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EC… intervista ad una mamma speciale…

mercoledì, 7 marzo 2012

Eccoli qua: Valentina 32 anni, Marco 34 e Attiilo quasi 19 mesi. Attilio è nato in casa, con Lotus, e da quel momento è iniziata la loro vita a tre, senza pannolino! Valentina e Marco utilizzano solo prodotti naturali, sia per l’alimentazione che per l’igiene personale, che per la cura di eventuali malanni. Producono pane, pizza, dolci, fette biscottate e quant’altro con la pasta madre, e si stanno anche cimentando nell’autoproduzione di dentifricio e detersivi, con buonissimi risultati! Ma ora vediamo cosa ci dice Valentina rispetto all’EC…

1. Come sei venuta a conoscenza dell’EC? Quale è stata la tua prima impressione? Cosa significa esattamente EC? In gravidanza avevo il grande desiderio di accogliere un pulcino ecosostenibile ed ho iniziato informarmi sul web circa i pannolini lavabili. Così ho scoperto l’esistenza della EC. Determinante è stata la lettura del libro “Senza Pannolino” di l. Boucke. La mia prima impressione è stata che la EC fosse un modo meraviglioso per fare la rivoluzione tutti e tre insieme: io, il mio compagno e lo gnomo (che non sapevamo ancora se fosse uno gnomo o una gnoma!). EC significa Elimination Communication, ma per noi ha sempre significato ascolto, osservazione attiva, complicità, divertimento, stupore, rallentamento dei tempi di vita, intimità, partecipazione.

2. Quando hai cominciato? Abbiamo cominciato subito, dopo poche ore dalla nascita. Attilio è nato a casa, sul pavimento ai piedi del letto, ed ha espulso il meconio nel lavandino del bagno.

3. Quali sono le prime difficoltà che hai incontrato? E in seguito? Le difficoltà dei primi giorni erano legate al fatto che Attilio aveva ancora con sé la placenta (è nato con parto Lotus), quindi finchè non si sono separati dovevamo essere in due: uno reggeva lui e l’altro la sua compagna. Dopodiché non ci sono stati grossi problemi. Per le trasferte abbiamo imparato a portarci dietro dei contenitori a chiusura ermetica da usare come vasino, per evitare di portarlo in bagni pubblici magari poco puliti, poi cespugli, fossi, boschetti e quant’altro ci han dato una grossa mano! ;) Al mare e in campeggio abbiamo usato il secchiello sotto lo sguardo attento e curioso dei vicini. Da quando ha iniziato a mangiare cibi solidi, diciamo intorno ai 12 mesi, le cacche si sono fatte meno prevedibili ma, complice il nudismo, di cui Attilio è un accanito fan, siamo riusciti a continuare questa avventura!

4. Come funziona in pratica? Ci racconti una giornata tipo? Vi racconto una giornata tipo di adesso. Attilio ha 19 mesi e da 5 dice chiaramente quando deve fare pipì e popò. Quando è impegnato in cose particolarmente interessanti che non intende interrompere SCEGLIE di farla nel pannolino (che fuori casa indossa) o in giro per casa.
Quando ci svegliamo si va in bagno, anzi: si ciuccia, si gioca un po’ nel letto e al suo “Pipì” o “Cacca” ci si alza per andare in bagno. La prima seduta ama farla davanti allo specchio e con me, quindi lo tengo sollevato sul lavandino e generalmente nel giro di 5, massimo 10, minuti è tutto fatto. Ci si lava, ci si veste, ma si resta senza pannolino. Colazione. Vista la quantità d’orzo che si beve, subito dopo colazione gli escono delle gran pipì, quindi gli propongo il vasetto e lui la fa. Lo lascio senza pantaloni e mutandine per un paio d’ore, libero di arrangiarsi e di fare altre pipì ( a volte nel vasetto, a volte sul tappeto, a volte accanto al wc). Prima di uscire per passeggiate o commissioni mattutine, se non l’ha ancora fatta, gli propongo di nuovo il vasetto chiedendogli se deve fare la cacca. Se dice no, lo vesto (e metto il pannolino), se invece si siede sul vasetto, nel giro di un quarto d’ora (ma possono essere anche venti minuti!), con un libriccino in mano e Pinocchio al suo fianco, fa un’altra cacchina. Si esce. Se si torna presto (dopo un’oretta) ci sono buone probabilità di trovare il pannolino asciutto, altrimenti…pazienza (siamo umani)! Tornati a casa lo denudo di nuovo. Ha sempre il vasetto a portata di mano e può raggiungerlo autonomamente quando vuole. Si diverte molto a farci la pipì e ad osservarla!! Pranzo. Dopo pranzo, molte pipì e, generalmente, altra cacchina (fa tanta popò perché ciuccia ancora molto latte materno e perché mangia poco ma spesso. Ci tengo a precisare che non mangia alimenti di origine animale e che va pazzo per frutta e verdura…). Quando deve fare la cacca ama che gli si faccia compagnia: o io o Marco ci sediamo accanto a lui, leggiamo con lui o semplicemente chiacchieriamo. Lo preparo per il riposino e gli metto il pannolino (in estate e primavera lo lascio dormire nudo, magari metto una traversa o un asciugamano per “salvare” il letto). Quando si sveglia lo spoglio: pipì, merenda, pipì e, forse, altra cacchina (l’ultima della giornata!). Se si esce ci si veste, altrimenti si resta senza pannolo ancora per un po’. Quando andiamo a casa dei miei o dei suoceri ci comportiamo come a casa nostra, ma se andiamo in luoghi pubblici o altrove mettiamo il pannolino per sicurezza (sempre per il fatto delle temperature basse: in caso di “incidenti” sarebbe freddo per star bagnati). Comunque, se ci siamo coordinati bene durante la giornata, il pannolino è ancora asciutto (quando siamo in giro, ogni tanto facciamo tappa in bagno! A volte a vuoto, ma tentar non nuoce…). Di sera gli piace rendere partecipe il babbo delle sue sedute sul vasino, così capita che lo chiami espressamente per assistere ad una sua pipì e contemplarla ed applaudirla insieme. Cena. Dopo cena altre pipì, generalmente sparse in giro, e salvo sue esplicite richieste lo vestiamo per la notte. La mattina seguente si ricomincia…

