Archivio di febbraio 2012

Olio di Iperico

domenica, 19 febbraio 2012

L’olio di Iperico è un olio di colore rosso scuro, che vanta molte proprietà e soprattutto quelle emollienti e restitutive. È utile per le scottature (sia da sole che da bruciature lievi), per la pelle screpolata, per gli arrossamenti, per la pelle rovinata dal freddo, dallo stare troppo immersa in acqua (e le mamme sanno di cosa sto parlando!) o ancora peggio in acqua e detersivo… A me capitava spesso, da ragazzina, di lavarmi le mani e di non asciugarle abbastanza bene, quindi avevo la pelle delle mani estremamente screpolata… se solo avessi conosciuto l’olio di iperico! Beh per fortuna ho capito presto che bastava asciugarsi meglio ogni volta che mi lavavo, però un po’ di olio di iperico mi avrebbe dato subito sollievo!

Questo olio ha anche una funzione antinfiammatoria, antisettica, purificante, cicatrizzante, astringente e antibiotica. Lenisce i dolori articolari e reumatici, rinvigorisce e riequilibra e tonifica sia la pelle secca che quelle grassa e impura. Io l’ho usato anche come olio per massaggiare la zona perineale, dopo il mio primo parto. Sembra che possa anche guarire le emorroidi esterne, se applicato localmente. È efficace anche come trattamento per la couperose. Può essere applicato anche sulle ferite aperte. Ha anche proprietà antifungine, quindi può essere utilizzato per combattere la candida.

Si consiglia, durante il periodo di assunzione, si non esporsi al sole perché una delle controindicazioni è la fotosensibilità durante l’esposizione ai raggi solari.

Come si produce l’oleolito. Se trovi i fiori freschi, puoi fare da sola il tuo oleolito di iperico, usandolo esternamente o anche ingerendolo. Bastano circa 30 gr di fiori freschi in un vaso di vetro, a cui si aggiungeranno 100 ml di olio di oliva, possibilmente extravergine. Si lascia macerare il vaso chiuso per circa 20-30 giorni, mettendolo ogni tanto al sole e girando il vasetto ogni tanto. Dopo questo tempo, si filtra l’olio usando un panno di cotone pulito o una garza, e si conserva in una bottiglia o vaso chiusi e al riparo dalla luce del sole.

