Archivio per la categoria ‘Parto’

NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – II parte

sabato, 4 giugno 2011

A 32/33 settimane le donne con feto singolo in PRESENTAZIONE PODALICA possono discutere se utilizzare la MOXIBUSTIONE (tecnica della medicina tradizionale cinese), per la versione spontanea del feto (far girare il bambino con la testa in giù), la donna riceve informazioni supportate da materiale cartaceo per poter PIANIFICARE IL PARTO, RICONOSCERE IL TRAVAGLIO E AFFRONTARE IL DOLORE.

LA MOXIBUSTIONE E’ UNA GROSSA NOVITA’,CHE LE OSTETRICHE SPECIALMENTE SE LIBERE PROFESSIONISTE ESPERTE CONOSCONO E APPLICANO NELLA LORO PRATICA CLINICA, COSI’ COME CONOSCONO I PRINCIPI DELL’ANALGESIA NATURALE.

A 36 settimane si verifica la presentazione e se PODALICA si offre il RIVOLGIMENTO PER MANOVRE ESTERNE A 37 SETTIMANE, SI DANNO INFORMAZIONI SULL’ALLATTAMENTO, LE CURE AL NEONATO E GLI SCREENING, LA PROFILASSI CON LA VITAMINA K E LA CURA DI SE’ DOPO LA NASCITA.

IL RIVOLGIMENTO, OLTRE AD ESSERE UNA BUONA PRATICA CLINICA RISPETTOSA DELLA FISIOLOGIA, ABBASSA LA PERCENTUALE DEI TAGLI CESAREI FINO AL 10% COME OGGI AVVIENE PER ESEMPIO NELL’OSPEDALE DI PRATO (ospedale in cui si pratica anche il parto di prova podalico in casi selezionati secondo i protocolli ospedalieri).

A 40 settimane (termine della gravidanza) si informa sulla GESTIONE DELLA GRAVIDANZA FINO A 41 SETTIMANE ED OLTRE IL TERMINE.

SI INFORMA MA NON SI OBBLIGA. NON ESISTE UN’INDUZIONE CON RICOVERO FORZATO QUANDO SCATTA “L’ORA X” SECONDO IL PROTOCOLLO OSPEDALIERO, ESISTONO METODI DI INDUZIONE NATURALE, COME ANCHE LA MOXIBUSTIONE PER ESEMPIO (GIA’ CITATA PER LA VERSIONE DEL FETO PODALICO).

Tralasciamo il commento per quanto riguarda prevenzione di listeriosi, salmonellosi e toxoplasmosi, apprezziamo il capitolo dedicato all’alimentazione, dove vengono date notizie importanti sul consumo dell’acido folico, del ferro o della pericolosità di alti livelli di VITAMINA A come integrazione in gravidanza. SI RIPORTANO STUDI CHE ASSOCIANO IL CONSUMO DI ASPARTAME (dolcificante ipocalorico di sintesi) AD UN PIU’ ELEVATO RISCHIO DI PARTO PREMATURO. Sono pubblicati anche i numeri telefonici dei centri tossicologici dove rivolgersi in caso di assunzione di FARMACI in gravidanza, i servizi disponibili presenti nel nord e nel centro purtroppo si fermano a Roma, al sud non sono ancora presenti. Studi riportati associano malformazioni e malattia fetale da decompressione a immersioni subacquee. Trattamento di NAUSEA in gravidanza: sono illustrati anche METODI NON FARMACOLOGICI come l’assunzione di Zenzero (pianta originaria dell’Asia), la digitopressione e l’agopuntura. Sono riportate notizie su varici, vaginite, lombo sciatalgia, sindrome del tunnel carpale e peso corporeo.

RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA. Sono riportati studi che associano una minor incidenza di parto prematuro, avendo rapporti una o due volte la settimana e l’incidenza diminuisce ulteriormente se i rapporti sessuali salgono a 3 /4 alla settimana.

IL COMMENTO NON PUO’ CHE ESSERE POSITIVO! IN PASSATO (IN ALCUNI CASI ANCORA OGGI) SI RACCOMANDAVA, SPECIALMENTE ALLA DONNA CON MINACCIA DI PARTO PREMATURO, DI NON AVERE RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA”

Si parla anche del consumo di alcool, fumo, cannabis, viaggi aerei (sono illustrate le precauzioni da adottare). CI SONO NOTIZIE SU DEPRESSIONE, ANEMIA, IMMUNIZZAZIONE RH. E SCREENING DELLE MALATTIE INFETTIVE, NON CI SONO NOVITA’ PER QUANTO RIGUARDA IL TAMPONE VAGINALE PER DETERMINARE LA PRESENZA DI STREPTOCOCCO. PER QUANTO RIGUARDA IL TRATTAMENTO CON ANTIBIOTICI IN GRAVIDANZA, IN CASO DI TOXOPLASMOSI, SI RIPORTA CHE NON CI SONO EVIDENZE SCIENTIFICHE. LO SCREENING PER IL DIABETE PUO’ VENIRE PROPOSTO IN PRESENZA DI FATTORI DI RISCHIO E NON CONSIGLIATO IN MODO INDISCRIMINATO IN TUTTE LE GRAVIDANZE. VIENE INTRODOTTA L’URINOCULTURA NEL PRIMO TRIMESTRE (è stato visto che una batteriuria non trattata e non sintomatica può essere associata a pielonefrite, parto pretermine e basso peso neonatale alla nascita), DAL PUNTO DI VISTA MEDICO PER POTERLA TRATTARE CON ANTIBIOTICOTERAPIA, DAL PUNTO DI VISTA DELLA FISIOLOGIA OSTETRICA PUO’ DARE DELLE INDICAZIONI SULLA PREVENZIONE E IL RIPRISTINO DELLA FISIOLOGIA. LO SCREENING PER L’EPATITE B è opportuno NEL TERZO TRIMESTRE E PER L’EPATITE C SOLO IN CASO DI DONNE A RISCHIO.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE ”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE

 

GRAVIDANZA A TERMINE E PARTO.

IN PARTICOLARE PER QUANTO RIGUARDA IL BENESSERE FETALE, E’ OPPORTUNO DIAGNOSTICARE LA PRESENTAZIONE DEL BAMBINO A 36 SETTIMANE, IN CASO DI DUBBIO SI RICHIEDE CONFERMA ECOGRAFICA. NON E’ RACCOMANDATO IL CONTROLLO DEI MOVIMENTI ATTIVI FETALI. L’AUSCULTAZIONE DEL BATTITO FETALE CONFERMA CHE IL FETO E’ VIVO MA NON HA VALORE PREDITTIVO. NELLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA NON DEVE ESSERE PROPOSTO IL MONITORAGGIO CARDIOTOCOGRAFICO, CIOE’ LA REGISTRAZIONE DEL BATTITO FETALE E DELLE CONTRAZIONI UTERINE. NON CI SONO INDICAZIONI AD ESEGUIRE ECOGRAFIE DOPO LE 24 SETTIMANE. L’INDUZIONE DEL PARTO TRA LA 41 E LA 42 SETTIMANA DI GRAVIDANZA DEVE TENER CONTO DELLE PREFERENZE DELLA DONNA E RISPETTARE L’EVENTUALE SCELTA DI ASPETTARE, OFFRENDO UN TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO 2 VOLTE A SETTIMANA PIU’ LA MISURAZIONE DEL LIQUIDO AMNIOTICO.

