La storia di Gwyn e Nina

23 gennaio. Emma si sveglia. È quasi l’una. La prendo per mano, la riporto a letto; chiede dell’acqua, la prendo in braccio accoccolate sulla poltrona della sua cameretta. Ad un tratto una contrazione, mi sento bagnata. Rimetto Emma nel lettino, protesta un po’ ma è in dormiveglia, si rannicchia e sembra riaddormentarsi. Vado in bagno, ho le gambe molli. Controllo, forse solo un po’ di pipì, ma non ci credo molto, lo sento che è diverso. Metto un assorbente e appena mi alzo sento che mi bagno ancora. Tanto. Ho rotto le acque. Sono eccitata, emozionata. Sono impaurita. Torno in camera e accendo la luce sul mio comodino. Ettore si sveglia, mi chiede ‘che c’è?’ ‘Mi si sono rotte le acque’ gli dico. Non realizza subito. Mi dice ‘ok, quindi?’ Chiamo la mia ostetrica e le dico che ho rotto le acque ma le contrazioni ancora non sono partite. Penso di riuscire a mettermi un po a riposare in vista del travaglio. Ci risentiamo tra qualche ora, quando partono le contrazioni. Perfetto. Sono tranquilla. Pensavo di avere tempo invece mi sbagliavo. Le contrazioni partono quasi subito, ogni 5-10 minuti. Sono intense, però sopportabili. Mi metto a carponi sul letto e dondolo. Così le vivo meglio. Passo così le due ore successive. Alle tre capisco che non ci sarà molto tempo ancora. Avviso Nadia, la mia ostetrica. Mi dice che si prepara e parte. Nel frattempo avvisiamo anche la nonna, che starà a casa a tenere Emma. A questo punto mi immergo davvero nel travaglio; quando arrivano le contrazioni cerco di soffiarle via, mi concentro su questa immagine. Non ho molto spazio tra l’una e l’altra. Lascio a Ettore le cose pratiche da preparare, mi sento un po’ debole e chiedo un cucchiaino di miele. Quando arriva Nadia sono completamente dentro. Aspettiamo una piccola pausa e mi visita velocemente. Mi sto dilatando in fretta, sono a buon punto, ma io sento che ancora non è il momento di andare in ospedale. Aspettiamo ancora un po’. Ad un certo punto sento che Nina è scesa; che non manca molto; che a breve inizierà a premere nei punti giusti. È ora di partire. Il viaggio in macchina è lungo e breve insieme; sto carponi nei sedili posteriori, un ginocchio sul sedile e uno sul pavimento. Mi immagino da fuori e devo essere buffa. Arriviamo in ospedale, capiscono anche loro che non manca molto, veloci in sala parto. L’ostetrica che mi segue, Mirjam, è carina, mi piace. C’è anche una studentessa che segue e impara. Mi spoglio. Ho caldo. Con il senno di poi probabilmente sarei già stata pronta per spingere, ma io e Nina abbiamo bisogno di un po’ di tempo per abituarci al cambiamento. Le contrazioni sono forti, totali, provo diverse posizioni, mi sorprendo a pensare che con Emma mi sembravano più dolorose: chissà se peggioreranno. Ma non peggiorano. E io sento che è il momento di spingere. È qui che mi blocco. All’improvviso mi viene paura del dolore; sento che non sarò capace di reggerlo, di affrontarlo. Lo dico a voce alta. ‘Non ce la faccio. Nina non ci passa. Non posso. Aiuto.’ Mirjam mi incita alla calma, ad ascoltare Nina. Io ho paura. Voglio tornare indietro. Voglio che finisca. Nadia, la mia ostetrica che mi accompagna lo capisce. Allora si avvicina al mio orecchio e mi incita ad affrontarla questa paura. A buttarla fuori. Perché tra poco avrò Nina tra le braccia, e siamo capaci entrambe, lei di nascere e io di accompagnarla. Va bene. Buttiamo fuori. Pensavo che la sedia fosse la posizione giusta. Emma è nata così. Invece no, questa volta non va bene. Stavolta mi sdraio di lato. Va meglio. Ci siamo. L’espulsivo dura un’eternità. Fa malissimo. Faccio così fatica a sopportarlo.. Nina esce piano. Quando esce la testa rimaniamo così per un po. La vedo, la guardo: il suo corpo è ancora dentro di me ma la sua testa è fuori, nel mondo. Piange. È ora di uscire bimba mia. Lo facciamo piano, o almeno così mi sembra. Piano e dolorosamente. E poi non ti ho più dentro. Sei fuori Nina, sei nata. Sono le 7.32. Ti ho subito addosso, sei perfetta. Da questo momento in poi tutto il resto non conta più: la paura per la placenta, per le perdite di sangue, le flebo, le punture di ossitocina.. Sei nata e io non potrei amarti di più.

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Pubblicato in Storie di mamme
2 commenti su “La storia di Gwyn e Nina
  1. ValeVico ha detto:

    Che emozione!!! E’ sempre magia il racconto di una nascita! Stamane è nato anche il mio quarto nipotino, Dante, e gli ho giusto dedicato un post sul mio neonato (visto che siamo in tema) blog. Passa a dare un’occhiata, se ti va, tengo al tuo parere, cara Lucia. Un abbraccio e tanta luce a Nina e a tutta la sua famiglia!

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