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Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico

martedì, 3 gennaio 2012

Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista

Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.

Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.

Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.

Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.

Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.

Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.

Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.

Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.

Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.

Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.

Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :

Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?

Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.

Carla Joly, ostetrica libero professionista

carla.joly@alice.it

Tampone per lo streptococco in gravidanza: è così necessario?

sabato, 17 settembre 2011

Verso la 35a settimana di gravidanza, tutte le donne sono invitate a fare il tampone per la ricerca dello streptococco B, tampone vaginale e ultimamente anche rettale. Se risultasse positivo, si può dire addio al parto in casa (quando il parto in casa viene seguito da ostetriche di strutture pubbliche) e in ospedale, al momento del parto, viene fatta alla mamma una flebo di antibiotico… Se dopo il tampone positivo (è sufficiente che sia positivo uno solo dei 2) si fa una cura e il tampone si negativizza, a nessuno importa, perché si continua a considerare quello positivo. Se la donna rifiuta di sottoporsi al tampone, si agice considerandola comunque positiva. L’unico modo per sfuggire al trattamento, nel caso il secondo tampone fosse negativo, e quindi il trattamento del tutto inutile, è quello di nascondere il primo referto e presentare solo il secondo!

La cosa che nessuno dice mai è che l’infezione si può riconoscere bene, e non avviene unicamente nel canale del parto ma una buona parte di infezioni vengono prese dalle mani di chi presta le prime cure nonatali. Insomma, ci possono essere anche tamponi negativi e poi il bambino sviluppa comunque l’infezione.

Per negativizzare il tampone, ci sono alcuni rimedi naturali come i semi di pompelmo e l’aglio, che funzionano molto bene.

Dopo questa presentazione degli aspetti pratici, voglio condividere con voi alcune riflessioni tratte dal libro “La gioia del parto” di Ina May Gaskin.

1 – lo streptococco B è spesso presente nei batteri che normalmente si trovano in vagina (circa 1 donna su 5). C’è molta differenza tra l’avere lo str.B e il venire infettati
2 – la presenza dello str.B non causa alcun sintomo nella donna; occasionalmente ci sono infezioni del tratto urinario e della placenta che portano a rottura prematura delle membrane e travaglio prematuro
3 -una percentuale di donne che va dal 15 al 20% delle donne che hanno str.B in vagina darà alla luce bambini colonizzati dal batterio. Ma il 90% di questi bambini NON si ammalerà. Quando però si sviluppa l’infezione, si tratta di un’infezione seria e fatale nel 10% dei casi. Solo 2 bambini su 1000 si ammala.
4 – ci sono delle situazioni associate a un rischio di infezione nel bambino superiore alla norma: peso basso alla nascita o parto prematuro; rottura delle membrane più di 18 ore prima del parto; travagli lunghi con molti esami vaginali; induzioni, ventosa, forcipe, monitor fetali interni; bambini con battito stranamente veloce in travaglio; madri con febbre in travaglio; madri con clonizzazione da str.B troppo elevate nelle colture vaginali; bambini che devono essere rianimati alla nascita.

Riassumendo: di tutte le donne con lo str.B, solo il 15-20% avrà bambini colonizzati dal batterio, di questi solo il 10% si ammalerà, e di questo 10% solo il 10% si ammalerà gravemente.

Dopo questi dati, ogni mamma sarà più libera di decidere se fare l’esame, e se accettare o rifiutare la terapia antibiotica nel caso che, andando in ospedale, dovesse presentare il risultato positivo del tampone.

Un anno fa…

lunedì, 15 agosto 2011

Oggi sono tornata spesso col pensiero a un anno fa… Il giorno di ferragosto del 2010, quando la mia piccola Maia era già nella mia pancia e io lo sapevo da tempo… Qualche giorno prima avevo iniziato a sentirmi strana, ad avere leggera nausea in alcuni momenti della giornata, e dentro di me covavo questo pensiero, lo sentivo, lo sapevo, e non avevo alcun bisogno di conferme esterne, tanto ero sicura… La sera, quando Vera e il papà dormivano, appoggiavo la mano sul mio ventre, parlando silenziosamente con quel piccolo che sentivo, chiedendogli di rimanere lì anche se avevo un po’ paura, di crescere dentro di me, di stare con noi… A livello concreto avevo dubbi sulla effettiva possibilità che fossi incinta, avevo avuto qualche perdita come per le mestruazioni in arrivo ma poi si erano fermate… Il dubbio iniziava a crescere… Da qualche giorno poi avevo iniziato a stare peggio, più nausea ancora, quindi era sorta anche un po’ di preoccupazione, come avrei fatto con Vera se non stavo bene? La mia bambina mi richiedeva molta energia, fisica e mentale, e se avessi avuto bisogno di sostegno materiale e logistico dalle nonne, avremmo dovuto dir loro come stavano le cose. Avevamo iniziato la caccia di un secondo pargolo appena un mese prima, durante le vacanze al mare… e subito la piccola Maia era arrivata dentro di me! Ancora adesso mentre scrivo mi sembra impossibile che sia stato tutto così rapido… neanche il tempo di realizzare veramente cosa avevamo deciso di fare (“covavamo” questo desiderio già da un po’, forse Maia si era sentia “pre-allertata”!), che già era dentro di me… Ma tornando ai dati di fatto, prevedendo di avere nausea come era accaduto per la gravidanza di Vera, avevamo voluto chiedere sostegno alle nonne, anche se abitiamo lontani, anche se era l’ultima cosa che desideravo, anche se non mi piaceva per niente dover dire subito a tutti che una nuova vita era dentro di me… Ma era necessario. Così il 14 agosto avevamo comprato un test e la mattina dopo, sola soletta come la prima volta, lo avevo fatto. Già ero sicura, già lo sapevo, ma una certa emozione l’ho provata vedendo quelle due lineette… E via alle lacrime, alla grandissima gioia, all’emozione, ma anche ai sentimenti negativi, alla paura, alla preoccupazione… insomma a tutta una gamma di emozioni che ogni volta entrano in gioco, quando è in arrivo un nuovo piccolo!

Avevamo telefonato alle nonne e alle zie, e ringrazio ancora mia sorella per la commozione che ho sentito nella sua voce… è stata lei a farmi rendere conto che dovevo essere contenta senza pensare troppo alle preoccupazioni, era il momento della gioia! E avremmo condiviso alcuni mesi di pancia, visto che anche lei era incinta, ma ormai a neanche 3 mesi dal parto… Non tutti i commenti sono stati così sorridenti e speranzosi, e devo dire che mi hanno ferita anche se solitamente sono abbastanza “immune” a ciò che pensano gli altri… hanno posto ancora più dubbi laddove già stavano nascendo incertezze, paura delle difficoltà… Infatti quel giorno non è stato facile, e ringrazio anche mio marito che ha cercato di farmi vedere solo le cose belle di ciò che stava accadendo… ciò che avevamo desiderato così fortemente!

Insomma, come 3 anni prima, anche quel giorno di ferragosto si era rivelato molto particolare (anche per Vera avevamo detto a tutti della pancia in arrivo il 15 agosto, perché le nausee erano arrivate dirompenti proprio quel giorno!Avevamo tenuto per noi questo bellissimo segreto solo per 8 giorni…)… e insomma, adesso ad ogni ferragosto che verrà avrò degli importanti anniversari da festeggiare! ;-)

15 agosto 2010

NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – II parte

sabato, 4 giugno 2011

A 32/33 settimane le donne con feto singolo in PRESENTAZIONE PODALICA possono discutere se utilizzare la MOXIBUSTIONE (tecnica della medicina tradizionale cinese), per la versione spontanea del feto (far girare il bambino con la testa in giù), la donna riceve informazioni supportate da materiale cartaceo per poter PIANIFICARE IL PARTO, RICONOSCERE IL TRAVAGLIO E AFFRONTARE IL DOLORE.

LA MOXIBUSTIONE E’ UNA GROSSA NOVITA’,CHE LE OSTETRICHE SPECIALMENTE SE LIBERE PROFESSIONISTE ESPERTE CONOSCONO E APPLICANO NELLA LORO PRATICA CLINICA, COSI’ COME CONOSCONO I PRINCIPI DELL’ANALGESIA NATURALE.

A 36 settimane si verifica la presentazione e se PODALICA si offre il RIVOLGIMENTO PER MANOVRE ESTERNE A 37 SETTIMANE, SI DANNO INFORMAZIONI SULL’ALLATTAMENTO, LE CURE AL NEONATO E GLI SCREENING, LA PROFILASSI CON LA VITAMINA K E LA CURA DI SE’ DOPO LA NASCITA.

