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Alice, mamma ad alto contatto di 2 gemelline!

sabato, 9 marzo 2013

1. Eccoti! Ci presenti brevemente la tua famiglia?

Ciao Lucia, certo. Sono Alice, ho 28 anni, compagna di Leonardo, di 32 anni ed insieme siamo genitori di Morgana e Penelope, 2 gemelle biovulari di 20 mesi. Sono in attesa di una altro bambino o bambina, che se tutto andrà bene, come naturalmente speriamo, nascerà per i primi di Ottobre.

2. Quando hai saputo che aspettavi due gemelli, come ti sei sentita?

Ad essere sincera, inizialmente beffata!! Si, perché io e Leonardo scherzavamo spesso su questa cosa, ma mai e poi mai ci saremmo aspettati una conferma del genere alla prima ecografia. Allo stesso tempo ho iniziato a sentirmi anche estremamente fortunata, grata e felice. Mi sentivo anche un po’ speciale. Avevo in grembo non una, ma ben due vite, mi sembrava così strano e meraviglioso!! Pensavo e lo penso tutt’ora, che l’amore di mamma e papà era troppo per creare una sola vita!

3. Come hai vissuto il resto della gravidanza, sia fisicamente che emotivamente?

Durante i primissimi mesi, nonostante l’entusiasmo, ero anche preoccupatissima di poter perdere le mie bambine, ricordo che ero fissata nel voler comprare l’Angel sound per accertarmi che fossero vive, ogni qualvolta mi prendeva l’ansia… Poi, mi sono a poco a poco tranquillizzata e devo dire che ho avuto la fortuna di trascorrere una gravidanza davvero serena e spensierata (niente nausee o altri problemi), eccetto per qualche sporadico momento di crisi, soprattutto a causa della paura di ingrassare troppo, affamata com’ero, ma spaventatissima da certi ginecologi che mi facevano del vero e proprio terrorismo in questo senso… C’era da organizzare ed affrontare anche un trasloco, ma nonostante tutto, mi sentivo piena di vita e magnificamente in forma. Ho lavorato fino alla fine del 5° mese (nonostante per le gravidanze gemellari sia prevista la maternità a rischio fin da subito) e mi sono sempre data da fare anche a casa, come al solito. Mi sembrava di non percepire il peso del pancione e la stanchezza, seppur inevitabile. Forse ho esagerato un pochino, ora mi ripeto spesso che avrei dovuto stare più a riposo e faticare di meno.

4. Come ti sei organizzata in vista dei primi mesi? Aiuti in casa, nonne, ferie del marito…

Ho avuto la presenza costante di Leonardo, che grazie al suo particolare tipo di lavoro ha potuto permettersi il grande lusso di starci molto vicino, lui era ed è sempre in prima linea, al mio fianco! Inoltre, anche a causa del recentissimo trasloco, le nonne sono sempre state molto disponibili, compatibilmente con i loro impegni familiari e lavorativi, soprattutto i primi mesi ci hanno dato una mano per le pulizie ed i pasti. La nostra situazione economica non ce lo permette, purtroppo, ma devo dire che un aiuto costante per le pulizie, la spesa, le lavatrici e tutti gli altri lavori di casa, sarebbe stato davvero utile…

5. Dopo il parto, come si è avviato l’allattamento?

All’inizio devo dire che è stata molto dura, psicologicamente, fisicamente e tecnicamente parlando.
Durante la gravidanza ho ricevuto molte informazioni e consigli sull’allattamento, frequentando un corso pre-parto, specifico per gemelli e tenuto da due ostetriche mamme a loro volta di gemelli. Un certo supporto l’ho avuto anche nei primi giorni, quand’ancora ero ricoverata nell’ospedale dove ho “partorito”.
Mie figlie, subito dopo la nascita, sono state ricoverate per un totale di 40 giorni, prima in terapia intensiva neonatale per piccoli problemi dovuti alla prematurità, e successivamente in patologia neonatale per l’accrescimento.

La sera stessa del cesareo, incoraggiata dalle ostetriche, ho iniziato a stimolare il seno con il tiralatte, costantemente per circa 15 minuti ogni 3 ore. La montata lattea, con relativo ingorgo (che dolore allucinante!!!) l’ho avuta dopo 2 giorni.
Credo di essermi attaccata tenacemente all’allattamento, a causa del cesareo forzato assolutamente non voluto e ancora non accettato appieno e della lunga lontananza dalle mie bambine. In fondo all’epoca, dar loro il mio latte rappresentava l’ultima chance per poter recuperare, almeno in parte, il mio ruolo di madre. Ho considerato mie figlie per troppo tempo di proprietà dell’ospedale, anche giorni dopo le dimissioni, mi sentivo sempre in dovere di comportarmi come da istruzioni superiori, questo sicuramente anche a causa dell’incredibile senso di colpa ed inadeguatezza dovuto alla loro nascita prematura. Avevo completamente seppellito il mio istinto materno…
Le bimbe sono state ricoverate in quell’ospedale per 2 settimane e durante gli ultimi giorni avevo iniziato a provare ad attaccarle al seno, in particolare Morgana, che delle due era quella più in forma! Devo dire che le infermiere ed i medici della TIN di quell’ospedale sono molto favorevoli all’allattamento al seno dei prematuri, anzi, per loro era quasi la norma e potevi stare con i tuoi figli tutto il tempo che ti pareva…Se fosse stato possibile continuare le cure lì, di sicuro l’avvio dell’allattamento al seno sarebbe stato meno difficoltoso, ma ahimè, per problemi logistici, le hanno trasferite in un ospedale di periferia e più vicino a casa nostra.
Lì l’accesso alla TIN era prevista soltanto ogni 3 ore per i pasti, per al massimo 45 minuti e ti dovevi dare anche una mossa! Le infermiere erano disinformate, poco propense se non addirittura scettiche circa l’allattamento per i gemelli ed i pediatri se ne fregavano altamente del fatto che volessi allattarle, a loro importava soltanto che prendessero peso.
Quando ho parlato con la pediatra di quel reparto per la prima volta, mi ha detto che mie figlie secondo la loro esperienza, ancora non erano pronte per attaccarsi al seno (ma nell’altro ospedale invece era già da qualche giorno che avevo iniziato!!) e che per loro era meglio che venissero alimentate con gavage ancora per un po’, per poi passare al biberon con il quale, sempre secondo loro, si affaticavano meno e questo avrebbe permesso loro di guadagnare maggior peso e più velocemente. Poi eventualmente si poteva tentare con l’allattamento al seno…Non ho insistito, cosa di cui mi pento amaramente, ho taciuto e portato pazienza. Mi sono fidata perché ero insicura, spaventata, confusa e ancora troppo poco informata sui miei diritti di madre e sull’allattamento dei gemelli. Un paio di volte ho notato che nel biberon c’era LA e non il mio latte che, nel frattempo, a casa, meticolosamente mi continuavo a tirare ogni 3-4 ore, giorno e notte. Ne producevo circa 850/900 ml giornalieri ed un paio di volte le infermiere mi hanno detto che avevano esaurito le scorte!!! Inoltre usavano tecniche a dir poco aberranti per svegliarle per dar loro il biberon, visto che erano un po’ deboline e sonnolenti. Gli bagnavano la faccia con cotone imbevuto di acqua, le ingozzavano letteralmente, cacciandogli a fatica il biberon in bocca, schiacciando la tettarella e rigirandola per far si che uscisse latte, e chissà cos’altro quando io non c’ero!! E io, fiduciosa, le lasciavo fare e le imitavo a mia volta, convinta che se lo facevano loro, che erano infermiere, andava bene così…
Arrivati all’epoca in cui secondo lo staff avrei potuto iniziare ad allattarle, mi sono sentita dire di tutto: che avevo il capezzolo troppo grosso e poco sporgente (ho scoperto poi che non è assolutamente vero, e anche fosse stato vero, questo non avrebbe di certo impedito l’allattamento!!). Ricordo in particolare una sera, in un mio momento di crisi di pianto, perché avevo un principio di ragadi (secondo me a causa dell’uso intensivo del tiralatte) e facevo fatica ad attaccare Morgana, un’infermiera mi ha detto in tono seccato, che ci sono madri e bambini che stanno ben peggio e che il mio non era un valido motivo per piangere!! Mi sono anche sentita dire, in altre occasioni, che mie figlie non ci potevano mettere 40 minuti a poppare, se no poi si sballava l’orario della poppata successiva!! Il giorno dopo, continuavo a ritrovarmele col sondino alimentate a gavage, quando magari sapevo che il giorno prima erano riuscite a ciucciare e finire tutto il biberon….
Dopo un mese, una pediatra (che fatalità in precedenza aveva lavorato nell’ospedale dove ho partorito) ci ha spediti a casa, convinta che Penelope, quella che mangiava e cresceva meno, si sarebbe “scantata” da sola ed avrebbe finalmente deciso di mettersi a mangiare. All’inizio seguivamo alla lettera le istruzioni impartite dal reparto e continuavamo a dare biberon con il mio latte tirato ad entrambe, ogni 3 ore, sempre con doppia pesata, perché eravamo terrorizzati dal fatto che non mangiassero abbastanza…Purtroppo anche al corso preparto, nessuno mi aveva informata del fatto che il latte non va via dal giorno alla notte (sempre se la mamma continua a stimolare la produzione, con tiralatte o attaccando i bambini a richiesta, senza dare altri supplementi, come io del resto facevo) ed ero spaventatissima dai racconti dei parenti, di svegliarmi un giorno e scoprire che non avevo più latte, questo mi creava un’ansia pazzesca!! Quindi mi sono massacrata letteralmente con quell’aggeggio, arrivando ad odiarlo!! Mi spremevo a dismisura, per congelare il mio latte, in caso ce ne fosse stato bisogno!! Era stressantissimo, dopo qualche giorno mie figlie piangevano per la fame e volevano mangiare ogni ora emmezza, al massimo due, e ci mettevano anche 40 minuti, dopodiché bisognava cambiarle dalla testa ai piedi, perché si inzuppavano sputando di continuo buona parte del latte. Quando avevamo finito, io mi mettevo di nuovo a tirarmi il latte, questo ovviamente giorno e notte….Dopo qualche giorno ero stremata a dir poco, credo che la mia depressione postparto si sia aggravata proprio in quei giorni… Penelope era ancora abbastanza inappetente poverina, sputava di continuo tutto il latte, o buona parte e non ne voleva sapere del biberon, nemmeno a casa! Morgana per fortuna, invece, a poco a poco si era adattata, anche se lei poteva godere del seno che ogni tanto cercavo di offrirle. Abbiamo scoperto poi che probabilmente il gusto di disinfettante misto a quello di un, a mio avviso, inutile integratore nel biberon, dava un cattivissimo gusto al mio latte, che le bambine rifiutavano (e ci credo!!).
Un bel giorno, su consiglio del pediatra della ASL, ho attaccato al seno anche Penelope che continuava a crescere troppo poco e… magia!!! Si è messa a poppare come una matta, finalmente anche lei come Morgana!

