Quante di noi mamme hanno pensato almeno 1 volta (una?) “Oddio ma ora come mi devo comportare con lei/lui?”. Il lui (o lei) della situazione è naturalmente il proprio bambino, quel piccolo che abbiamo portato in grembo per 9 mesi, che abbiamo dato alla luce, che ha succhiato dal nostro seno, che ha fatto i suoi primi sorrisi guardandoci negli occhi e facendoci commuovere… e così via, per mille volte e occasioni… Ma arriva il momento in cui ci sembra di non conoscerlo più, di avere davanti un altro bambino, nostro figlio si è trasformato in una persona che non sappiamo come prendere, con cui non sappiamo come parlare, che ci spiazza con le sue reazioni esagerate, che ci butta in un mondo diverso da quello che ci eravamo immaginati, in cui i bambini, i nostri bambini, sono imprevedibili e incomprensibili… e noi non ci sentiamo più così sicuri di stare percorrendo la strada giusta.
Che si fa, dunque? Qualunque sia il problema (non si vuole più vestire per uscire, non vuole più mangiare, urla tutto il giorno, picchia gli altri bambini, ecc…), cerchiamo di accantonare per prima cosa il senso di colpa che è il compagno di mille avventure di ogni mamma… Quello non aiuta né a capire né a risolvere… E la parola giusta che dobbiamo avere in mente è proprio questa: capire. O almeno provare a farlo.
Ogni manifestazione del bambino, anche quelle considerate “capricci” (termine che io odio e non uso mai), ha un senso ben preciso e anche se noi non lo comprendiamo, ciò non significa che non ci sia. Il bambino si comporta in un modo strano perché ci sta comunicando qualcosa. Proviamo a metterci nei panni del nostro bambino, che è piccolo, dipendente da noi, ma che ha anche voglia di crescere, e sperimenta spesso l’impotenza di chi vorrebbe fare cose da grande senza esserlo già diventato… I bambini sono il nostro specchio, e ci stupirà sapere che spesso quando un bambino è arrabbiato, ha di fronte una mamma o un papà arrabbiati, magari per motivi esterni alla famiglia… ma lui lo sente e ci comunica a modo suo che ha capito, che ha sentito, e lo fa col suo linguaggio…
Altre volte il bambino si trova in un momento di difficoltà per cui esprime il suo disagio in un modo particolare… Insomma i motivi e i modi sono troppi per fare esempi, ma la cosa che dobbiamo sempre ricordare è che non si comporta “male” per farci dispetto, ma in quel momento ci esprime un disagio per qualcosa, e sta a noi cercare di comprenderlo e vedere come affrontare la cosa.
Si può cercare di parlarci, se è abbastanza grande, sapendo che non verrà fuori il “motivo” in modo facile, ma almeno aprirà uno spiraglio per cui il bambino sentirà l’interesse del genitore, sentirà che ci si preoccupa per lui, cioè che si vuole aiutarlo… e magari ci vorrà tempo, ma senza forzarlo e senza sgridarlo, e continuando a cercare di capire, le cose si risolveranno… Certo, non sempre sarà facile, ci stanno sbandamenti e stanchezza, è normale, ma la cosa migliore sarà cercare di essere con lui in ogni momento e in ogni modo…
Mia figlia Vera, per esempio, per ben 17 mesi, ha continuato a bagnare le mutandine con qualche goccia di pipì, nonostante fosse senza pannolino, tutti i giorni… E vi assicuro che 17 mesi sono tanti! Anche se le ricordavamo di fare pipì molto spesso, anche se era passato pochissimo tempo dall’ultima pipì, le mutandine erano spesso bagnate… Questa cosa, guarda caso, era iniziata con la mia seconda gravidanza (iniziata in contemporanea con lo spannolinamento definitivo, anche se ancora non sapevo di essere incinta), ed è continuata fino a pochi mesi fa… Con l’aiuto di un’amica, ho interpretato questa cosa come un voler “marcare il territorio” vista la presenza prima nascosta e poi reale della sorellina… E una volta nata la sorellina, fare la pipì nelle mutande era anche un voler essere piccola come la neonata… Una volta accettata la nuova arrivata, e aumentato il desiderio di essere “sorella maggiore”, da un giorno all’altro questo comportamento è scomparso. In questi lunghi mesi, non posso negare di aver provato sentimenti anche molto negativi, tristezza, impotenza, delusione, rabbia e stanchezza… Nonostante ciò, abbiamo cercato sempre di chiedere a Vera la sua collaborazione, senza farla sentire sbagliata, ma sicuramente avrà captato (con le sue antennine moooolto sensibili!) che non eravamo contenti… Abbiamo tenuto duro, senza obbligare o sgridare, e alla fine la costanza è stata premiata!
Esistono molti libri che trattano di educazione non violenta, di comunicazione con i bambini in questa ottica, e anche se finora non ne ho letto nessuno, credo che lo farò presto, visto che le mie bimbe crescono a vista d’occhio!
Ecco tre esempi: “Crescere i bambini con la comunicazione nonviolenta (Bisogni e risposte)” di Marshall B. Rosenberg, “Genitori efficaci” di T. Gordon e “Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta a essere genitori” di D.J. Siegel.
Che ne pensate?