La storia di Sara e Emma

Guardo l’orologio: 00.01: è appena iniziato il 28 Gennaio. Mi avevano detto tutte le mamme che le avrei riconosciute le contrazioni vere e in effetti ho capito subito che era arrivato il momento… Si trattava ormai solo di ore… Puntualissima Emma stava arrivando… Per scelta non ho fatto il corso preparto perché ho pensato che sarebbe stato come mettere delle “regole” alla cosa più naturale del mondo ed io non volevo essere condizionata in alcun modo. Invece mi sono informata chiaccherando con chi aveva già partorito, questo è stato il mio corso.

Dicevano che prima di andare in ospedale dovevo aspettare che le contrazioni fossero regolari per almeno un’ora o che comunque dovevano essere intervallate da non più di 10minuti. Passo un’ora a guardare l’orologio per contare i minuti ma le contrazioni non sono regolari! Una ogni 10 minuti poi una dopo 4 minuti poi dopo 7… insomma uncasino! Alla 1.00 mio marito si alza di scatto (pensavo dormisse!) e mi dice: Senti, è evidente che stai male quindi andiamo in ospedale!! E io gli dico: Si va bene però aspetta un attimo che prima ti faccio il caffè! Non so perchè mi è venuta la fissa che dovevo per forza fargli il caffè ma non ne ho voluto sapere e, tra una contrazione e l’altra, aggrappata un po’ al tavolo un po’ al piano della cucina ho fatto il caffè.

Alla 1.20 usciamo di casa e durante il viaggio in macchina guardo la luna che è piena e luminosissima. Alle 2.00 arriviamo in ospedale e ci mettiamo un’eternità a percorrere il corridoio perchè mi devo fermare a prendere fiato tanto mi fa male! Arriviamo alle scale mobili che di notte sono spente e ci guardiamo: io l’ascensore non la prendo neanche per idea! Faccio gli scalini che mi sembrano montagne da scalare, delle scale mobili spente e finalmente arriviamo al reparto. Suoniamo un campanello e in men che non si dica ci sistemano in una stanzetta e mi mettono sotto minitoraggio… Alle 2.20 mi portano in un altra stanzetta per la visita: sono dilatata di 4 cm e mi dico: buono… se devo arrivare a 7 siamo a cavallo! Peccato che devo arrivare a 10 e quei 7 me li sono sognati!!! Conosco Anna Maria l’ostetrica che mi chiede se per me va bene che mi segua lei durante il travaglio e io le dico che va benissimo basta che mi aiuti!!

Non rieso a stare ferma, non ho neanche un minuto per respirare tra una contrazione e l’altra. Anna mi dice che devo immaginare di salire una montagna e respirare piano e io ce la metto tutta ma il male è davvero forte. Mi dice che andiamo in sala travaglio e senza staccare gli occhi da Fra, che ho il bisogno fisico di avere attaccato a me, camminiamo. Mi chiede se voglio andare nella sala Terra o Cielo (io volevo Sole ma era già occupata!!) rispondo Cielo.

Entriamo in questa stanza che sembra casa: luce bassa, il muro azzurro, un mobile su tutta una parete e un letto che non sembra da ospedale, una finestra grandissima e una poltrona tipo la mia Poang. Mi fa sdraiare sul letto ma io sdraiata mi sento peggio. Prova a mettermi una specie di cucscino enorme dietro la schiena ma peggio che andar di notte! Mi parla, mi dice di pensare che tra un po’ saremo con la nostra bambina e che quella è la cosa importante e che devo respirare. Io dico a Fra che voglio andare a casa che non ci voglio più stare lì! Però ho in mente la voce di Anna che mi rassicura, che mi accompagna in questo viaggio. In un attimo ho addosso solo la mia canottiera verde e i calzini… io odio le calze! Stringo con una mano quella di Anna e con una quelle di Fra mentre mi massaggiano le gambe. Stringo le loro mani cosi forte che faccio male lo so… Anna deve assentarsi un secondo per portare la provetta del mio sangue perchè avevo le piastrine basse e allora controllano ancora e io la prego di non andarsene di stare vicino a me e non lasciarmi… mi assicura che ci mette 10 secondi e in effetti torna subito.

Non ho proprio più respiro tra una contrazione e l’altra e continuo a chiederle come una bambina: quanto manca?! Mi spiega che tra un po’ oltre alle contrazioni sentirò il bisogno di spingere e che devo stare tranquilla e seguire quello che sento. Ormai mi sembra di avere una febbre da cavallo, non capisco più niente e mi accorgo che monta una sbarra sopra di me e mi appoggia i piedi dicendo che mi possso aiutare. Ho l’immagine dei miei piedi con le calze appoggiati a questa sbarra. Ed ecco che arrivano le spinte… è così facile… Urlo moltissimo, questo lo so ma non riesco a trattenermi. Una spinta. Due. Tre. Mi dice che vede la testa e dice a Fra di andare a vedere che si vede. Quattro. Cinque. Non le conto più. Testa. Forse sei. Sette. Non so quante siano state. Sento la sua voce. La voce della nostra bambina. Sento che la mia vita è cambiata per sempre. Sono le 3.42. Tremo come una foglia ma subito arriva Lei che si attacca subito e ciuccia ed esistiamo solo noi. Si… la mia vita è cambiata.

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Pubblicato in Storie di mamme
Un commento su “La storia di Sara e Emma
  1. Moky ha detto:

    ogni parto è una storia a sè e tutti emozionanti…

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