5. Che cosa è necessario per fare EC (sia organizzazione concreta che mentale)? E’ necessario essere tutti uniti nella scelta che si è fatta. Per TUTTI intendo la famiglia al completo, compresi i nonni e le altre persone che si occupano del bambino. Si deve trasmettere costanza, continuità, disponibilità, accoglienza per far sì che continui a voler tramettere i suoi messaggi.
Mentalmente occorrono equilibrio, pazienza, serenità…e poi spirito giocoso, ilarità, curiosità e zero aspettative. Stress, tensione, fretta non fanno che trasmettere una sorta di ansia da prestazione al bambino, che automaticamente si bloccherà: leggendo la pratica come motivo di agitazione per i genitori, si rifiuterà di collaborare per evitar loro cotanto disagio!

6. Quali sono i benefici per il bambino? Il beneficio maggiore per il bambino è, secondo me, l’igiene. A noi piacerebbe imbrattarci coi nostri stessi escrementi e sentirceli spiaccicati addosso anche per delle ore? Altro beneficio è una maggior consapevolezza del proprio corpo e delle sue funzioni. E, non ultima, la certezza che c’è sempre qualcuno pronto ad accogliere il loro richiamo.

7. Quali sono i benefici per gli altri? I benefici per noi genitori che usiamo i pannolini lavabili sono innanzitutto un risparmio di acqua, sapone e olio di gomito! Ma anche la scoperta di un nuovo modo di comunicare coi nostri cuccioli, l’esplorazione di quel mondo infinito fatto di espressioni e sguardi che sembrano impercettibili ma che hanno tanto da dire. Poi ci sono i benefici per l’ambiente, che non sono da meno ma che, anzi, stanno alla base della nostra scelta. E la soddisfazione di vedere i nonni ricredersi sulle proprie convinzioni e portare entusiasti i neonati nipotini in bagno dopo attenti giochi di sguardi!

8. Ci sono stati dei periodi in cui il tuo bambino sembrava non voler collaborare? Sì! Nell’ultimo mese prima del trasloco a casa nuova (a novembre scorso) io e Marco siamo stati un po’ nervosetti. Un po’ per i preparativi, un po’ per l‘ansia di cambiamento, un po’ per gli orari sballati a causa del vai e vieni da una casa all’altra. In quel periodo Attilio ha assorbito i nostri stati d’animo e sembrava non volerci dare il pensiero di portarlo in bagno…

9. E quando i bimbi stanno coi nonni, i baby sitter o all’asilo, si può continuare a fare EC? Certo che sì! I bambini sono molto eloquenti e si fanno capire anche dagli altri, non solo dai genitori. Tutto risiede nell’apertura all’ascolto, nella propensione all’accoglienza.

10. Per quale motivo, in particolare, consigli questa pratica agli altri genitori? Perché apre un mondo. Perché insegna tanto. Perché si capisce quanto anche l’espletamento dei bisogni fisiologici di un bambino sia una questione culturale che si può cambiare! Perché è un veicolo alternativo di unione comunicazione profonda (per tutta la famiglia!).

11. Ci sono dei momenti o dei motivi in cui l’EC non funziona? In quei momenti si passa ai pannolini? Noi abbiamo sempre avuto i pannolini lavabili al nostro fianco, perché anche se convinti sostenitori della EC non abbiamo mai voluto essere “fissati” né estremisti. Quando a 14 mesi Attilio ha iniziato ad avvertirci verbalmente, io mi ero imposta di accantonare i pannolini. Ma era una scelta forzata. Lo gnomo non era ancora pronto all’uso esclusivo del vasetto o del wc. Ci sono momenti, come ho scritto sopra, in cui non vuole proprio essere distolto dall’attività che sta svolgendo. Mi guarda, mi dice “Pipì” e io gli domando se vuole andare in bagno oppure gli porgo il vasetto. Ma se lui scocciato mi risponde di no, perché vuole continuare a giocare, non insisto e lascio che faccia come meglio crede. Ma quando si bagna, credetemi, vuole essere subito cambiato. Lo si capisce al volo!

12. Cosa diresti ad una mamma (come me!) che è affascinata da questa cosa ma che non riesce a superare quel blocco culturale secondo cui sarebbe troppo difficile e stressante? L’unica cosa che mi sento di dire è che finché si percepisce questa pratica come fonte di stress si fa bene a non intraprenderla! La EC ha senso se fatta spontaneamente, senza motivi di soddisfazione personale, senza pensieri sul successo o fallimento, senza il conto delle pipì che si acchiappano e quelle che si perdono. Ma voglio anche incoraggiarvi tutti, mamme e babbi, perché ognuno di noi può riuscire a farlo! In fondo non siamo mica noi le guide, in questo viaggio. Sono loro, i nostri gnomi, le nostre pulcine! Sono loro a parlarci, sono loro a chiedere ascolto, sono loro a suggerire il momento. Dimentichiamo, anche solo per qualche mese, i tempi standardizzati, concediamoci una pausa d’amore. Il resto, verrà da sé…

Voglio ringraziare Valentina per le sue parole, per averci raccontato un po’ della sua famiglia e di aver dato qualche indicazione importante alle famiglie che intendono provare la EC :) Un grande bacione al tuo fortunato cucciolo!

Quali pannolini lavabili?

giovedì, 1 marzo 2012

Ci sono i pannolini usa e getta e poi ci sono i pannolini lavabili… Sì, ma quali e quanti tipi diversi di lavabili esistono? Ce ne sono davvero tanti tipi, e ancora più marche diverse che trattano gli stessi tipi, ma con piccole differenze… Visto che spesso non si sa neanche che esistono i lavabili, iniziamo a fare una prima classificazione!

