La storia di Federica e Gioia

“All’improvviso tu scendi nel paradiso… muoio d’amore… meraviglioso”

G.Nannini

Giovedì 13 novembre, 38+2: ieri mattina pensavo che finalmente siamo pronti, ti avevo detto “ora puoi nascere amore mio”, abbiamo finito di sistemare la casa, Emanuele ha iniziato a mangiare alla materna e sono addirittura andata dall’estetista! Ma poi Emanuele è stato male, febbre e vomito tutto il pomeriggio e abbiamo passato la notte praticamente in bianco… e allora ti chiedo di aspettare ancora un pochino che lui si riprenda. Alle 14.30 arrivano le ostetriche, ci sono tutte e tre e, visto che miracolosamente tuo fratello dorme, per la prima volta papà riesce a stare con noi tutto il tempo, con calma e serenità. Parliamo di te, non sappiamo ancora se sei Gioia e Gioele ma Anna continua a sentirti femmina, ti chiama “la bimba” dalla prima visita. Controlliamo anche le cose pratiche, facciamo vedere alle ostetriche dove sono asciugamani e lenzuola e tutte le altre cose della lista, è tutto pronto! Dopo un paio d’ore vanno via, dandoci appuntamento a giovedì prossimo ma sono convinte che ci siano buone probabilità che ci vedremo prima… un po’ lo penso anche io… da stamattina ho male alla parte bassa della schiena e alla gamba destra e inizio a sentire forte la tua pressione verso il basso…

Lunedì 17 novembre, 38+6: Emanuele sembra stare meglio, la mia gamba invece nel weekend è peggiorata, non riesco quasi a camminare perché non mi regge e mi è venuto anche un dolore fortissimo al fianco sinistro, ma come ti sei messo?! Inoltre stamattina mi sono svegliata con un fastidio all’orecchio, così mi convinco a chiedere aiuto per accompagnare Emanuele all’asilo perché a piedi non ce la faccio anche se sono solo 10 minuti. Ci accompagna Gemma in macchina e, dopo averlo lasciato, viene a casa a fare colazione, chiacchieriamo e lavoriamo un po’ per Vitamina Mamma. Il male all’orecchio esplode, ho le lacrime agli occhi per il dolore e mi gira la testa, così Gemma va a comprarmi la tachipirina e, dopo quattro anni che non prendo farmaci, mi convinco a prenderla. Chiamo papà per chiedergli di andare a prendere Emanuele e di restare a casa con noi il pomeriggio perché tra male all’orecchio e alla gamba sto malissimo e mi metto a letto demoralizzata.

Mercoledì 19 novembre, 39+1: per fortuna il dolore all’orecchio è passato anche se è rimasto otturato e sento poco, la gamba mi fa ancora male ma dopo aver accompagnato Emanuele decido di andare all’incontro VM… ho bisogno di vitamine! Camminando a fatica arrivo a prendere il pullman e mi godo l’incontro con le mamme e gli abbracci delle mie vitamine anche se devo tornare indietro presto per andare a riprendere tuo fratello. Il pomeriggio passa lento giocando con Emanuele sul tappeto della cameretta, ho bisogno di stare a carponi, la schiena mi fa male, sento che stai spingendo sempre più e le lievi contrazioni irregolari che ci accompagnano da molti giorni, oggi sono parecchio frequenti. So che ci stiamo preparando, sono contenta ma anche un po’ preoccupata perché non sto benissimo ed Emanuele non è ancora in forma. Anche lui percepisce qualcosa, mentre siamo sul divano ad un certo punto scoppia a piangere senza motivo e abbracciando la pancia inizia a dire “nasci, nasci per favore perché io ti voglio conoscere!” Resto allibita, gli spiego che presto deciderai di nascere e potremo vederti. Vado a dormire stanchissima ma contenta, sapendo che domani verranno le ostetriche.

Giovedì 20 novembre, 39+2: Oggi Gemma non può accompagnarci all’asilo, la gamba e la schiena mi fanno tanto male ma decido di andare comunque a piedi prendendo la bici per Emanuele ma senza pensare alla difficoltà ad aprire la serranda del garage e a camminare velocemente per star dietro al suo passo… Impieghiamo mezz’ora invece dei soliti dieci minuti e arrivo alla materna con le lacrime agli occhi per il dolore, cerco di sorridere ad Emanuele, lo saluto e pian piano torno a casa. Per fortuna arrivano Francesca e Giusi, solo vederle mi fa sentire meglio! Dicono che la pancia è cresciuta tanto ed è bellissima e facciamo qualche foto… Guardiamo insieme la piscina, proviamo a vedere se entra nel bagno ed è perfetta! E poi parliamo di te, del fatto che mi sento pronta a conoscerti ma che preferirei riprendermi e dei miei timori sulla fase espulsiva, durata un’ora per tuo fratello e loro mi tranquillizzano su tutto. Mi fanno anche un lungo massaggio col rebozo che dà un po’ di sollievo ai miei dolori… Fissiamo l’appuntamento per la prossima settimana e ricaricata le saluto per andare a prendere Emanuele. È stanchissimo e papà riesce a cullarlo per addormentarlo prima di tornare in ufficio. Il pomeriggio passa tranquillo, tra giochi e libri e la sera ci addormentiamo sereni tutti insieme abbracciati nel lettone come non succedeva da un po’.