ANCHE QUI LE INNOVAZIONI CI SONO, OGGI SI PRATICA MOLTO FREQUENTEMENTE UN MONITORAGGIO INTENSIVO CARDIOTOCOGRAFICO IN GRAVIDANZA, DURANTE IL TRAVAGLIO E DURANTE IL PARTO. IL CUORE DEL FETO E’ BERSAGLIATO DAGLI ECHI DEGLI APPARECCHI A VOLTE PER ORE ED ORE, MOLTO PIU’ CHE DURANTE UNA ECOGRAFIA IN GRAVIDANZA. NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE IN MERITO ALL’ESECUZIONE DEL TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO. NON E’ IL CUORE FETALE AD AVERE UN EFFETO POMPA DETERMINANTE, ESISTE UNA DIFFERENZA DI PRESSIONE TRA LETTO VASALE MATERNO E CIRCOLAZIONE FETALE E LO SCAMBIO E’REGOLATO DA UN SISTEMA DI POMPE PLACENTARI E MUSCOLARI. VIENE SPECIFICATO CHE L’AUSCULTAZIONE CI DICE SOLO CHE IL FETO E’ VIVO NEL MOMENTO IN CUI AUSCULTIAMO IL BATTITO. VIENE RIBADITA LA NON SCIENTIFICITA’ DELL’ESECUZIONE DI INNUMEREVOLI ECOGRAFIE IN GRAVIDANZA.

E’ UN PROFONDO CAMBIAMENTO VERSO LA VERITA’ DELLA NASCITA CONSAPEVOLE.

Commento a cura di Ostetrica Carla Joly e Doula Claudia Touscoz.

NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – I parte

domenica, 29 maggio 2011

LE NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA SONO STATE PUBBLICATE DAL MINISTERO DELLA SALUTE A DICEMBRE 2010 E SONO CONSULTABILI ON LINE SUL SITO DEL MINISTERO, HANNO VISTO LA LUCE IN UN MOMENTO MOLTO BUIO DELLA STORIA DELL’OSTETRICIA ITALIANA. SIAMO AL PRIMO POSTO IN EUROPA PER QUANTO RIGUARDA LA MEDICALIZZAZIONE DELLA NASCITA (parto indotto, episiotomie, analgesia peridurale). IL TASSO DI TAGLI CESAREI IN ALCUNE REGIONI OLTREPASSA IL 60 % CON UNA MEDIA NAZIONALE DEL 30-40% A FRONTE DELLA PERCENTUALE MASSIMA CONSIGLIATA DALL’ O.M.S. DEL 15%. Nella loro impostazione, si sente l’eco del piano nazionale “Changing Childbirth” varato negli anni ’90 in U.K. Questo documento, pubblicato nel 1993 e adottato come politica governativa nel 1994 in Inghilterra, era la più radicale revisione dei servizi materni dal 1948, ed è stato molto ben accolto dalle ostetriche inglesi in quanto, dopo indagini cognitive rivolte alle donne per sapere quale figura professionale preferivano in gravidanza, metteva in primo piano a garante della continuità dell’assistenza, la figura dell’ostetrica e la sua autonomia professionale.

In questa rivoluzione inglese furono individuati i principi della Midwifery, detti anche delle quattro C, che sono:

1- Women Centered assistance cioè un’assistenza in cui al centro viene posta la donna.

2- Choice cioè diritto di scelta, valore della scelta preventiva informata e non solo consenso informato a decisioni prestabilite.

3- Continuity cioè diritto alla continuità dell’assistenza da parte dello stesso operatore sanitario o di un piccolo team.

4- Control cioè potere decisionale alla donna (empowerment).

I servizi materni inglesi mettevano quindi al centro la donna, dovevano essere accessibili, utilizzare efficientemente le proprie risorse, essere effettivi e coinvolgere la donna nella pianificazione dei servizi stessi. Venivano inoltre individuati gruppi particolari di utenti quali le teenagers, madri disabili, tossicodipendenti, emarginate e minoranze etniche, con esame delle loro esigenze specifiche rispetto alla popolazione femminile complessiva. Vediamo in dettaglio cosa sono le novità di queste Linee Guida Italiane, che arrivano dopo 20 anni rispetto al piano sanitario inglese. L’introduzione affronta il tema dell’importanza della comunicazione e della continuità dell’assistenza, con un ruolo primario dell’ostetrica, per mettere al centro la donna facendo riferimento a studi ed evidenze consolidate e codificate in U.K. ormai dal 1994 con il Changing Childbirth.

Abbiamo evidenziato in caratteri maiuscoli le principali novità, il nostro commento critico è in corsivo e abbiamo suddiviso l’argomento in due paragrafi: Gravidanza e Gravidanza a termine/ Parto.

GRAVIDANZA.

Le novità sono molte, si evidenzia l’importanza dell’informazione e del coinvolgimento della donna e dei familiari nella relazione con i sanitari. LA CARTELLA CLINICA VIENE AFFIDATA ALLA DONNA che la trattiene con sé, portandola ai controlli successivi. Sono consigliati almeno QUATTRO INCONTRI con la donna in gravidanza, in cui è prevista la consegna di materiale informativo scritto ed un PRIMO INCONTRO di durata maggiore degli altri, in cui si DISCUTE con la donna un piano, riguardo alla tempistica e al contenuto degli incontri successivi. Test e accertamenti devono essere effettuati, se possibile, IN OCCASIONE DI QUESTI QUATTRO INCONTRI PER RIDURRE ALLA GESTANTE IL DISAGIO DI DOVERSI SPOSTARE PIU’ VOLTE.

Affidare la cartella clinica alla donna è importante in quanto così è la donna ad avere maggior controllo (una delle tre C dei principi della Midwifery ), la cartella è di sua proprietà, ha la possibilità di condividere con i famigliari tutte le informazioni in essa contenute, per poterne discutere con loro su quanto avviene negli incontri con i sanitari. Il materiale informativo è molto importante, in quanto la donna può così essere anche stimolata a approfondire le tematiche che le interessano e a richiedere ulteriori informazioni. Eseguire controlli con test e accertamenti in occasione degli incontri con il personale ostetrico riduce lo stress e dovrebbe contribuire a diminuire la spesa sanitaria in quanto implica una minore frammentazione dei servizi. La donna incontrerebbe comunque sempre personale qualificato ostetrico, per rispondere in queste occasioni a eventuali domande con la possibilità di approfondire la conoscenza reciproca.

“DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA (di noi che stiamo commentando le nuove linee guida ) LA DIFFICOLTA’ STA IN UN PROFONDO CAMBIAMENTO CULTURALE CHE DEVE AVVENIRE NELL’AMBITO DELLA NASCITA. IL SISTEMA SANITARIO IN ITALIA INOLTRE E’ COSTITUITO DA AZIENDE SANITARIE E LO SCOPO PRIMARIO DI UN’AZIENDA E’ IL PROFITTO. IL SISTEMA DI POTERE MEDICO MASCHILE INOLTRE DOVREBBE ACCETTARE DI RIDARE IL SUO POTERE E LA SUA CENTRALITA’ ALLA DONNA, MA QUESTA ACCETTAZIONE PUO’ VENIRE SOLO IN SEGUITO ALL’ AFFERMAZIONE DELLE DONNE DI ASSUMERSI RESPONSABILMENTE IL PROPRIO POTERE SIA COME DONNE CHE COME OSTETRICHE. NELL’OSTETRICIA ISTITUZIONALE ITALIANA INVECE TUTTO RUOTA ATTORNO ALLA FIGURA DEL MEDICO CHE E’ PROTAGONISTA E DECIDE. LA FIGURA DELL’OSTETRICA IN ITALIA E’ ANCORA DA VALORIZZARE, SAPPIAMO DA STUDI ED EVIDENZE CHE MAGGIORE E’ IL NUMERO DELLE OSTETRICHE E MAGGIORE E’LA POSSIBILITA’ DI UNA DONNA DI PARTORIRE SPONTANEAMENTE (più ostetriche, meno cesarei). OGGI IN ITALIA MOLTI UTENTI DEL SERVIZIO SANITARIO NON SANNO NEMMENO QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA UN MEDICO, UN’OSTETRICA O UNA DOULA, APPUNTO PERCHE’ LA GRAVIDANZA E’ ASSIMILABILE A UNA MALATTIA, DIVENTA INCONCEPIBILE UNA FIGURA CHE SI OCCUPA DI FISIOLOGIA E DI RIPRISTINARE LA SALUTE DELLA DONNA. LA GRAVIDANZA E IL PARTO NON SONO MALATTIE, MA L’ESPRESSIONE DEL MAGGIOR POTENZIALE FEMMINILE, RIGUARDANO LA COPPIA CHE CONCEPISCE E COME TALE L’UNICO FATTORE DI PATOLOGIA E’ RAPPRESENTATO – PER PERSONE SANE – DAL FATTO CHE LA NASCITA SIA DISTURBATA E CHE NON POSSA GODERE DEL RISPETTO E DELLA PRIVACY SUFFICIENTE. IN ITALIA C’E’ ANCHE DA SOMMARE AL PROBLEMA CULTURALE UNA GRAVE CRISI ECONOMICA CHE SPINGE LE DONNE A LAVORARE IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE IN GRAVIDANZA (SPESSO IN CONDIZIONI PRECARIE), COSA CHE INDUCE UN AUMENTO CONSIDEREVOLE DELLO STRESS CHE PUO’PORTARE COMPLICANZE DELLA GRAVIDANZA, DELLA NASCITA E DEL PUERPERIO. INOLTRE C’E’ UN DIVARIO ENORME TRA IL NORD, IL CENTRO E IL SUD DEL PAESE: MENTRE NEL CENTRO NORD POSSIAMO TROVARE PERCENTUALI OSPEDALIERE ANCHE DEL 10% DI TAGLI CESAREI (L’OMS CONSIGLIA UNA PERCENTUALE MASSIMA OTTIMALE DEL 15%), NEL SUD LA REGIONE CALABRIA E’ IN TESTA CON IL 67% DI TAGLI CESAREI, LA CAMPANIA SEGUE CON IL 60%”

Il PRIMO INCONTRO IN GRAVIDANZA deve avvenire idealmente entro la decima settimana quindi deve essere precoce, lo scopo è informativo sui servizi pertinenti presenti nel territorio di residenza. Importanti sono: la SCELTA INFORMATA (e non solo il consenso informato), l’informazione sui BENEFICI DI LEGGE che riguardano la maternità e la paternità, su STILI DI VITA adeguati e test di SCREENING SPECIFICI da eseguire, INFORMAZIONI SULLA DIAGNOSI PRENATALE (anche qui si parla di informare, non si fa una semplice prescrizione). SI PROPONE L’ECOGRAFIA QUALORA CI SIA UN DUBBIO SULL’EPOCA DI INSORGENZA DELLA GRAVIDANZA. L’ECOGRAFIA PER L’INDAGINE DI ANOMALIE FETALI DEVE ESSERE ESEGUITA TRA LA 19 E LA 21 SETTIMANA. Questa indagine consente di: compiere una scelta riproduttiva consapevole e decidere per tempo una eventuale interruzione di gravidanza secondo la legge 194, preparare i genitori alla gestione di disabilità, eventuali trattamenti, cure palliative, programmare la nascita in centri specializzati e considerare eventuali interventi intrauterini. LA MISURAZIONE DELLA TRASLUCENZA NUCALE NON E’ RACCOMANDATA COSI’ COME IL TEST DELL’ALFAFETOPROTEINA. NON CI SONO PROVE DI EFFICACIA DELL’INDAGINE ECOGRAFICA CONDOTTA NEL TERZO TRIMESTRE ALLO SCOPO DI INDIVIDUARE ANOMALIE FETALI, NE’ PROVE CHE L’INDAGINE ECOGRAFICA DEL TERZO TRIMESTRE ABBIA RICADUTE SU ESITI RILEVANTI PER LA SALUTE MATERNA E FETO – NEONATALE. IL RISCHIO DI ABORTO (si adopera il termine perdita fetale) DOPO L’AMNIOCENTESI E’ DELL’1,9%, DOPO LA VILLOCENTESI DEL 2%.

LA SCELTA INFORMATA E’ BEN DIVERSA DAL CONCETTO DI CONSENSO INFORMATO DATO A DELLE DECISIONI PRESE DAL MEDICO SU CUI NON C’E’ TEMPO DI RIFLETTERE. SCELTA INFORMATA VUOL DIRE AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI ESISTENTI IN BASE AD EVIDENZE SCIENTIFICHE, AVERE INFORMAZIONI SU TUTTI I SERVIZI PRESENTI SUL TERRITORIO, POTER DISCUTERE SU STILI DI VITA, SCREENING SPECIFICI, PIANO DEL PARTO, PER POTER PRENDERE UNA DECISIONE INSIEME AL PARTNER, DECISIONE CHE NON DEVE PER FORZA ESSERE ASSIMILABILE A QUELLA PROPOSTA DAI SANITARI. L’ECOGRAFIA COME DA EVIDENZE SCIENTIFICHE NON E’ INDISPENSABILE, MENTRE OGGI IL SISTEMA MEDICO ASSISTENZIALE SI BASA PREVALENTEMENTE SU QUESTA. CONOSCERE UNA PERSONA E’ IL PIU’GRANDE FATTORE DI SICUREZZA (COME DIMOSTRATO DA NUMEROSI STUDI SCIENTIFICI), NEGLI OSPEDALI SI LAVORA SEMPRE CON PERSONE SCONOSCIUTE. INVECE SEGUENDO CON CONTINUITA’ UNA GRAVIDANZA SI PUO’ AVERE LA PERCEZIONE CLINICA CHE LA GRAVIDANZA PROCEDE BENE E IL BAMBINO CRESCE (QUINDI LA PLACENTA FUNZIONA) E QUESTO DATO CLINICO SARA’ CONFERMATA DALLA MISURAZIONE DELL’ADDOME CON IL CENTIMETRO E L’ECOGRAFIA SERVIRA’ SOLO IN CASO DI DUBBIO CLINICO”

