Una delle cose a cui tante mamme non sono preparate, quando diventano mamme, è il confronto con il mondo esterno… Non si sa bene perché, ma quando nasce un bambino, tutte le persone che ti stanno intorno diventano all’improvviso esperte di puericultura, di allattamento, di pediatria, insomma di tutto ciò che riguarda TUO figlio. Eh sì, è così, e soprattutto non si risparmiano per niente, perché si sentono proprio in dovere di darti consigli e ammonizioni… Fa un po’ ridere, ma questo succede anche a persone che non hanno figli!
Sorvolando sull’assurdità di questa cosa, cerchiamo di capire come affrontare tutto ciò… Io credo che non si possa impedire agli altri di parlare, anche se a volte si avrebbe proprio voglia, perciò le strade sono essenzialmente due: lasciarli parlare e dire di sì, facendo poi come si vuole, oppure provare a controbattere laddove si abbia la speranza di riuscire a far capire le proprie posizioni. La cosa importante secondo me è che, in entrambi i casi, si riesca a prendere ciò che di buono viene detto (se qualcosa di buono c’è) e tralasciare il resto… e soprattutto che si continui a fare come meglio si crede, come meglio ci indica quella vocina dentro di noi che voglio chiamare istinto, o coscienza, o con qualsiasi altro nome che renda l’idea… l’idea che siete VOI le mamme, che quello è il VOSTRO piccolo, e che solo lasciando fuori tutte le altre voci, riuscirete a fare ciò che è meglio per voi due.
Per completezza, vi ricordo che per questioni riguardanti l’allattamento, è meglio chiedere alle consulenti LLL (e non al pediatra) o ad amiche con esperienza di allattamento, e per tutto il resto può essere utile anche ricorrere alla competenza delle ostetriche, le cui conoscenze non si fermano al parto ma riguardano anche tutto il primo periodo di vita del bambino. Per i pareri medici, potrete rivolgervi al pediatra. I pareri di amici e parenti possono essere utili a volte, ma sarebbe bene che fossero richiesti! Per tutto ciò che non è richiesto, cercate di essere impermeabili, e concentratevi solo su ciò che sentite voi e su ciò che vi comunica il vostro piccolo… ve la caverete benissimo!
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Il confronto con il mondo esterno…
sabato, 14 gennaio 2012Nascita: il diritto all’epidurale ovvero il diritto negato al piacere e al parto orgasmico
martedì, 3 gennaio 2012Scritto da Carla Joly, ostetrica libera professionista
Epidurale o analgesia epidurale in travaglio di parto, consiste nell’inserzione di un cateterino flessibile nello spazio peridurale lombare, attraverso cui si somministra un anestetico che agisce sui nervi che trasmettono il dolore provocato dalle contrazioni uterine.
Recentemente se ne è di nuovo parlato, con un articolo sul giornale “Il fatto quotidiano”, affermando il diritto all’epidurale come modalità moderna e indolore di partorire versus una modalità primitiva ed arcaica di partorire tuttora esistente in Italia. Siamo considerati il paese più arretrato a livello europeo per l’alto tasso di cesarei che in alcune regioni è arrivato a sfiorare il 70% del totale dei parti a confronto del 15% massimo consigliato dall’OMS nei punti nascita specializzati in patologia, come indice di una buona pratica ospedaliera. Questa cifra spropositata di cesarei si tira dietro anche un elevatissimo indice di medicalizzazione e di episiotomie (il taglio della vagina e dei tessuti del pavimento pelvico – perineo -, non sostenuto da alcuna evidenza scientifica, da qualcuno viene paragonata a una mutilazione genitale femminile silente cui viene sottoposta più del 50% di primipare cioè delle donne che partoriscono la prima volta) Tra le cause o comunque correlata all’alto numero di cesarei vi è la pratica dell’analgesia peridurale.
Per quanto riguarda la sanità italiana si parla di aziende quindi di conseguenza si parla di profitto, i soldi vengono rimborsati dalle regioni alle aziende in base a quanti più interventi chirurgici vengono eseguiti (un parto spontaneo costa molto meno di un taglio cesareo). Esiste un grande business farmacologico e parafarmacologico (100.000 euro per un apparecchio per ecografie) in mano alle multinazionali del farmaco che commissionano la maggior parte degli studi e delle ricerche in circolazione.
Le cose sono molto semplici: il parto e la nascita non sono una malattia infatti solo una donna sana può rimanere incinta. Gli alti livelli di stress in gravidanza inducono un aumento del cortisolo che la placenta oltre una certa soglia non è più in grado di arginare, quindi da questo squilibrio nasce la patologia.
Con la continuità dell’assistenza di cui possono essere competenti un’ostetrica ed una doula specialiste in fisiologia si riduce notevolmente la medicalizzazione, cioè più ostetriche = meno medicalizzazione e parti cesarei, come confermato da studi e ricerche scientifiche non commissionate da alcuna casa farmaceutica, ma è d’altra parte una cosa ovvia che se l’ostetrica e la doula sono quelle figure atte ad accompagnare gravidanza e nascita, sono anche quelle che devono avere strumenti di prevenzione per il mantenimento della salute in gravidanza e non essere figure paramediche o piccoli medici. Questo fatto però comporta una politica sanitaria adeguata, nel senso che non si può tirare al risparmio su una figura come quella dell’ostetrica che deve essere in numero sufficiente ed in condizioni tali da poter svolgere il suo lavoro in tutta sicurezza.