IL RIVOLGIMENTO, OLTRE AD ESSERE UNA BUONA PRATICA CLINICA RISPETTOSA DELLA FISIOLOGIA, ABBASSA LA PERCENTUALE DEI TAGLI CESAREI FINO AL 10% COME OGGI AVVIENE PER ESEMPIO NELL’OSPEDALE DI PRATO (ospedale in cui si pratica anche il parto di prova podalico in casi selezionati secondo i protocolli ospedalieri).

A 40 settimane (termine della gravidanza) si informa sulla GESTIONE DELLA GRAVIDANZA FINO A 41 SETTIMANE ED OLTRE IL TERMINE.

SI INFORMA MA NON SI OBBLIGA. NON ESISTE UN’INDUZIONE CON RICOVERO FORZATO QUANDO SCATTA “L’ORA X” SECONDO IL PROTOCOLLO OSPEDALIERO, ESISTONO METODI DI INDUZIONE NATURALE, COME ANCHE LA MOXIBUSTIONE PER ESEMPIO (GIA’ CITATA PER LA VERSIONE DEL FETO PODALICO).

Tralasciamo il commento per quanto riguarda prevenzione di listeriosi, salmonellosi e toxoplasmosi, apprezziamo il capitolo dedicato all’alimentazione, dove vengono date notizie importanti sul consumo dell’acido folico, del ferro o della pericolosità di alti livelli di VITAMINA A come integrazione in gravidanza. SI RIPORTANO STUDI CHE ASSOCIANO IL CONSUMO DI ASPARTAME (dolcificante ipocalorico di sintesi) AD UN PIU’ ELEVATO RISCHIO DI PARTO PREMATURO. Sono pubblicati anche i numeri telefonici dei centri tossicologici dove rivolgersi in caso di assunzione di FARMACI in gravidanza, i servizi disponibili presenti nel nord e nel centro purtroppo si fermano a Roma, al sud non sono ancora presenti. Studi riportati associano malformazioni e malattia fetale da decompressione a immersioni subacquee. Trattamento di NAUSEA in gravidanza: sono illustrati anche METODI NON FARMACOLOGICI come l’assunzione di Zenzero (pianta originaria dell’Asia), la digitopressione e l’agopuntura. Sono riportate notizie su varici, vaginite, lombo sciatalgia, sindrome del tunnel carpale e peso corporeo.

RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA. Sono riportati studi che associano una minor incidenza di parto prematuro, avendo rapporti una o due volte la settimana e l’incidenza diminuisce ulteriormente se i rapporti sessuali salgono a 3 /4 alla settimana.

IL COMMENTO NON PUO’ CHE ESSERE POSITIVO! IN PASSATO (IN ALCUNI CASI ANCORA OGGI) SI RACCOMANDAVA, SPECIALMENTE ALLA DONNA CON MINACCIA DI PARTO PREMATURO, DI NON AVERE RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA”

Si parla anche del consumo di alcool, fumo, cannabis, viaggi aerei (sono illustrate le precauzioni da adottare). CI SONO NOTIZIE SU DEPRESSIONE, ANEMIA, IMMUNIZZAZIONE RH. E SCREENING DELLE MALATTIE INFETTIVE, NON CI SONO NOVITA’ PER QUANTO RIGUARDA IL TAMPONE VAGINALE PER DETERMINARE LA PRESENZA DI STREPTOCOCCO. PER QUANTO RIGUARDA IL TRATTAMENTO CON ANTIBIOTICI IN GRAVIDANZA, IN CASO DI TOXOPLASMOSI, SI RIPORTA CHE NON CI SONO EVIDENZE SCIENTIFICHE. LO SCREENING PER IL DIABETE PUO’ VENIRE PROPOSTO IN PRESENZA DI FATTORI DI RISCHIO E NON CONSIGLIATO IN MODO INDISCRIMINATO IN TUTTE LE GRAVIDANZE. VIENE INTRODOTTA L’URINOCULTURA NEL PRIMO TRIMESTRE (è stato visto che una batteriuria non trattata e non sintomatica può essere associata a pielonefrite, parto pretermine e basso peso neonatale alla nascita), DAL PUNTO DI VISTA MEDICO PER POTERLA TRATTARE CON ANTIBIOTICOTERAPIA, DAL PUNTO DI VISTA DELLA FISIOLOGIA OSTETRICA PUO’ DARE DELLE INDICAZIONI SULLA PREVENZIONE E IL RIPRISTINO DELLA FISIOLOGIA. LO SCREENING PER L’EPATITE B è opportuno NEL TERZO TRIMESTRE E PER L’EPATITE C SOLO IN CASO DI DONNE A RISCHIO.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE ”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE

 

GRAVIDANZA A TERMINE E PARTO.

IN PARTICOLARE PER QUANTO RIGUARDA IL BENESSERE FETALE, E’ OPPORTUNO DIAGNOSTICARE LA PRESENTAZIONE DEL BAMBINO A 36 SETTIMANE, IN CASO DI DUBBIO SI RICHIEDE CONFERMA ECOGRAFICA. NON E’ RACCOMANDATO IL CONTROLLO DEI MOVIMENTI ATTIVI FETALI. L’AUSCULTAZIONE DEL BATTITO FETALE CONFERMA CHE IL FETO E’ VIVO MA NON HA VALORE PREDITTIVO. NELLA GRAVIDANZA FISIOLOGICA NON DEVE ESSERE PROPOSTO IL MONITORAGGIO CARDIOTOCOGRAFICO, CIOE’ LA REGISTRAZIONE DEL BATTITO FETALE E DELLE CONTRAZIONI UTERINE. NON CI SONO INDICAZIONI AD ESEGUIRE ECOGRAFIE DOPO LE 24 SETTIMANE. L’INDUZIONE DEL PARTO TRA LA 41 E LA 42 SETTIMANA DI GRAVIDANZA DEVE TENER CONTO DELLE PREFERENZE DELLA DONNA E RISPETTARE L’EVENTUALE SCELTA DI ASPETTARE, OFFRENDO UN TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO 2 VOLTE A SETTIMANA PIU’ LA MISURAZIONE DEL LIQUIDO AMNIOTICO.

ANCHE QUI LE INNOVAZIONI CI SONO, OGGI SI PRATICA MOLTO FREQUENTEMENTE UN MONITORAGGIO INTENSIVO CARDIOTOCOGRAFICO IN GRAVIDANZA, DURANTE IL TRAVAGLIO E DURANTE IL PARTO. IL CUORE DEL FETO E’ BERSAGLIATO DAGLI ECHI DEGLI APPARECCHI A VOLTE PER ORE ED ORE, MOLTO PIU’ CHE DURANTE UNA ECOGRAFIA IN GRAVIDANZA. NON ESISTONO EVIDENZE SCIENTIFICHE IN MERITO ALL’ESECUZIONE DEL TRACCIATO CARDIOTOCOGRAFICO. NON E’ IL CUORE FETALE AD AVERE UN EFFETO POMPA DETERMINANTE, ESISTE UNA DIFFERENZA DI PRESSIONE TRA LETTO VASALE MATERNO E CIRCOLAZIONE FETALE E LO SCAMBIO E’REGOLATO DA UN SISTEMA DI POMPE PLACENTARI E MUSCOLARI. VIENE SPECIFICATO CHE L’AUSCULTAZIONE CI DICE SOLO CHE IL FETO E’ VIVO NEL MOMENTO IN CUI AUSCULTIAMO IL BATTITO. VIENE RIBADITA LA NON SCIENTIFICITA’ DELL’ESECUZIONE DI INNUMEREVOLI ECOGRAFIE IN GRAVIDANZA.

E’ UN PROFONDO CAMBIAMENTO VERSO LA VERITA’ DELLA NASCITA CONSAPEVOLE.

Commento a cura di Ostetrica Carla Joly e Doula Claudia Touscoz.

NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA – Commento di Carla Joly e Claudia Touscoz – I parte

domenica, 29 maggio 2011

LE NUOVE LINEE GUIDA SULLA NASCITA SONO STATE PUBBLICATE DAL MINISTERO DELLA SALUTE A DICEMBRE 2010 E SONO CONSULTABILI ON LINE SUL SITO DEL MINISTERO, HANNO VISTO LA LUCE IN UN MOMENTO MOLTO BUIO DELLA STORIA DELL’OSTETRICIA ITALIANA. SIAMO AL PRIMO POSTO IN EUROPA PER QUANTO RIGUARDA LA MEDICALIZZAZIONE DELLA NASCITA (parto indotto, episiotomie, analgesia peridurale). IL TASSO DI TAGLI CESAREI IN ALCUNE REGIONI OLTREPASSA IL 60 % CON UNA MEDIA NAZIONALE DEL 30-40% A FRONTE DELLA PERCENTUALE MASSIMA CONSIGLIATA DALL’ O.M.S. DEL 15%. Nella loro impostazione, si sente l’eco del piano nazionale “Changing Childbirth” varato negli anni ’90 in U.K. Questo documento, pubblicato nel 1993 e adottato come politica governativa nel 1994 in Inghilterra, era la più radicale revisione dei servizi materni dal 1948, ed è stato molto ben accolto dalle ostetriche inglesi in quanto, dopo indagini cognitive rivolte alle donne per sapere quale figura professionale preferivano in gravidanza, metteva in primo piano a garante della continuità dell’assistenza, la figura dell’ostetrica e la sua autonomia professionale.

In questa rivoluzione inglese furono individuati i principi della Midwifery, detti anche delle quattro C, che sono:

1- Women Centered assistance cioè un’assistenza in cui al centro viene posta la donna.

2- Choice cioè diritto di scelta, valore della scelta preventiva informata e non solo consenso informato a decisioni prestabilite.

3- Continuity cioè diritto alla continuità dell’assistenza da parte dello stesso operatore sanitario o di un piccolo team.

4- Control cioè potere decisionale alla donna (empowerment).

I servizi materni inglesi mettevano quindi al centro la donna, dovevano essere accessibili, utilizzare efficientemente le proprie risorse, essere effettivi e coinvolgere la donna nella pianificazione dei servizi stessi. Venivano inoltre individuati gruppi particolari di utenti quali le teenagers, madri disabili, tossicodipendenti, emarginate e minoranze etniche, con esame delle loro esigenze specifiche rispetto alla popolazione femminile complessiva. Vediamo in dettaglio cosa sono le novità di queste Linee Guida Italiane, che arrivano dopo 20 anni rispetto al piano sanitario inglese. L’introduzione affronta il tema dell’importanza della comunicazione e della continuità dell’assistenza, con un ruolo primario dell’ostetrica, per mettere al centro la donna facendo riferimento a studi ed evidenze consolidate e codificate in U.K. ormai dal 1994 con il Changing Childbirth.

Abbiamo evidenziato in caratteri maiuscoli le principali novità, il nostro commento critico è in corsivo e abbiamo suddiviso l’argomento in due paragrafi: Gravidanza e Gravidanza a termine/ Parto.

GRAVIDANZA.

Le novità sono molte, si evidenzia l’importanza dell’informazione e del coinvolgimento della donna e dei familiari nella relazione con i sanitari. LA CARTELLA CLINICA VIENE AFFIDATA ALLA DONNA che la trattiene con sé, portandola ai controlli successivi. Sono consigliati almeno QUATTRO INCONTRI con la donna in gravidanza, in cui è prevista la consegna di materiale informativo scritto ed un PRIMO INCONTRO di durata maggiore degli altri, in cui si DISCUTE con la donna un piano, riguardo alla tempistica e al contenuto degli incontri successivi. Test e accertamenti devono essere effettuati, se possibile, IN OCCASIONE DI QUESTI QUATTRO INCONTRI PER RIDURRE ALLA GESTANTE IL DISAGIO DI DOVERSI SPOSTARE PIU’ VOLTE.

Affidare la cartella clinica alla donna è importante in quanto così è la donna ad avere maggior controllo (una delle tre C dei principi della Midwifery ), la cartella è di sua proprietà, ha la possibilità di condividere con i famigliari tutte le informazioni in essa contenute, per poterne discutere con loro su quanto avviene negli incontri con i sanitari. Il materiale informativo è molto importante, in quanto la donna può così essere anche stimolata a approfondire le tematiche che le interessano e a richiedere ulteriori informazioni. Eseguire controlli con test e accertamenti in occasione degli incontri con il personale ostetrico riduce lo stress e dovrebbe contribuire a diminuire la spesa sanitaria in quanto implica una minore frammentazione dei servizi. La donna incontrerebbe comunque sempre personale qualificato ostetrico, per rispondere in queste occasioni a eventuali domande con la possibilità di approfondire la conoscenza reciproca.

“DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA (di noi che stiamo commentando le nuove linee guida ) LA DIFFICOLTA’ STA IN UN PROFONDO CAMBIAMENTO CULTURALE CHE DEVE AVVENIRE NELL’AMBITO DELLA NASCITA. IL SISTEMA SANITARIO IN ITALIA INOLTRE E’ COSTITUITO DA AZIENDE SANITARIE E LO SCOPO PRIMARIO DI UN’AZIENDA E’ IL PROFITTO. IL SISTEMA DI POTERE MEDICO MASCHILE INOLTRE DOVREBBE ACCETTARE DI RIDARE IL SUO POTERE E LA SUA CENTRALITA’ ALLA DONNA, MA QUESTA ACCETTAZIONE PUO’ VENIRE SOLO IN SEGUITO ALL’ AFFERMAZIONE DELLE DONNE DI ASSUMERSI RESPONSABILMENTE IL PROPRIO POTERE SIA COME DONNE CHE COME OSTETRICHE. NELL’OSTETRICIA ISTITUZIONALE ITALIANA INVECE TUTTO RUOTA ATTORNO ALLA FIGURA DEL MEDICO CHE E’ PROTAGONISTA E DECIDE. LA FIGURA DELL’OSTETRICA IN ITALIA E’ ANCORA DA VALORIZZARE, SAPPIAMO DA STUDI ED EVIDENZE CHE MAGGIORE E’ IL NUMERO DELLE OSTETRICHE E MAGGIORE E’LA POSSIBILITA’ DI UNA DONNA DI PARTORIRE SPONTANEAMENTE (più ostetriche, meno cesarei). OGGI IN ITALIA MOLTI UTENTI DEL SERVIZIO SANITARIO NON SANNO NEMMENO QUAL’E’ LA DIFFERENZA TRA UN MEDICO, UN’OSTETRICA O UNA DOULA, APPUNTO PERCHE’ LA GRAVIDANZA E’ ASSIMILABILE A UNA MALATTIA, DIVENTA INCONCEPIBILE UNA FIGURA CHE SI OCCUPA DI FISIOLOGIA E DI RIPRISTINARE LA SALUTE DELLA DONNA. LA GRAVIDANZA E IL PARTO NON SONO MALATTIE, MA L’ESPRESSIONE DEL MAGGIOR POTENZIALE FEMMINILE, RIGUARDANO LA COPPIA CHE CONCEPISCE E COME TALE L’UNICO FATTORE DI PATOLOGIA E’ RAPPRESENTATO – PER PERSONE SANE – DAL FATTO CHE LA NASCITA SIA DISTURBATA E CHE NON POSSA GODERE DEL RISPETTO E DELLA PRIVACY SUFFICIENTE. IN ITALIA C’E’ ANCHE DA SOMMARE AL PROBLEMA CULTURALE UNA GRAVE CRISI ECONOMICA CHE SPINGE LE DONNE A LAVORARE IL PIU’ A LUNGO POSSIBILE IN GRAVIDANZA (SPESSO IN CONDIZIONI PRECARIE), COSA CHE INDUCE UN AUMENTO CONSIDEREVOLE DELLO STRESS CHE PUO’PORTARE COMPLICANZE DELLA GRAVIDANZA, DELLA NASCITA E DEL PUERPERIO. INOLTRE C’E’ UN DIVARIO ENORME TRA IL NORD, IL CENTRO E IL SUD DEL PAESE: MENTRE NEL CENTRO NORD POSSIAMO TROVARE PERCENTUALI OSPEDALIERE ANCHE DEL 10% DI TAGLI CESAREI (L’OMS CONSIGLIA UNA PERCENTUALE MASSIMA OTTIMALE DEL 15%), NEL SUD LA REGIONE CALABRIA E’ IN TESTA CON IL 67% DI TAGLI CESAREI, LA CAMPANIA SEGUE CON IL 60%”

