spiega che le contrazioni saranno molto forti, voglio l’epidurale? No, grazie! Brava, dice l’ostetrica, abbi fiducia, Leon arriverà entro oggi… Ma io ho paura, il ginecologo di turno mi spiega che se non funziona neanche l’ossitocina devono tagliare… Ma io non voglio… Speriamo nella flebo, dai Leon, ti prego, non voglio che mi taglino la pancia, non voglio che tuo padre non possa vederti nascere, non posso entrare in sala operatoria senza di lui, io senza tuo padre non ce la faccio… Ma Leon lo sapeva benissimo che non era il momento di nascere, che mancavano 10 giorni… Così martedì 6 novembre sera mi dicono che mi tagliano… Voglio andare in bagno prima… prego… piango.. Non è giusto, non è giusto, non è giusto…

Manuel mi vede così disperata come non mi aveva mai visto, di solito sono così forte, così serena. Non riesco a staccare la mia mano dalla sua mentre mi stendono sulla barella, mi rasano, mi attaccano tubi e fili e io posso solo piangere, stringergli la mano e dire non è giusto… Poi mi portano via da sola, senza il mio amore, senza l’unica persona che volevo avere vicino per far nascere nostro figlio, senza la fonte della mia sicurezza… sola… A quel punto compare la strega, giusto per tagliarmi la pancia, dopo essere scomparsa per i due giorni del mio assurdo ricovero… Manuel pensa di strozzarla in ospedale ma poi si controlla (peccato!!). Mi fanno la spinale… “Senti dolore?”, “Si!”, “Adesso?”, “Si!”. Sono così fuori di me che l’anestesia non prende e mi addormentano senza dirmelo… un gran buio… Mi sveglio nel letto 3 ore dopo, Manuel mi tiene la mano. Come sta Leon? E’ bellissimo, adesso te lo porto… Non lasciarmi da sola…

Arriva con nostro figlio, è bellissimo, gli succhio le dita della mano, non posso muovermi ma Manuel e Leon sono lì con me… La mattina lo attacco e lui ciuccia e ciuccia come a dirmi “Tutto a posto, mamma, io ci sono…”. Il resto è storia di amore e amore per Leon e di una cura dalla psicologa per la mamma che solo dopo 8 mesi e mezzo sta cominciando a guarire…

La storia di Giovanna e Anita

domenica, 7 novembre 2010

Dopo il TC sentivo la mancanza di un’esperienza, di un pezzo di vita, come se la mia competenza di donna si fosse fermata ma la vita fosse andata avanti, mi trovavo madre e con una figlia, senza averla partorita. Tante di voi conoscono per esperienza questa sensazione, tante altre la conoscono tramite i racconti di chi l’ha vissuta. Pensavo ad un VBAC come ad un riscatto, un cerotto da applicare sulla ferita che avevo per farla sparire.

Poi è arrivato il VBAC che, mi sono resa conto solo dopo diverso tempo, non è stato quel cerotto miracoloso capace di eliminare la mia ferita, l’ha fatta smettere di sanguinare, questo è certo, ma la cicatrice è rimasta, chiara e viva, e oggi so che così resterà per sempre. Ma è giusto che sia così, quella esperienza è parte di me, e anche se ancora la rifiuto ed è dura ammetterlo, è stata la molla che mi ha portato ad essere ciò che sono oggi.

Poi è arrivata una nuova gravidanza ed io, che credevo di aver raggiunto il mio obiettivo con il VBAC, mi sono resa conto di avere ancora un pentolone ribollente da scoperchiare. Questo passo è stato il più difficile, più difficile del VBAC stesso, perché è più facile affrontare gli altri che affrontare sé stessi. E qui mi sono resa conto che il VBAC non era stato il mio punto d’arrivo, ma solo una tappa, un passaggio della mia vita e del mio essere donna, che era servito solo a rimettermi in pari con quel TC che mi aveva portata lontana dal mio percorso di donna e di madre: avevo solo ritrovato la mia strada, ora era necessario riprendere a percorrerla.