Quando parlo di parto orgasmico con le donne a volte mi rispondono sconsolate: ”Tanto a me non mi tocca!”. Potrebbe anche non toccarti visto che questo è uno dei misteri della vita ed è un fenomeno completamente fuori controllo così come il parto fisiologico e non sono eventi programmabili né pilotabili con il nostro cervello razionale, ma visto che è possibile poiché il 14% delle donne non prova dolore durante il parto ed un 21% nei parti non disturbati prova un orgasmo durante la nascita, mettiamoci nelle condizioni migliori affinché questo sia possibile, cercando di non disturbare il parto. Disturbare il parto vuol dire causare una qualche patologia ed entrare nel tunnel senza fine della medicalizzazione. Il parto orgasmico può essere inquadrato nelle quattro fasi dell‘orgasmo, che sono anche le quattro fasi della nascita fisiologica e delle leggi della vita: eccitazione, espansione, contrazione e distensione. Inizialmente abbiamo l’eccitazione che si genera nell’incontro tra il maschile ed il femminile al momento del concepimento, l’espansione della gravidanza, le contrazioni uterine che permettono la nascita e il rilassamento profondo che è tipico del puerperio. Naturalmente il parto orgasmico è un evento che fa parte del proprio potenziale femminile nella sfera più intima (sessuale e spirituale) quindi necessita di un profondo rispetto e di privacy dal punto di vista personale, ma è importante parlarne dal punto di vista culturale per costruire una nuova cultura della nascita. Naturalmente non si parla in termini meccanicistici del raggiungimento dell’orgasmo ma della capacità di apertura e di provare amore nei confronti del partner, siamo nelle qualità del cuore e l’ormone connesso a tutto ciò è l’ossitocina.
Qual è l’ambiente migliore per la nascita, ce lo possono insegnare gli animali ed il loro istinto: la tana. Tutto va nel migliore dei modi quando gli animali si sentono al sicuro. Quando invece sono minacciati dai predatori, tutto il delicato meccanismo del travaglio e del parto si blocca finché non viene raggiunta di nuovo la sicurezza, le femmine normalmente si isolano ed i maschi difendono il territorio della nascita. Come mai allora la specie umana ha avuto bisogno di costruire degli ospedali per far partorire le donne, quando sarebbe così semplice deospedalizzare il parto per farlo tornare tra le mura domestiche dove il più delle volte viene concepito il bambino? Il rischio sta proprio nel disturbare il parto, quindi una donna sana e il suo bambino sono più al sicuro a casa loro, qualora il parto non venga disturbato, piuttosto che in ospedale. Quindi un primo fattore di analgesia è partorire in un posto sicuro, far si che non venga stimolata la corteccia cerebrale; piuttosto che un linguaggio razionale adopereremo altri strumenti quali il tatto, l’uso dell’acqua e del massaggio, la penombra, un ambiente caldo e intimo, la libertà di movimento per trovare spontaneamente le posizioni meno dolorose in quanto la percezione dolorosa cambia a seconda della posizione assunta: aumenta in posizione supina e diminuisce in posizioni verticali, carponi o accovacciate (che preservano anche la salute del bambino), la possibilità di rilassarsi profondamente durante le pause tra le contrazioni quando il corpo produce naturalmente endorfine (che inducono un profondo stato di trance) , sostegno e libera espressione del dolore soprattutto vocale che permette per stimolo riflesso l’apertura del canale pelvico del parto, un bacino e pavimento pelvico libero nei movimenti quindi una preparazione al parto adeguata, una respirazione libera e profonda soprattutto addominale che ha un grande effetto analgesico, un periodo espulsivo con spinte spontanee e non forzate, genitali integri senza episiotomia, poter tenere con se il bambino dopo la nascita ecc.
Quindi l’ospedale è l’ultima spiaggia per partorire, epidurale a tutte le donne che scelgono l’ospedale ? Quali sono i rischi? Risposta di un anestesista agli incontri di preparazione alla nascita : ”Da nulla alla morte!” Come riportato da Wagner, epidemiologo dell’OMS: la donna in ospedale entra in un ambiente che di per sé aumenta il dolore e viene sottoposta a pratiche che lo aumentano, si vede offrire l’epidurale per essere poi profondamente grata a quelle persone le hanno tolto il dolore, dolore che è stato principalmente causato da quelle persone. Con l’epidurale il rischio di morte è triplicato per la donna, con la possibilità di un danno neurologico anche permanente o una paralisi temporanea, c’è un maggior rischio di febbre e ritenzione urinaria, il 30-40% può andare incontro a dolori di schiena che nel 20% possono persistere anche dopo un anno, la lunghezza del parto aumenta in modo considerevole e induce una medicalizzazione come effetto secondario che vuol dire uso di ossitocina sintetica che si sostituisce alla produzione endogena (con ripercussioni neonatali e sulla lattazione), aumento di applicazioni di ventosa ostetrica e di tagli cesarei. L’ipotensione materna secondaria all’epidurale (che comporta una perfusione continua di liquidi per via endovenosa) può impedire l’assunzione di posizioni verticali più fisiologiche e riduce il flusso placentare con danno per il nascituro e possibilità di ipossia e conseguente danno cerebrale anche persistente dal punto di vista neurologico dopo la nascita. La donna nei casi più gravi può andare incontro a paralisi, ischemia cerebrale, arresto respiratorio, danno spinale, ematoma o ascesso peridurale. L’analgesia può sollevare dal dolore fisico ma non dalla componente psicologica ed emotiva e sulle paure. Il rischio di bloccare il travaglio è tanto maggiore quanto più viene fatta precocemente l’analgesia e la fase più dolorosa del travaglio è quella iniziale della dilatazione cervicale.