Nel SECONDO TRIMESTRE l’incontro ha lo scopo di ESAMINARE E DISCUTERE CON LA DONNA gli esiti di test di screening registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, OFFRIRE LO SCREENING PER IL DIABETE GESTAZIONALE, RILEVARE LA PRESSIONE ARTERIOSA.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE RICOPERTO DALLA PLACENTA VIENE OFFERTA UN’ECOGRAFIA ALLA 32 SETTIMANA.

ANCHE QUI ECOGRAFIA SOLO IN CASO DI GRAVE COMPLICANZA OSTETRICA CHE RENDE IMPOSSIBILE IL PARTO A TERMINE PER LA VIA NATURALE”

NEL TERZO TRIMESTRE si esaminano e discutono con la donna i risultati degli esami eseguiti, registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, si rileva la pressione, si misura la distanza sinfisi-fondo (cioè si controlla la CRESCITA FETALE con il centimetro e non con l’ecografia) e si informa la donna dell’offerta di CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA.

DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA PROPORRE DEGLI INCONTRI O CORSI SOLO NEL TERZO TRIMESTREDI GRAVIDANZA E’ UNA MODALITA’ TARDIVA”

… continua!

Il nostro Lotus…

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

La nascita di Maia

giovedì, 5 maggio 2011

10 aprile 2011

Mi sveglio alle 8, dopo una bella dormita, senza contrazioni stanotte! Mi sento bene ma appena mi alzo dal letto sento una contrazione, negli ultimi giorni e settimane ne ho avute alcune ogni giorno, quindi non mi stupisce, però dopo qualche minuto ne torna un’altra, e poi ancora… Mi viene da tenerle sotto controllo, sono a 5-6-8-10 minuti una dall’altra, non regolari, ma sento che qualcosa si sta muovendo… Sono felice, sono “solo” a 39+1 ma sono abbastanza stufa del peso della pancia, ho fatto tutto quello che volevo fare prima del parto, e quindi mi sento libera di partorire, e il mio bambino (o bambina?) lo sa, ne abbiamo parlato… Prima di alzarmi dal letto parlo con Massimo, gli ricordo che secondo i miei “pronostici” il piccolo avrebbe potuto nascere l’11 o il 13, e c’eravamo quasi… Poi, sempre prima di alzarmi, gli dico che mi piacerebbe andare al parco di Chivasso quella mattina, per stare un po’ insieme all’aria aperta, ma appena alzata, vedendo che le contrazioni erano arrivate e continuavano, avevo deciso di restare a casa e di far andare solo Vera col papà.

Dopo colazione erano usciti, percepivo un po’ di agitazione di Massimo, ma positiva, e quando sono rimasta sola mi sono messa a cucinare melanzane per la cena, poi ho letto un po’ sul balcone, al sole, e tra una cosa e l’altra ho anche pensato di avvisare la mia ostetrica, Carla, perché visto che era domenica volevo dirle che forse si stava muovendo qualcosa, così se aveva in programma delle gite non sarebbe andata troppo lontana. Mi aveva risposto scrivendomi un sms “Bene, vediamo come evolve la cosa”, così ero tornata alle mie contrazioni, e per avere un’idea di cosa stava combinando il mio corpo e, per passare il tempo, mi sono messa a segnarle su un post it… Questa cosa mi divertiva! C’erano pause più lunghe e altre più corte, tutto ancora molto tranquillo…

All’ora di pranzo, tornati Vera e il papà, avevamo mangiato e tutto andava avanti tranquillamente… Non ricordo cosa ho fatto subito dopo pranzo, ma verso le 15-15.30 ho chiuso le persiane della cameretta e mi sono messa per terra, sul tappetino morbido di Vera, perché sentivo che avevo bisogno di pace e tranquillità per concentrarmi su cosa stava succedendo… Dopo un po’ ho messo sul tappeto il materassino del vecchio lettino di Vera, che avevo tenuto a portata di mano proprio per il travaglio… Ci ho messo sopra un telo e poi un lenzuolo bianco, che avevo già usato per il parto di Vera, e mi sono messa in ginocchio lì sopra. Quando arrivava la contrazione mi alzavo in piedi e, continuando ad appoggiarmi al letto, dondolavo il bacino, ripetendo inspirazione e AAAAAAAAAAAA, inspirazione e AAAAAAAAAAAA… Mi veniva da fare così, se mi muovevo era meglio, e con le AAAAAAAAAAA mi sembrava di tenere un po’ a bada il dolore, e di essere al comando della barca sulle onde, anche se ancora piccole e gestibili… Dopo un po’ Vera e Massimo sono usciti di nuovo, io continuavo a prendere nota delle contrazioni e vedevo che lentamente si avvicinavano, e si facevano più forti… Ho scritto qualche sms a mia sorella, ma non molti, perché sentivo che il mondo esterno mi tirava fuori da quello che stavo vivendo, e io volevo esserci dentro totalmente…

Ho scritto di nuovo a Carla, dicendole che ero da sola, e che anche quando fossero tornati Massimo e la bimba, lui avrebbe dovuto badare a lei, quindi sarei stata comunque sola, e forse avrei avuto piacere di avere compagnia… Mi ha chiesto ogni quanto erano le contrazioni, se non sbaglio, e le ho risposto che erano ogni 5 minuti, allora mi ha chiamata e mi ha detto che per un secondo parto erano abbastanza frequenti ogni 5 minuti, e che quindi ci saremmo risentite dopo un’oretta per capire come andavano le cose… Ho guardato l’ora, erano le 18.15. Ero ancora sola, ho continuato a stare nella cameretta, sul materassino, e a dondolarmi ad ogni contrazione, e concentrandomi sulle AAAAAAAAAAAA… Tra un’onda e l’altra chiamo mia mamma, sperando che mi risponda subito, perché voglio che sia tranquilla e non voglio sentire la sua ansia o preoccupazione addosso, quindi le dico che tutto va bene e che non ci sono novità… Poi mi richiamerà dopo circa un’oretta, non so per quale motivo, ma io non potrò rispondere!

