Parto in casa: ritorno al passato? Proprio no!

Recentemente è stato pubblicato nella rubrica “Salute e bugie”, uno dei blog di “Le Scienze”, un lungo articolo sul parto in casa. Lo ha scritto il dott. Di Grazia, medico chirurgo ginecologo e noto divulgatore scientifico, che cura diverse rubriche sul web, oltre al suo blog personale.
Non è la prima volta che Di Grazia si occupa di parto in casa. Qualche anno fa, nel suo blog, citava l’articolo “The Tragic Death Toll of Homebirth” (Il tragico prezzo mortale del parto in casa) e la sua posizione era contraria al parto in casa.
Sono passati circa 6 anni e il dott. Di Grazia pare abbia cambiato opinione. Pur criticando l’uscita dell’UPPA (Un Pediatra Per Amico), secondo cui il luogo migliore per partorire sarebbe casa propria, Di Grazia dice:

la maggioranza degli articoli scientifici sull’argomento è concorde sul fatto che il parto in casa (che non significa partorire in una baita solitaria ma nel proprio ambiente domestico accompagnati da una persona titolata per assistere un parto) è un evento sufficientemente sicuro (anzi, sarebbe meglio dire “il parto è un evento sufficientemente sicuro”, a prescindere dal luogo in cui si partorisce)

aggiungendo che ciò è vero a certe condizioni:

  1. gravidanza a basso rischio,
  2. disponibilità, nelle vicinanze, di una struttura sanitaria adeguata,
  3. che la donna sia almeno alla seconda gravidanza.

Bene, siamo contenti che anche il dott. Di Grazia non ritenga più il parto programmato in casa una scelta irrazionale e sempre sconsigliabile e dica che:

una donna in perfetta salute può partorire dove le pare, il rischio è molto basso, chi ha una qualsiasi condizione di rischio o appartiene a certe categorie è più sicura in ospedale.

Tuttavia, se lasciasse perdere l’argomento del parto in casa come “ritorno al passato”, farebbe un favore ai suoi lettori e ne guadagnerebbe anche la logica delle sue argomentazioni. Basta con cose del tipo:

Ma come, le nostre nonne partorivano a casa e ne morivano a decine ed ora è la casa il posto migliore per partorire? Nei paesi poveri c’è una mortalità materna e neonatale che rasenta la strage e noi dovremmo partorire a casa? Ci abbiamo messo secoli per inventare gli antibiotici, gli anestetici e scoprire l’igiene ed ora vogliamo tornare indietro? Non è solo UPPA ad incoraggiare questo “ritorno al passato” ma ci sono anche regioni che incoraggiano (con un bonus di 800 euro) il parto in casa.

Siamo sinceri: il parto programmato in casa nel 2015, in Italia, non c’entra nulla con il parto obbligato in casa di 100 anni fa, né con le condizioni in cui sono costrette a partorire le donne in Chad, o in Somalia…

Riguardo alla questione se sia più rischioso il parto programmato in casa rispetto al parto programmato in ospedale, credo sia più prudente attendere l’accumularsi di dati scientifici più “robusti” di quelli raccolti finora. Il tema è difficile da indagare con criteri che permettano di arrivare a conclusioni certe.
Per il momento mi accontenterei di quanto affermato in questa revisione sistematica della letteratura scientifica in materia:

There is no strong evidence from randomised trials to favour either planned hospital birth or planned home birth for low-risk pregnant women

che traduco liberamente: “Non ci sono prove decisive da studi randomizzati che depongano a favore del parto programmato in ospedale piuttosto che in casa, per donne con gravidanza a basso rischio” consultabile sul sito Cochrane Library.

Riferimenti alla letteratura scientifica:
Planned hospital birth versus planned home birth
Ole Olsen1, Jette A Clausen
Published Online: 12 SEP 2012

Ti è piaciuto questo articolo? Condivilo!
Pubblicato in Parto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*