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Il parto in acqua

mercoledì, 1 febbraio 2012

La mia seconda bambina, sempre nata in casa come la prima, è nata in acqua. Sono entrata nella piscinetta dopo tutto il giorno che avevo prodromi, poi contrazioni più serie… Erano iniziate tranquillamente alle 8 di mattina, e sono entrata in acqua verso l’ora di cena, le 19.30, perché fino ad allora ero riuscita a gestire bene le onde camminando e ondeggiando il bacino… Neanche due ore dopo mia figlia era tra le mie braccia. Appena sono entrata in acqua ho sentito un grande sollievo, un grande rilassamento, e le contrazioni si sono fermate per qualche minuto. Poi sono ricominciate, belle potenti, ma riuscivo a gestirle molto meglio per via della rilassatezza dei muscoli di tutto il corpo, grazie anche alla leggerezza del mio corpo immerso, e forse anche perché in quel modo mi sentivo più in contatto con la mia bambina, immersa anche lei nell’acqua… Potevo cambiare posizione facilmente, non sentivo il peso del mio corpo, né del pancione, e infatti ad ogni contrazione mi mettevo carponi o facevo galleggiare il corpo andando quasi in superficie, poi ad ogni pausa tornavo a sedermi. L’acqua ha accelerato il travaglio che era in fase avanzata, infatti dopo poco non avevo praticamente più le pause tra le contrazioni, ma stavo benissimo in acqua… e dopo poco è nata mia figlia. Siamo rimaste in acqua per molto, non avevamo fretta, ogni tanto mi facevo togliere un po’ di acqua fredda e metterne di calda… così rimanevamo al calduccio. La mia bambina è rimasta in acqua, nel suo elemento, per ancora un’ora, ma era anche addosso a me… una specie di momento di transizione che penso le abbia donato maggiore tranquillità nel sentirsi accolta in questo nuovo mondo. Che strano, dopo ore passate in acqua, rialzarsi in piedi e sentire tutto il peso del tuo corpo… e anche quello della tua bambina fuori da te!

Benefici per la mamma. Insomma, i benefici per la mamma si possono riassumere così: aiuto nel rilassarsi e quindi nella gestione del dolore; velocizzazione del processo di dilatazione, se il travaglio è in stato avanzato; maggiore facilità nel movimento in travaglio, possibilità di cambiare posizione facilmente e velocemente;  distensione dei tessuti che hanno meno probabilità di lacerarsi in modo grave; compressione delle eventuali varici con riduzione di fastidi per chi ha questo problema. Inoltre, è importante ricordare che in ospedale il parto in acqua subisce meno interventi, e questo non è da sottovalutare!
Prima di questo mio secondo parto, avevo acquistato e letto il libro di  sul parto in acqua di Janet Balaskas e Yehudi Gordon. Per amore di completezza, vorrei aggiungere che in questo libro si dice che spesso, con bambini abbastanza grossi, è meglio uscire dall’acqua al momento dell’espulsione, per farsi aiutare dalla gravità.

Benefici per il bambino. Il feto vive nel ventre materno, immerso nel liquido amniotico. Uscendo dall’utero materno, la prima sensazione che prova è probabilmente il freddo, anche se la stanza è riscaldata, oltre al vuoto dato dalla mancanza di liquido. Nascendo in acqua, non prova né una né l’altra di queste sensazioni, e anzi si sente nuovamente accolto dal tepore di acque che lo avvolgono dolcemente, liberandolo dalla stretta del canale del parto… Non si sente cadere nel vuoto, o comunque meno di quanto accada normalmente, e rimane in un ambiente caldo almeno quanto il corpo da cui è uscito. Questa è la mia visione, la mia opinione, ma è quanto ho anche percepito con la mia esperienza. Lentamente affiora alla superficie, senza fretta, e può incontrare l’aria, senza che venga subito tagliato il cordone. Incontra l’abbraccio della sua mamma, che immediatamente riconosce, e l’acqua fa da tramite e rimane anche a fare da contorno a questo nuovo attesissimo incontro.

Aspetti pratici. Vediamo ora gli aspetti pratici. Piscinetta o vasca? C’è che si trova meglio con la piscina, chi si trova bene anche nella vasca normale… solo voi potete saperlo! Io stavo scomoda nella vasca anche solo a fare il bagno col pancione, mi sentivo quasi in trappola, non riuscivo proprio ad immaginare di muovermi agevolmente lì dentro in travaglio, quindi mi sono organizzata con una piscinetta gonfiabile, quelle dei bambini piccoli coi pesciolini! E mi sono trovata benissimo. Però una mia cara amica ha partorito due volte nella sua vasca da bagno, stretta e lunga, quindi si può sicuramente fare!
Quando vi immergete, dovreste essere coperte dall’acqua almeno fino a tutta la pancia, per poter galleggiare agevolmente. Dovreste poter stare nella piscina con le gambe stese, da sedute. La temperatura dell’acqua non dovrebbe essere troppo elevata, questo in teoria, poi in pratica io non so a quanti gradi fosse l’acqua della mia piscina, ma sicuramente lo era più del mio corpo, perché mi piaceva sentire l’acqua bella calda. Anche lì mi sono fatta seguire dall’istinto.
Sarà utile posizionare la piscina in un luogo intimo, possibilmente in una stanza che possa venire chiusa, per garantire intimità, e dove si possa avere buio anche se si è in pieno giorno. La piscina dovrà essere riempita e svuotata agevolmente, quindi serviranno tubo di gomma e attacco al rubinetto, per la lunghezza solo poi potete sapere quanto è necessario per arrivare al rubinetto più vicino! Noi l’avevamo messa in bagno, nel nostro grande bagno, dove stava di misura, ed è stato comodissimo sia riempirla che svuotarla!
Ah, un’ultima cosa: anche se da tutta la vita sognate il parto in acqua, non potrete essere sicure che partorirete in acqua per il semplice motivo che non saprete, finché non vivrete il momento, se davvero avrete voglia di starci! Spesso ci si fa un’idea prima, e al momento del travaglio o della nascita le cose cambiano… A volte va bene travagliare ma non partorire, a volte il contrario, a volte entrambe le cose e altre volte ancora, nessuna delle due, indipendentemente da ciò che si pensava in gravidanza! Bisogna essere pronte a tutto, cambiando eventualmente programma, rimanendo elastiche sui desideri e bisogni del momento!

Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

I vostri desideri per il parto

giovedì, 29 dicembre 2011

Quando aspettavo la mia seconda piccola, ho seguito il corso pre-parto con le ostetriche del S.Anna di Torino, le ostetriche che mi avevano seguito per la nascita della mia primogenita… E questo spazio mi è davvero servito, per diversi motivi… Verso la fine del corso, una delle ostetriche ci ha consigliato una cosa, in vista del parto, e cioè quella di scrivere una sorta di nostro piano del parto, solo per noi… Mettere nero su bianco i nostri desideri per il parto che si avvicina, in modo da visualizzare e immaginare nei dettagli la nascita del nostro bambino…

Io ero in un periodo di grossi cambiamenti… Nuova casa, nuovo paese, nuovo bambino in arrivo… e la stanchezza era tanta, così come il tempo per pensare alla nuova vita dentro di me, così una sera ho preso il quaderno su cui scrivevo ogni tanto al mio piccolo in pancia, e ho steso il mio personale piano del parto, anche per avvicinarmi all’idea concreta della nascita che si avvicinava:

Per il mio parto vorrei:

- partorire di notte, travagliare di notte

- avere un parto veloce

- essere nella casa nuova

- travagliare ed eventualmente partorire in acqua

- riuscire a vocalizzare per accompagnare la mia “tempesta”

- sentirmi tranquilla e in contatto col mio bambino

- sentirmi forte

- non lacerarmi

- toccare la testa del mio bambino quando è fuori

- chiamarlo e aspettarlo

- prendere da sola il mio bambino

- attaccarlo io al seno o aspettare che ci arrivi lui da solo

- guardare e scoprire se è maschio o femmina

- perdermi nei suoi occhi e innamorarmi di lui

- unirmi in un unico abbraccio con Massimo e Vera

Beh, posso dire che a parte un paio di cose non fondamentali (ho travagliato di giorno e Maia è nata di sera, e mi sono lacerata appena appena) tutto ciò che avevo scritto e desiderato si è avverato… Sarà un caso? Io non credo, sono convinta che sia stato anche merito del consiglio di scrivere e focalizzare bene i desideri per il parto… E credo che se ci sarà una prossima volta, lo rifarò!