Dopo un’ora Carla mi scrive di nuovo, chiedendomi se erano ancora ogni 5 minuti, così aspetto qualche minuto per averne la conferma, guardo l’orologio per vedere ogni quanto sono e a fatica mi concentro per risponderle, le scrivo “Veramente da mezz’oretta sono circa ogni 3 minuti”, così mi scrive che forse è il caso che parta, e io le do l’ok. Tornano Massimo e Vera, lei mi sembra tranquilla, io non riesco a prestarle tanta attenzione ma le spiego brevemente che mamma ha bisogno di stare tranquilla perché forse Piru vuole nascere quel giorno o forse il giorno dopo, e lei capisce, non ricordo molto di cosa faceva, quindi vuol dire che era tutto tranquillo! Appena vedo Max gli chiedo se può portare in bagno la piscina e riempirla, ora ho proprio voglia di entrare in acqua, per vedere che succede, e per provare un po’ di sollievo… Ci vuole un po’, prima dà una gonfiatina supplementare alla piscina, poi inizia a riempirla, e io mi preparo… Accendo l’abat-jour verde che sostituisce la luce piccola del bagno, che non abbiamo ancora montato, e per avere un’atmosfera più intima ci metto sopra un asciugamano rosso che ho preso proprio per il parto, e accendo la stufetts… Chiudo le persiane e mi spoglio, entro in acqua mentre si sta ancora riempiendo la piscina, Vera mi vede entrare e ride in modo sorpreso, ma poi mi lasciano tranquilla. Cerco una posizione comoda, sto seduta con le gambe allungate e appena l’acqua raggiunge la pancia sento una sensazione bellissima di rilassamento, sembra che tutto finisca, mi dico “No, non può essere che si fermi tutto, ma se deve essere così va bene lo stesso…”, mi rilasso tantissimo e per i primi 5 minuti mi godo il calore e la pace senza disturbi… Poi ecco che torna una contrazione, poi dopo poco un’altra, e si torna in barca… Questa volta sono davvero in mezzo alle onde… Dopo circa un quarto d’ora sento che arriva Carla, parla un attimo con Massimo e poi entra in bagno. La saluto sorridendo, lei fa altrettanto, sono felice di vederla, la sento molto tranquilla, e lo sono anche io. Chiacchieriamo qualche minuto, non ricordo che cosa ci diciamo, ma per qualche minuto le contrazioni si calmano, e penso che sia perché è arrivata Carla, che per quanto sia una presenza amica e discreta, è pur sempre una persona che prima non c’era, e devo integrarla nell’esperienza che sto vivendo… Poi le contrazioni riprendono e Carla mi chiede se alla fine della contrazione può provare a sentire il battito con lo stetoscopio di Pinard, quel corno di legno per intenderci, niente ultrasuoni!, così mi chiede di alzarmi dall’acqua per sentire, io mi alzo, lei prova a sentire il battito ma ad un primo tentativo non riesce, poi arriva subito un’altra contrazione e così mi rimetto giù… Ci riproviamo per 5 o 6 volte, ma sempre senza successo, perché ormai le onde non mi danno tregua, sono una di seguito all’altra, neanche un minuto tra una e l’altra, solo qualche secondo… Mi alzo ma subito dopo ne arriva un’altra, quindi non riesco a stare fuori dall’acqua per il tempo necessario… Rinunciamo, Carla dice “Va bene così”, e io mi rimetto a gestire le onde senza più dover provare ad alzarmi… Il mio piccolo ha deciso di correre! Continuo a vocalizzare le mie AAAAAAAAAAA, a rilassarmi durante le brevi pause e a cambiare posizione quando arriva la contrazione: o carponi o galleggiante nell’acqua a pancia in su… Mi sento bene, non so quanto ci vorrà ma la cosa più bella è il mio stato d’animo, mi sento davvero serena e forte, vado avanti concentrata su cosa sto vivendo, e mi godo davvero ogni contrazione… Dopo poco sento un primo premito, anche se appena riconoscibile, e le contrazioni iniziano a diradarsi un po’ di più… Dopo il secondo vocalizzo un po’ diverso, Carla mi chiede se stanno iniziando le spinte, e io dico di sì… Mi sembra così strano che siamo già a questo punto! Io che temevo di far venire Carla troppo presto! Sono felice e tanto tranquilla, mi sento lucida e serena, uno stato d’animo molto diverso dallo scorso parto… Forse perché è stato veloce, forse perché è la seconda esperienza, forse perché ho lasciato fare alla mia bambina e al mio corpo, ma in ogni caso mi sento bene e potente, e so che sta andando tutto a meraviglia.

Continuano le spinte, sempre più convinte, e la mia voce cambia, le AAAAAAAAAAA diventano ruggiti, e mi sento sempre più forte… Carla ad un certo punto commenta “E lui è di là…”, come per dire che Massimo si sta perdendo tutto… Va poi ad avvisarlo che siamo vicini alla nascita, e dopo un po’ lui e Vera vengono a vedere… Non riesco a guardare Vera perché sono impegnata nella spinta, sento che sente i miei ruggiti, poi quando passa la contrazione la saluto, lei mi sorride e sembra tranquilla, ma dopo poco vuole tornare di là… Ogni tanto vengono a vedere, ma stanno pochi secondi, poi Vera chiede sempre di andare in cucina… Parentesi comica (che mi ha fatto ridere anche in travaglio!): ogni volta che veniva in bagno stava un attimo e poi diceva al papà “Torniamo di là, voglio ancora melanzane!”, quelle che avevo cucinato al mattino, e alla fine ne ha mangiati 4 piatti!!!

Una delle volte che torna in bagno nota il mio braccialetto, che ho proprio dall’estate scorsa, dai giorni in cui sono rimasta incinta, e mi dice “Mamma ma bagni il braccialetto nell’acqua!”. Questa nota mi sorprende, non ha quasi mai notato quel braccialetto, e proprio ora che sta nascendo il piccolo, che è arrivato insieme al braccialetto, diventa così importante…

