Alice, mamma ad alto contatto di 2 gemelline!

1. Eccoti! Ci presenti brevemente la tua famiglia?

Ciao Lucia, certo. Sono Alice, ho 28 anni, compagna di Leonardo, di 32 anni ed insieme siamo genitori di Morgana e Penelope, 2 gemelle biovulari di 20 mesi. Sono in attesa di una altro bambino o bambina, che se tutto andrà bene, come naturalmente speriamo, nascerà per i primi di Ottobre.

2. Quando hai saputo che aspettavi due gemelli, come ti sei sentita?

Ad essere sincera, inizialmente beffata!! Si, perché io e Leonardo scherzavamo spesso su questa cosa, ma mai e poi mai ci saremmo aspettati una conferma del genere alla prima ecografia. Allo stesso tempo ho iniziato a sentirmi anche estremamente fortunata, grata e felice. Mi sentivo anche un po’ speciale. Avevo in grembo non una, ma ben due vite, mi sembrava così strano e meraviglioso!! Pensavo e lo penso tutt’ora, che l’amore di mamma e papà era troppo per creare una sola vita!

3. Come hai vissuto il resto della gravidanza, sia fisicamente che emotivamente?

Durante i primissimi mesi, nonostante l’entusiasmo, ero anche preoccupatissima di poter perdere le mie bambine, ricordo che ero fissata nel voler comprare l’Angel sound per accertarmi che fossero vive, ogni qualvolta mi prendeva l’ansia… Poi, mi sono a poco a poco tranquillizzata e devo dire che ho avuto la fortuna di trascorrere una gravidanza davvero serena e spensierata (niente nausee o altri problemi), eccetto per qualche sporadico momento di crisi, soprattutto a causa della paura di ingrassare troppo, affamata com’ero, ma spaventatissima da certi ginecologi che mi facevano del vero e proprio terrorismo in questo senso… C’era da organizzare ed affrontare anche un trasloco, ma nonostante tutto, mi sentivo piena di vita e magnificamente in forma. Ho lavorato fino alla fine del 5° mese (nonostante per le gravidanze gemellari sia prevista la maternità a rischio fin da subito) e mi sono sempre data da fare anche a casa, come al solito. Mi sembrava di non percepire il peso del pancione e la stanchezza, seppur inevitabile. Forse ho esagerato un pochino, ora mi ripeto spesso che avrei dovuto stare più a riposo e faticare di meno.

4. Come ti sei organizzata in vista dei primi mesi? Aiuti in casa, nonne, ferie del marito…

Ho avuto la presenza costante di Leonardo, che grazie al suo particolare tipo di lavoro ha potuto permettersi il grande lusso di starci molto vicino, lui era ed è sempre in prima linea, al mio fianco! Inoltre, anche a causa del recentissimo trasloco, le nonne sono sempre state molto disponibili, compatibilmente con i loro impegni familiari e lavorativi, soprattutto i primi mesi ci hanno dato una mano per le pulizie ed i pasti. La nostra situazione economica non ce lo permette, purtroppo, ma devo dire che un aiuto costante per le pulizie, la spesa, le lavatrici e tutti gli altri lavori di casa, sarebbe stato davvero utile…

5. Dopo il parto, come si è avviato l’allattamento?

All’inizio devo dire che è stata molto dura, psicologicamente, fisicamente e tecnicamente parlando.
Durante la gravidanza ho ricevuto molte informazioni e consigli sull’allattamento, frequentando un corso pre-parto, specifico per gemelli e tenuto da due ostetriche mamme a loro volta di gemelli. Un certo supporto l’ho avuto anche nei primi giorni, quand’ancora ero ricoverata nell’ospedale dove ho “partorito”.
Mie figlie, subito dopo la nascita, sono state ricoverate per un totale di 40 giorni, prima in terapia intensiva neonatale per piccoli problemi dovuti alla prematurità, e successivamente in patologia neonatale per l’accrescimento.

