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Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Intervistiamo una doula!

sabato, 11 settembre 2010

Oggi ho pensato di proporvi questa intervista che ho fatto a F., amica virtuale e doula, per riuscire a capire meglio come si colloca questa figura nel nostro mondo attuale, e che ruolo ha… Ecco qua domande e risposte:

1- Come ti è venuto in mente di fare la doula? Dalla gravidanza del mio primo figlio mi si è aperto un mondo meraviglioso, che ho iniziato piano piano ad esplorare. Innanzitutto ho scoperto un istinto sia materno che mammifero che non pensavo di avere. Con il parto ho assaporato la potenza della forza creatrice femminile e ho capito che volevo far parte di quel mondo in modo più attivo, ma non avevo ben focalizzato come-cosa-perchè. Il mio interesse era rivolto soprattutto ai bambini, non alle mamme, infatti ero molto critica verso chi non condivideva le mie stesse scelte “naturali” poiché credevo di seguire l’unica strada “giusta” per crescere mio figlio. La nascita del mio secondo figlio, invece, è stata un’esperienza molto traumatica e all’improvviso mi sono resa conto di quanto sia sbagliata l’ordinaria gestione di gravidanza e parto, delegata alla classe medica, basata su rigidi protocolli e non sulle persone. Avevo letto durante la gravidanza il libro di Ina May Gaskin “La gioia del parto” e pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere una doula ma non sapevo se ne esistessero in Italia e ho lasciato perdere. Subito dopo il parto invece ho capito che volevo diventarlo: sentivo che l’unico modo di guarire da una così profonda ferita interiore era agire in prima persona. Il ruolo della doula calzava alla perfezione! Credo fermamente che una gravida non è un’ammalata, e affidarsi al ginecologo senza compiere delle scelte informate e consapevoli significa addentrarsi in una zona buia dove i confini della fisiologia vengono ristretti sempre più fino a sforare nella patologia. Ci si dimentica che il corpo della donna porta nel suo DNA da millenni una saggezza e una forza che sono la chiave di tutto, basterebbe riscoprire questi valori per vivere la gravidanza e il parto con serenità e grande soddisfazione. Da un lato le donne sono vittima della mancanza di informazioni corrette inerenti la loro salute sessuale-riproduttiva, e dall’altro lato la medicalizzazione routinaria di gravidanza e parto sta dissipando quel sapere ostetrico in cui la diade mamma-bambino era al centro e tutto ruotava attorno ad essa per soddisfare i loro bisogni primari.

2- Come si diventa doule? Si diventa doule quando si sente la “chiamata”. Quando le nostre esperienze di vita ci fanno capire cosa significa sorellanza e ci dicono che anche noi possiamo fare tanto per altre donne e madri, in genere scatta qualcosa, una folgorazione sulla via di Damasco. Spesso queste esperienze sono negative, come è successo a me, e diventano la molla per migliorare il mondo della nascita iniziando dal nostro piccolo un passetto alla volta. Naturalmente una doula deve essere preparata su gravidanza, parto e puerperio ma deve anche saper comunicare in maniera empatica, saper ascoltare e imparare a “sentire” con tutti i sensi. Si può studiare da auto-didatta, formarsi sul campo con l’esperienza o frequentare dei corsi. Personalmente ritengo importanti tutti questi tipi di formazione poiché sono complementari, nessuno esclude l’altro né si completa da sé. Ecco perché il mio percorso come doula non si potrà mai concludere. Io ho cominciato approfondendo gli argomenti che mi stavano più a cuore, perché si parte sempre dalle esperienze personali, poi mi sono iscritta alla Scuola delle Doule organizzata dall’Associazione Eco-Mondo Doula (http://www.mondo-doula.it) e ai corsi del MIPA (http://www.mipaonline.com), nel frattempo ho iniziato a dare sostegno alle mamme, ho continuato a leggere e ad aggiornarmi per mio conto. Ho seguito anche diversi seminari e conferenze (tenuti da ostetriche come Ibu Robin Lim, o ginecologi come Michel Odent, o a cura di associazioni come La Leche League, e molti altri) ed ogni esperienza è un tassello che si aggiunge, oltre ad essere una grande opportunità di crescita personale.

3- Quali sono le caratteristiche che secondo te dovrebbe possedere una doula? Ogni donna può essere una doula, sicuramente ogni mamma lo è già in essere. Una brava doula ha grande fiducia nelle donne, non giudica, non dà consigli, non sceglie per lei, semplicemente sta affianco a quella donna e capisce i suoi bisogni, sa ascoltare, sa infondere serenità, sa tirare fuori le gioie e le paure, sa accoglierle, sa essere empatica e sa “sentire” con tutti i sei sensi.