Tiziano Terzani affermava : “La sconfitta del dolore è considerata una delle grandi vittorie dell’uomo moderno. Eppure anche questa vittoria non è necessariamente tutta positiva. Innanzitutto il dolore ha una importante funzione naturale quella di allarme. Il dolore segnala che qualcosa non va e in certe situazioni il non avere dolore può essere ancora più penoso dell’averlo. Un orribile aspetto della lebbra è che distrugge i nervi capillari dell’ammalato e quello non sentendo più alcun dolore non si accorge quando le sue dita sbattono e si spezzano contro qualcosa o ancora peggio, come avveniva nei lebbrosari dei paesi più poveri quando le dita gli venivano mangiate dai topi, di notte mentre dormiva. E poi: eliminando la sofferenza al suo primo insorgere, l’uomo moderno si nega la possibilità di prendere coscienza del dolore e del suo straordinario contrario: il non dolore. In questa visione non c’è posto né per la morte né per il dolore”.
Una civiltà che nega il dolore è innanzitutto una civiltà che nega il suo opposto cioè il piacere, né tanto meno vuole riconoscere il diritto al piacere e alla felicità, una civiltà che ci appiattisce, ci omologa, ci vuole dei robot obbedienti, nega la sacralità del corpo e demonizza il piacere. La nostra capacità alla gioia, al piacere e alla felicità, vivendo in un mondo dualistico, viene anche dal successo con cui abbiamo affrontato il dolore, la morte e la trasformazione nella nostra vita.
Nel brainstorming che propongo nell’accompagnamento alla nascita propongo alcune semplici domande :
Come mi sento quando provo dolore? Come reagisco? Cosa mi aiuta a superarlo? Cosa mi suscita la biblica affermazione: “Tu partorirai con dolore!”? E l’affermazione che il 14% delle donne partorisce senza provare dolore ? E che il 21 % delle donne non disturbate prova un orgasmo durante la nascita? Cosa significa nella mia cultura il dolore del parto? Il sapere arcaico delle mie antenate sul parto ed il dolore cosa mi porta? Dove penso che sentirò dolore durante il parto? Cosa mi potrebbe aiutare? Durante il parto che piacere proverò? Il mio bambino come mi aiuterà? Come lo accoglierò? Il dolore è legato a? La polarità opposta del dolore è? E in questo momento come è la mia respirazione?
Il diritto all’analgesia epidurale in travaglio di parto è un falso diritto, in realtà è la negazione del diritto al piacere durante la nascita e al parto orgasmico.
Carla Joly, ostetrica libero professionista
carla.joly@alice.it
Un anno fa…
lunedì, 15 agosto 2011Oggi sono tornata spesso col pensiero a un anno fa… Il giorno di ferragosto del 2010, quando la mia piccola Maia era già nella mia pancia e io lo sapevo da tempo… Qualche giorno prima avevo iniziato a sentirmi strana, ad avere leggera nausea in alcuni momenti della giornata, e dentro di me covavo questo pensiero, lo sentivo, lo sapevo, e non avevo alcun bisogno di conferme esterne, tanto ero sicura… La sera, quando Vera e il papà dormivano, appoggiavo la mano sul mio ventre, parlando silenziosamente con quel piccolo che sentivo, chiedendogli di rimanere lì anche se avevo un po’ paura, di crescere dentro di me, di stare con noi… A livello concreto avevo dubbi sulla effettiva possibilità che fossi incinta, avevo avuto qualche perdita come per le mestruazioni in arrivo ma poi si erano fermate… Il dubbio iniziava a crescere… Da qualche giorno poi avevo iniziato a stare peggio, più nausea ancora, quindi era sorta anche un po’ di preoccupazione, come avrei fatto con Vera se non stavo bene? La mia bambina mi richiedeva molta energia, fisica e mentale, e se avessi avuto bisogno di sostegno materiale e logistico dalle nonne, avremmo dovuto dir loro come stavano le cose. Avevamo iniziato la caccia di un secondo pargolo appena un mese prima, durante le vacanze al mare… e subito la piccola Maia era arrivata dentro di me! Ancora adesso mentre scrivo mi sembra impossibile che sia stato tutto così rapido… neanche il tempo di realizzare veramente cosa avevamo deciso di fare (“covavamo” questo desiderio già da un po’, forse Maia si era sentia “pre-allertata”!), che già era dentro di me… Ma tornando ai dati di fatto, prevedendo di avere nausea come era accaduto per la gravidanza di Vera, avevamo voluto chiedere sostegno alle nonne, anche se abitiamo lontani, anche se era l’ultima cosa che desideravo, anche se non mi piaceva per niente dover dire subito a tutti che una nuova vita era dentro di me… Ma era necessario. Così il 14 agosto avevamo comprato un test e la mattina dopo, sola soletta come la prima volta, lo avevo fatto. Già ero sicura, già lo sapevo, ma una certa emozione l’ho provata vedendo quelle due lineette… E via alle lacrime, alla grandissima gioia, all’emozione, ma anche ai sentimenti negativi, alla paura, alla preoccupazione… insomma a tutta una gamma di emozioni che ogni volta entrano in gioco, quando è in arrivo un nuovo piccolo!
