L’episiotomia

L’episiotomia è un’incisione chirurgica della vagina, praticata per allargare l’orifizio vaginale durante il parto. Esistono due tipi di episiotomia: medio laterale e mediana. La prima è più dolorosa e porta maggiori perdite di sangue, la seconda favorisce maggiormente le lacerazioni fino allo sfintere anale. Il taglio viene effettuato durante la distensione del perineo durante la fase espulsiva.

Ci sono diversi effetti collaterali legati a questa pratica:

dolore intenso nei primi giorni dopo il parto, che rendono la donna bisognosa di aiuto nell’accudire il proprio neonato

ematomi o infezioni

dolore durante i rapporti sessuali, anche per diverso tempo dopo il parto

Le ricerche indicano che i parti ospedalieri accrescono il ricorso alle episiotomie, perché vengono usati strumenti come forcipe e ventosa, perché le donne spesso vengono tenute in posizione litotomica durante il periodo espulsivo, e perché vengono utilizzati metodi analgesici farmacologici. Anche in queste occasioni, in realtà, non è affatto necessaria.

Già nel 1985, quindi quasi 30 anni fa, l’OMS si è pronunciata rispetto all’episiotomia in questo modo: “L’uso sistematico dell’episiotomia non è giustificato”.

Successivamente è stato dimostrato che l’episiotomia, che sia fatta di routine o su indicazione specifica, NON previene i traumi perineali, né l’incontinenza, né il dolore durante i rapporti sessuali, né la riduzione del rischio di distocia di spalla, né altri problemi nel bambino che nasce.

L’episiotomia può essere realmente necessaria solo per accelerare la nascita del bambino quando siano presenti delle condizioni di pericolo per quest’ultimo.

L’episiotomia viene ancora eseguita in moltissimi ospedali, di routine e quindi senza alcuna indicazione precisa, ciò vuol dire che non è necessaria. Questa può essere considerata una mutilazione femminile, tanto quanto quelle che avvengono nei paesi africani e che noi guardiamo con orrore.

Le donne, pensando che questa pratica è necessaria, stanno perdendo la fiducia nelle capacità del proprio corpo, che in realtà non necessita di alcun “aiutino”: il perineo è fatto per distendersi dolcemente e senza strappi facendo passare il bambino, se questo scende dolcemente nel canale del parto. Le donne dovrebbero riprendere contatto con questa parte del proprio corpo, il perineo, per prenderne coscienza e saperlo “usare” adeguatamente durante la nascita.

È molto importante riconoscere anche la possibilità di traumi emotivi per la donna, in seguito a questa pratica.

Si può evitare il ricorso a questa pratica “lavorando” su diversi livelli. Il primo, quello assistenziale, prevede che si eviti l’accelerazione del parto con farmaci (induzione) e con manovre meccaniche invasive (manovra di Kristeller), le spinte comandate, seguendo invece i tempi del proprio corpo e del proprio bambino. Bisogna evitare posizioni non fisiologiche per il parto, come la litotomica, evitare che siano presenti troppe persone nel luogo del parto, e favorire un luogo del parto che sia ospitale per la donna, che deve aprirsi per lasciare che il proprio bimbo venga alla luce.

La donna, da parte sua, può prepararsi al parto prendendo coscienza del proprio corpo e delle proprie risorse, mantenendosi in salute, stabilire una buona relazione con il bambino che porta in grembo, e scegliere un luogo del parto che rispetti le proprie esigenze e il parto naturale. È anche possibile redigere un piano del parto dove verranno indicate tutte le pratiche che si desidera che vengano messe in atto o no, e prepararsi fisicamente con ginnastica perineale e massaggi nelle ultime settimane di gravidanza.

È importante sapere che le donne hanno diritto di chiedere che venga evitata l’episiotomia se non in caso di grave pericolo per il proprio bambino, hanno diritto di essere informate del bisogno di eseguire l’episiotomia, e devono dare il consenso.

Questo è un estratto di uno scritto sull’episiotomia di Carmela Carpanzano, ostetrica, pubblicato tempo fa sul sito www.marsupioscuola.it.

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