La storia di Francesca e Giacomo

Racconto sempre a tutti com’è nato Giacomo perchè è stato un evento… divertente ! Ne parlo soprattutto alle mamme in attesa del primo figlio, perchè penso faccia piacere sentire che il parto non deve per forza essere traumatico, doloroso, estenuante, qualcosa da dimenticare il piu’ presto possible.
Oddio, doloroso è stato doloroso, non si può negare, ma talmente rapido che mi sono appena accorta di cosa mi stava accadendo.
Dalla prima contrazione alla nascita di Giacomo sono passate quattro ore e mezza giuste; non male !
Come premessa dico che, essendo una tipa molto ansiosa, che odia gli ospedali e che non ama genericamente rimanere «bloccata» in nessuna situazione, avevo iniziato un percorso di autoipnosi con un’ostetrica, che mi ha aiutato tantissimo e mi ha fatto vivere la gravidanza in uno stato di grazia, senza farmi rimuginare sul parto e facendomi sparire quasi tutte le ansie.
Avevo il termine di giovedi, il venerdi precedente vado alla visita ginecologica e la dottoressa controlla il collo dell’utero; morbido e già accorciato, perfetto! dichiara contenta. Se entro giovedi non succede nulla, ci vediamo venerdi per vedere come procedere. L’ostetrica sghignazza e mi confessa tra i denti «secondo me a giovedi non c’arrivi mica…».
E infatti lunedi passo una notte d’inferno; ho un dolore sordo alla schiena, come un dolore di mestruazioni, che non mi fa dormire sia per il disagio, sia perchè sono sul chi va là e cerco di capire se le contrazioni sono iniziate o meno.
Al mattino mi alzo e mi sento bene, nessun dolore. Qualcosa dentro di me però scatta, e penso “oggi succederà qualcosa”; mi faccio una lunga doccia e mi preparo una colazione abbondante (che finirà tutta nel water), memore delle parole dell’ostetrica che mi aveva consigliato di mangiare e bere per preparami al parto, che “è un evento sportivo!” (sic)
Alle 11 la prima contrazione. Debole, ma chiara: come avevo potuto pensare che non le avrei riconosciute?? Alle 11.15 la seconda, alle 11.30 la terza.. chiamo il mio ragazzo per chiedergli se ha voglia di venire a lavorare da casa e tenermi compagnia. Quando lui arriva, il dolore aumenta e perdo il tappo mucoso, assieme a un liquido non ben definito che mi mette un po’ in allerta; avrò rotto le acque? Chiamo l’ospedale per avere qualche consiglio, ma mi attaccano la tiritera delle due ore di contrazioni regolari ogni cinque minuti, signora per un primo figlio ci vanno diciotto ore, resti a casa sua che il travaglio puo’ interrompersi in qualsiasi momento.
Ooook!
L’intesità delle contrazioni aumenta, il dolore anche, dopo un’ora siamo ogni 6-7 minuti.
Chiamo l’ostetrica dell’autoipnosi per avere un po’ di conforto; “Francesca, resta a casa, per un primo figlio bla bla bla, secondo me è ancora pre-travaglio bla bla bla, si lo so che hai male, ma prova a farti un bagno, prova quest’esperienza e chiamami a inizio pomeriggio!” (sarà stata l’una)
Io mi fiondo sotto il getto caldo della doccia e sto subito meglio. Resto mezz’ora in acqua, o un’ora, non so, ma la situazione è ormai precipitata; le contrazioni sono ogni 2-3 minuti e il mio ragazzo va nel panico e vuole assolutamente che partiamo per l’ospedale.
Io anche sono nel panico, ci vorranno tre quarti d’ora per arrivare in ospedale e l’idea di stare seduta in auto senza poter alleviare il dolore camminando o con l’acqua mi sembra impossibile. Cerco di rimandare, ragiono in fretta, penso se posso chiamare l’ostetrica per farmi partorire a casa (!!), ma il moroso è irremovibile, mi trascina fuori dalla vasca e mi ordina di salire in macchina.
Appena mi sdraio sul sedile posteriore, succede qualcosa.
La contrazione arriva, ma non fa male.
E’ lunga, intensa, e devo… spingere! E’ impossibile resistere, l’impulso è fortissimo, non spingo forte ma tutto il mio corpo è teso verso il basso.
Possibile??? Di già???
La seconda contrazione arriva dopo dieci minuti, di nuovo nessun dolore ma spinte, vado nel panico e chiamo l’ostetrica; ho bisogno di capire cosa diavolo sta succedendo!!!
La telefonata con lei ha del surreale e me la ricordero’ per tutta la vita.
“Blandine, sono in auto, è stranissimo, non ho piu’ male ma devo (arriva la contrazione) GHHHHH devo SPPIIIIINGERE!!!!!! Cosa mi succede (..), forse devo cagare (giuro, le ho detto cosi)?? E’ cosi?? E’ solo cacca??? Perchè sennò vuol dire che sto per partorire, partorisco in macchina, sono fregata GHHHHHHH!!!”
Lei è un’ostetrica indipendente che assiste parti in casa, le bastano cinque secondi del rumore che faccio per inquadrare la situazione.
Sta in silenzio.
Poi mi dice “Sssssi, magari è cacca, MAGARI, ma Francesca, ascoltami bene, è probabile che il tuo bimbo nasca. Ascoltami attentamente, se nasce, prendilo subito in braccio, avvolgilo in una maglietta e tienilo al caldo sul tuo petto”.
COOOSA?
“Intanto io chiamo l’ospedale per avvertirli che stai arrivando”
Click.
Io perdo la testa e inizio a urlare al mio ragazzo, vaipiuveloce! Passacolrosso!!! Suonailclacson!!! Vainellacorsiadeibusssss!!! PARTORISCO QUIII!
Mi richiama l’ostetrica e mi intima di spogliarmi, via le scarpe, via i pantaloni, via il reggiseno. Sono sdraiata sul sedile posteriore a gambe spalancate, ravano con la mano nelle mutande per capire se sento la testa e benedico ogni secondo di avere una macchina coi vetri oscurati dietro; non posso credere a quello che mi sta succedendo! Il cervello va a mille e ad ogni semaforo cerco di capire dove siamo, e di calcolare quanto tempo ci impiegherebbe l’ambulanza a raggiungerci. Sono una madre snaturata, come ho fatto a mettermi in questa situazione?
Quando vedo l’ospedale mi sento come se mi fosse apparsa la Madonna; anzi, no, la Madonna è la mia ginecologa che mi aspetta sul marciapiede e mi chiede “puo’ camminare?”
Io rispondo che GHHHHHHH!!, e mi catapultano sulla sedia a rotelle.
Che figura di merda!! Sono in centro a Ginevra, in mutande, scalza, completamente sfatta, quando entriamo nell’ospedale la ginecologa e l’ostetrica iniziano a correre, la sedia a rotelle non va dritta, sbattiamo contro i muri, la dottoressa tira giu tutti i santi del paradiso, la gente si sposta per lasciarci passare.. Nemmeno nel peggiore film di Hollywood!
Quando chiamano l’ascensore penso che sono una madre di merda e farò nascere mio figlio lì dentro, poi per miracolo le porte si aprono e siamo in sala parto.
Mi capottano sul lettino annunciando che “si vede la testa, spinga!” e inizio ad insultare chiunque mi tocchi (le due povere ostetriche di turno), imploro la ginecologa perchè “me lo tiri fuori”, e spingo e bestemmio come una pazza, chiedendomi mentalmente se avranno chiuso la porta o se da fuori si sentiranno tutte le cazzate che sto dicendo.
Dieci minuti e due spinte dopo, la dottoressa fa una smorfia semipreoccupata e mi annuncia che alla prossima contrazione lo facciamo uscire; alla terza spinta mi aiuta con la ventosa e Giacomo è sulla mia pancia, piccolo e accartocciato e bagnato come un uccellino.