Il PRIMO INCONTRO IN GRAVIDANZA deve avvenire idealmente entro la decima settimana quindi deve essere precoce, lo scopo è informativo sui servizi pertinenti presenti nel territorio di residenza. Importanti sono: la SCELTA INFORMATA (e non solo il consenso informato), l’informazione sui BENEFICI DI LEGGE che riguardano la maternità e la paternità, su STILI DI VITA adeguati e test di SCREENING SPECIFICI da eseguire, INFORMAZIONI SULLA DIAGNOSI PRENATALE (anche qui si parla di informare, non si fa una semplice prescrizione). SI PROPONE L’ECOGRAFIA QUALORA CI SIA UN DUBBIO SULL’EPOCA DI INSORGENZA DELLA GRAVIDANZA. L’ECOGRAFIA PER L’INDAGINE DI ANOMALIE FETALI DEVE ESSERE ESEGUITA TRA LA 19 E LA 21 SETTIMANA. Questa indagine consente di: compiere una scelta riproduttiva consapevole e decidere per tempo una eventuale interruzione di gravidanza secondo la legge 194, preparare i genitori alla gestione di disabilità, eventuali trattamenti, cure palliative, programmare la nascita in centri specializzati e considerare eventuali interventi intrauterini. LA MISURAZIONE DELLA TRASLUCENZA NUCALE NON E’ RACCOMANDATA COSI’ COME IL TEST DELL’ALFAFETOPROTEINA. NON CI SONO PROVE DI EFFICACIA DELL’INDAGINE ECOGRAFICA CONDOTTA NEL TERZO TRIMESTRE ALLO SCOPO DI INDIVIDUARE ANOMALIE FETALI, NE’ PROVE CHE L’INDAGINE ECOGRAFICA DEL TERZO TRIMESTRE ABBIA RICADUTE SU ESITI RILEVANTI PER LA SALUTE MATERNA E FETO – NEONATALE. IL RISCHIO DI ABORTO (si adopera il termine perdita fetale) DOPO L’AMNIOCENTESI E’ DELL’1,9%, DOPO LA VILLOCENTESI DEL 2%.

LA SCELTA INFORMATA E’ BEN DIVERSA DAL CONCETTO DI CONSENSO INFORMATO DATO A DELLE DECISIONI PRESE DAL MEDICO SU CUI NON C’E’ TEMPO DI RIFLETTERE. SCELTA INFORMATA VUOL DIRE AVERE TUTTE LE INFORMAZIONI ESISTENTI IN BASE AD EVIDENZE SCIENTIFICHE, AVERE INFORMAZIONI SU TUTTI I SERVIZI PRESENTI SUL TERRITORIO, POTER DISCUTERE SU STILI DI VITA, SCREENING SPECIFICI, PIANO DEL PARTO, PER POTER PRENDERE UNA DECISIONE INSIEME AL PARTNER, DECISIONE CHE NON DEVE PER FORZA ESSERE ASSIMILABILE A QUELLA PROPOSTA DAI SANITARI. L’ECOGRAFIA COME DA EVIDENZE SCIENTIFICHE NON E’ INDISPENSABILE, MENTRE OGGI IL SISTEMA MEDICO ASSISTENZIALE SI BASA PREVALENTEMENTE SU QUESTA. CONOSCERE UNA PERSONA E’ IL PIU’GRANDE FATTORE DI SICUREZZA (COME DIMOSTRATO DA NUMEROSI STUDI SCIENTIFICI), NEGLI OSPEDALI SI LAVORA SEMPRE CON PERSONE SCONOSCIUTE. INVECE SEGUENDO CON CONTINUITA’ UNA GRAVIDANZA SI PUO’ AVERE LA PERCEZIONE CLINICA CHE LA GRAVIDANZA PROCEDE BENE E IL BAMBINO CRESCE (QUINDI LA PLACENTA FUNZIONA) E QUESTO DATO CLINICO SARA’ CONFERMATA DALLA MISURAZIONE DELL’ADDOME CON IL CENTIMETRO E L’ECOGRAFIA SERVIRA’ SOLO IN CASO DI DUBBIO CLINICO”

Nel SECONDO TRIMESTRE l’incontro ha lo scopo di ESAMINARE E DISCUTERE CON LA DONNA gli esiti di test di screening registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, OFFRIRE LO SCREENING PER IL DIABETE GESTAZIONALE, RILEVARE LA PRESSIONE ARTERIOSA.

SI PARLA ANCORA IN TERMINI DI DISCUTERE PROPORRE NON DI PRESCRIZIONE DA ESEGUIRE”

QUALORA LA DONNA ABBIA SCELTO DI ESEGUIRE L’ECOGRAFIA MORFOLOGICA TRA LE 19 E 21 SETTIMANE E SI SIA RILEVATO CHE L’ORIFIZIO UTERINO E’ COMPLETAMENTE O IN PARTE RICOPERTO DALLA PLACENTA VIENE OFFERTA UN’ECOGRAFIA ALLA 32 SETTIMANA.

ANCHE QUI ECOGRAFIA SOLO IN CASO DI GRAVE COMPLICANZA OSTETRICA CHE RENDE IMPOSSIBILE IL PARTO A TERMINE PER LA VIA NATURALE”

NEL TERZO TRIMESTRE si esaminano e discutono con la donna i risultati degli esami eseguiti, registrandone i risultati nella cartella che la donna porta con sé, si rileva la pressione, si misura la distanza sinfisi-fondo (cioè si controlla la CRESCITA FETALE con il centimetro e non con l’ecografia) e si informa la donna dell’offerta di CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA.

DAL NOSTRO PUNTO DI VISTA PROPORRE DEGLI INCONTRI O CORSI SOLO NEL TERZO TRIMESTREDI GRAVIDANZA E’ UNA MODALITA’ TARDIVA”

… continua!

Approccio fisiologico alla nascita: massaggio metamorfico, massaggio polare e “rebozo”

sabato, 30 aprile 2011

MASSAGGIO METAMORFICO

Sono un’ostetrica libero professionista e lavoro in Valle d’Aosta, nel Canavese e in Toscana, ho applicato questo approccio di tipo energetico alla mia professione in modo consapevole e a studiarne le varie modalità di applicazione tecnica a partire dagli anni 90 e ad applicarle alla mia professione di ostetrica, prima in ospedale e poi nella libera professione. Questo approccio deriva dalla reflessologia plantare da R. St. Jhon,che ha individuato una corrispondenza tra la linea della colonna vertebrale sul piede e la vita intrauterina e la nascita. I vari segmenti della colonna vertebrale sulla linea del piede corrispondono al pre -concepimento alla gravidanza e alla nascita, esiste anche una linea sulla mano e sulla testa. E’ utile per curare tutta la storia ostetrica in caso di aborti spontanei e volontari, di blocchi e traumi natali e perinatali, parti difficili e cesarei. La tecnica è molto semplice e può essere imparata anche dal partner e dai genitori per i figli. Nella mia pratica ostetrica è uno strumento base per il mantenimento e ripristino della fisiologia,in linea di massima si può affermare che agisce rilassando la mamma e quindi favorendo l’apertura al parto e attivando il bambino. Può essere utilizzato in caso di infertilità ,in tutte le forme di distress in gravidanza,dalla minaccia d’aborto e parto prematuro a un difetto di crescita del bambino, carenza di liquido amniotico, per l’induzione del parto e del travaglio, nel post-partum, per favorire l’allattamento e in tutti i traumi di nascita (St.Jhon ha trattato per 2 anni un bambino Down insegnando la tecnica anche ai genitori e ha ottenuto la completa remissione dei sintomi), agisce rinsaldando il legame tra mamma e bambino. Avendo un concetto della mia professione come midwifery, quindi come donna in mezzo ad altre donne che le può accompagnare in tutte le età dalla nascita alla morte, applico questo tipo di massaggio in tutte le fasi di intensa trasformazione, in particolare quindi nascita ma anche adolescenza e pre-menopausa e menopausa. Questo massaggio è una pratica utile nell’infertilità femminile, maschile o di coppia, e può essere anche utile a ristabilire un’armonia relazionale. Ristabilisce la fisiologia in gravidanza, durante il parto e il puerperio in particolare in caso di scarsa crescita o reattività fetale. Può essere utilizzato nei problemi di allattamento o di svezzamento trattando la mamma. Aiuta a rilassarsi e a riarmonizzare le relazioni in periodi di intenso stress, viene infatti fortemente stimolato il parasimpatico che induce un rallentamento e una vasodilatazione periferica.

