Archivio di luglio 2012

La storia di Gemma ed Eleonora

domenica, 29 luglio 2012

Dal mio “diario” personale – maggio 2006:
Non so che giorno è… ormai è maggio e domani sono 2 settimane che è nata Eleonora (era il 21 aprile).
Prima di tutto voglio ricordare che Eleonora si è fatta attendere.
Il 10 aprile (dpp) ho potuto tranquillamente partecipare alla festa di compleanno di Giulia e tutto era immobile. Poi martedì è sembrato che cominciasse qualcosa… mercoledì sono andata in ospedale per il primo monitoraggio… ero già a 3 cm di dilatazione, ma finché non arrivano le contrazioni, quelle vere…
La notte sembra che siamo: contrazioni dolorose x quasi un’ora… poi tutto di nuovo fermo.
Controlli in ospedale ogni 2 giorni. Sempre più dilatazione e il resto a posto…
Passa così una lunghissima settimana.
Mercoledì dopo mi dicono che se non succede niente prima venerdì o sabato mi romperanno le membrane x indurre il parto: panico totale!
Passo il giovedì nell’ansia: non era quello che volevo, quello che avevo sempre immaginato. Ho paura che rompere le membrane non basti, che si trasformi tutto in un incubo, nelle mani dei medici…
Prendo tutte le medicine omeopatiche che possono “accelerare” il parto, x favorire la dilatazione e soprattutto impazzisco dal nervoso.
Qualcosa deve aver funzionato, o semplicemente è arrivato il momento giusto. Mi sveglio alle 5 di mattina: prima contrazione vera, seconda dopo 5 min! ci vestiamo impanicati, mentre cronometriamo gli intervalli.
Corsa in ospedale, poi ovviamente lì tutto si tranquillizza. Sono al mio primo figlio, quindi figurati…
Quando finalmente mi visitano “signora, voleva farlo a casa?” sono già a 8 cm di dilatazione!
Passo direttamente in sala parto (la sala travaglio è già occupata). Le ore passano senza che io me ne renda veramente conto. L’ultimo cm è lungo da raggiungere anche xchè le acque non si vogliono rompere.
Quindi interviene il ginecologo (facendo rompere le membrane all’ostetrica) e finalmente posso spingere!
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. È faticoso da morire e sembra non serva a niente. Forse sono io nella posizione sbagliata o forse la mia polpetta non si è girata come si deve e sbatte la testa contro qualcosa! Dopo ormai almeno 2 ore di spinte mi convincono a cambiare posizione (avevo tenuto la stessa, a carponi x tutto il tempo).
Finalmente la sua testa non rimbalza più indietro. Arriva di nuovo il ginecologo: mi fa tagliuzzare e forse è meglio così: la testa di Eleonora è fuori! Il resto segue…
Mi ritrovo un fagotto blu violaceo tra le braccia. Scopro che è una bambina: sono le 11,48, ecco Eleonora!
Mi dicono che è lunga, soprattutto mani e piedi. A vedere la mia pancia nessuno credeva che ci stesse tutta questa pupa dentro.
Mi cuciono mentre io stordita guardo il fagotto sul mio petto e comincio già a dimenticare la fatica e il dolore che mi è costata.
Bagnetto e controllo del neonatologo: pesa 3,360 kg ed è lunga 50 cm.

E qui finisce il racconto originale e iniziano i commenti “con il senno di poi”.

Cerco di riassumerli un po’, ma è difficile dargli un senso logico.

Da casa all’ospedale
È essenziale che faccia una premessa: io ho sempre pensato che avrei partorito in casa. Io stessa sono nata in casa e ho istintivamente repulsione x gli ospedali, x me era la scelta più normale. Prima ancora di essere incinta avevo scoperto che il S. Anna seguiva i parti a domicilio e pensavo di essere tranquilla così. Poi ho conosciuto le ostetriche e le cose non sono andate come speravo. Non sono piaciute né a me, né a mio marito e le abbiamo “abbandonate”. Ho cercato un’ostetrica privata, ma non sono stata fortunata. Intanto il tempo passava e quando alla fine ho fatto il tampone e scoperto di essere positiva allo streptococco ho pensato che forse proprio non era destino. Tutto questo mi ha portata a Carmagnola.
Adesso lotterei di più x il parto in casa, ma allora sembrava proprio impossibile e devo dire che la scelta dell’ospedale si è rivelata fortunata. Leggendo poi i vostri racconti ho capito poi quanto.
Non mi hanno fatto pressioni x indurmi il parto o anche solo ricoverarmi prima del tempo;
sono stata seguita quasi esclusivamente da un’ostetrica carinissima, dolcissima e discreta che ha lasciato a me e mio marito tutta la privacy della quale avevamo bisogno;
non ho quasi avvertito la presenza del ginecologo;
quando la bimba è nata me l’hanno immediatamente messa sul petto e hanno tagliato il cordone solo quando ha smesso di pulsare;
non l’hanno mai allontanata da me, l’ho accompagnata io al nido assistendo a visita e bagnetto e poi è stato rooming-in totale, con incoraggiamento dell’allattamento senza proposte di giunte di LA o simili;
hanno atteso i tempi del secondamento senza nemmeno ventilare un’induzione.
I contro sono stati la lunga degenza in ospedale dovuta alla mancanza di personale visto che era Pasqua e la poca disponibilità delle puericultrici del nido. Ma di questo parlerò dopo

Il Ritardo rispetto alla dpp
In realtà non ero in ritardo! La mia gine alla eco della 16^ sett aveva riscontrato che la gravidanza era “indietro” di una settimana, ma non aveva ritenuto di ridatare la dpp (non ho capito bene xchè, forse x farmi guadagnare una sett di maternità…)
Arrivati al termine xò sembrava dovesse nascere in anticipo, era bella grossa, incanalata e io avevo contrazioni ormai da mesi. Insomma tutti si sono dimenticati di quel “ritardo” e io ho rischiato di farmi inutilmente indurre! Se ci penso adesso mi vengono i capelli dritti, ma sul momento ero nel panico e mi fidavo dei dottori…