Il mio ragazzo è in lacrime, il mio bimbo piange ed la musica più bella che abbia mai sentito.
Lo pesano rapidamente mentre la ginecologa mi ricuce la piccola lacerazione che ho avuto; sono le tre e mezza del pomeriggio e sono diventata mamma.

Dopo rimaniamo da soli, noi tre, per un’ora e mezza, in questa sala parto abbastanza intima in fondo, ad annusarci e a mangiarci con gli occhi e con la bocca, a ridere guardando il pallone e lo sgabello olandese e tutti gli strumenti che non ho nemmeno avuto il tempo di sfiorare con lo sguardo, a cercare di capire cosa sia successo nelle ultime quattro ore, e a festeggiare l’inizio della nostra nuova avventura.

Ti è piaciuto questo articolo? Condivilo!
Pubblicato in Storie di mamme
8 commenti su “La storia di Francesca e Giacomo
  1. Moky ha detto:

    Mi hai fatto morire dal ridere…e poi commuovere.

  2. Elisa ha detto:

    Il tuo parto è stato abbastanza simile al mio! Dopo 4 ore di travaglio sono controvoglia salita in macchina per andare all’ospedale (pensavo ci volesse ancora molto tempo stavo così bene a casa mia!! ma mio marito era troppo agitato) in macchina ho cominciato a sentire le spinte. L’ospendale distava un ora di macchina. Sinceramente però io a differneza di te speravo quasi che nascesse in auto…

  3. sara ha detto:

    Grazie per aver scritto la vostra avventura!!Mi sono fatta una grande risata e mi sono molto commossa perchè ho.rivissuto pezzetti della.nostra avventura! A mezzanotte prima contrazione (che avevo.paura di non riconoscere) alla una corsa in ospedale perchè il mio compagno mi ha costretta e alle 3.42 è nata la nostra piccola Emma…un mese fa! Era così piccola…e quando l’ho sentita la mia vita è cambiata!