Avevamo telefonato alle nonne e alle zie, e ringrazio ancora mia sorella per la commozione che ho sentito nella sua voce… è stata lei a farmi rendere conto che dovevo essere contenta senza pensare troppo alle preoccupazioni, era il momento della gioia! E avremmo condiviso alcuni mesi di pancia, visto che anche lei era incinta, ma ormai a neanche 3 mesi dal parto… Non tutti i commenti sono stati così sorridenti e speranzosi, e devo dire che mi hanno ferita anche se solitamente sono abbastanza “immune” a ciò che pensano gli altri… hanno posto ancora più dubbi laddove già stavano nascendo incertezze, paura delle difficoltà… Infatti quel giorno non è stato facile, e ringrazio anche mio marito che ha cercato di farmi vedere solo le cose belle di ciò che stava accadendo… ciò che avevamo desiderato così fortemente!
Insomma, come 3 anni prima, anche quel giorno di ferragosto si era rivelato molto particolare (anche per Vera avevamo detto a tutti della pancia in arrivo il 15 agosto, perché le nausee erano arrivate dirompenti proprio quel giorno!Avevamo tenuto per noi questo bellissimo segreto solo per 8 giorni…)… e insomma, adesso ad ogni ferragosto che verrà avrò degli importanti anniversari da festeggiare!
Una piccola parentesi tra le montagne…
venerdì, 22 luglio 2011Stasera ho voglia di chiacchierare con voi, ho voglia di andare a ruota libera… mentre tutti i miei amori dormono a pochi metri da me, tutti e 3 insieme vicini, mi sono messa al computer per scrivere un po’… Sono stata 2 settimane a casa dei miei, con le bambine e anche con mio marito, che lavorava da qua e ogni tanto andava in ufficio… Ho proposto io questo soggiorno, perché ne sentivo il bisogno, mi piaceva l’idea di stare un po’ con mia sorella e i suoi bimbi, stare in compagnia di mia mamma e riposarmi un po’, senza dover pensare a spesa, pulizie eccetera… Beh, sono state due settimane non proprio semplicissime (siamo nel bel mezzo della bufera di sentimenti contrastanti di Vera, di attaccamento supplementare alla mamma, di rabbia per non averla tutta per sé, e di grande evoluzione personale, insomma un momento impegnativo!), tra il nuovo ambientamento (mai stati dai nonni per 2 settimane) e persone che sono sì di famiglia, ma non così familiari in fondo, almeno per lei… Ci sono stati momenti di crisi, di rabbia, momenti di gioia, divertimento, e tanti sentimenti che hanno albergato dentro di noi… oltre ad una stanchezza che ormai è quasi cronica! Però devo dire che sono contenta di come è andata… Nonostante tutto, sono riuscita a riposarmi un po’, a passare un po’ di tempo con la mia sorellona che sento almeno 10 volte al giorno tramite sms ma che vedo troppo poco, a godermi i sorrisoni della sua cucciola e le risate del mio nipotino “grande”, a stare con la mia mamma che sta invecchiando anche se troppe volte rifiuto di rendermene conto, a veder mio padre divertirsi con la parlantina (e a volte anche con le urla!) di Vera, a mettere a posto un po’ delle mie cose rimaste nella mia casa d’infanzia, a vedere un po’ di vecchi amici di scuola, a ripensare alla mia infanzia vissuta in quella casa…
Domani si torna alla normalità, alla casa nuova, alle faccende di tutti i giorni, alla spesa, alle piccole da gestire da sola… Sono un po’ spaventata, ma un po’ la mia casa mi manca, e come ce l’ho fatta prima, ce la farò anche domani. Tre settimane da trascorrere in attesa delle vere vacanze, quelle al mare, quelle sempre insieme noi 4, quelle che aspetto da un anno! Un anno fa tornavo dalle vacanze con un piccolo fagiolino nella pancia, rilassata e un po’ abbronzata… quest’anno parto con una cucciola in più e con tanta voglia di rigenerare me e la mia famiglia! Ce la faremo? Ve lo dirò più avanti, intanto… stiamo arrivando casetta!