LABORATORIO ESPERIENZIALE DI MASSAGGIO METAMORFICO

La tecnica è semplice e dopo un approccio di tipo intuitivo, di cui i vari passi terapeutici si possono approfondire in un laboratorio esperienziale, si procede ad una tecnica di sfioramento in cui il tocco si alleggerisce sempre di più perché si agisce a un livello eterico quindi molto profondo che dura circa 10/20 minuti a piede e circa 15 minuti su mani e testa. Nel laboratorio si elabora insieme una definizione di relazione terapeutica sulla base di questa : “La relazione terapeutica è la capacità e abilità di tirare fuori dall’essere, dall’individuo che è sovrano le cose meravigliose stando a lato, al suo fianco”. Partendo dal concetto di intento, presenza e distanza giusta si percorrono insieme i passi dell’approccio terapeutico di cui i vari passi consistono in :1)-Concentrazione o centratura di sè 2)-Conferimento del potere di guarigione a chi riceve il massaggio 3)-Ascolto 4)-Sostegno. Attraverso gli elementi Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere si approccia la tematica della gravidanza e dei tre trimestri. Nel laboratorio si procede poi ad attivare la linea metamorfica e alla parte pratica. La chiusura consiste in un allineamento/riallineamento dei tre corpi: corpo fisico, corpo dei desideri e aspirazioni o anima e corpo spirituale. Si tengono periodicamente dei laboratori e chi è interessato può contattarmi.

UNA DEFINIZIONE COMPRENSIVA DEI VARI ASPETTI DEL MASSAGGIO METAMORFICO POTREBBE ESSERE CHE :- AIUTA A RITESSERE IL PROPRIO CORPO DI LUCE QUANDO ENTRIAMO IN UN PERIODO DI INTENSA METAMORFOSI NELLA NOSTRA VITA .

MASSAGGIO POLARE

Si basa sul concetto di Prana come energia da canalizzare attraverso il chakra del cuore e delle mani per riequilibrare le diverse polarità del corpo, R.Stone creatore del sistema terapeutico chiamato terapia della polarità (o polarity o massaggio polare) ha basato la sua teoria sull’equilibrio degli elementi della natura. L’approccio terapeutico è quello descritto sopra. Nella pratica ostetrica può essere utilizzato genericamente come trattamento anti-stress che coinvolge tutto il corpo e le articolazioni, in particolare per mantenere la fisiologia in gravidanza (ad es. in caso di albumina nelle urine, rialzo pressorio o “diabete in gravidanza”, diminuzione del liquido amniotico, ecc.) dal pre-concepimento al puerperio. Più specificamente può essere utile in travaglio per correggere una presentazione fetale non favorevole, velocizzare la dilatazione e aiutare l’impegno della testa fetale nella pelvi (effetto pari o simile al parto e al travaglio in acqua specialmente dal punto di vista dell’analgesia naturale).

REBOZO

E’una tecnica appresa dalle ostetriche del Sud America, che consiste in manualità integrate all’uso di una fascia tessuto con cui si può alternativamente indurre delle oscillazioni del corpo e delle fasciature di contenimento, è molto utile e apprezzato in travaglio e in puerperio nella versione contenitiva che aiuta in particolare insieme al massaggio addominale a tonificare a livello addominale i tessuti distesi dalla gravidanza e a riposizionare i visceri e gli organi addominali “dislocati” dalla loro sede abituale dal volume dell’utero a termine di gravidanza, può comunque essere applicato a tutto il corpo.

Carla Joly , ostetrica libero professionista

Mail carla.joly@alice.it

sito internet www.carlajolyarteostetrica.com

telefono 333 5372698

Nausea gravidica? Prova con l’agopuntura!

giovedì, 7 aprile 2011

In entrambe le mie gravidanze, durante i primi mesi ho purtroppo sofferto di forte nausea e di vomito, sindrome che viene spesso chiamata “iperemesi gravidica”. In sostanza, ci può essere nausea durante una parte della giornata, o perenne, di giorno e di notte, poco appetito e comunque anche episodi più o meno frequenti di vomito. Quando aspettavo Vera, la nausea è stata costante, durante tutto il giorno (per fortuna riuscivo a dormire di notte) per 2 mesi, andando però pian piano a migliorare, e vomitavo circa 6-7 volte al giorno… Avevo sentito parlare dell’agopuntura per curare questo disturbo, ma ero nel bel mezzo della bufera e quindi non ho avuto la forza di informarmi, provando solo altri rimedi che alla fine non si sono rivelati così efficaci.

Quando ho iniziato questa seconda gravidanza, ancora prima di fare il test (cosa che ho fatto solo a livello “ufficiale”, perché fosse stato per me non ne avrei avuto bisogno!), ho iniziato ad avere nausea, cosa che mi ha convinto ancora di più che dentro di me era arrivato un piccolo esserino a farmi compagnia… E’ iniziata gradualmente, e anche se anche questa volta era costante, è stata fin da subito più tollerabile della prima. Vomitavo di meno, riuscivo a mangiare di più, ma non stavo davvero bene… Per fortuna, questa volta, una mia vicina che aveva avuto un’esperienza positiva con l’agopuntura, mi ha consigliato di tentare questa via… Purtroppo era agosto e ho dovuto attendere un mese intero prima di poter iniziare le sedute, però è stata davvero una manna dal cielo!

Prima della prima seduta, vomitavo almeno tutte le mattine, 1 o 2 volte, e spesso anche qualche altra volta nella giornata, oltre ad avere nausea perenne. Il giorno successivo alla prima seduta, al mattino, quasi fosse successo un miracolo, non ho vomitato né prima né dopo la colazione… Avevo quasi paura di crederci, ma è passato tutto un giorno in cui ho mangiato e tenuto tutto! Anche il giorno dopo, al mattino e durante il giorno, nessun viaggio in bagno… Non potevo crederci! Poi è successo di nuovo, ma intanto avevo mangiato per 2 giorni assumendo tutto ciò che avevo ingerito! Ho fatto una seduta a settimana, di circa 20 minuti ognuna, all’ospedale S.Anna di Torino, quindi pagando solo il ticket, ma se non ci fosse stata questa possibilità, mi sarei rivolta ad un centro privato, ne valeva davvero la pena! E piano piano i giorni senza episodi di vomito sono andati aumentando, e la nausea è diminuita gradatamente, ma in modo costante… Ho fatto un secondo ciclo di sedute per sicurezza, ma le ultime sedute non sarebbero state necessarie, diciamo così…

Insomma, non posso che consigliare caldamente questo metodo per cercare di combattere questo fastidiosissimo problema che colpisce molte mamme all’inizio della gravidanza e non solo… Le dottoresse che mi hanno seguito mi hanno detto che non tutte le persone sono così ricettive, ma lo si capisce subito… Il vomito viene bloccato quasi subito, mentre invece per la nausea è necessario più tempo… Anche altri rimedi possono essere utili, ma se potete trovare un bravo agopunturista, secondo me vale davvero la pena provare, vi accorgerete subito se funziona!

Intervista ad un’ostetrica libera professionista, Carla Joly

sabato, 1 gennaio 2011

1-Quando e perché hai deciso di diventare ostetrica?

Quando ho capito che nella nascita risiedeva il nocciolo di tutte le contraddizioni della nostra società e che le cose non sarebbero mai cambiate se non cambiava la nascita, cioè se non cambiavamo noi stessi. Per costruire la pace ci vogliono uomini e donne di pace, nati in pace, cioè in modo non disturbato. Per me era anche molto importante il fatto che il diploma da ostetrica apriva una strada libero-professionale indipendente preclusa ad altre professioni sanitarie. Già la mia nonna e bisnonna paterne erano delle doule, cioè aiutavano le donne in generale durante la maternità senza avere una qualifica professionale e avevano conoscenze empiriche sull’uso delle erbe e sulla medicina tradizionale, se la cavavano anche in assenza del medico condotto anche in molti casi che non erano di pertinenza ostetrica ma di medicina generale e di pronto soccorso, erano donne sapienti che possedevano una conoscenza antica.

2-Quale è stato il tuo percorso di studi e di prime esperienze?

