La storia di Chiara P. e Emma

E’ l’una di notte, sono a 39+5 e ho problemi a dormire. Appena mi stendo, sento un rumore, un distinto “pop!” ma non so bene da dove è venuto…….allora mi ricordo di una cosa detta al corso pre-parto e capisco che probabilmente mi si sono rotte le acque. Ma non mi sento bagnata! Forse è meglio se mi alzo e controllo. In bagno scende qualcosa, annuso: si, sono le acque. E adesso? Per rottura prematura delle membrane ci si deve recare in ospedale, così sveglio mio marito e finisco di infilare in valigia le ultime cose. Non ho fretta, sono calma, passa un’ora e siamo pronti; nel frattempo sono iniziate delle contrazioni, una ogni 15 minuti circa. Entro dal Pronto Soccorso, il medico che mi visita classifica come prodromi e mi manda a fare un monitoraggio. Passa un’ora. Altro monitoraggio. Altra ora. Sono sola, mio marito non può entrare lì, ma ci sono altre tre donne che occupano i letti della stanza, ho paura di disturbarle con i miei mugugni e lamenti. La persona che fa i monitoraggi mi dice di mettermi in camera sotto la doccia, e dirigere il getto su pancia e schiena, questa volta mio marito può tenermi compagnia. Passa un’altra ora e altro monitoraggio, ma non ce la faccio più a camminare da un reparto all’altro e chiedo di restare lì. Sono sempre da sola. Sono le 6 del mattino e vedo dalla finestra che sta sorgendo il sole. Fuori dalla porta un po’ di vociare, è il cambio del turno. La porta si apre ed entra un viso che conosco, una delle ostetriche del corso pre-parto, P. Dentro di me mi sento sollevata, ho un buon ricordo di questa persona. Intanto le contrazioni sono regolari e ho freddo, tremo e chiedo una coperta. Mio marito è sempre lì con me, l’ostetrica invece viene ogni tanto a controllare. Ho un po’ di fame ma preferisco non mangiare, scelgo di bere ma purtroppo vomito. Finalmente P. mi dice che posso cambiarmi, e infilo una camicia da notte. Sono distesa sul lettino, supina, con il monitoraggio sempre attaccato, contrazioni forti e regolari, mi sento sempre peggio e il tempo sembra scorrere lentissimo. L’ostetrica non mi sta dietro più di tanto, ma mi dice che se voglio l’epidurale quello è il momento. Io tentenno, sono abbastanza informata ma il momento è quel che è. Mi visita, e dopo 7 ore sono ancora a 3 cm, sto male e acconsento. L’anestesista è bravissimo e simpatico, e neanche me ne accorgo. Mi sento meglio, il dolore è diminuito e ho un po’ di respiro. Le contrazioni sono sempre più ravvicinate, non direi più forti, ma vicine e io non sento lo scorrere del tempo, ma le visite si susseguono e i cm aumentano. Ad un certo punto cambia qualcosa, la contrazione è diversa, il mio verso è diverso, e ho voglia di spingere. P. arriva subito. Controlla e siamo a 10 cm, ma mi dice di non spingere perché deve scendere la testa. Mi suggerisce invece di provare ad alzarmi, lo faccio e mi appoggio al letto con gli avambracci, ma non riesco a stare in piedi e mi lascio cadere sulle ginocchia. Non so bene cosa fare, le contrazioni continuano e io vorrei trovare una posizione comoda lì per terra, ma dopo solo pochi minuti, l’ostetrica mi dice di rimettermi a letto. Riattacca il monitoraggio e nel mentre mi dice che lei sta per andare via, è finito il suo turno. Sono le 14 e vado nel panico. E ora? Chi arriverà? Chissà come sarà! P. mi mette un catetere per fare pipì, un accesso per flebo alla mano, io le chiedo perché? e mi dice che potrebbe servire. Si prepara a rasarmi una piccola zona per l’episiotomia, e io di nuovo perché? E lei:” Meglio farlo ora che non si sa mai”. E se ne va.
Io resto lì nel letto, impaurita, non dal parto ormai imminente ma dalla nuova ostetrica che fra poco arriverà. Ed eccola, X, non ha ancora aperto bocca e già non mi piace. Ennesimo controllo, ormai la testa è lì; io mi sento malissimo, mi sento schiacciare il bacino come da un macigno enorme, mi sento soffocare da quel maledetto monitoraggio che ho ancora attaccato e che mi taglia la pancia, ricordo di avere ripetuto “Non ce la faccio, non ce la faccio!”. X mi dice che devo spingere, trattenere il fiato e spingere. Io so che non si deve fare così, ma sono così stanca e sto così male, che provo una volta. Lei si esalta, mi dice: “Brava! Brava! Si vede la testa e ha tanti capelli.” ma io resto ferma e completamente senza fiato. Sono sfinita e ho paura. Le contrazioni ormai non hanno pause, e io vorrei solo che nascesse. Lei mi sgrida, mi dice che non sfrutto la contrazione e che non voglio che la bambina nasca. Cambio leggermente posizione, alzando una gamba, e mi è subito addosso, mi afferra il piede e mi dice a muso duro che devo tenerlo sull’appoggio. E dopo questo per me è come se non fosse nella stanza, e lei deve averlo capito perché non mi ha più rivolto la parola, anzi è uscita.
Sono sempre più concentrata dentro di me, è davvero dura, ora, il dolore è al massimo. Tutto però, mi sembra rallentato e ovattato, come lontano, mi sento sola. Anche mio marito è come se non ci fosse. Sento vociare fuori dalla porta. Entra X seguita da un uomo, un medico, che mi visita senza tanti complimenti e dice: ““Beh ci passa, qual è il problema?” ed escono di nuovo dalla stanza senza dirmi una parola. La bimba sta per nascere. Lo so.
All’improvviso la stanza si riempie di persone, io le vedo e non le vedo, ho ricordi frammentari di quei momenti. Vedo che due mi si mettono in corrispondenza delle gambe, un altro mi fa passare un lenzuolo sulla pancia, un altro mi mette una maschera con l’ossigeno, poi ci sono X e il medico di prima, che si avvicina e mi stacca il monitoraggio. Ancora alcuni istanti, ricordo che mi sono tolta la maschera. Non riesco più a pensare, grido, mi inarco e sento che esce tutta in una volta. La sensazione di una saponetta che sfugge dalle mani. Sono le 14:45, è nata.
Resto per qualche secondo ad occhi chiusi, riprendo a respirare e mi rendo conto che è vero quel che si dice, che il dolore sparisce e si dimentica. Quello del parto intendo. Subito secondamento manuale, sento qualcuno dire che il cordone era corto e la placenta filamentosa. X e il medico sono tra le mie gambe e confabulano. La mia bambina inizia a piangere piano, ma non la vedo, è dall’altra parte della stanza. Vedo un po’ di trambusto. Chiedo se sta bene, nessuna risposta. Chiedo di nuovo, allora X mi risponde seccata: “La senti che piange? Allora sta bene.” Capisco che hanno fatto l’episiotomia, il medico si prepara a mettermi i punti. Ci vuole un’eternità e chiedo quanti ne stanno mettendo, la risposta è che stanno cercando di ricucirmi al meglio. Si, come no. Intanto tutte quelle persone sono andate via, e io sono nuda dalla vita in giù, la porta della stanza è aperta sul corridoio. Finalmente il medico finisce di mettermi i punti e se ne va, resta X che mi lava, disinfetta, attacca una flebo e fa la spremitura dell’utero, due volte. Le chiedo se sia proprio necessaria, mi risponde arrabbiandosi e alzando la voce, che lei è una professionista e la sto offendendo.
Finalmente vedo mio marito che, sorridente, si avvicina con un fagotto in braccio, l’hanno già lavata e vestita. Si abbassa per farmela vedere, ma io mi giro dall’altra parte. Ho pensato: “Sono appena diventata mamma e ho già fatto un disastro”. Siamo soli ora e la porta è socchiusa, scoppio a piangere e mi sfogo per una ventina di minuti. Infine mi impongo di calmarmi e finalmente riesco a guardare la mia bambina.