Allattavo a richiesta prima una e dopo l’altra, ma non riuscivo a fare altro che stare con le tette al vento, ero nervosa e sotto pressione, anche per il continuo via vai in casa di amici e parenti in visita. Prima di impazzire del tutto ho chiesto aiuto e sono andata a trovare le ostetriche del corso che mi hanno dato qualche dritta, dicendomi che con i gemelli l’allattamento a richiesta non ce lo si poteva permettere!! Mi hanno però anche fatto vedere bene come posizionarle a rugby e spiegato come cercare di sincronizzarle con le poppate. Sull’allattamento che secondo loro non doveva essere a richiesta, non sono riuscita a dar loro retta, ho provato a lasciarle piangere (e ancora me ne pento amaramente!!) come mi avevano consigliato loro, x una mezz’oretta, in maniera da rispettare gli orari, ma io proprio mi sentivo male e non ce l’ho fatta. Da lì tutto è filato relativamente liscio, tra alti e bassi dovuti alla mia depressione, ma credo che l’allattamento un po’ ci abbia salvate…Poi pian piano ho iniziato ad informarmi meglio e documentarmi ed ho scoperto molte cose interessanti, anche se troppo tardi…
Il lieto fine sta nel fatto che le allatto tutt’ora, a richiesta, anche se da quando sono rimasta incinta le poppate sono diminuite parecchio (ora poppano solo la sera prima di andare a letto, di notte ogni 2-3 ore e la mattina prima di alzarci) quasi sempre ancora in tandem e vorrei continuare fino al loro svezzamento spontaneo.

6. Quali sono state le maggiori difficoltà una volta nate le piccole?

Mentre ancora erano ricoverate in ospedale, sicuramente lo stress maggiore derivava dal dover affannarsi, avanti e indietro, più volte al giorno, da e per l’ospedale, cercando di rispettare gli orari, con la calura di luglio ed agosto, approfittare dei momenti di calma per tirarsi il latte, senza avere mai un attimo per riposare, per riprendermi dal trauma sia fisico che morale, del cesareo, che mi ha indebolita parecchio, procurandomi tra le altre cose, una temporanea anemia.

Quando, invece, finalmente le abbiamo portate a casa con noi, il 13 agosto 2011, le difficoltà maggiori consistevano nel barcamenarci con le esigenze di due neonate premature, che ancora avrebbero dovuto essere nella mia pancia, che richiedevano tantissime attenzioni, comprensione, pazienza, resistenza, da noi che eravamo alla prima esperienza come genitori, ma impostati sullo stile ospedaliero al quale ormai ci eravamo abituati, ossessionati dall’igiene e dal fatto che si nutrissero a sufficienza, con continue doppie pesate, in preda all’ ansia del “ha mangiato solo 20 gr. !!”. Non c’era mai pace, eravamo sempre a pieno regime, tra una poppata, un cambio integrale dal pannolino al body, perché ogni volta con il biberon sputavano fuori mezza dose di latte, cercare di farle calmare dai continui pianti disperati, cercare di farle dormire, poi di nuovo tirarsi il latte, in una procedura che portava via non meno di 40 minuti ogni volta, e poi d’accapo di nuovo. Le prime settimane sono state estreme. A tutto questo, si aggiungevano le visite di parenti e amici, in un continuo via vai di persone per casa. Purtroppo non sono mai riuscita ad apprezzare appieno le visite in questo periodo, a meno che non si trattasse di qualcuno che venisse a darci anche una mano, come ad esempio i nostri genitori. Per il resto, ricordo con rabbia ed impotenza, tutte quelle persone, in special modo chi non si fa mai sentire o che vedi una volta ogni morte di papa, che pretendevano di venire a trovarci quando più era comodo per loro, oppure che si presentavano senza preavviso, quelli che prendevano in braccio le bambine senza chiedere, magari senza nemmeno essersi dati una sciacquata alle mani, quelli che puzzavano di fumo, quelli che non curandosi del fatto che loro non volevano più stare in braccio a tanti estranei, le volevano tenere in braccio anche se piangevano, non sopportavo chi parlava loro in faccia a voce troppo alta, quelli che le strapazzavano troppo, come avessero in braccio dei bambolotti inanimati, senza il minimo rispetto per la loro condizione di bambine ancora fragili e scosse dal trauma della nascita prematura, delle cure intensive e del distacco dai genitori. Non ricordo nemmeno con gioia quelli che piantavano le tende per ore interminabili, non rendendosi conto che noi non vedevamo l’ora che ci lascassero un po’ in pace. Avevamo solamente tanto bisogno di stare un po’ soli con le nostre bimbe, senza tante interferenze poco gradite, soli, noi quattro ad imparare a conoscerci, a trovare il nostro modo di comunicare, il nostro equilibrio. Ma questo nessuno pare averlo mai intuito e noi non abbiamo mai avuto il coraggio di dimostrarci così poco garbati ed ingrati, nel chiederlo.

7. Come vi siete organizzati per la nanna notturna?

Considerando che di notte, come di giorno del resto, non accettavano di dormire da nessun’altra parte che non fosse il corpo di un essere umano (preferibilmente quello i mamma e papà) e dopo esserci ben informati sul co-sleeping e le giuste regole per salvaguardare la sicurezza delle piccole, abbiamo optato per tenerle sempre a letto con noi. Inizialmente il matrimoniale era sufficiente per tutti e 4, perché le bimbe erano davvero piccine e o dormivano sul nostro petto o di lato al nostro corpo, ma volevano essere tenute vicine e contenute dal nostro braccio. Col passare dei mesi, si sono un po’ lasciate andare ed hanno iniziato a prendere più posto, così abbiamo aggiunto un altro letto singolo, di pari altezza, a fianco del matrimoniale, fissandolo bene, in maniera che non si possa muovere e spostare, creando un pericoloso spazio tra i due materassi. Ovviamente abbiamo fissato anche delle spondine ai lati del letto. Tornando indietro però, opterei per l’acquisto di tatami e futon giganti, almeno a 5 piazze !!

8. E per l’allattamento?

Abbiamo deciso di abituarle a poppare in contemporanea, in tandem, nella posizione a rugby. A mio avviso questa è stata la scelta migliore per noi. Anche quando ero a casa da sola, ho imparato a posizionarmele entrambe, in autonomia e questo mi ha permesso di non far soffrire inutilmente per la fame una, mentre l’altra poppava. Ci siamo procurati tantissimi cuscini, di ogni tipologia, forma e marca!! Per riuscire ad allattare comodamente 2 gemelli in tandem, secondo me i cuscini sono fondamentali!

9. Hai usato fasce portabebè? Se sì, come facevi a portare le tue piccole?

Ho iniziato ad interessarmi ai vari tipi di supporto per “portare” quando ancora ero incinta, ispirata da una mia amica che aveva da poco avuto una bambina. Quando le ho viste così vicine, ho pensato subito che quello fosse un modo bello, molto semplice e naturale per stare a contatto con i propri figli, soddisfacendo così le esigenze di mamme e bimbi. Ho subito intuito che “quella cosa” faceva per me. Ma ecco il dilemma: Esistevano supporti per i gemelli? Esistevano legature per portare 2 bimbi in contemporanea? Ce l’avrei mai fatta a portare entrambe le mie bambine? Il web prometteva di si ed io ho voluto tentare! Dopo essermi documentata bene, ho comprato due fasce lunghe, rigide, a trama diagonale, una per me ed una per il papà.