Prefold: sono dei rettangoli di stoffa, di cotone bianco o grezzo, divisi in tre strisce: la parte centrale ha di solito 8 strati di stoffa, mentre le due strisce laterali 4 strati. Si possono usare sia come pannolini veri e propri, piegandoli in alcuni modi diversi, oppure come inserti quando il bambino cresce e non bastano più come pannolini. Possono essere abbinati ad inserti che aumentano il potere assorbente. Sono di misure diverse (taglia S, M, L e a volte XL), e serve la mutandina impermeabile.

Ciripà: i pannolini delle nostre mamme e nonne, che io non ho mai usato, ma che sono di stoffa leggera, in cotone solitamente, e hanno dei laccetti che servono per legare il pannolino alla vita del bimbo. Sono i pannolini più economici, dopo una certa età hanno bisogno di inserti supplementari e come i prefold hanno bisogno di mitandina impermeabile.

Fitted: pannolini in stoffa, spugna, di cotone o bambù, sagomati con la forma di pannolino. Si chiudono con bottoni o con velcro, a volte hanno inserti attaccati con bottoni o solo appoggiati, a volte non li hanno, possono essere bianchi o colorati, e anch’essi necessitano di mutandina. Possono essere a taglie o taglia unica, regolabili attraverso il resize, ovvero l’aggiustatura tramite bottoncini o piegature particolari.

All in One (AIO): pannolini tutti in uno, cioè che comprendono anche la mutandina impermeabile, e assomigliano quindi agli usa e getta come comodità di cambio… Sono composti dalla parte impermeabile esterna, e all’interno c’è la parte assorbente in cotone, bambù o microfibra… Possono essere davvero tutti attaccati, oppure cuciti solo agli estremi oppure ancora attaccati tramite dei bottoni, che si possono aprire per separare i pezzi per il lavaggio ed eventualmente l’asciugatura in asciugatrice. Possono essere a taglie o taglia unica (regolabili con bottoni o altro).

Pocket: sono pannolini la cui mutandina impermeabile ha una tasca in cui infilare gli inserti, in cotone o bambù o microfibra… Questo consente di poter lavare e asciugare separatamente i pezzi, diminuendo i tempi di asciugatura (per esempio rispetto a quelli degli AIO non separabili). A contatto ci può essere una fibra naturale o sintetica.

Questa una prima grossolana distinzione di tipi di pannolini lavabili… Prossimamente altri dettagli! Voi con quali vi trovate meglio?

Olio di Iperico

domenica, 19 febbraio 2012

L’olio di Iperico è un olio di colore rosso scuro, che vanta molte proprietà e soprattutto quelle emollienti e restitutive. È utile per le scottature (sia da sole che da bruciature lievi), per la pelle screpolata, per gli arrossamenti, per la pelle rovinata dal freddo, dallo stare troppo immersa in acqua (e le mamme sanno di cosa sto parlando!) o ancora peggio in acqua e detersivo… A me capitava spesso, da ragazzina, di lavarmi le mani e di non asciugarle abbastanza bene, quindi avevo la pelle delle mani estremamente screpolata… se solo avessi conosciuto l’olio di iperico! Beh per fortuna ho capito presto che bastava asciugarsi meglio ogni volta che mi lavavo, però un po’ di olio di iperico mi avrebbe dato subito sollievo!

Questo olio ha anche una funzione antinfiammatoria, antisettica, purificante, cicatrizzante, astringente e antibiotica. Lenisce i dolori articolari e reumatici, rinvigorisce e riequilibra e tonifica sia la pelle secca che quelle grassa e impura. Io l’ho usato anche come olio per massaggiare la zona perineale, dopo il mio primo parto. Sembra che possa anche guarire le emorroidi esterne, se applicato localmente. È efficace anche come trattamento per la couperose. Può essere applicato anche sulle ferite aperte. Ha anche proprietà antifungine, quindi può essere utilizzato per combattere la candida.

Si consiglia, durante il periodo di assunzione, si non esporsi al sole perché una delle controindicazioni è la fotosensibilità durante l’esposizione ai raggi solari.

Come si produce l’oleolito. Se trovi i fiori freschi, puoi fare da sola il tuo oleolito di iperico, usandolo esternamente o anche ingerendolo. Bastano circa 30 gr di fiori freschi in un vaso di vetro, a cui si aggiungeranno 100 ml di olio di oliva, possibilmente extravergine. Si lascia macerare il vaso chiuso per circa 20-30 giorni, mettendolo ogni tanto al sole e girando il vasetto ogni tanto. Dopo questo tempo, si filtra l’olio usando un panno di cotone pulito o una garza, e si conserva in una bottiglia o vaso chiusi e al riparo dalla luce del sole.