4- Quali sono le funzioni della doula in gravidanza, durante il parto e nel puerperio? Una doula è un’amica. Il suo ruolo è esserci quando la donna ha bisogno.
Durante la gravidanza può informare la donna a 360° e aiutarla a fare le sue scelte, la sostiene nei momenti di sconforto, le infonde fiducia e serenità, sa aiutarla a mettersi in contatto col suo corpo e ad interpretarne i segnali favorendo una comunicazione profonda col bambino, può coinvolgere anche il papà a vivere l’attesa o ristabilire l’equilibrio di coppia.
Durante il parto la doula è una persona di riferimento, un’amica fidata che custodisce tutti i desideri della donna (da ciò che vuole o non vuole per il suo parto, alle prime cure neonatali, alle sue preferenze di cibi/musica/ecc.) ed è pronta a soddisfare i suoi bisogni (mangiare, bere, muoversi, fare un bagno caldo, ricevere un massaggio, avere una parola di incoraggiamento o sentire semplicemente la sua presenza invisibile). Inoltre la doula è una specie di supervisore: fa da filtro tra la donna e il resto del mondo così che la donna non debba preoccuparsi di nient’altro che di se stessa, con piccoli ma essenziali accorgimenti mantiene l’ambiente intimo e riservato, controlla che non ci siano elementi di disturbo che potrebbero allungare e complicare il travaglio.
Subito dopo il parto mantiene l’ambiente protetto, cercando di preservare la sacralità dell’evento e che l’imprinting non venga disturbato, favorisce l’avvio dell’allattamento al seno, si occupa di aspetti pratici (specie se la donna ha partorito a casa, come sistemare la stanza, rifare il letto, preparare uno spuntino, ecc.).
Durante il puerperio e oltre la doula dovrà sintonizzarsi nuovamente sui bisogni contingenti di quella mamma: dà sostegno nell’allattamento al seno, la aiuta a focalizzarsi sui bisogni primari del suo bambino, ascolta il racconto di parto, la sostiene emotivamente, aiuta a sistemare la casa e nella gestione dei nuovi ritmi, ecc.

5- In Italia questa figura che ruolo ha? In Italia non è una figura legalmente riconosciuta. Il suo ruolo è di non far mai sentire la donna da sola nel delicato periodo che va dal concepimento ai primi mesi di vita col bambino. La doula riempie un gap che le tradizionali figure professionali (ginecologo, ostetrica) non sanno o non possono colmare. E’ un esempio di continuità assistenziale che ha come obiettivo il benessere della donna. Copre un ruolo che idealmente dovrebbero avere le ostetriche oppure le donne della famiglia (mamma, sorella, zia, amiche) ma che nella pratica non è realizzabile: da un lato le ostetriche sono spesso impossibilitate nel farlo (turni di lavoro, mancanza di personale, problematiche gestionali), dall’altro lato nella nostra società la famiglia ha perso il suo ruolo di “clan” dove le donne si prendevano cura della partoriente e sapevano come comportarsi durante il parto e il puerperio, ora i familiari sono spesso percepiti come presenze incombenti, se non invasori, in un territorio troppo instabile dove lo stesso compagno non è di solito preparato a sostenere e assistere una donna che diventa madre.

6- Ci racconti un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore? E’ molto difficile raccontare “una” esperienza particolare perché per raccontare un fatto significativo dovrei spiegare una serie di retroscena troppo complessi. Nulla succede mai per caso e la bravura di una doula sta proprio nell’attingere da ricordi ed eventi della vita di quella donna per cogliere l’essenza di un comportamento, quindi capire il suo bisogno e poterlo soddisfare.
Tutte le esperienze fatte mi sono rimaste nel cuore, perché tutte le donne che ho incontrato mi hanno trasmesso tantissimo in termini di umanità, forza, sensibilità. Ogni nascita è una ri-nascita personale, un turbinìo di emozioni che sedimenta e compatta, rende forti e risana antiche ferite. Sarebbe davvero impossibile per me scindere persone ed avvenimenti. Quindi senza scendere nei dettagli racconto solamente un piccolo aneddoto.
Recentemente ho seguito una mamma durante la sua gravidanza. Abbiamo fatto un bel lavoro per accogliere le sue paure (era segnata da esperienze molto forti) e la consapevolezza nelle sue capacità cresceva giorno dopo giorno insieme alla sua pancia. Dulcis in fundo decide di partorire in casa.
Poco tempo dopo, quando ci risentiamo, mi ringrazia infinitamente e mi spiega che nel frattempo ha acquisito talmente tanta fiducia nel suo corpo e così tanta consapevolezza che ha maturato l’idea di partorire addirittura da sola, senza alcuna assistenza. Vuole vivere l’esperienza nella sua purezza primordiale, nell’intimità più totale assieme al suo compagno. E quindi non le servirà più la doula per il parto! E’ un esempio estremo che dimostra come sia importante per una donna in attesa esteriorizzare e capire a livello prima emotivo e poi razionale quello che già sente dentro di sé. In questo caso non potevo e non poteva fare di meglio!