Sentivo di essere pronta a cercare un altro figlio, ma sapevo che non era il momento giusto: molto più saggio aspettare la fine dell’anno e dei miei impegni presi e poi pensare ad una nuova vita da amare. Ma quando la natura chiama non sempre la ragione riesce ad imporsi, e così a giugno il giorno del mio compleanno, annunciammo al resto della famiglia che un’altra creatura era in viaggio. E’ stata una gravidanza vissuta intimamente, quasi nascosta agli altri come se il condividere avesse potuto inquinare la purezza della simbiosi con quella creatura che cresceva dentro di me. Dicembre è stato un mese difficile, fisicamente soffrivo tanto sia perché ero ormai al 7° mese sia perché lo stress mi distruggeva. Sotto feste di Natale, invece di prendere peso (come sempre, anche al di fuori della gravidanza) ho perso un kg, mangiavo poco e quello che mangiavo vomitavo. Anche la mente era completamente assorbita, tanto che, una volta liberatami dai pensieri dei miei impegni, mi sono accorta di essermi, per un intero mese, dimenticata della mia creatura. Le settimane successive le ho passate a letto e a riposo, la ripresa è stata lenta, anzi credevo che non mi sarei più ripresa fisicamente. Avere di nuovo la testa libera di pensare mi ha fatto rendere conto che avevo perso contatto con me stessa e con la mia creatura, che non avevo vissuto un pezzo della mia gravidanza, che ero rimasta indietro. Ed è stato panico, tutte le paure fisiologiche in gravidanza che non avevo affrontato una alla volta a tempo debito mi sono crollate addosso insieme, ho dovuto affrontarle tutte in una volta, temendo di non avere abbastanza forze per farlo. Avrei voluto partorire a casa, mettermi alla ricerca di un’ostetrica che mi assistesse, ma ora dovevo affrontare qualcosa di non previsto, e l’incertezza di non sapere dove pensare il mio parto, e con chi, mi destabilizzava ancora di più. Alla fine, pur con grande rammarico, decisi che la cosa migliore era darmi almeno una certezza, perché avevo bisogno più di questa che delle condizioni di parto che sognavo, per cui telefonai all’ostetrica dell’ospedale e presi appuntamento con lei per fare una chiacchierata. Questo inverno il tempo non è stato clemente e tra i vari danni che ha causato ci sono state alcune frane che hanno richiesto la chiusura dell’autostrada e della sottostante statale, per cui raggiungere l’ospedale era diventato praticamente impossibile (salvo prendere tutt’altra strada e sorbirsi circa 3 ore di macchina per percorrere 60 km in linea d’area), quindi l’incontro è stato posticipato, così come l’ultimo controllo di fine gravidanza (che poi non ho mai fatto). In realtà l’incontro con l’ostetrica non lo sentivo tanto necessario per capire come la pensasse lei, quanto per farle capire come la pensavo io. Tutto sommato, anche se compressa in una mentalità ospedaliera, si è mostrata disponibile, ma più che altro ho avuto l’impressione che fosse estremamente divertita da questa pazzoide che chiedeva assistenza per un parto naturale, senza interferenze.

Lunedì 16 febbraio

Durante la notte, intorno alle 2 avverto dei dolori che mi disturbano il sonno, non sono chiarissimi e mi viene il dubbio che sia influenza intestinale perché le bimbe da qualche giorno non stanno bene. Ma poi tornano ritmicamente ogni mezz’ora, per 2 o 3 ore, poi niente più.
La mattina ho appuntamento col primario, nonché mio ginecologo di fiducia, per altre questioni personali. Durante il viaggio una macchina ci taglia la strada e in quel momento mi parte una contrazione, e per tutto il viaggio continuo ad avere piccole contrazioni non dolorose. Dopo un’ora di incontro col dottore, quando ci alziamo per andare via, indicandogli la pancia gli dico: ‘che facciamo con questa?’. L’ultimo controllo risale alla 32° settimana, e ora sono a 40+2. Lui mi dice ‘mah, diamo un’occhiata’ mi fa la prima ed unica visita di tutta la gravidanza, sono appena pervia al dito e tutto è fermo. La visita mi fa intensificare le contrazioni che diventano leggermente dolorose, ma tutto è ancora molto soft, mi chiede se preferisco tornare il giorno dopo per un monitoraggio, ma visto che sono già lì e che mi ci vuole un’ora di macchina gli dico che eviterei di tornare, così mi fa fare questo monitoraggio e poi mi dice di farmi vedere verso mercoledì o giovedì (sempre aggiungendo ‘se non succede niente prima’). Torno a casa e queste contrazioni continuano ad andare e venire ogni mezz’ora, non sono forti ma mi accorgo che si vanno intensificando man mano che passa il tempo. Nel tardo pomeriggio scompaiono, io sistemo le bimbe per la notte e lascio la cena pronta per Renato che rientra tardi, poi vado a letto. Dopo qualche ora le contrazioni riprendono e iniziano ad essere dolorose. Durante la notte tra una contrazione e l’altra dormo, ancora sono distanziate di circa 30 minuti, quindi riesco anche a riposare. Quando vado in bagno, verso le 3.00, trovo un bel pezzo di tappo mucoso.