Inizialmente davo molta più importanza al fatto che portandole in fascia, avrei senza dubbio avuto qualche agevolazione nella gestione della quotidianità, ero più concentrata sull’aspetto pratico e mai avrei immaginato che il portare addosso Penelope e Morgana, sarebbe diventato parte integrante e così importante del mio essere mamma.

Prima di decidermi a provare è passato un po’ di tempo, complice la mia insicurezza, la gran calura estiva e la totale mancanza di tempo per esercitarmi e riuscire a seguire le istruzioni su youtube (non sarei mai riuscita a frequentare uno dei corsi appositi, anche se mi sarebbe piaciuto molto). Siamo riusciti a fare i primi tentativi solo verso fine Settembre, quando le bimbe avevano ormai quasi 3 mesi anagrafici (1 corretto) e noi eravamo letteralmente esasperati, disperati e stremati a causa dei loro pianti continui. Non si trattava soltanto di coliche, non ne volevano proprio sapere di dormire nel lettino, delle passeggiate nella carrozzina, non parliamo poi di star giù a guardare giostrine o giochini vari, né tantomeno dei dondolini, niente da fare. Volevano solo stare in braccio a mamma e papà, sempre. Ma così noi ci sentivamo un po’ “inchiodati” da questa loro esigenza, che seppur fisiologica e comprensibile, non ci permetteva di fare davvero nulla (il papà doveva assolutamente continuare a lavorare!). Speravamo davvero che in fascia avrebbero trovato un po’ di pace e nel contempo noi, con le mani libere, saremmo riusciti per lo meno a mangiare, andare in bagno, il papà a lavorare e magari ci saremmo anche potuti permettere il gran lusso di fare qualche passeggiata insieme, tra una poppata e l’altra… E così è stato!

Mi piaceva l’idea di portarle entrambe nella stessa fascia, ma nella pratica è stato infattibile. Un po’ a causa della mia inesperienza, un po’ dovuto al tipo di fascia che, essendo rigida, andava bene solo per un bambino e un po’ perché pareva che le ragazze non fossero così entusiaste di stare troppo vicine. Ma non avevo completamente abbandonato l’idea…. Abbiamo trascorso i primi 5 mesi di vita delle bimbe, con loro praticamente sempre addosso, le tiravamo fuori solo per le poppate e per il cambio del pannolino. Era evidente che stavano bene solo lì, si sentivano rassicurate e protette, infatti piangevano molto meno e dormivano in maniera più continuativa.

Col passare delle settimane questi due semplici pezzi di stoffa, si sono trasformati nella panacea di quasi tutti i nostri problemi (oltre al co-sleeping per affrontare le durissime notti). Andavamo al consultorio per la pesata settimanale? Loro in fascia! Andavamo al follow-up in ospedale? Loro in fascia! Decidevamo di andare a passeggio? Andavamo a far la spesa? Loro sempre in fascia! Abbiamo così limitato di molto anche l’utilizzo del passeggino gemellare (che per quanto leggero e all’avanguardia, resta pur sempre un attrezzo ingombrantissimo!). Quando ero sola, mentre mi occupavo di una, tenevo l’altra in fascia, in questo modo avevo sott’occhio entrambe ed evitavo di dover lasciar piangere quella che, in quel momento, non potevo accudire. Inoltre, trovavo sempre molto rassicurante il fatto che le bimbe, avvolte a noi, con soltanto il visino che sbucava, fossero protette dalle manacce lunghe di certe persone (anche e soprattutto sconosciuti).

Più le portavo, più mi rendevo conto che quello che stavo facendo era anche un mio modo per rimetterle, metaforicamente, nella mia pancia e recuperare così il tempo andato perduto durante quei lunghissimi 40 giorni di distacco, fisico ma soprattutto emotivo, mentre erano ricoverate in Terapia Intensiva e Patologia Neonatale.

Quando hanno raggiunto un maggior controllo della testa, verso i 5 mesi e mezzo, ho acquistato anche un Mei Tai e con mia grande soddisfazione sono riuscita a portarle entrambe, in contemporanea!! Prima indossavo la fascia (davanti), poi mi caricavo una bimba nel Mei Tai, dietro sulla schiena e alla fine mi infilavo l’altra bimba nella fascia, davanti. Finalmente eravamo autonome!! Le ho portate così per i successivi 6 mesi, fino ai loro 12 mesi, anche se sempre meno, perché naturalmente ho sempre assecondato la loro istintiva voglia di esplorare il mondo e pian piano hanno iniziato ad accettare sempre di più di stare a terra a gattonare o sedute un pochino a giocare, o, mentre eravamo al supermercato, di stare sedute nel carrello… e poi l’afa estiva è ricominciata e per me che non sopporto molto il caldo, questo è stato un gran deterrente.

10. So che hai usato e stai usando pannolini lavabili… Ti sei trovata bene?

Inizialmente a causa della totale mancanza di tempo per fare anche solo una lavatrice, abbiamo usato principalmente gli usa e getta. Trascorse le prime settimane ci siamo lanciati nel mondo dei lavabili, passando per un lungo periodo di transizione durante il quale usavamo sia lavabili (soprattutto in casa e durante il giorno) sia usa e getta (principalmente la notte e quando eravamo in giro).

Col passare del tempo, abbiamo avuto modo di capire quali facessero meglio al caso nostro e quali meno ed abbiamo pian piano incrementato e perfezionato il nostro parco pannolini (soprattutto acquistandone di seconda mano o scambiandoli con altre mamme) così da poter usare sempre meno usa e getta. Ne abbiamo trovati alcuni perfetti anche per affrontare tutta la notte ed usiamo gli usa e getta solo saltuariamente per i casi di emergenza.

Per noi, i principali due grandi vantaggi dell’utilizzo dei lavabili (oltre naturalmente a contribuire alla salvaguarda dell’ambiente) sono stati il fatto che senza dubbio con 2 gemelle avremmo speso (anche con eventuali sconti) un sacco di soldi ed avremmo avuto uno stock pazzesco e puzzolente di usa e getta, in attesa del giorno settimanale dedicato alla raccolta rifiuti dedicata ai pannolini.

Al momento usiamo 24 pannoli, un numero non esagerato e sufficiente per poter fare una lavatrice ogni 3 giorni.

11. Cosa significa per te essere un genitore ad alto contatto?

Innanzitutto informarmi il più possibile, per liberarmi dai troppi pregiudizi culturali legati al mondo dell’infanzia, che altrimenti condizionerebbero le mie (e nostre) scelte come genitori.
Trovare un compromesso tra le esigenze di tutti i componenti della famiglia, al fine di mantenere un sano equilibrio, comprendendo i bisogni primari ed irrinunciabili dei più piccoli, che secondo me hanno sempre diritto di precedenza sugli adulti. Siamo noi grandi a dover farci piccoli, restando in ascolto empatico di quanto vogliono comunicarci, a modo loro, i nostri bambini.

12. Tornassi indietro, cosa faresti di diverso?
Non farei il trasloco durante l’ultimo trimestre di gravidanza!!! A parte questo, riposerei di più, vivendo con maggior lentezza il tempo della gravidanza. Cercherei di prendermi del tempo in più per informarmi meglio su varie tematiche: i diritti del bambino in ospedale, i diritti delle mamme, cercherei maggiori informazioni sull’allattamento e sul maternage più in generale, frequentando, anche virtualmente, più forum e leggendo prima alcuni libri che mi hanno cambiato la vita.

13. Cosa ti senti di consigliare alle future mamme di gemelli?

Di cercare un corso pre-parto dedicato alle gravidanze gemellari, come prima cosa. Di cercare in internet e su facebook forum e gruppi di genitori di gemelli con i quali potersi tenere sempre in contatto e confrontarsi.

Di ascoltare i loro figli e se stesse. I bambini e le mamme sanno. Sempre. Se vi sentirete libere di fidarvi di voi stesse e di quello che i bambini vi dicono, se vi sentirete libere di provare a seguire questo vostro istinto, raggiungerete presto il vostro equilibrio. E poi vorrei dirvi anche di non permettere a nessuno di stabilire cos’è meglio per voi, non date retta ai saggi consigli popolari non richiesti. Chiedete aiuto pratico a chi ci è già passato. Solo un’altra mamma di gemelli potrà davvero capire cosa vuol dire e di conseguenza esservi di grande aiuto.

Inoltre vorrei rassicurarle sul fatto che crescere 2 gemelli ad alto contatto è fattibile e secondo me anche auspicabile, considerato anche che, purtroppo, alle volte nascono prematuri e che il parto non sempre fila liscio. Probabilmente non sarà una passeggiata, richiederà una buona doppia dose di determinazione, resistenza, lucidità, empatia, pazienza, ogni tanto arriveranno dei brutti momenti di crisi, ma alla lunga ripaga alla grande!

