La storia di Gemma ed Eleonora

Dal mio “diario” personale – maggio 2006:
Non so che giorno è… ormai è maggio e domani sono 2 settimane che è nata Eleonora (era il 21 aprile).
Prima di tutto voglio ricordare che Eleonora si è fatta attendere.
Il 10 aprile (dpp) ho potuto tranquillamente partecipare alla festa di compleanno di Giulia e tutto era immobile. Poi martedì è sembrato che cominciasse qualcosa… mercoledì sono andata in ospedale per il primo monitoraggio… ero già a 3 cm di dilatazione, ma finché non arrivano le contrazioni, quelle vere…
La notte sembra che siamo: contrazioni dolorose x quasi un’ora… poi tutto di nuovo fermo.
Controlli in ospedale ogni 2 giorni. Sempre più dilatazione e il resto a posto…
Passa così una lunghissima settimana.
Mercoledì dopo mi dicono che se non succede niente prima venerdì o sabato mi romperanno le membrane x indurre il parto: panico totale!
Passo il giovedì nell’ansia: non era quello che volevo, quello che avevo sempre immaginato. Ho paura che rompere le membrane non basti, che si trasformi tutto in un incubo, nelle mani dei medici…
Prendo tutte le medicine omeopatiche che possono “accelerare” il parto, x favorire la dilatazione e soprattutto impazzisco dal nervoso.
Qualcosa deve aver funzionato, o semplicemente è arrivato il momento giusto. Mi sveglio alle 5 di mattina: prima contrazione vera, seconda dopo 5 min! ci vestiamo impanicati, mentre cronometriamo gli intervalli.
Corsa in ospedale, poi ovviamente lì tutto si tranquillizza. Sono al mio primo figlio, quindi figurati…
Quando finalmente mi visitano “signora, voleva farlo a casa?” sono già a 8 cm di dilatazione!
Passo direttamente in sala parto (la sala travaglio è già occupata). Le ore passano senza che io me ne renda veramente conto. L’ultimo cm è lungo da raggiungere anche xchè le acque non si vogliono rompere.
Quindi interviene il ginecologo (facendo rompere le membrane all’ostetrica) e finalmente posso spingere!
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. È faticoso da morire e sembra non serva a niente. Forse sono io nella posizione sbagliata o forse la mia polpetta non si è girata come si deve e sbatte la testa contro qualcosa! Dopo ormai almeno 2 ore di spinte mi convincono a cambiare posizione (avevo tenuto la stessa, a carponi x tutto il tempo).
Finalmente la sua testa non rimbalza più indietro. Arriva di nuovo il ginecologo: mi fa tagliuzzare e forse è meglio così: la testa di Eleonora è fuori! Il resto segue…
Mi ritrovo un fagotto blu violaceo tra le braccia. Scopro che è una bambina: sono le 11,48, ecco Eleonora!
Mi dicono che è lunga, soprattutto mani e piedi. A vedere la mia pancia nessuno credeva che ci stesse tutta questa pupa dentro.
Mi cuciono mentre io stordita guardo il fagotto sul mio petto e comincio già a dimenticare la fatica e il dolore che mi è costata.
Bagnetto e controllo del neonatologo: pesa 3,360 kg ed è lunga 50 cm.

E qui finisce il racconto originale e iniziano i commenti “con il senno di poi”.

Cerco di riassumerli un po’, ma è difficile dargli un senso logico.

Da casa all’ospedale
È essenziale che faccia una premessa: io ho sempre pensato che avrei partorito in casa. Io stessa sono nata in casa e ho istintivamente repulsione x gli ospedali, x me era la scelta più normale. Prima ancora di essere incinta avevo scoperto che il S. Anna seguiva i parti a domicilio e pensavo di essere tranquilla così. Poi ho conosciuto le ostetriche e le cose non sono andate come speravo. Non sono piaciute né a me, né a mio marito e le abbiamo “abbandonate”. Ho cercato un’ostetrica privata, ma non sono stata fortunata. Intanto il tempo passava e quando alla fine ho fatto il tampone e scoperto di essere positiva allo streptococco ho pensato che forse proprio non era destino. Tutto questo mi ha portata a Carmagnola.
Adesso lotterei di più x il parto in casa, ma allora sembrava proprio impossibile e devo dire che la scelta dell’ospedale si è rivelata fortunata. Leggendo poi i vostri racconti ho capito poi quanto.
Non mi hanno fatto pressioni x indurmi il parto o anche solo ricoverarmi prima del tempo;
sono stata seguita quasi esclusivamente da un’ostetrica carinissima, dolcissima e discreta che ha lasciato a me e mio marito tutta la privacy della quale avevamo bisogno;
non ho quasi avvertito la presenza del ginecologo;
quando la bimba è nata me l’hanno immediatamente messa sul petto e hanno tagliato il cordone solo quando ha smesso di pulsare;
non l’hanno mai allontanata da me, l’ho accompagnata io al nido assistendo a visita e bagnetto e poi è stato rooming-in totale, con incoraggiamento dell’allattamento senza proposte di giunte di LA o simili;
hanno atteso i tempi del secondamento senza nemmeno ventilare un’induzione.
I contro sono stati la lunga degenza in ospedale dovuta alla mancanza di personale visto che era Pasqua e la poca disponibilità delle puericultrici del nido. Ma di questo parlerò dopo