Martedì 17 febbraio

Fa giorno e le contrazioni ci sono ancora, dolorosette ma non frequenti. Mi alzo e preparo le bimbe per l’asilo. Probabilmente questo mi distrae e mi agita (non è un’impresa facile :roll: ) tanto che le contrazioni diminuiscono di frequenza e intensità. Le bimbe escono e dopo un po’ le contrazioni riprendono e si ravvicinano, mentre io continuo tranquillamente a darmi da fare in casa, pulisco la cucina, metto in ordine il soggiorno, spazzo i pavimenti, stendo una lavatrice di panni puliti. Verso le 11.00 mi arrivano due telefonate una dietro l’altra, la seconda delle quali mi agita un poco e mi innervosisce: vorrei chiudere ma la persona che ha chiamato mi trattiene al telefono, intanto ho difficoltà a gestire le contrazioni ed a parlare. Sarà stato per questo, ma quando, dopo una buona mezz’ora chiudo la chiamata le contrazioni sono quasi sparite. Dopo un paio d’ore ripartono e sono sempre più intense. Renato è preoccupato perché il tempo è brutto e c’è il rischio che l’autostrada torni inagibile, allora decidiamo di andare in ospedale per vedere come vanno le cose. Trovo di turno la ‘mia’ ostetrica che mi visita e mi dice che sono in pretravaglio, sempre pervia al dito, e che per quanto vede potrei partorire entro la sera come anche tra due giorni. Renato, sempre preoccupato per la strada, le chiede se è il caso che mi fermi e lei risponde che la cosa migliore è che sia io a decidere. Io sono titubante, le preoccupazioni di Renato riguardo il tempo e le condizioni della strada sono più che fondate, in più mi dispiace farlo andare avanti e indietro. Però, in realtà, il mio desiderio è quello di tornare a casa mia e alla fine decido di andare. Arrivati a metà strada l’autostrada è bloccata ma ce ne accorgiamo per tempo e riusciamo ad uscire e prendere la statale, solo che impieghiamo oltre un’ora in più per arrivare a casa. A casa le contrazioni continuano ogni 10-15 minuti, sono dolorose ma le gestisco. Poi si diradano un po’ verso l’ora di cena (magari in questo c’entra mia suocera, che era venuta a dormire lì per restare con le bambine in caso di necessità, che continua a starmi addosso e a predicare di andare in ospedale). Vado a letto e verso le 22.30 le contrazioni tornano dolorose e regolari, ogni 10-15 minuti. Nell’intervallo mi appisolo, quando sento arrivare la contrazione mi alzo perché in piedi affronto meglio il dolore, passeggio, mi appoggio al divano oppure ad un mobile, esco dalla stanza da letto per evitare di fare rumore, poi torno a letto e mi riassopisco. Passano le ore, ogni tanto vado in bagno e trovo sempre discrete quantità di tappo. Sono immersa nella notte, mi sento protetta dal buio e dalla mia casa, confortata dalle mie cose e dall’ambiente che mi è familiare, penso a quanto ho fatto bene a non restare in ospedale, a quanto mi sento bene ad affrontare questa notte a casa mia, a quanto anche il dolore sembri piacevole. Ripenso a quelle due notti in ospedale, quelle due notti di solitudine e sconforto prima di diventare madre, e mi sento felice di essere qua.
Passano ancora le ore e continuo ad attraversare questa notte di impegno del mio corpo, sono in sintonia con l’atmosfera che ho intorno, con la notte, il dolore arriva e passa, e io sto bene con me stessa e con il mondo, ogni cosa è al posto giusto: le bimbe sono con me, ma dormono tranquille, Renato idem, ho la mia famiglia vicino ma sono sola, posso pensare solo a me, nessuno mi parla, nessuno mi guarda. Ogni tanto sbircio fuori dalla finestra, mi è sempre piaciuta la notte.