Le spinte del periodo espulsivo

mercoledì, 28 settembre 2011

Un breve post in risposta ad una domanda fattami da una lettrice… Come commento mi sembrava troppo lungo!
La fase espulsiva… Non so quanto meglio potrò descriverla rispetto a quanto ho scritto nel racconto della nascita di Maia, non è facile, ma ci provo… Allora, lo sforzo fisico è davvero grande, ma è diverso da altri sforzi fisici, semplicemente perché, mentre spostare un mobile richiede concentrazione e volontà di tenere su il mobile, cioè il cervello comanda il braccio e gli dice forza resisti, alza, abbassa, tieni duro… e cose così, nella fase espulsiva, se nessuno ti comanda cosa fare (cosa auspicabile), il corpo fa da solo, e semplicemente non si può evitare di fare ciò che vuole… Le spinte sono un movimento e uno sforzo di tutto il corpo, che si può solo assecondare (o contrastare certo, ma non è consigliabile)… Se lo assecondi, tutto il tuo corpo è concentrato nello sforzo, ed è molto più semplice. Non sei tu che spingi, che ti sforzi (come vedi nei film, e come in tanti ospedali ti chiedono di fare, magari quando lo dicono loro…),  ma il tuo corpo viene scosso tutto da queste spinte che arrivano dall’interno, e che a tante mamme non fanno assolutamente male, come è stato per me. So che non è un bel paragone, ma è un po’ come quando vai di corpo e senti gli spasmi, non sei tu che spingi ma il tuo intestino… Si prova una grandissima sensazione di potenza, al massimo il dolore che si sente può essere di tensione oppure quando sta per spuntare la testa, lì si sente bruciare, ma non è il dolore delle spinte… Non ricordo più se l’ho scritto nel racconto, ma io non ho provato dolore, cioè un po’ sì, ma rispetto al primo parto è stato diversissimo… Le contrazioni facevano male, io le avevo di schiena ed erano abbastanza dolorose, ma la cosa che faceva più male (cosa che ho capito a posteriori, dopo questo secondo parto) era la paura. Anche se ho partorito a casa, comunque la prima volta non sai a cosa vai incontro, non sai come sarà, non sai quanto durerà, non sai se ce la farai… e quindi la paura ti fa sentire più dolore perché ti impedisce di rilassarti e di andare incontro all’esperienza che stai vivendo. Alla luce della mia prima esperienza, comunque molto positiva, sono arrivata a questo secondo parto molto più preparata “emotivamente” e molto più tranquilla, e anche se le contrazioni facevano un po’ male (ma le ricordo molto meno dolorose del primo parto), l’atteggiamento mentale era tutto diverso, ero davvero tranquillissima, mi sentivo drogata di ormoni forse! E quindi, non avendo assolutamente paura, mi sono lasciata molto più andare e questo ha aiutato, di sicuro. I ruggiti che mi uscivano erano proprio per la potenza che si sprigionava dal mio corpo, era l’aiuto della voce all’impegno enorme che metteva il mio corpo nella nascita della mia bambina… assolutamente non per il dolore!

E poi, alla fine, dopo lo sforzo e la fatica, ecco che sguscia fuori il tuo miracolo, il tuo piccolo, la creatura che hai custodito dentro di te per 9 mesi… ti dimentichi di tutto e ti innamori perdutamente di lui, e lì sì che sei totalmente drogata di ormoni!

Mamme care, vi ritrovate nelle mie parole?

Riflessioni sull’arresto del travaglio

domenica, 4 settembre 2011

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Essendomi imbattuta recentemente nell’assistenza a nascite in cui avveniva un arresto del travaglio, sono stata stimolata a fare delle riflessioni, per analizzarlo in una ottica di trasformazione del proprio imprinting di nascita e della guarigione di profonde ferite fisiche ed emozionali.

Parlando al nostro emisfero intuitivo

C’era una volta… ma forse mi sembra che è successo un mese fa, una Donna bellissima, il suo corpo era morbido e sensuale, nelle belle giornate di Sole si bagnava nello stagno vicino al fiume e la Signora della fonte insieme alle altre piccole creature fatate, proteggeva quel luogo affinché la quiete non ne fosse disturbata. Un giorno all’alba un boscaiolo che si era recato nel bosco per ripulirlo della legna secca dei rami e di vecchie radici morte udì il suo canto, si innamorò e tornò spesso in quel luogo. Poiché non era uno smidollato principe azzurro, il suo sangue non era blu, e il suo cuore batteva con la forza di un antico tamburo, fu concepito il figlio di quell’amore selvatico. Giunto il giorno della nascita, mentre la Donna prendeva in pace il suo bagno e proprio quando il bambino figlio dell’amore stava per sgusciare fuori dalla sua morbida carne, un incantesimo interruppe il parto e la giovane donna in preda al dolore uscì dall’acqua, impaurita dalla nuvola scura della tempesta che si stava avvicinando. Un fulmine cadendo sulla vecchia quercia che faceva ombra allo stagno l’aveva quasi sradicata e per la violenza dell’impatto la donna perse i sensi, nel suo ventre il bambino impaurito cercando di fuggire si era avvolto nel suo cordone e così fu costretto all’immobilità. Tutto si era arrestato e il tempo era divenuto immobile. Intanto la Donna sognava di quando era piccola appena nata ed era stata rapita da un essere malvagio e sua mamma per il dolore aveva lasciato morire la sua anima. Il boscaiolo intanto, allarmato dallo schianto della vecchia quercia, arrivò allo stagno e si disperò stringendo tra le braccia la sua amata, pregando ad alta voce e invocando l’aiuto della Dea. La Dea, poiché aveva un cuore molto grande e aveva già fatto il viaggio, prendendo la forma di un animale selvatico che qui ora non possiamo descrivere perché deve rimanere segreto, entrò nel sogno della Donna e l’accompagnò insieme alla Madre (che era alla ricerca della sua anima) oltre la soglia della morte, spiegando alle due donne che al di là una nuova vita le aspettava entrambe e che nessuno avrebbe più potuto derubarle della loro anima. Il boscaiolo sentì ululare un lupo e proprio in quel momento la Donna si risvegliò e ascoltando la musica inviata dal Dio consorte, cominciò a danzare. Danzava per il bambino ma soprattutto perché si sentiva di nuovo viva e libera, e quando la linfa della vecchia quercia ferita nelle radici bagnò le sue viscere esse si rimisero in movimento, una grande gioia si diffuse li attorno e mentre tutti gli esseri del bosco intonavano un canto di benvenuto nacque il Figlio dell’Amore che fu accolto dalle mani amorevoli dei suoi genitori.

Carlina, Falco che vola nella Notte.