La sera stessa del cesareo, incoraggiata dalle ostetriche, ho iniziato a stimolare il seno con il tiralatte, costantemente per circa 15 minuti ogni 3 ore. La montata lattea, con relativo ingorgo (che dolore allucinante!!!) l’ho avuta dopo 2 giorni.
Credo di essermi attaccata tenacemente all’allattamento, a causa del cesareo forzato assolutamente non voluto e ancora non accettato appieno e della lunga lontananza dalle mie bambine. In fondo all’epoca, dar loro il mio latte rappresentava l’ultima chance per poter recuperare, almeno in parte, il mio ruolo di madre. Ho considerato mie figlie per troppo tempo di proprietà dell’ospedale, anche giorni dopo le dimissioni, mi sentivo sempre in dovere di comportarmi come da istruzioni superiori, questo sicuramente anche a causa dell’incredibile senso di colpa ed inadeguatezza dovuto alla loro nascita prematura. Avevo completamente seppellito il mio istinto materno…
Le bimbe sono state ricoverate in quell’ospedale per 2 settimane e durante gli ultimi giorni avevo iniziato a provare ad attaccarle al seno, in particolare Morgana, che delle due era quella più in forma! Devo dire che le infermiere ed i medici della TIN di quell’ospedale sono molto favorevoli all’allattamento al seno dei prematuri, anzi, per loro era quasi la norma e potevi stare con i tuoi figli tutto il tempo che ti pareva…Se fosse stato possibile continuare le cure lì, di sicuro l’avvio dell’allattamento al seno sarebbe stato meno difficoltoso, ma ahimè, per problemi logistici, le hanno trasferite in un ospedale di periferia e più vicino a casa nostra.
Lì l’accesso alla TIN era prevista soltanto ogni 3 ore per i pasti, per al massimo 45 minuti e ti dovevi dare anche una mossa! Le infermiere erano disinformate, poco propense se non addirittura scettiche circa l’allattamento per i gemelli ed i pediatri se ne fregavano altamente del fatto che volessi allattarle, a loro importava soltanto che prendessero peso.
Quando ho parlato con la pediatra di quel reparto per la prima volta, mi ha detto che mie figlie secondo la loro esperienza, ancora non erano pronte per attaccarsi al seno (ma nell’altro ospedale invece era già da qualche giorno che avevo iniziato!!) e che per loro era meglio che venissero alimentate con gavage ancora per un po’, per poi passare al biberon con il quale, sempre secondo loro, si affaticavano meno e questo avrebbe permesso loro di guadagnare maggior peso e più velocemente. Poi eventualmente si poteva tentare con l’allattamento al seno…Non ho insistito, cosa di cui mi pento amaramente, ho taciuto e portato pazienza. Mi sono fidata perché ero insicura, spaventata, confusa e ancora troppo poco informata sui miei diritti di madre e sull’allattamento dei gemelli. Un paio di volte ho notato che nel biberon c’era LA e non il mio latte che, nel frattempo, a casa, meticolosamente mi continuavo a tirare ogni 3-4 ore, giorno e notte. Ne producevo circa 850/900 ml giornalieri ed un paio di volte le infermiere mi hanno detto che avevano esaurito le scorte!!! Inoltre usavano tecniche a dir poco aberranti per svegliarle per dar loro il biberon, visto che erano un po’ deboline e sonnolenti. Gli bagnavano la faccia con cotone imbevuto di acqua, le ingozzavano letteralmente, cacciandogli a fatica il biberon in bocca, schiacciando la tettarella e rigirandola per far si che uscisse latte, e chissà cos’altro quando io non c’ero!! E io, fiduciosa, le lasciavo fare e le imitavo a mia volta, convinta che se lo facevano loro, che erano infermiere, andava bene così…
Arrivati all’epoca in cui secondo lo staff avrei potuto iniziare ad allattarle, mi sono sentita dire di tutto: che avevo il capezzolo troppo grosso e poco sporgente (ho scoperto poi che non è assolutamente vero, e anche fosse stato vero, questo non avrebbe di certo impedito l’allattamento!!). Ricordo in particolare una sera, in un mio momento di crisi di pianto, perché avevo un principio di ragadi (secondo me a causa dell’uso intensivo del tiralatte) e facevo fatica ad attaccare Morgana, un’infermiera mi ha detto in tono seccato, che ci sono madri e bambini che stanno ben peggio e che il mio non era un valido motivo per piangere!! Mi sono anche sentita dire, in altre occasioni, che mie figlie non ci potevano mettere 40 minuti a poppare, se no poi si sballava l’orario della poppata successiva!! Il giorno dopo, continuavo a ritrovarmele col sondino alimentate a gavage, quando magari sapevo che il giorno prima erano riuscite a ciucciare e finire tutto il biberon….
Dopo un mese, una pediatra (che fatalità in precedenza aveva lavorato nell’ospedale dove ho partorito) ci ha spediti a casa, convinta che Penelope, quella che mangiava e cresceva meno, si sarebbe “scantata” da sola ed avrebbe finalmente deciso di mettersi a mangiare. All’inizio seguivamo alla lettera le istruzioni impartite dal reparto e continuavamo a dare biberon con il mio latte tirato ad entrambe, ogni 3 ore, sempre con doppia pesata, perché eravamo terrorizzati dal fatto che non mangiassero abbastanza…Purtroppo anche al corso preparto, nessuno mi aveva informata del fatto che il latte non va via dal giorno alla notte (sempre se la mamma continua a stimolare la produzione, con tiralatte o attaccando i bambini a richiesta, senza dare altri supplementi, come io del resto facevo) ed ero spaventatissima dai racconti dei parenti, di svegliarmi un giorno e scoprire che non avevo più latte, questo mi creava un’ansia pazzesca!! Quindi mi sono massacrata letteralmente con quell’aggeggio, arrivando ad odiarlo!! Mi spremevo a dismisura, per congelare il mio latte, in caso ce ne fosse stato bisogno!! Era stressantissimo, dopo qualche giorno mie figlie piangevano per la fame e volevano mangiare ogni ora emmezza, al massimo due, e ci mettevano anche 40 minuti, dopodiché bisognava cambiarle dalla testa ai piedi, perché si inzuppavano sputando di continuo buona parte del latte. Quando avevamo finito, io mi mettevo di nuovo a tirarmi il latte, questo ovviamente giorno e notte….Dopo qualche giorno ero stremata a dir poco, credo che la mia depressione postparto si sia aggravata proprio in quei giorni… Penelope era ancora abbastanza inappetente poverina, sputava di continuo tutto il latte, o buona parte e non ne voleva sapere del biberon, nemmeno a casa! Morgana per fortuna, invece, a poco a poco si era adattata, anche se lei poteva godere del seno che ogni tanto cercavo di offrirle. Abbiamo scoperto poi che probabilmente il gusto di disinfettante misto a quello di un, a mio avviso, inutile integratore nel biberon, dava un cattivissimo gusto al mio latte, che le bambine rifiutavano (e ci credo!!).
Un bel giorno, su consiglio del pediatra della ASL, ho attaccato al seno anche Penelope che continuava a crescere troppo poco e… magia!!! Si è messa a poppare come una matta, finalmente anche lei come Morgana!