Mercoledì 18 febbraio

Sono le 3.00. Le contrazioni all’improvviso diventano più forti, non ho il tempo di accorgermene e fatico a gestirle, il dolore ora è decisamente forte, e va ad aumentare, non riesco più ad alzarmi per affrontarle in piedi, e comunque non è che riesca a gestirle meglio. Ogni tanto mi scappa un lamento. Sono le circa le 4.00 quando Renato si sveglia sentendomi lamentare, mi chiede come va, poi, dopo qualche contrazione mi dice che forse è il caso di andare in ospedale. Io aspetterei ancora un po’, vorrei aspettare il giorno, ma tra alzarci e prepararci si fanno le 5.00 e ci aspetta un’ora di strada da fare, meglio muoversi. Mi porto dietro un plaid e un cuscino, le contrazioni mi sconquassano e muoio dal freddo. Mi sistemo in macchina ben coperta e trovo una posizione comoda, in fondo è anche piacevole chiacchierare con Renato e appisolarmi tra una contrazione e l’altra. Intanto il dolore aumenta e Renato, solerte, tiene conto del tempo che passa tra una contrazione e l’altra, ormai ne arriva una ogni 7 minuti e sono decisamente forti. Siamo a pochi km dall’ospedale e mi comunica che ora le contrazioni arrivano ogni 5 minuti netti. Sono le 6.00 quando arriviamo in ospedale, Renato mi fa scendere davanti al pronto soccorso e lui va a parcheggiare. Io ho appena avuto una contrazione in macchina e penso che in 5 minuti ho il tempo di entrare in ospedale, prima che arrivi l’altra, scendo avvolta nel mio plaid ma, forse per colpa del freddo, forse per il movimento, arriva una contrazione improvvisa ed estemporanea che mi blocca sul ciglio della strada, mi appoggio al muretto e aspetto che passi, mentre un uomo mi passa davanti e mi frega il turno al pronto soccorso. Entro, piegata in due e sempre avvolta nel mio plaid, e mi appoggio ad una scrivania mentre arriva l’ennesima contrazione. L’infermiera che è occupata con un bambino in preda ad un’influenza intestinale mi guarda con aria interrogativa e mi chiede cos’ho. Quando rispondo ‘gravidanza a termine….’ le si rizzano i capelli in testa, mi fa accomodare su una sedia a rotelle e chiama una portantina per accompagnarmi in reparto: infagottata e piegata com’ero non si era accorta del pancione. Intanto è arrivato Renato e dentro l’aria è calda, mi sento di nuovo bene. L’ostetrica di turno mi visita e compila il ricovero, mi annuncia che sono in travaglio ed ho 2 cm di dilatazione. Poi mi accompagna in sala travaglio, la stessa dove ho travagliato per Silvia, e mi attacca il monitoraggio. Sono stanca ma mi sento bene, il letto è comodo e mi fa piacere stare un po’ sdraiata, l’ostetrica mi dice che se nasce oggi farà il compleanno lo stesso giorno di suo marito. Poi aggiunge che secondo lei nascerà entro la mattinata. Le dico che Pina (la ‘mia’ostetrica) mi aveva detto di chiamarla a qualsiasi ora, lei mi informa che sta per montare in servizio, che è di turno di mattina. Allora decido che non vale la pena telefonare, tanto tra meno di un’ora sarà qui comunque. Il tempo passa, ma io me ne accorgo solo quando vedo spuntare Pina, l’ostetrica, in camice bianco che mi saluta con la solita flemma. Mi dice di andare a fare pipì e poi di andare da lei a farmi visitare. Vado in bagno e provo a fare pipì, ma la mia vescica non ha nessuna intenzione di collaborare, cerco di sforzarmi un po’ ma ottengo solo delle contrazioni. Penso alla fortuna che ho di trovarmi in un bagno pulito e spazioso e ringrazio chi ha avuto la bella pensata di dotarlo di un armadietto basso a cui posso agevolmente appoggiarmi sotto contrazione e contemporaneamente massaggiarmi la schiena. Dopo qualche tentativo senza risultati mi decido: OK, niente pipì. Vado nella saletta visite dove Pina mi aspetta. Mi visita e dice che sono a 2 cm abbondanti, quasi 3. Intanto io continuo a perdere pezzi di tappo mucoso. Lei prende il telefono e chiama la ginecologa addetta al parto in acqua la quale, mi sembra di capire, non può venire subito. Pina le dice di fare più presto possibile perché ‘sta andando veloce’, che lei intanto inizia a riempire la vasca. Poi mi dice di cambiarmi e di raggiungerla in sala parto. Esco dalla saletta visite e trovo Renato che era andato in macchina a prendere la valigia: che bello rivederlo! Torno in sala travaglio appoggiandomi a lui, prendo una camicia da notte dalla valigia e arriva una contrazione, mi appoggio ai piedi del letto, ma non è una contrazione come le altre, sento le spinte!!! Penso che no, non può essere, poco fa ero a 2 cm, non posso avere già le spinte, non devo spingere, magari combino un guaio. Cerco di trattenere le spinte e inizio a tremare tutta, tra una contrazione e l’altra il dolore diventa continuo, non resisto più. Mi viene in mente il racconto del VBAC di un’amica, che sentiva le spinte da subito e che si dilatava spingendo. Mi dico che se il mio corpo mi chiede di spingere avrà i suoi buoni motivi e decido che lui sa e che si fa come dice lui. Mi avvio verso la sala parto con la vasca appoggiandomi a Renato. Intanto, però ormai sono molto contratta, ho tutti i muscoli in tensione, cerco di assecondare la spinta ma mi riesce difficile perché ora sono tutta un dolore, mi fermo sulla porta dell’atrio e non riesco più a muovermi, resto bloccata dal dolore, vorrei solo volare in acqua ma non posso muovere neanche un passo. Mi prendo il tempo che mi serve, cerco di sciogliere i muscoli, un passo alla volta arrivo alla vasca, mi spoglio, controllo la temperatura dall’acqua, poi metto un piede, l’altro, mi accovaccio mentre ancora l’acqua mi arriva appena ai polpacci, e come l’acqua mi tocca ogni muscolo si scioglie, scompare ogni dolore e contrattura, mi rilasso. Siccome l’acqua è ancora bassa, Pina mi passa il getto caldo sulla pancia, io mi sento una favola, chiudo gli occhi e mi isolo in quel paradiso tiepido. Le contrazioni continuano ad arrivare ma quando passano mi rilasso e mi sento davvero bene. C’è la musica che mi concilia l’alienazione da tutto quello che ho intorno, sono completamente concentrata sul mio corpo ed allo stesso tempo perfettamente lucida e presente. Pina e la ginecologa (che nel frattempo è arrivata) mi dicono di spingere, io ho i premiti, ma solo dopo mi sono resa conto che non erano ancora quelli giusti, e spingo ma non sento la bimba avanzare. Pina mi dice che ormai manca poco, che sotto la spinta si vede la testa. Io, dopo qualche spinta le chiedo ‘ma siamo sicuri che ci passa?’ lei fa una risatina e mi risponde che ci passa. Intanto mi accorgo che qualcuno ha cambiato la colonna sonora: ‘ma mi avete messo la musica di Superman??’ e mi viene da ridere. Intanto ad ogni contrazione spingo, ma sento un po’ di bruciore e quindi non insisto. Pina e la ginecologa continuano ad incitarmi a spingere, io assecondo il premito, ma quando sento il bruciore penso ‘col cavolo che spingo…’. Poi mi decido inizio a spingere forte, sento che la testa si fa strada, è quasi fuori, un’altra contrazione e la testa esce. Vedo questa testina minuscola che fluttua tra le mie gambe e mi sembra così piccola, aspetto la contrazione ma sembra che non arrivi mai, e intanto guardo l’unica parte visibile di quella nuova creatura e inizio a riconoscerla come mia, in quel momento di passaggio, in quell’attimo di limbo tra l’essere nato ed il non esserlo ancora, tra l’essere parte del mio corpo e l’avere vita propria, tra l’essere una sola persona ed esserne due. Quando arriva la contrazione già riconosco quella testolina come mia figlia, la spingo fuori e la vedo andare alla deriva nell’acqua. L’ostetrica la prende e me l’appoggia sul petto, poi con un telo verde le coprono le spalle che sono fuori dall’acqua. La neonatologa chiede come si chiama e io ne approfitto per metterlo ai voti: siamo indecisi tra Sara e Anita. Vince Anita.