Bene, grazie mille F., facciamo tanti auguri a questa mamma perché possa realizzare il suo sogno! E grazie per averci illustrato un po’ meglio il ruolo di questa magica figura della doula! Buon lavoro!

Vivere al meglio la gravidanza

sabato, 3 luglio 2010

In generale, in gravidanza bisognerebbe comportarsi come nella vita di tutti i giorni… già, ma solo se nella vita di tutti i giorni si mangia bene, si fa attività fisica moderata, non ci si ammazza di lavoro e se non si hanno i capelli dritti dallo stress… È vero che la gravidanza non è una malattia, ma se nella vita normale si hanno dei ritmi piuttosto frenetici, almeno in gravidanza sarebbe meglio darsi una calmata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, si dovrebbe mangiare un po’ di tutto, ma non due volte tanto… Evitare troppi dolci, limitandoli ad una o due volte alla settimana, e distribuire i pasti in più spuntini per evitare di appesantirsi: almeno, per me funzionava bene questo metodo. Le mie ostetriche mi avevano consigliato di eliminare i formaggi, che in generale non sono molto “sani”, perché possono sia rallentare la digestione (soprattutto se seguono una portata di carne o pesce) sia creare intolleranze, fermentazioni intestinali e gonfiori. Io avevo eliminato del tutto i latticini, tranne lo yogurt che è già fermentato, e anche se mi è costato un po’ questo sacrificio, credo che lo farò anche per la prossima gravidanza. In fondo 9 mesi sono pochi… non è tutta la vita! Inoltre, mi avevano consigliato di limitare l’assunzione di frutta a fine pasto; meglio come spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio. La frutta, infatti, è l’alimento che aumenta maggiormente la fermentazione intestinale (sino a 5 volte in più) soprattutto dopo che l’organismo ha assunto gli altri nutrienti ed è già impegnato nella loro digestione.

Per il lavoro… beh, credo che ogni futura mamma possa capire da sola il proprio limite… quando deve smettere, quando deve diminuire, mollare un po’ la presa… credo che l’unico consiglio che posso darvi è questo: ascoltate il vostro corpo, i segnali che vi manda, perché lui “sa” che cosa va bene e cosa no. In fondo, anche se si rinuncia a qualche mese di lavoro, se ne guadagna in salute per sé e per il proprio piccolo, ci si può prendere del tempo per stabilire un dialogo maggiore con la propria creatura, si possono raccogliere le forze per il travaglio, il parto, e tutto ciò che verrà dopo. E soprattutto si guadagna quello spazio mentale necessario a “essere qui ed ora”, presente e in contatto col momento magico e irripetibile che si sta vivendo, soprattutto se si tratta della prima esperienza di gravidanza. Io credo che ne valga la pena, in fondo il periodo in cui si fa la mamma a tempo pieno non è infinito, c’è sempre tempo per recuperare il lavoro ma questi momenti non torneranno più!

Qualche rimedio naturale ai possibili fastidi…

Sicuramente la vostra ostetrica potrà sempre consigliarvi su come curare piccoli fastidi in gravidanza (e anche dopo), ma già che ci siamo vi rivelo già io qualche segreto! Per esempio, sappiate che se soffrite di stitichezza potete mangiarvi un kiwi appena sveglia, al mattino, e dopo bere una tazza di tisana o anche solo di acqua, senza mangiare null’altro per un po’… dopo qualche ora vedrete che vi libererete! Per il mal di gola invece mi avevano consigliato mezzo limone spremuto con qualche cucchiaino di miele, meglio se di tiglio: proverete subito sollievo e la gola si sfiammerà in fretta. Il raffreddore si può combattere con quantità industriali di vitamina C, è bene bere tanti liquidi e stare al caldo. Inoltre sembra che il brodo di pollo serva veramente a liberare il naso! Per combattere la tosse grassa, si dovrebbe bere tanta acqua per fluidificare il muco e facilitarne l’espulsione; bere bevande calde per ammorbidire il muco ed espellerlo quindi più facilmente; evitare di mangiare formaggi che producono molto muco; creare un ambiente di vita ben umidificato (se non è possibile, procedere con l’inalazione di vapore); evitare l’esposizione a fumo e polvere.