Allattavo a richiesta prima una e dopo l’altra, ma non riuscivo a fare altro che stare con le tette al vento, ero nervosa e sotto pressione, anche per il continuo via vai in casa di amici e parenti in visita. Prima di impazzire del tutto ho chiesto aiuto e sono andata a trovare le ostetriche del corso che mi hanno dato qualche dritta, dicendomi che con i gemelli l’allattamento a richiesta non ce lo si poteva permettere!! Mi hanno però anche fatto vedere bene come posizionarle a rugby e spiegato come cercare di sincronizzarle con le poppate. Sull’allattamento che secondo loro non doveva essere a richiesta, non sono riuscita a dar loro retta, ho provato a lasciarle piangere (e ancora me ne pento amaramente!!) come mi avevano consigliato loro, x una mezz’oretta, in maniera da rispettare gli orari, ma io proprio mi sentivo male e non ce l’ho fatta. Da lì tutto è filato relativamente liscio, tra alti e bassi dovuti alla mia depressione, ma credo che l’allattamento un po’ ci abbia salvate…Poi pian piano ho iniziato ad informarmi meglio e documentarmi ed ho scoperto molte cose interessanti, anche se troppo tardi…
Il lieto fine sta nel fatto che le allatto tutt’ora, a richiesta, anche se da quando sono rimasta incinta le poppate sono diminuite parecchio (ora poppano solo la sera prima di andare a letto, di notte ogni 2-3 ore e la mattina prima di alzarci) quasi sempre ancora in tandem e vorrei continuare fino al loro svezzamento spontaneo.