Auguri, mamme!!!
domenica, 8 maggio 2011Care mamme, oggi è la nostra festa, quindi volevo augurare a voi tutte di passarla nel migliore dei modi… Ci sono tanti modi di essere mamma, ognuna ha il proprio, ma ciò che ci accomuna tutte è l’amore per i nostri cuccioli, la volontà di fare per loro il meglio che possiamo, e la speranza che in futuro possano essere felici, ottenere quella felicità che tutti sembrano rincorrere e nessuno raggiunge mai…
Io credo che i nostri bambini possano essere felici in futuro, se possono iniziare la loro vita, vivere i loro primi anni in un’atmosfera di amore incondizionato, di comprensione, se viene loro spiegato il perché dei divieti e degli obblighi, se si cerca di renderli partecipi della vita familiare, se non li escludiamo dalla nostra vita solo perché ritenuti troppo “piccoli”. Nessuno può contare su un futuro sempre felice e soddisfacente, ma la differenza la fa il modo in cui si affrontano le prove, le difficoltà, e anche i momenti di tristezza… Per questo credo che essere dei genitori con attaccamento, come li definisce Sears, possa essere la migliore garanzia per dare ai nostri bimbi la possibilità di affrontare a testa alta quei momenti difficili… Perché sono nati in un’atmosfera protetta, o almeno ci abbiamo provato, perché hanno potuto godere del latte della loro mamma, e di tutto il calore e l’intimità di un rapporto esclusivo con la mamma e con la consolazione del seno, perché sono stati portati tanto in fascia, vicino al cuore di mamma e papà, perché hanno vissuto da vicino la vita di tutta la famiglia, perché le loro esigenze sono state ascoltate e rispettate… Per tutti questi motivi, potranno essere più facilmente degli adulti felici.
E gli auguri vanno a voi, mamme, perché tutte queste cose non sono scontate, non sono facili, non sono sempre comode, e ci costano fatica, oltre a dover spesso andare contro tutti… Grazie per la vostra tenacia, per il vostro coraggio, per la fiducia nei vostri bambini, perché così facendo stiamo cercando di creare un mondo migliore, per tutti i nostri bambini!
Ritornare al lavoro…
giovedì, 10 febbraio 2011Oggi mi metto qui a scrivere questo breve articolo, anche senza averne esperienza diretta, ma cercando di fare un riassunto di ciò che ho sempre sentito dire alle mamme che devono rientrare al lavoro e sono preoccupate per l’allattamento o anche solo per il distacco dal bambino… Spero di riuscirci, e se avrete voglia vi ringrazierò se riuscirete, voi mamme che ne avete esperienza diretta, a integrare meglio… Le persone da cui ho “imparato” sono la mia consulente LLL e altre mamme più esperte su questo argomento, essenzialmente che ci sono passate, quindi spero che le mie parole possano essere utili!
Di solito, per le mamme, il ritorno al lavoro è un momento piuttosto duro, a cui si inizia a pensare presto dopo la nascita del bambino, un momento che si prospetta difficile e che fa paura… Certo, da un lato c’è anche la voglia di tornare al proprio lavoro, se si compie con gioia, la voglia di tornare ad avere una vita più attiva e del tempo da dedicare ad altro, non solo al proprio bambino… ma la paura spesso non aiuta ad andare incontro serenamente a questo appuntamento.
La premessa che mi sento di fare io è questa: se avete la fortuna di fare un lavoro che vi permette di rientrare con calma, quando il bambino è grandicello, o di rientrare con orari elastici e riduzioni di impegni, beh secondo me dovete approfittarne! Se non siete sicure di voler tornare perché preferite passare altro tempo con il vostro piccolo in modo esclusivo, prendetevi del tempo per pensare e valutate bene i pro e i contro, e cercate di prendere la decisione che vi fa essere più serene. Non è detto che non ce la si faccia economicamente con un solo stipendio in famiglia, ci sono molte variabili da considerare, a partire dal tipo di vita che si conduce e che si può condurre per un po’, delle rinunce che si possono fare, per avere altri benefici… Secondo me ne guadagnano tutti, in famiglia, se le cose possono essere fatte con calma, senza inizi drastici e magari più in là nel tempo, quando è più facile organizzarsi col piccolo che sarà un po’ cresciuto…
Altre volte, avere tutta questa libertà di scelta non è possibile, e quindi l’appuntamento con la ripresa del lavoro arriva sempre troppo in fretta… In questi casi, si dovrebbe cercare di mantenere la calma e di prepararsi un po’… non tanto concretamente ma più psicologicamente! Senza entrare nel dettaglio delle diverse situazioni che sono davvero troppo variegate, si può dire in generale che i principali problemi, di solito, riguardano l’allattamento e il rapporto col bambino. Vediamo queste due componenti, una alla volta.
Allattamento. Se il bambino è molto piccolo e ancora non prende altri alimenti al di fuori del latte materno, è indispensabile che la mamma possa tirarsi il latte, sia per alleviare la possibile tensione del seno durante le ore di lontananza dal piccolo, sia per fornirlo alle persone che staranno col bambino. Ma anche qua, dipende da quante ore la mamma starà via. Non si può sapere prima come si comporterà il bambino, potrebbe anche darsi che decida di rimanere senza latte per tutto il tempo che la mamma sta via, se non apprezza il latte dal biberon o dal bicchierino, se non sono troppe ore. Quindi, prevedere di tirarsi il latte durante l’orario di lavoro, se non è possibile che il piccolo venga portato dalla mamma per la sua poppata, diventa una necessità. Il seno si abituerà in qualche giorno ai nuovi ritmi, tuttavia è meglio, per evitare ingorghi, che la mamma si alleggerisca il seno anche manualmente, al bisogno. Se il bimbo più grandicello assume già altri alimenti oltre al latte materno, non sarà necessario che venga fornito del latte spremuto, ma semplicemente, nell’assenza della mamma, chi sta con lui potrà proporgli altre cose da mangiare.