Intervista a Federica, mamma che produce pannolini lavabili!

venerdì, 1 marzo 2013

1- Ci racconti un po’ della Federica mamma?

Prima di tutto sono una mamma imperfetta, ho fatto e farò tanti sbagli ma cerco comunque di fare del mio meglio. Una mamma molto affettuosa che passa molto tempo ad abbracciare e baciare la propria bimba. Ho lasciato il lavoro per dedicarmi completamente alla mia famiglia, prima lavoravo nel negozio che ho con mia mamma, solo che non sono capace a stare molto ferma ed ho dovuto “inventarmi” qualcosa da fare.
I dolci sono una delle cose che amo fare e devo dire che mi riescono anche abbastanza bene; poi, cosa non meno importante, amo cucire…
Il primo Corredino di Carlotta, la mia bimba che ora ha 22 mesi, l’ho cucito tutto a mano. Non vi dico la fatica, ci ho impiegato qualche mesetto nel terminarlo ma alla fine ero molto soddisfatta.
Una volta nata la mia bimba ho dovuto accantonare un po’ le mie passioni a causa di un reflusso grave che mi teneva impegnata 24 ore su 24. Passavo la giornata con lei in braccio o in fascia e a lottare con il pediatra per non darle il latte artificiale, ma questa è un’altra storia… Ma appena è migliorata ho ripreso in mano ago e filo e non mi ha più fermata nessuno!
Avevo una macchina da cucire in soffitta che avevo preso al discount e che non avevo mai utilizzata a causa della mia ignoranza in materia, ma presa dall’euforia l’ho presa e con il libretto delle istruzioni in mano ho iniziato a creare, creare e creare.

2- Quando hai sentito parlare per la prima volta di pannolini lavabili? E quando li hai provati per la prima volta?

Sinceramente non me lo ricordo… Ma essendo abbastanza sensibile all’ambiente e alla ricerca di cose non dannose per la salute del bambino, mi piaceva l’idea di utilizzarli.
Purtroppo, mentre ero in attesa, tutte le persone attorno a me e nell’ignoranza sul discorso, hanno iniziato a dirmi “guarda che ti complichi la vita” “avrai già una mole di roba da lavare” ecc. Demoralizzata e non conoscendo nessuno che ne facesse uso accantonai immediatamente l’idea spaventata.
Nata Carlotta, utilizzai gli U&G e ne feci uso per 6 mesi poi frequentando Vitamina(M)amma, un’associazione fatta di mamme che aiutano altre mamme e di cui ora sono anche socia attiva, conobbi meglio il mondo dei lavabili e da lì ebbe inizio tutto… Ero molto curioa sull’argomento ed in continua ricerca di materiale inerente.

3- Com’è nata l’idea di creare PL “a modo tuo”?

Mi piaceva molto cucire e mi dissi “perchè non provare a cucirne uno?”. Il primo lavoro che feci fu una cover in pile che lasciava molto a desiderare, la seconda andò già meglio. Poi presi del pul, mi disegnai il cartamodello e feci il primo pocket.
Ovviamente i primi esperimenti andarono nel cestino, ma man mano miglioravo raffinando di più la tecnica e facendola diventare sempre più mia. Mi divertivo tanto nel farli e molti andarono in regalo alle amiche riscontrando parecchi consensi. Capii che avrei potuto trasformare quella passione in un lavoro.

4- Da dove prendi spunto per creare pannolini così fantasiosi e sempre nuovi?

Gli spunti li prendo ovunque… Da una fiaba o dalla vita di tutti i giorni. Ma spesso mi vengono in mente man mano che eseguo un lavoro. Ho sempre galoppato con la fantasia e forse a volte fin troppo; ma ora posso lasciarle libero sfogo.

5- Che ritmo di produzione hai al momento?

Molti pensano che lavorando a casa si sia più agevolati, ma non è così! Il ritmo di produzione lo decide prima di tutto mia figlia poi mio marito e le faccende di casa.
A casa sono sola con Carlotta dalle 7.30 del mattino fino le 20.15 di sera orario del rientro dal lavoro di mio marito. il mattino in genere lo dedico per fare la spesa e portare al parco la piccola poi c’è il pranzo e qualche faccenda, al pomeriggio si gioca un pò e poi si mette su la cena. Alla fine i momenti che dedico al cucito è durante il pisolino del dopo pranzo o la sera/notte.
Quindi c’è magari la settimana in cui ne riesco a fare 5 (grazie all’aiuto molto sporadico della nonna) oppure 1 solo. Molto fa anche il tipo di lavoro chè c’è da fare sul pannolino, ovviamente più è complesso e più tempo mi porta via.

6- Ti chiedono spesso di creare pannolini con personalizzazioni?

Il 90% sono personalizzati e difficilmente vengono richiesti semplici.

7- Ti ritieni soddisfatta del tuo lavoro?

Molto, riuscire a fare della tua passione un lavoro è molto soddisfacente. Poi quando vedi che l’altra mamma apprezza e ne è entusiasta, diventa divinamente gratificante e sei felice di aver dedicato quelle ore su quel pannolino.

8- Cosa consiglieresti ad una mamma che vuole cucire da sé i propri pannolini?

Di provare e riprovare perchè riuscire a fare qualcosa con le proprie mani dà tanta soddisfazione e poi rimarrebbe comunque un ricordo per i nostri bimbi.

Grazie mille Federica, e in bocca al lupo per la tua attività! Ah, quasi dimenticavo, ecco dove potete ammirare i lavori di Federica:

http://fiordivanigliabyfede.blogspot.it/

http://www.facebook.com/pages/Le-creazioni-di-FiorDiVaniglia-by-Fede/261001144000977?ref=ts&fref=ts

 

Allattare un bambino prematuro… Intervista a Federica!

lunedì, 18 febbraio 2013

Oggi vi propongo un’intervista fatta ad una mamma davvero speciale, Federica, che ha lottato per riuscire ad allattare la sua piccola, nata prematura a 31 settimane. Ecco cosa ci racconta…

- Ciao Federica, ci dici due cose su di te? Mi chiamo Federica, ho 28 anni e abito nella provincia di Roma. Sono laureanda in giurisprudenza, ma poi la vita mi ha stupito e mi ha regalato il dono di diventare mamma di Ludovica (oggi quasi 7 mesi, nata il 19 luglio con cesareo d’urgenza causa gestosi improvvisa).

Ludovica in incubatrice

- Prima di rimanere incinta, cosa sapevi di allattamento? Prima di rimanere incinta sapevo quasi tutto sull’allattamento e quindi sapevo che avrei allattato. Mia mamma mi diceva sempre “ma che ne sai?! Mica è detto tu abbia latte”. Io sapevo. Sapevo che lo avrei avuto (come ogni donna che diventa madre) e sapevo che avrei allattato.

- Durante la gravidanza hai trovato info utili sull’allattamento da corsi pre parto o operatori sanitari in genere? Hai letto libri o ti sei informata altrove? Al corso preparto erano pro allattamento ma mi rendo conto che non dicevano fosse a richiesta, ma davano orari e scorrette info. Le mie certezze hanno invece trovato conferma nei vari gruppi di facebook e cosí mi sentivo ancora più tranquilla…

- Quando ti sei trovata con la tua piccola nata prima del tempo, come hai iniziato ad affrontare la questione dell’allattamento? Ti hanno aiutata in ospedale? Un giorno di luglio ritirai le analisi e notai la presenza di proteine nelle urine. Sintomo di possibile gestosi… Mi misurai la pressione: la minima era 150! Rischiavo di morire. Andai di corsa ad un ospedale di terzo livello. Mi ricoverarono e mi dimisero dopo qualche giorno. Era un martedì. Il mercoledì di nuovo la pressione schizzata alle stelle. Di nuovo corsa in ospedale. Mi attaccarono il monitoraggio alle 21.00… Alle 3.00 di notte ero ancora attaccata! Non capivo cosa sarebbe successo di lì a poco. Non lo potevo immaginare. Il ginecologo di turno lo ricordo bene. Mi disse “le analisi sono precipitate, la pressione non si abbassa e sua figlia rischia di morire. Rischiate di morire entrambe. Bisogna fare un cesareo”. Io ricordo che dissi che era solo alla trentunesima settimana. Era troppo piccola per sopravvivere. Non potevano farla nascere. Non potevano togliermela. Il ginecologo disse che in quel momento non stava pensando solo a salvare me ma anche a salvare la piccola Ludovica. E cesareo fu. Alle 4.13 nasceva un angelo in miniatura di soli 39 cm per 1,150 kg di peso. Non me l hanno fatta nemmeno vedere. La portarono subito in TIN. E quel trauma mi è rimasto dentro. Per mesi non dicevo “ho partorito” ma “me l’hanno tolta”. Il cesareo è un operazione. Come tale mette k.o. Per 24 ore successive dovetti rimanere stesa e senza bere. Ah l’acqua! Un miraggio nel deserto! Dopo 36 ore ero in piedi. Non so come. O forse si. Una madre trova sempre la forza per andare da suo figlio. Ed io andai. E piansi. Era minuscola. Entrava in una mano.

