Archivio per la categoria ‘Portare i bambini’

La nanna nel mei tai…

lunedì, 19 dicembre 2011

Sono le 11 di sera, in casa c’è silenzio, solo il ticchettìo dell’orologio e il suono delle mie mani sulla tastiera del pc… Vera dorme nel lettone col papi, Maia dorme nel mei tai. Ogni tanto, come stasera, Maia decide che non ha voglia più di latte, non vuole stare nel letto, si agita e forse è anche disturbata da altro ma non so bene cosa, quindi provo ad alzarmi con lei e a cullarla, ma niente… Sembra assopirsi ma poi si scoccia dei cambi di posizione, dei miei muscoli che si stancano del suo peso, e quindi l’unica è la fascia, anzi il mei tai. Messa lì dentro, in pochi secondi si lascia andare, inizia la sua cantilena ripetitiva e ritmica, e presto chiude gli occhi e si rilassa, a contatto col corpo della sua mamma, stretta stretta, con l’orecchio sul mio cuore… Non so chi delle due abbia iniziato a cantare questa cantilena per addormentarsi… sono stata io o ho imparato da lei? Lo fa da quando era piccolissima, si ninna da sola e a volte lo faccio anche io per aiutarla a incontrare il sonno che non arriva… E anche per cercare di calmarla quando tutto il resto non serve… Anche Vera, quando Maia piange e non riusciamo subito a calmarla, parte con la cantilena! Insomma, è adottata da tutta la famiglia ormai, è una di quelle cose che può aiutare a risolvere le situazioni critiche… Ma a poco serve se non è abbinata al mei tai, o comunque alla fascia…

Dormire nel mei tai le piace molto, sia davanti che sulla schiena, e anche a me piace averla addosso che se la ronfa… Posso sentire il profumo della sua testolina, il suo respiro che cambia a seconda della fase del sonno in cui si trova, cullarla semplicemente col movimento del mio corpo, allattarla senza spostarla e senza farla scendere, e stare anche con la mia primogenita a giocare o a fare le bolle, quando siamo fuori… O se no cucinare, pulire o fare qualsiasi altra cosa che richieda il momento! Unico “neo”: non ci si riposa molto, specie quando il peso del cucciolo aumenta, ma i benefici superano alla grande questo piccolo inconveniente!

Buone nanne portate a tutti! ^_^

Nuovo concorso sul portare in vacanza!

giovedì, 14 luglio 2011
Partecipa al concorso Portare i bambini in vacanza - edizione 2011

Anche quest’anno parte il concorso del blog EquAzioni, sul portare in vacanza… Ecco qualche dettaglio, ma per sapere tutto tutto andate qui: http://www.equazioni.org/index.php/2011/07/12/concorso-portare-i-bambini-in-vacanza-2/
Cosa fare: inviate fino ad un massimo di 3 foto che ritraggono bambini portati in vacanza, con qualsiasi supporto: fascia lunga, corta, mei tai…
Quando: da subito, e fino al 25 settembre
Cosa si vince: dei premi carinissimi per i 3 vincitori, e anche utili, come dei simpaticissimi leggings per i vostri cuccioli!
Andate sul sito di equAzioni e leggete bene tutto il regolamento, e poi non vi resta che… scatenarvi con fasce e macchine fotografiche! ;-)

Concorso “Portare i bambini… in inverno!”

martedì, 11 gennaio 2011

Cari amici,dopo il successo del concorso di questa estate, ecco una seconda edizione del concorso indetto dal blog EquAzioni: portare i bambini in inverno! Ecco il link: http://www.equazioni.org/index.php/2011/01/10/contest-portare-i-bambini-in-inverno/

Come quest’estate, il concorso si divide in due parti. Si possono inviare alcune foto di bambini portati in fascia (qualsiasi tipo di fascia!), ma rigorosamente “in inverno”, indicando il nome del genitore,  l’età del bambino e il luogo di vacanza, oppure inviare un racconto su cosa significa portare in inverno. E’ davvero scomodo o ci si scalda meglio, in due sotto il giaccone? Si può fare a meno di impacchettare i piccoli in carrozzine e passeggini, evitando di farli sembrare piccole mummie? ;-)

Diffondendo la pratica del portare anche in inverno, in qualsiasi luogo e situazione, si può aiutare qualche altro genitore a fare questa scelta o a capire che i problemi che ha incontrato possono essere risolvibili!