Corso pre-parto?
Non avevo voluto seguirlo. Finalmente a casa all’8° mese e con un mezzo trasloco in corso l’idea di avere anche quell’impegno mi angosciava. Non avevo nemmeno voglia di incontrare altre donne in attesa, ero satura dell’ambiente d’ufficio pieno di iene e mi sembrava bellissimo essere finalmente sola e libera! Adesso non so se avrebbe cambiato qualcosa, ma forse sarei stata più preparata (avevo letto qualcosina, ma non troppo, giusto x sapere a grandi linee cosa mi sarebbe successo, ma non tanto da spaventarmi…)
Quindi, dopo quello che ho imparato grazie a voi non so se mi farei rompere le acque, ma in quel momento e nella mia ignoranza, pensavo di non poter spingere se non si erano rotte e quindi mi è sembrata la soluzione.
Non ho neanche capito che quando ho sentito lo stimolo a fare la cacca in realtà avevo già voglia di spingere.
E, in ultimo, non ho potuto vivere consapevolmente il periodo espulsivo. Ero convinta, dalle storie che avevo sentito e letto, che il peggio fosse la dilatazione. Invece queste spinte non capivo da dove arrivassero e soprattutto xchè non funzionassero (e lo intuivo che c’era qualcosa che non andava, ma non sapevo come spiegarlo). Rimbalzava, ma non avevo il coraggio di cambiare posizione, non capivo che era la soluzione e che magari stare in piedi, e non carponi, che è la posizione che ho assunto istintivamente fin dalle prime contrazioni a casa, avrebbe aiutato la piccola a scendere. Quindi quando l’ostetrica mi ha invitata a cambiare non ho avuto il coraggio, ormai mi sentivo stremata, di ribellarmi quando mi ha fatta accomodare sul lettino, non ero più in grado di ragionare.
Lo stesso si può dire forse dell’episiotomia, ho lasciato che decidessero loro, purché finisse! E poi avevo sentito tutto e il contrario di tutto, chi si lacerava naturalmente in maniera drammatica e quindi non sapevo neppure se in fin dei conti non fosse meglio così… anche in questo sono stata strafortunata. Pochissimi punti e una cicatrice che non mi ha dato pressoché nessun fastidio e che ora non mi pare nemmeno di avere. (nota simpatica: mio marito, con una spiccata deformazione professionale, che chiede al ginecologo che tipo di filo userà prima di dare la sua approvazione…)
Inutile dire che oggi come oggi tutto questo sarebbe diverso, diversissimo!

Le dimissioni anticipate
Con mio marito eravamo d’accordo, che se tutto fosse andato bene, avrei chiesto le dimissioni anticipate, al max una notte in ospedale. Invece la neonatologa ha fatto un po’ di terrorismo, sostenendo che la bambina, poiché io ero positiva allo streptococco, doveva essere tenuta in osservazione qualche giorno in più. Ma di mezzo c’è stata Pasqua. E i 3 giorni sono stati davvero lunghi. Io ed Eleonora stavamo bene e non sopportavo più di stare in ospedale, inoltre le puericultrici non ci hanno praticamente considerate, senza quasi seguire l’avvio dell’allattamento (che sostenevano a parole, ma sul quale non davano alcun consiglio) e comportandosi in maniera scorbutica quando andavo al nido x il cambio della piccola.

La storia di Arianna e Tommaso

venerdì, 27 luglio 2012

Premetto che questa era una lettera scritta a tutte quelle mamme che mi hanno aiutato a trovare la mia strada dopo una traumatica esperienza di parto affidata al caso …copio e incollo :-D

Eccomi qua, ve lo devo, il ringraziamento più sentito. A voi tutte da “Allattiamo” a “Parto Naturale” i miei forum. Il mio viaggio incomincia qui, 4 mesi fa, all’incirca al 5 mese di gravidanza, quando cominciavo a non dormire la notte, a rivivere continuamente il mio primo parto, piangendo di rabbia, per quello che mi è stato negato, per il trauma subito e le ferite ancora aperte nella mia mente. Tutte voi conoscete la mia storia. È strano come tutte le donne ricordino il loro parto con gioia e meraviglia, quella è solo la maternità, il parto è qualcosa che ad oggi subisci più che vivere appieno. Non volevo che il secondo andasse così, non volevo sentirmi in colpa un’altra volta, sentirmi derubata e violentata nell’anima. Qualcuna nel forum nomina Gavardo, un ospedale particolare, che rispetta donna e bambino, peccato che si trovi a 150km da casa, mio marito mi prende per un’invasata che in web ci passa troppo tempo… così cerco un’altra strada per proporgli la cosa più professionalmente possibile. Le amiche del forum mi consigliano un’associazione di ostetriche in libera professione per l’accompagnamento, così incontro la mia Teresa, un angelo che mi ha guidata nel ritrovare me stessa e in questa meravigliosa avventura, mi iscrivo al suo corso di preparazione al parto, siamo subito in sintonia e decido che lei mi terrà la mano quando starò per partorire e così fu… Data presunta giovedi 11 gennaio. Comincio un lavoro con lei, per superare paure e scheletri nascosti, cerco i superare l’ansia di entrare in contatto con questo piccolo cuore che batte dentro di me.