Restiamo così per un po’ poi Pina mi chiede se possiamo tagliare il cordone, io chiedo se ha smesso di pulsare, lei mi risponde di si, me lo mostra e me lo mette in mano, dico che va bene, lei clampa e Renato taglia. La neonatologa prende in consegna Anita e Renato la segue. Io resto nella vasca, Pina e la ginecologa sembrano un pochino preoccupate perché l’utero non si contrae, me lo massaggiano per un po’, poi esce la placenta. Mi aiutano ad alzarmi lentamente, mi fanno la doccia, poi mi danno una mano ad uscire dalla vasca e a salire sul lettino. Perdo sangue e Pina non capisce da dove, si sono formati dei coaguli, toglie i più grossi (e mi fa un male boia), poi arriva la ginecologa e chiede se mi sono lacerata. La lacerazione è di II grado, è il caso di dare qualche punto, chiedo l’anestesia e me la fa. Intanto un’infermiera mi asciuga i capelli. Mi mettono il braccialetto e scopro che Anita è nata alle 9.03, appena 3 ore dopo l’arrivo in ospedale: e io che credevo che fosse almeno mezzogiorno!!! Renato torna con Anita nella culletta, avvolta nella copertina che ho fatto per lei durante le mie notti insonni. Inutile dire che già sono innamorata persa