Per conoscere i premi e tutti i dettagli, correte sul blog EquAzioni e… scattate, scattate, scattate! Ah, sono valide anche foto degli anni scorsi! :-)

In bocca al lupo!

Concorso sul portare i bambini in vacanza!!!

martedì, 20 luglio 2010

Cari amici, vi voglio segnalare questo concorso organizzato dal blog EquAzioni: http://www.equazioni.org/index.php/2010/07/19/contest-portare-i-bambini-in-vacanza/

In sostanza, il concorso si divide in due parti. Si possono inviare alcune foto di bambini portati in fascia (qualsiasi tipo di fascia!), ma rigorosamente “in vacanza”, indicando il nome del genitore,  l’età del bambino e il luogo di vacanza, oppure inviare un diario di viaggio, cioè un racconto o un breve articolo su come avete passato le vacanze. Come ci si trova in vacanza senza il passeggino e solo con la fascia? E’ comodo o scomodo? Vi siete pentiti di essere partiti leggeri? Avete portato comunque il passeggino e ne avreste volentieri fatto a meno?

Diffondendo la pratica del portare anche in vacanza, in qualsiasi luogo e situazione, si può aiutare qualche altro genitore a fare questa scelta o a capire che i problemi che ha incontrato possono essere risolvibili!

Che dire, questa iniziativa mi sembra davvero molto carina e divertente, e oltre a rendere le fasce un po’ più diffuse, può aiutare davvero a trovare soluzioni originali per tutte le esigenze! Ah, quasi dimenticavo, ci sono anche dei premi in palio per i vincitori! In bocca al lupo e… diffondete!!!

Rispondiamo ai commenti della gente…

martedì, 1 giugno 2010

Si sa, quando si fanno scelte “fuori dal coro” ci si deve aspettare commenti indesiderati e osservazioni non richieste, oltre che dai parenti, anche dal pediatra, dagli amici… e dai passanti! Oltre ad occhiatacce se si sta, per esempio, allattando un bambino di più di 1 anno, spesso le persone non si fermano lì, e continuano anche a parole… Allora perché non avere un po’ di risposte pronte da usare quando se ne presenta l’occasione? Io spesso rimango sprovvista di frasi ad effetto, ma magari pensandole e scrivendole qui le memorizzo ;-) Proviamoci!

Sul parto in casa… La prima cosa che ci sentiamo dire, dopo che l’interlocutore si è accertato che non si è trattato di un parto precipitoso, ma proprio di una scelta, è sicuramente “Che coraggio!“, e quindi io ribatterei subito con un “Secondo me di coraggio ne deve avere molto di più chi va a partorire in ospedale, te ne fanno di tutti i colori!!!”. Poi di solito si passa a chiedere se c’erano le ostetriche… Si può rispondere “Sì ma in verità non sono state molto utili… ho fatto tutto da sola!”. Non ho mai provato… ma deve essere divertente l’espressione che vedete dipingere sul volto del malcapitato!