Sono approdata alla scuola per ostetriche di Torino dal liceo scientifico, in quegli anni (1975/1980) si cominciava a leggere Leboyer ed era arrivato dall’America un libro con le foto di numerose nascite “selvagge”, al di fuori delle istituzioni e si sentiva parlare dei mangiatori di placenta che così festeggiavano la nascita dei loro figli. In seguito a problemi di salute ho cominciato a interessarmi, negli anni della scuola per ostetrica, all’Antiginnastica, all’Eutonia e al Rolfing, e ho intrapreso un percorso di autoconoscenza e di consapevolezza di me stessa. Le conoscenze che ho acquisito per me le ho poi utilizzate anche dal punto di vista professionale negli anni ’90, e ho arricchito il mio bagaglio con la pratica di tecniche di guarigione energetiche (pranoterapia). Mi sono sempre interessata di astrologia, in particolare, negli ultimi 10 anni, di astrologia karmica. Mi piace scrivere, ho pubblicato due racconti e ne sto scrivendo altri. Sono diventata anche consulente in allattamento materno (consulente IBCLC nel ’99, anche se poi non ho rinnovato la formazione dopo i primi 5 anni). Prima di aprire lo studio ho fatto 2 anni di specializzazione in fisiologia con la Scuola Elementale di Firenze per riorganizzare e capire anche come mettere in pratica le mie conoscenze. In Toscana è stata importante la mia partecipazione alle attività e spettacoli della compagnia teatrale Elanfrantoio, diretta da Firenza Guidi, amo molto il mondo dello spettacolo. In tutto questo percorso formativo posso dire che mi riconosco di più in una definizione di essere un’artista piuttosto che un’ostetrica perché comprende tutte le mie varie attività e anche l’ostetricia viene vista come arte e non come scienza.

3-Quando e perché hai deciso di dedicarti ai parti a casa?

Posso dire che faceva parte del mio progetto di vita, perché io stessa sono nata a casa quindi per me la nascita è una nascita a domicilio, per due persone che si amano come si amavano i miei genitori il parto è naturale farlo a casa dove è stato concepito il bambino. Quando sono nata avevo già intrapreso un percorso che mi avrebbe portato a ciò, faceva parte del mio progetto di vita, e la nascita che ha segnato il mio percorso è stata quella della mia sorellina che è nata morta un anno esatto prima di me: questo evento ha segnato il mio indirizzo professionale. La prima nascita a domicilio che ho assistito è stata quella di mia nipote nel 1989 perché pensavo di voler fare il meglio per lei e quindi mi sono resa disponibile. Nei due anni seguenti sono nati a domicilio anche i miei due figli.

4-Quante nascite a domicilio hai seguito in tutta la tua carriera fino ad ora? Di queste quante hanno avuto bisogno di trasferimento in ospedale?

Molto poche in relazione alla mia disponibilità sono avvenute a domicilio, tutti i parti che ho seguito nella libera professione avrebbero potuto svolgersi a domicilio e sono stati terminati per la maggior parte in ospedale per lo più perché l’ambiente non garantiva una privacy sufficiente e quindi il trasferimento avveniva o perché i genitori non se la sentivano o perché spesso il parto era disturbato dalle ingerenze di parenti o persone estranee alla coppia dei genitori. Penso che molto influisca anche la modalità di nascita dei genitori che, se non hanno acquisito un minimo di consapevolezza, tendono a ripetere con i propri figli il modello relativo alla propria nascita.

5-Quali sono le regole d’oro per te per seguire le donne in gravidanza? Cioè i principi a cui non rinunceresti mai e le cose di cui hanno veramente bisogno le donne?

La nascita deve guarire,  ma siccome molte persone hanno avuto una nascita disturbata e traumatica e spesso poi di conseguenza non hanno allattato, bisogna trovare dei mezzi per poterla guarire e spezzare una catena generazionale: uno di questi può essere il massaggio metamorfico che può aiutare a rielaborare la propria nascita in modo semplice e non solo mentale. Le donne hanno bisogno di avere fiducia nel loro corpo, nel legame con il bambino e nella loro capacità di dare la vita, la nascita è un evento sessuale e spirituale contemporaneamente e come tale deve essere trattata e non disturbata, un aspetto importante riguarda la liberazione della propria sessualità e la possibilità di viverla liberamente anche in gravidanza con il proprio partner. Sicuramente il metodo Lotus (nessun taglio del cordone ombelicale) ci può aiutare a non disturbare la nascita e il parto in acqua potrebbe aiutare molto in caso di parto podalico.

6-Secondo te in questi ultimi anni è cambiato qualcosa a livello di società per quanto riguarda il desiderio di nascite più naturali? Possiamo sperare che la ridotta minoranza che contempla la possibilità di un parto domiciliare aumenti nei prossimi anni?

Secondo me possiamo sperare perché tante persone stanno lavorando ad acquisire maggiore consapevolezza e benessere per sé stessi, e stanno imparando a autogestire la propria salute; le istituzioni stanno perdendo sempre più credibilità (essendo aziende sanitarie sono assoggettate a leggi di mercato) e si stanno allontanando sempre più dalla vita quotidiana delle persone; la crisi economica ci induce a liberarci di molte cose che ci hanno fatto credere fossero indispensabili, non bisogna averne paura perché ciò ci porta a semplificarci la vita. La strada passa attraverso il riappropriarsi di una conoscenza empirica peculiare del territorio in cui si vive attraverso una maggiore fiducia nelle proprie radici culturali: questa conoscenza induce cambiamenti di alimentazione, di autocura e auto guarigione.

7-Come descriveresti in poche parole le donne che si rivolgono a te per essere seguite durante la gravidanza ed il parto?

Non si riconoscono nella cultura istituzionale e cercano nuovi modi di vivere per sé e per i propri figli, vogliono proteggere la nascita e quando hanno partorito in modo attivo cercano comunque di aiutare anche le altre donne con la loro esperienza, sono donne che si sentono di nuovo forti del loro sapere, padrone del proprio corpo.

8-Quali sono secondo te le caratteristiche che devono avere le ostetriche che si dedicano ai parti a casa?

Non devono essere delle ostetriche! Non mi piace assolutamente questo termine, preferisco tra tutti midwife, forse piuttosto dovrebbero essere delle doule ma non credo che essere una doula equivalga a essere un presenza dolce che tiene la manina durante il parto alla donna o che sia una specie di colf per il puerperio: deve avere conoscenze specifiche ma non una cultura medica, infatti ora mi sto dedicando alla formazione di doule e penso che questo sia un buon metodo per non disturbare la nascita e per recuperare una antica cultura della nascita che altrimenti andrebbe persa. Penso che il termine midwife potrebbe comprendere sia la doula che l’ostetrica e che non ci dovrebbe essere conflittualità tra queste due figure. Dovrebbero comunque aver fatto un percorso minimo di autoconoscenza e di consapevolezza in particolare per quanto riguarda la propria nascita.

9-Ci racconti (se c’è ) un’esperienza particolare che ti ha colpita e non dimenticherai mai?

Ogni parto è un mondo a sé … ogni nascita muove una energia particolare, sicuramente mi è servito molto lavorare sulla mia nascita ed è stato importante il lavoro di gruppo che ho fatto con il terapeuta D.Degranges, sia per risvegliare la potenzialità inerente la mia nascita e sia per vedere le implicazioni di modalità differenti dalla mia (più traumatiche) anche attraverso il vissuto degli altri componenti del gruppo. Non parlo volentieri dei parti che ho assistito perché fanno parte della sfera più intima delle persone coinvolte, così come non mi piacciono foto e filmati che possono essere di disturbo,voglio ricordare però un breve episodio significativo avvenuto in ospedale durante la nascita non disturbata di un bambino. Eravamo coinvolte in tre ostetriche, io facevo parte delle 2 ostetriche istituzionali e la donna era accompagnata dalla sua ostetrica personale. Il bambino che era stato accolto dalle braccia della sua mamma sembrava un po’ indeciso ed emetteva qualche suono incerto tra il vagito “normale” e il pianto, così io mi rivolsi direttamente a lui dicendogli “Ciao, non sai se ridere o piangere!? E lui rispose con una chiarissima e piena risata! A conferma che forse bisogna rivedere un po’ il punteggio di Apgar che si dà alla nascita e che interpreta il pianto del bambino alla nascita come un segnale di benessere, e che forse bisogna cambiare comportamento nei confronti dei protagonisti della nascita. Ogni nascita Lotus la vedo come un’opportunità per relazionarsi in modo diverso con i neonati e quindi con le generazioni future.

10-Hai altri progetti per il futuro o pensi “semplicemente” di continuare ad assistere le donne che vogliono partorire a casa?