Per l’ospedale un normale parto andato bene. Per il pensare comune pure, visto che io e la bambina non abbiamo avuto nessun problema di salute. Ma per me non è andata bene, ne ho pagato le conseguenze a livello fisico e psicologico, e ho dovuto lavorare per venirne fuori e accettare quello che è successo. I primi sei mesi non ci ho pensato più di tanto, a tutto quello che è successo, non solo al momento del parto ma anche in quei primi due giorni in ospedale. Poi ho iniziato a pensarci, mi tornava in mente nel cuore della notte, non dormivo più e piangevo per ore. Mio marito non che non mi credesse, ma è molto pragmatico e ha detto o lasci stare o denunciamo; lo stesso la mia migliore amica, che ha vissuto le stesse cose.. Mia madre invece non riusciva proprio a capire cosa mi facesse stare tanto male. Dopo un anno circa, non stavo ancora bene a livello psicologico, continuavo ad analizzare i ricordi; per caso ho conosciuto una associazione di ostetriche nella mia città, fanno anche ascolto e sostegno alle mamme, così ho deciso di andare da loro. Ho potuto finalmente sfogarmi ed analizzare il tutto, e mi sono sentita capita e accettata. Sono passati altri sei mesi e ho pensato di aver superato il trauma, ma nonostante avessi recuperato anche per quanto riguardava i rapporti, non mi sentivo bene con quella parte di me. Così sono tornata dalle ostetriche, questa volta per farmi visitare. E’ venuto fuori che l’episiotomia non si è cicatrizzata bene e che probabilmente per la manovra di Kristeller, il pavimento pelvico era malandato. In quelle condizioni non potevo pensare ad un’altra gravidanza. Tutto è tornato su, tutto come prima, svegliarmi di notte e piangere. Questa volta c’erano gli estremi per una denuncia seria, ma di nuovo non ho avuto appoggio familiare. Così, ho iniziato la riabilitazione perineale, ed ora sono qui a raccontarvelo, a due anni di distanza.