Le ultime settimane di gravidanza…

lunedì, 13 febbraio 2012

In alcuni ospedali, quando si arriva alle fatidiche 40 settimane, iniziano i famosi controlli, che consistono di solito in una visita alla settimana più monitoraggio. Oltre la 41a settimana, i controlli si intensificano. Io non ne ho mai fatti, anche perché non sono mai arrivata alla dpp e non ho partorito in ospedale, ma credo che comunque non ne avrei fatti… e credo che non siano poi così necessari… Allora perché allo scoccare delle 40 settimane le mamme iniziano a sentirsi “scadute”? Perché i controlli iniziano a farsi più serrati? Perché le pance devono essere controllate di più? Ci saranno risposte mediche a questi quesiti, però sono profondamente convinta che tutti questi controlli siano fatti senza discriminazione, non soltanto in casi in cui ci siano maggiori rischi e quindi maggior bisogno di tenere sotto controllo l’andamento della fine gravidanza… Questi controlli vengono effettuati su tutte le mamme, indistintamente, contribuendo a far loro sentire l’ansia degli ultimi giorni… Arriva l’ansia del “perché non nasce?”, “Starà bene?”, “Perché il travaglio non parte?”, “Ho qualcosa di sbagliato?”, “Non ho ancora contrazioni… il travaglio partirà?” oppure “Il mio bambino è pigro?”. Io trovo molto brutto che si sia persa la capacità di attendere, la gioia degli ultimi giorni, delle ultime settimane, quello stato d’animo di tranquillità e fiducia che dovrebbe accompagnare ogni nascita… Ogni bambino sa quando è il suo momento, grazie ad un meccanismo perfetto di relazione tra lui e la madre, tra lui e la placenta, meccanismi che sanno benissimo far partire il travaglio quando è il momento. Il momento giusto è quando il bambino è pronto per affrontare la vita extrauterina, quando è pronto al distacco dal ventre materno, e quando la sua compagna di viaggio, la placenta, è matura e arriva il momento in cui non riesce più a lavorare del tutto efficacemente. Ecco, quello è il momento giusto per la nascita. Intervenire precocemente, o iniziare a preoccuparsi con controlli e ansie varie, solo perché si è arrivati alla 40a settimana, oltre che inutile, è controproducente. Lo stress inibisce l’inizio del travaglio, non lo facilita di certo, e infatti negli ultimi giorni di gestazione l’ideale sarebbe staccare la spina, spegnere il cervello, non pensare a numeri e scadenze, ma semplicemente mettersi in contatto col proprio bambino e fare lavori che non impegnino la sfera razionale… come per esempio lavorare a maglia! Questo sì che può favorire l’insorgenza del travaglio, o almeno non ostacolarlo! Naturalmente, questo discorso è valido in situazioni di fisiologia.
E un’altra cosa furba da fare sarebbe mentire spudoratamente sulla data presunta, posticipandola di almeno 3 settimane in avanti, almeno per quelle persone che già prima della dpp inizierebbero a chiamare per sapere “Allora, è nato???” Così passerete gli ultimi giorni in modo tranquillo, senza pressioni inutili… E i controlli? Per alcune persone possono essere ansiogeni, ma se tutto va bene e il bambino si muove, non sono così necessari… Sappiate che nessuno vi verrà a prelevare a casa se non vi presentate, è un vostro diritto, potete anche cambiare idea e decidere di non mettere piede in ospedale se non ci siano evidenti necessità!

E vorrei davvero che tutte le mamme sapessero questo e se lo ripetessero ogni volta che qualcuno le fa sentire “in ritardo”… FINO A 42 SETTIMANE CONCLUSE DI GESTAZIONE (cioè fino a 2 settimane intere dopo la dpp), NON C’E’ BISOGNO DI INTERVENIRE!

Quanto dura la gravidanza?

martedì, 7 febbraio 2012

Che cos’è la dpp? Se consideriamo una gravidanza a termine, sappiamo che il parto può avvenire in un qualsiasi momento tra la 38a e la 42a settimana (i parti prematuri si hanno prima delle 38 settimane compiute). Però forse non tutti sanno che la dpp (data presunta del parto) è soltanto la media di questi due estremi, fissata a 40 settimane.
Quando andate per la prima volta ad una visita per la gravidanza, per stabilire la dpp vi chiedono la data del primo giorno dell’ultima mestruazione… A questa data vengono aggiunte 40 settimane, ma soltanto perché conoscendo la data delle ultime mestruazioni, viene ipotizzato un ciclo di 28 giorni, e un’ovulazione dopo 14 giorni dall’inizio del ciclo. Se questo può essere valido per molte donne, non lo è per molte altre, che hanno cicli più lunghi o ovulazioni non al 14° giorno del ciclo… Se conoscete la data precisa della vostra ovulazione 8dato che non interessa mai gli operatori), ma che non corrisponde ai 14 giorni successivi all’ultima mestruazione, potete calcolare voi la giusta dpp aggiungendo 38 settimane (la durata media della gravidanza umana) alla data dell’ovulazione, e fornire il dato dell’ultima mestruazione a partire da questa giusta dpp (dichiarare quindi l’ultima mestruazione come se fosse avvenuta 2 settimane prima dell’ovulazione)… Se invece non conoscete la data dell’ovulazione ma avete cicli più lunghi di 28 gg, potete comunque aggiustare il calcolo da sole in modo approssimativo ma sicuramente più esatto di quello standard, perché spesso gli operatori non terranno conto di queste variabili… e avere la giusta dpp vi aiuterà a non essere sotto pressione inutilmente a fine gravidanza, quando avere alcuni giorni in più può fare davvero la differenza… Se farete la prima ecografia, quella delle 12 settimane, verrà controllata la datazione della gravidanza in base alle dimensioni dell’embrione. Oltre questa settimana, le ridatazioni non hanno alcun senso perché da quel momento in poi iniziano ad avere un gran peso anche altre variabili, come il ritmo individuale di crescita del feto.