6. Quali sono state le maggiori difficoltà una volta nate le piccole?

Mentre ancora erano ricoverate in ospedale, sicuramente lo stress maggiore derivava dal dover affannarsi, avanti e indietro, più volte al giorno, da e per l’ospedale, cercando di rispettare gli orari, con la calura di luglio ed agosto, approfittare dei momenti di calma per tirarsi il latte, senza avere mai un attimo per riposare, per riprendermi dal trauma sia fisico che morale, del cesareo, che mi ha indebolita parecchio, procurandomi tra le altre cose, una temporanea anemia.

Quando, invece, finalmente le abbiamo portate a casa con noi, il 13 agosto 2011, le difficoltà maggiori consistevano nel barcamenarci con le esigenze di due neonate premature, che ancora avrebbero dovuto essere nella mia pancia, che richiedevano tantissime attenzioni, comprensione, pazienza, resistenza, da noi che eravamo alla prima esperienza come genitori, ma impostati sullo stile ospedaliero al quale ormai ci eravamo abituati, ossessionati dall’igiene e dal fatto che si nutrissero a sufficienza, con continue doppie pesate, in preda all’ ansia del “ha mangiato solo 20 gr. !!”. Non c’era mai pace, eravamo sempre a pieno regime, tra una poppata, un cambio integrale dal pannolino al body, perché ogni volta con il biberon sputavano fuori mezza dose di latte, cercare di farle calmare dai continui pianti disperati, cercare di farle dormire, poi di nuovo tirarsi il latte, in una procedura che portava via non meno di 40 minuti ogni volta, e poi d’accapo di nuovo. Le prime settimane sono state estreme. A tutto questo, si aggiungevano le visite di parenti e amici, in un continuo via vai di persone per casa. Purtroppo non sono mai riuscita ad apprezzare appieno le visite in questo periodo, a meno che non si trattasse di qualcuno che venisse a darci anche una mano, come ad esempio i nostri genitori. Per il resto, ricordo con rabbia ed impotenza, tutte quelle persone, in special modo chi non si fa mai sentire o che vedi una volta ogni morte di papa, che pretendevano di venire a trovarci quando più era comodo per loro, oppure che si presentavano senza preavviso, quelli che prendevano in braccio le bambine senza chiedere, magari senza nemmeno essersi dati una sciacquata alle mani, quelli che puzzavano di fumo, quelli che non curandosi del fatto che loro non volevano più stare in braccio a tanti estranei, le volevano tenere in braccio anche se piangevano, non sopportavo chi parlava loro in faccia a voce troppo alta, quelli che le strapazzavano troppo, come avessero in braccio dei bambolotti inanimati, senza il minimo rispetto per la loro condizione di bambine ancora fragili e scosse dal trauma della nascita prematura, delle cure intensive e del distacco dai genitori. Non ricordo nemmeno con gioia quelli che piantavano le tende per ore interminabili, non rendendosi conto che noi non vedevamo l’ora che ci lascassero un po’ in pace. Avevamo solamente tanto bisogno di stare un po’ soli con le nostre bimbe, senza tante interferenze poco gradite, soli, noi quattro ad imparare a conoscerci, a trovare il nostro modo di comunicare, il nostro equilibrio. Ma questo nessuno pare averlo mai intuito e noi non abbiamo mai avuto il coraggio di dimostrarci così poco garbati ed ingrati, nel chiederlo.