Parlando al nostro emisfero razionale

All’inizio c’è l’Amore: solo per amore si può affrontare un percorso così pericoloso e denso di incognite come quello che affronta una Donna che è stata ferita alle radici del suo essere, cioè che ha avuto un imprinting di nascita traumatico e doloroso. L’incognita che fa paura e può immobilizzare mamma e bambino durante il travaglio è l’incognita della Rinascita che ci fa perdere tutti i punti di riferimento conosciuti e anche abbandonare vecchie modalità relazionali – specialmente nel rapporto di coppia – che ci trasciniamo dietro appese al nostro albero genealogico famigliare, se non vogliamo rimanere prigionieri di queste vecchie dinamiche bisogna potare questo albero, togliere rami secchi e radici morte che ci fanno da barriera ostacolando la nuova nascita. Così la nascita può essere veramente la rinascita di quella parte di sé più autentica e mai contaminata, dove possiamo trovare la forza e la gioia di un nuovo inizio su nuove basi. L’Amore sarà un amore vero e reale, non più fantasticato e idealizzato, distorto o impossibile in cui anche il maschio è detentore di tutta la sua potenza generativa e può intervenire portando nuova aria alle vecchie radici e potando i rami secchi nella “Vecchia Foresta”. Sarà così un padre presente e consapevole, non più esautorato dal suo ruolo da malefici maghi in camice bianco che si vorrebbero sostituire a lui. Per operare una così profonda riconversione può essere necessaria una pausa, come una pausa di riflessione e transizione verso una nuova forma, verso una nuova vita. Oltre una dimensione puramente materiale dell’esistenza deve avvenire il riconoscimento di energie sottili, spirituali che compenetrano l’aspetto fisico del pianeta e del nostro corpo, questo riconoscimento può permettere l’abbandono al flusso degli eventi all’energia cosmica che con i suoi ritmi può inondare il corpo della madre, del bambino e del padre. In altre parole abbandonarsi all’energia cosmica vuol dire: aprire i rubinetti, i rubinetti dell’ossitocina, della prolattina = bisogna aprirsi all’amore e all’accettazione. La paura può paralizzare sia la mamma che il bambino. Bisogna rischiare di aprirsi e questa apertura può portare a un risintonizzarsi con i ritmi planetari e cosmici. Mettendo a tacere la mente si può finalmente udire il battito del nostro cuore e la potenza di questo suono ci può veramente stupire e stordire come un’ antico tamburo risuonava dentro di noi che non lo sentivamo, finché non siamo stati scossi dalla sua vibrazione fin nelle ossa del nostro corpo, un corpo consapevole e non più vittima. E questo suono non è il suono di un battito fetale diffuso da un cardiotocografo, falsa emancipazione scientifica, falso progresso, false evidenze. Durante questa pausa che oltre a servire a ricaricare le batterie induce una fermata può avvenire una riconversione di rotta, si può resettare un programma vecchio che non ha più nessuna funzionalità nella nuova vita che ci attende, se solo accettiamo di lasciare morire qualcosa del nostro passato. Bisogna entrare in un nuovo ruolo che non è più quello della vittima sacrificale ma è quello della potenza generativa e creativa. Durante il travaglio la donna nuda nella sua essenzialità e verità mette al mondo un bambino nudo a sua volta, immersi entrambi nel fluire dell’energia cosmica che purifica il passato, il futuro e l’ambiente circostante. L’unica legge è quella della natura. Questa apertura necessita di un luogo sacro e non inquinato per potersi esprimere affinché il suo flusso non si arresti e non venga inquinato dall’energia disarmonica da parassiti esterni. Una sacralizzazione di quest’evento permette di trovare la forza arcaica di tutte le nostre antenate la cui memoria è ben custodita nel nostro perineo e di superare la soglia oltre la quale la vita non sarà mai più la stessa di prima. Un nuovo Padre che non ferisce più amorevole, un mentale che riesce a svuotarsi dell’immondizia per fluire nell’energia cosmica, una nascita Lotus, un impatto con l’incarnazione nel corpo più graduale e meno traumatico, il bambino non viene più privato del suo sangue, della sua placenta e del suo cordone finché non è pronto a lasciarli andare e come per magia, non c’è nessun calo ponderale del bambino che con i suoi tempi può attaccarsi al seno guarendo anche ferite legate alla nutrizione e all’allattamento che riflettono indirettamente la ferita della nascita. Il dogma della nascita disturbata viene così messo in discussione. Il bambino non è più un sub umano facilmente manipolabile ma un essere a cui ci si deve rivolgere con rispetto e amore. La forza del non fare, della meditazione profonda e della preghiera di chi accompagna la nascita, l’equilibrio tra il nostro cervello razionale e quello intuitivo, permettono questa sosta, questa fermata che può essere necessaria per invertire la rotta, proprio come dovrebbe e probabilmente sta per fare il nostro pianeta, se vogliamo non solo sopravvivere ma creare un uomo nuovo, un precursore di una nuova umanità di cui sono portavoce i bambini che nascono in questo momento storico. La saggezza del nostro istinto ci può guidare come un animale selvatico che sicuramente non sbaglia possiamo riabitare il nostro corpo con una nuova consapevolezza una consapevolezza che è quella di un animale selvatico che non sbaglia cibo e comportamento, in particolare nell’accudire i cuccioli. La mente non guida più, il nostro animale interiore ci guida e si muove guidato da quello che è. Così una donna in travaglio è una donna che entra profondamente in trance per riconnettersi ad una antica fonte di sapere. Possiamo riconvertire la rotta di questo mondo in crisi partendo proprio dalla nascita e dal suo rispetto, perché questo momento storico è proprio come quello di una donna in travaglio che si blocca insieme al suo bambino preda di vecchi fantasmi, di vecchie ferite e sensi di colpa, abusi e violenze di ogni tipo, ma lo fa perché ha bisogno di questa fermata solo per riconvertire la rotta. Così sta nascendo una nuova cultura dalle ceneri di un vecchio mondo ormai agonizzante e questo si percepisce molto bene nel campo della nascita.

Alla fine ci sono solo l’Amore e la Gioia che possono accompagnare ogni Rinascita.

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NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – II parte

sabato, 4 giugno 2011

A 32/33 settimane le donne con feto singolo in PRESENTAZIONE PODALICA possono discutere se utilizzare la MOXIBUSTIONE (tecnica della medicina tradizionale cinese), per la versione spontanea del feto (far girare il bambino con la testa in giù), la donna riceve informazioni supportate da materiale cartaceo per poter PIANIFICARE IL PARTO, RICONOSCERE IL TRAVAGLIO E AFFRONTARE IL DOLORE.

LA MOXIBUSTIONE E’ UNA GROSSA NOVITA’,CHE LE OSTETRICHE SPECIALMENTE SE LIBERE PROFESSIONISTE ESPERTE CONOSCONO E APPLICANO NELLA LORO PRATICA CLINICA, COSI’ COME CONOSCONO I PRINCIPI DELL’ANALGESIA NATURALE.

A 36 settimane si verifica la presentazione e se PODALICA si offre il RIVOLGIMENTO PER MANOVRE ESTERNE A 37 SETTIMANE, SI DANNO INFORMAZIONI SULL’ALLATTAMENTO, LE CURE AL NEONATO E GLI SCREENING, LA PROFILASSI CON LA VITAMINA K E LA CURA DI SE’ DOPO LA NASCITA.

IL RIVOLGIMENTO, OLTRE AD ESSERE UNA BUONA PRATICA CLINICA RISPETTOSA DELLA FISIOLOGIA, ABBASSA LA PERCENTUALE DEI TAGLI CESAREI FINO AL 10% COME OGGI AVVIENE PER ESEMPIO NELL’OSPEDALE DI PRATO (ospedale in cui si pratica anche il parto di prova podalico in casi selezionati secondo i protocolli ospedalieri).

A 40 settimane (termine della gravidanza) si informa sulla GESTIONE DELLA GRAVIDANZA FINO A 41 SETTIMANE ED OLTRE IL TERMINE.

SI INFORMA MA NON SI OBBLIGA. NON ESISTE UN’INDUZIONE CON RICOVERO FORZATO QUANDO SCATTA “L’ORA X” SECONDO IL PROTOCOLLO OSPEDALIERO, ESISTONO METODI DI INDUZIONE NATURALE, COME ANCHE LA MOXIBUSTIONE PER ESEMPIO (GIA’ CITATA PER LA VERSIONE DEL FETO PODALICO).

Tralasciamo il commento per quanto riguarda prevenzione di listeriosi, salmonellosi e toxoplasmosi, apprezziamo il capitolo dedicato all’alimentazione, dove vengono date notizie importanti sul consumo dell’acido folico, del ferro o della pericolosità di alti livelli di VITAMINA A come integrazione in gravidanza. SI RIPORTANO STUDI CHE ASSOCIANO IL CONSUMO DI ASPARTAME (dolcificante ipocalorico di sintesi) AD UN PIU’ ELEVATO RISCHIO DI PARTO PREMATURO. Sono pubblicati anche i numeri telefonici dei centri tossicologici dove rivolgersi in caso di assunzione di FARMACI in gravidanza, i servizi disponibili presenti nel nord e nel centro purtroppo si fermano a Roma, al sud non sono ancora presenti. Studi riportati associano malformazioni e malattia fetale da decompressione a immersioni subacquee. Trattamento di NAUSEA in gravidanza: sono illustrati anche METODI NON FARMACOLOGICI come l’assunzione di Zenzero (pianta originaria dell’Asia), la digitopressione e l’agopuntura. Sono riportate notizie su varici, vaginite, lombo sciatalgia, sindrome del tunnel carpale e peso corporeo.

RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA. Sono riportati studi che associano una minor incidenza di parto prematuro, avendo rapporti una o due volte la settimana e l’incidenza diminuisce ulteriormente se i rapporti sessuali salgono a 3 /4 alla settimana.