In quel momento ho realizzato quanto la mente e il corpo lavorino insieme e si influenzino a vicenda… ho chiesto al mio corpo di partorire di cominciare il travaglio, sentivo di essere pronta. Giovedi notte mi sveglio, ho dei dolori mi alzo ma so che non  ci siamo, ancora non è il momento ma la testa si incanala, la pancia si abbassa sento una sensazione di pace e positività, mi appoggio al davanzale a guardare la luna e rimango lì ad ascoltare il mio corpo, poi un pensiero mi riempie gli occhi di lacrime, la stessa scena la racconta spesso mia mamma. Quando ha partorito me ricorda di aver atteso i dolori più forti  appoggiata al davanzale guardando fuori dalla finestra la notte illuminata… E così faccio anch’io… la storia che si ripete… vita dopo vita. Il venerdi trascorre tranquillo, preparo le ultime cose, organizzo la trasferta. Vado a letto tardi con la borsa pronta vicino al letto bacio mio figlio di tre anni che dorme tranquillo, so che non sarò li al suo risveglio l’indomani. Alle 5 apro gli occhi, so di aver rotto le acque ma non sono bagnata, non ancora, così scivolo giù piano piano e vado in bagno… lo sapevo, membrane rotte, si parte… Nessun dolore, ho tutto il tempo di andare a Gavardo, con calma nel silenzio della notte, in macchina io e mio marito chiacchieriamo serenamente, scherziamo sappiamo che abbiamo fatto la scelta giusta, siamo soli, lontano da tutti a vivere finalmente la nascita di nostro figlio. L’ospedale è molto accogliente, piccolo e deserto, ci danno una camera solo per noi travagliare senza intrusioni, senza visite continue e senza mille consigli su come fare, è stato bellissimo, io a carponi sul letto a fare vocalizzi… a camminare, Robi che scherzava e mi prendeva in giro… Il resto del travaglio è stato un alternarsi di momenti di sconforto a momenti di esaltazione e forza profonda un po’ come tutta la vita… in poche ore l’essenza della vita stessa. È stato un lungo travaglio, ma in un certo senso “goduto” fino in fondo. Alle 15 ho sentito la mia Teresa per telefono, e comincio a piangere, ad invocare aiuto e lei con calma mi dice che è un buon segno che ora comincia il vero travaglio… ora si balla! Da lì a poco le contrazioni si fanno insopportabili e ravvicinatissime, ci siamo ora lo devo lasciar andare… Arriva anche Teresa, mi portano in questa stanza, un letto matrimoniale, un comò, una vasca, grande azzurra, la riempiono per me, ci sono solo 2 ostetriche e mio marito, mi sorreggono mi accarezzano, mi sorridono… il travaglio procede arrivano le contrazioni lancinanti, quelle che ti prendono anche la testa, sono troppo stanca, sono le 22 e sono esausta le gambe non mi reggono e da sdraiata è anche peggio… Ho guardato la vasca e mi sembrava l’unica cosa che forse poteva darmi sollievo, la mia adorata acqua. Entro in vasca, l’acqua calda di quella sera in quella vasca mi ha dato la sensazione piu dolce e ristoratrice della mia vita, mio marito mi prende la mano, dall’altra Teresa mi stringe forte l’altra, e nel suo sguardo vedo tutta la compassione di una madre che ha già partorito, che sente e rivive il suo parto nel mio. Ogni donna dovrebbe avere vicino una madre, o una figura femminile che ti capisce con cui sei in empatia… Ad ogni contrazione mi spingo giù nell’acqua fino alle guance, mi estraneo dal mondo, mentre sento solo l’intontimento dell acqua, chiudo gli occhi e siamo solo io e mio figlio è come se entrassi nel mio corpo insieme al bambino. Teresa spegne la luce, rimaniamo in penombra, una piccola luce puntata in acqua come un riflettore per il debutto di questo grandissimo artista, che è nato come un pesciolino e ha nuotato prima di respirare. Teresa e Marcella mi incitano ad urlare, a tirar fuori tutto a fare quello che sento di fare e sento di dover spingere… assecondo il mio corpo, devo urlare, la voce cambia è profonda, arriva dal profondo, un urlo selvaggio e primitivo una sensazione devastante, tommaso nasce con più spinte lunghe, con un urlo liberatorio riscattante, una gioia immensa, non solo per un figlio nato, ma per un parto goduto, vissuto… È arrivato nelle mie braccia, senza un lamento, ha subito ritrovato il mio cuore battere, il profumo di mamma, il mio respiro, la mia voce, nell ombra di quel paradiso, senza fretta senza interferenze, tutto il tempo necessario per conoscerci al di fuori del corpo. Siamo usciti insieme dalla vasca, ci siamo sdraiati, Tommaso sul mio petto, nessuno ha tagliato il cordone, prima doveva smettere di pulsare, prima dovevo allattare questa meravigliosa e perfetta creatura. Il papà ha tagliato il cordone, tutti escono, chiudono la porta, ci lasciano soli a goderci nostro figlio. Ho assistito al primo bagnetto seduta a guardare il papà adoperarsi per lavare e vestire il piccolo lord, mio marito si è goduto questa nascita come non pensava potesse succedere, ha fatto parte del gioco, invece che stare al di la del telo… Abbiamo dormito tutti e tre nel lettone della sala parto, io ho passato quel che rimaneva della notte a guardare questo bambino, in adorazione… era passata la stanchezza, l’ansia, rimaneva solo la gloria. Questo parto non ha cancellato la ferita del precedente, ma ora fa meno male, sento di aver fatto la cosa giusta per me e per mio figlio, di essermi riscattata come donna, di aver vissuto l’esperienza più mistica e spirituale che una persona può vivere.

Grazie a tutte per avermi aiutata e guidata, ma soprattutto per le info che mi hanno permesso di dare a mio figlio la nascita che tutti meritano, e che tutte le mamme dovrebbero desiderare per il loro figlio. Credo che Tommaso porterà dentro per sempre la serenità e la dolcezza della sua nascita.

La nascita di Vera

giovedì, 26 luglio 2012

Ricordo il mio parto come si ricorda un sogno, immerso in un’atmosfera magica e unica, difficile da descrivere e da raccontare. Adesso che la nostra piccola Vera è qui con noi, e che ha quasi due mesi, ripenso spesso a quella notte speciale, e ho quasi nostalgia di quei momenti! Nonostante la fatica, il dolore, lo sconforto di certi momenti, mi sembra che quelle poche ore siano state le più importanti di tutta la mia vita, e segnano indelebilmente l’inizio di una nuova parte della mia vita. È fondamentale, per me, pensare di avere trascorso quelle ore con la persona che amo e con altre tre persone speciali, che ci hanno aiutato a far venire al mondo la nostra bambina. Adesso so che ce l’avrei fatta anche da sola, perché so che tutto il lavoro è stato mio e della mia bambina, ma il loro sostegno e i loro consigli sono stati fondamentali per la mia tranquillità e per quella di Massimo, mio marito. Massimo ha faticato con me e mi ha sostenuto in un modo che sinceramente non speravo.

Quando ho sentito la prima contrazione, verso l’una di notte del 3 aprile, sono stata contenta, e ho provato una specie di eccitazione, presto non avrei più avuto la pancia ma la mia piccola tra le braccia. Sapevo che ci voleva tempo, ma ormai era iniziato il viaggio, e da lì non si tornava indietro!

Visto che sapevo che ci sarebbe voluto tempo, ho cercato di vivere quella giornata in modo normale. Ho cucinato, messo un po’ a posto, e nel pomeriggio è venuta a trovarmi una mia amica, anche lei in attesa, al 7° mese. Abbiamo anche fatto delle foto insieme, non eravamo ancora riuscite a fotografare insieme i nostri pancioni! Le contrazioni non si sono mai fermate, ma al contrario hanno accompagnato tutta la mia giornata. Erano all’inizio ogni quarto d’ora, poi ogni 10 minuti, poi ogni 5… ma non erano proprio regolari, e quando è arrivato a casa Massimo, mio marito, iniziavano a farsi sentire un po’ di più. Ero molto tranquilla, ma sentivo l’agitazione della mia amica prima, e di Massimo dopo, che comprendevo ma non riuscivo a provare!

Verso le 19 ho fatto una doccia, per provare se davvero faceva sentire un po’ meno il dolore delle contrazioni… Prima però ho chiamato Giovanna, una delle ostetriche, per iniziare ad avvertire che eravamo “in ballo”, e lei mi ha detto che sarebbero venute dopo un po’.