Se all’inizio della gravidanza soffrite di nausea e vomito… beh, intanto dovete armarvi di santa pazienza! Anche io ci sono passata e so che non è affatto divertente! Specialmente se oltre ad avere la nausea tutto il giorno, vomitate anche diverse volte… Comunque, potete provare diversi rimedi: mangiare poco ma tante volte durante il giorno, mangiare crackers e biscotti secchi prima di alzarvi dal letto al mattino, seguire le vostre “voglie” anche se vi sembrano strane o “fuori orario” (come la pasta per merenda e dei biscotti a pranzo). Altri rimedi: zenzero; tisana al finocchio, tè alla menta o limonata zuccherati; pop corn NON zuccherati; umeboshi (sono prugne giapponesi che si trovano nei negozi di alimentazione biologica); vitamina B6 (10 mg prima di dormire); vitamina C e magnesio (per le dosi chiedete meglio in erboristeria). Se proprio non va meglio, provate con l’agopuntura o con rimedi omeopatici, sarete sicure di non nuocere al vostro piccolino mentre cercate di stare meglio…

Se doveste avere problemi di candida, invece, come rimedio naturale potreste usare l’olio essenziale di melaleuca (tea tree), che potrete usare anche dopo la nascita, se dovesse ricomparire la candida sul seno e nella zona pannolino del piccolo (spesso mamma e bambino si continuano a passare la candida perché dalla bocca del piccolo la passa al capezzolo, e viceversa). Potete anche fare lavaggi col bicarbonato, ed è importante lavare separatamente la biancheria, a 90° per distruggere i funghi. Se soffrite di candida cercate di limitare i dolci, i lieviti e i formaggi, e usate biancheria di cotone.

Naturalmente il consiglio di rivolgervi ad un bravo omeopata vale per tutti questi fastidi, se i rimedi naturali non funzionano!

Il bello e il brutto della gravidanza

martedì, 30 marzo 2010

Quando ripenso alla mia prima e per ora unica gravidanza, una marea di emozioni e ricordi mi invade… 9 mesi sono tanti e si provano così tanti sentimenti contrastanti! Poi è difficile “riassumere” tutto ciò che si è provato, ma a volte lo si fa per rispondere alla gente che ci chiede “E la tua gravidanza com’è andata?”. Quando la gravidanza non ci piace, può essere a causa di problemi nella nostra vita in generale, o forse il momento in cui arriva la gravidanza non era quello adatto, o forse ci sono dei problemi legati proprio alla gravidanza, che non procede bene, e quindi ci procura paure e preoccupazioni… Credo che in tutte le gravidanze ci siano aspetti positivi e negativi, dettagli che ci hanno fatto stare particolarmente bene o eventi che ci hanno fatto soffrire, e ho voglia di provare a ricordare la mia esperienza!

Quando penso agli aspetti negativi della mia gravidanza, quello che prevale su tutti è senz’altro il malessere che ho provato nel corso dei primi mesi, malessere fisico dovuto alla continua nausea e al vomito che si ripeteva più volte al giorno… Dalla 6a alla 16a settimana sono stata male, andando man mano meglio, ma è stata molto dura. In quel periodo sono stata a casa, non avrei potuto fare nulla, la mia vita andava avanti sul divano di giorno e nel letto di notte, e spesso in bagno! Nonostante la felicità dell’essere incinta, questo periodo è stato davvero difficile, e ogni volta, ancora adesso, che ho un po’ di fastidio allo stomaco, mi ributto per un istante in quei lunghi mesi difficili… e mi chiedo come ho fatto a superarli. Eppure l’ho fatto! Un’altra cosa che mi ha portato un po’ di scompiglio è stato il rigido protocollo del servizio ostetrico che mi ha seguito, per cui ogni tot si rischiava di uscire per qualche problemino, come lo streptococco positivo, la pressione alta o bassa, l’anemia, i controlli… Insomma non ero sicurissima di poter partorire a casa, e ogni tanto il pensiero di dover andare in ospedale mi faceva star sveglia di notte. Ci tenevo davvero tanto! Per il resto, a parte gli ormoni ballerini che ogni tanto fanno brutti scherzi, mi sembra di poter dire che ho vissuto una gravidanza piuttosto sana e serena. Dopo i primi mesi ho ripreso piano piano la mia vita e ho portato a termine i progetti a cui tenevo, preparandomi poi all’arrivo della mia bambina. Le ultime settimane sono state essenzialmente di riposo e meditazione, di lettura, di solitudine ricercata, di dialogo con la piccola, di passeggiate nel pallido sole primaverile, e di preparazione “spirituale” all’incontro con la nuova dimensione dell’essere mamma.