Sull’allattamento prolungato… Qui ce ne sarebbero da dire di tutti i colori, ma il commento più gettonato è “Ma come, allatta ancora?“. Ci sono più opzioni: se si vuole andare sullo scientifico, si può dire “Certo, infatti anche l’OMS raccomanda di allattare ALMENO fino ai 2 anni di età. Come, non lo sapeva?”. Oppure si può andare sull’ironico “No, ha finito, credo che adesso vorrà un pezzo di pane!”. O altrimenti si può attaccare l’avversario cercando di indebolirlo facendolo sentire un inetto, elencando tutti i benefici dell’allattamento prolungato, per mamma e bambino. Altre volte si spingono oltre, e arrivano a chiedere “Ma quando smetterà?“. Un classico: “Quando ne avremo voglia tutti e due”, oppure se volete andare sul pesante (e avete un figlio maschio): “Quando sarà più interessato alle tette di qualcun’altra!”. Se no anche dire, semplicemente e col sorriso “E che ne so! Non ne abbiamo ancora discusso!”.

Sul dormire insieme… Qui di solito partono con l’elenco di tutti i rischi a cui si va incontro se si dorme insieme… Voi potete controbattere che “ricerche recenti” hanno invece smentito queste “dicerie popolari”, e hanno invece affermato che è l’opzione più sicura anche per combattere la SIDS, tranne che in presenza di genitori annebbiati dalla droga o dall’alcool. Il respiro del bambino e della mamma si sincronizzano così che il bambino è portato a “non dimenticare” di respirare, come a volte accade. Una volta superata la questione del pericolo, si passa ai vizi: “Ma così resterà nel lettone fino a 18 anni!“. Se siamo scocciati si può rispondere “Beh, se va bene a noi che problema c’è?”, oppure se siamo particolarmente gentili possiamo provare a spiegare che i bisogni soddisfatti non si ripresentano più, quindi dando vicinanza e calore fisico al bambino piccolo, nutrimento di cui lui ha un effettivo bisogno, una volta che sarà soddisfatto, avrà tutte le risorse per affrontare la cameretta singola e tutto il resto… Come quando abbiamo voglia di un gelato: la voglia ci rimane quando non possiamo mangiarlo o quando ne facciamo una scorpacciata? Un’altra variante, a metà tra lo scocciato e il disponibile, è questa: “In fondo noi adulti dormiamo quasi sempre con qualcun altro, perché è piacevole, quindi perché dovremmo pretendere da un neonato o da un bambino piccolo che dorma da solo?”.

Sul portare…Ma non soffoca là dentro?“, “Ma respira?“, “Ma sta comodo?” sono tutte domande che mi sono sentita rivolgere le prime volte che uscivo con Vera nella fascia… Non ero ancora preparata a ciò, ma dal profondo di me è venuto fuori un “Ma secondo lei dormirebbe così beata se stesse scomoda?”. Poi, col crescere del cucciolo, ci sentiamo dire “Ma non pesa troppo?“, allora possiamo controbattere con un ironico “No, ha il peso giusto per la sua età”, oppure con un sincero “Guardi, a me dà molto più fastidio portarmi sempre appresso quell’aggeggio, il passeggino… ci sono un sacco di barriere architettoniche!”. Invece ultimamente, prendendo in braccio Vera nei negozi, mi sono sentita dire (veramente erano rivolti alla piccola, ma per fortuna lei ancora se ne frega): “Ma non sei grande per stare in braccio?“. Non ho avuto la risposta pronta, anzi ho preferito far finta di nulla, ma la prossima volta credo che risponderò: “No no, la mamma riesce ancora benissimo a tenerla, e poi è un piacere anche per me!” con tanto di sorriso smagliante.

Sulla socializzazione… “Ma non va al nido?” Sembra che se un bambino non va al nido, oppure (rabbrividiamo al solo pensiero!) alla scuola materna, ci sarà una catastrofe nel suo sviluppo… Non parlerà, non camminerà, non SOCIALIZZERA’… e quindi diventerà un serial killer o un deviato… Non mi è ancora capitato di dover approfondire, per ora (ma Vera ha solo 2 anni!) è bastato un “No, sta con me”, ma alla prossima occasione potrei esagerare con un “Il nido è solo un posto dove si possono lasciare i bambini per fare in modo che le mamme lavorino… Lo hanno evoluto fino a farlo diventare un posto accettabile, ma credo che per un bambino la vera socializzazione si possa avere solo nel mondo reale, non chiusi tutto il giorno in una scuola…”. Sorriso e… arrivederci!