Il Ritardo rispetto alla dpp
In realtà non ero in ritardo! La mia gine alla eco della 16^ sett aveva riscontrato che la gravidanza era “indietro” di una settimana, ma non aveva ritenuto di ridatare la dpp (non ho capito bene xchè, forse x farmi guadagnare una sett di maternità…)
Arrivati al termine xò sembrava dovesse nascere in anticipo, era bella grossa, incanalata e io avevo contrazioni ormai da mesi. Insomma tutti si sono dimenticati di quel “ritardo” e io ho rischiato di farmi inutilmente indurre! Se ci penso adesso mi vengono i capelli dritti, ma sul momento ero nel panico e mi fidavo dei dottori…

Corso pre-parto?
Non avevo voluto seguirlo. Finalmente a casa all’8° mese e con un mezzo trasloco in corso l’idea di avere anche quell’impegno mi angosciava. Non avevo nemmeno voglia di incontrare altre donne in attesa, ero satura dell’ambiente d’ufficio pieno di iene e mi sembrava bellissimo essere finalmente sola e libera! Adesso non so se avrebbe cambiato qualcosa, ma forse sarei stata più preparata (avevo letto qualcosina, ma non troppo, giusto x sapere a grandi linee cosa mi sarebbe successo, ma non tanto da spaventarmi…)
Quindi, dopo quello che ho imparato grazie a voi non so se mi farei rompere le acque, ma in quel momento e nella mia ignoranza, pensavo di non poter spingere se non si erano rotte e quindi mi è sembrata la soluzione.
Non ho neanche capito che quando ho sentito lo stimolo a fare la cacca in realtà avevo già voglia di spingere.
E, in ultimo, non ho potuto vivere consapevolmente il periodo espulsivo. Ero convinta, dalle storie che avevo sentito e letto, che il peggio fosse la dilatazione. Invece queste spinte non capivo da dove arrivassero e soprattutto xchè non funzionassero (e lo intuivo che c’era qualcosa che non andava, ma non sapevo come spiegarlo). Rimbalzava, ma non avevo il coraggio di cambiare posizione, non capivo che era la soluzione e che magari stare in piedi, e non carponi, che è la posizione che ho assunto istintivamente fin dalle prime contrazioni a casa, avrebbe aiutato la piccola a scendere. Quindi quando l’ostetrica mi ha invitata a cambiare non ho avuto il coraggio, ormai mi sentivo stremata, di ribellarmi quando mi ha fatta accomodare sul lettino, non ero più in grado di ragionare.
Lo stesso si può dire forse dell’episiotomia, ho lasciato che decidessero loro, purché finisse! E poi avevo sentito tutto e il contrario di tutto, chi si lacerava naturalmente in maniera drammatica e quindi non sapevo neppure se in fin dei conti non fosse meglio così… anche in questo sono stata strafortunata. Pochissimi punti e una cicatrice che non mi ha dato pressoché nessun fastidio e che ora non mi pare nemmeno di avere. (nota simpatica: mio marito, con una spiccata deformazione professionale, che chiede al ginecologo che tipo di filo userà prima di dare la sua approvazione…)
Inutile dire che oggi come oggi tutto questo sarebbe diverso, diversissimo!

Le dimissioni anticipate
Con mio marito eravamo d’accordo, che se tutto fosse andato bene, avrei chiesto le dimissioni anticipate, al max una notte in ospedale. Invece la neonatologa ha fatto un po’ di terrorismo, sostenendo che la bambina, poiché io ero positiva allo streptococco, doveva essere tenuta in osservazione qualche giorno in più. Ma di mezzo c’è stata Pasqua. E i 3 giorni sono stati davvero lunghi. Io ed Eleonora stavamo bene e non sopportavo più di stare in ospedale, inoltre le puericultrici non ci hanno praticamente considerate, senza quasi seguire l’avvio dell’allattamento (che sostenevano a parole, ma sul quale non davano alcun consiglio) e comportandosi in maniera scorbutica quando andavo al nido x il cambio della piccola.

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Pubblicato in Storie di mamme

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