Venerdì 21 novembre, 39+3: verso mezzanotte mi sveglio e non riesco a riprendere sonno, ho caldo, male allo stomaco e un forte senso di nausea, probabilmente il virus intestinale che di tuo fratello. Mi rigiro un po’ nel letto e poi mi sposto sul divano per non svegliare papà ed Emanuele. Sento che ti rigiri in continuo e ti immagino spingere verso il basso, so che hai voglia di nascere e… mi viene da piangere… Mi chiedo quanto potrai ancora aspettare e cosa succederebbe se partisse il travaglio ora, la gamba mi fa male da non riuscire a camminare e la nausea è sempre più forte. Per un attimo spero anche che parta tutto, di andare in ospedale e che in qualche modo “ti facciano nascere”, come potrei partorire così?! Passo la nottata tra divano e bagno, tra dissenteria e vomito e verso le 6.00 finalmente riesco a rimettermi a letto. Quando suona la sveglia di papà gli chiedo di restare a casa perché non mi reggo in piedi, lui ed Emanuele si alzano e io resto a letto. Per tutto il giorno, stranamente, Emanuele non mi cerca quasi per niente e io provo a riposare. Non riesco a mangiare niente, bevo appena perché la nausea è forte, ho mal di stomaco e continuo ad avere scariche di diarrea. Sento Anna e Giusi più volte durante la giornata, mi consigliano dei fermenti lattici, di riposare, di parlarti e mi dicono che difficilmente i bimbi decidono di nascere quando la mamma non sta bene. Verso le 18.00 papà mi suggerisce di farmi una doccia calda per rilassarmi un po’ e la trovo una buona idea. Lui sistema lo sgabello di Emanuele nella doccia per farmi stare più comoda, io mi siedo e cerco di rilassarmi. Come per miracolo dopo qualche minuto i crampi allo stomaco passano e mi sento decisamente meglio e a quel punto… mi accorgo di avere le contrazioni! Chiamo papà, mi faccio portare un orologio e inizio a misurare, vado avanti per un po’ perché sono incredula… Sono ogni 3 o 4 minuti al massimo!! Mi rendo conto che la gamba e la schiena non mi fanno più male e tutti i dolori sono spariti, restano solo le contrazioni, frequenti ma sopportabili. Esco dalla doccia, mi vesto e vado in cucina e papà mi dice stupito “hai cambiato faccia… ci siamo?”. Gli rispondo che è meglio avvisare le ostetriche. Chiamo prima Anna, ma è occupato, e poi Giusi, dice che verrà a vedere com’è la situazione ma è dall’altra parte della città per cui ci metterà almeno un’oretta dato l’orario (sono le 18.30 di venerdì!). Dico ad Emanuele che le ostetriche stanno arrivando perché “il bimbo” ha deciso di nascere e lui felicissimo si mette a gridare “evviva evviva!!” saltellando per casa. Nel frattempo mi richiama Anna, mi consiglia di mangiare qualcosa visto che sono completamente a digiuno, mi dice che Giusi dovrebbe arrivare a breve e che lei ci raggiungerà. Le contrazioni sono sempre più forti, faccio fatica a finire la telefonata e non vedo l’ora di tornare sotto la doccia. Provo a mangiare un cucchiaino di miele ma corro immediatamente in bagno a vomitare, il mio stomaco non ne vuol proprio sapere! Finalmente arriva Giusi, sono le 20.00… mi abbraccia, mi chiede come sto e poi mi chiede se può visitarmi e… siamo a 7/8 cm di dilatazione! Dice a papà di avvisare Francesca che è più vicina, Anna sta arrivando ma ci metterà un po’ e poi mi chiede di cosa abbia bisogno: acqua, soltanto acqua… ma non c’è tempo di gonfiare e preparare la piscina così vado nella doccia, Giusi sistema degli asciugamani sul fondo per potermi inginocchiare e io mi appoggio allo sgabello con il getto di acqua calda sulla schiena ed entro nel mio, nel nostro, mondo. Le contrazioni sono fortissime e molto ravvicinate, le ostetriche (nel frattempo è arrivata anche Francesca) e papà sistemano tutto per accoglierti… Li sento entrare ed uscire dal bagno sempre con calma e discrezione, non so cosa facciano… Mi accorgo di quando entra tuo fratello, chiede a papà cosa stia succedendo, lui gli spiega che sto facendo una doccia per stancarmi meno nel far nascere il bimbo ed Emanuele preoccupato gli risponde “ma se nasce così cade e si fa male”… mi fa sorridere, lo tranquillizzo sul fatto che qualcuno ti prenderà e lui se ne torna di là. Papà un po’ va di là con lui e io resto con le ostetriche che cantano per noi una canzone dolcissima, un po’ mi massaggia la schiena durante le contrazioni. Giusi controlla il tuo battito una volta