7. Come vi siete organizzati per la nanna notturna?

Considerando che di notte, come di giorno del resto, non accettavano di dormire da nessun’altra parte che non fosse il corpo di un essere umano (preferibilmente quello i mamma e papà) e dopo esserci ben informati sul co-sleeping e le giuste regole per salvaguardare la sicurezza delle piccole, abbiamo optato per tenerle sempre a letto con noi. Inizialmente il matrimoniale era sufficiente per tutti e 4, perché le bimbe erano davvero piccine e o dormivano sul nostro petto o di lato al nostro corpo, ma volevano essere tenute vicine e contenute dal nostro braccio. Col passare dei mesi, si sono un po’ lasciate andare ed hanno iniziato a prendere più posto, così abbiamo aggiunto un altro letto singolo, di pari altezza, a fianco del matrimoniale, fissandolo bene, in maniera che non si possa muovere e spostare, creando un pericoloso spazio tra i due materassi. Ovviamente abbiamo fissato anche delle spondine ai lati del letto. Tornando indietro però, opterei per l’acquisto di tatami e futon giganti, almeno a 5 piazze !!

8. E per l’allattamento?

Abbiamo deciso di abituarle a poppare in contemporanea, in tandem, nella posizione a rugby. A mio avviso questa è stata la scelta migliore per noi. Anche quando ero a casa da sola, ho imparato a posizionarmele entrambe, in autonomia e questo mi ha permesso di non far soffrire inutilmente per la fame una, mentre l’altra poppava. Ci siamo procurati tantissimi cuscini, di ogni tipologia, forma e marca!! Per riuscire ad allattare comodamente 2 gemelli in tandem, secondo me i cuscini sono fondamentali!

9. Hai usato fasce portabebè? Se sì, come facevi a portare le tue piccole?

Ho iniziato ad interessarmi ai vari tipi di supporto per “portare” quando ancora ero incinta, ispirata da una mia amica che aveva da poco avuto una bambina. Quando le ho viste così vicine, ho pensato subito che quello fosse un modo bello, molto semplice e naturale per stare a contatto con i propri figli, soddisfacendo così le esigenze di mamme e bimbi. Ho subito intuito che “quella cosa” faceva per me. Ma ecco il dilemma: Esistevano supporti per i gemelli? Esistevano legature per portare 2 bimbi in contemporanea? Ce l’avrei mai fatta a portare entrambe le mie bambine? Il web prometteva di si ed io ho voluto tentare! Dopo essermi documentata bene, ho comprato due fasce lunghe, rigide, a trama diagonale, una per me ed una per il papà.

Inizialmente davo molta più importanza al fatto che portandole in fascia, avrei senza dubbio avuto qualche agevolazione nella gestione della quotidianità, ero più concentrata sull’aspetto pratico e mai avrei immaginato che il portare addosso Penelope e Morgana, sarebbe diventato parte integrante e così importante del mio essere mamma.

Prima di decidermi a provare è passato un po’ di tempo, complice la mia insicurezza, la gran calura estiva e la totale mancanza di tempo per esercitarmi e riuscire a seguire le istruzioni su youtube (non sarei mai riuscita a frequentare uno dei corsi appositi, anche se mi sarebbe piaciuto molto). Siamo riusciti a fare i primi tentativi solo verso fine Settembre, quando le bimbe avevano ormai quasi 3 mesi anagrafici (1 corretto) e noi eravamo letteralmente esasperati, disperati e stremati a causa dei loro pianti continui. Non si trattava soltanto di coliche, non ne volevano proprio sapere di dormire nel lettino, delle passeggiate nella carrozzina, non parliamo poi di star giù a guardare giostrine o giochini vari, né tantomeno dei dondolini, niente da fare. Volevano solo stare in braccio a mamma e papà, sempre. Ma così noi ci sentivamo un po’ “inchiodati” da questa loro esigenza, che seppur fisiologica e comprensibile, non ci permetteva di fare davvero nulla (il papà doveva assolutamente continuare a lavorare!). Speravamo davvero che in fascia avrebbero trovato un po’ di pace e nel contempo noi, con le mani libere, saremmo riusciti per lo meno a mangiare, andare in bagno, il papà a lavorare e magari ci saremmo anche potuti permettere il gran lusso di fare qualche passeggiata insieme, tra una poppata e l’altra… E così è stato!