Gli aspetti positivi? Beh sono assolutamente la maggioranza, per fortuna! E’ anche difficile elencarli, perché sento che tutto il periodo dei 9 mesi ne è stato pregno… La gioia iniziale nella scoperta di essere portatrice di una nuova vita, le mille fantasie su come sarebbe stato, i tanti sogni vividi, l’unione con il papà sempre più forte, il sapere di stare crescendo bene la nostra creatura, al calduccio nella mia pancia… Nei primi mesi questi sentimenti e pensieri erano già presenti, ma indeboliti dal malessere fisico e dalla stanchezza che mi annebbiavano la mente… Ma anche quel periodo è stato necessario, perché come ho scritto nel diario che scrivevo per la mia creaturina, una delle prime cose che ho capito è stata che stavo imparando l’elasticità, dote necessaria a crescere un bambino, e anche la fiducia nel mio corpo e nel mio bambino. Evidentemente non ero un soggetto facile, perché la nausea è stata bella tosta!

Nei mesi successivi, ricordo benissimo la sensazione di potenza, quasi di onnipotenza che provavo dietro alla mia panciona che cresceva… Sentivo di avere una forza mai provata prima, un’energia così grande da poter scalare una montagna! Era però una sensazione più mentale che fisica, stavo benissimo e mi sentivo bene, bella e felice. Il rapporto con la piccola dentro la pancia cresceva sempre più, poi quando ho iniziato a sentire i movimenti della mia piccolina ero al settimo cielo, da lì non è passato giorno che non ci parlassi e non la accarezzassi attraverso il pancione… Le leggevo le storie, le facevo sentire canzoni e musiche che ancora adesso mi fanno subito ripensare a quel periodo, e sognavo e fantasticavo su di lei (anche se non sapevo ancora con certezza che fosse una bambina!). Mi sentivo proprio bene nei miei abiti prémaman, ero anche ingrassata un po’ ma era solo un bene, dopo quei primi mesi così difficili!

Nel terzo trimestre, passata un po’ l’euforia dei mesi centrali, ho iniziato a sentirmi un po’ più stanca, ma stavo sempre bene, e come accade di solito il mio viaggio si è fatto un po’ più intimo, ero un po’ più centrata su di me, concentrata sull’arrivo della mia creatura, sul parto, e iniziavo a prepararmi in tutti i modi che potevo. Fisicamente sono stata bene fino all’ultimo, solo un piccolo calo del ferro che ho dovuto “curare” per non dover uscire dal protocollo, ma che poi ho scoperto essere assolutamente normale, in procinto del parto. E poi, in questo periodo, ho iniziato a sentire anche che ero un po’ stufa della pancia! Avevo delle vene che si erano gonfiate, all’inguine e sulle gambe, e questo mi obbligava a portare le calze elastiche. Per fortuna che era inverno! Quindi ad un certo punto ero stufa di tutto quel peso, di dovermi alzare al mattino come se pesassi un quintale, puntando le mani nel letto per tirarmi su con uno sforzo sovrumano… E di dormire con le mani informicolate, e di non riuscire più a scrivere se non al computer, per il dolore alle mani. Sono felice di non essere arrivata neanche alle 40 settimane ;-)

Insomma, questa a grandi linee è stata la mia esperienza. Mentre scrivo sono consapevole del fatto che tante di voi si ritoveranno in alcuni particolari, ma per la maggior parte delle cose ci saranno differenze, e per chi ha più di un figlio ancora di più! Nonostante la fatica fisica e le preoccupazioni che accompagnano questo periodo della vita di una donna, credo che alla fine il bilancio non possa essere che positivo. E credo anche che, visto che i nostri piccoli là dentro sentono tutto ciò che proviamo, sarebbe bello se tutte le mamme del mondo potessero vivere la loro gravidanza nel modo più sereno possibile, sapendo che quel viaggio le porterà ad abbracciare la  nuova vita che hanno creato!

