Archivio per la categoria ‘L’angolo dei libri’

“E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti

venerdì, 4 novembre 2011

Ecco il sottotitolo, che riassume bene ciò che troverete dentro al libro: “Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”. Questo libro, ben scritto, scorrevole e semplice da comprendere per ogni mamma, è per me molto prezioso, e credo che sarà il regalo che farò ad ogni mamma che aspetta un bimbo, ad ogni amica che si appresta a diventare mamma… L’autrice, Alessandra Bortolotti (ed. Il Leone Verde), è una psicologa perinatale, ossia che si interessa a tutto il periodo che va dal concepimento del bambino (e anche prima) a tutta la prima infanzia, ma è soprattutto anche una mamma… Alessandra, con questo libro, è riuscita a mettere insieme tutto ciò che definisce la “genitorialità ad alto contatto”, tutto ciò che dovrebbe essere inscritto nell’istinto delle mamme… In poche parole partorire in un luogo in cui mi lascino fare ciò che sento, allattare al seno, portare addosso il mio cucciolo e seguire le sue inclinazioni durante la crescita… Non avere timore di dormire con lui, e soprattutto di viziarlo se soddisfo il suo grande bisogno di stare addosso alla mamma…

Un valore aggiunto, secondo me, è dato dalle parole delle mamme, dai loro pensieri, che si leggono all’inizio di ogni capitolo ma non solo… Le voci di mamme innamorate dei loro cuccioli, che si sentono tirare da loro nell’essere mamma fino in fondo, che devono “combattere” contro la società di oggi che ci chiederebbe di crescere bambini a basso contatto… e che ce la fanno! Non è sempre facile, ma neanche così impossibile… Bisogna creare il silenzio intorno a sé e al proprio bambino, mettersi in contatto col cuore e seguire ciò che il nostro bambino ci fa capire… naturalmente non è diventare schiavi del bambino, ma è crescere con lui, è diventare mamma e papà un passo alla volta, senza troppi schemi, senza l’influenza delle generazioni precedenti, è un lasciarsi guidare nella maternità e paternità dal bambino che abbiamo davanti e non dai nostri ideali o dai nostri pregiudizi… e posso dire con certezza che a volte sembra di sbagliare tutto, ma poi, con calma, i risultati si vedono!

Insomma, questo libro riassume tutte le spiegazioni scientifiche e non del perché è lecito desiderare un parto naturale senza intromissioni, allattare a lungo, portare il proprio bambino e educarlo con amore… naturalmente non è giusto per tutti, ma solo per coloro che vogliono crescere i propri figli con attaccamento, e per coloro che desidererebbero un mondo popolato da persone più sane e felici!

“Nati in casa. Le custodi della nascita raccontano”

venerdì, 4 febbraio 2011

Questo libro, uscito nel 2009, è una meravigliosa raccolta di racconti di parti in casa, ma non solo… Francesco D’Ingiullo, il curatore di questa opera, ha deciso di raccogliere 48 racconti di parti, non tutti avvenuti a domicilio, ma che in qualche modo sono legati a questa scelta: magari sono stati parti in ospedale perché c’è stato un trasferimento, o come prima tappa del percorso di consapevolezza di alcune mamme… Altri sono stati parti non assistiti, in Italia ma non solo…

Questo libro nasce dalla consapevolezza che spesso le donne che affrontano il loro parto sono molto influenzate dai racconti che sentono, e questi racconti arrivano da altre donne, quasi sempre… Così si finisce per credere che il parto sia un evento così spaventoso e difficile da affrontare, così denso di pericoli, che non si può non andare in ospedale… Ma il parto, ogni parto, è un evento così speciale nella vita di una donna, così unico e irripetibile, che l’autore ha voluto raccogliere tanti racconti per dar voce alle donne, a tutte le donne che sono state raggiunte da questo appello a scrivere o a mandare il racconto del proprio parto… Come dice l’autore stesso: “… un grido a volte di rabbia, a volte di gioia che si vuole a tutti i costi condividere; perché è come quando si scopre una bella cosa che tutti possono avere facilmente, ma questa viene ignorata. …”.

