Scambio di neonati in ospedale?

Qualche settimana fa sono venuta a conoscenza di questo fatto: http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/Scambio-neonati-a-Lecce-.aspx.  

Una donna, pochi giorni dopo aver partorito in ospedale a Lecce una bambina, torna a casa e quando decide di cambiare il pannolino alla figlia, vede che in realtà quello è un bimbo, un maschietto! Immagino lo shock, la corsa in ospedale, il terrore, gli interrogativi… tutto si risolve, trovano la legittima figlia ma la famiglia chiede un risarcimento di 50.000 euro perché la madre ha asserito di aver “perso il latte” per lo shock e il direttore generale dell’Asl di Lecce annuncia l’invio del fascicolo all’ufficio provvedimenti disciplinari per l’adozione delle “misure del caso”.

Dopo aver pensato che fosse una bufala, ma avendo poi capito che forse era vero, mi sono messa a pensare a come possano davvero accadere degli eventi del genere. Va bene, io ho partorito in casa e non ho mai rischiato uno scambio di neonati, forse per questo mi sembra fantascienza… ma come è possibile che accadano queste cose?

Orribilmente semplice: dopo il parto, spesso i neonati vengono allontanati dalla mamma per i numerosi controlli, ancora prima di avere conosciuto la mamma dal di fuori. Altro che bonding e imprinting, non viene dato peso a queste cose, in ospedale si pensa alle patologie, e anche dopo un fisiologico parto spontaneo mamma e bebè vengono separati per controlli, misure e terapie. Spesso vengono riportati alle mamme già lavati, vestiti e profumati, quindi niente contatto pelle a pelle, niente annusarsi, niente odore di neonato, niente vernice caseosa da accarezzare, nessuna possibilità di scoprire il sesso prima di chiunque altro… Le mamme devono spogliare di nuovo i bambini per poterli vedere per intero, per poter contare le loro dita delle mani, per studiare ogni piccolo angolo di quel corpo che hanno creato e a cui hanno dato la vita.

Perdendo le prime due importantissime ore di contatto pelle a pelle dopo la nascita, in cui mamma e bambino si riconoscono e si conoscono per la prima volta, tutto ha un altro senso, e anche un evento simile può accadere. Può accadere anche e soprattutto se non si allatta al seno a richiesta, se i bambini vengono tenuti al nido (per la poppata! come è scritto nell’articolo), se le madri non sono considerate veramente le persone indispensabili alla vita del bambino. Finché sono in ospedale, sembra quasi che i neonati siano di proprietà della struttura.

E’ così possibile anche che venga ritenuto possibile “perdere il latte” da un momento all’altro, come fosse un mazzo di chiavi o un portafoglio che ci cade dalla tasca, perché nessuno ha le nozioni di base sull’allattamento, si va avanti a pregiudizi e fanta-conoscenze da decine di anni, e non parlo solo delle neo mamme che non ritengono opportuno informarsi personalmente sull’allattamento e altre questioni, ma anche e soprattutto degli operatori e delle strutture che prendono sul serio queste accuse assolutamente infondate. Gli operatori non dovrebbero essere informati sull’allattamento?

Per uno spavento non si può perdere il latte, è impossibile, tutto ciò che può avvenire è che sia rallentato e inibito TEMPORANEAMENTE il riflesso di emissione del latte, quindi che ci metta di più ad uscire, ma dire che si ha perso il latte è come dire che è finito il sangue. Il latte si forma a partire dal nostro sangue, arriva di default a tutte le mamme che partoriscono, nel momento in cui l’utero rimane vuoto e ha inizio la cascata ormonale post parto (anche se ciò accade prematuramente). Arriva dapprima il colostro, che nel giro di qualche giorno o settimana si trasforma in latte di transizione e poi in latte maturo. Tranne i casi in cui siano presenti rarissime e ben precise patologie, il percorso è questo, e questo è il motivo per cui tutte le mamme hanno il latte, e per cui è impossibile “perderlo” da un giorno all’altro. A parte una nuova gravidanza, che è l’unico caso in cui il latte può andarsene anche del tutto, anche dopo mesi dalla fine di un allattamento si possono vedere gocce di latte, e riprendere la lattazione è possibile.

Insomma, questo caso mi rattrista non tanto per quello che è successo, ma per tutto ciò che porta con sé: una situazione relativa alla nascita e alla cura della stessa in ospedale che lascia molto a desiderare, e un livello globale di ignoranza sull’allattamento che permette di sentire ancora, al giorno d’oggi, storie del genere.

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4 commenti su “Scambio di neonati in ospedale?
  1. ValeVico ha detto:

    Che storia incredibile ed inquietante! Ho visto in proposito una servizio alla tv, a casa dei miei. Non potevo crederci! Quello che mi sono chiesta immediatamente è :come può una mamma non riconoscere dal viso la sua creatura? Il giornalista asseriva che la Natura crea tutti i neonati con caratteristiche somatiche più o meno simili come meccanismo per preservare la specie: ogni neonato deve suscitare in chiunque, anche in un estraneo, lo stesso senso di protezione. Per carità, posso anche essere d’accordo su questo, ma io ricordo bene i visini dei miei due cuccioli un attimo dopo che erano usciti dalla mia pancia e per quanto si potessero somigliare erano del tutto diversi!!! Ma durante questa riflessione mi sono risposta da sola. Le mamme che partoriscono in ospedale, nella stragrande maggioranza dei casi, come dici tu, non hanno la possibilità di stabilire da subito quel contatto pelle a pelle con il loro cucciolo e spesso il primo sguardo possono scambiarselo a distanza di ore dalla nascita. Non c’è raccoglimento in ospedale, non c’è intimità, non ci sono le condizioni adatte a permettere all’istinto l’impossibilità di uno scambio del genere. E’ raggelante!
    colgo l’occasione per farti i complimenti su come sta procedendo il tuo blog…articoli sempre più interessanti, contenuti sempre più curati ed approfonditi. Il tuo modo di scrivere, poi comunica pacatezza, consapevolezza, disponibilità all’ascolto. Brava!! Un abbraccio

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