La storia di Chiara e Didier

martedì, 27 luglio 2010

La mattina del 7 agosto 2003 mi svegliai sentendomi in qualche modo diversa… Non saprei spiegare la sensazione che ebbi al risveglio ma sapevo che quel giorno sarebbe stato importante per me e per il mio bambino… Mi alzai e preparai la colazione per me e per il papà del mio cucciolo (allora ero sposata) come ogni mattina alle 6 per poter passare insieme qualche attimo prima che lui andasse al lavoro. Io sarei tornata a letto a riposarmi un pochino quel mattino perché sentivo che avevo bisogno di mettere da parte ogni briciola di energia che mi potevo permettere di rubare alla giornata… Avvertivo le contrazioni regolari già dalla mattina, lente e non dolorose ma tutto mi faceva ben sperare…da lì a poche ore avrei conosciuto il mio bambino anche se il termine sarebbe stato dopo 2 settimane abbondanti… Sola a casa fino a sera non avevo molto da fare e passai la giornata tra le solite faccende e un caldo allucinante… Nel pomeriggio come da qualche settimana a quella parte ero solita fare un bel bagno tiepido per sfuggire alla calura di quell’estate in cui le temperature raggiunsero quasi i 40 gradi anche qui in Valle d’Aosta… Passai parte del pomeriggio nella mia vasca a godermi l’acqua tiepida che attenuava il fastidio delle contrazioni e il caldo torrido.

Quando il papà rientrò verso l’ora di cena quella sera gli dissi che forse era meglio se fossimo andati all’ospedale a farci rassicurare perché io avvertivo le contrazioni sempre non dolorose ma ogni 10 minuti e non capivo se effettivamente eravamo in ballo o no… e poi avevo avuto strane sensazioni, brutti capogiri tutto il giorno e oltre a pensare che il motivo fosse il troppo caldo di quei giorni avevo paura che la pressione salisse troppo: l’avevo misurata ed era piuttosto alta…

I 25 chili presi in gravidanza le mani e i piedi ormai gonfi come palloni e la pressione alta oltre alle ultime analisi delle urine che evidenziavano presenza di albumina mi spaventavano non poco e così decidemmo di fare una visita per tranquillizzarci sul fatto che il piccolo stava bene e che le contrazioni erano solo preparatorie… Arrivati in ospedale fui visitata e mi trovarono dilatata di 1 cm quindi nulla di che, ci potevano volere ore ore ed ore essendo il mio primo parto ma la mia pressione effettivamente troppo alta indusse il medico a ricoverarmi per potermi tenere sotto controllo nel caso il travaglio avesse accelerato quella notte…

Mi assegnarono una camera e mi dettero una pastiglia x abbassare la pressione. Mi sistemai e cenai con un poco di minestrina e nient’altro perché essendo probabilmente ad inizio travaglio in ospedale NON TI DANNO da mangiare…così ovviamente non hai energia x affrontare il tutto…ma io allora non sapevo niente e mi feci andar bene quel brodino senza fiatare. Il papà rimase con noi fino alle 21.30 poi l’ostetrica mi visitò nuovamente e mi attaccò il tracciato e mi disse che tutto si era fermato e che non secondo lei non se ne parlava di farlo nascere quella notte… Mi chiede se voglio fare l’epidurale e io le dico CHE UN AGO NELLA SCHIENA PROPRIO NON LO VOGLIO X NESSUN MOTIVO e dunque mi saluta dicendomi che ci saremmo riviste il mattino dopo per controllare la pressione e la dilatazione e augurandomi la buonanotte mi saluta e manda a casa il papà… Mi metto a letto affamata come una belva ma cerco ugualmente di riposare un pochino convinta che le contrazioni che ricominciavo a sentire lievi e flebili sarebbero mutate presto…

Ore 24.00 mi aggiro x l’ospedale camminando e piegandomi in due ad ogni contrazione… ora sono fortine e non sono rimasta in camera più per rispetto che x altri motivi: nel letto accanto al mio c’è una donna che ha subito un cesareo d’urgenza per una brutta emorragia dopo essersi fatta tutto il travaglio e le sue urla di dolore sono finite solo da qualche ora quando il sedativo le ha fatto effetto, non mi va di svegliarla con i miei vocalizzi… Naturalmente non va bene nemmeno svegliare tutto il reparto ma io preferisco camminare almeno un po’, so che aiuta…!!! Incontro l’ostetrica in corridoio che mi chiede come mai sono alzata e alla successiva contrazione se ne rende conto da sola del perché… Mi fa andare nella stanza dove ti mettono x attaccare il tracciato e mi fa sdraiare sul letto…NO NO NO NIENTE DA FARE IO A SDRAIARMI NON CE LA FACCIO SE VUOI SDRAIATI TU LE RINGHIO… Ok allora niente tracciato solo visita e non mi dice nemmeno se la dilatazione procede o no… (sarà che non mi sono voluta far mettere a letto x attaccare il tracciato…????) Mi chiede solo se voglio chiamare il padre e io le chiedo che ore sono e se è già il caso di farlo correre e lei mi risponde è mezzanotte e qualcosa magari aspettiamo ancora un po’…