Clara Scropetta, collaboratrice di Michel Odent e mamma per 3 volte, scrive un bellissimo intervento, prima dell’inizio dei racconti, sul modo in cui le donne di oggi affrontano la nascita dei propri figli, del tutto indirizzate dai medici su tutti i controlli da fare, ma MAI incoraggiate e informate sulla loro intima saggezza, sulla loro assoluta capacità di mettere al mondo i propri bambini, così come lo portano in grembo per 9 mesi. Condivido in particolare queste sue  parole: “Credo e so che l’iniziazione alla maternità ha una potenzialità terapeutica dirompente, se vissuta nel pieno della propria potenza creatrice e amante”… Insomma, partorire come ci si sente di farlo, senza interferenze non richieste, può cambiare la vita ad una donna, ma questo avviene poche volte perché nella maggioranza dei casi è difficile che ciò avvenga. Piuttosto, ciò che non si dice e riconosce quasi mai, è che un parto tutto sommato “finito bene”, che sta a significare che madre e bambino sono vivi e non riportano danni fisici permanenti, può essere anche devastante per una mamma: può essere un cesareo inaspettato, un parto operativo o semplicemente con troppi interventi non necessari e invasivi, e anche se la conclusione porta gli altri a dire “E’ andato tutto bene”, perché ciò che conta è soltanto il risultato, spesso non è così. E le mamme non hanno il coraggio e la possibilità di esprimere la loro delusione, la loro sofferenza emotiva e fisica, il loro trauma subito magari per la separazione dal proprio piccolo… Insomma, credo che sarebbe importante imparare a riconoscere anche queste componenti psicologiche ed enotive nel definire un parto “bello” o no… E solo la mamma può esprimere questo giudizio sul proprio parto!

Ho avuto l’onore, il grande onore, di poter vedere pubblicato anche il mio racconto, in mezzo a quelli di tante altre donne come me, e come voi. Il mio è un grido di gioia, per come sono andate le cose e per l’esperienza fantastica che mia figlia mi ha concesso di vivere…

Voglio concludere ancora con alcune parole di Clara: “L’arte di partorire è quella di lasciarsi andare, vivere il momento anzi gustarselo proprio, in tutta l’intensità vitale che sprigiona. Non sono parole ma fatti: ogni donna ha in sé le qualità necessarie a partorire e a provare sommo piacere facendolo. L’arte di assistere al parto è meditativa. Essere piuttosto che fare. Saper stare in silenzio. Emanare pace e fiducia. Saper stare in disparte. Essere capaci del gesto minimo. … Ogni donna, ogni bambino, ogni coppia va trattata con dignità e rispetto in questo momento irripetibile e pregnante. L’ambiente in cui avviene la nascita va purificato da ogni gesto, pensiero, azione o parola che non sia puro e conscio del significato di quello che sta accandendo”.

“Il primo sguardo. Come accogliere il bambino nelle ore dopo la nascita”

venerdì, 19 novembre 2010

Ho comprato questo dvd quando aspettavo mia figlia, dopo aver capito che avevo una curiosità sulle prime ore di vita del bambino… Cosa farà? Cosa farò io? Come mi sentirò? Anche al corso pre-parto avevo espresso questi dubbi, come una domanda che mi veniva da dentro, e poterla pensare ed esprimere mi aveva fatto capire che avevo bisogno di leggere, vedere, capire qualcosa di più… Oggi, scrivendo questo post, mi è venuto in mente che forse i primi istanti di vita con un neonato mi sembravano un mistero  perché nella mia esperienza di figlia ero stata separata da mia mamma in quei primi preziosissimi istanti… Non ne ho la certezza, ma qualcosa mi dice che è andata così, perché una volta (e purtroppo ancora adesso, in molti ospedali), nonostante il parto fosse stato rapido e fosse andato tutto bene, veniva ostacolato il primo rapporto del neonato con la madre. Ancora adesso mamma e bambino vengono separati con la scusa di controlli e procedure che potrebbero tranquillamente aspettare, se tutto va bene… e la priorità dovrebbe andare proprio al rapporto mamma-bambino, che per stabilirsi nel modo migliore ha dei tempi precisi, cioè le prime due ore di vita del bambino, quando l’esperienza del parto e gli ormoni lo rendono particolarmente sveglio e ricettivo, pronto a stabilire il primo rapporto con la mamma…