Distacco dal bambino. Questo risulta un pochino più complicato, ma neanche poi così tanto. Naturalmente, se il bambino già conosce la persona con cui starà durante l’assenza della mamma, per esempio se starà con la nonna o una zia o un’amica che frequenta spesso, non ci sarà bisogno di inserire gradatamente questa presenza, perché già fa parte dell’ambiente del bambino. Se invece il bambino andrà al nido o starà con una nuova tata, è bene iniziare la conoscenza qualche settimana prima del ritorno al lavoro, per permettere a mamma e bambino di abituarsi alla nuova presenza e al nuovo modo di stare insieme. La mamma deve essere tranquilla quando lascia il bambino, nel senso che deve fidarsi della persona a cui lo lascia, se no non riuscirà a fare niente! Ci sono bambini che non gradiscono affatto stare lontani dalla mamma, e con questi bimbi sarà più difficile, certamente, il distacco, ma dobbiamo credere prima di tutto nelle risorse dei nostri piccoli, e nella loro enorme adattabilità e intelligenza. Se la mamma ad un certo punto non può proprio evitare di tornare al lavoro, e se nonostante la sua sofferenza lo dirà al bambino, lui capirà e in pochi giorni si adatterà. Se la mamma è serena su questo tanto meglio, ma non si può ordinare ad una mamma di essere serena se non lo è, se magari avrebbe preferito continuare a stare a casa col suo bambino… Quindi si può dire che sicuramente la serenità della mamma influisce sul buon esito della cosa, ma tutte le mamme ce la faranno!
Come andrà? Beh questo non si può sapere prima, come già abbiamo detto, perché dipende da troppe variabili, ma quello che ho sempre sentito dire dalle mamme, dopo aver superato questa esperienza apparentemente così ostica, che nonostante qualche momento difficile all’inizio, soprattutto per le mamme stesse!, le cose si sono messe a posto già dopo pochi giorni… Il bambino capisce in fretta che i ritmi cambiano, che la mamma si assenta delle ore di giorno, ma poi quando rientra non se la fa scappare facilmente! Quasi tutti i bambini, all’inizio, cercano di recuperare di notte ciò che sentono mancare di giorno, quindi rapporto con la mamma e tanto buon latte… Potrebbe essere difficile, i primi tempi, conciliare queste nuove esigenze notturne con gli impegni lavorativi diurni e la conseguente stanchezza della mamma, ma pensate che anche i bimbi devono pur recuperare il tempo perso! E se hanno tanto bisogno di mamma, faranno il pieno quando la mamma è disponibile.
In sintesi, come sempre, cercare di seguire il vostro istinto, ritardare il ritorno al lavoro se potete farlo, fino al momento in cui sarete più pronti sia voi che il piccolo; cercare di affrontare nel modo migliore possibile e con ottimismo un rientro “forzato” e avere tanta pazienza per la dimostrazione di maggiori esigenze del vostro piccolo… Ricordate che i nostri piccoli crescono tanto in fretta e che presto se la caveranno bene in tante altre situazioni!
La tisana delle puerpere
venerdì, 24 dicembre 2010Oggi voglio darvi la ricetta di questa tisana speciale, consigliata da Tina, un’ostetrica dell’isola di Maui, che ho trovato nel libro di Ibu Robin Lim “Dopo la nascita del bambino”. Si consiglia di bere questa tisana nei primi 4 giorni dopo il parto, sia di giorno che di notte quando ci si sveglia, e nel frattempo bisognerebbe anche attenersi ad alcune regole, che consistono sostanzialmente nel far riposare la neo-mamma, che non si dovrà occupare di nulla se non della propria igiene personale e del bambino. Certo, questo richiede che la donna abbia assitenza continua almeno per un po’ di giorni, da noi è spesso un sogno irrealizzabile, ma magari la tisana può essere comunque un qualcosa in più! L’ostetrica Tina afferma che le donne che seguono queste indicazioni finiscono le lochiazioni nella prima settimana dopo il parto, e hanno meno problemi ad allattare, sentendosi anche in gran forma.
Ecco come preparare la tisana: a 4 litri di acqua pura aggiungere una presa generosa di ognuna delle seguenti piante essiccate, e poi portare a bollore: elonia dioica, radice di liquirizia, borsa pastore, foglie di lampone (queste ultime da aggiungere alla fine, quando l’acqua si raffredda, perché il bollore riduca la loro efficacia). Tenere in infusione per almeno 15 minuti.
In alternativa alle piante essiccate, potete trovare in erboristeria le tinture di tutte queste piante, che saranno più comode per preparare una tazza alla volta di questa tisana, anche se dobbiamo dire che prepararla in grandi quantità può essere utile per non dover ripetere la preparazione ogni volta, e per averne sempre a portata di mano. Se si reperiscono le foglie fresche, queste sono ancora preferibili, e sovranno essere usate in dosi maggiori.
Come vi aiuterà questa tisana? Tonificherà l’utero, controllerà l’emorragia, promuoverà un’evacuazione regolare, faciliterà la montata lattea e darà sollievo alle contrazioni uterine. Tentar non nuoce, no?