La nostra esperienza con le fasce…

lunedì, 1 febbraio 2010

In commercio esistono tanti e tanti tipi di fascia, che all’inizio, quando si decide di prenderne una, spesso non si sa dove girarsi… Io ne ho provate un po’, quindi mi piacerebbe provare a descrivervi come le ho usate, sperando di esservi utile… Allora… la prima fascia che ho comprato, mentre ero ancora in gravidanza, era una fascia lunga elastica di maglina… Insomma una di quelle per cui si fanno gli incroci e che spesso spaventano le mamme alle prime armi… sembra difficile usarla, ma io avevo fatto qualche prova col pancione e l’ausilio di un pupazzo, giusto per imparare gli incroci e le diverse posizioni, e non mi era sembrato così difficile. Prima che nascesse mia figlia, mi ero accontentata di provare e memorizzare le due posizioni che avrei potuto usare da subito, cioè mettendola a culla o nella posizione dritta, pancia contro pancia. Quano è nata mia figlia, ho provato prima (dopo qualche giorno) la posizione a culla, la bimba ci stava e io provavo la nuova sensazione di averla ancora addosso, ma fuori dalla pancia! Giravo per casa guardandomi negli specchi e facendomi delle foto… e iniziavo a prendere confidenza col nuovo mezzo… Poi abbiamo anche provato ad uscire, dopo un po’ di giorni, e naturalmente anche il papà la portava con piacere! La fascia lunga elastica era molto comoda, sia per me che per la bimba, eravamo strette l’una contro l’altra e spesso dormiva tutto il tempo. Poi dopo qualche settimana ha iniziato a non gradire più quella posizione, così abbiamo provato anche la posizione eretta, pancia contro pancia… Dopo un periodo di assestamento (in cui abbiamo provato anche il marsupio, in cui Vera stava ma che era scomodissimo per me!), la piccola ha apprezzato molto questa posizione, in cui rimaneva tutta rannicchiata contro il mio corpo, ma in posizione verticale. Quando è cresciuta un po’, siamo passate alla posizione successiva, cioè con le gambine che rimanevano fuori… Con la fascia lunga, se si addormentava, riuscivo anche a tenerle abbastanza su la testa, coprendola con uno dei lembi della fascia, e ci stava anche ore! Ogni tanto mi stupiva che si dimenticasse anche della poppata!

Poi è arrivata l’estate, è arrivata in ritardo ma poi si è fatta sentire! Così non me la sentivo più di usare quella fascia di maglina, perché ogni volta che la indossavo sia io che lei morivamo dal caldo… quindi ho comprato un po’ di stoffa (tipo jeans ma più leggera) e ho fatto una fascia che mi aveva anche consigliato una cara amica ostetrica: praticamente venivano due pezzi distinti, due anelli da incrociare sul petto (per intenderci, come due fasce di miss Italia messe incrociate), e la bimba veniva messa nell’incrocio. Con quella fascia abbiamo superato l’estate, ma se ritornassi indietro ne comprerei una lunga ma più leggera, non elastica. Infatti ho speso comunque un sacco di soldi tra stoffa e orli vari! Con la fascia fai-da-te potevamo mettere Vera sia fronte strada che fronte mamma, come nella fascia lunga, ma a 3 mesi spesso già preferiva guardare il mondo coi suoi grandi occhioni, e stare quindi fronte strada… tranne quando aveva sonno: in quelle occasioni si addormentava molto meglio se stava contro il mio petto. Ogni tanto la mettevamo anche sulla schiena, ma solo quando eravamo insieme io e il papà perché da sola non riuscivo. E lei gradiva molto!

