La storia di Francesca e Andrea

Inizio col dire che accanto a me ho avuto un ginecologo che mi ha incoraggiato e sostenuto fin dall’inizio, mettendomi comunque al corrente dei pro e dei contro di un vbac.

Mancavano 13 giorni alla DPP ma Andrea aveva voglia di venire al mondo anche a dispetto del gran freddo e della neve che in quei giorni avevano sommerso Torino. E così il 6 febbraio nel pomeriggio ho avuto come la sensazione di aver rotto le acque così ho preferito andare a fare un controllo al PS del mio ospedale. Ma lì i medici mi hanno assolutamente tranquillizzata: “Tutto nella norma, il liquido è nei valori normali, torni solo domani mattina per un tracciato di controllo”. Però alle 22 di quello stesso giorno ho cominciato a sentire degli strani dolorini (come fossero i dolori mestruali) ma assolutamente sopportabili. Ho messo a letto la mia figlia maggiore di tre anni (nata con parto cesareo) e ho detto a mio marito che era meglio aspettare e vedere cosa accadeva nelle ore successive, magari quei dolori sarebbero scomparsi… Ma così non è stato. Alle 2 di notte ho pensato che forse era meglio tornare in ospedale. A quell’ora non potevamo lasciare la bambina a nessuno così ho lasciato mio marito a casa, chiamato un taxi, preso la mia valigia e mi sono recata da sola in ospedale. Fuori il termometro del taxi segnava -13 gradi….

Arrivata in ospedale mi hanno subito ricoverata in reparto, mi hanno fatto visita e tracciato ma ero a 3 cm così mi hanno detto di aspettare la visita della mattina. Nel frattempo continuavo a sentire questi dolorini, ma ripeto, assolutamente sopportabili. Intanto si stava facendo giorno ed io ero sempre lì nel letto in attesa che succedesse qualcosa…. Verso le 8.30 ho sentito uscire tanta acqua e subito sono andata nell’ambulatorio del reparto dove, alla visita sono risultata a 5/6 centimetri. Conseguenza: subito in sala travaglio, neppure il tempo di avvisare mio marito che stava andando a portare la bambina in asilo! Una ostetrica mi ha detto: lo mandiamo da lei appena arriva.

Erano più o meno le 9 del 7 febbraio quando sono arrivata in sala travaglio e sono stata presa “in consegna” da una ostetrica che definire un angelo è poco… Dopo pochi minuti è arrivato mio marito. Intanto mi hanno messo il tracciato ed è arrivato anche il mio ginecologo che è stato sempre presente a questo “evento”.

A questo punto devo dire che i dolori sono aumentati di intensità, e credo di aver cominciato ad avere veramente male ed anche un po’ di paura… Ma l’assistenza dell’ostetrica è stata preziosa: mi ha sempre incoraggiato ma è stata anche molto ferma nel dirmi cosa dovevo fare, anche quando ad un certo punto mi ha bonariamente rimproverato dicendo che io stavo spingendo poco e che stava facendo tutto il bambino!!

È passato davvero poco, fra una contrazione e l’altra cercavo di pensare che oramai il bimbo era lì, che non potevo tornare indietro ormai … “Si vedono tanti capelli neri che spuntano…” ed io pensavo… ma figurati se già sta nascendo… Si, era proprio così: alle 11, dopo un paio di spinte decisive e una piccola incisione ecco finalmente Andrea sulla mia pancia: era nato, senza epidurale, senza ossitocina, solo grazie alla mia volontà e all’aiuto di tutti quelli che era lì con me quel giorno, non ultimo mio marito.

Io continuavo a piangere, non potevo credere di esserci riuscita e continuavo a ripetere al mio ginecologo: “Dottore, ha visto che ce l’ho fatta??” con tutti quelli della sala parto che si guardavano negli occhi come per dire: “Signora, mica avrà scalato il monte Everest??!!” Ma per me era davvero molto di più.

La cosa più importante è che già dopo poche ore ero in piedi che camminavo tranquillamente. Vi assicuro che per chi come me ha avuto l’esperienza di un cesareo, poter vivere il post parto senza flebo né tagli, senza catetere né morfina nelle vene è una sensazione bellissima, perché riesci a goderti ogni momento nel modo più naturale possibile. È chiaro che il dolore c’è ma è una cosa sopportabilissima e il suo ricordo passa davvero in poche ore.

L’ultima cosa: per chi volesse provare un vbac consiglio di informarsi, chiedere, e farsi aiutare e sostenere. È una bellissima esperienza e poi un giorno potrete dire in giro di aver provate entrambe le cose…. e non è da tutte!!!!

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Pubblicato in Storie di mamme
4 commenti su “La storia di Francesca e Andrea
  1. Daria ha detto:

    Come capisco quello che scrivi, soprattutto le ultime righe… anch’io vbac (ad dire il vero hbac), tra l’altro anche per noi 11 giorni prima della dpp. La gioia di poter godere appieno del proprio bimbo e di essere in piedi subito sono impagabili!

  2. Irene ha detto:

    mi sono un po’ commossa a leggere la tua storia… spero che anche la mia finirà così!! Senza “flebo né tagli, senza catetere né morfina nelle vene” … ci terrei davvero tanto! Per ora, grazie al mio ginecologo, ma soprattutto grazie a mio marito e a Lucia 😉 che mi ha messo in contatto con l’ostetrica Carla Joly, stiamo andando in quella direzione. La mia dpp è il 14 gennaio 2013 e il primo parto (cesareo) è stato il 16 febbraio 2011, l’unica cosa bella di quel parto è il mio piccolo Diego! 🙂 vorrei tanto provare l’esperienza “normale”…

  3. Lucia ha detto:

    Io credo che tu possa e debba dire “grazie a me” stiamo andando in quella direzione! Se vuoi noi ti staremo accanto in questo viaggio!

  4. Irene ha detto:

    Mi farebbe molto piacere! E’ bello poter condividere ansie, dubbi ma anche piccole/grandi conquiste con qualcuno che sicuramente ti capisce… 😉

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