- Per quanto tempo L. è stata lontana da te? Sei riuscita a darle il tuo latte senza bisogno di integrazioni di formula? Per i primi giorni prese il LA perchè non mi sono tolta il latte in ospedale. Avevo si il tiralatte ma non me la sentivo lì. Ero calma. Io sapevo che avrei allattato. Sapevo di avere il latte. Lo sapevo nello stesso modo in cui si sa il proprio nome. Un’ostetrica molto carina mi aiutò con il tiralatte per provare. Poi mi dimisero. E iniziò il calvario. Un mese e mezzo fatto di giornate intere in ospedale per poterla vedere pochi istanti. Senza poterla prendere mai in braccio per il primo mese. Le portavo io mio latte tirato con tutto l’amore che potevo e le veniva somministrato prima con sondino e poi un giorno… con il biberon. Avrei dovuto esser felice quel giorno per quel progresso, invece avevo il sangue al cervello. Avevo paura si abituasse al biberon. Avevo paura non si attaccasse più… E fino all ultimo giorno in ospedale fu così.
Come è andata quando hai potuto finalmente portarla a casa? Tornammo a casa e continuai a tirarmi il latte e a darglielo ogni 3 ore (in ospedale è così!), ma ero stressata. Necessitava di troppo latte ed io non riuscivo più a tirarmene così tanto ogni poche ore.

- Dopo quanto tempo ti è sembrato di poter dire che l’allattamento era ormai avviato bene? Quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato all’inizio? Dopo una decina di giorni dal suo rientro a casa, complice mamma Serena Taccari (mamma di sei bambini!) che mi incoraggiò molto, mi dissi “questa poppata la fai al seno. Altrimenti non mangi”. Può sembrare cattivo… ma sapevo che non si sarebbe mai fatta morire di fame. Sapevo che dovevamo fidarci l’una dell’altra. E si attaccò. Buttai i biberon! E iniziò il dolore ai capezzoli Non per l’attacco sbagliato… Ma perchè dovevo un attimo farci il “callo”. Comprai i paracapezzoli che usai nemmeno 2 giorni… E poi tutto si avviò. Diventò normale.

- Hai avuto momenti di grande sconforto? Avevi il sostegno e/o l’aiuto pratico dI qualcuno? No nessun Momento di sconforto, ho avuto il sostegno e l’aiuto pratico del mio compagno e di mia mamma

- Tornando indietro, cercheresti di cambiare qualcosa in quello che hai fatto? Non cambierei nulla tornando indietro, sono la madre che sono grazie a tutto quello che ho vissuto e vivo ogni giorno…

- Come sta andando adesso il vostro allattamento? Ora, che ha quasi sette mesi e pesa oltre 7 kg, alimentata a solo latte materno, posso dire di avercela fatta! Posso dire che avevo ragione! Posso dire che veramente volere è potere!

- Come ti immagini che proseguirà il vostro rapporto di allattamento? Intendo allattare fino a quando Ludovica vorrá… Anni? Forse. Il latte c’è ed è a sua completa disposizione :)

Ludovica a 6 mesi

EC… intervista ad una mamma speciale…

mercoledì, 7 marzo 2012

Eccoli qua: Valentina 32 anni, Marco 34 e Attiilo quasi 19 mesi. Attilio è nato in casa, con Lotus, e da quel momento è iniziata la loro vita a tre, senza pannolino! Valentina e Marco utilizzano solo prodotti naturali, sia per l’alimentazione che per l’igiene personale, che per la cura di eventuali malanni. Producono pane, pizza, dolci, fette biscottate e quant’altro con la pasta madre, e si stanno anche cimentando nell’autoproduzione di dentifricio e detersivi, con buonissimi risultati! Ma ora vediamo cosa ci dice Valentina rispetto all’EC…

1. Come sei venuta a conoscenza dell’EC? Quale è stata la tua prima impressione? Cosa significa esattamente EC? In gravidanza avevo il grande desiderio di accogliere un pulcino ecosostenibile ed ho iniziato informarmi sul web circa i pannolini lavabili. Così ho scoperto l’esistenza della EC. Determinante è stata la lettura del libro “Senza Pannolino” di l. Boucke. La mia prima impressione è stata che la EC fosse un modo meraviglioso per fare la rivoluzione tutti e tre insieme: io, il mio compagno e lo gnomo (che non sapevamo ancora se fosse uno gnomo o una gnoma!). EC significa Elimination Communication, ma per noi ha sempre significato ascolto, osservazione attiva, complicità, divertimento, stupore, rallentamento dei tempi di vita, intimità, partecipazione.

2. Quando hai cominciato? Abbiamo cominciato subito, dopo poche ore dalla nascita. Attilio è nato a casa, sul pavimento ai piedi del letto, ed ha espulso il meconio nel lavandino del bagno.

3. Quali sono le prime difficoltà che hai incontrato? E in seguito? Le difficoltà dei primi giorni erano legate al fatto che Attilio aveva ancora con sé la placenta (è nato con parto Lotus), quindi finchè non si sono separati dovevamo essere in due: uno reggeva lui e l’altro la sua compagna. Dopodiché non ci sono stati grossi problemi. Per le trasferte abbiamo imparato a portarci dietro dei contenitori a chiusura ermetica da usare come vasino, per evitare di portarlo in bagni pubblici magari poco puliti, poi cespugli, fossi, boschetti e quant’altro ci han dato una grossa mano! ;) Al mare e in campeggio abbiamo usato il secchiello sotto lo sguardo attento e curioso dei vicini. Da quando ha iniziato a mangiare cibi solidi, diciamo intorno ai 12 mesi, le cacche si sono fatte meno prevedibili ma, complice il nudismo, di cui Attilio è un accanito fan, siamo riusciti a continuare questa avventura!

4. Come funziona in pratica? Ci racconti una giornata tipo? Vi racconto una giornata tipo di adesso. Attilio ha 19 mesi e da 5 dice chiaramente quando deve fare pipì e popò. Quando è impegnato in cose particolarmente interessanti che non intende interrompere SCEGLIE di farla nel pannolino (che fuori casa indossa) o in giro per casa.
Quando ci svegliamo si va in bagno, anzi: si ciuccia, si gioca un po’ nel letto e al suo “Pipì” o “Cacca” ci si alza per andare in bagno. La prima seduta ama farla davanti allo specchio e con me, quindi lo tengo sollevato sul lavandino e generalmente nel giro di 5, massimo 10, minuti è tutto fatto. Ci si lava, ci si veste, ma si resta senza pannolino. Colazione. Vista la quantità d’orzo che si beve, subito dopo colazione gli escono delle gran pipì, quindi gli propongo il vasetto e lui la fa. Lo lascio senza pantaloni e mutandine per un paio d’ore, libero di arrangiarsi e di fare altre pipì ( a volte nel vasetto, a volte sul tappeto, a volte accanto al wc). Prima di uscire per passeggiate o commissioni mattutine, se non l’ha ancora fatta, gli propongo di nuovo il vasetto chiedendogli se deve fare la cacca. Se dice no, lo vesto (e metto il pannolino), se invece si siede sul vasetto, nel giro di un quarto d’ora (ma possono essere anche venti minuti!), con un libriccino in mano e Pinocchio al suo fianco, fa un’altra cacchina. Si esce. Se si torna presto (dopo un’oretta) ci sono buone probabilità di trovare il pannolino asciutto, altrimenti…pazienza (siamo umani)! Tornati a casa lo denudo di nuovo. Ha sempre il vasetto a portata di mano e può raggiungerlo autonomamente quando vuole. Si diverte molto a farci la pipì e ad osservarla!! Pranzo. Dopo pranzo, molte pipì e, generalmente, altra cacchina (fa tanta popò perché ciuccia ancora molto latte materno e perché mangia poco ma spesso. Ci tengo a precisare che non mangia alimenti di origine animale e che va pazzo per frutta e verdura…). Quando deve fare la cacca ama che gli si faccia compagnia: o io o Marco ci sediamo accanto a lui, leggiamo con lui o semplicemente chiacchieriamo. Lo preparo per il riposino e gli metto il pannolino (in estate e primavera lo lascio dormire nudo, magari metto una traversa o un asciugamano per “salvare” il letto). Quando si sveglia lo spoglio: pipì, merenda, pipì e, forse, altra cacchina (l’ultima della giornata!). Se si esce ci si veste, altrimenti si resta senza pannolo ancora per un po’. Quando andiamo a casa dei miei o dei suoceri ci comportiamo come a casa nostra, ma se andiamo in luoghi pubblici o altrove mettiamo il pannolino per sicurezza (sempre per il fatto delle temperature basse: in caso di “incidenti” sarebbe freddo per star bagnati). Comunque, se ci siamo coordinati bene durante la giornata, il pannolino è ancora asciutto (quando siamo in giro, ogni tanto facciamo tappa in bagno! A volte a vuoto, ma tentar non nuoce…). Di sera gli piace rendere partecipe il babbo delle sue sedute sul vasino, così capita che lo chiami espressamente per assistere ad una sua pipì e contemplarla ed applaudirla insieme. Cena. Dopo cena altre pipì, generalmente sparse in giro, e salvo sue esplicite richieste lo vestiamo per la notte. La mattina seguente si ricomincia…

5. Che cosa è necessario per fare EC (sia organizzazione concreta che mentale)? E’ necessario essere tutti uniti nella scelta che si è fatta. Per TUTTI intendo la famiglia al completo, compresi i nonni e le altre persone che si occupano del bambino. Si deve trasmettere costanza, continuità, disponibilità, accoglienza per far sì che continui a voler tramettere i suoi messaggi.
Mentalmente occorrono equilibrio, pazienza, serenità…e poi spirito giocoso, ilarità, curiosità e zero aspettative. Stress, tensione, fretta non fanno che trasmettere una sorta di ansia da prestazione al bambino, che automaticamente si bloccherà: leggendo la pratica come motivo di agitazione per i genitori, si rifiuterà di collaborare per evitar loro cotanto disagio!