IL COMMENTO NON PUO’ CHE ESSERE POSITIVO! IN PASSATO (IN ALCUNI CASI ANCORA OGGI) SI RACCOMANDAVA, SPECIALMENTE ALLA DONNA CON MINACCIA DI PARTO PREMATURO, DI NON AVERE RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA”

Si parla anche del consumo di alcool, fumo, cannabis, viaggi aerei (sono illustrate le precauzioni da adottare). CI SONO NOTIZIE SU DEPRESSIONE, ANEMIA, IMMUNIZZAZIONE RH. E SCREENING DELLE MALATTIE INFETTIVE, NON CI SONO NOVITA’ PER QUANTO RIGUARDA IL TAMPONE VAGINALE PER DETERMINARE LA PRESENZA DI STREPTOCOCCO. PER QUANTO RIGUARDA IL TRATTAMENTO CON ANTIBIOTICI IN GRAVIDANZA, IN CASO DI TOXOPLASMOSI, SI RIPORTA CHE NON CI SONO EVIDENZE SCIENTIFICHE. LO SCREENING PER IL DIABETE PUO’ VENIRE PROPOSTO IN PRESENZA DI FATTORI DI RISCHIO E NON CONSIGLIATO IN MODO INDISCRIMINATO IN TUTTE LE GRAVIDANZE. VIENE INTRODOTTA L’URINOCULTURA NEL PRIMO TRIMESTRE (è stato visto che una batteriuria non trattata e non sintomatica può essere associata a pielonefrite, parto pretermine e basso peso neonatale alla nascita), DAL PUNTO DI VISTA MEDICO PER POTERLA TRATTARE CON ANTIBIOTICOTERAPIA, DAL PUNTO DI VISTA DELLA FISIOLOGIA OSTETRICA PUO’ DARE DELLE INDICAZIONI SULLA PREVENZIONE E IL RIPRISTINO DELLA FISIOLOGIA. LO SCREENING PER L’EPATITE B è opportuno NEL TERZO TRIMESTRE E PER L’EPATITE C SOLO IN CASO DI DONNE A RISCHIO.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE ”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE

 

GRAVIDANZA A TERMINE E PARTO.

IN PARTICOLARE PER QUANTO RIGUARDA IL BENESSERE FETALE, E’ OPPORTUNO DIAGNOSTICARE LA PRESENTAZIONE DEL BAMBINO A 36 SETTIMANE, IN CASO DI DUBBIO SI RICHIEDE CONFERMA ECOGRAFICA. NON E’ RACCOMANDATO IL CONTROLLO DEI MOVIMENTI ATTIVI FETALI. L’AUSCULTAZIONE DEL BATTITO FETALE CONFERMA CHE IL FETO E’ VIVO MA NON HA VALORE PREDITTIVO. NELLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA NON DEVE ESSERE PROPOSTO IL MONITORAGGIO CARDIOTOCOGRAFICO, CIOE’ LA REGISTRAZIONE DEL BATTITO FETALE E DELLE CONTRAZIONI UTERINE. NON CI SONO INDICAZIONI AD ESEGUIRE ECOGRAFIE DOPO LE 24 SETTIMANE. L’INDUZIONE DEL PARTO TRA LA 41 E LA 42 SETTIMANA DI GRAVIDANZA DEVE TENER CONTO DELLE PREFERENZE DELLA DONNA E RISPETTARE L’EVENTUALE SCELTA DI ASPETTARE, OFFRENDO UN TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO 2 VOLTE A SETTIMANA PIU’ LA MISURAZIONE DEL LIQUIDO AMNIOTICO.

ANCHE QUI LE INNOVAZIONI CI SONO, OGGI SI PRATICA MOLTO FREQUENTEMENTE UN MONITORAGGIO INTENSIVO CARDIOTOCOGRAFICO IN GRAVIDANZA, DURANTE IL TRAVAGLIO E DURANTE IL PARTO. IL CUORE DEL FETO E’ BERSAGLIATO DAGLI ECHI DEGLI APPARECCHI A VOLTE PER ORE ED ORE, MOLTO PIU’ CHE DURANTE UNA ECOGRAFIA IN GRAVIDANZA. NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE IN MERITO ALL’ESECUZIONE DEL TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO. NON E’ IL CUORE FETALE AD AVERE UN EFFETO POMPA DETERMINANTE, ESISTE UNA DIFFERENZA DI PRESSIONE TRA LETTO VASALE MATERNO E CIRCOLAZIONE FETALE E LO SCAMBIO E’REGOLATO DA UN SISTEMA DI POMPE PLACENTARI E MUSCOLARI. VIENE SPECIFICATO CHE L’AUSCULTAZIONE CI DICE SOLO CHE IL FETO E’ VIVO NEL MOMENTO IN CUI AUSCULTIAMO IL BATTITO. VIENE RIBADITA LA NON SCIENTIFICITA’ DELL’ESECUZIONE DI INNUMEREVOLI ECOGRAFIE IN GRAVIDANZA.

E’ UN PROFONDO CAMBIAMENTO VERSO LA VERITA’ DELLA NASCITA CONSAPEVOLE.

Commento a cura di Ostetrica Carla Joly e Doula Claudia Touscoz.

NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – I parte

domenica, 29 maggio 2011

LE NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA SONO STATE PUBBLICATE DAL MINISTERO DELLA SALUTE A DICEMBRE 2010 E SONO CONSULTABILI ON LINE SUL SITO DEL MINISTERO, HANNO VISTO LA LUCE IN UN MOMENTO MOLTO BUIO DELLA STORIA DELL’OSTETRICIA ITALIANA. SIAMO AL PRIMO POSTO IN EUROPA PER QUANTO RIGUARDA LA MEDICALIZZAZIONE DELLA NASCITA (parto indotto, episiotomie, analgesia peridurale). IL TASSO DI TAGLI CESAREI IN ALCUNE REGIONI OLTREPASSA IL 60 % CON UNA MEDIA NAZIONALE DEL 30-40% A FRONTE DELLA PERCENTUALE MASSIMA CONSIGLIATA DALL’ O.M.S. DEL 15%. Nella loro impostazione, si sente l’eco del piano nazionale “Changing Childbirth” varato negli anni ’90 in U.K. Questo documento, pubblicato nel 1993 e adottato come politica governativa nel 1994 in Inghilterra, era la più radicale revisione dei servizi materni dal 1948, ed è stato molto ben accolto dalle ostetriche inglesi in quanto, dopo indagini cognitive rivolte alle donne per sapere quale figura professionale preferivano in gravidanza, metteva in primo piano a garante della continuità dell’assistenza, la figura dell’ostetrica e la sua autonomia professionale.

In questa rivoluzione inglese furono individuati i principi della Midwifery, detti anche delle quattro C, che sono:

1- Women Centered assistance cioè un’assistenza in cui al centro viene posta la donna.

2- Choice cioè diritto di scelta, valore della scelta preventiva informata e non solo consenso informato a decisioni prestabilite.

3- Continuity cioè diritto alla continuità dell’assistenza da parte dello stesso operatore sanitario o di un piccolo team.

4- Control cioè potere decisionale alla donna (empowerment).

I servizi materni inglesi mettevano quindi al centro la donna, dovevano essere accessibili, utilizzare efficientemente le proprie risorse, essere effettivi e coinvolgere la donna nella pianificazione dei servizi stessi. Venivano inoltre individuati gruppi particolari di utenti quali le teenagers, madri disabili, tossicodipendenti, emarginate e minoranze etniche, con esame delle loro esigenze specifiche rispetto alla popolazione femminile complessiva. Vediamo in dettaglio cosa sono le novità di queste Linee Guida Italiane, che arrivano dopo 20 anni rispetto al piano sanitario inglese. L’introduzione affronta il tema dell’importanza della comunicazione e della continuità dell’assistenza, con un ruolo primario dell’ostetrica, per mettere al centro la donna facendo riferimento a studi ed evidenze consolidate e codificate in U.K. ormai dal 1994 con il Changing Childbirth.

Abbiamo evidenziato in caratteri maiuscoli le principali novità, il nostro commento critico è in corsivo e abbiamo suddiviso l’argomento in due paragrafi: Gravidanza e Gravidanza a termine/ Parto.

GRAVIDANZA.