  4. Francesca ha detto:

    Allora siamo abbastanza ad aver vissuto parti precipitosi! Sara sei stata addirittura piu’ veloce di me!
    Elisa mi hai incuriosito, perchè speravi che nascesse in auto?

  5. Elisa ha detto:

    Perchè mi sono stragoduta il travaglio a casa, coccolata da mio marito e da un’amica che stava facendo il tirocinio per diventare ostetrica e si era offerta di venire quando fossero iniziate le contrazioni per suggerirmi quando partire per l’ospedale. Luci basse, musica dolce, un bagno rilassante…tra una contrazione e l’altra ridevo e scerzavo coi miei compagni di avventura. Dopo il bagno nella vasca però le contrazioni erano davvero molto vicine quindi mi hanno convinta a partire. Ricordo ancora che sono entrata in ascensore gattonando per le contrazioni e allo stesso tempo ridendo insieme ai miei accompagnatori per la spettacolo che stavo offrendo! Ero davvero zen! Sentivo che stava andando tutto benissimo e che la mia bambina sapeva bene quello che doveva fare e io dovevo solo avere pazienza, lasciarla fare e aiutarla un pò. In macchina avevo la mia amica che mi massaggiava la schiena ad ogni contrazione. Per questo dico che anche se fosse nata in macchina sarei stata felice, la mia non era un’emergenza medica, era un normalissimo evento naturale. Non avevo nessuna paura. Quando sono arrivata in ospedale invece, come mi aspettavo, sono stata trattata come se fossi malata. Inoltre mi è capitata un’ostetrica antipaticissima, incazzata perchè ero arrivata che ero già di 9 cm di dilatazione. Mi ha agganciata al monitoraggio fetale che ho dovuto tenere per tutto il tempo, mi ha messo un ago nel braccio (nel caso ci fosse bisogno di iniettarmi qualcosa, cosa che non è successa e mi ha crato solo dolore e un bell’ematoma) e quando le ho sciorinato l’elenco delle posizioni che avrei voluto tenere per il parto mi diceva no,no,no…alla fine ho dovuto partorire nella classica posizione a pancia in su, che era comoda a lei ma a me meno. Comunque credo di essere stata come “posseduta” da una consapevolezza che veniva da lontano perchè sono rimasta zen e ho partorito una bimba bellissima di 3,2 kg senza nessuna lacerazione. Io non ho mai urlato e neanche la bambina ha pianto quando è nata. Avrei potuto partorirla a casa mia per quanto mi riguarda e spero il prossimo figlio di partorirlo così. Comunque non ho da lamentarmi davvero, ho avuto un parto stupendo. Ha fatto davvero molto la preparazione psicologica che ho seguito durantela gravidanza (ho fatto un corso preparto tenuto da una psicologa prenatal-tutor).

  6. Francesca ha detto:

    Grazie Elisa, capisco cosa volevi dire!
    Io ero davvero nel panico in auto, soprattutto per il fatto di essere sola e di non sapere cosa stesse succedendo; ovviamente con il senno di poi mi sono resa conto che non sarebbe potuto nascere li (spingevo ma non forte), ma sul momento non ne avevo idea.
    Arrivata in ospedale è stato tutto molto breve e non ho avuto il tempo di rimanere “traumatizzata”, almeno non molto, ma come te ho sentito subito la differenza tra il bellissimo travaglio a casa, e la meccanicità dell’ultima parte in sala operatoria (e grazie al cielo le ostetriche sono state comunque molto discrete e mi hanno aiutato molto).
    Il monitoraggio mi ha quasi fatto uscire di capa dal fastidio che mi dava, e anche io ho implorato di potermi mettere in altre posizioni: volevo assolutamente mettermi a carponi perchè da sdraiata mi sembrava di non riuscire a spingere, ma la ginecologa mi ha liquidato con un “non c’è tempo”.
    Non sapro’ mai se la situazione era davvero cosi urgente (come ho raccontato a Lucia, a posteriori ho saputo che c’era stato un po’ di sofferenza fetale, per questo la ventosa), ma alla fine me la sono cavata abbastanza bene.
    Non so se avro’ il coraggio di partorire in casa per un prossimo eventuale pupo, ma sto seriamente considerando la “maison de naissance” (non mi ricordo mai come si chiama in italia) che è attaccata all’ospedale.

  7. Lucia ha detto:

    Casa maternità 🙂

  8. Elisa ha detto:

    Certo, Francesca, il fatto di avere un’ostetrica (quasi ostetrica, ma comunque persona con più esperienza di parti rispetto a me o a mio marito) difianco per tutto il travaglio e anche in macchina mi ha sicuramente dato una tranquillità che tu, da sola non potevi avere. Adesso infatti a tutte le mie amiche incinta propongo di far venire anche loro un’ostetrica a casa alle prime avvisaglie di parto, e farsi accompaganare all’ospedale al momento giusto, altrimenti rischi anche di andare e che poi ti rimandino a casa perchè è troppo presto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*