Ma ora veniamo a questo dvd. L’ho guardato la prima volta quello stesso giorno che l’ho comprato, e saranno stati gli ormoni, saranno state le melodie di sottofondo, ma mi ricordo che mi sono commossa davvero! In realtà mi sono commossa davanti alla scena che ancora adesso è la mia preferita, l’attimo in cui si vede un neonato che esce dal corpo di sua madre, il momento di una nascita in casa… proprio quello che desideravo per la nascita di mia figlia! Questo dvd contiene e mostra l’intervista ad un anziano pediatra, Marshall Klaus, “collega” di Lorenzo Braibanti, Michel Odent, Frédérick Leboyer (pionieri della naturalità del parto), che parla proprio delle prime ore di vita del neonato, appena nasce e viene accolto dalla sua mamma e dal suo papà. E’ molto interessante sentire l’approccio di questo medico, che dopo anni di esperienza esprime e parla di ciò che ha capito: la mamma e il bambino sono un’unica entità, che deve essere protetta e non disturbata, per poter avviare nel miglior modo l’allattamento e la relazione d’amore tra di loro, e anche col papà.

Mentre il pediatra parla, le scene che si vedono sono quelle di travagli, di parti in casa, foto e riprese video fatte dall’équipe di Polina Zlotnik, ostetrica privata che lavora in Toscana realizzando i sogni di tante donne, assistendole nel parto in casa… Nelle immagini viene mostrato ciò di cui parla il dott. Klaus, come per esempio quando spiega che il bambino appena nato, se messo sulla pancia della mamma e lasciato stare, sa tranquillamente arrivare, nel giro di 30-40 minuti, al seno di sua madre, strisciando lentamente verso la meta, guidato dal suo istinto e dalle sue manine che odorano di liquido amniotico (odore simile a quello del seno materno)… Si vedono i piccoli che ricercano con lo sguardo le loro mamme, per conoscerle e riconoscerle dopo aver sentito per mesi la loro voce… E si respira tutta l’atmosfera di gioia, commozione e tranquillità che si respira nelle nascite in casa, senza fretta di espletare procedure e di rispettare protocolli rigidi…

Insomma, non dico di più perché secondo me questo dvd è da assaporare con gli occhi e le orecchie, si entrerà in una splendida atmosfera e se ne uscirà più sereni e più consapevoli… consapevoli che fin da subito la mamma non ha bisogno di essere indirizzata dagli operatori su come fare la mamma, come spesso accade nelle nascite al giorno d’oggi, ma deve semplicemente lasciarsi guidare dal proprio istinto e dagli occhi del suo cucciolo… Buona visione!

“Besame mucho” di Carlos Gonzales

sabato, 16 ottobre 2010

A questo libro sono particolarmente affezionata, perché mi ha aperto un mondo nuovo sulla cura dei bambini, almeno a livello razionale, perché istintivamente stavo già andando in quella direzione… Abituata com’ero a sentire racconti “educativi” di ogni tipo da ogni tipo di persona, mi ero fatta la mia idea (mia, certo… Ma quando mai?) su come dovesse essere un bambino, su come dovesse essere trattato, e naturalmente i miei studi e la mia formazione mi avevano “aiutato” non poco nel formarmi queste idee…