Le novità sono molte, si evidenzia l’importanza dell’informazione e del coinvolgimento della donna e dei familiari nella relazione con i sanitari. LA CARTELLA CLINICA VIENE AFFIDATA ALLA DONNA che la trattiene con sé, portandola ai controlli successivi. Sono consigliati almeno QUATTRO INCONTRI con la donna in gravidanza, in cui è prevista la consegna di materiale informativo scritto ed un PRIMO INCONTRO di durata maggiore degli altri, in cui si DISCUTE con la donna un piano, riguardo alla tempistica e al contenuto degli incontri successivi. Test e accertamenti devono essere effettuati, se possibile, IN OCCASIONE DI QUESTI QUATTRO INCONTRI PER RIDURRE ALLA GESTANTE IL DISAGIO DI DOVERSI SPOSTARE PIU’ VOLTE.

Affidare la cartella clinica alla donna è importante in quanto così è la donna ad avere maggior controllo (una delle tre C dei principi della Midwifery ), la cartella è di sua proprietà, ha la possibilità di condividere con i famigliari tutte le informazioni in essa contenute, per poterne discutere con loro su quanto avviene negli incontri con i sanitari. Il materiale informativo è molto importante, in quanto la donna può così essere anche stimolata a approfondire le tematiche che le interessano e a richiedere ulteriori informazioni. Eseguire controlli con test e accertamenti in occasione degli incontri con il personale ostetrico riduce lo stress e dovrebbe contribuire a diminuire la spesa sanitaria in quanto implica una minore frammentazione dei servizi. La donna incontrerebbe comunque sempre personale qualificato ostetrico, per rispondere in queste occasioni a eventuali domande con la possibilità di approfondire la conoscenza reciproca.

“DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA (di noi che stiamo commentando le nuove linee guida ) LA DIFFICOLTA’ STA IN UN PROFONDO CAMBIAMENTO CULTURALE CHE DEVE AVVENIRE NELL’AMBITO DELLA NASCITA. IL SISTEMA SANITARIO IN ITALIA INOLTRE E’ COSTITUITO DA AZIENDE SANITARIE E LO SCOPO PRIMARIO DI UN’AZIENDA E’ IL PROFITTO. IL SISTEMA DI POTERE MEDICO MASCHILE INOLTRE DOVREBBE ACCETTARE DI RIDARE IL SUO POTERE E LA SUA CENTRALITA’ ALLA DONNA, MA QUESTA ACCETTAZIONE PUO’ VENIRE SOLO IN SEGUITO ALL’ AFFERMAZIONE DELLE DONNE DI ASSUMERSI RESPONSABILMENTE IL PROPRIO POTERE SIA COME DONNE CHE COME OSTETRICHE. NELL’OSTETRICIA ISTITUZIONALE ITALIANA INVECE TUTTO RUOTA ATTORNO ALLA FIGURA DEL MEDICO CHE E’ PROTAGONISTA E DECIDE. LA FIGURA DELL’OSTETRICA IN ITALIA E’ ANCORA DA VALORIZZARE, SAPPIAMO DA STUDI ED EVIDENZE CHE MAGGIORE E’ IL NUMERO DELLE OSTETRICHE E MAGGIORE E’LA POSSIBILITA’ DI UNA DONNA DI PARTORIRE SPONTANEAMENTE (più ostetriche, meno cesarei). OGGI IN ITALIA MOLTI UTENTI DEL SERVIZIO SANITARIO NON SANNO NEMMENO QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA UN MEDICO, UN’OSTETRICA O UNA DOULA, APPUNTO PERCHE’ LA GRAVIDANZA E’ ASSIMILABILE A UNA MALATTIA, DIVENTA INCONCEPIBILE UNA FIGURA CHE SI OCCUPA DI FISIOLOGIA E DI RIPRISTINARE LA SALUTE DELLA DONNA. LA GRAVIDANZA E IL PARTO NON SONO MALATTIE, MA L’ESPRESSIONE DEL MAGGIOR POTENZIALE FEMMINILE, RIGUARDANO LA COPPIA CHE CONCEPISCE E COME TALE L’UNICO FATTORE DI PATOLOGIA E’ RAPPRESENTATO – PER PERSONE SANE – DAL FATTO CHE LA NASCITA SIA DISTURBATA E CHE NON POSSA GODERE DEL RISPETTO E DELLA PRIVACY SUFFICIENTE. IN ITALIA C’E’ ANCHE DA SOMMARE AL PROBLEMA CULTURALE UNA GRAVE CRISI ECONOMICA CHE SPINGE LE DONNE A LAVORARE IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE IN GRAVIDANZA (SPESSO IN CONDIZIONI PRECARIE), COSA CHE INDUCE UN AUMENTO CONSIDEREVOLE DELLO STRESS CHE PUO’PORTARE COMPLICANZE DELLA GRAVIDANZA, DELLA NASCITA E DEL PUERPERIO. INOLTRE C’E’ UN DIVARIO ENORME TRA IL NORD, IL CENTRO E IL SUD DEL PAESE: MENTRE NEL CENTRO NORD POSSIAMO TROVARE PERCENTUALI OSPEDALIERE ANCHE DEL 10% DI TAGLI CESAREI (L’OMS CONSIGLIA UNA PERCENTUALE MASSIMA OTTIMALE DEL 15%), NEL SUD LA REGIONE CALABRIA E’ IN TESTA CON IL 67% DI TAGLI CESAREI, LA CAMPANIA SEGUE CON IL 60%”

Il PRIMO INCONTRO IN GRAVIDANZA deve avvenire idealmente entro la decima settimana quindi deve essere precoce, lo scopo è informativo sui servizi pertinenti presenti nel territorio di residenza. Importanti sono: la SCELTA INFORMATA (e non solo il consenso informato), l’informazione sui BENEFICI DI LEGGE che riguardano la maternità e la paternità, su STILI DI VITA adeguati e test di SCREENING SPECIFICI da eseguire, INFORMAZIONI SULLA DIAGNOSI PRENATALE (anche qui si parla di informare, non si fa una semplice prescrizione). SI PROPONE L’ECOGRAFIA QUALORA CI SIA UN DUBBIO SULL’EPOCA DI INSORGENZA DELLA GRAVIDANZA. L’ECOGRAFIA PER L’INDAGINE DI ANOMALIE FETALI DEVE ESSERE ESEGUITA TRA LA 19 E LA 21 SETTIMANA. Questa indagine consente di: compiere una scelta riproduttiva consapevole e decidere per tempo una eventuale interruzione di gravidanza secondo la legge 194, preparare i genitori alla gestione di disabilità, eventuali trattamenti, cure palliative, programmare la nascita in centri specializzati e considerare eventuali interventi intrauterini. LA MISURAZIONE DELLA TRASLUCENZA NUCALE NON E’ RACCOMANDATA COSI’ COME IL TEST DELL’ALFAFETOPROTEINA. NON CI SONO PROVE DI EFFICACIA DELL’INDAGINE ECOGRAFICA CONDOTTA NEL TERZO TRIMESTRE ALLO SCOPO DI INDIVIDUARE ANOMALIE FETALI, NE’ PROVE CHE L’INDAGINE ECOGRAFICA DEL TERZO TRIMESTRE ABBIA RICADUTE SU ESITI RILEVANTI PER LA SALUTE MATERNA E FETO – NEONATALE. IL RISCHIO DI ABORTO (si adopera il termine perdita fetale) DOPO L’AMNIOCENTESI E’ DELL’1,9%, DOPO LA VILLOCENTESI DEL 2%.