Penso di continuare a occuparmi di salute della donna in tutte le età, di fare formazione per doule e di occuparmi di terapie della nascita, come insegnare il massaggio metamorfico, e comunque di contribuire a diffondere una nuova cultura per riappropriarci delle conoscenze empiriche (botaniche e non) caratteristiche del territorio in cui si vive, per poterle tramandare alle future generazioni e adoperare come rimedio per sé e la propria famiglia. In questo senso è stata per me fonte di insegnamento e arricchimento culturale e personale la conoscenza di Fiorenza Cout, che si occupa di etnobotanica in Valle d’Aosta. Faccio parte dell’associazione l’Agrou che in Valle d’Aosta si occupa della diffusione delle terapie complementari, tramite la quale farò una serata ad Aosta il 28 Gennaio sul tema della nascita come potenziale guaritrice (presso il CSV in via Xavier de Maistre 19). Collaboro alla nascita di un ambulatorio per la fisiologia della nascita e della donna insieme ad altre figure professionali: due medici e una psicologa presso la Misericordia di Empoli in provincia di Firenze. Attualmente sto formando come doula Claudia Touscoz di Aosta che diventerà la mia più stretta futura collaboratrice a livello professionale. Collaboro con Sara Savini, naturopata (che si occupa di fiori australiani in particolare), ed è in programma presso il suo centro a St.Pierre una giornata dedicata al massaggio metamorfico che si svolgerà il 13 febbraio 2011. Tramite Sara ho avuto il piacere di conoscere e lavorare su di me con Giuliana Strauss nel campo delle costellazioni famigliari. Vorrei vivere sempre più a contatto con la natura e in modo più semplice, vorrei chiudere un cerchio e tornare a occuparmi di nascita come facevano le mie nonne qui dove sono le mie radici, e non solo qui però essendo una donna libera degli anni 2000 non più costretta in una famiglia patriarcale come loro ma con dei modelli relazionali più libertari come sono libertarie le mie più profonde radici culturali.

Grazie Carla, e buon lavoro!

Intervistiamo una doula!

sabato, 11 settembre 2010

Oggi ho pensato di proporvi questa intervista che ho fatto a F., amica virtuale e doula, per riuscire a capire meglio come si colloca questa figura nel nostro mondo attuale, e che ruolo ha… Ecco qua domande e risposte:

1- Come ti è venuto in mente di fare la doula? Dalla gravidanza del mio primo figlio mi si è aperto un mondo meraviglioso, che ho iniziato piano piano ad esplorare. Innanzitutto ho scoperto un istinto sia materno che mammifero che non pensavo di avere. Con il parto ho assaporato la potenza della forza creatrice femminile e ho capito che volevo far parte di quel mondo in modo più attivo, ma non avevo ben focalizzato come-cosa-perchè. Il mio interesse era rivolto soprattutto ai bambini, non alle mamme, infatti ero molto critica verso chi non condivideva le mie stesse scelte “naturali” poiché credevo di seguire l’unica strada “giusta” per crescere mio figlio. La nascita del mio secondo figlio, invece, è stata un’esperienza molto traumatica e all’improvviso mi sono resa conto di quanto sia sbagliata l’ordinaria gestione di gravidanza e parto, delegata alla classe medica, basata su rigidi protocolli e non sulle persone. Avevo letto durante la gravidanza il libro di Ina May Gaskin “La gioia del parto” e pensavo che sarebbe stato meraviglioso avere una doula ma non sapevo se ne esistessero in Italia e ho lasciato perdere. Subito dopo il parto invece ho capito che volevo diventarlo: sentivo che l’unico modo di guarire da una così profonda ferita interiore era agire in prima persona. Il ruolo della doula calzava alla perfezione! Credo fermamente che una gravida non è un’ammalata, e affidarsi al ginecologo senza compiere delle scelte informate e consapevoli significa addentrarsi in una zona buia dove i confini della fisiologia vengono ristretti sempre più fino a sforare nella patologia. Ci si dimentica che il corpo della donna porta nel suo DNA da millenni una saggezza e una forza che sono la chiave di tutto, basterebbe riscoprire questi valori per vivere la gravidanza e il parto con serenità e grande soddisfazione. Da un lato le donne sono vittima della mancanza di informazioni corrette inerenti la loro salute sessuale-riproduttiva, e dall’altro lato la medicalizzazione routinaria di gravidanza e parto sta dissipando quel sapere ostetrico in cui la diade mamma-bambino era al centro e tutto ruotava attorno ad essa per soddisfare i loro bisogni primari.

2- Come si diventa doule? Si diventa doule quando si sente la “chiamata”. Quando le nostre esperienze di vita ci fanno capire cosa significa sorellanza e ci dicono che anche noi possiamo fare tanto per altre donne e madri, in genere scatta qualcosa, una folgorazione sulla via di Damasco. Spesso queste esperienze sono negative, come è successo a me, e diventano la molla per migliorare il mondo della nascita iniziando dal nostro piccolo un passetto alla volta. Naturalmente una doula deve essere preparata su gravidanza, parto e puerperio ma deve anche saper comunicare in maniera empatica, saper ascoltare e imparare a “sentire” con tutti i sensi. Si può studiare da auto-didatta, formarsi sul campo con l’esperienza o frequentare dei corsi. Personalmente ritengo importanti tutti questi tipi di formazione poiché sono complementari, nessuno esclude l’altro né si completa da sé. Ecco perché il mio percorso come doula non si potrà mai concludere. Io ho cominciato approfondendo gli argomenti che mi stavano più a cuore, perché si parte sempre dalle esperienze personali, poi mi sono iscritta alla Scuola delle Doule organizzata dall’Associazione Eco-Mondo Doula (http://www.mondo-doula.it) e ai corsi del MIPA (http://www.mipaonline.com), nel frattempo ho iniziato a dare sostegno alle mamme, ho continuato a leggere e ad aggiornarmi per mio conto. Ho seguito anche diversi seminari e conferenze (tenuti da ostetriche come Ibu Robin Lim, o ginecologi come Michel Odent, o a cura di associazioni come La Leche League, e molti altri) ed ogni esperienza è un tassello che si aggiunge, oltre ad essere una grande opportunità di crescita personale.

3- Quali sono le caratteristiche che secondo te dovrebbe possedere una doula? Ogni donna può essere una doula, sicuramente ogni mamma lo è già in essere. Una brava doula ha grande fiducia nelle donne, non giudica, non dà consigli, non sceglie per lei, semplicemente sta affianco a quella donna e capisce i suoi bisogni, sa ascoltare, sa infondere serenità, sa tirare fuori le gioie e le paure, sa accoglierle, sa essere empatica e sa “sentire” con tutti i sei sensi.

4- Quali sono le funzioni della doula in gravidanza, durante il parto e nel puerperio? Una doula è un’amica. Il suo ruolo è esserci quando la donna ha bisogno.
Durante la gravidanza può informare la donna a 360° e aiutarla a fare le sue scelte, la sostiene nei momenti di sconforto, le infonde fiducia e serenità, sa aiutarla a mettersi in contatto col suo corpo e ad interpretarne i segnali favorendo una comunicazione profonda col bambino, può coinvolgere anche il papà a vivere l’attesa o ristabilire l’equilibrio di coppia.
Durante il parto la doula è una persona di riferimento, un’amica fidata che custodisce tutti i desideri della donna (da ciò che vuole o non vuole per il suo parto, alle prime cure neonatali, alle sue preferenze di cibi/musica/ecc.) ed è pronta a soddisfare i suoi bisogni (mangiare, bere, muoversi, fare un bagno caldo, ricevere un massaggio, avere una parola di incoraggiamento o sentire semplicemente la sua presenza invisibile). Inoltre la doula è una specie di supervisore: fa da filtro tra la donna e il resto del mondo così che la donna non debba preoccuparsi di nient’altro che di se stessa, con piccoli ma essenziali accorgimenti mantiene l’ambiente intimo e riservato, controlla che non ci siano elementi di disturbo che potrebbero allungare e complicare il travaglio.
Subito dopo il parto mantiene l’ambiente protetto, cercando di preservare la sacralità dell’evento e che l’imprinting non venga disturbato, favorisce l’avvio dell’allattamento al seno, si occupa di aspetti pratici (specie se la donna ha partorito a casa, come sistemare la stanza, rifare il letto, preparare uno spuntino, ecc.).
Durante il puerperio e oltre la doula dovrà sintonizzarsi nuovamente sui bisogni contingenti di quella mamma: dà sostegno nell’allattamento al seno, la aiuta a focalizzarsi sui bisogni primari del suo bambino, ascolta il racconto di parto, la sostiene emotivamente, aiuta a sistemare la casa e nella gestione dei nuovi ritmi, ecc.