Un giorno, incinta di pochi mesi, entrai nella libreria dove avevo ordinato i libri che mi avevano consigliato le ostetriche (il percorso di cambiamento era già iniziato ;-) ), e prima di me c’era una mamma con una bambina di 8-9 mesi, che in quel momento mi sembrò grandissima, che era tenuta in braccio… anzi no, notai meglio, era “appesa” ad uno strano pezzo di stoffa… una fascia! Era molto tranquilla, bellissima, e la mamma e la commessa si erano intenerite nel vedere la mia “pancina”… Così questa mamma si era presa la libertà di consigliarmi questo libro, come lettura veramente importante e affascinante per una neomamma… Questo titolo mi rimase impresso, “Besame mucho”… come la canzone! Poi non ricordo bene quando, ma già con la mia Vera tra le braccia, ebbi finalmente occasione di leggerlo, grazie ad un’amica me l’aveva prestato… Io lo avevo cercato a lungo dopo quel fortuito incontro, ma faticavo a trovarlo. Ed eccolo lì, tutto spiegato nei minimi dettagli… ecco spiegato come è veramente un bambino, ecco spiegato come dovrebbe trattarlo l’adulto, e perché… era tutto così ovvio, così scontato, così semplice… Ma allora perché queste cose non si sentono mai dire? Perché invece il bambino deve sempre stare alle regole? Essere “bravo”? Non piangere se è senza la mamma? Mangiare tutto quello che ha nel piatto? Dormire 12 ore di seguito senza “rompere”? Obbedire alle assurde regole dei grandi? Fare a meno di passeggino e di pannolino quando gli adulti decidono che è ora di farne a meno?

I bambini non sono giocattoli, sono persone come noi adulti, se mai hanno bisogno di maggiori cure, non di imposizioni e di regole assurde a cui noi non ci sogneremmo mai di obbedire… Se iniziassimo a pensare che, quando abbiamo davanti un bambino, abbiamo davanti una persona con le proprie esigenze, carattere, particolarità, che ha bisogno di rispetto tanto quanto un adulto, forse il nostro mondo inizierebbe a girare un pochino meglio…

Carlos Gonzales, pediatra spagnolo, è fondatore e presidente dell’Associazione Catalana per l’Allattamento Materno. All’interno del suo bellissimo libro, scritto in modo così simpatico che è difficile trattenere il sorriso di fronte alle sue argomentazioni espresse in modo così diretto e brillante, porta molte argomentazioni scientifiche a sostegno del suo modo di vedere l’educazione dei bambini. Per esempio, spiega perché non si può pretendere che un bambino dorma tante ore di seguito senza svegliarsi: non è un comportamento evolutivamente vantaggioso, perché un neonato preistorico, se fosse stato buono e tranquillo per tante ore senza richiedere l’attenzione della mamma, avrebbe fatto una brutta fine in breve tempo. I neonati di oggi non sanno di essere al sicuro dai predatori, se sono nel loro lettino e nella loro cameretta, quindi si tranquillizzano soltanto sentendo la vicinanza di mamma e papà, e fanno sonni spezzati che sono quindi fisiologici, non sintomo di “insonnia”. Come questo, tanti altri esempi ci spiegano il comportamento ritenuto così “difficile” dei nostri piccoli… e tante scenette di vita quotidiana ci fanno sorridere mentre ci spiegano il punto di vista dei nostri bambini…

Gonzales si dilunga molto a spiegare la negatività di certi “metodi” utilizzati per “addomesticare” i bambini, che si tratti di insegnar loro a dormire da soli, di utilizzare la “disciplina” per farsi obbedire o per ottenere dei comportamenti desiderati da loro… I bambini hanno i loro tempi e i loro modi per crescere, diversi a volte da come vorremmo che fossero, ma facili da capire e da rispettare se riusciamo a sintonizzarci sui loro bisogni e sulle loro esigenze.

I bambini non sono tiranni e non sono manipolatori, e se vi metterete alla loro altezza riuscirete a cogliere la loro enorme sincerità, la loro schiettezza e la loro generosità, e sarà facile rispettarli tanto quanto ci viene chiesto di rispettare il nostro “prossimo”. Iniziamo a rispettare i nostri figli, e saremo degli adulti e dei cittadini migliori.