LA SCELTA INFORMATA E’ BEN DIVERSA DAL CONCETTO DI CONSENSO INFORMATO DATO A DELLE DECISIONI PRESE DAL MEDICO SU CUI NON C’E’ TEMPO DI RIFLETTERE. SCELTA INFORMATA VUOL DIRE AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI ESISTENTI IN BASE AD EVIDENZE SCIENTIFICHE, AVERE INFORMAZIONI SU TUTTI I SERVIZI PRESENTI SUL TERRITORIO, POTER DISCUTERE SU STILI DI VITA, SCREENING SPECIFICI, PIANO DEL PARTO, PER POTER PRENDERE UNA DECISIONE INSIEME AL PARTNER, DECISIONE CHE NON DEVE PER FORZA ESSERE ASSIMILABILE A QUELLA PROPOSTA DAI SANITARI. L’ECOGRAFIA COME DA EVIDENZE SCIENTIFICHE NON E’ INDISPENSABILE, MENTRE OGGI IL SISTEMA MEDICO ASSISTENZIALE SI BASA PREVALENTEMENTE SU QUESTA. CONOSCERE UNA PERSONA E’ IL PIU’GRANDE FATTORE DI SICUREZZA (COME DIMOSTRATO DA NUMEROSI STUDI SCIENTIFICI), NEGLI OSPEDALI SI LAVORA SEMPRE CON PERSONE SCONOSCIUTE. INVECE SEGUENDO CON CONTINUITA’ UNA GRAVIDANZA SI PUO’ AVERE LA PERCEZIONE CLINICA CHE LA GRAVIDANZA PROCEDE BENE E IL BAMBINO CRESCE (QUINDI LA PLACENTA FUNZIONA) E QUESTO DATO CLINICO SARA’ CONFERMATA DALLA MISURAZIONE DELL’ADDOME CON IL CENTIMETRO E L’ECOGRAFIA SERVIRA’ SOLO IN CASO DI DUBBIO CLINICO”

Nel SECONDO TRIMESTRE l’incontro ha lo scopo di ESAMINARE E DISCUTERE CON LA DONNA gli esiti di test di screening registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, OFFRIRE LO SCREENING PER IL DIABETE GESTAZIONALE, RILEVARE LA PRESSIONE ARTERIOSA.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE RICOPERTO DALLA PLACENTA VIENE OFFERTA UN’ECOGRAFIA ALLA 32 SETTIMANA.

ANCHE QUI ECOGRAFIA SOLO IN CASO DI GRAVE COMPLICANZA OSTETRICA CHE RENDE IMPOSSIBILE IL PARTO A TERMINE PER LA VIA NATURALE”

NEL TERZO TRIMESTRE si esaminano e discutono con la donna i risultati degli esami eseguiti, registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, si rileva la pressione, si misura la distanza sinfisi-fondo (cioè si controlla la CRESCITA FETALE con il centimetro e non con l’ecografia) e si informa la donna dell’offerta di CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA.

DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA PROPORRE DEGLI INCONTRI O CORSI SOLO NEL TERZO TRIMESTREDI GRAVIDANZA E’ UNA MODALITA’ TARDIVA”

… continua!

Il nostro Lotus…

venerdì, 13 maggio 2011

Già prima di rimanere incinta avevo deciso che il mio prossimo bambino sarebbe nato con Lotus Birth… In realtà ci avevamo già pensato per la nascita di Vera, ma non eravamo ancora pronti a vivere questa esperienza, quindi abbiamo lasciato perdere. Quando ho saputo di essere nuovamente incinta, e per tutta la gravidanza, non ho avuto dubbi sul Lotus, sarebbe andata così. Nel frattempo, ho potuto vedere da vicino il Lotus di mia nipote, e la cosa mi ha ancora affascinato di più… Quando è arrivato il nostro momento, la mia piccola Maia è nata in casa e quindi abbiamo potuto, insieme alla nostra ostetrica, realizzare il Lotus senza problemi.

Tecnicamente è andato tutto bene, non abbiamo mai avuto particolari difficoltà, tranne un po’ più di attenzione che dovevamo prestare alla placenta negli spostamenti della bambina, e al momento dei cambi. A volte mi capitava di dimenticarmi della placenta, che ha rischiato di cadere ogni tanto, ma non è mai successo. Durante i primi giorni di vita, la nostra piccola Maia è stata in braccio solo alla mamma e al papà, la prima uscita è avvenuta a 6 giorni di vita (in fascia!) e la prima visita ufficiale (tranne i vicini che non siamo riusciti ad arginare!) è stata quando Maia aveva una settimana. Quindi non abbiamo dovuto spiegare nulla a persone che non avrebbero compreso, cosa che in condizioni normali mi verrebbe da fare per diffondere questa usanza, ma che appena dopo il parto mi sembrava una fatica inutile, uno spreco di preziose energie…

Vediamo la gestione pratica… Dopo il parto, appena è nata la placenta (circa un’ora dopo la nascita di Maia), l’ostetrica l’ha lavata con acqua e aceto, poi la abbiamo avvolta in un panno dopo averla cosparsa di sale fino. Ogni mattina, quando veniva l’ostetrica, mettevamo altro sale sulla placenta e cambiavamo il panno che ospitava la placenta; non avevamo dei panni speciali, alla fine abbiamo usato quelli da cucina che sono più sottili dei normali asciugamani e che la facevano asciugare e seccare più velocemente. Sull’ombelico di Maia, quando il cordone era già secco e iniziava a staccarsi, mettevamo un po’ di argilla che aiutava ad asciugare.

Il cordone è caduto in quarta giornata. Il modo in cui è successo mi ha commosso un po’, ma forse per tutte le mamme è così… Poco prima avevo cambiato il pannolino alla piccola e avevo visto che il cordone era ormai attaccato solo per 2 fili molto sottili, ho fatto molta attenzione rimettendo il pannolino perché non volevo accelerare la caduta, e poi ho affidato per un po’ Maia al papà… L’ho ripresa perché voleva ciucciare e mi sono seduta accanto a Vera sul divano per guardare con lei la tv… La piccola poppava ma a un certo punto si è fermata, aveva gli occhi aperti ed era tranquillissima, poi si è staccata, pacifica, e mi è venuto da guardare il cordone… così ho visto che era staccato! Mi è uscita qualche lacrima, le ho detto sottovoce “Adesso sei mia!”, perché per la prima volta l’ho sentita davvero con noi, e da quel momento posso finalmente tenerla anche cuore contro cuore!

Con la placenta abbiamo deciso insieme all’ostetrica di fare dei rimedi che potremo utilizzare tutti in famiglia, e magari ve ne parlerò in un altro post…

L’atmosfera che abbiamo respirato tutti in famiglia, in quei primi 4 giorni, è stata davvero magica… Ci sembrava di essere sospesi, di essere su una nuvoletta leggera, e neanche i primi momenti di crisi di Vera sono riusciti a farci stare troppo male, forse eravamo drogati di ormoni! E’ come se la placenta diffondesse nell’aria una tranquillità contagiosa, che ci ha fatto vivere i primi giorni in modo molto ovattato. Piano piano le cose sono tornate normali, ma il passaggio è stato molto graduale, e i primi 4 giorni magici li ricorderò per sempre!

Maia a 2 giorni

La nascita di Maia

giovedì, 5 maggio 2011

10 aprile 2011

Mi sveglio alle 8, dopo una bella dormita, senza contrazioni stanotte! Mi sento bene ma appena mi alzo dal letto sento una contrazione, negli ultimi giorni e settimane ne ho avute alcune ogni giorno, quindi non mi stupisce, però dopo qualche minuto ne torna un’altra, e poi ancora… Mi viene da tenerle sotto controllo, sono a 5-6-8-10 minuti una dall’altra, non regolari, ma sento che qualcosa si sta muovendo… Sono felice, sono “solo” a 39+1 ma sono abbastanza stufa del peso della pancia, ho fatto tutto quello che volevo fare prima del parto, e quindi mi sento libera di partorire, e il mio bambino (o bambina?) lo sa, ne abbiamo parlato… Prima di alzarmi dal letto parlo con Massimo, gli ricordo che secondo i miei “pronostici” il piccolo avrebbe potuto nascere l’11 o il 13, e c’eravamo quasi… Poi, sempre prima di alzarmi, gli dico che mi piacerebbe andare al parco di Chivasso quella mattina, per stare un po’ insieme all’aria aperta, ma appena alzata, vedendo che le contrazioni erano arrivate e continuavano, avevo deciso di restare a casa e di far andare solo Vera col papà.

