La nascita di Vera

Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un’atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti! Nonostante la fatica, il dolore, lo sconforto di certi momenti, mi sembra che quelle poche ore siano state le più importanti di tutta la mia vita, e segnano indelebilmente l’inizio di una nuova parte della mia vita. È fondamentale, per me, pensare di avere trascorso quelle ore con la persona che amo e con altre tre persone speciali, che ci hanno aiutato a far venire al mondo la nostra bambina. Adesso so che ce l’avrei fatta anche da sola, perché so che tutto il lavoro è stato mio e della mia bambina, ma il loro sostegno e i loro consigli sono stati fondamentali per la mia tranquillità e per quella di Massimo, mio marito. Massimo ha faticato con me e mi ha sostenuto in un modo che sinceramente non speravo.

Quando ho sentito la prima contrazione, verso l’una di notte del 3 aprile, sono stata contenta, e ho provato una specie di eccitazione, presto non avrei più avuto la pancia ma la mia piccola tra le braccia. Sapevo che ci voleva tempo, ma ormai era iniziato il viaggio, e da lì non si tornava indietro!

Visto che sapevo che ci sarebbe voluto tempo, ho cercato di vivere quella giornata in modo normale. Ho cucinato, messo un po’ a posto, e nel pomeriggio è venuta a trovarmi una mia amica, anche lei in attesa, al 7° mese. Abbiamo anche fatto delle foto insieme, non eravamo ancora riuscite a fotografare insieme i nostri pancioni! Le contrazioni non si sono mai fermate, ma al contrario hanno accompagnato tutta la mia giornata. Erano all’inizio ogni quarto d’ora, poi ogni 10 minuti, poi ogni 5… ma non erano proprio regolari, e quando è arrivato a casa Massimo, mio marito, iniziavano a farsi sentire un po’ di più. Ero molto tranquilla, ma sentivo l’agitazione della mia amica prima, e di Massimo dopo, che comprendevo ma non riuscivo a provare!

Verso le 19 ho fatto una doccia, per provare se davvero faceva sentire un po’ meno il dolore delle contrazioni… Prima però ho chiamato Giovanna, una delle ostetriche, per iniziare ad avvertire che eravamo “in ballo”, e lei mi ha detto che sarebbero venute dopo un po’.

Ricordo di aver mangiato un panino, non avevo molta fame ma sapevo che avrei avuto bisogno di molta forza, quindi mi ero sforzata di mangiare un po’. Le contrazioni iniziavano a farsi sentire, ero entrata nel pieno della situazione e sapevo che la notte che stava arrivando sarebbe stata la più speciale della mia vita. Non avevo paura, ero completamente presa dal mio compito, ed ero tranquilla. Cercavo di gestire le “onde” come meglio potevo, contando sull’aiuto di mio marito. Dopo aver mangiato qualcosa ci eravamo sistemati in camera, su un materassino steso per terra accanto al letto, dalla parte di Massimo. Lo avevamo coperto con nylon e lenzuola, poi avevamo preso anche dei cuscini. Ricordo poco di quelle ore, so che Massimo era sempre con me e mi massaggiava la schiena ad ogni contrazione, che capiva che arrivava dal mio sguardo che cambiava. A volte sbadigliava, cosa che dentro di me mi faceva un po’ arrabbiare! Poi eravamo andati in bagno, e mi ero messa a cavalcioni del wc, cercando un po’ di sollievo in quella posizione, ma poi eravamo tornati in camera. Quando, alle 9, erano arrivate Lorella e Giovanna, ero in camera e stavo cercando di cavalcare le onde come meglio potevo… Ricordo le parole di Lorella, “Ci hai fatto una bella sorpresa, non ce l’aspettavamo adesso..”, io non ho risposto nulla ma ripensare a quelle parole mi fa uno strano effetto, è come se in quel momento avessi realizzato (anche se avevo già contrazioni da ore!) che c’eravamo veramente…

Le ostetriche sono state con noi circa un’ora, durante la quale mi hanno visitato una volta, dicendomi che stava andando tutto bene, ma che ci sarebbe voluto ancora un po’, le contrazioni sarebbero diventate ancora più intense… Quelle parole mi avevano preoccupato un po’, avevo pensato “Ma come, queste non sono buone contrazioni?”, però non ci avevo pensato più di tanto. Poi ci avevano lasciati di nuovo soli, allontanandosi per un po’, finché non le avessimo richiamate, perché pensavano che ci volesse ancora tanto.

Delle ore successive ricordo il continuo aumento dell’intensità delle contrazioni, 3 ore in cui non avevo il tempo di pensare ma in cui il mio corpo era totalmente preso dalla continua trasformazione… Ero immersa in ogni momento, in ogni respiro che facevo, e non avrei potuto sopportare l’idea di non essere a casa mia, nella mia camera, con la luce del mio abat-jour azzurro, nel silenzio della notte con solo la presenza del mio compagno con cui stavo dividendo questo momento così intimo. Durante la prima fase di transizione avevo vomitato, il mio corpo aveva deciso che non voleva riposare ma andare all’attacco!