Ok, e io ballo da sola…anzi no da sola no…nella stanzina dei tracciati hanno rinchiuso un’altra ragazza che sta travagliando solo che lei ogni contrazione vomita l’anima mentre io riesco solo a stare appoggiata con i gomiti al letto dell’ospedale che è bello alto… Le mie contrazioni sono SOLO di schiena e cavolo non credevo potessero far tanto male…

Sono spaventata, sola, non c’è mio marito, c’è questa poveretta che vomita lì vicino a me, sola pure lei che a un certo punto il mio istinto prende il sopravvento e le vado a reggere il cantino per farla sentire meno abbandonata… Torna l’ostetrica a vedere come stiamo non ho idea di quanto tempo sia passato… Mi dice che è meglio chiamare il papà perché stiamo andando avanti bene e io chiedo solo che ore sono… E’ l’una e mezza e io non so più nemmeno come si chiama il padre di mio figlio a quel punto lì… Vorrei solo che finisse tutto in fretta e non so più dove mettermi per non sentire la mia schiena che si spezza in due ogni contrazione… Sono sempre più vicine e io non riesco nemmeno a tirare il fiato tra una e l’altra… Non so come le indico il mio cellulare e le dico solo Erik… Sicura? Mi chiede lei e io rispondo NO NON LO SO Tempo nemmeno mezz’ora (ovvio i tempi mi sono stati riferiti da lui) arriva il papà e io so che c’è solo perché sento che mi massaggia la schiena e mi da un po’ di sollievo…

Siamo ancora nella stanzina del tracciato e si soffoca dal caldo… io ad ogni contrazione barcollo e quasi cado a terra lasciandomi andare giù sulle gambe… non so perché ma lo faccio… Ultima visita…ci siamo…si va in sala parto…sono le 4 del mattino. Delle due ore precedenti ricordo solo che io ero altrove, le contrazioni non davano più tregua non respiravo nemmeno più tra una e l’altra, il dolore aveva vinto, mi ero lasciata andare, mi ero arresa al dolore che facesse del mio corpo quello che doveva perché mio figlio venisse a conoscerci… Entro in ascensore con il papà e l’ostetrica e inizio ad urlare che DEVO SPINGERE CHE NON SONO IO CHE LO FACCIO MA QUALCUNO SPINGE E che cavolo poteva portarmi giù un attimo prima accidenti (penso) ora lo faccio in ascensore…!!!!!!!!!!!! Lei mi dice di non spingere e io le RUGGISCO IN FACCIA che NON POSSO NON SPINGERE e che non sono io che comando il mio corpo. Ed è proprio questa la sensazione…io non decidevo nulla in quei momenti, era il mio corpo a fare tutto lui e il mio bambino che si faceva strada…Arriviamo in sala parto e mi chiede se voglio provare a stare sul lettino… NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO, se non riuscivo a sedermi manco sulla carrozzella x scendere in ascensore che diamine io non mi sdraio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Ok allora accucciata, lui mi regge da sotto le braccia… Ogni spinta scendiamo… Mi fora il sacco che è ancora integro e un pochino d’acqua tinta di rosso scende…pensavo ce ne fosse tanta di più di acqua… E finalmente posso fare quello che DEVO fare: SPINGERE CON TUTTA LA FORZA CHE MI VIENE DA DENTRO… Mamma se sono potente adesso… Dio se brucia, ho paura da morire, paura di far del male a mio figlio, le dico che qualcosa non va che sento bruciare come se mi uscisse il fuoco invece che la sua testa e lei mi dice che sono brava e che sto andando benissimo che è normale, che è la testa e che ancora poco e lo abbraccerò… Un’altra spinta ed ecco che la testa esce e con lei un vero e proprio fiume rosso…ecco avevo ragione, di acqua ce n’era tanta di più solo che la testa del piccolo faceva da tappo!!!!!!!!!!!!!!!Una spinta ancora e sguscia fuori tutto il corpo in un attimo è piccolo piccolo il mio amore…

Sono le 5.03 dell’8 agosto 2003.

Mi fanno sdraiare (stavolta cedo, sono esausta e non sento più alcun dolore), piango piango e abbraccio mio figlio, lo guardo e piango e lui mi fissa estasiato senza piangere… Mi guarda e basta… La placenta nasce quasi subito, ma mi sono lacerata e mi devono suturare… Il mio amore è ancora sul mio petto mentre mi danno il primo punto ma dal dolore atroce rischio di farlo cadere a terra e così me lo prendono e lo portano via… Io impreco letteralmente come uno scaricatore di porto e il mio ex marito rimane lì cercando di calmarmi e di farmi star ferma mentre mi cuciono…