Dopo colazione erano usciti, percepivo un po’ di agitazione di Massimo, ma positiva, e quando sono rimasta sola mi sono messa a cucinare melanzane per la cena, poi ho letto un po’ sul balcone, al sole, e tra una cosa e l’altra ho anche pensato di avvisare la mia ostetrica, Carla, perché visto che era domenica volevo dirle che forse si stava muovendo qualcosa, così se aveva in programma delle gite non sarebbe andata troppo lontana. Mi aveva risposto scrivendomi un sms “Bene, vediamo come evolve la cosa”, così ero tornata alle mie contrazioni, e per avere un’idea di cosa stava combinando il mio corpo e, per passare il tempo, mi sono messa a segnarle su un post it… Questa cosa mi divertiva! C’erano pause più lunghe e altre più corte, tutto ancora molto tranquillo…

All’ora di pranzo, tornati Vera e il papà, avevamo mangiato e tutto andava avanti tranquillamente… Non ricordo cosa ho fatto subito dopo pranzo, ma verso le 15-15.30 ho chiuso le persiane della cameretta e mi sono messa per terra, sul tappetino morbido di Vera, perché sentivo che avevo bisogno di pace e tranquillità per concentrarmi su cosa stava succedendo… Dopo un po’ ho messo sul tappeto il materassino del vecchio lettino di Vera, che avevo tenuto a portata di mano proprio per il travaglio… Ci ho messo sopra un telo e poi un lenzuolo bianco, che avevo già usato per il parto di Vera, e mi sono messa in ginocchio lì sopra. Quando arrivava la contrazione mi alzavo in piedi e, continuando ad appoggiarmi al letto, dondolavo il bacino, ripetendo inspirazione e AAAAAAAAAAAA, inspirazione e AAAAAAAAAAAA… Mi veniva da fare così, se mi muovevo era meglio, e con le AAAAAAAAAAA mi sembrava di tenere un po’ a bada il dolore, e di essere al comando della barca sulle onde, anche se ancora piccole e gestibili… Dopo un po’ Vera e Massimo sono usciti di nuovo, io continuavo a prendere nota delle contrazioni e vedevo che lentamente si avvicinavano, e si facevano più forti… Ho scritto qualche sms a mia sorella, ma non molti, perché sentivo che il mondo esterno mi tirava fuori da quello che stavo vivendo, e io volevo esserci dentro totalmente…

Ho scritto di nuovo a Carla, dicendole che ero da sola, e che anche quando fossero tornati Massimo e la bimba, lui avrebbe dovuto badare a lei, quindi sarei stata comunque sola, e forse avrei avuto piacere di avere compagnia… Mi ha chiesto ogni quanto erano le contrazioni, se non sbaglio, e le ho risposto che erano ogni 5 minuti, allora mi ha chiamata e mi ha detto che per un secondo parto erano abbastanza frequenti ogni 5 minuti, e che quindi ci saremmo risentite dopo un’oretta per capire come andavano le cose… Ho guardato l’ora, erano le 18.15. Ero ancora sola, ho continuato a stare nella cameretta, sul materassino, e a dondolarmi ad ogni contrazione, e concentrandomi sulle AAAAAAAAAAAA… Tra un’onda e l’altra chiamo mia mamma, sperando che mi risponda subito, perché voglio che sia tranquilla e non voglio sentire la sua ansia o preoccupazione addosso, quindi le dico che tutto va bene e che non ci sono novità… Poi mi richiamerà dopo circa un’oretta, non so per quale motivo, ma io non potrò rispondere!

Dopo un’ora Carla mi scrive di nuovo, chiedendomi se erano ancora ogni 5 minuti, così aspetto qualche minuto per averne la conferma, guardo l’orologio per vedere ogni quanto sono e a fatica mi concentro per risponderle, le scrivo “Veramente da mezz’oretta sono circa ogni 3 minuti”, così mi scrive che forse è il caso che parta, e io le do l’ok. Tornano Massimo e Vera, lei mi sembra tranquilla, io non riesco a prestarle tanta attenzione ma le spiego brevemente che mamma ha bisogno di stare tranquilla perché forse Piru vuole nascere quel giorno o forse il giorno dopo, e lei capisce, non ricordo molto di cosa faceva, quindi vuol dire che era tutto tranquillo! Appena vedo Max gli chiedo se può portare in bagno la piscina e riempirla, ora ho proprio voglia di entrare in acqua, per vedere che succede, e per provare un po’ di sollievo… Ci vuole un po’, prima dà una gonfiatina supplementare alla piscina, poi inizia a riempirla, e io mi preparo… Accendo l’abat-jour verde che sostituisce la luce piccola del bagno, che non abbiamo ancora montato, e per avere un’atmosfera più intima ci metto sopra un asciugamano rosso che ho preso proprio per il parto, e accendo la stufetts… Chiudo le persiane e mi spoglio, entro in acqua mentre si sta ancora riempiendo la piscina, Vera mi vede entrare e ride in modo sorpreso, ma poi mi lasciano tranquilla. Cerco una posizione comoda, sto seduta con le gambe allungate e appena l’acqua raggiunge la pancia sento una sensazione bellissima di rilassamento, sembra che tutto finisca, mi dico “No, non può essere che si fermi tutto, ma se deve essere così va bene lo stesso…”, mi rilasso tantissimo e per i primi 5 minuti mi godo il calore e la pace senza disturbi… Poi ecco che torna una contrazione, poi dopo poco un’altra, e si torna in barca… Questa volta sono davvero in mezzo alle onde… Dopo circa un quarto d’ora sento che arriva Carla, parla un attimo con Massimo e poi entra in bagno. La saluto sorridendo, lei fa altrettanto, sono felice di vederla, la sento molto tranquilla, e lo sono anche io. Chiacchieriamo qualche minuto, non ricordo che cosa ci diciamo, ma per qualche minuto le contrazioni si calmano, e penso che sia perché è arrivata Carla, che per quanto sia una presenza amica e discreta, è pur sempre una persona che prima non c’era, e devo integrarla nell’esperienza che sto vivendo… Poi le contrazioni riprendono e Carla mi chiede se alla fine della contrazione può provare a sentire il battito con lo stetoscopio di Pinard, quel corno di legno per intenderci, niente ultrasuoni!, così mi chiede di alzarmi dall’acqua per sentire, io mi alzo, lei prova a sentire il battito ma ad un primo tentativo non riesce, poi arriva subito un’altra contrazione e così mi rimetto giù… Ci riproviamo per 5 o 6 volte, ma sempre senza successo, perché ormai le onde non mi danno tregua, sono una di seguito all’altra, neanche un minuto tra una e l’altra, solo qualche secondo… Mi alzo ma subito dopo ne arriva un’altra, quindi non riesco a stare fuori dall’acqua per il tempo necessario… Rinunciamo, Carla dice “Va bene così”, e io mi rimetto a gestire le onde senza più dover provare ad alzarmi… Il mio piccolo ha deciso di correre! Continuo a vocalizzare le mie AAAAAAAAAAA, a rilassarmi durante le brevi pause e a cambiare posizione quando arriva la contrazione: o carponi o galleggiante nell’acqua a pancia in su… Mi sento bene, non so quanto ci vorrà ma la cosa più bella è il mio stato d’animo, mi sento davvero serena e forte, vado avanti concentrata su cosa sto vivendo, e mi godo davvero ogni contrazione… Dopo poco sento un primo premito, anche se appena riconoscibile, e le contrazioni iniziano a diradarsi un po’ di più… Dopo il secondo vocalizzo un po’ diverso, Carla mi chiede se stanno iniziando le spinte, e io dico di sì… Mi sembra così strano che siamo già a questo punto! Io che temevo di far venire Carla troppo presto! Sono felice e tanto tranquilla, mi sento lucida e serena, uno stato d’animo molto diverso dallo scorso parto… Forse perché è stato veloce, forse perché è la seconda esperienza, forse perché ho lasciato fare alla mia bambina e al mio corpo, ma in ogni caso mi sento bene e potente, e so che sta andando tutto a meraviglia.

Continuano le spinte, sempre più convinte, e la mia voce cambia, le AAAAAAAAAAA diventano ruggiti, e mi sento sempre più forte… Carla ad un certo punto commenta “E lui è di là…”, come per dire che Massimo si sta perdendo tutto… Va poi ad avvisarlo che siamo vicini alla nascita, e dopo un po’ lui e Vera vengono a vedere… Non riesco a guardare Vera perché sono impegnata nella spinta, sento che sente i miei ruggiti, poi quando passa la contrazione la saluto, lei mi sorride e sembra tranquilla, ma dopo poco vuole tornare di là… Ogni tanto vengono a vedere, ma stanno pochi secondi, poi Vera chiede sempre di andare in cucina… Parentesi comica (che mi ha fatto ridere anche in travaglio!): ogni volta che veniva in bagno stava un attimo e poi diceva al papà “Torniamo di là, voglio ancora melanzane!”, quelle che avevo cucinato al mattino, e alla fine ne ha mangiati 4 piatti!!!