Verso l’una di notte, esattamente dopo 24 ore dalla prima contrazione appena percettibile, avevo chiesto a Massimo di richiamare le ostetriche, non ce la facevo più, sapevo che il dolore non sarebbe cessato con la loro presenza, ma avevo bisogno di loro, dovevo sapere che erano lì con me, lì con noi tre. Quando le persone a cui dico che ho partorito in casa mi dicono “Che coraggio!”, mi rendo conto che durante tutto il travaglio non ho mai pensato, neanche una volta, che le cose potessero non andare bene, e l’ho pensato poche volte anche prima! Incoscienza? No, credo sia solo fiducia nelle proprie capacità, in quelle delle persone che ti assistono e nella creatura che porti in grembo da 9 mesi, e di cui ormai conosci tante cose, compresa la forza e la voglia di vivere…

Verso le due di notte erano arrivate Giovanna e Lorella, sapevo che erano arrivate, una di loro era entrata nella camera, sentivo la sua presenza ma non sapevo chi era… Poi Giovanna mi aveva visitato, aveva detto che tutto andava bene, e mi aveva lasciato di nuovo con Massimo. Avevo vomitato un’altra volta, dopodiché, dopo un tempo che non saprei quantificare, mi avevano chiesto se mi andava di provare a entrare nella doccia, avevo accettato e così Massimo era andato a preparare e a scaldare la stanza. Ricordo che Massimo andava e veniva, ma io non rimanevo mai sola, riconoscevo il tocco di Giovanna o Lorella sulla mia schiena che si alternava e sostituiva quello del mio compagno. Poi ero entrata nella doccia, allora lo sgabello che avevo comprato serviva a qualcosa! Mi ero seduta sotto il getto caldo della doccia, che Massimo teneva per me, e di quell’ora e mezza sotto la doccia ricordo che le contrazioni erano un po’ meno dolorose, anche se molto forti, e dopo ogni onda Lorella, che sedeva su una sedia di fronte a me con lo sguardo sereno, sentiva il cuore della bimba. Sapevo che quello strumento era utile per sapere se la piccola stava bene, ma devo dire che ne avrei fatto a meno, mi disturbava un po’ perché sentivo che interrompeva e spezzava qualcosa… Ad un certo punto il mio corpo era stato preso da un impulso irrefrenabile a spingere, e mi era sembrato che scoppiasse qualcosa! Mi ero un po’ spaventata, ma Lorella mi aveva detto che si erano rotte le acque, e che il liquido era chiaro, tutto ok. Ho pensato “Che forte, rompere le acque sotto l’acqua!”.

Era arrivata anche Patrizia, che sorpresa! Era un’altra ostetrica che avevo avuto modo di conoscere la settimana precedente, in occasione di una delle visite domiciliari delle ostetriche. Quando è entrata in bagno mi sembra di essere riuscita a farle un sorriso… Sentivo che erano tutti lì per me, era proprio come me l’ero immaginato, di notte e col silenzio… Solo io rompevo il silenzio, con il rumore del mio respiro e poi con le vocalizzazioni che cercavo di sostituirvi, con la guida di Giovanna e Lorella… non era facile, non mi riusciva molto all’inizio, ma poi sentivo che andava meglio, e forse cercare di controllare la voce mi aiutava a sentire un po’ meno il dolore. Poi Lorella mi aveva chiesto se volevo uscire dalla doccia, avevo accettato subito ed eravamo tornate in camera. Quando ero entrata in camera, ero rimasta colpita dall’atmosfera che c’era. Avevano sistemato tutto, messo lenzuola pulite e cuscini sopra il materasso, e mi ricordo di aver pensato “Guarda che bello, sono fantastiche!”. Mi sono rimessa in ginocchio, appoggiata al letto con le braccia, e ho cercato di affrontare al meglio anche quella che sapevo essere l’ultima parte del mio viaggio. Sentivo che ci eravamo quasi, ed era stato proprio il fatto di vedere tutta la stanza pronta, a farmelo capire! Sì, era tutto pronto per accogliere la nostra piccola Vera. Da quel momento ho dei ricordi un po’ più lucidi, so che Massimo era sempre accanto a me, mi massaggiava la schiena e mi incoraggiava a non abbattermi. Ogni tanto lo guardavo negli occhi, intensamente, senza riuscire a parlare, ma già solo quello mi dava la forza per andare avanti. In qualche momento, quando il dolore mi sembrava insopportabile, scuotevo la testa e lui capiva immediatamente cosa volevo dire, e mi incoraggiava dicendo “Ma sì, ma certo che ce la fai!”. Avevo proprio bisogno di sentire quelle parole…