Ricordo di aver mangiato un panino, non avevo molta fame ma sapevo che avrei avuto bisogno di molta forza, quindi mi ero sforzata di mangiare un po’. Le contrazioni iniziavano a farsi sentire, ero entrata nel pieno della situazione e sapevo che la notte che stava arrivando sarebbe stata la più speciale della mia vita. Non avevo paura, ero completamente presa dal mio compito, ed ero tranquilla. Cercavo di gestire le “onde” come meglio potevo, contando sull’aiuto di mio marito. Dopo aver mangiato qualcosa ci eravamo sistemati in camera, su un materassino steso per terra accanto al letto, dalla parte di Massimo. Lo avevamo coperto con nylon e lenzuola, poi avevamo preso anche dei cuscini. Ricordo poco di quelle ore, so che Massimo era sempre con me e mi massaggiava la schiena ad ogni contrazione, che capiva che arrivava dal mio sguardo che cambiava. A volte sbadigliava, cosa che dentro di me mi faceva un po’ arrabbiare! Poi eravamo andati in bagno, e mi ero messa a cavalcioni del wc, cercando un po’ di sollievo in quella posizione, ma poi eravamo tornati in camera. Quando, alle 9, erano arrivate Lorella e Giovanna, ero in camera e stavo cercando di cavalcare le onde come meglio potevo… Ricordo le parole di Lorella, “Ci hai fatto una bella sorpresa, non ce l’aspettavamo adesso..”, io non ho risposto nulla ma ripensare a quelle parole mi fa uno strano effetto, è come se in quel momento avessi realizzato (anche se avevo già contrazioni da ore!) che c’eravamo veramente…

Le ostetriche sono state con noi circa un’ora, durante la quale mi hanno visitato una volta, dicendomi che stava andando tutto bene, ma che ci sarebbe voluto ancora un po’, le contrazioni sarebbero diventate ancora più intense… Quelle parole mi avevano preoccupato un po’, avevo pensato “Ma come, queste non sono buone contrazioni?”, però non ci avevo pensato più di tanto. Poi ci avevano lasciati di nuovo soli, allontanandosi per un po’, finché non le avessimo richiamate, perché pensavano che ci volesse ancora tanto.

Delle ore successive ricordo il continuo aumento dell’intensità delle contrazioni, 3 ore in cui non avevo il tempo di pensare ma in cui il mio corpo era totalmente preso dalla continua trasformazione… Ero immersa in ogni momento, in ogni respiro che facevo, e non avrei potuto sopportare l’idea di non essere a casa mia, nella mia camera, con la luce del mio abat-jour azzurro, nel silenzio della notte con solo la presenza del mio compagno con cui stavo dividendo questo momento così intimo. Durante la prima fase di transizione avevo vomitato, il mio corpo aveva deciso che non voleva riposare ma andare all’attacco!

Verso l’una di notte, esattamente dopo 24 ore dalla prima contrazione appena percettibile, avevo chiesto a Massimo di richiamare le ostetriche, non ce la facevo più, sapevo che il dolore non sarebbe cessato con la loro presenza, ma avevo bisogno di loro, dovevo sapere che erano lì con me, lì con noi tre. Quando le persone a cui dico che ho partorito in casa mi dicono “Che coraggio!”, mi rendo conto che durante tutto il travaglio non ho mai pensato, neanche una volta, che le cose potessero non andare bene, e l’ho pensato poche volte anche prima! Incoscienza? No, credo sia solo fiducia nelle proprie capacità, in quelle delle persone che ti assistono e nella creatura che porti in grembo da 9 mesi, e di cui ormai conosci tante cose, compresa la forza e la voglia di vivere…

Verso le due di notte erano arrivate Giovanna e Lorella, sapevo che erano arrivate, una di loro era entrata nella camera, sentivo la sua presenza ma non sapevo chi era… Poi Giovanna mi aveva visitato, aveva detto che tutto andava bene, e mi aveva lasciato di nuovo con Massimo. Avevo vomitato un’altra volta, dopodiché, dopo un tempo che non saprei quantificare, mi avevano chiesto se mi andava di provare a entrare nella doccia, avevo accettato e così Massimo era andato a preparare e a scaldare la stanza. Ricordo che Massimo andava e veniva, ma io non rimanevo mai sola, riconoscevo il tocco di Giovanna o Lorella sulla mia schiena che si alternava e sostituiva quello del mio compagno. Poi ero entrata nella doccia, allora lo sgabello che avevo comprato serviva a qualcosa! Mi ero seduta sotto il getto caldo della doccia, che Massimo teneva per me, e di quell’ora e mezza sotto la doccia ricordo che le contrazioni erano un po’ meno dolorose, anche se molto forti, e dopo ogni onda Lorella, che sedeva su una sedia di fronte a me con lo sguardo sereno, sentiva il cuore della bimba. Sapevo che quello strumento era utile per sapere se la piccola stava bene, ma devo dire che ne avrei fatto a meno, mi disturbava un po’ perché sentivo che interrompeva e spezzava qualcosa… Ad un certo punto il mio corpo era stato preso da un impulso irrefrenabile a spingere, e mi era sembrato che scoppiasse qualcosa! Mi ero un po’ spaventata, ma Lorella mi aveva detto che si erano rotte le acque, e che il liquido era chiaro, tutto ok. Ho pensato “Che forte, rompere le acque sotto l’acqua!”.

Era arrivata anche Patrizia, che sorpresa! Era un’altra ostetrica che avevo avuto modo di conoscere la settimana precedente, in occasione di una delle visite domiciliari delle ostetriche. Quando è entrata in bagno mi sembra di essere riuscita a farle un sorriso… Sentivo che erano tutti lì per me, era proprio come me l’ero immaginato, di notte e col silenzio… Solo io rompevo il silenzio, con il rumore del mio respiro e poi con le vocalizzazioni che cercavo di sostituirvi, con la guida di Giovanna e Lorella… non era facile, non mi riusciva molto all’inizio, ma poi sentivo che andava meglio, e forse cercare di controllare la voce mi aiutava a sentire un po’ meno il dolore. Poi Lorella mi aveva chiesto se volevo uscire dalla doccia, avevo accettato subito ed eravamo tornate in camera. Quando ero entrata in camera, ero rimasta colpita dall’atmosfera che c’era. Avevano sistemato tutto, messo lenzuola pulite e cuscini sopra il materasso, e mi ricordo di aver pensato “Guarda che bello, sono fantastiche!”. Mi sono rimessa in ginocchio, appoggiata al letto con le braccia, e ho cercato di affrontare al meglio anche quella che sapevo essere l’ultima parte del mio viaggio. Sentivo che ci eravamo quasi, ed era stato proprio il fatto di vedere tutta la stanza pronta, a farmelo capire! Sì, era tutto pronto per accogliere la nostra piccola Vera. Da quel momento ho dei ricordi un po’ più lucidi, so che Massimo era sempre accanto a me, mi massaggiava la schiena e mi incoraggiava a non abbattermi. Ogni tanto lo guardavo negli occhi, intensamente, senza riuscire a parlare, ma già solo quello mi dava la forza per andare avanti. In qualche momento, quando il dolore mi sembrava insopportabile, scuotevo la testa e lui capiva immediatamente cosa volevo dire, e mi incoraggiava dicendo “Ma sì, ma certo che ce la fai!”. Avevo proprio bisogno di sentire quelle parole…