“Bambini radiosi: cosa si può fare per non intaccare la gioia di vivere dei nostri figli”

sabato, 12 dicembre 2009

Vi riporto un articolo di Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent, perché riassume un po’ tutto ciò in cui credo, e non ha bisogno di commenti (miei, i vostri sono sempre ben accetti!).

Il bambino non è poi così diverso dall’adulto e fin da prima di nascere è una persona completa a tutti gli effetti, anche se si affida all’adulto per essere accudito finchè non può farlo da solo. Entusiasmo, creatività, spontaneità, voglia di vivere, curiosità, energia vitale…sono qualità diffuse nei bambini che dovrebbero essere abbondanti anche nell’adulto. Quelle che consideriamo invece proprie dell’età adulta (responsabilità, serietà, competenza, impegno…) sono presenti in tutti i bambini. Istintivamente sappiamo cosa ci serve, come procurarcelo e lo facciamo con piacere, non controvoglia.

Il primo passo verso un bambino radioso è riconoscere che sia come noi adulti, competente e allo stesso tempo gioioso.

Il malessere di noi adulti

E se noi adulti non siamo gioiosi? Soltanto recuperando la gioia siamo in grado di avere un comportamento maturo.

Come mai questa gioia si è persa? Cosa si nasconde dietro la nonna contraria all’allattamento al seno del nipote o al bravo primario che interviene su ogni partoriente?

Sofferenza. Da generazioni non siamo concepiti come dev’essere, nostra madre incinta è stata male o ha fatto sacrifici, fin dal principio non siamo accolti fino in fondo. Alla nascita abbiamo sofferto e fatto soffrire nostra madre – volevamo nascere ma qualcosa lo impediva e infine, invece di ritrovarci nelle sue braccia, eravamo in mani estranee. Abbiamo sofferto così tanto che ci sembra di non ricordare. Ci aspettavamo di ricevere il latte materno ma ci è stata data al suo posto una bibita strana in un contenitore artificiale oppure ne abbiamo ricevuto solo un po’ – quando avevamo fame, dovevamo aspettare e imparare a nutrirci ad orario, poi sul più bello è arrivato il momento dello svezzamento. Ci è stato impedito di fare o toccare quello che ci interessava e siamo stati dirottati su altre attività, reputate pedagogicamente rilevanti. Siamo stati aiutati a fare quello che avremmo tanto voluto imparare a fare da soli, gradatamente, assaporando ogni passo. Siamo stati infilati in box “per la nostra sicurezza” e magari anche messi a dormire in un’altra stanza. Piangevamo, ma ci hanno lasciato fare così ci siamo abituati alla solitudine, alla mancanza, all’inadeguatezza. Ci hanno messo pressione per imparare a camminare e parlare prima possibile, senza rispetto per le tappe di crescita e siamo stati separati dall’ambiente familiare molto precocemente. Le nostre richieste sono state ignorate e ridicolizzate.

Questo grande dolore se resta a livello inconscio spesso ci induce ad agire in modo che gli altri soffrano almeno altrettanto. È il caso del medico chirurgo e della nonna, che non hanno la forza per dire “basta” e rompere la catena di sofferenza. Lo stesso meccanismo ci fa andare a lavorare invece di restare a casa con nostro figlio come reputeremmo giusto. Ci porta a restare in situazioni che ci fanno star male, perchè “funziona così per tutti” ed è vero che la maggior parte di noi vive sacrificandosi. Manca la pulsione positiva ad essere pienamente se stessi e il coraggio di prendere decisioni valutando le reali priorità personali.

I bisogni fondamentali dell’essere umano

Per rompere questo meccanismo dobbiamo prendere coscienza delle nostre esigenze fondamentali quali esseri umani. Esse sono indispensabili per uno sviluppo pieno del nostro potenziale e per uno stato di salute che si esprime sotto forma di bellezza, armonia e integrità. Lungi dall’essere un lusso o un capriccio, sono una concreta necessità biologica per crescere bene, sani e belli.

Per essere radiosi ci vogliono un padre e una madre che si incontrino e si uniscano sessualmente nel piacere più profondo e ci concepiscano consapevolmente seguendo la voce interiore che sia giunto il momento. Nulla di materiale serve a un figlio ma molto di spirituale.

Fin dal primo istante siamo bene accetti, dai genitori e da chi li circonda (futuri nonni, famiglia, amici). Tutti accolgono il nostro arrivo con gioia senza preoccuparsi o dire che non sia il momento opportuno.