Le ultime settimane di gravidanza…

lunedì, 13 febbraio 2012

In alcuni ospedali, quando si arriva alle fatidiche 40 settimane, iniziano i famosi controlli, che consistono di solito in una visita alla settimana più monitoraggio. Oltre la 41a settimana, i controlli si intensificano. Io non ne ho mai fatti, anche perché non sono mai arrivata alla dpp e non ho partorito in ospedale, ma credo che comunque non ne avrei fatti… e credo che non siano poi così necessari… Allora perché allo scoccare delle 40 settimane le mamme iniziano a sentirsi “scadute”? Perché i controlli iniziano a farsi più serrati? Perché le pance devono essere controllate di più? Ci saranno risposte mediche a questi quesiti, però sono profondamente convinta che tutti questi controlli siano fatti senza discriminazione, non soltanto in casi in cui ci siano maggiori rischi e quindi maggior bisogno di tenere sotto controllo l’andamento della fine gravidanza… Questi controlli vengono effettuati su tutte le mamme, indistintamente, contribuendo a far loro sentire l’ansia degli ultimi giorni… Arriva l’ansia del “perché non nasce?”, “Starà bene?”, “Perché il travaglio non parte?”, “Ho qualcosa di sbagliato?”, “Non ho ancora contrazioni… il travaglio partirà?” oppure “Il mio bambino è pigro?”. Io trovo molto brutto che si sia persa la capacità di attendere, la gioia degli ultimi giorni, delle ultime settimane, quello stato d’animo di tranquillità e fiducia che dovrebbe accompagnare ogni nascita… Ogni bambino sa quando è il suo momento, grazie ad un meccanismo perfetto di relazione tra lui e la madre, tra lui e la placenta, meccanismi che sanno benissimo far partire il travaglio quando è il momento. Il momento giusto è quando il bambino è pronto per affrontare la vita extrauterina, quando è pronto al distacco dal ventre materno, e quando la sua compagna di viaggio, la placenta, è matura e arriva il momento in cui non riesce più a lavorare del tutto efficacemente. Ecco, quello è il momento giusto per la nascita. Intervenire precocemente, o iniziare a preoccuparsi con controlli e ansie varie, solo perché si è arrivati alla 40a settimana, oltre che inutile, è controproducente. Lo stress inibisce l’inizio del travaglio, non lo facilita di certo, e infatti negli ultimi giorni di gestazione l’ideale sarebbe staccare la spina, spegnere il cervello, non pensare a numeri e scadenze, ma semplicemente mettersi in contatto col proprio bambino e fare lavori che non impegnino la sfera razionale… come per esempio lavorare a maglia! Questo sì che può favorire l’insorgenza del travaglio, o almeno non ostacolarlo! Naturalmente, questo discorso è valido in situazioni di fisiologia.
E un’altra cosa furba da fare sarebbe mentire spudoratamente sulla data presunta, posticipandola di almeno 3 settimane in avanti, almeno per quelle persone che già prima della dpp inizierebbero a chiamare per sapere “Allora, è nato???” Così passerete gli ultimi giorni in modo tranquillo, senza pressioni inutili… E i controlli? Per alcune persone possono essere ansiogeni, ma se tutto va bene e il bambino si muove, non sono così necessari… Sappiate che nessuno vi verrà a prelevare a casa se non vi presentate, è un vostro diritto, potete anche cambiare idea e decidere di non mettere piede in ospedale se non ci siano evidenti necessità!

E vorrei davvero che tutte le mamme sapessero questo e se lo ripetessero ogni volta che qualcuno le fa sentire “in ritardo”… FINO A 42 SETTIMANE CONCLUSE DI GESTAZIONE (cioè fino a 2 settimane intere dopo la dpp), NON C’E’ BISOGNO DI INTERVENIRE!

Quanto dura la gravidanza?

martedì, 7 febbraio 2012

Che cos’è la dpp? Se consideriamo una gravidanza a termine, sappiamo che il parto può avvenire in un qualsiasi momento tra la 38a e la 42a settimana (i parti prematuri si hanno prima delle 38 settimane compiute). Però forse non tutti sanno che la dpp (data presunta del parto) è soltanto la media di questi due estremi, fissata a 40 settimane.
Quando andate per la prima volta ad una visita per la gravidanza, per stabilire la dpp vi chiedono la data del primo giorno dell’ultima mestruazione… A questa data vengono aggiunte 40 settimane, ma soltanto perché conoscendo la data delle ultime mestruazioni, viene ipotizzato un ciclo di 28 giorni, e un’ovulazione dopo 14 giorni dall’inizio del ciclo. Se questo può essere valido per molte donne, non lo è per molte altre, che hanno cicli più lunghi o ovulazioni non al 14° giorno del ciclo… Se conoscete la data precisa della vostra ovulazione 8dato che non interessa mai gli operatori), ma che non corrisponde ai 14 giorni successivi all’ultima mestruazione, potete calcolare voi la giusta dpp aggiungendo 38 settimane (la durata media della gravidanza umana) alla data dell’ovulazione, e fornire il dato dell’ultima mestruazione a partire da questa giusta dpp (dichiarare quindi l’ultima mestruazione come se fosse avvenuta 2 settimane prima dell’ovulazione)… Se invece non conoscete la data dell’ovulazione ma avete cicli più lunghi di 28 gg, potete comunque aggiustare il calcolo da sole in modo approssimativo ma sicuramente più esatto di quello standard, perché spesso gli operatori non terranno conto di queste variabili… e avere la giusta dpp vi aiuterà a non essere sotto pressione inutilmente a fine gravidanza, quando avere alcuni giorni in più può fare davvero la differenza… Se farete la prima ecografia, quella delle 12 settimane, verrà controllata la datazione della gravidanza in base alle dimensioni dell’embrione. Oltre questa settimana, le ridatazioni non hanno alcun senso perché da quel momento in poi iniziano ad avere un gran peso anche altre variabili, come il ritmo individuale di crescita del feto.

Spesso si sente dire dalle mamme in attesa frasi come “Io partorirò a metà aprile”, piuttosto che “Il bambino nascerà a Natale”… ma nessuno può avere questa certezza (a meno che non si tratti di cesareo programmato, naturalmente!)! Infatti, è buono ogni momento dalla 38a alla 42a settimana, in ogni caso il bambino che nasce in questo lasso di tempo è a termine, cioè pronto per nascere.

Ciò significa che fino a 42 settimane compiute, cioè finite, la nascita può avvenire spontaneamente. Se poi il calcolo della dpp non è stato fatto correttamente, magari ci sono altri giorni da aggiungere prima di preoccuparsi del travaglio che non parte… E quindi non hanno senso, in assenza di problemi, le induzioni prima di questo termine!

Il parto in acqua

mercoledì, 1 febbraio 2012

La mia seconda bambina, sempre nata in casa come la prima, è nata in acqua. Sono entrata nella piscinetta dopo tutto il giorno che avevo prodromi, poi contrazioni più serie… Erano iniziate tranquillamente alle 8 di mattina, e sono entrata in acqua verso l’ora di cena, le 19.30, perché fino ad allora ero riuscita a gestire bene le onde camminando e ondeggiando il bacino… Neanche due ore dopo mia figlia era tra le mie braccia. Appena sono entrata in acqua ho sentito un grande sollievo, un grande rilassamento, e le contrazioni si sono fermate per qualche minuto. Poi sono ricominciate, belle potenti, ma riuscivo a gestirle molto meglio per via della rilassatezza dei muscoli di tutto il corpo, grazie anche alla leggerezza del mio corpo immerso, e forse anche perché in quel modo mi sentivo più in contatto con la mia bambina, immersa anche lei nell’acqua… Potevo cambiare posizione facilmente, non sentivo il peso del mio corpo, né del pancione, e infatti ad ogni contrazione mi mettevo carponi o facevo galleggiare il corpo andando quasi in superficie, poi ad ogni pausa tornavo a sedermi. L’acqua ha accelerato il travaglio che era in fase avanzata, infatti dopo poco non avevo praticamente più le pause tra le contrazioni, ma stavo benissimo in acqua… e dopo poco è nata mia figlia. Siamo rimaste in acqua per molto, non avevamo fretta, ogni tanto mi facevo togliere un po’ di acqua fredda e metterne di calda… così rimanevamo al calduccio. La mia bambina è rimasta in acqua, nel suo elemento, per ancora un’ora, ma era anche addosso a me… una specie di momento di transizione che penso le abbia donato maggiore tranquillità nel sentirsi accolta in questo nuovo mondo. Che strano, dopo ore passate in acqua, rialzarsi in piedi e sentire tutto il peso del tuo corpo… e anche quello della tua bambina fuori da te!

