Il parto “perfetto”

Recentemente ho letto uno scambio di idee sul social network più famoso, Facebook, a proposito del parto “perfetto”. Mi ha colpito molto perché per la prima volta, dopo aver per anni sentito e letto dei protocolli ospedalieri (che quasi sempre non rispettano i tempi della donna e del bambino, le loro esigenze e bisogni, e i cui tempi stretti portano a interventi anche dannosi) ora il pensiero che ci possa essere un parto “giusto” e che quelli più lunghi non lo siano, arriva e viene portata avanti in modo diverso.

Tutto era partito da un video dove si assiste ad una nascita in casa, un video davvero ben fatto, e molto emozionante. Tra gli altri commenti, mi ha colpito soprattutto la presunzione di una donna, che ha scritto: “Il parto tecnicamente corretto è tutta un’altra cosa, un altro mondo, senza quei dolori, senza quei tempi chilometrici, senza quelle modalità”. La mia prima impressione, nel leggere queste parole, è stata qualcosa del tipo “Ma cosa sta dicendo questa?”, ma poi ha lasciato spazio alla curiosità, quindi prima di commentare ulteriormente ho chiesto spiegazioni. La signora, che si definisce “coach” di donne in gravidanza, mi ha spiegato il suo punto di vista, che a quanto ho capito è per lei anche un’occupazione lavorativa. Dice di essere anche docente universitaria per la preparazione fisica in gravidanza e per il parto. Mi domando: a chi insegnerà questa materia? Sorvolando su questo, e rimanendo sull’argomento, la signora continua asserendo che “c’è modo e modo di partorire: uno tecnicamente corretto dal punto di vista biomeccanico e poi tutti gli altri, sia in acqua che a terra che in aria, insomma gli altri. […] Un parto tecnicamente corretto non deve durare più di 3 ore e mezza o 4″. Ecco, a questo punto sono abbastanza basita, e non potevo non commentare.

Prima ho ripetuto di essere in assoluto accordo con quanto scritto da un’ostetrica che assiste parti in casa, che ha commentato dicendo che non si può prevedere un intervallo così rigido, soprattutto perché ” il parto è meccanica , fisica, ma anche competenza della mamma e del bambino, ormoni… Emozioni… Stati d’animo, utilizzo alla parte del cervello più arcaica ed istintuale… Non è possibile renderlo standard!”. E io ho aggiunto “Ho partorito in casa due volte, e non ci ho messo 4 ore, poi dipende da quando si conta, comunque ci ho messo di più ed è stato tutto perfetto, soprattutto la seconda volta. Non mi piace pensare che l’esperienza di un parto possa essere misurata in un tempo standard, così ci avviciniamo a quello che fanno gli ospedali! Poi magari sarà anche vero, ma davvero non ci sono donne che seguono il vostro “metodo” e ci mettono più tempo? Se non accade le rimborsate? Riuscite davvero a prevedere tutte le variabili che influiscono sulla durata e la buona riuscita di un parto? Non credo sia possibile… E a me (sottolineo a me) non piace affatto pensare a dover seguire un metodo anche per il parto, sarà che sono allergica a tutti i metodi, per far dormire i bambini, per qualsiasi altra cosa, che anche questo mi convince poco…”.

Le mie domande non hanno ricevuto risposta, invece il discorso è continuato dicendo che le donne seguono corsi di accompagnamento alla nascita tenuti da psicologi, ostetriche e ginecologi, che secondo la signora in questione non sono esperti dei gravidanza, quindi ci vuole una figura professionale che sappia seguire questa fase della vita. Io mi chiedo va bene psicologi e ginecologi, ma le ostetriche no? Quale sarebbe la funzione delle ostetriche secondo questa signora?

Comunque, detto ciò, le riflessioni che mi scaturiscono da questo scambio di idee sono essenzialmente le seguenti:

– perché le donne hanno perso del tutto la capacità di stare in ascolto del proprio corpo, hanno perso la fiducia di poter mettere al mondo dei bambini anche senza bisogno di aiuto (naturalmente tranne le eccezioni mediche), e danno per scontato che tutto ciò sia molto difficile e molto doloroso?