5- In Italia questa figura che ruolo ha? In Italia non è una figura legalmente riconosciuta. Il suo ruolo è di non far mai sentire la donna da sola nel delicato periodo che va dal concepimento ai primi mesi di vita col bambino. La doula riempie un gap che le tradizionali figure professionali (ginecologo, ostetrica) non sanno o non possono colmare. E’ un esempio di continuità assistenziale che ha come obiettivo il benessere della donna. Copre un ruolo che idealmente dovrebbero avere le ostetriche oppure le donne della famiglia (mamma, sorella, zia, amiche) ma che nella pratica non è realizzabile: da un lato le ostetriche sono spesso impossibilitate nel farlo (turni di lavoro, mancanza di personale, problematiche gestionali), dall’altro lato nella nostra società la famiglia ha perso il suo ruolo di “clan” dove le donne si prendevano cura della partoriente e sapevano come comportarsi durante il parto e il puerperio, ora i familiari sono spesso percepiti come presenze incombenti, se non invasori, in un territorio troppo instabile dove lo stesso compagno non è di solito preparato a sostenere e assistere una donna che diventa madre.

6- Ci racconti un’esperienza che ti è rimasta particolarmente nel cuore? E’ molto difficile raccontare “una” esperienza particolare perché per raccontare un fatto significativo dovrei spiegare una serie di retroscena troppo complessi. Nulla succede mai per caso e la bravura di una doula sta proprio nell’attingere da ricordi ed eventi della vita di quella donna per cogliere l’essenza di un comportamento, quindi capire il suo bisogno e poterlo soddisfare.
Tutte le esperienze fatte mi sono rimaste nel cuore, perché tutte le donne che ho incontrato mi hanno trasmesso tantissimo in termini di umanità, forza, sensibilità. Ogni nascita è una ri-nascita personale, un turbinìo di emozioni che sedimenta e compatta, rende forti e risana antiche ferite. Sarebbe davvero impossibile per me scindere persone ed avvenimenti. Quindi senza scendere nei dettagli racconto solamente un piccolo aneddoto.
Recentemente ho seguito una mamma durante la sua gravidanza. Abbiamo fatto un bel lavoro per accogliere le sue paure (era segnata da esperienze molto forti) e la consapevolezza nelle sue capacità cresceva giorno dopo giorno insieme alla sua pancia. Dulcis in fundo decide di partorire in casa.
Poco tempo dopo, quando ci risentiamo, mi ringrazia infinitamente e mi spiega che nel frattempo ha acquisito talmente tanta fiducia nel suo corpo e così tanta consapevolezza che ha maturato l’idea di partorire addirittura da sola, senza alcuna assistenza. Vuole vivere l’esperienza nella sua purezza primordiale, nell’intimità più totale assieme al suo compagno. E quindi non le servirà più la doula per il parto! E’ un esempio estremo che dimostra come sia importante per una donna in attesa esteriorizzare e capire a livello prima emotivo e poi razionale quello che già sente dentro di sé. In questo caso non potevo e non poteva fare di meglio!

Bene, grazie mille F., facciamo tanti auguri a questa mamma perché possa realizzare il suo sogno! E grazie per averci illustrato un po’ meglio il ruolo di questa magica figura della doula! Buon lavoro!

Vivere al meglio la gravidanza

sabato, 3 luglio 2010

In generale, in gravidanza bisognerebbe comportarsi come nella vita di tutti i giorni… già, ma solo se nella vita di tutti i giorni si mangia bene, si fa attività fisica moderata, non ci si ammazza di lavoro e se non si hanno i capelli dritti dallo stress… È vero che la gravidanza non è una malattia, ma se nella vita normale si hanno dei ritmi piuttosto frenetici, almeno in gravidanza sarebbe meglio darsi una calmata.

Per quanto riguarda l’alimentazione, si dovrebbe mangiare un po’ di tutto, ma non due volte tanto… Evitare troppi dolci, limitandoli ad una o due volte alla settimana, e distribuire i pasti in più spuntini per evitare di appesantirsi: almeno, per me funzionava bene questo metodo. Le mie ostetriche mi avevano consigliato di eliminare i formaggi, che in generale non sono molto “sani”, perché possono sia rallentare la digestione (soprattutto se seguono una portata di carne o pesce) sia creare intolleranze, fermentazioni intestinali e gonfiori. Io avevo eliminato del tutto i latticini, tranne lo yogurt che è già fermentato, e anche se mi è costato un po’ questo sacrificio, credo che lo farò anche per la prossima gravidanza. In fondo 9 mesi sono pochi… non è tutta la vita! Inoltre, mi avevano consigliato di limitare l’assunzione di frutta a fine pasto; meglio come spuntino a metà mattina e a metà pomeriggio. La frutta, infatti, è l’alimento che aumenta maggiormente la fermentazione intestinale (sino a 5 volte in più) soprattutto dopo che l’organismo ha assunto gli altri nutrienti ed è già impegnato nella loro digestione.

Per il lavoro… beh, credo che ogni futura mamma possa capire da sola il proprio limite… quando deve smettere, quando deve diminuire, mollare un po’ la presa… credo che l’unico consiglio che posso darvi è questo: ascoltate il vostro corpo, i segnali che vi manda, perché lui “sa” che cosa va bene e cosa no. In fondo, anche se si rinuncia a qualche mese di lavoro, se ne guadagna in salute per sé e per il proprio piccolo, ci si può prendere del tempo per stabilire un dialogo maggiore con la propria creatura, si possono raccogliere le forze per il travaglio, il parto, e tutto ciò che verrà dopo. E soprattutto si guadagna quello spazio mentale necessario a “essere qui ed ora”, presente e in contatto col momento magico e irripetibile che si sta vivendo, soprattutto se si tratta della prima esperienza di gravidanza. Io credo che ne valga la pena, in fondo il periodo in cui si fa la mamma a tempo pieno non è infinito, c’è sempre tempo per recuperare il lavoro ma questi momenti non torneranno più!

Qualche rimedio naturale ai possibili fastidi…

Sicuramente la vostra ostetrica potrà sempre consigliarvi su come curare piccoli fastidi in gravidanza (e anche dopo), ma già che ci siamo vi rivelo già io qualche segreto! Per esempio, sappiate che se soffrite di stitichezza potete mangiarvi un kiwi appena sveglia, al mattino, e dopo bere una tazza di tisana o anche solo di acqua, senza mangiare null’altro per un po’… dopo qualche ora vedrete che vi libererete! Per il mal di gola invece mi avevano consigliato mezzo limone spremuto con qualche cucchiaino di miele, meglio se di tiglio: proverete subito sollievo e la gola si sfiammerà in fretta. Il raffreddore si può combattere con quantità industriali di vitamina C, è bene bere tanti liquidi e stare al caldo. Inoltre sembra che il brodo di pollo serva veramente a liberare il naso! Per combattere la tosse grassa, si dovrebbe bere tanta acqua per fluidificare il muco e facilitarne l’espulsione; bere bevande calde per ammorbidire il muco ed espellerlo quindi più facilmente; evitare di mangiare formaggi che producono molto muco; creare un ambiente di vita ben umidificato (se non è possibile, procedere con l’inalazione di vapore); evitare l’esposizione a fumo e polvere.

Se all’inizio della gravidanza soffrite di nausea e vomito… beh, intanto dovete armarvi di santa pazienza! Anche io ci sono passata e so che non è affatto divertente! Specialmente se oltre ad avere la nausea tutto il giorno, vomitate anche diverse volte… Comunque, potete provare diversi rimedi: mangiare poco ma tante volte durante il giorno, mangiare crackers e biscotti secchi prima di alzarvi dal letto al mattino, seguire le vostre “voglie” anche se vi sembrano strane o “fuori orario” (come la pasta per merenda e dei biscotti a pranzo). Altri rimedi: zenzero; tisana al finocchio, tè alla menta o limonata zuccherati; pop corn NON zuccherati; umeboshi (sono prugne giapponesi che si trovano nei negozi di alimentazione biologica); vitamina B6 (10 mg prima di dormire); vitamina C e magnesio (per le dosi chiedete meglio in erboristeria). Se proprio non va meglio, provate con l’agopuntura o con rimedi omeopatici, sarete sicure di non nuocere al vostro piccolino mentre cercate di stare meglio…

Se doveste avere problemi di candida, invece, come rimedio naturale potreste usare l’olio essenziale di melaleuca (tea tree), che potrete usare anche dopo la nascita, se dovesse ricomparire la candida sul seno e nella zona pannolino del piccolo (spesso mamma e bambino si continuano a passare la candida perché dalla bocca del piccolo la passa al capezzolo, e viceversa). Potete anche fare lavaggi col bicarbonato, ed è importante lavare separatamente la biancheria, a 90° per distruggere i funghi. Se soffrite di candida cercate di limitare i dolci, i lieviti e i formaggi, e usate biancheria di cotone.

Naturalmente il consiglio di rivolgervi ad un bravo omeopata vale per tutti questi fastidi, se i rimedi naturali non funzionano!