Il mio corpo spingeva con tutte le sue forze, ora non sentivo più le contrazioni ma degli spasmi fortissimi e incontrollabili, che potevo solo assecondare. Mi sembrava di urlare di rabbia, tale era la forza che sentivo dentro. La mia bambina era decisa a nascere, e io cercavo con tutte le mie forze di aiutarla a venire fuori. Sentivo che mi stavo aprendo piano piano per farla passare…

Una delle cose che ho apprezzato di più del lavoro delle ostetriche è che non mi hanno mai detto “spingi” o “non spingere” quando mi veniva da fare il contrario, e credo che comunque non avrei potuto non assecondare il mio corpo.

Proprio quando eravamo alla fine, quando Massimo mi diceva con entusiasmo “Dai, si vede qualcosa, si vede la testa!”, ho pianto per il dolore e per la paura di non farcela. Il mio corpo si stava aprendo per fare passare la creatura che era nata e cresciuta dentro di me, e quello che stavo provando era incredibile, ma faceva anche paura! Ad un certo punto qualcuno mi ha detto di toccare con la mano, c’era la testa che stava per uscire, e io ho detto sorridendo, sorpresa “È morbida!”.

Finalmente era uscita la testa, qualcuno lo aveva detto, ormai eravamo tutti insieme da un po’, tutti nell’attesa di questo piccolo ma grande miracolo… Ho sentito una tregua, mi hanno detto di non spingere subito ma di aspettare un attimo, e con la spinta successiva è uscito tutto il corpo.

Sotto e dietro di me lavoravano per pulire e accogliere questa nuova vita, e io ho chiesto che ore erano. Erano le 6:08 del 4/4/2008… che bel giorno, che bell’ora per venire al mondo! Neanche il tempo di rendermi conto che era nata, che subito ho avuto la mia piccola in braccio, e come pesava! Aveva le mani grandi… Io ero nuda e lei era nuda, due corpi diversi ma una cosa sola, ancora col cordone che ci univa… Mi hanno aiutata a sdraiarmi sul letto, e mi hanno messo la piccola sul petto, poi ci hanno avvolte con coperte calde e asciugamani. Ci siamo guardate per la prima volta negli occhi, Massimo era accanto a noi, la nostra creatura era bellissima! Mi ricordo che per un po’ ho respirato affannosamente, un po’ per la fatica, un po’ per l’emozione indescrivibile… Poi abbiamo guardato se effettivamente era una femmina, non lo sapevamo ancora con certezza! Sì, era proprio la nostra piccola Vera!

Il dolore era scomparso, rimaneva solo la forza del miracolo appena avvenuto e tutta la gioia per essere riuscita a dare alla luce la mia bambina nell’intimità di casa nostra!

Siamo rimasti da soli noi tre per non so quanto, un tempo che non ricordo bene, e poi sono tornate le ostetriche per aiutarmi a partorire la placenta. Giovanna mi ha fatto vedere e sentire che il cordone non pulsava più, così lo hanno tagliato, dopodiché mi sono alzata dal letto, sempre tenendo in braccio la mia piccola, e ho dato qualche spinta per fare uscire la placenta. Pensavo che sarebbe stato più facile! Ma alla fine è uscita, era molto grande!

Giovanna mi ha aiutata a fare una doccia e poi mi ha dato qualche punto, mi ero lacerata un po’, mentre Lorella si è occupata di Vera con Massimo e Patrizia. Dopo la prima poppata della piccola, anche noi ci meritavamo la colazione… così Massimo è sceso in panetteria a prendere brioches per tutti, e abbiamo fatto colazione brindando con un bel bicchiere di vino dolce!

Questo è il racconto del mio parto, l’esperienza più importante della mia vita, di cui forse non ricordo tutti i particolari, ma di cui mi sono rimaste impresse certe frasi e certi momenti in modo indelebile. Concluderò con una di queste frasi, pronunciata da Giovanna verso le 7 di mattina quando, aprendo le persiane della camera dove era nata Vera, ha “urlato” sottovoce: “È nata una bambina! È nata una bambina!”.

 

Nascere nel “Gran Paradiso”

martedì, 24 luglio 2012

Voglio raccontarvi una storia… C’era una volta, ma forse è successo qualche giorno fa, un bambino di nome Tancredi, un nome importante!(Tancredi di Altavilla Re di Sicilia!). Sì un nome importante! Eppure Tancredi è nato a Degioz, comune della Valsaverenche, nel cuore del Parco del Gran Paradiso, un bimbo avventuroso, un bimbo che aveva le idee chiare su come e dove voleva nascere, così è nato una domenica di vacanza in un piccolo borgo di poche case in mezzo alla natura, dove il rumore predominante è quello del Savara, il possente torrente che scorre vicino alla casa che ci ha ospitato. La casa che ci ha accolto, che è della mia amica Dayné Nelly, si chiama “Casa degli Angeli”, una casa costruita nel 1871 dal bisnonno, che era un Cacciatore del Re! Una casa ad hoc per una nascita regale! La mattina avevamo acceso il fuoco nel camino e i genitori si erano preparati a ricevere Tancredi costruendogli un piccolo nido simbolico. Dopo aver lavorato sulla consapevolezza corporea e il respiro, abbiamo attivato l’istinto con l’aiuto della cultura sciamanica degli indiani d’America. Le forze degli elementi del parto: l’Acqua per l’apertura e il Fuoco per la forza delle contrazioni uterine si stavano equilibrando e accumulando, abbiamo pregato la Madonna del Gran Paradiso (la statua che si trova in cima al Gran Paradiso, l’unico a 4000 mt in territorio completamente italiano, è stata portata su negli anni ’50 ed è dedicata alla Madonna del Monte Carmelo) e ringraziato.

