SIDS (Sudden Infant death Syndrome)

La sindrome della morte in culla (SIDS) colpisce i bambini tra un mese e un anno di età. La definizione Sids, che non corrisponde a una precisa patologia, si applica quando si possono escludere tutte le altre cause note per spiegare la morte del neonato.

Non è stata ancora definita con sicurezza una specifica causa medica in grado di spiegare la Sids, ma ci sono comportamenti e fattori di rischio che possono incidere significativamente sulla probabilità che la Sids si verifichi.

Fattori di rischio

La morte per SIDS si verifica in qualunque luogo stia dormendo il bambino, ma ci sono bambini che risultano essere maggiormente a rischio. Il fattore di rischio maggiore per la SIDS durante la condivisione del letto è il fumo materno in gravidanza, seguito dall’esposizione al fumo di sigaretta dopo la nascita. Evitare l’insieme di fumo e condivisione del letto riduce quindi la probabilità di SIDS. Evitare di fumare riduce quindi il rischio più di tutto il resto.

Altri fattori che aumentano il rischio di SIDS durante la condivisione del letto sono la prematurità del neonato e il basso peso alla nascita. È in corso un dibattito sulla questione se condividere il letto con un bambino piccolo (sotto le 12 settimane di età) possa incrementare il rischio di SIDS, ma le evidenze della ricerca non sono chiare.

È invece risaputo e riconosciuto universalmente che i bambini allattati al seno sono meno soggetti al rischio di SIDS.

Da quando si è diffusa la campagna di sensibilizzazione delle famiglie, in cui si raccomanda di mettere a dormire i bambini in posizione supina, i casi di SIDS sono sensibilmente diminuiti. La posizione a pancia in giù è infatti un altro fattore di rischio per la SIDS.

Dove dormono i bambini

È dimostrato che, almeno nei primi 6 mesi di vita del bambino, dormire nella stessa stanza dei genitori riduce il rischio di morte in culla. Dormire accanto ai genitori rende il bambino più tranquillo, piange di meno, dorme di più ed è più facile per i genitori prendersi cura del proprio piccolo.

E dormire insieme nel lettone? Le raccomandazioni ufficiali scoraggiano la condivisione del letto quando questa può essere pericolosa. Gli studi più recenti hanno dimostrato che la maggior parte delle morti in caso di condivisione del letto avvengono quando l’adulto che dorme col bambino ha fumato, bevuto oppure ha assunto droghe (sostanze illegali ma anche farmaci) che li fanno dormire profondamente. Sotto i 4 mesi del bambino sembra esserci un piccolo aumento del rischio, anche se i genitori non fumano, bevono o si drogano, ma le evidenze sono molto controverse. È invece accertato che dormire sul divano con il proprio figlio può essere molto pericoloso: il bambino può cadere, rimanere schiacciato o finire in pieghe e fessure. Il divano è l’unico posto dove il bambino dorme che può aumentare molto sensibilmente il rischio di SIDS.

Condividere il letto

I letti degli adulti non sono progettati per accogliere in modo sicuro un bambino. I genitori, se intendono dormire coi proprio figli, sono tenuti a renderli maggiormente sicuri.

Il bambino non deve poter scivolare negli spazi tra il letto e il muro o altri mobili. Non ci devono essere cuscini vicini al bambino, né biancheria pesante che possa coprire inavvertitamente il bambino. È necessario che si valuti anche una protezione contro le cadute accidentali, come spondine e cuscini a terra per attutire eventuali cadute.

Gli studi mostrano che le mamme che allattano e dormono coi propri piccoli spontaneamente dormono vicini, rivolti uno vero l’altra, e si svegliano nello stesso momento. Per allattare, e quindi anche per dormire, le mamme posizionano i bambini supini, a livello del seno, sul materasso, e senza cuscini. Le madri assumono posizioni protettive, curvate attorno al bambino, con un braccio sollevato sulla sua testa e le ginocchia piegate sotto i suoi piedi. Questa posizione che viene spontanea alla mamma che dorme col proprio piccolo per allattare protegge il bambino dal freddo, dal caldo, dalle coperte e dal partner che dorme con loro.

Le madri che non allattano e che dormono coi propri bambini non assumono le stesse posizioni protettive, posizionano il bambino più in alto, tra i cuscini o sopra di essi, e non si rivolgono in maniera costante verso di loro. Questo ci fa ipotizzare che la condivisione del letto sia meno sicura per i bambini non allattati al seno. Rimane molto utile anche l’opzione del lettino con le sbarre attaccato al letto matrimoniale, soluzione che può soddisfare il bisogno di vicinanza di madre e bambino garantendo una maggiore sicurezza a chi non si sente sicuro nel condividere il letto col proprio piccolo.

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Ciuccio

Recenti studi mostrano che il ciuccio è associato a un minor rischio di SIDS, ma non se ne capisce il meccanismo. Si ipotizza che la suzione (che sia al seno o al ciuccio) impedisca al bambino di girarsi verso le coperte, che favorisca un sonno poco profondo e che impedisca alterazioni del ritmo cardiaco, ma appunto si tratta di conseguenze legate alla suzione in sé, non all’uso del succhiotto. Considerando che l’uso del ciuccio può avere diverse conseguenze negative (interferenze con l’allattamento, conclusione precoce dell’allattamento, ricorrenza di otiti, modificazioni della morfologia oro-facciale), e che è la suzione ad essere protettiva, possiamo dire che allattare al seno è raccomandabile anche come protezione dalla SIDS. L’uso del ciuccio è comunque ancora raccomandato da alcune associazioni che si occupano di morte improvvisa del lattante, mentre non viene raccomandato dal Ministero della Sanità Britannico.

http://mippe.it/documenti/sonno-infantile-isis/

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Pubblicato in Essere genitori

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