La nostra mamma sta bene ed è serena per tutti questi nove mesi e dopo.

Possiamo nascere quando è il nostro momento senza essere monitorati, accelerati, rallentati, tirati fuori. La comunicazione fluida e empatica con la madre viene lasciata intatta. Non è sufficiente nascere vivi senza malformazioni: perché accontentarci di questo? La vita ci offre molto di più! Nutriti dalla gioia nasciamo belli, forti, sani, felici…radiosi.

Non veniamo separati o allontanati da nostra madre, che ci accoglie come prevede la natura. Niente confusione, agitazione, attività o fretta. C’è silenzio e pace. Nel tepore del corpo materno c’è tempo per cominciare a respirare, ad annusare, ad orientarsi e a dirigersi verso il seno.

Questo trattamento umano imprescidibile ora lo riceviamo negli ospedali “amici dei bambini” o grazie alla presenza di un medico speciale. Naturalmente un pochino interferiscono, per via dei protocolli e di una presunta sicurezza.

È un bisogno fondamentale essere assieme alla madre. Poter assaporarne fin dal primo momento l’odore, il sapore, la pelle e lo sguardo e continuare a farlo per mesi, vicini alle poche cose essenziali: latte, calore e amore. Non ci serve l’arsenale di ciucci, biberon, carrozzine e tutta la valanga di oggetti “indispensabili per il neonato” quanto piuttosto il contatto fisico, la voce e il movimento sul corpo di un adulto. Immobili nel passeggino, con il ciuccio in bocca, non è detto che non ci manchi nulla solo perchè non piangiamo. Il contatto continuo, pelle contro pelle, nutre e scalda sia il bambino che la madre: una sinfonia di odori e sapori, un cullarsi al ritmo del cuore e del passo, un danzare i cambi di posizione e ammirare il viso della mamma da vicino. Apprendiamo guardando quello che fa dalla sua prospettiva. Portare i bambini è necessario quanto allattarli – farne a meno compromette l’abilità psico-motoria e l’apertura verso il mondo. Diventiamo meno radiosi. Portare integralmente (“indossare” il bambino), non solo quando il passeggino è scomodo o a discrezione dell’adulto, è uno stile di vita che motiva, permette di comprendersi mutualmente e sincronizzarsi sullo stesso ritmo.

Dormiamo assieme ai nostri genitori e siamo allattati finchè ne abbiamo desiderio. Si parla di mesi di allattamento ma il bambino chiede anni e così favorisce la distanza tra un parto e l’altro e la salute della sua mamma. Quando si riceve per almeno tre anni tutto ciò che ci serve non c’è motivo di essere “gelosi” di un nuovo fratellino.

Un semplice pezzo di stoffa?

Il nostro alleato più prezioso diventa un banale pezzo di stoffa che usiamo per portare il bambino più agevolmente. Tenendo sempre il bambino lì dentro fin dalle prime settimane di vita, ci rieduchiamo a fare le nostre cose con lui e scopriamo di essere liberi assieme. Quando il bambino esprime il desiderio di scendere per cominciare a gattonare, noi restiamo immersi nelle nostre attività e lo riprendiamo in braccio non appena torna da noi, che sia per poppare, per dormire o “semplicemente” per starci in braccio. Occupandoci nelle nostre faccende restando ricettivi alle richieste del bambino stiamo facendo ciò che è previsto e infatti ci sentiamo gratificati. Si instaura una relazione fantastica con il bambino e ci accorgiamo di come lui sappia gestire le sue attività, sia in grado di destreggiarsi nell’ambiente, sappia ciò che può o non può fare, non corra in continuazione rischi e pericoli. Le tipiche crisi, le scene, i “capricci”, le “fasi” dei bambini scompaiono per far capolino quando non stiamo bene, quando proiettiamo sul bambino nervosismi e ansie. Delle volte siamo stanchi, abbiamo fatto baruffa o ci sembra che stia sempre alla tetta. A queste sollecitazioni stressanti il bambino reagisce: che cosa ci vuole dire? Di fermarci e rimediare, ritrovando l’atteggiamento giusto. Il bambino reclama un adulto che lo accoglie quando ne ha bisogno, calmo e tranquillo, fermo ma non arrabbiato, senza prendersela con lui.