Il “silenzio uterino” (vedi manuali di ostetricia moderna) che precede il parto nella fase espulsiva in cui praticamente l’utero si prepara per le ultime contrazioni del periodo espulsivo, in ospedale sfocia nello scompiglio totale e solitamente nella somministrazione endovenosa di ossitocina sintetica per accelerare il parto, e in manovre più o meno lesive e invasive per mamma e bambino. Mettersi in ascolto di questo silenzio qui ci proietta in un altro universo atemporale e apre una porta interdimensionale. Attraverso questa porta – che si apre comunque sempre in ogni nascita – arrivano le entità angeliche a benedire e proteggere. E’ così grande la forza di questo silenzio che veramente sembra in grado di fermare e dilatare il tempo che pure sta continuando a scorrere come l’acqua del Savara. Siamo avvolti nella penombra, una chiazza di colore arancio dell’asciugamano steso a terra. Abbiamo l’essenziale, il calore, il buio il silenzio e la musica delle acque, così possiamo accogliere questo bambino che nasce con due spinte. Nei giorni precedenti abbiamo avuto l’aiuto delle erbe: qualcuna la trovavamo davanti alla porta di casa come l’umile ortica, l’aiuto dei fiori che preparo diluiti con il metodo Bach, degli alberi che ci hanno aiutato a ritrovare le nostre radici e a curare la placenta, degli animali selvatici che ci hanno dato dei grandi insegnamenti, del Sole e del Fuoco che ci hanno nutrito e scaldato con la loro energia maschile e paterna, dell’Acqua che ci ha insegnato l’apertura, del massaggio metamorfico che curando tutta la storia ostetrica agisce con una efficacissima prevenzione a livello di salute fetale e placentare. Dopo il parto il funicolo non è stato tagliato ma si è staccato spontaneamente (Nascita Lotus) in terza giornata, Tancredi non è calato di peso (cioè non ha avuto il calo di peso che viene chiamato “fisiologico” quando si taglia precocemente il funicolo), la mamma non ha avuto punti perché con la forza della Terra, nello specifico dell’argilla, possiamo fare emostasi, curare le eventuali piccole lacerazioni, disinfettarle e accelerarne la cicatrizzazione. Dopo il parto l’assunzione dei rimedi placentari (ed eventualmente erboristici in caso di bisogno) aiuta la mamma a sentirsi subito in forze, riduce la perdita ematica e favorisce una precoce montata lattea, il contenimento manuale dell’utero inoltre aiuta a ridurre al minimo la perdita ematica, in questi giorni la cosa più tecnologica che abbiamo fatto è stata l’autoemoterapia*, le difese immunitarie essendo un po’ basse a causa della stanchezza, del caldo patito e del fatto che il Ferro sotto forma di preparato erboristico risultava indigesto. Questo è il parto sicuro perché non disturbato, gli animali si isolano per partorire in sicurezza e come sa bene chi ha origini contadine il travaglio e il parto si bloccano se vengono disturbati, ma oggi anche agli animali spesso tocca in sorte un taglio cesareo. Ma se forse provassimo a non disturbare più la nascita? Sarebbe così pericoloso? Certamente, perché metterebbe in discussione tutta la nostra cultura alle radici, la competizione ed il materialismo, il consumismo e la sua modalità frenetica e superficiale. Il rischio è grande perché bisognerebbe avere orecchie per mettersi in ascolto del silenzio della nascita, tatto e manualità per relazionarsi con buon senso in modalità non invasive ma contenitive con mani che sanno anche accendere un fuoco, vista per accettare la visione di un bambino che nasce roseo e respira senza piangere e per accettare la bellezza e la potenza del corpo femminile al culmine del suo processo creativo e della sua apertura, olfatto di mamma e bambino per sentire l’odore dei propri corpi e riconoscersi e accettarsi, voce per comunicare al di là di vuote parole senza senso l’amore, l’accoglienza e il rispetto per questa nuova vita.

E così posso considerare questa nascita come un punto luminoso fermo e culminante nella mia carriera di ostetrica, sia per le modalità e l’ambiente di nascita che per la fiducia accordatami da queste persone che sono venute quassù, per affrontare questa esperienza in tutta sicurezza e libertà, questa è la sensazione che ho provato arrivando in Valsavara e con questa parola voglio terminare questo scritto: libertà.

Carla Joly ,ostetrica libero professionista

Sito internet : www.carlajolyarteostetrica.com

articoli sul blog www.mammapermamma.eu

*Autoemoterapia è l’iniezione per via intramuscolare di una piccola quantità del proprio sangue, ciò permette di quadruplicare le cellule del sistema immunitario per una settimana, gli interventi chirurgici in epoca pre-antibiotica trattati in questo modo evolvevano in un decorso fisiologico.

 

I momenti no

martedì, 17 luglio 2012

I momenti no sono parte integrante della vita di tutti, maschi o femmine, grandi o piccini…  Sono momenti in cui ti sembra che tutto ti remi contro, che nessuno possa capire la tua stanchezza tristezza, che il destino si stia accanendo contro di te… E anche se razionalmente sai che non può essere, il tuo cuore sente congiure e alla fine si arrende…

Credo che a volte si abbia bisogno di questi momenti, anche se sembra assurdo, per potersi fermare a pensare se la vita che stiamo conducendo sta andando nella direzione che volevamo… Io spesso approfitto di quei momenti per rallentare tutto, per analizzare le singole cose e vedere se sono incidenti di percorso che accadono a tutti, o se invece nascondono qualcosa di più… Ho imparato che spesso non è il destino a guidarci, ma il nostro inconscio… Non voglio mettermi a fare psicoanalisi adesso, state tranquilli, però io credo davvero che la parte più nascosta di noi, quella che vuole solo il nostro egoistico bene, guidi molto la nostra vita… E se cerchiamo di farla andare dove vogliamo noi, là iniziano i problemi…

Nella vita delle mamme, i momenti no possono riguardare molti argomenti, dalla stanchezza per un allattamento intenso, alla frustrazione per uno spannolinamento che non procede, alla solitudine della vita quotidiana… Sono solo alcuni esempi di momenti che ci portano a vivere tristezza, rabbia e rassegnazione nel nostro compito di mamme… Tutte noi li proviamo, tutte noi ci passiamo, e ci chiediamo perché la vita delle mamme non può essere più facile! Eh sì anche io me lo chiedo, però la risposta è che non può essere facile perché crescere un essere umano è il compito più difficile di tutti, di qualsiasi lavoro!!! E quindi ci stanno tutte queste emozioni negative, alle volte… Però poi questi momenti difficili vengono superati, i nostri piccoli crescono, a volte da un giorno all’altro riescono a modificare le situazioni che ci crucciavano, semplicemente perché è venuto il loro momento! Così diminuiscono le poppate, imparano a segnalarci (e soprattutto noi impariamo a capire i segnali!) che devono fare pipì, o iniziano ad andare e fare da soli… Insomma, quando ci sembra di aver proprio perso ogni speranza, di solito i nostri cuccioli ci sorprendono, e noi ci accorgiamo di quanto siano cresciuti… Quando si vive il momento difficile è arduo riuscire a guardare avanti con fiducia, ma se si riesce a fare un piccolo sforzo, la nostra positività sarà ricompensata… I nostri bimbi crescono, e quando ripenseremo a questi momenti, che sono di crescita per tutti, ci mancheranno anche!