Il tempo speciale delle mamme
venerdì, 10 dicembre 2010Oggi ho poco tempo. La mia piccola ha deciso che dormire 5 minuti era sufficiente, quindi niente oretta al pc da sola… Ora stiamo controllando la posta e io cerco di mettere insieme un post prima del weekend, visto che avrò un po’ da fare… Mentre speravo che si riaddormentasse per un po’, nel letto con lei, mi sono messa a pensare al “tempo” delle mamme… La cosa che mi spaventa di più del diventare mamma per la seconda volta è che il mio tempo “libero” si ridurrà di molto, continuando a fare la mamma a tempo pieno almeno per qualche anno… Ora che avevo recuperato una fettina del mio tempo, per svagarmi e ricaricarmi a modo mio, ritornerò ad essere “fagocitata” dai miei bimbi… Non sarà facile, come non lo è mai, ma prima o poi rientrerò nell’ordine delle idee e troverò le mie strategie… Ora non posso programmare più di tanto perché chi lo sa come sarà il mio secondo piccolo, e come andranno le cose… Comunque le riflessioni che mi sono venute in mente oggi pomeriggio valgono comunque, per tutte le mamme con “almeno” un bambino…
Io trovo che il tempo delle mamme sia un tempo speciale, perché non è sempre facile riuscire ad organizzarlo nel modo migliore… Ho tante immagini nella testa, immagini del mio tempo di questi ultimi anni, scandito sempre dalla presenza della mia piccola, sia che fosse sveglia, sia che dormisse… Tutto è legato intorno a lei, alla mia vita da mamma, tanto che a volte mi viene difficile ricordare cosa facevo prima… Ma cosa facevo prima di TUTTO QUEL TEMPO? Da quando sono mamma ho imparato a lavarmi i denti, stirare, passare l’aspirapolvere e lavare i piatti con la bimba in fascia… Ho imparato a rispondere al citofono e ad aprire la porta allattando, ho imparato a scrivere al pc con una mano sola e a controllare la posta mentre faccio sentire canzoni alla piccola, e non devo distrarmi troppo perché non durano troppo! Ho imparato a pensare mentre dormo, a organizzare le giornate più difficili mentre faccio colazione e nel frattempo parlo e gioco con mia figlia… Insomma cose che tutte le mamme sanno fare, ma che prima di diventare genitore possono sembrare fantascienza!
Insomma, credo che da questo punto si torni indietro difficilmente, se non a costo di cambiamenti drastici
… Io sono contenta di essere così, è faticoso ma almeno riesco a fare tante cose che altrimenti, se rimanessero da fare, mi procurerebbero frustrazione… Certo ci vogliono anche i momenti di tranquillità, se no non si va avanti molto, con questi ritmi! Però secondo me non tutte le persone che stanno intorno alle mamme riescono a rendersi conto della fatica di queste “performance” delle supermamme… Se sapessero come funziona veramente si spaventerebbero, ma senza pensarci le danno per scontate… e credono sia scontato avere una telefonata al giorno (quando tu, mamma, la fai mentre il tuo piccolo sbraita perché non gli presti attenzione), un pensiero in tempo per il compleanno (quando devi fare i salti mortali per ricordarlo, prima di tutto, e per avere il tempo e l’occasione di acquistarlo), una parola di conforto quando le cose vanno male (e quando tu, mamma che consola, stai ancora peggio per motivi tuoi!)… Insomma, credo che a volte le altre persone dovrebbero essere più grate alle mamme che hanno intorno, per il tempo che dedicano loro… perché è un tempo davvero prezioso!
Petizione “Sostieni il parto in casa”
martedì, 10 agosto 2010Carissimi tutti, questo breve post è per comunicarvi l’esistenza della petizione “SOSTIENI IL PARTO IN CASA”, scritto da un gruppo di donne e mamme che hanno partorito in casa. Questa petizione ha lo scopo di sollecitare la regione Toscana affinché la donna abbia la libertà di scegliere la nascita che desidera per la sua creatura e quindi anche il parto incasa, come avviene anche in altre regioni (Emilia Romagna, Piemonte, Marche).
Anche se rivolta alla regione Toscana, vengono raccolte firme da tutta Italia, anche perché sarebbe un obiettivo da raggiungere in tutte le Regioni italiane!
Ecco il link:
http://www.petizioni.info/modules.php?name=News&file=article&sid=145
Date il vostro contributo per riuscire ad arrivare a questo piccolo ma importantissimo traguardo!
Diventare mamma
venerdì, 21 maggio 2010Ogni tanto, quando mi fermo a pensare a come ero prima della nascita di mia figlia, mi sembra che tutto quello che ho vissuto prima di lei sia stato in un’altra vita… Ho contato un po’ di vite passate, come dei capitoli che mi sembra di aver vissuto, e dopo i quali mi sono sentita diversa per qualche motivo… La vita che sto vivendo da quando sono diventata mamma è diversa da tutto ciò che è accaduto prima! In realtà sono sempre io, ma sono molto diversa. Non so se questa cosa succede anche a voi, è difficile da descrivere, ma diciamo che a me sembra di aver sempre pensato allo stesso modo, fin da ragazzina… nel senso che sento una continuità tra i miei pensieri, fin da quando ero piccola, per cui mi sembra di essere sempre uguale, in qualche modo… O sono infantile ora o ero molto adulta da piccola! Nonostante ciò, sento che la mia essenza più intima si è modificata parecchio. Credo che il rito di passaggio della maternità non possa lasciare indifferenti, nessuna mamma può dire, se si guarda dentro con sincerità, di essere sempre la stessa. Tutte le mamme, qualunque sia il loro modo di pensare, subiscono una metamorfosi che può essere più o meno integrata nella loro persona, o accettata. Ma il cambiamento c’è eccome!