Benefici per la mamma. Insomma, i benefici per la mamma si possono riassumere così: aiuto nel rilassarsi e quindi nella gestione del dolore; velocizzazione del processo di dilatazione, se il travaglio è in stato avanzato; maggiore facilità nel movimento in travaglio, possibilità di cambiare posizione facilmente e velocemente;  distensione dei tessuti che hanno meno probabilità di lacerarsi in modo grave; compressione delle eventuali varici con riduzione di fastidi per chi ha questo problema. Inoltre, è importante ricordare che in ospedale il parto in acqua subisce meno interventi, e questo non è da sottovalutare!
Prima di questo mio secondo parto, avevo acquistato e letto il libro di  sul parto in acqua di Janet Balaskas e Yehudi Gordon. Per amore di completezza, vorrei aggiungere che in questo libro si dice che spesso, con bambini abbastanza grossi, è meglio uscire dall’acqua al momento dell’espulsione, per farsi aiutare dalla gravità.

Benefici per il bambino. Il feto vive nel ventre materno, immerso nel liquido amniotico. Uscendo dall’utero materno, la prima sensazione che prova è probabilmente il freddo, anche se la stanza è riscaldata, oltre al vuoto dato dalla mancanza di liquido. Nascendo in acqua, non prova né una né l’altra di queste sensazioni, e anzi si sente nuovamente accolto dal tepore di acque che lo avvolgono dolcemente, liberandolo dalla stretta del canale del parto… Non si sente cadere nel vuoto, o comunque meno di quanto accada normalmente, e rimane in un ambiente caldo almeno quanto il corpo da cui è uscito. Questa è la mia visione, la mia opinione, ma è quanto ho anche percepito con la mia esperienza. Lentamente affiora alla superficie, senza fretta, e può incontrare l’aria, senza che venga subito tagliato il cordone. Incontra l’abbraccio della sua mamma, che immediatamente riconosce, e l’acqua fa da tramite e rimane anche a fare da contorno a questo nuovo attesissimo incontro.

Aspetti pratici. Vediamo ora gli aspetti pratici. Piscinetta o vasca? C’è che si trova meglio con la piscina, chi si trova bene anche nella vasca normale… solo voi potete saperlo! Io stavo scomoda nella vasca anche solo a fare il bagno col pancione, mi sentivo quasi in trappola, non riuscivo proprio ad immaginare di muovermi agevolmente lì dentro in travaglio, quindi mi sono organizzata con una piscinetta gonfiabile, quelle dei bambini piccoli coi pesciolini! E mi sono trovata benissimo. Però una mia cara amica ha partorito due volte nella sua vasca da bagno, stretta e lunga, quindi si può sicuramente fare!
Quando vi immergete, dovreste essere coperte dall’acqua almeno fino a tutta la pancia, per poter galleggiare agevolmente. Dovreste poter stare nella piscina con le gambe stese, da sedute. La temperatura dell’acqua non dovrebbe essere troppo elevata, questo in teoria, poi in pratica io non so a quanti gradi fosse l’acqua della mia piscina, ma sicuramente lo era più del mio corpo, perché mi piaceva sentire l’acqua bella calda. Anche lì mi sono fatta seguire dall’istinto.
Sarà utile posizionare la piscina in un luogo intimo, possibilmente in una stanza che possa venire chiusa, per garantire intimità, e dove si possa avere buio anche se si è in pieno giorno. La piscina dovrà essere riempita e svuotata agevolmente, quindi serviranno tubo di gomma e attacco al rubinetto, per la lunghezza solo poi potete sapere quanto è necessario per arrivare al rubinetto più vicino! Noi l’avevamo messa in bagno, nel nostro grande bagno, dove stava di misura, ed è stato comodissimo sia riempirla che svuotarla!
Ah, un’ultima cosa: anche se da tutta la vita sognate il parto in acqua, non potrete essere sicure che partorirete in acqua per il semplice motivo che non saprete, finché non vivrete il momento, se davvero avrete voglia di starci! Spesso ci si fa un’idea prima, e al momento del travaglio o della nascita le cose cambiano… A volte va bene travagliare ma non partorire, a volte il contrario, a volte entrambe le cose e altre volte ancora, nessuna delle due, indipendentemente da ciò che si pensava in gravidanza! Bisogna essere pronte a tutto, cambiando eventualmente programma, rimanendo elastiche sui desideri e bisogni del momento!