Le ultime spinte sono il momento che ricordo con maggiore gioia e intensità… Non sento più il dolore forte delle contrazioni, rimangono solo le spinte, che mi danno ancora maggior senso di potenza… Avevo un po’ paura di questa fase, perché durante il parto di Vera avevo avuto un cedimento, avevo avuto paura di non farcela, cosa normale, ma comunque temevo un po’ il momento, invece stavolta nulla… Mi concentro sulle spinte, Carla quasi non la sento, è lì seduta, anzi indietreggia, da uno sgabello vicino alla piscina va a sedersi sulla vasca, a qualche metro da me, e io sono come da sola… Io e il mio bambino… Lo chiamo, inizio a parlargli, gli dico che ce la stiamo facendo bene, che ho voglia di conoscerlo, di vedere se è maschio o femmina, e che lo stiamo aspettando… Ancora un po’ di spinte, tra una e l’altra torno presente nella stanza e sto bene, a volte vedo che c’è Massimo con Vera, altre volte aspetto da sola in silenzio che arrivi la successiva. Ad un certo punto sento che il piccolo sta scendendo, lo sento premere sul retto, ricordo dai racconti che tante mamme pensano di dover andare in bagno, non ricordo questa sensazione dal primo parto… In effetti la sensazione è quella, e la assecondo, sapendo che è il mio piccolo e che sta per uscire… Infatti dopo un po’ sento che sta avvicinandosi all’uscita, inizio a sentire bruciare ma vinco la mia paura di lacerarmi, so che sta per venire fuori la testa… Lo chiamo, vado avanti pensando che sono in acqua, che questo aiuterà, e metto una mano lì dove sento bruciare, sento la testa dentro, mi tengo il perineo pensando di proteggerlo… e poi la pausa. Rimango lì, carponi, ad aspettare la spinta successiva, ansimando, sudata, concentrata, nel silenzio, e continuando a parlare col mio bambino… La pausa è lunga, poi arriva un’altra spinta, e questa volta esce la testa… Lo dico a Carla, e lei dopo un po’ mi chiede “Ma la testa è uscita tutta o solo un pezzo?”, le rispondo che non lo so, così lei mi dice che se riesco a girarmi un po’ per farle vedere, guarda lei… Io mi giro in modo che possa vedere, e poi dice che è uscita solo in parte, non tutta… Mi concentro di nuovo sulla spinta che deve arrivare, la aspetto, e questa volta esce tutta la testa. Sento una liberazione, sento che ora tutto il resto sarà più facile, sono tranquilla. Aspetto ancora, il mio bambino non è frettoloso, si prende il suo tempo. Dopo un po’ ancora, un’altra spinta, in realtà non ricordo bene quante siano state dopo l’uscita della testa, ma non molte. Quando finalmente esce tutto il resto del corpo, la liberazione è totale, il piccolo atterra dolcemente sul fondo della piscinetta, ma solo per un secondo, perché subito lo prendo con le mie mani, il momento che ho sempre sognato di questo parto, che ho sempre desiderato, e che finalmente si avvera… Lo tiro su, è nato, è nato! Ancora non ci credo, lo abbraccio e guardo… “È una femmina, è Maia!” dico subito… La mia piccola nasce con gli occhi aperti, che magia… ci possiamo subito guardare e innamorare… Carla è dietro di me, ma io sono sola in quella stanza, sola con il mio parto perfetto, sola con la mia bambina, che sorpresa è davvero una bambina! Non sento che Carla esce e va a chiamare Massimo e Vera, non so dopo quanto arrivano, io intanto mi siedo nell’acqua e sto benissimo, mai stata meglio! Carla viene a vedere la piccola, ma non la tocca neanche, o se lo fa io non me ne accorgo, e comunque non ci disturba mai. Stringo la piccola al petto, come tante volte ho visto nei video delle nascite in acqua, la mia piccola che è piena di vernice caseosa! Chiedo a Carla come mai è tutta coperta di vernice, “non succede quando nascono prima?”. Non ricordo cosa mi risponde, ma io continuo ad accarezzare la pelle e le piccole rughe di quel miracolo, e a tenerla stretta al petto. Lei non piange subito, fa qualche verso per liberarsi dal muco, poi un piccolo pianto… Sono totalmente ipnotizzata da quel fagottino che stringo tra le braccia, è mia, è perfetta e non riesco a staccare gli occhi da lei…

Arrivano papà e sorellona, e Vera dice subito “È nato Piru!”. Alla fine non hanno assistito alla nascita, ma doveva andare così, io lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe andata così… Vera e il papà stanno con me sempre, da questo momento in poi: Vera col suo continuo chiacchierare e chiedere cosa sta succedendo, ma lo sento davvero come un sottofondo, io mi sento serena e fortissima, una sensazione bellissima… Massimo è felicissimo, anche lui è tanto sereno, soddisfatto, e guarda la piccola come un secondo miracolo nella nostra famiglia… Faccio mettere altra acqua calda nella piscina, perché ho paura che Maia prenda freddo, la tengo stretta e me la guardo tutta… E’ vicina al seno ma inizia a ciucciare solo dopo circa mezz’oretta, e si attacca perfettamente. Questa volta abbiamo fatto tutto da sole, e tutto va come deve andare! Stiamo in acqua a poppare per un bel po’, mi sa che anche questa bimba sarà una ciucciona! E poi, quando finisce, mi alzo perché sento che deve uscire la placenta, l’unico mio pensiero durante quei momenti… Mentre l’altra volta me lo aveva ricordato l’ostetrica che il parto non era ancora concluso, questa volta sono io che ci penso. Mi metto in ginocchio con la piccola in braccio e spingo un po’, la placenta esce subito. La prendiamo, Carla guarda che sia tutto a posto, e mi dice che la placenta era bella matura, era proprio ora che nascesse la piccola… La lava con l’acqua della piscina e con un po’ di aceto, poi ho voglia di uscire così mi aiutano, che pesante la mia bimba fuori dall’acqua! La gravità mi fa sentire pesantissima! Dalla piscina vado fino alla vasca, rimango lì in piedi con la bimba in braccio e mi sciacquo, sono un po’ sporca di sangue, e ho voglia di lavarmi… Mi aiutano a mettere un accappatoio e un asciugamano in mezzo alle gambe, e andiamo in camera. Finalmente nel lettone! Ieri sera ero andata a dormire col pancione e ora ci vado con la mia piccola!

Carla guarda se mi sono lacerata, c’è una piccola lacerazione così mi mette un po’ di argilla, e già così soffro un po’! Che bello però non avere punti! Sono nel letto con l’accappatoio, un po’ di asciugamani e Maia, chiacchiero ancora con Carla per un po’, mi racconta dei suoi parti, io sto così bene! Vera è sempre lì con me, Massimo sta svuotando la piscina…

Poi Carla se ne va, e noi ci mettiamo tutti a letto, insieme, io in mezzo tra le mie cucciole, e presto si addormentano tutti… tutti tranne me. L’energia del parto mi impedisce di dormire, e poi ci pensa anche la mia piccola che ogni tanto si sveglia piangendo, e poi ciuccia… Insomma, inizia la nostra vita a 4, se non finisco qui il racconto non mi fermo più!

E’ stato davvero tutto come desideravo, come sognavo da quando ho saputo di essere incinta, tutto così naturale e facile… Mi sento tanto tanto fortunata per aver potuto avere due parti in casa, entrambi facili e belli, ma questa nascita mi ha davvero dato qualcosa di speciale, che non so spiegare, ma che subito si è tramutato in tranquillità e pace, non in entusiasmo come quando si compie un’impresa particolare… tutto è stato così “normale” che anche nei giorni seguenti mi sentivo così serena da pensare di essere su una nuvoletta rosa, complice anche il Lotus…