sola credo, nessuno ci tocca e nessuno ci chiede… Sono lì con noi ma è come se non ci fossero… Sento che ci siamo, che è il momento di spingere ma ho paura, provo a toccarti e se lì, a meno di un centimetro dal mondo di fuori ma non riesco a lasciarti andare. All’improvviso un rumore come lo scoppio di un palloncino pieno d’acqua, è il sacco… Finalmente arriva Anna, mi basta incrociare il suo sguardo per avere una forza nuova. “Guardami, sono qui per sostenerti” mi aveva detto alla prima, impegnativa, seduta di psicofonia, e così sento che è ora… Ora posso andare avanti, avevamo bisogno, tu ed io, che ci fosse lei, lei che ci ha accompagnate e guidate dall’inizio del nostro viaggio. La mia voce cambia e sento chiaramente che spinge verso il basso, che ti spinge verso la vita… è una sensazione indescrivibile, non sono io a spingere… Arriva la contrazione e la tua testa scivola fuori, anche quando l’onda finisce sento che continui a scendere, hai proprio fretta! Cerco di trattenerti e grido “qualcuno lo prenda!”, sono a carponi appoggiata allo sgabello ho paura di farti cadere… arriva un’altra contrazione e tu scivoli fuori, non piangi… Sono le 20.53… Francesca mi aiuta, ti prendo subito e ti stringo a me… non so come faccio ma mi alzo e, senza lasciarti, esco dalla doccia. Sul pavimento del bagno hanno messo il tappeto morbido di Emanuele coperto da asciugamani, mi aiutano a sdraiarmi e tu sei sopra di me, finalmente posso guardarti bene, mia piccola meraviglia… Le ostetriche ci coprono con l’accappatoio e degli asciugamani, tu mi fissi con gli occhi spalancati… noto la tua manina affusolata e penso a quanto sia piccina e sottile rispetto a quella di Emanuele appena nato. Papà è vicino a noi, alziamo l’asciugamano e gli dico “è Gioia!” e lui quasi non ci crede… Sei una femminuccia, la nostra bimba! È incredibile, sei esattamente come ti avevo sognata ad inizio gravidanza con la testolina tonda, piena di capelli scuri e il viso che avevo immaginato… I nostri angeli escono, ci lasciano soli ad ammirarti poi papà va a chiamare Emanuele, emozionantissimo ti guarda ripetendo “è il mio fratellino”, gli diciamo che sei una bimba… “la mia fratellina”, ti guarda e ti bacia… Com’è dolce il vostro primo incontro! Poi esce e tornano le ostetriche, ti attacchi al seno e Anna mi ricorda che devo ancora far nascere la placenta… Le contrazioni si sono fermate, mi dice di spingere comunque quando me la sento… Un paio di spinte e anche la placenta è fuori, Francesca la prende, ce la fa vedere e la guardiamo affascinati… Ora puoi andare in braccio a papà che ti guarda con occhi innamorati intanto che mi aiutano a sistemarmi. Mi sento benissimo, amata e coccolata! Ci trasferiamo quindi in camera dove ci hanno preparato il letto e acceso tante candele come desideravo, Anna mi porta qualcosa da mangiare e intanto Giusi mette il pigiama ad Emanuele che non vede l’ora di venire a letto con noi… È passata circa un’ora credo, ci mettiamo tutti sul letto e le ostetriche bruciano lentamente il cordone cantando per te mentre tu le guardi serena e curiosa ed Emanuele continua a baciarti ed accarezzarti. Ed ecco che la tua sorellina placenta si è staccata… la sistemiamo in una bacinella e resterà vicino a te per un giorno intero. Emanuele può finalmente prenderti in braccio sul letto e ti guarda con gli occhi pieni d’amore e papà ed io guardiamo voi, è così che avevo immaginato questo momento. Siete bellissimi! Tu sei pacifica, mi sembra quasi impossibile ma sorridi, non ti abbiamo ancora sentita piangere e non lo farai per parecchi giorni… le ostriche dicono che sei atterrata bene in questo mondo.

È quasi mezzanotte, papà addormenta Emanuele e intanto noi ci mettiamo a letto dove puoi riprendere a ciucciare. L’ultimo abbraccio delle ostetriche che silenziose come sono arrivate se ne vanno e restiamo soli, tutti e quattro nello stesso letto, la nostra prima notte insieme… non riesco a smettere di guardarti e annusarti e per la seconda volta nella mia vita mi sento partecipe di un miracolo…

“Questi bambini che nascono nel silenzio e nell’amore, questi bambini, cosa diventano? Sono diversi dagli altri?”

“Difficile a dirsi. Bisogna vederli”.

F. Leboyer

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Pubblicato in Storie di mamme

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