6. Quali sono i benefici per il bambino? Il beneficio maggiore per il bambino è, secondo me, l’igiene. A noi piacerebbe imbrattarci coi nostri stessi escrementi e sentirceli spiaccicati addosso anche per delle ore? Altro beneficio è una maggior consapevolezza del proprio corpo e delle sue funzioni. E, non ultima, la certezza che c’è sempre qualcuno pronto ad accogliere il loro richiamo.

7. Quali sono i benefici per gli altri? I benefici per noi genitori che usiamo i pannolini lavabili sono innanzitutto un risparmio di acqua, sapone e olio di gomito! Ma anche la scoperta di un nuovo modo di comunicare coi nostri cuccioli, l’esplorazione di quel mondo infinito fatto di espressioni e sguardi che sembrano impercettibili ma che hanno tanto da dire. Poi ci sono i benefici per l’ambiente, che non sono da meno ma che, anzi, stanno alla base della nostra scelta. E la soddisfazione di vedere i nonni ricredersi sulle proprie convinzioni e portare entusiasti i neonati nipotini in bagno dopo attenti giochi di sguardi!

8. Ci sono stati dei periodi in cui il tuo bambino sembrava non voler collaborare? Sì! Nell’ultimo mese prima del trasloco a casa nuova (a novembre scorso) io e Marco siamo stati un po’ nervosetti. Un po’ per i preparativi, un po’ per l‘ansia di cambiamento, un po’ per gli orari sballati a causa del vai e vieni da una casa all’altra. In quel periodo Attilio ha assorbito i nostri stati d’animo e sembrava non volerci dare il pensiero di portarlo in bagno…

9. E quando i bimbi stanno coi nonni, i baby sitter o all’asilo, si può continuare a fare EC? Certo che sì! I bambini sono molto eloquenti e si fanno capire anche dagli altri, non solo dai genitori. Tutto risiede nell’apertura all’ascolto, nella propensione all’accoglienza.

10. Per quale motivo, in particolare, consigli questa pratica agli altri genitori? Perché apre un mondo. Perché insegna tanto. Perché si capisce quanto anche l’espletamento dei bisogni fisiologici di un bambino sia una questione culturale che si può cambiare! Perché è un veicolo alternativo di unione comunicazione profonda (per tutta la famiglia!).

11. Ci sono dei momenti o dei motivi in cui l’EC non funziona? In quei momenti si passa ai pannolini? Noi abbiamo sempre avuto i pannolini lavabili al nostro fianco, perché anche se convinti sostenitori della EC non abbiamo mai voluto essere “fissati” né estremisti. Quando a 14 mesi Attilio ha iniziato ad avvertirci verbalmente, io mi ero imposta di accantonare i pannolini. Ma era una scelta forzata. Lo gnomo non era ancora pronto all’uso esclusivo del vasetto o del wc. Ci sono momenti, come ho scritto sopra, in cui non vuole proprio essere distolto dall’attività che sta svolgendo. Mi guarda, mi dice “Pipì” e io gli domando se vuole andare in bagno oppure gli porgo il vasetto. Ma se lui scocciato mi risponde di no, perché vuole continuare a giocare, non insisto e lascio che faccia come meglio crede. Ma quando si bagna, credetemi, vuole essere subito cambiato. Lo si capisce al volo!

12. Cosa diresti ad una mamma (come me!) che è affascinata da questa cosa ma che non riesce a superare quel blocco culturale secondo cui sarebbe troppo difficile e stressante? L’unica cosa che mi sento di dire è che finché si percepisce questa pratica come fonte di stress si fa bene a non intraprenderla! La EC ha senso se fatta spontaneamente, senza motivi di soddisfazione personale, senza pensieri sul successo o fallimento, senza il conto delle pipì che si acchiappano e quelle che si perdono. Ma voglio anche incoraggiarvi tutti, mamme e babbi, perché ognuno di noi può riuscire a farlo! In fondo non siamo mica noi le guide, in questo viaggio. Sono loro, i nostri gnomi, le nostre pulcine! Sono loro a parlarci, sono loro a chiedere ascolto, sono loro a suggerire il momento. Dimentichiamo, anche solo per qualche mese, i tempi standardizzati, concediamoci una pausa d’amore. Il resto, verrà da sé…

Voglio ringraziare Valentina per le sue parole, per averci raccontato un po’ della sua famiglia e di aver dato qualche indicazione importante alle famiglie che intendono provare la EC :) Un grande bacione al tuo fortunato cucciolo!

Vi presentiamo l’Homeschooling!

lunedì, 9 gennaio 2012

Oggi intervistiamo Cristiano che,  insieme con sua moglie Susanna, sta facendo HS per il figlio Ivan. Ecco domande e risposte!

1. Ci presenti la tua famiglia? Ciao siamo CRis, Susanna e Ivan
2. Da quanti anni fate HS? Questo è il terzo anno
3. Com’è nata l’idea di fare questa scelta? In reatà l’idea c’è da sempre, in pratica poi abbiamo iniziato quando Ivan doveva fare la 5 elementare, sull’onda di problemi di Ivan a relazionarsi in particolar modo con un’insegnante veramente poco flessibile. Ora di risciverlo in quinta, abbiamo presentato la nostra dichiarazione di inizio HS alla preside della scuola elementare e da lì con una serie di peripezie è iniziato il tutto
4. Avete trovato difficoltà ad entrare in questo mondo? Direi di no
5. Ci spieghi come funziona? Come organizzate le vostre giornate/settimane/mesi? Come preparate vostro figlio all’esame? Quali strumenti utilizzate? I periodi che siamo fermi e non viaggiamo, tra lavoro e lo sport di Ivan che ci porta a girare mezza Europa in pochi mesi, strutturiamo le giornate in modo da fare più cose possibili. Tendenzialmente la mattinata è dedicata allo studio, seguendo da un lato il programma, dall’altro seguendo intressi di Ivan e nostri, l pomeriggio i vari corsi dal nuoto alla batteria, la sera lettura e giochi, film.
La preparazione all’esame è sempre un’incognita in ogni caso stando sul generale e presentando tutto il programma svolto, solitamente sono accondiscendenti e alla fine si riesce ad affrontare l’esame senza troppi problemi.
6. E’ possibile fare HS anche con 2 figli di età diversa? Direi di si anche se la nostra esperienza diretta è solo con Ivan
7. Per fare HS cosa bisogna avere, sia in termini economici che di competenze? Bella domanda, sicuramente il nostro stile di vita, in alcuni casi molto spartano, orari di lavoro praticamente insesistenti, periodi che lavoriamo 10 – 12 ore, e lì diventiamo funamboli a gestire Ivan, e altri in cui il tutto è molto più rilassato e abbiamo tempo da dedicare. Coltiviamo un’orto che sicuramente aiuta molto il bilancio familiare
8. Come trovi gli esami di fine anno che deve affrontare tuo figlio? Standarizzati, chiaramente è difficile interfacciarsi con l’istituzione scolastica che fa finta che tu non esisti fino all’ora dell’esame.
9. Cosa risponderesti ai genitori che affermano che non mandando i figli a scuola (e all’asilo!) i bambini non possono socializzare? Direi che non è mai stato il caso di Ivan, ha amici sia nella scuola che fuori, poi viaggiando molto ha amici in  tutta Europa
10. Quali sono i maggiori pregi di questa scelta rispetto alla scuola pubblica, secondo te? E, se ci sono, quali i difetti? Il tempo dedicato a Ivan è importante, questo chiaramente non mette al riparo dai conflitti, che è inutile nascondersi, ci sono, i ruoli spesso sono difficili da mantenere, è una questione di filosofia di vita, alla fine in ogni strada che si sceglie di percorrere ci sono ostacoli che spesso sembrano insuperabili, poi il tempo, la perseveranza fanno che comunque alla meta si giunga.
Sicuramente con l’HS si possono coltivare al meglio interessi specifici del bambino, coltivare attitudini, in questo modo cercare di fare emergere una passione verso il fare, l’esprimersi, imparare a osservare, ascoltare.
La scuola tende ad appiattire molte cose, troppe a nostro avviso.
11. Sei soddisfatto di come sta crescendo tuo figlio? Si direi di sì, il lavoro è ancora lungo e quasi tutto in salita, ma ben venga!