Maia a poche ore

Approccio fisiologico alla nascita: massaggio metamorfico, massaggio polare e “rebozo”

sabato, 30 aprile 2011

MASSAGGIO METAMORFICO

Sono un’ostetrica libero professionista e lavoro in Valle d’Aosta, nel Canavese e in Toscana, ho applicato questo approccio di tipo energetico alla mia professione in modo consapevole e a studiarne le varie modalità di applicazione tecnica a partire dagli anni 90 e ad applicarle alla mia professione di ostetrica, prima in ospedale e poi nella libera professione. Questo approccio deriva dalla reflessologia plantare da R. St. Jhon,che ha individuato una corrispondenza tra la linea della colonna vertebrale sul piede e la vita intrauterina e la nascita. I vari segmenti della colonna vertebrale sulla linea del piede corrispondono al pre -concepimento alla gravidanza e alla nascita, esiste anche una linea sulla mano e sulla testa. E’ utile per curare tutta la storia ostetrica in caso di aborti spontanei e volontari, di blocchi e traumi natali e perinatali, parti difficili e cesarei. La tecnica è molto semplice e può essere imparata anche dal partner e dai genitori per i figli. Nella mia pratica ostetrica è uno strumento base per il mantenimento e ripristino della fisiologia,in linea di massima si può affermare che agisce rilassando la mamma e quindi favorendo l’apertura al parto e attivando il bambino. Può essere utilizzato in caso di infertilità ,in tutte le forme di distress in gravidanza,dalla minaccia d’aborto e parto prematuro a un difetto di crescita del bambino, carenza di liquido amniotico, per l’induzione del parto e del travaglio, nel post-partum, per favorire l’allattamento e in tutti i traumi di nascita (St.Jhon ha trattato per 2 anni un bambino Down insegnando la tecnica anche ai genitori e ha ottenuto la completa remissione dei sintomi), agisce rinsaldando il legame tra mamma e bambino. Avendo un concetto della mia professione come midwifery, quindi come donna in mezzo ad altre donne che le può accompagnare in tutte le età dalla nascita alla morte, applico questo tipo di massaggio in tutte le fasi di intensa trasformazione, in particolare quindi nascita ma anche adolescenza e pre-menopausa e menopausa. Questo massaggio è una pratica utile nell’infertilità femminile, maschile o di coppia, e può essere anche utile a ristabilire un’armonia relazionale. Ristabilisce la fisiologia in gravidanza, durante il parto e il puerperio in particolare in caso di scarsa crescita o reattività fetale. Può essere utilizzato nei problemi di allattamento o di svezzamento trattando la mamma. Aiuta a rilassarsi e a riarmonizzare le relazioni in periodi di intenso stress, viene infatti fortemente stimolato il parasimpatico che induce un rallentamento e una vasodilatazione periferica.

LABORATORIO ESPERIENZIALE DI MASSAGGIO METAMORFICO

La tecnica è semplice e dopo un approccio di tipo intuitivo, di cui i vari passi terapeutici si possono approfondire in un laboratorio esperienziale, si procede ad una tecnica di sfioramento in cui il tocco si alleggerisce sempre di più perché si agisce a un livello eterico quindi molto profondo che dura circa 10/20 minuti a piede e circa 15 minuti su mani e testa. Nel laboratorio si elabora insieme una definizione di relazione terapeutica sulla base di questa : “La relazione terapeutica è la capacità e abilità di tirare fuori dall’essere, dall’individuo che è sovrano le cose meravigliose stando a lato, al suo fianco”. Partendo dal concetto di intento, presenza e distanza giusta si percorrono insieme i passi dell’approccio terapeutico di cui i vari passi consistono in :1)-Concentrazione o centratura di sè 2)-Conferimento del potere di guarigione a chi riceve il massaggio 3)-Ascolto 4)-Sostegno. Attraverso gli elementi Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere si approccia la tematica della gravidanza e dei tre trimestri. Nel laboratorio si procede poi ad attivare la linea metamorfica e alla parte pratica. La chiusura consiste in un allineamento/riallineamento dei tre corpi: corpo fisico, corpo dei desideri e aspirazioni o anima e corpo spirituale. Si tengono periodicamente dei laboratori e chi è interessato può contattarmi.

UNA DEFINIZIONE COMPRENSIVA DEI VARI ASPETTI DEL MASSAGGIO METAMORFICO POTREBBE ESSERE CHE :- AIUTA A RITESSERE IL PROPRIO CORPO DI LUCE QUANDO ENTRIAMO IN UN PERIODO DI INTENSA METAMORFOSI NELLA NOSTRA VITA .

MASSAGGIO POLARE

Si basa sul concetto di Prana come energia da canalizzare attraverso il chakra del cuore e delle mani per riequilibrare le diverse polarità del corpo, R.Stone creatore del sistema terapeutico chiamato terapia della polarità (o polarity o massaggio polare) ha basato la sua teoria sull’equilibrio degli elementi della natura. L’approccio terapeutico è quello descritto sopra. Nella pratica ostetrica può essere utilizzato genericamente come trattamento anti-stress che coinvolge tutto il corpo e le articolazioni, in particolare per mantenere la fisiologia in gravidanza (ad es. in caso di albumina nelle urine, rialzo pressorio o “diabete in gravidanza”, diminuzione del liquido amniotico, ecc.) dal pre-concepimento al puerperio. Più specificamente può essere utile in travaglio per correggere una presentazione fetale non favorevole, velocizzare la dilatazione e aiutare l’impegno della testa fetale nella pelvi (effetto pari o simile al parto e al travaglio in acqua specialmente dal punto di vista dell’analgesia naturale).

REBOZO

E’una tecnica appresa dalle ostetriche del Sud America, che consiste in manualità integrate all’uso di una fascia tessuto con cui si può alternativamente indurre delle oscillazioni del corpo e delle fasciature di contenimento, è molto utile e apprezzato in travaglio e in puerperio nella versione contenitiva che aiuta in particolare insieme al massaggio addominale a tonificare a livello addominale i tessuti distesi dalla gravidanza e a riposizionare i visceri e gli organi addominali “dislocati” dalla loro sede abituale dal volume dell’utero a termine di gravidanza, può comunque essere applicato a tutto il corpo.

Carla Joly , ostetrica libero professionista

Mail carla.joly@alice.it

sito internet www.carlajolyarteostetrica.com

telefono 333 5372698

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

La tisana delle puerpere

venerdì, 24 dicembre 2010

Oggi voglio darvi la ricetta di questa tisana speciale, consigliata da Tina, un’ostetrica dell’isola di Maui, che ho trovato nel libro di Ibu Robin Lim “Dopo la nascita del bambino”. Si consiglia di bere questa tisana nei primi 4 giorni dopo il parto, sia di giorno che di notte quando ci si sveglia, e nel frattempo bisognerebbe anche attenersi ad alcune regole, che consistono sostanzialmente nel far riposare la neo-mamma, che non si dovrà occupare di nulla se non della propria igiene personale e del bambino. Certo, questo richiede che la donna abbia assitenza continua almeno per un po’ di giorni, da noi è spesso un sogno irrealizzabile, ma magari la tisana può essere comunque un qualcosa in più! L’ostetrica Tina afferma che le donne che seguono queste indicazioni finiscono le lochiazioni nella prima settimana dopo il parto, e hanno meno problemi ad allattare, sentendosi anche in gran forma.

Ecco come preparare la tisana: a 4 litri di acqua pura aggiungere una presa generosa di ognuna delle seguenti piante essiccate, e poi portare a bollore: elonia dioica, radice di liquirizia, borsa pastore, foglie di lampone (queste ultime da aggiungere alla fine, quando l’acqua si raffredda, perché il bollore riduca la loro efficacia). Tenere in infusione per almeno 15 minuti.