Non dando corda al comportamento improprio del bambino, il “capriccio” si risolve rapidamente – ciò non vuol dire reprimere la propria rabbia o trascurare il bambino bensì prendere sul serio invece della sua provocazione la richiesta implicita e urgente di essere accolto e apprezzato incondizionatamente. Respirando creiamo tutto lo spazio possibile per questo bambino affinché possa venire da noi, senza lasciarci innervosire da quello che sta facendo, senza giudicarlo o sentirsi in colpa. Senza pensare è idiota, è terribile, è una peste, tutte fandonie che osiamo anche dire. Allora si tranquilizzerà e verrà da noi – è infatti quello che reclama con tutte le sue forze. Lo stesso discorso vale in caso di pianto disperato e inconsolabile.

Non solo i genitori

Tutti noi abbiamo la possibilità di dare un piccolo contributo affinchè i bambini di oggi siano il più possibile in contatto con la loro energia vitale e risplendano della loro luce interiore. Possiamo sostenere i genitori nel loro compito appoggiandoli nelle scelte “anticonformiste” sulla cura dei figli. Possiamo rivolgerci a tutti i bambini con amore e rispetto, dicendo loro la verità, essendo sinceri e coerenti, trasmettendo loro i valori che riteniamo importanti. Possiamo fare molto meravigliandoci di fronte alla loro competenza e divertirci lasciandoli osservare e poi imitare, ricordandoci che ogni volta che facciamo per un bambino quello che può fare lui da solo andiamo a minare la sua capacità e la sua autostima. In particolare di fronte al pianto, al comportamento non adeguato, all’incidente empatia, solidarietà, sostegno e fermezza nel porre limiti diventano importanti. L’adulto si guadagna il ruolo di guida affidabile e il bambino impara le regole sociali senza disimparare ad esprimere le emozioni. Restiamo tutti radiosi.

www.progettovita.info/articoli/bambiniradiosi.rtf

Quanti esami…

martedì, 25 agosto 2009

Una donna, appena “confessa” al mondo che porta in grembo una creatura, viene assalita da mille domande: “Hai già fatto l’ecografia?”, “Hai già fissato l’appuntamento per lo screening prenatale (Tri test, bi test, amniocentesi…)?”, e così via. E chi dice che questi esami sono tutti obbligatori, o anche solamente consigliati? Senza entrare nel merito dei singoli esami, su cui potrete trovare tranquillamente informazioni su internet o altrove, vorrei solo dirvi: attente a non farvi prendere dall’ansia dell’esame! A me è successa una cosa strana: anche prima di decidere che avrei voluto partorire a casa, mentre ero presa dal vortice dei mille esami di inizio gravidanza come qualunque ignara mamma alle prime armi, ho sentito che c’era qualcosa che non andava, e che in fondo non desideravo fare tutti quei test ed essere rivoltata come un calzino… Mi metteva ansia anche il solo telefonare per prendere appuntamento, poi pensare di dover aspettare i risultati che “forse avrebbero detto” che il mio bambino “avrebbe potuto” essere portatore di qualche anomalia fisica… così ho fatto alcune ricerche e ho deciso di eliminare quei test che sentivo essere “di troppo”, e che non mi avrebbero aiutato in nessun modo, perché anche se avessi scoperto di avere una grande probabilità di avere un figlio con dei problemi, non avrei abortito. E avrei sicuramente vissuto la gravidanza in modo più ansioso… per scoprire magari che in realtà tutto andava bene. Se invece fosse nato davvero un bambino con problemi… beh, avevo poi tutto il tempo dopo per essere in ansia e preoccuparmi!

Ecografie consigliate? In Italia sono tre, una per ogni trimestre. Se tutto va bene e non ci sono problemi particolari, secondo me non sono necessarie, o si può al massimo pensare di fare la morfologica tra la 20a e la 22a settimana, per stare tranquilli che tutto stia andando bene… ma questa è la mia opinione, un po’ “estremista”… beh, pensate che negli Stati Uniti le ecografie vengono effettuate solo in caso di indicazione data dal medico. Secondo me è un compromesso intelligente. In fondo è un esame anche l’ecografia, anche se per le mamme è più un modo per vedere il proprio bambino… e anche se sembra che non ci siano effetti collaterali, io so per certo che la mia bambina non gradiva essere “indagata” con gli ultrasuoni, tant’è che si nascondeva e scappava ovunque ogni volta, quindi un po’ di fastidio lo provava. Anche solo per questo, credo che valga la pena rifletterci bene e non fare questo esame pensando che sia del tutto innocuo: pensate al vostro piccolo. Presto lo vedrete di persona, non abbiate fretta!