Insomma, anche se a tutte noi capita di perdere la pazienza, di arrabbiarci, di scoraggiarci, di deprimerci, di piangere e di non vedere la luce in fondo al tunnel, ricordatevi che sono momenti, proprio solo momenti, e che quindi passeranno, così come dopo il temporale c’è di nuovo il sole… E che tante altre mamme ci stanno passando, proprio come voi!

Nascere podalico, oggi

domenica, 8 luglio 2012

Nell’antico Egitto già si eseguiva il rivolgimento (manovra per il riposizionamento del bambino in versione cefalica –con la testa in basso- verso il canale del parto) in caso di presentazione podalica, era una manovra sacra ed era eseguita dai sacerdoti. Oggi in campo medico viene ugualmente eseguita questa manovra che richiede l’ospedalizzazione e un rigido protocollo, non è più una manovra sacra ma puramente meccanica, in caso di insuccesso si esegue un taglio cesareo che normalmente viene programmato in una data anteriore al termine delle 40 settimane fisiologiche di gravidanza. La motivazione di questa presentazione non è inquadrabile esclusivamente in un contesto meccanico, bisognerebbe chiedersi cosa c’è a monte e se effettivamente c’è una causa meccanica per cui il bambino non può mettersi in posizione cefalica, bisognerebbe chiedersi il perché dell’insorgere di questo impedimento. E’ importante inquadrare questo tipo di presentazione nel contesto in cui avviene: genitoriale, famigliare, sociale ed ambientale, e in generale nel più ampio contesto relazionale della costellazione famigliare del bambino. Non va applicata una tecnica a caso tra le tante tipologie diverse, ma va fatto un ascolto della coppia dei genitori per conoscere mediante una accurata anamnesi famigliare le circostanze legate alla loro stessa nascita, bisogna conoscere l’andamento della gravidanza: come è insorta, indagare sull’accettazione o meno del bambino e su tutti gli eventuali conflitti insorti che potrebbero avere una relazione con l’assunzione della presentazione podalica del bambino. Come premessa di salute in gravidanza è importante la continuità dell’assistenza da parte dell’ostetrica, sembra che nell’esperienza delle ostetriche che seguono precocemente una gravidanza sin dal primo trimestre e che offrono servizi di accompagnamento con corsi di gruppo e prestazioni individuali one to one questo tipo di presentazione sia meno frequente. Con l’esecuzione del massaggio metamorfico in gravidanza è possibile eseguire un atto di prevenzione che va a curare la storia ostetrica della famiglia in quanto si agisce a livello del piede su una linea che va dal pre-concepimento alla nascita e coinvolge sia gli aspetti paterni e maschili che quelli materni femminili. Sono altresì importanti:

1- La visualizzazione del bambino in posizione cefalica

2- L’uso dell’acqua durante la gravidanza, frequentazioni di corsi di acquaticità per gestanti in piscina e movimento libero della mamma: questo aspetto del movimento influenza positivamente lo sviluppo del sistema nervoso del bambino che contribuisce a fargli assumere la posizione cefalica

3- Il Massaggio Polare per liberare il bacino, il segmento uterino inferiore e il perineo da eventuali tensioni così il bambino viene più invogliato ad assumere la posizione cefalica perché la sua testa trova un posto morbido ed accogliente nel corpo della madre

4- L’educazione a evitare quelle situazioni conflittuali che possono generare tensione e stress nella mamma e paura nel bambino

5- Usare la luce di una lampadina dall’alto al basso dell’addome materno per aiutare il bambino che può seguire il movimento della luce a scendere con la testa verso il basso

6- La medicina tradizionale cinese previo consulto e ascolto, che comunque non sempre può essere indicata.

In sintesi aiutano il posizionamento cefalico tutte le modalità che rafforzano il legame dei genitori con il bambino e stimolano l’apertura alla nascita nella dimensione spirituale, emozionale e corporea. La tipologia di intervento può dunque essere varia e necessita di una consulenza preventiva per potersi indirizzare nel tipo di trattamento individuale più adatto al caso specifico. Il Rivolgimento medico da eseguire in regime di hospital day è in genere l’ultima spiaggia rispetto alla tipologia precedente di intervento. Bisognerebbe evitare la prenotazione di un cesareo programmato che generando stress contribuisce a bloccare ulteriormente una situazione che è già in equilibrio precario a causa della paura che può insorgere a livello materno e quindi anche fetale, e aspettare invece l’insorgere spontaneo del travaglio affinché il bambino abbia tutto il tempo per completare lo sviluppo del suo sistema nervoso ed abbia attivato la sua preparazione alla nascita con la possibilità di un migliore adattamento al mondo esterno e quindi minore esigenza di rianimazione alla nascita. E’ importante informarsi sugli ospedali in cui c’è una bassa incidenza di cesarei su quale sia il comportamento e il protocollo in caso di presentazione podalica. Il parto podalico in acqua, non disturbato, potrebbe aprire finalmente un nuovo capitolo nel caso di nascita podalica perché l’acqua permette un passaggio più graduale dal mondo intrauterino a quello esterno, il corpo del bambino uscendo trova un ambiente acquatico e caldo e ha meno stimoli ad attivare la respirazione finché non è uscita la testa ed è affiorato in superficie.