– stiamo combattendo contro i protocolli degli ospedali, contro i tempi che non tengono conto delle esigenze di mamma e bambino, e ora ci ritroviamo con altri “specialisti” che sostengono che il parto “corretto” deve essere di una durata determinata, se no non è andato bene… che ne sarà di noi? Nonostante le intenzioni possano essere le migliori (chissà), perché dobbiamo di nuovo sottostare a leggi che ci dicono come dobbiamo partorire?

come possono questi presunti esperti azzerare tutte le variabili emotive, anche quelle più profonde, per far sì che il parto si espleti in un dato tempo? Come affrontano eventuali blocchi emotivi della partoriente? Il parto non è solo corpo, non è solo meccanica, ma molto di più, inconscio compreso, e mi viene in mente che queste componenti vengano tenute a bada con tecniche comportamentali, che magari funzionano, ma che secondo me snaturano il parto dalla sua esperienza globale

– molte mamme faticano più di 4 ore per mettere al mondo la propria creatura, combattendo contro ogni sorta di difficoltà, fisica e non: io credo che non sia tanto importante la durata di un travaglio, quanto ciò che porta con sé. Non ovviamente solo la nascita del proprio bambino, ma anche il superamento di blocchi, di traumi, un rito di passaggio che per alcune mamme richiede di più di tot ore

Concludendo, credo che anche nella più totale buona fede, con questi presupposti si rischi di tornare in pieno ad una cultura (in cui purtroppo siamo ancora immersi fino al collo) dove la donna deve rispettare dei tempi imposti da altri, nel momento più importante della propria vita, e questa cosa mi fa arrabbiare! Può darsi che in futuro io cambi idea, ma ad oggi, con le informazioni che ho, non riesco a parteggiare per questa visione della “fisiologia” del parto.

Cosa ne pensate voi?

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6 commenti su “Il parto “perfetto”
  1. Che hai perfettamente ragione! I cosiddetti “esperti” dovrebbero mettere in luce la complessità degli eventi, che presumibilmente dovrebbero aver presente avendoli sperimentati di persona (se no non potrebbero essere considerati esperti…). Invece questa tendenza a semplificare, eliminare le divergenze, le complessità e le contraddizioni proprio da parte di chi dovrebbe accompagnarti ad affrontarle è veramente triste.

  2. Daria ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con te… a parte che non avevo mai sentito parlare di questa figura (il coach intendo) resto sempre allibita quando sento parlare di tempi e modi giusti o meno come se si volesse standardizzarci tutte. Mi ricorda parecchio l’idea del bambino perfetto che si vede nelle pubblicità o descritto dalle tate, assolutamente inesistente. Lo trovo anche un modo molto “maschile”, nel senso di razionale, tecnico, di vedere un evento bello come il parto. E’ per questo che con Elena mi sono rifiutata di andare in h dove mi avrebbero imposto un “travaglio di prova” di tot ore altrimenti altro taglio… non siamo macchine…
    Grazie per la riflessione e scusa la lungaggine…

  3. Chiarina ha detto:

    Anche secondo me ha un qualcosa di impronta maschile e con questo intendo il tentativo (sterile) di chi non ha vissuto in prima persona il parto e non può capire quali variabili siano coinvolte in un evento di tali proporzioni. Pare quasi che ci si voglia mettere ancora una volta contro Madre Natura e standardizzare anche questo. Ma perché non possiamo accettare che siamo INDIVIDUI e non numeri? Che cavolo ci dice il cervello? Abbiamo davvero tutta questa smania di metterci a confronto x sapere chi è stato più perfetto? La nostra vita ogni giorno di più ci viene pesata ed etichettata e ci trovano un posto in mezzo alla massa. Devono collocare ogni singolo momento delle nostre vite per sapere chi è meglio di chi… Fa tanto Sparta e io so che sarei (x mia gran fortuna direi) finita giù dalla rupe…

  4. Manuela ha detto:

    Mi chiamo Manuela e ho partorito il mio primogenito il 27/12/13 in ospedale. Il travaglio a casa dove sono stata libera di affrontarlo nel modo migliore per me. Durante la mia gravidanza ho potuto constatare che a moltissime persone, uomini e donne, il parto fa paura. Fa paura perché:
    – è dolore
    – è separazione
    – è apertura
    – è mistero: nessuno sa cosa lo fa partire e nemmeno quando
    – è forza e potenza
    – è istinto: non si può insegnare a far nascere un bimbo
    E in questa società così razionale tutto questo fa paura, ecco il perché dei tentativi per razionalizzare questo evento: cercare di dominare la paura per avere sempre una rassicurante spiegazione meglio se scientifica.
    Io la vedo così 🙂

    • Lucia ha detto:

      Sono d’accordo con te Manuela, su tutto, credo anche io che sia la paura a portarci a questi tentativi di standardizzare il tutto… Congratulazioni per la vostra nascita così recente!

  5. Lucia ha detto:

    Grazie ragazze, direi che la pensiamo tutte allo stesso modo, chissà se qualcuno che legge la pensa diversamente e/o ha provato a farsi seguire da questi coach…

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