Quello che è cambiato di più in me non so bene come descriverlo, ma ci provo… E’ come se il mio essere si fosse allargato e fuso con quello di un’altra persona…mia figlia naturalmente! Sento con lei, so cosa prova (non sempre ma molte volte!) e non posso fare a meno di usare il suo punto di vista quando mi approccio ad una situazione nuova, cioè mi viene spontaneo pensare un po’ come può pensare lei. Detto così potrebbe sembrare un po’ patologico (ho studiato troppa psicologiaaa!!!!!), ma in realtà credo che sia un passaggio importante, la base dell’empatia e del rapporto che si crea col proprio cucciolo… Oltre ad aiutare molto l’istinto materno, è un meccanismo essenziale anche per riuscire a proteggere il proprio bambino dagli stimoli troppo forti per lui, quando è piccolo, e ci aiuta a capire, coi bambini più grandi, cosa si può proporre loro di volta in volta. Una cosa strana che mi succede è anche questa: senza saper descrivere perché, o da quali segnali lo capisco, so quasi sempre quando posso fare certe cose con mia figlia e quando no. Per esempio, quando si sta addormentando, so esattamente il momento in cui posso staccarla dal seno, e non prima, e non so dire perché, ma quando faccio la prova, sentendo che si arrabbierebbe, in effetti succede così. E ci sarebbero tanti altri esempi da fare. So già prima, in sostanza, cosa può accettare e cosa no. Naturalmente c’è sempre un margine d’errore eh!
Oltre a queste sensazioni, naturalmente uno dei più forti cambiamenti che si verificano quando si diventa mamma è quello delle priorità. Ora che hai un bambino, viene lui prima di tutto e di tutti, e non è una cosa che devi ripeterti per saperlo… è proprio che non puoi farne a meno! Prima la priorità eri tu, ti occupavi del tuo corpo e del tuo benessere prima di tutto, poi magari di quello del tuo partner… ma ora che siete in 3 viene sempre prima quel piccolo fagottino, forse proprio perché quando nasce non si sa esprimere a parole, e ha bisogno della tua completa attenzione. Tutto il resto passa in secondo piano. Spesso all’inizio ci si sente spaesati dal non avere più i nostri piccoli riti quotidiani, da svolgere con calma e in tranquillità. Quando sono diventata mamma ho capito che lavarsi i denti e fare la doccia, per esempio, non erano atti così scontati, e che anche queste attività andavano ri-negoziate con la creatura che era arrivata tra di noi! Piano piano, col tempo, si riesce sempre di più a tornare ai ritmi di prima, ma mai del tutto… e immagino che col secondo figlio (e oltre) i cambiamenti di routine siano ancora più forti!
La cosa che mi è mancata di più, in questi primi due anni da mamma, è il tempo per me. Ne avevo avuto sempre parecchio, anche studiando e lavorando, perché per me ogni pausa dalle incombenze era l’occasione per rifugiarmi nei miei pensieri, nei miei progetti… e quindi trovavo sempre il tempo per stare con me stessa, per stare da sola, per leggere o anche solo per pensare, pensare, pensare… Ma questo non è più stato possibile, nello stesso modo di prima. Nei primi mesi era più facile, anche allattando o mentre la bimba dormiva, perché riuscivo comunque a stare con me stessa, ma col crescere della piccola, e col variare delle sue esigenze di attenzione, è tutto cambiato. Durante il primo anno, spesso di sera mi capitava di non riuscire ad addormentarmi, perché non riuscivo a smettere di pensare a tutte le cose che non ero riuscita a fare in giornata… Ma il periodo più duro è stato il secondo anno credo, con alti e bassi naturalmente. Intorno ai due anni le cose sono migliorate da questo punto di vista, ma comunque noto che la stragrande maggioranza dei pensieri che faccio quando riesco a stare da sola sono inerenti all’essere mamma! Come questo blog!
Il tempo per la coppia? C’è chi dice che è assolutamente necessario trovare del tempo solo per la coppia, anche quando il bambino è piccolissimo… Io credo che sia un aspetto importante, ma che col tempo, a seconda del bambino che si ha, verrà da sé, senza bisogno di sforzarsi di andare a cena fuori col marito quando il bambino non ha nemmeno un mese… Poi, a pensarci bene, non si è più solo una coppia, ma una famiglia, quindi perché non si può essere semplicemente una famiglia? La famiglia è l’evoluzione della coppia! Il tempo per il vostro partner lo troverete coi vostri tempi e a seconda del bambino che avete, ma se potete contare su di un partner sufficientemente maturo, non credo che vi farà pressioni, perché sarà anche lui coinvolto nella cura del piccolo e saprà che cosa significa.
Sicuramente ho tralasciato degli aspetti importanti, ma secondo me questi sono i principali cambiamenti del diventare mamma. Insomma, si cresce e si cambia, ma nei momenti più difficili ricordate che avete dato la vita al vostro bambino e che lo state aiutando a diventare un adulto sereno e responsabile, e questo non può essere un compito facile!