Una delle volte che torna in bagno nota il mio braccialetto, che ho proprio dall’estate scorsa, dai giorni in cui sono rimasta incinta, e mi dice “Mamma ma bagni il braccialetto nell’acqua!”. Questa nota mi sorprende, non ha quasi mai notato quel braccialetto, e proprio ora che sta nascendo il piccolo, che è arrivato insieme al braccialetto, diventa così importante…

Le ultime spinte sono il momento che ricordo con maggiore gioia e intensità… Non sento più il dolore forte delle contrazioni, rimangono solo le spinte, che mi danno ancora maggior senso di potenza… Avevo un po’ paura di questa fase, perché durante il parto di Vera avevo avuto un cedimento, avevo avuto paura di non farcela, cosa normale, ma comunque temevo un po’ il momento, invece stavolta nulla… Mi concentro sulle spinte, Carla quasi non la sento, è lì seduta, anzi indietreggia, da uno sgabello vicino alla piscina va a sedersi sulla vasca, a qualche metro da me, e io sono come da sola… Io e il mio bambino… Lo chiamo, inizio a parlargli, gli dico che ce la stiamo facendo bene, che ho voglia di conoscerlo, di vedere se è maschio o femmina, e che lo stiamo aspettando… Ancora un po’ di spinte, tra una e l’altra torno presente nella stanza e sto bene, a volte vedo che c’è Massimo con Vera, altre volte aspetto da sola in silenzio che arrivi la successiva. Ad un certo punto sento che il piccolo sta scendendo, lo sento premere sul retto, ricordo dai racconti che tante mamme pensano di dover andare in bagno, non ricordo questa sensazione dal primo parto… In effetti la sensazione è quella, e la assecondo, sapendo che è il mio piccolo e che sta per uscire… Infatti dopo un po’ sento che sta avvicinandosi all’uscita, inizio a sentire bruciare ma vinco la mia paura di lacerarmi, so che sta per venire fuori la testa… Lo chiamo, vado avanti pensando che sono in acqua, che questo aiuterà, e metto una mano lì dove sento bruciare, sento la testa dentro, mi tengo il perineo pensando di proteggerlo… e poi la pausa. Rimango lì, carponi, ad aspettare la spinta successiva, ansimando, sudata, concentrata, nel silenzio, e continuando a parlare col mio bambino… La pausa è lunga, poi arriva un’altra spinta, e questa volta esce la testa… Lo dico a Carla, e lei dopo un po’ mi chiede “Ma la testa è uscita tutta o solo un pezzo?”, le rispondo che non lo so, così lei mi dice che se riesco a girarmi un po’ per farle vedere, guarda lei… Io mi giro in modo che possa vedere, e poi dice che è uscita solo in parte, non tutta… Mi concentro di nuovo sulla spinta che deve arrivare, la aspetto, e questa volta esce tutta la testa. Sento una liberazione, sento che ora tutto il resto sarà più facile, sono tranquilla. Aspetto ancora, il mio bambino non è frettoloso, si prende il suo tempo. Dopo un po’ ancora, un’altra spinta, in realtà non ricordo bene quante siano state dopo l’uscita della testa, ma non molte. Quando finalmente esce tutto il resto del corpo, la liberazione è totale, il piccolo atterra dolcemente sul fondo della piscinetta, ma solo per un secondo, perché subito lo prendo con le mie mani, il momento che ho sempre sognato di questo parto, che ho sempre desiderato, e che finalmente si avvera… Lo tiro su, è nato, è nato! Ancora non ci credo, lo abbraccio e guardo… “È una femmina, è Maia!” dico subito… La mia piccola nasce con gli occhi aperti, che magia… ci possiamo subito guardare e innamorare… Carla è dietro di me, ma io sono sola in quella stanza, sola con il mio parto perfetto, sola con la mia bambina, che sorpresa è davvero una bambina! Non sento che Carla esce e va a chiamare Massimo e Vera, non so dopo quanto arrivano, io intanto mi siedo nell’acqua e sto benissimo, mai stata meglio! Carla viene a vedere la piccola, ma non la tocca neanche, o se lo fa io non me ne accorgo, e comunque non ci disturba mai. Stringo la piccola al petto, come tante volte ho visto nei video delle nascite in acqua, la mia piccola che è piena di vernice caseosa! Chiedo a Carla come mai è tutta coperta di vernice, “non succede quando nascono prima?”. Non ricordo cosa mi risponde, ma io continuo ad accarezzare la pelle e le piccole rughe di quel miracolo, e a tenerla stretta al petto. Lei non piange subito, fa qualche verso per liberarsi dal muco, poi un piccolo pianto… Sono totalmente ipnotizzata da quel fagottino che stringo tra le braccia, è mia, è perfetta e non riesco a staccare gli occhi da lei…

Arrivano papà e sorellona, e Vera dice subito “È nato Piru!”. Alla fine non hanno assistito alla nascita, ma doveva andare così, io lo sapevo fin dall’inizio che sarebbe andata così… Vera e il papà stanno con me sempre, da questo momento in poi: Vera col suo continuo chiacchierare e chiedere cosa sta succedendo, ma lo sento davvero come un sottofondo, io mi sento serena e fortissima, una sensazione bellissima… Massimo è felicissimo, anche lui è tanto sereno, soddisfatto, e guarda la piccola come un secondo miracolo nella nostra famiglia… Faccio mettere altra acqua calda nella piscina, perché ho paura che Maia prenda freddo, la tengo stretta e me la guardo tutta… E’ vicina al seno ma inizia a ciucciare solo dopo circa mezz’oretta, e si attacca perfettamente. Questa volta abbiamo fatto tutto da sole, e tutto va come deve andare! Stiamo in acqua a poppare per un bel po’, mi sa che anche questa bimba sarà una ciucciona! E poi, quando finisce, mi alzo perché sento che deve uscire la placenta, l’unico mio pensiero durante quei momenti… Mentre l’altra volta me lo aveva ricordato l’ostetrica che il parto non era ancora concluso, questa volta sono io che ci penso. Mi metto in ginocchio con la piccola in braccio e spingo un po’, la placenta esce subito. La prendiamo, Carla guarda che sia tutto a posto, e mi dice che la placenta era bella matura, era proprio ora che nascesse la piccola… La lava con l’acqua della piscina e con un po’ di aceto, poi ho voglia di uscire così mi aiutano, che pesante la mia bimba fuori dall’acqua! La gravità mi fa sentire pesantissima! Dalla piscina vado fino alla vasca, rimango lì in piedi con la bimba in braccio e mi sciacquo, sono un po’ sporca di sangue, e ho voglia di lavarmi… Mi aiutano a mettere un accappatoio e un asciugamano in mezzo alle gambe, e andiamo in camera. Finalmente nel lettone! Ieri sera ero andata a dormire col pancione e ora ci vado con la mia piccola!

Carla guarda se mi sono lacerata, c’è una piccola lacerazione così mi mette un po’ di argilla, e già così soffro un po’! Che bello però non avere punti! Sono nel letto con l’accappatoio, un po’ di asciugamani e Maia, chiacchiero ancora con Carla per un po’, mi racconta dei suoi parti, io sto così bene! Vera è sempre lì con me, Massimo sta svuotando la piscina…

Poi Carla se ne va, e noi ci mettiamo tutti a letto, insieme, io in mezzo tra le mie cucciole, e presto si addormentano tutti… tutti tranne me. L’energia del parto mi impedisce di dormire, e poi ci pensa anche la mia piccola che ogni tanto si sveglia piangendo, e poi ciuccia… Insomma, inizia la nostra vita a 4, se non finisco qui il racconto non mi fermo più!

E’ stato davvero tutto come desideravo, come sognavo da quando ho saputo di essere incinta, tutto così naturale e facile… Mi sento tanto tanto fortunata per aver potuto avere due parti in casa, entrambi facili e belli, ma questa nascita mi ha davvero dato qualcosa di speciale, che non so spiegare, ma che subito si è tramutato in tranquillità e pace, non in entusiasmo come quando si compie un’impresa particolare… tutto è stato così “normale” che anche nei giorni seguenti mi sentivo così serena da pensare di essere su una nuvoletta rosa, complice anche il Lotus…

Maia a poche ore