ASPETTO SIMBOLICO: ci può aiutare a addentrarci più in profondità nella comprensione di questo tipo di presentazione: possiamo fare una lettura del rapporto mamma/bambino mettendo in relazione questa tematica all’Appeso Arcano n.12 dei tarocchi di Marsiglia corrispondente al segno dei Pesci, con pianeta governatore Nettuno, al mito della sirena Derceto da una parte e dall’altra alla Papessa Arcano n.2 corrispondente al segno della Vergine, pianeta governatore Mercurio, mito di Demetra e Persefone. Per quanto riguarda la simbologia dei tarocchi, l’immobilità dell’Appeso (corrispondenza – segno zodiacale dei Pesci-) richiama paradossalmente l’immobilità del bambino in presentazione podalica, che non si tuffa attivamente verso il basso per entrare più attivamente nel processo di nascita. Questo essere fermo può essere dovuto a un reale impedimento oppure può essere una fase di immobilità in cui si vive in modalità più ricettiva a una dimensione profonda di saggezza, può rappresentare anche un blocco e un’immobilità che origina nel proprio albero genealogico (nel ramo paterno o materno) che possiamo anche chiamare costellazione famigliare del bambino. Questa sosta temporanea che mantiene il bambino in posizione podalica può essere legata a un lavoro di approfondimento spirituale del proprio progetto di nascita, a una meditazione profonda, una preghiera (naturalmente se vediamo il feto come un essere proveniente da una dimensione spirituale superiore più sottile con un proprio progetto di vita individuale), quindi può anche solo significare che ha bisogno di più tempo rispetto agli altri per questo approfondimento, si ritira forse solo temporaneamente dal progetto attivo di vita nel caso effettui una versione cefalica spontanea successivamente oppure ha bisogno di qualcuno che lo venga a prendere nel caso si renda necessaria l’esecuzione di un cesareo. Per quanto riguarda il simbolismo materno nella Papessa (corrispondenza –segno zodiacale della Vergine – ) ,vediamo una donna in doppia gestazione: di un uovo che sta covando e di se stessa, lei rappresenta quella parte intatta di noi che non è mai stata ferita né toccata, la sua purezza simboleggiata dal volto bianco può anche essere una freddezza asessuata e una chiusura, all’origine ci può essere una ferita di qualche tipo oppure la sua solitudine può essere volontaria (le donne dei popoli più antichi come gli indiani d’America si isolavano periodicamente in luoghi solitari e armoniosi nella natura perché sapevano che ciò favoriva una crescita armoniosa ed equilibrata del bambino che portavano in grembo) oppure può essere un isolamento subito che genera frustrazione. La Papessa non ha più desideri, eppure abita il corpo come un luogo sacro e conosce le leggi dell’incarnazione-simboleggiate dal manoscritto che tiene tra le mani- obbedisce alla volontà divina, accetta solo l’unione basata sull’unione delle anime e attende una inseminazione spirituale, potrebbe anche rappresentare il peso di una educazione famigliare religiosa rigida e castrante.

ASPETTO MITOLOGICO, derivato dalla corrispondenza Astrologica: nel mito di Derceto legato al segno dei Pesci e a Nettuno, Derceto per volere di Afrodite cede a un amore passionale e clandestino, concepisce una figlia, ma non essendo accettata non riesce ad accettare questa gravidanza e cerca di annegarsi, Poseidone/Nettuno la salva ma il suo corpo diventa quello di una sirena, metà donna e metà pesce. Nel mito di Demetra e Persefone legato al segno della Vergine possiamo comprendere l’importanza del legame madre-figlia che quando viene disturbato genera una incapacità di Amore e di apertura nella madre (Demetra disperata per la scomparsa della figlia rapita da Ade che fa isterilire tutta la vegetazione della Terra), possiamo altresì comprendere l’importanza dell’abbandonarsi ai ritmi stagionali/ormonali e il rispetto dei ritmi della madre Terra che nella vita frenetica del mondo materialista superficiale e consumista non permettono uno sviluppo sereno e armonioso della gravidanza, gravidanza che implica comunque sempre un rallentamento e un profondo rispetto per la sacralità della vita, Ade/Plutone che può rappresentare anche un aspetto oscuro e prevaricatore maschile in positivo può essere visto come questa esigenza di profondità di andare alle radici (radici che per il bambino sono rappresentate dalla placenta) per poter permettere lo svilupparsi di una nuova vita ed è il maschile che soddisfa questo bisogno di profondità portando Persefone nel regno degli inferi. Dovendo sintetizzare i vari motivi che inducono alla presentazione podalica si potrebbe chiamare in causa la polarità: accettazione e amore di sé, della coppia e del bambino e viceversa mancata accettazione e paura nel vissuto materno/paterno, questa tipologia di interpretazione non è per indurre sensi di colpa e di inadeguatezza nei genitori ma deve servire per mettere a fuoco la tematica sottostante e trovare una tipologia di intervento individualizzata e perciò adeguata alla singola famiglia.
Testi di riferimento per l’interpretazione simbolica: “Astrologia e mito” di Roberto Sicuteri, edizioni Astrolabio.
“La via dei tarocchi”di Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, edizioni Feltrinelli. Sito internet corrispondente: www.camoin.com
Carla Joly, www.carlajolyarteostetrica.com

Le storie raccontate… dalle scarpe!

martedì, 3 luglio 2012

Forse penserete che sono matta, ma qualche giorno fa ero seduta per terra nel soggiorno, e non so perché ho voltato lo sguardo verso la nostra scarpiera a mobiletto, aperta (la passione di Maia, che quando non sa che fare va lì a fare l’inventario e a provare le scarpe di tutti…), e guardando le scarpe tutte in disordine ho iniziato a pensare…

Ecco quelle sono le mie scarpe, che dovrei mettere via, tanto per ora in estate non le uso… Sono le mie bellissime scarpe azzurre che ho comprato il giorno prima che nascesse Maia, l’ultima cosa che volevo assolutamente fare prima di partorire… La mia piccola ha aspettato che mamma fosse tranquilla anche con le scarpe nuove da usare dopo il parto! ;)

Poi ci sono le scarpe da ginnastica che mi accompagnano da anni, quelle che ho usato per tutta la gravidanza, quando non ne volevo sapere di altre scarpe, quando accompagnavano i miei passi appesantiti di 13 kg… I sandali rossi ritrovati da poco più di un mese a casa dei miei, sandali comprati nel centro di Torino anni fa, quando frequentavo l’università e ballavo la Salsa… I sandali bianchi coi fiorellini, comprati l’anno scorso, con Maia piccola, che mi ricordano i primi mesi di vita in quattro… Le scarpe delle mie bambine, da quelle rosa da ginnastica di Vera, comprate dalla nonna, a quelle piccole di tela blu e arancioni che uso ogni tanto per Maia, e che mi ha passato una mia cara amica (sono quelle di Leon!), ai sandalini presi al negozio di usato, per Maia che ha sempre caldo ai piedi… Poi quelle di tela con “gli occhi”, uguali per Maia e Vera, che abbiamo scelto quest’anno per far fare loro le gemelline, visto che a Vera piace tanto!

Insomma, mi sono persa per un attimo nella vita delle scarpe, e ho ricordato anche tutte quelle che non vedevo in quel momento… I primi sandalini rosa di Vera, morbidissimi, le scarpe col tacco che usavo all’università, o per andare al servizio civile, quelle usate per le prime uscite da fidanzata, gli stivali comprati insieme alla mia amica quando Vera abitava nel mio pancione… Io non sono una che ha tantissime scarpe, ma tutte insieme sembrano tantissime!

Ora so che penserete che sono pazza, ma ho pensato subito di scrivere un post sulle scarpe… e mi sono pure divertita! :P