Spesso si sente dire dalle mamme in attesa frasi come “Io partorirò a metà aprile”, piuttosto che “Il bambino nascerà a Natale”… ma nessuno può avere questa certezza (a meno che non si tratti di cesareo programmato, naturalmente!)! Infatti, è buono ogni momento dalla 38a alla 42a settimana, in ogni caso il bambino che nasce in questo lasso di tempo è a termine, cioè pronto per nascere.

Ciò significa che fino a 42 settimane compiute, cioè finite, la nascita può avvenire spontaneamente. Se poi il calcolo della dpp non è stato fatto correttamente, magari ci sono altri giorni da aggiungere prima di preoccuparsi del travaglio che non parte… E quindi non hanno senso, in assenza di problemi, le induzioni prima di questo termine!

Il parto in acqua

mercoledì, 1 febbraio 2012

La mia seconda bambina, sempre nata in casa come la prima, è nata in acqua. Sono entrata nella piscinetta dopo tutto il giorno che avevo prodromi, poi contrazioni più serie… Erano iniziate tranquillamente alle 8 di mattina, e sono entrata in acqua verso l’ora di cena, le 19.30, perché fino ad allora ero riuscita a gestire bene le onde camminando e ondeggiando il bacino… Neanche due ore dopo mia figlia era tra le mie braccia. Appena sono entrata in acqua ho sentito un grande sollievo, un grande rilassamento, e le contrazioni si sono fermate per qualche minuto. Poi sono ricominciate, belle potenti, ma riuscivo a gestirle molto meglio per via della rilassatezza dei muscoli di tutto il corpo, grazie anche alla leggerezza del mio corpo immerso, e forse anche perché in quel modo mi sentivo più in contatto con la mia bambina, immersa anche lei nell’acqua… Potevo cambiare posizione facilmente, non sentivo il peso del mio corpo, né del pancione, e infatti ad ogni contrazione mi mettevo carponi o facevo galleggiare il corpo andando quasi in superficie, poi ad ogni pausa tornavo a sedermi. L’acqua ha accelerato il travaglio che era in fase avanzata, infatti dopo poco non avevo praticamente più le pause tra le contrazioni, ma stavo benissimo in acqua… e dopo poco è nata mia figlia. Siamo rimaste in acqua per molto, non avevamo fretta, ogni tanto mi facevo togliere un po’ di acqua fredda e metterne di calda… così rimanevamo al calduccio. La mia bambina è rimasta in acqua, nel suo elemento, per ancora un’ora, ma era anche addosso a me… una specie di momento di transizione che penso le abbia donato maggiore tranquillità nel sentirsi accolta in questo nuovo mondo. Che strano, dopo ore passate in acqua, rialzarsi in piedi e sentire tutto il peso del tuo corpo… e anche quello della tua bambina fuori da te!

Benefici per la mamma. Insomma, i benefici per la mamma si possono riassumere così: aiuto nel rilassarsi e quindi nella gestione del dolore; velocizzazione del processo di dilatazione, se il travaglio è in stato avanzato; maggiore facilità nel movimento in travaglio, possibilità di cambiare posizione facilmente e velocemente;  distensione dei tessuti che hanno meno probabilità di lacerarsi in modo grave; compressione delle eventuali varici con riduzione di fastidi per chi ha questo problema. Inoltre, è importante ricordare che in ospedale il parto in acqua subisce meno interventi, e questo non è da sottovalutare!
Prima di questo mio secondo parto, avevo acquistato e letto il libro di  sul parto in acqua di Janet Balaskas e Yehudi Gordon. Per amore di completezza, vorrei aggiungere che in questo libro si dice che spesso, con bambini abbastanza grossi, è meglio uscire dall’acqua al momento dell’espulsione, per farsi aiutare dalla gravità.