Le procedure assistenziali al neonato

giovedì, 26 gennaio 2012

Tempo fa in rete, sul sito www.lostetricainforma.it (sito in questo momento non esistente, anzi in vendita!), avevo letto un articolo proprio su questo argomento. Ho poi trovato recentemente sul forum di Parto Naturale la copia esatta di quanto era scritto su quel sito, e ho scoperto che non era più online, quindi ho deciso di riportare le informazioni che venivano date, riassunte e un po’ rielaborate da me. Potrebbe essere utile a qualche mamma!
Le procedure assistenziali sono delle manovre più o meno invasive che vengono effettuate sul neonato appena dopo la nascita, o nel periodo immediatamente successivo. Queste procedure, che possono senza problemi essere posticipate, se effettuate nei primi momenti di vita del bambino, possono disturbare l’inizio della relazione madre-bambino, in un momento che, per la presenza di ormoni specifici, non potrà mai tornare, non potrà ripetersi… quindi la domanda è: perché queste procedure, se proprio si vogliono effettuare, non possono essere posticipate?
Vediamo nel dettaglio.
Asciugatura del neonato. Il neonato appena uscito dall’utero potrebbe sentire freddo, perché esposto ad una temperatura più bassa. Viene quindi asciugato, ma visto che le mani che compiono questo atto sono le prime mani che lo toccano, ci si augura che l’operazione venga fatta con delicatezza e sensibilità.
Aspirazione oro-faringea. Dopo la nascita del bambino, vengono aspirati con un tubicino la saliva e l’eccesso di liquido dalla bocca. Il bambino in realtà sa benissimo liberarsi di queste secrezioni da solo, innanzitutto con la compressione toracica che avviene mentre passa nel canale del parto, e poi anche tramite starnuti e colpi di tosse. Si può aiutare il neonato ponendolo su un fianco. L’aspirazione ha anche dei rischi, come aritmie cardiache, laringospasmo e vasospasmo dell’arteria polmonare.
Taglio del cordone. Il neonato ha bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita fuori dall’utero. Il rispetto della fisiologia del parto prevede che il taglio del cordone sia effettuato quando la placenta è già stata espulsa. È opportuno anche attendere che il cordone smetta di pulsare e che diventi bianco e sottile.
Contatto pelle a pelle. La mamma appena dopo il parto accoglie il suo bambino, solitamente lo prende in braccio e lo porta a sé, verso il suo corpo nudo. Il bambino viene così scaldato, nutrito e coccolato dalla pelle, dal corpo e dalla voce della madre. Fisiologicamente è ciò che il bambino si aspetta di ricevere: essere accolto, protetto, contenuto, (nutrito a livello sensoriale), così da rispettare la legge del continuum (delle aspettative genetiche). Se queste aspettative non trovano conferma per lui significa la morte, l’assenza, il vuoto.
Aspirazione gastrica. Dopo l’accoglienza, quando il bambino viene affidato all’ostetrica o all’infermiera, è usuale in molti ospedali, eseguire il sondaggio gastrico, cioè introdurre un sondino dal naso o dalla bocca del bambino che scende giù fino allo stomaco per aspirare il liquido amniotico contenuto nello stomaco e verificare la pervietà dell’esofago. Il liquido amniotico è molto prezioso per il bambino: contiene proteine, glucosio, creatina, elettroliti vari, sostanze coagulanti, ormoni, … quindi tutto ciò che serve al bambino per nutrirsi in attesa del colostro. Le evidenze dicono che questa manovra di aspirazione gastrica non trova giustificazioni razionali per essere eseguita di routine in sala parto, poiché il passaggio del sondino può produrre bradicardia o laringospasmo o alterazioni del comportamento pre-allattamento. È opportuno effettuare questa manovra solo in caso di sintomi come una certa difficoltà respiratoria con spiccata emissione di saliva dalla bocca, e difficoltà a deglutire il colostro con attacchi di tosse.
Pervietà delle coane. Con un sondino vengono esplorate le narici del bimbo per valutare se il canalino che porta l’aria dal naso fino alla faringe è libero, pervio. Fisiologicamente questa valutazione si fa durante la prima poppata al seno, poiché il bimbo è in grado di respirare solo con il naso mentre succhia. Se rimane attaccato al seno, vuol dire che riesce a respirare per il naso senza la necessità di introdurre aria dalla bocca durante la suzione.
Pervietà rettale. Si valuta con un sondino se l’ano è aperto. In realtà ciò si può verificare aspettando la prima emissione di meconio che deve avvenire entro le prime 24 ore di vita del bambino. Se ciò non avviene, si può intervenire.
Identificazione del neonato. Prima di lasciare la sala parto, al neonato viene messo un contrassegno di riconoscimento, di solito un braccialetto con i dati anagrafici. Se invece le mamme accolgono subito il bambino dopo il parto, sono in grado (grazie alle endorfine e all’adrenalina) di innamorarsi di lui e di imprimere il suo volto nella mente, e il braccialetto non ha senso. Se non esistessero più i nidi, e ogni bambino restasse sempre con la propria mamma, non ci sarebbe bisogno di alcun braccialetto!
Peso e misure. Queste misurazioni (peso, lunghezza e circonferenza cranica del neonato) possono essere effettuate entro qualche ora dalla nascita, non necessariamente appena dopo la nascita.
Profilassi congiuntivale. Al bambino, entro un’ora dal parto, viene messa una goccia di collirio o di pomata antibiotica negli occhi, per prevenire l’infezione da clamidia e da gonococco. Questa profilassi viene eseguita per legge. Non sono stati condotti studi clinici controllati per accertare se la procedura costituisca un mezzo di prevenzione della cecità più efficace dell’accurata osservazione del neonato seguita dal trattamento adeguato dell’eventuale congiuntivite. Ciò suggerisce che per le donne a rischio sarebbe più utile fare uno screening e trattamento delle malattie sessualmente trasmesse (infezione da gonococco, clamidia) nel terzo trimestre di gravidanza, prima dell’insorgenza del travaglio. C’è anche da dire che il neonato potrebbe venire disturbato dall’avere qualcosa negli occhi durante l’interazione con la madre nella prima ora di vita, periodo fondamentale per l’imprinting.
Somministrazione di vitamina k. Al bambino viene somministrata la vitamina k per via orale o intramuscolare per prevenire la malattia emorragica del neonato entro alcune ore dal parto. La vitamina K è importante per i meccanismi della coagulazione, essa viene normalmente fornita all’organismo dagli alimenti ed è prodotta dalla flora batterica intestinale. Fisiologicamente il neonato, attaccandosi al seno, viene a contatto con la cute materna (ricca di batteri buoni) e la precoce introduzione di cibo-colostro permette la colonizzazione dell’intestino. Infatti il colostro è particolarmente ricco di fattori “bifidogeni” che fanno così proliferare i bifidobatteri con lo sviluppo di un’abbondante flora batterica che producendo vitamina K impedirà l’insorgere della malattia emorragica. Il colostro sembra avere alti livelli di vitamina K per almeno 15 giorni. La somministrazione di vitamina K è giustificata qualora vi sia una deformazione della testa fetale dovuta a pressioni eccessive durante il parto, il bambino nasca in posizione posteriore (occipite sacrale), vi sia un travaglio – parto stressante, l’applicazione di ventosa o forcipe il bambino venga rianimato, la madre o il bambino vengono trattati con antibiotici o altri farmaci. Non è necessaria qualora vi sia un travaglio – parto fisiologico e la testa fetale non abbia subito pressioni eccessive.
Bagnetto. È consuetudine fare il bagnetto ai bambini appena nati. In realtà non ne hanno alcun bisogno, a meno che non abbiano un odore fastidioso, cosa che a volte può verificarsi. Se viene rispettata l’intimità della coppia madre-bambino, il neonato, che nasce sterile, verrà colonizzato dai “batteri di famiglia”, quelli del corpo della madre, e non avrà bisogno di altro. Una buona colonizzazione della cute e delle mucose del neonato costituisce un importante fattore protettivo verso le infezioni gastroenteriche, respiratorie, genito-urinarie e cutanee. Questo è un altro motivo per cui il neonato dovrebbe restare con la madre ed essere maneggiato solo da lei e da persone di famiglia.
Medicazione del cordone. La mummificazione del cordone è un processo fisiologico che non necessita di alcun intervento particolare. Il cordone va tenuto pulito e asciutto soprattutto alla base (con acqua fisiologica e garze sterili), non si deve detergere con alcool (che ne ritarda la caduta), con soluzioni iodate (lo iodio può venir assorbito per via cutanea), né con prodotti a base di argento nitrato (che aumenta il rischio di formazione di granuloma). Quando cade il cordone, si deve continuare a tenere pulito e asciutto l’ombelico, non necessita mettere acqua ossigenata.