Mi rialzo appena finito di darmi i punti e spero di poter andare a prendere il mio bambino, ma mi fanno mettere a sedere sulla carrozzella e mi fanno aspettare 2 ORE INTERE lì davanti alla porta della sala parto SENZA MIO FIGLIO SENZA POTERLO ANDARE A PRENDERE perché il regolamento prevede che l’ostetrica che ti accompagna in sala parto debba x forza riportarti su in camera e visto che è arrivata nel frattempo una donna da fuori in travaglio, NOI DOBBIAMO ASPETTARE CHE LEI FINISCA E FACCIA NASCERE SUO FIGLIO PER POTER AVERE IL NOSTRO…

Alle 7.30 del mattino possiamo tornare in camera, io mi infilo a letto e trovo mia mamma in camera che mi aspetta, il mio ex marito è andato ad avvisare la sua famiglia, e io non so nemmeno dove tengono il mio cucciolo… Esausta e scoraggiata chiedo a mamma di andare a vedere se fosse già al nido e finalmente dopo 10 minuti vedo lei che torna orgogliosa con la cullina con dentro mio figlio che dorme esausto anche lui… Non ha fatto altro x i primi due giorni della sua vita, null’altro che dormire… A niente sono serviti i tentativi per svegliarlo e per farlo attaccare… Ogni volta che apriva un occhietto io gli offrivo il seno ma lui era talmente esausto che non riusciva né a rimanere sveglio né tantomeno a cucciare. Pesava appena 2 kg e 300 e le sue forze erano ridotte davvero al minimo… Dopo 48 ore senza che il piccolo accennasse a volersi attaccare mi accorsi che tremava come una foglia… In camera c’erano più di 30 gradi e non poteva essere perché aveva freddo e così andai al nido a cercare la pediatra x chiederle se c’era qualcosa che non andava e lei fece al mio piccolo Didier un prelievo di sangue dal tallone per controllare la glicemia e mi disse che stava andando in crisi ipoglicemica perché non si era ancora attaccato ed era debole così senza far tante storie preparò un piccolo biberon di latte in polvere e glielo diedero subito… Io chiesi perché il latte in polvere e non provare a dargli il mio o a farmelo tirare ma la risposta fu che io non avevo ancora avuto la montata e il mio latte non sarebbe stato sufficientemente nutriente… Mi rispedirono a casa il giorno dopo con la prescrizione del latte in polvere x dargli le aggiunte e con la raccomandazione di tirarmi il mio e darglielo con il biberon, visto che in quel modo lì riusciva a mangiare e dal seno no… Io provai e riprovai ad attaccarlo con i paracapezzoli, senza, quando aveva più fame quando ne aveva meno… non c’era verso… Lui si arrabbiava piangeva e si girava dall’altra parte strillando come un diavolo finchè non cedevo e gli davo il biberon con il mio latte… Almeno quello visto che non voleva ciucciare, almeno cercavo di dargli il mio che di sicuro gli faceva meglio di quello in polvere… Ma putroppo x noi nessuno mi disse quante volte avrei dovuto tirarlo x non farlo andare via tanto in fretta e dopo appena 2 mesi il mio latte era praticamente finito… Didier è cresciuto ed è un bel bambino di 7 anni ormai, alto e bello robusto ma il pensiero che non ho fatto tutto quello che potevo x lui non mi lascia mai… È stato un incubo crescerlo vedendo che rifiutava il mio seno, ero terribilmente depressa x il fatto che non lo voleva… Oltre al fatto che ovviamente nel giro di due mesi ero senza latte e dovevo dargli quello artificiale e prima di trovarne uno che non gli faceva male, che non gli dava diarrea o stipsi, che lo faceva crescere, che non gli dava terribili coliche ecc… ne sono passate di notti insonni e giorni tragici con pianti disperati e orari rigidi da rispettare (mica puoi andare a richiesta con il LA… quello lo devi dare a orari e con le dosi prestabilite dalle tabelle…). E poi non basta x i bambini, non puoi dargli il LA quando hanno solo sete e così provi a dargli acqua o tisane… E chiaramente a 5-6 mesi li svezzi dalla disperazione sperando che la cosa migliori un po’ almeno a livello di fame e di problemi intestinali… E così Didier a 5 mesi mangiava la frutta e a 6/7 pappine e minestrine… Ripeto, è cresciuto bene ma con tantissimi enormi problemi alimentari compresa una sospetta intolleranza al lattosio dato che x 6 mesi ha avuto diarrea cronica e visto che non era quello il problema ci dissero che era sicuramente celiaco quindi niente glutine… Da più grandicello (intorno all’anno) abbiamo fatto le analisi x la celiachia ed erano x fortuna negative quindi i suoi problemi alimentari erano dovuti ad altri motivi…tipo che non è mai stato allattato… !!