Grazie mille Cristiano, e buona continuazione!

L’IDEA DI MICHELANGELO, che Idea !

sabato, 26 novembre 2011

Mi presento. Mi chiamo Paola ed ho 38 anni. Sono la mamma di due bambini, Michelangelo, di quattro anni, e Cherubino, di due, e sono la Presidente dell’Associazione no profit “L’Idea di Michelangelo”, nella provincia di Pordenone.
Al momento l’Associazione riunisce più di quaranta famiglie, ed opera nel territorio da tre anni. Ci occupiamo di educazione familiare ed accudimento dei nostri bambini, applicando una pedagogia olistica che sfoci naturalmente nella scuola familiare (homeschooling).

CHI
Il gruppo di famiglie si è creato in risposta alle maggiori esigenze educative sentite da alcuni genitori, ed ora conta quasi cinquanta famiglie che, con assiduità del tutto personale, partecipano ai diversi progetti associativi.
La famiglia è una famiglia media, con genitori di età dai 30 ai 40 anni, con uno o più figli, che richiede una maggiore attenzione all’alimentazione, all’aspetto educativo ed al contesto sociale ed ambientale a cui i bambini accedono.

COSA
L’Associazione si occupa prevalentemente della cura dei bambini delle famiglie partecipanti, in età da 0 a 5 anni, di progetti di accoglienza estiva per bambini anche in età scolare, e di educazione parentale nelle sue diverse forme (sicurezza in famiglia, alimentazione, pedagogia, psicologia, arte e manualità, sport, cultura, solidarietà, ecc).
Un lavoro continuo di studio applicato delle differenti pedagogie e didattiche ci permette di distillare una pedagogia che tenga maggiormente conto delle esigenze fisiologiche, emotive ed ambientali delle diverse età e tipologie di bambini (da qui il termine di “olistica”), al fine di offrire ad ognuno di essi la maggiore possibilità di “imparare ad essere” prima, ed a conoscere poi, poiché pensiamo che istruzione ed educazione debbano necessariamente andare di pari passo.

DOVE
La Sede dell’Associazione si trova nel Comune di Fontanafredda, nella provincia di Pordenone, ma accoglie soci da qualunque parte d’Italia e anche dall’estero. Poiché ogni socio che aderisce alla filosofia dell’Associazione può operare, supportato, secondo i medesimi principi e metodi nel proprio contesto di appartenenza, apportando talvolta innovazioni a livello locale, si evidenzia il fatto che l’organizzazione stia di fatto operando a livello nazionale.

COME
Attraverso lo studio delle possibilità che la Legge apre a chi desidera una forma altra di educazione prima ed istruzione poi, abbiamo trasformato una semplice aspirazione ad una scuola migliore in concreta realtà, di cui ogni giorno possiamo godere i frutti e vedere i risultati. A tal fine, siamo inoltre  accompagnati da tecnici con competenze specifiche nel campo dell’infanzia.

PERCHE’
Il periodo storico in cui vive la nostra generazione di genitori è di importante trasformazione e grande responsabilità, e le esigenze che cambiano non possono più accettare ormai obsolete forme di gestione del sociale, in particolare nel campo dell’istruzione. Lo Stato è ognuno di noi, noi ne abbiamo preso coscienza e ci comportiamo di conseguenza. Il risultato è che andiamo esclusivamente dove vogliamo andare, e non dove saremmo obbligati ad andare.
La validità delle conoscenze acquisite attraverso lo studio, la pratica e l’antico buon senso, si evidenziano nei risultati che ogni famiglia riceve e si sente di conseguenza in dovere di proteggere. Per questo l’Associazione L’Idea di Michelangelo è una idea che appartiene a tutti.

Per saperne di più sull’Associazione: www.ideadimichelangelo.org, o sulla nostra pagina Facebook
Per saperne di più sull’educazione familiare (homeschooling): www.controscuola.it

Vi racconto il nostro tandem!

sabato, 10 settembre 2011

Oggi ho pensato di rivolgere a me stessa le domande sull’allattamento in tandem che ho posto qualche mese fa a Mina… Adesso anche io sto vivendo questa esperienza, quindi ve la voglio raccontare!

1. Quanto hanno i tuoi piccoli? Vera ha 3 anni e 5 mesi, e Maia quasi 5 mesi

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Mi ha sempre affascinato, sempre da quando ne ho sentito parlare, e conoscendo la mia ciucciona, sapevo che avrei avuto grandi possibilità di avere questa esperienza! E la consideravo importante per noi, e anche per me, per capire come cambiano i rapporti…

3. Durante la tua seconda gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di Vera? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Allora, all’inizio della gravidanza ho auvto delle settimane difficili, con tanta nausea e vomito, meglio che nella prima ma insomma, diciamo che non ero molto in forma… Non c’è stato giorno che io non abbia allattato, perché Vera capiva che stavo male e nel suo piccolo cercava di aiutarmi, si preoccupava, ma aveva bisogno di me e di essere allattata… Appena sono rimasta incinta, ancora prima di saperlo, però, avevamo smesso le poppate notturne, forse il sesto senso, non so, ma sentivo che era il momento, quindi un problema in meno. Vera in gravidanza ciucciava più solo 2 o 3 volte di giorno, quando non ce la facevo (come per esempio la sera, quando andavo a dormire esausta e nauseabonda prima di lei!) lo capiva, però di mattina recuperavamo, ce la facevo quasi sempre ed ero felice di riuscirci. Quindi no, non ho mai pensato di interrompere, neanche quando ciucciando mi dava fastidio al seno. Cercavo di diminuire la durata della poppata, di chiedere la sua collaborazione, di attaccarsi meglio, ma non mi sembra di aver mai pensato di smettere. E i medici… chi li ha mai visti? Le uniche pressioni, se così si possono chiamare, le ho ricevute da mia mamma, semplicemente perché stavo male all’inizio, e lei era preoccupata per me, perché mangiavo poco e pensava che non ce l’avrei fatta anche ad allattare, poi si sa una bambina di 2 anni e mezzo è già “grande”, non è vitale l’allattamento, e per chi non vive la situazione direttamente sembra fanatismo…

4. Com’è andata quando è nata Maia? Quando è nata Maia, Vera ha vissuto da vicino il momento, compresa la prima poppata della piccola, e dal giorno seguente ha iniziato a chiedere di nuovo anche lei di ciucciare, spesso quando vedeva la sorellina attaccata… I primi giorni la accontentavo, la piccola dormiva molto e non mi pesava, però dopo pochi giorni le ho parlato e le ho spiegato che era meglio se tornavamo alle poppate che faceva prima, massimo 3 volte al giorno, perché se no la mamma non ce la faceva proprio, e da subito Vera è stata ai patti. Le ho anche spiegato che a volte avrebbe dovuto aspettare un po’ prima di ciucciare, perché se ho da fare con la piccola o non è tranquilla, prima bisogna riguadagnare la calma… Non sempre è stato facile farle capire che doveva aspettare un po’, ma ce la siamo cavata… e a volte ho anche allattato in contemporanea, ma non ho trovato una posizione così comoda, quindi ho cercato di limitare questa eventualità ai momenti di emergenza… Ho anche allattato Vera mentre Maia dormiva in fascia!

5. E ora che Maia ha 5 mesi, come procede? Ora va meglio, nel senso che Vera ha imparato davvero ad aspettare un po’, senza troppe scenate, tranne quando è molto stanca, e ultimamente mi chiede di ciucciare solo la mattina e la sera, e solo ogni tanto anche a metà giornata… Va meglio proprio in generale, sembra che la situazione si sia assestata, sembra che Vera abbia accettato di più la presenza della sorellina, con cui comunque è sempre stata affettuosa, e che tutti noi abbiamo ritrovato un nuovo equilibrio… tanto che mi fa strano ripensare a quando eravamo solo in 3! E un’altra cosa che sta cambiando, ora, è che spesso ora Vera si stacca da sola, anche dopo poco tempo, mentre prima non l’ha praticamente mai fatto, e non mollava la presa neanche quando dormiva!

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Secondo me la maggiore difficoltà è costituita dall’ambiente esterno… nel senso che sembra quasi un peccato inconfessabile, una cosa da dover nascondere, specialmente se il bambino più grande ha più di 2 anni… sembra una follia, in un mondo dove se si allatta 3 mesi il primo figlio è già un gran record… quindi sembra un estremismo, invece che un rispondere alle esigenze del bambino più grande… Poi certo, ci sono le difficoltà oggettive e pratiche del dover allattare 2 bambini, che non è mai semplice, ma se si riesce a non avere entrambi i bimbi che ciucciano ad ogni ora e per durata indefinita, si può fare… Quello che ho appena detto accade coi gemelli, ma essendo entrambi piccoli è diverso, perché si sa che non può essere diverso, ma con un bimbo più grandicello credo sia difficile riuscire a non porre dei limiti… e una difficoltà è far accettare questi limiti al bambino!