Se penso che poteva andare diversamente? Certo. Potevo non andare subito in ospedale, potevo andare in clinica, potevo presentare il piano del parto, potevo anche tornarmene a casa visto che erano prodromi, potevo chiamare il mio ginecologo, potevo trovare personale più preparato e umano, potevo avere un marito con un po’ più di fegato, potevo non fare l’epidurale, potevo dire di no all’episiotomia, potevo trovare una ostetrica che parlasse con me, potevo essere più battagliera, potevo essere più forte o più maleducata, potevo pretendere di stare in Ostetricia e non in Ginecologia, potevo denunciarli per tutta una serie di motivi.
Ma sarà stato il caso, il destino, o una serie di sfortunati eventi, evidentemente doveva andare così. Non posso e non devo farmene una colpa, non sono una donna e una mamma peggiore o inferiore per quello che è successo. Anzi, questa esperienza, per quanto vissuta come negativa, mi ha insegnato tanto, mi ha fatto conoscere persone che altrimenti non avrei incontrato, ha fatto ampliare la mia cultura, insomma, mi ha fatta crescere. E mi sento pronta per una nuova avventura.

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Pubblicato in Storie di mamme
5 commenti su “La storia di Chiara P. e Emma
  1. Lucia ha detto:

    Chiara, questo tuo racconto, come hai scritto tu stessa, è per la nostra società qualcosa di normale, e chissà quante volte succede… Ma per noi che ci aspettiamo qualcosa di più, che ci aspettiamo di non essere considerate dei contenitori da “svuotare” ma delle donne che si apprestano a dare la vita ai propri figli, non è davvero giusto. Mi hanno fatto tanta tristezza queste righe: “Finalmente vedo mio marito che, sorridente, si avvicina con un fagotto in braccio, l’hanno già lavata e vestita. Si abbassa per farmela vedere, ma io mi giro dall’altra parte. Ho pensato: “Sono appena diventata mamma e ho già fatto un disastro”.”
    Il tuo corpo e la tua persona sono stati violati, la sensazione di essere maneggiata e sottoposta a procedure dolorose, senza motivo e solo perché “da protocollo”, unite alla disumanità di quell’ostetrica che hai trovato, sono davvero difficili da digerire… Ti auguro di avere tutt’altra esperienza la prossima volta, nel frattempo ti abbraccio forte!