Mi piaceva l’idea di portarle entrambe nella stessa fascia, ma nella pratica è stato infattibile. Un po’ a causa della mia inesperienza, un po’ dovuto al tipo di fascia che, essendo rigida, andava bene solo per un bambino e un po’ perché pareva che le ragazze non fossero così entusiaste di stare troppo vicine. Ma non avevo completamente abbandonato l’idea…. Abbiamo trascorso i primi 5 mesi di vita delle bimbe, con loro praticamente sempre addosso, le tiravamo fuori solo per le poppate e per il cambio del pannolino. Era evidente che stavano bene solo lì, si sentivano rassicurate e protette, infatti piangevano molto meno e dormivano in maniera più continuativa.

Col passare delle settimane questi due semplici pezzi di stoffa, si sono trasformati nella panacea di quasi tutti i nostri problemi (oltre al co-sleeping per affrontare le durissime notti). Andavamo al consultorio per la pesata settimanale? Loro in fascia! Andavamo al follow-up in ospedale? Loro in fascia! Decidevamo di andare a passeggio? Andavamo a far la spesa? Loro sempre in fascia! Abbiamo così limitato di molto anche l’utilizzo del passeggino gemellare (che per quanto leggero e all’avanguardia, resta pur sempre un attrezzo ingombrantissimo!). Quando ero sola, mentre mi occupavo di una, tenevo l’altra in fascia, in questo modo avevo sott’occhio entrambe ed evitavo di dover lasciar piangere quella che, in quel momento, non potevo accudire. Inoltre, trovavo sempre molto rassicurante il fatto che le bimbe, avvolte a noi, con soltanto il visino che sbucava, fossero protette dalle manacce lunghe di certe persone (anche e soprattutto sconosciuti).

Più le portavo, più mi rendevo conto che quello che stavo facendo era anche un mio modo per rimetterle, metaforicamente, nella mia pancia e recuperare così il tempo andato perduto durante quei lunghissimi 40 giorni di distacco, fisico ma soprattutto emotivo, mentre erano ricoverate in Terapia Intensiva e Patologia Neonatale.

Quando hanno raggiunto un maggior controllo della testa, verso i 5 mesi e mezzo, ho acquistato anche un Mei Tai e con mia grande soddisfazione sono riuscita a portarle entrambe, in contemporanea!! Prima indossavo la fascia (davanti), poi mi caricavo una bimba nel Mei Tai, dietro sulla schiena e alla fine mi infilavo l’altra bimba nella fascia, davanti. Finalmente eravamo autonome!! Le ho portate così per i successivi 6 mesi, fino ai loro 12 mesi, anche se sempre meno, perché naturalmente ho sempre assecondato la loro istintiva voglia di esplorare il mondo e pian piano hanno iniziato ad accettare sempre di più di stare a terra a gattonare o sedute un pochino a giocare, o, mentre eravamo al supermercato, di stare sedute nel carrello… e poi l’afa estiva è ricominciata e per me che non sopporto molto il caldo, questo è stato un gran deterrente.

10. So che hai usato e stai usando pannolini lavabili… Ti sei trovata bene?

Inizialmente a causa della totale mancanza di tempo per fare anche solo una lavatrice, abbiamo usato principalmente gli usa e getta. Trascorse le prime settimane ci siamo lanciati nel mondo dei lavabili, passando per un lungo periodo di transizione durante il quale usavamo sia lavabili (soprattutto in casa e durante il giorno) sia usa e getta (principalmente la notte e quando eravamo in giro).

Col passare del tempo, abbiamo avuto modo di capire quali facessero meglio al caso nostro e quali meno ed abbiamo pian piano incrementato e perfezionato il nostro parco pannolini (soprattutto acquistandone di seconda mano o scambiandoli con altre mamme) così da poter usare sempre meno usa e getta. Ne abbiamo trovati alcuni perfetti anche per affrontare tutta la notte ed usiamo gli usa e getta solo saltuariamente per i casi di emergenza.