In autunno (Vera aveva circa 5-6 mesi), sono ritornata ad usare la fascia lunga elastica, ma si poneva un altro problema. La bimba iniziava ad essere grandina, e non riuscivo più a fare tutte le cose che facevo prima con lei nella fascia davanti… così ho iniziato ad avere l’esigenza di portarla sulla schiena, potendola mettere anche quando ero da sola. Ho provato diverse volte con la fascia che avevo, ma essendo elastica non mi sentivo mai abbastanza sicura, mi sembrava che potesse cadere, e poi se tirava fuori le manine la sentivo proprio pericolante! Quindi mi sono decisa a fare un altro acquisto: ho preso un mei tai, un supporto che assomiglia di più ad un marsupio, e che potrebbe essere descritto come un quadrato di stoffa ai cui vertici sono attaccate delle strisce di stoffa, che si usano per fissare la posizione. Si può portare sia davanti che dietro, e si riesce abbastanza agevolmente a mettere il bambino dietro anche da sole. Avevo provato se poteva fare per me, facendo qualche tentativo col mei tai di un’amica, e mi ero trovata bene. Quindi avevamo affrontato tutto l’autunno e l’inverno col mei tai, usandolo sia davanti che dietro. Era anche comodo perché anche con la fascia elastica ormai non riuscivo più molto a portare Vera, che pesava troppo e la stoffa cedeva molto. Col mei tai mi sentivo molto sicura! Ricordo ancora la strana sensazione di portare la bimba sulla schiena… All’inizio lo avevo fatto solo in casa, poi quando mi ero sentita sicura eravamo uscite… ma la cosa più strana che ricordo erano gli sguardi straniti delle persone che incontravo! Ma anche a quello si fa l’abitudine ;-)

L’ultima “fase” che abbiamo passato è stata quella della fascia ad anelli, che si usa portando solo su una spalla. C’è chi la usa fin dall’inizio, come c’è chi usa dall’inizio solo la fascia lunga o solo il mei tai… ma io l’ho trovata utile soprattutto da quando Vera ha iniziato a camminare da sola, ad un anno… La mettevo ancora nel mei tai (come alcune volte anche adesso), ma era scomodo farla salire e scendere ogni volta che voleva… e finivo per tenerla in braccio… Allora mi sono procurata una fascia ad anelli, che trovo molto pratica per il sali-scendi, e ora è la “nostra” fascia, quella che deve essere pronta ogni volta che usciamo! Adesso Vera cammina molto da sola, le piace molto, ma a volte è stanca o per comodità mia preferisco tenerla su, quindi uso la fascia e non mi stanco le braccia. Unico neo: portando per molto tempo di seguito con la fascia ad anelli si rischia di stancarsi parecchio! E bisognerebbe alternare le spalle, per non incorrere in mal di schiena… Nonostante ciò, adesso non potrei farne a meno.

Ah, dimenticavo: quando usavo la prima fascia non conoscevo nessuno che potesse mostrarmi come allattare nella fascia, quindi per allattare facevo sempre uscire Vera e se mai la rimettevo dentro… solo dopo ho saputo che era possibile e molto comodo! Ho allattato quindi solo nel mei tai e con la fascia ad anelli, ma voglio dirvi che con tutte le fasce è possibile allattare, e anche con qualche marsupio!

Questa è la mia esperienza con le fasce, ma come dicevo prima c’è che si trova benissimo con lo stesso supporto per tutte le fasi di crescita del bambino… Anche se ognuna dovrà trovare la sua fascia preferita, spero di avervi dato qualche spunto per capirne qualcosa di più!