In alternativa alle piante essiccate, potete trovare in erboristeria le tinture di tutte queste piante, che saranno più comode per preparare una tazza alla volta di questa tisana, anche se dobbiamo dire che prepararla in grandi quantità può essere utile per non dover ripetere la preparazione ogni volta, e per averne sempre a portata di mano. Se si reperiscono le foglie fresche, queste sono ancora preferibili, e sovranno essere usate in dosi maggiori.

Come vi aiuterà questa tisana? Tonificherà l’utero, controllerà l’emorragia, promuoverà un’evacuazione regolare, faciliterà la montata lattea e darà sollievo alle contrazioni uterine. Tentar non nuoce, no? ;-)

Diritto al parto in casa negato?

venerdì, 17 dicembre 2010

Mia moglie ha partorito in casa la nostra prima figlia e desideriamo che anche i nostri futuri figli possano nascere in casa. Per noi, la casa è il luogo ideale dove vivere il travaglio e il parto, mentre l’ospedale è il luogo più adatto per la cura di molte patologie. La gravidanza e il parto non sono di per sé malattie, quindi non richiedono necessariamente l’intervento medico o il trasferimento in ospedale, se non in caso di complicazioni. La “cultura” del parto a domicilio sta cominciando a diffondersi, diverse donne prendono in considerazione questa possibilità come alternativa al tradizionale parto in ospedale. Alcuni nostri parenti, amici e conoscenti hanno scelto di partorire in casa, nessuno li ha costretti, semplicemente si sono informati e hanno valutato che  fosse la scelta migliore per loro. Benché questa pratica si stia diffondendo anche in Italia, circa il 99% delle italiane partorisce in ospedale. Molto probabilmente queste donne si sentono più al sicuro in una struttura ospedaliera. Se questo è ciò che realmente desiderano, è giusto che partoriscano in ospedale. Ogni donna dovrebbe avere il diritto di partorire dove si sente più tranquilla. Sono scelte molto personali che dipendono da molti fattori, non si deve pretendere che gli altri si comportino come ci comporteremmo noi, tutti dovrebbero essere consapevoli che ciò che per se stessi è giusto, per altri può essere sbagliato e viceversa.

Le persone che, in Italia, optano per il parto in casa sono, ad oggi, una piccola minoranza. Incredibilmente questa esigua minoranza sembra dare un gran fastidio a qualcuno, solamente per il fatto di esistere! Non ci credete? Lo so, è strano, ma sono capitato su un blog intitolato “Diritto all’epidurale negato” http://epidurale.blogspot.com/ che si batte perché in tutti gli enti ospedalieri sia garantita la pratica dell’anestesia epidurale durante il travaglio, su richiesta della partoriente. Una battaglia legittima, che si può condividere o meno, si capisce, ma parallelamente a questa battaglia per ottenere il diritto all’epidurale, questo blog sembra combattere una battaglia per negare un altro diritto: quello del parto a domicilio!

Nel blog ci sono numerosi articoli dedicati al parto in casa, ritenuto rischiosissimo, tanto quanto guidare la moto senza casco e, cito dal blog, <<Finché il parto a domicilio non sarà vietato per legge non si potrà fare null’altro che rianimare le madri che giungono in extremis da noi e fare quel che si può al feto.>>
Il pericolo, l’imprevisto e l’emergenza sembrano incombere implacabilmente su ogni istante del travaglio e del parto (e, perché no, su tutta la nostra vita?), si evocano immagini degne di un episodio di E.R., sale operatorie, rianimazione, litri di sangue, corse contro il tempo, eccetera.
Guai quindi a quelle regioni che prevedono il parto in casa e addirittura lo sollecitano. Se lo fanno è solo per questione di soldi o altre ragioni inconfessabili.
Che dire delle donne che desiderano partorire in casa? Vivono di fantasie new age, agognano un impossibile ritorno alla natura, sono delle pasionarie votate all’irrazionale, schiave ma allo stesso tempo complici di una società maschilista che le vuole incatenate al dolore del travaglio.
L’accanimento contro la cultura del parto naturale si abbatte sulle istituzioni che lo sostengono (la regione Emilia Romagna, il servizio gratuito di parto a domicilio dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, per fare qualche esempio) e non risparmia le ostetriche che assistono privatamente al parto in casa; sono generalmente incaute, incompetenti, impreparate, senza scrupoli, libere professioniste interessate solo a lucrare.
Per persuadere anche chi è sensibile alle argomentazioni più razionali, gli articoli sono infarciti con un’accurata e quasi ossessiva selezione di statistiche e ricerche scientifiche che dimostrerebbero, a parere degli autori del blog, i gravi pericoli insiti nel parto a domicilio. Il parere degli esperti e le testimonianze di donne che hanno avuto un’esperienza negativa legata al parto in casa completano il quadro.

La ricerca di informazioni negative sul parto in casa è un’attività di fondamentale importanza e ad essa contribuiscono sia gli autori sia i commentatori più attivi. Talvolta, lo zelo con cui viene effettuata questa ricerca rasenta la morbosità, vi riporto questo esempio:
<<Mi sono spinto in un’affannosa ricerca su google sperando, dopo aver digitato la voce “parto in casa” di vedere comparire qualche parola “contro”. Una litania continua di “gravidanza fisiologica” uguale “gravidanza sicura” e poi mi sono arreso. Mi chiedo se esista un sistema migliore di indicizzazione sui motori di ricerca perchè spero che questa non sia l’unica piccola maglia della “rete” dove si dica, riguardo al parto a domicilio, come stanno le cose.Se questo è il risultato tutte le web – mamme, la maggioranza delle mamme che cercano notizie mediche a quanto pare, rischiano SICURAMENTE la disinformazione in merito.>>
Avete capito bene? Nei database di Google non si trovano tante recensioni negative sul parto in casa. Allora gli algoritmi di indicizzazione di Google hanno qualcosa che non va… o, forse, la verità sul parto in casa che Google non sa trovare è soltanto l’opinione di questo commentatore e di chi la pensa come lui?

Queste critiche al parto in casa, mi lasciano molto perplesso per due ragioni:
1) la descrizione del parto a domicilio presentata dal blog ha poco a che vedere con la mia esperienza personale (ho assistito al parto in casa di mia moglie) e con i racconti di analoghe esperienze che mi hanno riportato parenti, amici e conoscenti; le informazioni riportate mi sembrano appositamente selezionate per costruire una “verità” molto parziale, tutta d’un pezzo, che non ammette sfaccettature, già solo per questo poco realistica;
2) la tesi contraria al parto in casa viene sostenuta con un inspiegabile accanimento che rasenta la faziosità; un atteggiamento del genere mi sembra molto più vicino al fondamentalismo che alla scienza.
Insomma, fate pure le vostre battaglie per l’epidurale, ma lasciate in pace chi vuole partorire in casa.