Per noi, i principali due grandi vantaggi dell’utilizzo dei lavabili (oltre naturalmente a contribuire alla salvaguarda dell’ambiente) sono stati il fatto che senza dubbio con 2 gemelle avremmo speso (anche con eventuali sconti) un sacco di soldi ed avremmo avuto uno stock pazzesco e puzzolente di usa e getta, in attesa del giorno settimanale dedicato alla raccolta rifiuti dedicata ai pannolini.

Al momento usiamo 24 pannoli, un numero non esagerato e sufficiente per poter fare una lavatrice ogni 3 giorni.

11. Cosa significa per te essere un genitore ad alto contatto?

Innanzitutto informarmi il più possibile, per liberarmi dai troppi pregiudizi culturali legati al mondo dell’infanzia, che altrimenti condizionerebbero le mie (e nostre) scelte come genitori.
Trovare un compromesso tra le esigenze di tutti i componenti della famiglia, al fine di mantenere un sano equilibrio, comprendendo i bisogni primari ed irrinunciabili dei più piccoli, che secondo me hanno sempre diritto di precedenza sugli adulti. Siamo noi grandi a dover farci piccoli, restando in ascolto empatico di quanto vogliono comunicarci, a modo loro, i nostri bambini.

12. Tornassi indietro, cosa faresti di diverso?
Non farei il trasloco durante l’ultimo trimestre di gravidanza!!! A parte questo, riposerei di più, vivendo con maggior lentezza il tempo della gravidanza. Cercherei di prendermi del tempo in più per informarmi meglio su varie tematiche: i diritti del bambino in ospedale, i diritti delle mamme, cercherei maggiori informazioni sull’allattamento e sul maternage più in generale, frequentando, anche virtualmente, più forum e leggendo prima alcuni libri che mi hanno cambiato la vita.

13. Cosa ti senti di consigliare alle future mamme di gemelli?

Di cercare un corso pre-parto dedicato alle gravidanze gemellari, come prima cosa. Di cercare in internet e su facebook forum e gruppi di genitori di gemelli con i quali potersi tenere sempre in contatto e confrontarsi.

Di ascoltare i loro figli e se stesse. I bambini e le mamme sanno. Sempre. Se vi sentirete libere di fidarvi di voi stesse e di quello che i bambini vi dicono, se vi sentirete libere di provare a seguire questo vostro istinto, raggiungerete presto il vostro equilibrio. E poi vorrei dirvi anche di non permettere a nessuno di stabilire cos’è meglio per voi, non date retta ai saggi consigli popolari non richiesti. Chiedete aiuto pratico a chi ci è già passato. Solo un’altra mamma di gemelli potrà davvero capire cosa vuol dire e di conseguenza esservi di grande aiuto.

Inoltre vorrei rassicurarle sul fatto che crescere 2 gemelli ad alto contatto è fattibile e secondo me anche auspicabile, considerato anche che, purtroppo, alle volte nascono prematuri e che il parto non sempre fila liscio. Probabilmente non sarà una passeggiata, richiederà una buona doppia dose di determinazione, resistenza, lucidità, empatia, pazienza, ogni tanto arriveranno dei brutti momenti di crisi, ma alla lunga ripaga alla grande!

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Pubblicato in Essere genitori, Le interviste
2 commenti su “Alice, mamma ad alto contatto di 2 gemelline!
  1. Elisa scrive:

    Alice come sempre sai riportare con le parole le.emozioni inspiegabili!!!Esperienza molto simile alla tua,la mia…Tu però hai avuto più determinazione di me su alcuneo cose e hai fatto benissimo!!!! Quante volte ancora mi ripeto:”Ah,se potessi tornare indietro!” Ho pianto mentre leggevo perchè sono tornate a galla tantr emozioni….Viviamo in una società non adatta ai bambini,dove ci hanno inculcato che loro devono alzarsi noi…Anche io ho sempre creduto che siamo noi i GRANDI,quindi spetta a noi “abbassarci”!! ASCOLTIAMOCI E ASCOLTIAMOLI SEMPRE!!!!!

  2. Alice scrive:

    Elisa, ho letto il tuo commento x caso soltanto ora!
    Anch’io mi ripeto tuttora “se potessi tornare indietro…”, ti capisco!
    Mi spiace però averti fatta piangere….. :(
    Un abbraccio ♥

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