Le procedure assistenziali di routine possono essere eseguite dopo le prime due ore, quando i livelli di adrenalina fetale sono di nuovo bassi e il bonding è avvenuto.
È bene ricordare che il ruolo decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile. Nessun atto sanitario può legittimamente essere imposto se non in particolarissimi casi previsti dalla legge.
È legittimo chiedere un consenso informato per tutte le procedure da effettuare sul bambino.

Detto ciò, aggiungo che le mie bambine nate in casa non hanno subìto quasi nessuna di queste manovre… Vera appena nata mi è stata data in braccio e poi siamo rimaste per le 2 ore successive a conoscerci sotto una coperta, pelle a pelle, col papà… Poi è stato tagliato il cordone, che in seguito è stato medicato da noi… Poi è stata pesata e misurata mentre io facevo una doccia. Il bagnetto lo abbiamo fatto dopo qualche giorno, io e il papà… Maia è nata in acqua e quindi il primo bagnetto lo ha fatto subito, ma con me! E’ stata con me sempre, da quando l’ho presa appena uscita, e nessuno l’ha spostata dalle mie braccia o disturbata con aspirazioni o cose simili per l’ora successiva in cui siamo state nella piscinetta a conoscerci, poi l’ho data in braccio al papà per una doccia veloce e poi di nuovo con me… Il cordone non è stato tagliato perché abbiamo scelto il Lotus birth. Insomma, per fortuna nessuno ha disturbato quell’importante e delicato momento!

Olio di cocco

giovedì, 19 gennaio 2012

Poco tempo fa ho scoperto questo olio, grazie ad un’amica che lo utilizza, e anche se non l’ho ancora provato personalmente, ho cercato un po’ di informazioni in rete e spero che anche a voi possano essere utili!

L’olio di cocco è un olio vegetale ottenuto a partire dalla polpa essiccata della noce di cocco. Da Wikipedia: “L’olio contiene circa il 90% di acidi grassi saturi, e quindi tra gli oli vegetali è tra quelli che hanno la minore quantità di acidi grassi insaturi, quindi con minime quantità di acido oleico, che è l’acido grasso insaturo tipico delle olive”.

Questo olio viene utilizzato nell’industria cosmetica, sebbene presenti ampi utilizzi, sia nell’industria che in medicina. È un olio molto resistente alle alte temperature, e quindi si presta benissimo come olio da usare in cucina e per le fritture. Si ossida lentamente e perciò irrancidisce con difficoltà. Può essere impiegato anche nei dolci al posto del burro.

Ecco come può venire utilizzato:

Capelli. È usato tradizionalmente per curare e rendere lisci i capelli sfibrati o ispidi. Si possono fare impacchi, applicandolo la sera, mettendo una cuffia e lasciandolo agire tutta la notte, altrimenti basta qualche ora prima di lavare i capelli. Sembra che faccia miracoli contro la forfora, non lascia i capelli unti ma morbidi e setosi! Inoltre, se usato in spiaggia (fare un impacco prima della spiaggia) evita l’effetto stoppa conseguenza di sole e mare.

Massaggi. Un bel massaggio con olio di cocco prima del bagno aiuta la pelle secca a rifiorire (dopo il bagno, asciugarsi solo tamponando, senza strofinare). In alternativa, potete ovviamente applicarlo dopo il bagno al posto della crema.

Viso e labbra. Una volta alla settimana, una maschera di olio di cocco aiuta le pelli aride a ritrovare turgore. Sulle labbra, inoltre, è ottimo per prevenire screpolature.

Detergente. L’olio di cocco rimuove perfettamente il trucco. Usatelo su un batuffolo di cotone.

E per finire, un consiglio trovato in rete: “Per acquistare l’olio di cocco non occorre che spendiate cifre astronomiche in profumeria (dove probabilmente non è neanche puro). Ne trovate di ottimo nei negozietti africani o etnici. Ricordate che sotto i 18 gradi centigradi l’olio di cocco solidifica e diventa come una cera bianca: ma bastano 5 minuti sul calorifero perché ritorni liquido!”