Benefici per il bambino. Il feto vive nel ventre materno, immerso nel liquido amniotico. Uscendo dall’utero materno, la prima sensazione che prova è probabilmente il freddo, anche se la stanza è riscaldata, oltre al vuoto dato dalla mancanza di liquido. Nascendo in acqua, non prova né una né l’altra di queste sensazioni, e anzi si sente nuovamente accolto dal tepore di acque che lo avvolgono dolcemente, liberandolo dalla stretta del canale del parto… Non si sente cadere nel vuoto, o comunque meno di quanto accada normalmente, e rimane in un ambiente caldo almeno quanto il corpo da cui è uscito. Questa è la mia visione, la mia opinione, ma è quanto ho anche percepito con la mia esperienza. Lentamente affiora alla superficie, senza fretta, e può incontrare l’aria, senza che venga subito tagliato il cordone. Incontra l’abbraccio della sua mamma, che immediatamente riconosce, e l’acqua fa da tramite e rimane anche a fare da contorno a questo nuovo attesissimo incontro.

Aspetti pratici. Vediamo ora gli aspetti pratici. Piscinetta o vasca? C’è che si trova meglio con la piscina, chi si trova bene anche nella vasca normale… solo voi potete saperlo! Io stavo scomoda nella vasca anche solo a fare il bagno col pancione, mi sentivo quasi in trappola, non riuscivo proprio ad immaginare di muovermi agevolmente lì dentro in travaglio, quindi mi sono organizzata con una piscinetta gonfiabile, quelle dei bambini piccoli coi pesciolini! E mi sono trovata benissimo. Però una mia cara amica ha partorito due volte nella sua vasca da bagno, stretta e lunga, quindi si può sicuramente fare!
Quando vi immergete, dovreste essere coperte dall’acqua almeno fino a tutta la pancia, per poter galleggiare agevolmente. Dovreste poter stare nella piscina con le gambe stese, da sedute. La temperatura dell’acqua non dovrebbe essere troppo elevata, questo in teoria, poi in pratica io non so a quanti gradi fosse l’acqua della mia piscina, ma sicuramente lo era più del mio corpo, perché mi piaceva sentire l’acqua bella calda. Anche lì mi sono fatta seguire dall’istinto.
Sarà utile posizionare la piscina in un luogo intimo, possibilmente in una stanza che possa venire chiusa, per garantire intimità, e dove si possa avere buio anche se si è in pieno giorno. La piscina dovrà essere riempita e svuotata agevolmente, quindi serviranno tubo di gomma e attacco al rubinetto, per la lunghezza solo poi potete sapere quanto è necessario per arrivare al rubinetto più vicino! Noi l’avevamo messa in bagno, nel nostro grande bagno, dove stava di misura, ed è stato comodissimo sia riempirla che svuotarla!
Ah, un’ultima cosa: anche se da tutta la vita sognate il parto in acqua, non potrete essere sicure che partorirete in acqua per il semplice motivo che non saprete, finché non vivrete il momento, se davvero avrete voglia di starci! Spesso ci si fa un’idea prima, e al momento del travaglio o della nascita le cose cambiano… A volte va bene travagliare ma non partorire, a volte il contrario, a volte entrambe le cose e altre volte ancora, nessuna delle due, indipendentemente da ciò che si pensava in gravidanza! Bisogna essere pronte a tutto, cambiando eventualmente programma, rimanendo elastiche sui desideri e bisogni del momento!