Ultimissima osservazione: troverete sempre qualcuno che vi dirà che se il bambino sta troppo in braccio o nella fascia poi non camminerà mai… e anche dopo rimarrà pigro… Beh non è assolutamente vero! I bambini “portati” si sviluppano fisicamente prima degli altri, a livello motorio, per via delle sollecitazioni che ricevono quando vengono portati, e spesso stanno seduti e camminano prima degli altri, perché i loro muscoli sono già forti… niente a paragone dei bambini che stanno sempre immobili nei passeggini! Certo ogni bambino è a sé, ma sappiate che queste sono solo dicerie della gente che segue il pensiero della massa… Vera stava seduta da sola a 5 mesi e mezzo, ha camminato con la manine a 9 mesi, e da sola a 12 e mezzo… e ora si fa grandi passeggiate a passo spedito, e quando è stanca c’è sempre la fascia ad accoglierla nel calore dell’abbraccio della sua mamma!

“Bambini radiosi: cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli”

sabato, 12 dicembre 2009

Vi riporto un articolo di Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent, perché riassume un po’ tutto ciò in cui credo, e non ha bisogno di commenti (miei, i vostri sono sempre ben accetti!).

Il bambino non è poi così diverso dall’adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all’adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale…sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell’adulto. Quelle che consideriamo invece proprie dell’età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno…) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.

Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.

Il malessere di noi adulti

E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.

Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all’allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?

Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev’essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre – volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po’ – quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box “per la nostra sicurezza” e magari anche messi a dormire in un’altra stanza. Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all’inadeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall’ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.

Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire “basta” e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè “funziona così per tutti” ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.

I bisogni fondamentali dell’essere umano

Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall’essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.

Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.

Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.

La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.

Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più! Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici…radiosi.

Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C’è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c’è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.

Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali “amici dei bambini” o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.

È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l’odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l’arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti “indispensabili per il neonato” quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino. Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli – farne a meno compromette l’abilità psico-motoria e l’apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente (“indossare” il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell’adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.

Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l’altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c’è motivo di essere “gelosi” di un nuovo fratellino.

Un semplice pezzo di stoffa?

Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o “semplicemente” per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell’ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i “capricci”, le “fasi” dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l’atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.

Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il “capriccio” si risolve rapidamente – ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente. Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi – è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.

Non solo i genitori

Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore. Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte “anticonformiste” sulla cura dei figli. Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti. Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima. In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all’incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L’adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.

www.progettovita.info/articoli/bambiniradiosi.rtf

Mamme canguro con pelliccia

venerdì, 6 novembre 2009

Visto che ultimamente le temperature sono scese un po’, ho pensato di dedicare questo post al portare nella stagione invernale… La fascia si usa tutto l’anno, naturalmente, ma in inverno c’è qualche complicazione in più. D’estate è più facile, perché la fascia si mette sopra una maglietta e non ci sono problemi, il bambino al massimo suda un po’ (e anche la mamma) ma non succede nulla di grave. Se si ha troppo caldo con la fascia lunga elastica (a me è successo così), consiglio di dotarsi di una fascia corta, di cotone leggero, o di due fasce da mettere incrociate, e da usare come si userebbe l’incrocio fatto con la fascia lunga. Se si ha un mei tai, il problema non si pone perché la stoffa addosso al portatore non è molta. Inoltre, d’estate non è un problema nemmeno allattare avendo addosso la fascia, basta mettersi una maglietta con lo scollo abbastanza morbido e un reggiseno morbido, tipo brassière, da poter tirare giù la stoffa fin sotto il seno, e il gioco è fatto.

Ma torniamo all’inverno… Devo mettere la fascia sotto la giacca o sopra? Come vesto il bambino? E quando entro in un negozio come faccio? Queste sono alcune delle domande che ci si può fare… e io cercherò di rispondere prendendo spunto dalla mia esperienza e da quella di altre mamme canguro che conosco!