Il confronto con il mondo esterno…

sabato, 14 gennaio 2012

Una delle cose a cui tante mamme non sono preparate, quando diventano mamme, è il confronto con il mondo esterno… Non si sa bene perché, ma quando nasce un bambino, tutte le persone che ti stanno intorno diventano all’improvviso esperte di puericultura, di allattamento, di pediatria, insomma di tutto ciò che riguarda TUO figlio. Eh sì, è così, e soprattutto non si risparmiano per niente, perché si sentono proprio in dovere di darti consigli e ammonizioni… Fa un po’ ridere, ma questo succede anche a persone che non hanno figli!
Sorvolando sull’assurdità di questa cosa, cerchiamo di capire come affrontare tutto ciò… Io credo che non si possa impedire agli altri di parlare, anche se a volte si avrebbe proprio voglia, perciò le strade sono essenzialmente due: lasciarli parlare e dire di sì, facendo poi come si vuole, oppure provare a controbattere laddove si abbia la speranza di riuscire a far capire le proprie posizioni. La cosa importante secondo me è che, in entrambi i casi, si riesca a prendere ciò che di buono viene detto (se qualcosa di buono c’è) e tralasciare il resto… e soprattutto che si continui a fare come meglio si crede, come meglio ci indica quella vocina dentro di noi che voglio chiamare istinto, o coscienza, o con qualsiasi altro nome che renda l’idea… l’idea che siete VOI le mamme, che quello è il VOSTRO piccolo, e che solo lasciando fuori tutte le altre voci, riuscirete a fare ciò che è meglio per voi due.
Per completezza, vi ricordo che per questioni riguardanti l’allattamento, è meglio chiedere alle consulenti LLL (e non al pediatra) o ad amiche con esperienza di allattamento, e per tutto il resto può essere utile anche ricorrere alla competenza delle ostetriche, le cui conoscenze non si fermano al parto ma riguardano anche tutto il primo periodo di vita del bambino. Per i pareri medici, potrete rivolgervi al pediatra. I pareri di amici e parenti possono essere utili a volte, ma sarebbe bene che fossero richiesti! Per tutto ciò che non è richiesto, cercate di essere impermeabili, e concentratevi solo su ciò che sentite voi e su ciò che vi comunica il vostro piccolo… ve la caverete benissimo!

Vi presentiamo l’Homeschooling!

lunedì, 9 gennaio 2012

Oggi intervistiamo Cristiano che,  insieme con sua moglie Susanna, sta facendo HS per il figlio Ivan. Ecco domande e risposte!

1. Ci presenti la tua famiglia? Ciao siamo CRis, Susanna e Ivan
2. Da quanti anni fate HS? Questo è il terzo anno
3. Com’è nata l’idea di fare questa scelta? In reatà l’idea c’è da sempre, in pratica poi abbiamo iniziato quando Ivan doveva fare la 5 elementare, sull’onda di problemi di Ivan a relazionarsi in particolar modo con un’insegnante veramente poco flessibile. Ora di risciverlo in quinta, abbiamo presentato la nostra dichiarazione di inizio HS alla preside della scuola elementare e da lì con una serie di peripezie è iniziato il tutto
4. Avete trovato difficoltà ad entrare in questo mondo? Direi di no
5. Ci spieghi come funziona? Come organizzate le vostre giornate/settimane/mesi? Come preparate vostro figlio all’esame? Quali strumenti utilizzate? I periodi che siamo fermi e non viaggiamo, tra lavoro e lo sport di Ivan che ci porta a girare mezza Europa in pochi mesi, strutturiamo le giornate in modo da fare più cose possibili. Tendenzialmente la mattinata è dedicata allo studio, seguendo da un lato il programma, dall’altro seguendo intressi di Ivan e nostri, l pomeriggio i vari corsi dal nuoto alla batteria, la sera lettura e giochi, film.
La preparazione all’esame è sempre un’incognita in ogni caso stando sul generale e presentando tutto il programma svolto, solitamente sono accondiscendenti e alla fine si riesce ad affrontare l’esame senza troppi problemi.
6. E’ possibile fare HS anche con 2 figli di età diversa? Direi di si anche se la nostra esperienza diretta è solo con Ivan
7. Per fare HS cosa bisogna avere, sia in termini economici che di competenze? Bella domanda, sicuramente il nostro stile di vita, in alcuni casi molto spartano, orari di lavoro praticamente insesistenti, periodi che lavoriamo 10 – 12 ore, e lì diventiamo funamboli a gestire Ivan, e altri in cui il tutto è molto più rilassato e abbiamo tempo da dedicare. Coltiviamo un’orto che sicuramente aiuta molto il bilancio familiare
8. Come trovi gli esami di fine anno che deve affrontare tuo figlio? Standarizzati, chiaramente è difficile interfacciarsi con l’istituzione scolastica che fa finta che tu non esisti fino all’ora dell’esame.
9. Cosa risponderesti ai genitori che affermano che non mandando i figli a scuola (e all’asilo!) i bambini non possono socializzare? Direi che non è mai stato il caso di Ivan, ha amici sia nella scuola che fuori, poi viaggiando molto ha amici in  tutta Europa
10. Quali sono i maggiori pregi di questa scelta rispetto alla scuola pubblica, secondo te? E, se ci sono, quali i difetti? Il tempo dedicato a Ivan è importante, questo chiaramente non mette al riparo dai conflitti, che è inutile nascondersi, ci sono, i ruoli spesso sono difficili da mantenere, è una questione di filosofia di vita, alla fine in ogni strada che si sceglie di percorrere ci sono ostacoli che spesso sembrano insuperabili, poi il tempo, la perseveranza fanno che comunque alla meta si giunga.
Sicuramente con l’HS si possono coltivare al meglio interessi specifici del bambino, coltivare attitudini, in questo modo cercare di fare emergere una passione verso il fare, l’esprimersi, imparare a osservare, ascoltare.
La scuola tende ad appiattire molte cose, troppe a nostro avviso.
11. Sei soddisfatto di come sta crescendo tuo figlio? Si direi di sì, il lavoro è ancora lungo e quasi tutto in salita, ma ben venga!

Grazie mille Cristiano, e buona continuazione!