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Beh, l’unico motivo per cui è un’esperienza da vivere, secondo me, è quando si ha un bambino “grande” che ha ancora bisogno di questa coccola, di questo legame con la mamma. Non è un “vezzo”, un’esperienza da provare se non ce n’è bisogno, perché è comunque faticoso, è un impegno, ma può per esempio essere un buon modo per limitare la gelosia del bambino “grande”, perché condivide questa bellissima momento con il piccolo, e ci sono occasioni supplementari di coccole, mentre entrambi sono attaccati al seno della mamma a condividere il buon latte dolce…

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Beh credo che se siamo sopravvissute fino ad ora, non potrà che andare in discesa… Spesso però penso che smetterà prima Maia di Vera! Il nostro allattamento doppio andrà avanti finché entrambe le mie bambine ne avranno bisogno, e a meno che non cambi qualcosa, o che io non mi esaurisca troppo (cosa che non dipenderebbe dal tandem, ma dalla stanchezza in generale)… e sono anche curiosissima di vedere come e quando si staccherà Vera!

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta, anche se stanca, e credo di aver fatto tutto ciò che era in mio potere (e nelle mie forze) per entrambe, e soprattutto per Vera. Credo che non vorrei cambiare nulla, sono fiera di come stiamo andando avanti e credo che questo legame speciale che avranno le mie bambine sarà un bellissimo punto di unione anche in futuro, quando ricorderanno com’era buono il latte di mamma!


Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Allattare in tandem…

martedì, 30 novembre 2010

Per parlare dell’allattamento in tandem ho pensato di chiedere a una mamma che da qualche mese lo sta “praticando”… quale modo migliore per capire un po’ come funziona, i punti forti e quelli deboli? Allora sentiamo cosa ci dice Mina!

1. Ciao Mina, quanto hanno i tuoi piccoli? Hanno 27 mesi e mezzo Eva, 2 mesi e mezzo Leo.

2. Prima di rimanere incinta, cosa ne pensavi dell’allattamento in tandem? Prima di restare incinta di Leo non sapevo nemmeno che esistesse la possibilità di allattare in tandem. L’unica che sapevo lo facesse era una mamma di un forum che frequento. Mi sembrava una cosa bellissima , ma non avevo idea di quali retroscena avesse. L’idea in sé mi piaceva.

3. Durante la tua ultima gravidanza hai mai pensato di interrompere l’allattamento di E.? Come è andata la gravidanza? Parenti, medici e amici ti hanno fatto pressione perché tu smettessi di allattare? E tu come hai vissuto quel periodo? Durante la gravidanza ho avuto un cedimento all’inizio quando ancora non sapevo di essere incinta, fu a causa della stanchezza e del malessere che avevo che pensai di abbandonare l’allattamento con la scusa dell’antibiotico che presi pensando di avere un’infezione (che poi si rivelò essere il pupo). Ma grazie a mio marito, alle mie amiche del forum e al mio senso di colpa nel vedere Eva così turbata da quel distacco improvviso ritornai sui miei passi. Durante la gravidanza però un po di fastidio lo avevo, Eva voleva trovare tutto pieno come al solito, ma secondo me dopo un paio di mesi si è ridotto di tanto il latte e ha cambiato sapore, non sembrava apprezzarlo tanto, ma la prendeva lo stesso e anche a lungo tanto da farmi male a volte per il troppo succhiare. E per quanto riguarda i pareri degli altri devo confessare che alla prima esclamazione di sorpresa che sentivo quando dicevo che allattavo ancora mi partiva in automatico la faccia di bronzo e dicevo a tutti che fino a quel momento non avevo trovato nessuna prova che facesse male e se per Eva era importante mantenere questo contatto con me, io non avevo alcuna intenzione di negarglielo! E se parlavano del dopo io rispondevo: “e dopo ci si pensa!!”. So che sono un pò matta, ma a me non fanno né caldo né freddo le critiche degli altri! :mrgreen: se mi va di fare una cosa che penso sia giusta non mi fermi nemmeno legandomi!! Comunque le critiche ci sono state! Ma dai parenti più che dai medici, loro erano sgomenti, ma non hanno fiatato.

4. Com’è andata quando è nato L.? Leo è stato lontano 1 mese e non ho potuto allattarlo tutto il giorno quindi per farmi venire la montata ho dato a Eva la tetta circa 3 o 4 volte al giorno e lei è impazzita di gioia! Tiravo via il latte per Leo quando era piena, e poi la davo a Eva per stimolare la produzione. Sono riuscita a mettere via anche 200gr in una volta, ma non è durata, Eva non succhia come un neonato e io ero troppo stressata per stimolare il latte a dovere. Però qualcosa c’era e quando Leo è tornato a casa in una settimana ho eliminato l’aggiunta di 50 gr la sera (giusto per riempirlo bene e farlo dormire qualche ora). Ma Eva allora è diventata gelosissima.

5. E ora che L. ha 2 mesi e mezzo, come procede? Ora procede bene, mi sono trovata in difficoltà all’inizio a causa della gelosia di Eva che pretendeva di avermi ogni volta che mi vedeva con il fratello in braccio, o peggio se davo la tetta a lui. Ora ci siamo stabilizzati, la tetta è tutta di Leo ogni volta che vuole, per Eva invece abbiamo stabilito dei limiti. La può avere per addormentarsi il pomeriggio e la sera, e se è stanca o vuole le coccole sporadicamente, ma a condizione che il fratello abbia già mangiato e stia dormendo o è tranquillo. La notte è stata un po più dura, a volte si svegliavano contemporaneamente e mi sono presa un bel numero di ceffoni da una duenne arrabbiata e frustrata. Ha ripreso a dormire tutta notte solo da qualche giorno, e non sempre. Una volta minimo si sveglia e viene nel letto con me o la addormento io nel suo se il fratello dorme tranquillo. Diciamo che solo dopo 2 mesi posso dire di dormire il minimo indispensabile.

6. Quali sono secondo te le maggiori difficoltà a cui potrebbe andare incontro una mamma che decide di allattare in tandem? Beh la difficoltà è solo una: coordinare le poppate. Soprattutto la notte. Eva si sveglia spessissimo da quando è nato il fratello, si alza presto e non si riaddormenta più fino a mezzogiorno. Poi mangia quando si alza, e prima di tutto vuole la tetta come coccola da risveglio e se per caso sono impegnata col fratello si incavola e piagnucola tutto il tempo fino a che non l’accontento. Stanotte è stata un po’ duretta perché Eva ha dormito in macchina alle 11, e alle 19 mi si è addormentata di colpo, quindi alle 20,30 si è svegliata e speravo si riaddormentasse, invece ha fatto notte fonda e intanto il fratello si è risvegliato per la poppa della notte proprio quando lei stava crollando e mio marito era un po’ astioso e non ha avuto pazienza di tenermelo, quindi mi sono messa a letto con Leo e Eva e per fortuna era abbastanza stanca da addormentarsi senza starmi addosso. Ma è durata poco, alle 5 si è svegliata urlando e da allora non si è più riaddormentata e poi si è risvegliato Leo e di nuovo mi sono dovuto barcamenare tra tutti e 2 che piangevano e volevano la stessa cosa: la tettaaa!!! Fortuna che ne ho 2……sono stata mezz’ora con uno per parte ma Eva non si è più assopita prima delle 10. E Leo una volta alzati non dorme più se non in braccio e per appena 10 minuti per volta. Questa è la mia nottata solita, praticamente in media dormo 3 o 4 ore. Per ora è così, ma a volte si riesce a dormire di più, dipende da Eva soprattutto. Se mantengo gli orari va molto meglio, ma se si addormenta prima o dopo son dolori.

7. Quali sono le motivazioni per cui secondo te è un’esperienza da vivere? Ecco io non lo so chi me lo fa fare a passare le nottate così… so solo che il mio istinto mi dice che Eva è molto affamata di affetto e se le togliessi questa coccola le farei un danno, quindi lo faccio soprattutto per lei, finché ne avrà bisogno. La situazione è soggettiva, ogni mamma deve avere le sue motivazioni, e avere la forza di portare avanti l’allattamento.

8. Come pensi che andrà avanti il tuo allattamento doppio? Chi smetterà prima? ;-) Booh!! Non ho idea come andrà, e non posso fare previsioni.
Prima o poi Eva crescerà e spero che mi dica un giorno che non ha più bisogno della tetta di mamma.

9. Sei soddisfatta di come stanno andando le cose? Se tornassi indietro cambieresti qualcosa? Sono soddisfatta di riuscire a gestire giorno dopo giorno i miei due pestiferi ciucciatori, e non so nemmeno cosa cambiare… Magari il carattere dei miei figli?? Eva non ha pazienza di aspettare, Leonardo invece mangia come un uccellino, poco e spesso. Quindi di giorno non ha orari per dormire, e soprattutto non dorme nel lettino. Solo in braccio o in fascia. Quindi è sempre in braccio e Eva si ingelosisce e mi tormenta per la tetta solo per avermi un po’ tutta per lei. Ma questa cosa non la posso cambiare, no!!? Quindi vado avanti e cerco di dare ai miei figli tutta me stessa per farli crescere sereni.

Grazie mille Mina per le tue parole, e in bocca al lupo per il tuo allattamento in tandem!