Vediamo un po’… Se il bambino sta davanti, ed è ancora abbastanza piccolo, secondo me la cosa migliore è metterlo nella fascia come sta vestito in casa, e coprirlo con la giacca che ci mettiamo noi, magari quella che usavamo col pancione, o la giacca del nostro compagno se è un po’ più larga. Così, se entriamo in un negozio non dobbiamo fare altro che sbottonare la giacca e il bambino non avrà caldo. Se è più grande e non sta più nella giacca, ma sta sempre davanti, io consiglierei di metterci noi una giacca che lasceremo aperta sul davanti (noi non avremo freddo se ci copriamo con una sciarpa calda, perché abbiamo il bambino che ci copre davanti), e il bambino può essere coperto con una specie di poncho di pile o che sia comunque caldo, magari con un cappuccio, un laccetto per legarlo sotto il mento e poi che possa coprirgli anche i piedini che spuntano dalla fascia. Così, se entrate in un luogo in cui fa caldo, potete semplicemente togliergli il poncho e non avrà caldo. Questo si può far cucire su misura (o adattare una semplice copertina di pile) o trovare già fatto: guardate qui: http://mamdesign.net/carrying/clothes/mamcover.html

Se no si può provare a fare una specie di mantella per mamma e bebè con un grande quadrato di pile, facendo due buchi per la testa della mamma e del piccolo… se si sa cucire o se si ha qualche amica che lo può fare per noi, non dovrebbe essere troppo difficile. Però credo che quando fa molto freddo non sia sufficiente… al massimo può andare bene quando le temperature non scendono troppo.

Se il bambino sta sulla schiena, o se sa camminare e quindi sale e scende, o se pensate di fare una lunga passeggiata senza entrare in luoghi troppo caldi, potete semplicemente mettere la giacca al bambino, mettervi anche voi la giacca, e metterlo sulla schiena così vestiti. Così se vuole scendere è vestito abbastanza, e non rischia di prendere freddo. Io l’anno scorso ho iniziato ad usare il mei tai in inverno e ho sempre vestito me e la bimba separatamente, perché non conoscevo molte alternative e non potevo permettermi una giacca per portare. Quando entravo in un negozio con la bimba sulla schiena, semplicemente cercavo di non starci molto, e lei mi aiutava in questo perché se stavo ferma e non camminavo non aveva molta pazienza! Se invece voi potete spendere un po’ e volete essere comode, potete sempre prendere una giacca fatta apposta per chi usa la fascia: si possono usare per portare sia davanti che dietro. Date un’occhiata qui:

http://mamdesign.net/carrying/clothes/twoway.html

http://mamdesign.net/carrying/clothes/mamponcho.html

http://www.jacquelinejimmink.com/bambigioi/italiaans/html/portareinverno.html

http://www.babycanguro.com/tutine_in_pile_per_bambini.html

http://www.babycanguro.com/mamabutterfly_pile.html

Usando una giacca per portare, che sono molto comode da infilare e sfilare, non ci sono molte difficoltà, anche se credo che quando il bambino è grande e vuole salire e scendere non sia più molto utile, anzi forse può diventare un impiccio, perché per farlo scendere dobbiamo spogliarci anche noi!

Questi sono solo degli spunti che mi sono venuti in mente, poi ogni esperienza è a sé, quindi se avete altre idee o suggerimenti non esitate a raccontarceli, è sempre utile imparare qualche altro modo di portare in mezzo a giacche e giacconi!

La fascia è meglio del marsupio!

giovedì, 8 ottobre 2009

Non se ne vedono ancora molte in giro, purtroppo, ma spero davvero che nei prossimi anni ci sia il boom… Adesso le fasce si iniziano a vedere anche nei negozi che trattano articoli per neonati, quelli delle grandi catene intendo dire, e anche se la scelta è spesso molto limitata, diciamo che può essere un inizio… Io possiedo tre tipi diversi di fasce, e ho provato anche ad usare un marsupio quando mia figlia era piccola, e posso assicurarvi che il marsupio non può assolutamente reggere il confronto con qualsiasi fascia.

In questo primo articolo della categoria “Portare” voglio fare una specie di riassunto, che poi proverò a sviluppare meglio nei prossimi post… e la sintesi più stretta può essere questa: la fascia (che sia ad anelli, fascia lunga, mei tai e chi più ne ha più ne metta…) è molto più comoda del marsupio, sia per il bambino che per chi lo porta!