  2. Ekaterina ha detto:

    Chiara, sto piangendo, GRAZIE INFINITE CHE HAI CONDIVISO LA TUA ESPERIENZA….. io ho partorito in ospedale…con una proposta di induzione a 36 settimane perche’ avevo AFI a 7…considerando che avevo lavorato fino all’ 8 mese…(mi sono opposta con mani e piedi – non avevo il sostegno dei famigliari!!!) alla fine mi sono rotte le acque a 37+4(penso dallo stress che che ho vissuto dalle 36 sett alle 37+4 – un giorno si e l’altro no andavo in ospedale, 45 minuti di strada per il monitoraggio – eco e visita….3 ore in ospedale!!! un incubo!!! non riesco a capire come sono riuscita a riportare AFI a 8,5 – 9). Ho partorito dopo circa 12 ore dalla rottura delle acque – dopo 6 ore mi hanno somministrato l’antibiotico(non volevo) – sono stata abbastanza fortunata per aver avuto la stanza singola e 2 ostetriche rispettose e brave. Cmq pure io ho subito il secondamento manuale(che puo’ causare un emoraggia dopo!!!) e la spremitura dell’utero piu’ volte, al momento della spremitura pensavo – che partorire fa meno male!!!!! Ti Auguro che la prossima volta Sei Tu ed il Bebe’ i pratagonisti della Nascita! un abbraccio forte! per essere piu’ preparata-informata per la mia prossima volta sto leggendo la rivista delle ostetriche Donna E Donna. Un abbarrione!!!

  3. sara ha detto:

    interessante spunto di riflessione…davvero!sei bravissima a cercare di superare guardando a cosa hai imparato a causa di questa esperienza poco piacevole!
    per me le cose sono andate molto,molto diversamente ma vorrei chiedere a Chiara, Lucia e chiunque vorrà, dei consigli per la riabilitazione del pavimento pelvico.
    nella mia zona c’è solo un centro che la fa, ma è costosissimo e non proprio vicino. sapete suggerirmi delle attività da fare in autonomia, a casa? conoscete per caso le sfere della luna?
    grazie

    • Ekaterina ha detto:

      Ciao Sara! Consigli: il libro interessante da leggere e’ (i siti dove si puo’ acquistare http://www.labottegadellaluna.it oppure http://www.marsupioscuola.it) “La salute della donna il benessere del perineo”— buon libro oppure “Perineo e Dintorni”(e’ un quaderno, ma bastano le prime 10 pagine per lo scopo che si e’ prefissata). Il lavoro sul perineo e’ composto da CONSAPEVOLEZZA-PERCEZIONE – TENUTA(TONICITA’) (es. dell’ascensore – il piu’ difficile) – FORZA (lavoro con la resistenza dell’operatore oppure con dei coni-pesi). La cosa piu’ importante e’ attivare la musculatura – mm.pubococcigeo in modo corretto!!!(non trattenere il respiro oppure stringere le gambe ecc.) e’ importante. Si parte sempre con la respirazione diaframmatica per rilassarci e per PERCEPIRE il movimento del pavimento perlvico, che ad ogni inspirazione scende – spinto dal diaframma e dagli organi pelvici e sale – durante espirazione. Una volta trovato il muscolo giusto da attivare, ci focalizziamo anche sul respiro…bisogna respirare normalmente, stare con le spalle rilassate (Posizione di partenza REspirazione diaframmatica – supino; contrazione pavimento pelvico tipo posizione fetale sul fianco, oppure supina…posizione che e’ la piu’ comoda per attivare il muscolo pubococcigeo). Tra una contazione e l’altra e’ IMPORTANTISSIMO il riposo, il doppio della contrazione (es. se io stringo e tengo per 4 secondi, allora riposo per 8 sec.). Cmq secondo me e’ utile fare qualche seduta nel centro di riabilitazione col terapista per: verificare se si attiva il muscolo pubococcigeo correttamente senza compensi e per capire su cosa c’e’ da lavorare(incontinenza da sforzo/urgenza/feci, prolasso ecc.), se il problema e’ solo nel pavimento pelvico. Poi cmq bisogna lavorare moltissimo, quotidianamente a casa!!!e’ quello che da’ il risultato. Pero’ per lavorare BENE bisogna sapere su cosa lavorare. Le sfere della luna: dipende dal grado del problema, cmq le sfere della luna servono per tonificare un pavimento pelvico con una buona percezione. Secondo me un prodotto che puoi regolare meglio e’ aquaflex(sito di bottegadellaluna).Buon lavoro!!!

    • Lucia ha detto:

      Ciao Sara! Ti ha già risposto molto esaurientemente Ekaterina, non conosco le sfere della luna o l’altro prodotto che ti ha consigliato, ma per la riabilitazione del perineo io avevo fatto una serie di sedute all’asl, informati se esiste qualcosa del genere dalle tue parti!

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