Il mio corpo spingeva con tutte le sue forze, ora non sentivo più le contrazioni ma degli spasmi fortissimi e incontrollabili, che potevo solo assecondare. Mi sembrava di urlare di rabbia, tale era la forza che sentivo dentro. La mia bambina era decisa a nascere, e io cercavo con tutte le mie forze di aiutarla a venire fuori. Sentivo che mi stavo aprendo piano piano per farla passare…

Una delle cose che ho apprezzato di più del lavoro delle ostetriche è che non mi hanno mai detto “spingi” o “non spingere” quando mi veniva da fare il contrario, e credo che comunque non avrei potuto non assecondare il mio corpo.

Proprio quando eravamo alla fine, quando Massimo mi diceva con entusiasmo “Dai, si vede qualcosa, si vede la testa!”, ho pianto per il dolore e per la paura di non farcela. Il mio corpo si stava aprendo per fare passare la creatura che era nata e cresciuta dentro di me, e quello che stavo provando era incredibile, ma faceva anche paura! Ad un certo punto qualcuno mi ha detto di toccare con la mano, c’era la testa che stava per uscire, e io ho detto sorridendo, sorpresa “È morbida!”.

Finalmente era uscita la testa, qualcuno lo aveva detto, ormai eravamo tutti insieme da un po’, tutti nell’attesa di questo piccolo ma grande miracolo… Ho sentito una tregua, mi hanno detto di non spingere subito ma di aspettare un attimo, e con la spinta successiva è uscito tutto il corpo.

Sotto e dietro di me lavoravano per pulire e accogliere questa nuova vita, e io ho chiesto che ore erano. Erano le 6:08 del 4/4/2008… che bel giorno, che bell’ora per venire al mondo! Neanche il tempo di rendermi conto che era nata, che subito ho avuto la mia piccola in braccio, e come pesava! Aveva le mani grandi… Io ero nuda e lei era nuda, due corpi diversi ma una cosa sola, ancora col cordone che ci univa… Mi hanno aiutata a sdraiarmi sul letto, e mi hanno messo la piccola sul petto, poi ci hanno avvolte con coperte calde e asciugamani. Ci siamo guardate per la prima volta negli occhi, Massimo era accanto a noi, la nostra creatura era bellissima! Mi ricordo che per un po’ ho respirato affannosamente, un po’ per la fatica, un po’ per l’emozione indescrivibile… Poi abbiamo guardato se effettivamente era una femmina, non lo sapevamo ancora con certezza! Sì, era proprio la nostra piccola Vera!

Il dolore era scomparso, rimaneva solo la forza del miracolo appena avvenuto e tutta la gioia per essere riuscita a dare alla luce la mia bambina nell’intimità di casa nostra!

Siamo rimasti da soli noi tre per non so quanto, un tempo che non ricordo bene, e poi sono tornate le ostetriche per aiutarmi a partorire la placenta. Giovanna mi ha fatto vedere e sentire che il cordone non pulsava più, così lo hanno tagliato, dopodiché mi sono alzata dal letto, sempre tenendo in braccio la mia piccola, e ho dato qualche spinta per fare uscire la placenta. Pensavo che sarebbe stato più facile! Ma alla fine è uscita, era molto grande!

Giovanna mi ha aiutata a fare una doccia e poi mi ha dato qualche punto, mi ero lacerata un po’, mentre Lorella si è occupata di Vera con Massimo e Patrizia. Dopo la prima poppata della piccola, anche noi ci meritavamo la colazione… così Massimo è sceso in panetteria a prendere brioches per tutti, e abbiamo fatto colazione brindando con un bel bicchiere di vino dolce!

Questo è il racconto del mio parto, l’esperienza più importante della mia vita, di cui forse non ricordo tutti i particolari, ma di cui mi sono rimaste impresse certe frasi e certi momenti in modo indelebile. Concluderò con una di queste frasi, pronunciata da Giovanna verso le 7 di mattina quando, aprendo le persiane della camera dove era nata Vera, ha “urlato” sottovoce: “È nata una bambina! È nata una bambina!”.

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condivilo!
Pubblicato in Parto Taggato con: , , , , , , , , , ,
4 commenti su “La nascita di Vera
  1. Federica scrive:

    Sembra il mio parto!!!!
    È straordinario eppure così normale che
    la natura sappia cosa fare… Ogni volta…
    E noi ancora ci sorprendiamo!!!!

  2. Lucia scrive:

    Hai ragione, cara! È proprio così, e speriamo che pian piano ci si sorprenda sempre meno!

  3. simona scrive:

    grazie, mi sono venute le lacrime agli occhi e tanta voglia di rivivere una magica esperienza come il parto…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>