Per il bambino, c’è il vantaggio di essere veramente a contatto con la mamma o col papà, è come essere una cosa sola, ancora un po’ come se fosse nella pancia… e quindi si sente protetto e al sicuro, immerso nell’odore familiare del corpo del proprio genitore… mentre nel marsupio si trova “appeso” al corpo di chi lo porta, sensazione davvero diversa secondo me. Inoltre, il peso del bambino viene distribuito sulla fascia in modo da evitare che ci sia lo scaricamento del peso sulle parti intime del bambino, cosa molto pericolosa soprattutto per i maschietti. Infatti la fascia sostiene tutto il bambino, anche le braccia, le gambe, ogni sua parte viene “massaggiata” e sostenuta dalla fascia che è legata stretta intorno al corpo della mamma; al contrario nel marsupio la parte del bambino su cui appoggia tutto il corpo è la parte genitale, con tutti gli svantaggi immaginabili.

Per chi porta, voglio sottolineare l’aspetto forse apparentemente meno importante: il marsupio è proprio scomodo! Io l’ho provato quando mia figlia era piccola, di circa 1-2 mesi, quindi non arrivava a 6 chili… ma riuscivo a portarla veramente per poco tempo prima di sentire le spalle indolenzite, irrigidite e doloranti… per fortuna che il marsupio che avevo comprato (e che avevo pagato molto caro!) era il modello più nuovo, comodo e funzionale! Questo aspetto mi sembra fondamentale, perché se una mamma è particolarmente volenterosa di portare il proprio figlio a contatto nonostante la fatica, quando non ce la farà più, nessuno potrà biasimarla! Se conosce solo il marsupio, la sua esperienza di “portatrice” finirà nel giro di pochi mesi, mentre è importante dire che i bambini possono (e lo gradiscono molto!) essere portati anche fino ai 3 anni. Per come sono progettati, i marsupi possono sopportare (questo è il verbo giusto per i marsupi!) un certo peso dei bambini, ma secondo me tutti i genitori si stancano prima, e infatti è molto raro vedere un bambino di 6-7 mesi ancora nel marsupio… quando sarebbe ancora all’inizio della sua esperienza se i suoi genitori possedessero una fascia! È anche per questo che i marsupi non prevedono di poter portare i bimbi sulla schiena, o su un lato, ma al massimo davanti fronte strada. La massima versatilità delle fasce la dice lunga, e a seconda dello stadio di sviluppo e dell’età del bambino, ci sono più posizioni possibili e facilmente applicabili. La cosa che può spaventare è che sembra difficile usare una fascia, proprio per il motivo che si deve partire da zero, non è molto “strutturata”… ma anche questo è un vantaggio a mio parere! Il genitore deve mettersi in gioco, credere di potercela fare, e dopo che si prova per qualche volta si impara subito a legarla bene, senza più bisogno delle istruzioni e riuscendo anche a fare delle acrobazie che prima sarebbero sembrate solo numeri da circo! Credo che ci guadagni ogni genitore, sentendosi adeguato a rispondere ai bisogni del proprio piccolo, anche se all’inizio non sembrava così scontato!

Il marsupio si usa principalmente per uscire, proprio perché è così scomodo credo… ma la fascia si può usare anche in casa, per fare 1000 cose, come le pulizie, stirare, lavare i piatti, mangiare, lavorare al pc, e per qualsiasi altra cosa!

Ultimo lato positivo: per la mamma è davvero come avere ancora il piccolo nella pancia, e secondo me questo può guarire molte ferite, dovute alla sensazione di inadeguatezza che ogni mamma può provare all’inizio, o in caso di tristezza nel dopo parto… sentire il corpicino di tuo figlio che solo al contatto col tuo si calma, o si addormenta, e sapere che tu sei libera di fare ciò che vuoi con lui addosso, credo che sia un’ottima medicina per qualsiasi mamma!