Mia moglie ha partorito in casa la nostra prima figlia e desideriamo che anche i nostri futuri figli possano nascere in casa. Per noi, la casa è il luogo ideale dove vivere il travaglio e il parto, mentre l’ospedale è il luogo più adatto per la cura di molte patologie. La gravidanza e il parto non sono di per sé malattie, quindi non richiedono necessariamente l’intervento medico o il trasferimento in ospedale, se non in caso di complicazioni. La “cultura” del parto a domicilio sta cominciando a diffondersi, diverse donne prendono in considerazione questa possibilità come alternativa al tradizionale parto in ospedale. Alcuni nostri parenti, amici e conoscenti hanno scelto di partorire in casa, nessuno li ha costretti, semplicemente si sono informati e hanno valutato che fosse la scelta migliore per loro. Benché questa pratica si stia diffondendo anche in Italia, circa il 99% delle italiane partorisce in ospedale. Molto probabilmente queste donne si sentono più al sicuro in una struttura ospedaliera. Se questo è ciò che realmente desiderano, è giusto che partoriscano in ospedale. Ogni donna dovrebbe avere il diritto di partorire dove si sente più tranquilla. Sono scelte molto personali che dipendono da molti fattori, non si deve pretendere che gli altri si comportino come ci comporteremmo noi, tutti dovrebbero essere consapevoli che ciò che per se stessi è giusto, per altri può essere sbagliato e viceversa.
Le persone che, in Italia, optano per il parto in casa sono, ad oggi, una piccola minoranza. Incredibilmente questa esigua minoranza sembra dare un gran fastidio a qualcuno, solamente per il fatto di esistere! Non ci credete? Lo so, è strano, ma sono capitato su un blog intitolato “Diritto all’epidurale negato” http://epidurale.blogspot.com/ che si batte perché in tutti gli enti ospedalieri sia garantita la pratica dell’anestesia epidurale durante il travaglio, su richiesta della partoriente. Una battaglia legittima, che si può condividere o meno, si capisce, ma parallelamente a questa battaglia per ottenere il diritto all’epidurale, questo blog sembra combattere una battaglia per negare un altro diritto: quello del parto a domicilio!
Nel blog ci sono numerosi articoli dedicati al parto in casa, ritenuto rischiosissimo, tanto quanto guidare la moto senza casco e, cito dal blog, <<Finché il parto a domicilio non sarà vietato per legge non si potrà fare null’altro che rianimare le madri che giungono in extremis da noi e fare quel che si può al feto.>>
Il pericolo, l’imprevisto e l’emergenza sembrano incombere implacabilmente su ogni istante del travaglio e del parto (e, perché no, su tutta la nostra vita?), si evocano immagini degne di un episodio di E.R., sale operatorie, rianimazione, litri di sangue, corse contro il tempo, eccetera.
Guai quindi a quelle regioni che prevedono il parto in casa e addirittura lo sollecitano. Se lo fanno è solo per questione di soldi o altre ragioni inconfessabili.
Che dire delle donne che desiderano partorire in casa? Vivono di fantasie new age, agognano un impossibile ritorno alla natura, sono delle pasionarie votate all’irrazionale, schiave ma allo stesso tempo complici di una società maschilista che le vuole incatenate al dolore del travaglio.
L’accanimento contro la cultura del parto naturale si abbatte sulle istituzioni che lo sostengono (la regione Emilia Romagna, il servizio gratuito di parto a domicilio dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, per fare qualche esempio) e non risparmia le ostetriche che assistono privatamente al parto in casa; sono generalmente incaute, incompetenti, impreparate, senza scrupoli, libere professioniste interessate solo a lucrare.
Per persuadere anche chi è sensibile alle argomentazioni più razionali, gli articoli sono infarciti con un’accurata e quasi ossessiva selezione di statistiche e ricerche scientifiche che dimostrerebbero, a parere degli autori del blog, i gravi pericoli insiti nel parto a domicilio. Il parere degli esperti e le testimonianze di donne che hanno avuto un’esperienza negativa legata al parto in casa completano il quadro.
La ricerca di informazioni negative sul parto in casa è un’attività di fondamentale importanza e ad essa contribuiscono sia gli autori sia i commentatori più attivi. Talvolta, lo zelo con cui viene effettuata questa ricerca rasenta la morbosità, vi riporto questo esempio:
<<Mi sono spinto in un’affannosa ricerca su google sperando, dopo aver digitato la voce “parto in casa” di vedere comparire qualche parola “contro”. Una litania continua di “gravidanza fisiologica” uguale “gravidanza sicura” e poi mi sono arreso. Mi chiedo se esista un sistema migliore di indicizzazione sui motori di ricerca perchè spero che questa non sia l’unica piccola maglia della “rete” dove si dica, riguardo al parto a domicilio, come stanno le cose.Se questo è il risultato tutte le web – mamme, la maggioranza delle mamme che cercano notizie mediche a quanto pare, rischiano SICURAMENTE la disinformazione in merito.>>
Avete capito bene? Nei database di Google non si trovano tante recensioni negative sul parto in casa. Allora gli algoritmi di indicizzazione di Google hanno qualcosa che non va… o, forse, la verità sul parto in casa che Google non sa trovare è soltanto l’opinione di questo commentatore e di chi la pensa come lui?
Queste critiche al parto in casa, mi lasciano molto perplesso per due ragioni:
1) la descrizione del parto a domicilio presentata dal blog ha poco a che vedere con la mia esperienza personale (ho assistito al parto in casa di mia moglie) e con i racconti di analoghe esperienze che mi hanno riportato parenti, amici e conoscenti; le informazioni riportate mi sembrano appositamente selezionate per costruire una “verità” molto parziale, tutta d’un pezzo, che non ammette sfaccettature, già solo per questo poco realistica;
2) la tesi contraria al parto in casa viene sostenuta con un inspiegabile accanimento che rasenta la faziosità; un atteggiamento del genere mi sembra molto più vicino al fondamentalismo che alla scienza.
Insomma, fate pure le vostre battaglie per l’epidurale, ma lasciate in pace chi vuole partorire in casa.

